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venerdì 5 ottobre 2018

Criminali nazisti alla sbarra, libro presentato a Udine, con IFSML e APO


Colpa o merito dei giornalisti? Quando un interlocutore la dice grossa e viene riportata dai mass-media, è difficile che egli affermi di essersi sbagliato. È meglio dare la colpa ai giornalisti, che hanno riportato la notizia con troppa enfasi.
Udine - Monica Emmanuelli, Paolo Pezzino, Marco De Paolis e Paolo Volpetti alla presentazione del libro sui crimini dei nazisti il 4 ottobre 2018. Fotografia di E. Varutti

Nel caso che segue, invece, i giornalisti si sono presi tanti meriti. A dirlo è stato Marco De Paolis, procuratore generale militare presso la Corte militare di appello di Roma. “Per fare arrestare Erich Priebke, responsabile della strage delle Fosse Ardeatine tutto nacque da un’inchiesta giornalistica – ha detto De Paolis – è così che è stato individuato a San Carlos de Bariloche, in Argentina e poi con i dovuti atti estradato e processato a Roma”.
Il magistrato De Paolis è coautore con Paolo Pezzino del volume intitolato La difficile giustizia. I processi per crimini di guerra tedeschi in Italia 1943-2013. Il testo è stato presentato a Udine il 4 ottobre 2018 presso la sala conferenze della Fondazione Friuli di Via Manin, in presenza di varie autorità militari e di un attento pubblico.
Udine, 4 ottobre 2018 - Sala Fondazione Friuli, tra le molte autorevoli autorità militari presenti anche il generale Luigi Federici. Fotografia di E. Varutti

L’occasione per tale interessante incontro è stata fornita a Udine dall’Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione (Ifsml) e dall’Associazione partigiani Osoppo-Friuli (Apo). il volume di De Paolis e Pezzino, uscito nel 2016, è il primo testo della nuova collana I processi per crimini di guerra tedeschi in Italia. L’originale iniziativa editoriale fa parte delle attività dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri – Rete dei 64 Istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea per il 70° anniversario della Resistenza ed è stata realizzata con il contributo della Regione Toscana.
È stato Roberto Volpetti, presidente facente funzione dell’Apo di Udine, ad aprire l’incontro, ricordando le stragi e gli incendi dei paesi di Nimis, Attimis e Faedis perpetrati dai tedeschi. “Senza l’attività partigiana della Osoppo-Friuli – ha precisato Volpetti – queste terre sarebbero state annesse alla Jugoslavia fino al Tagliamento”. Ha poi preso la parola Monica Emmanuelli, direttrice dell’Ifsml, che ha voluto presentare la nuova collana editoriale, inaugurata dal volume di De Paolis-Pezzino, sottolineando il clima di collaborazione instauratosi tra l’Ifsml e l’Apo. “È molto interessante – ha concluso Emmanuelli – che in questi testi ci sia un approccio alla storia, con altre discipline come la giurisprudenza e l’archivistica, per corroborare il dato storico ed è con le iniziative come questa di oggi che noi intendiamo fare formazione della cittadinanza”.
Udine - Il pubblico in sala alla presentazione del volume La difficile giustizia. I processi per crimini di guerra tedeschi in Italia 1943-2013

Il primo coinvolgente relatore è stato Paolo Pezzino, docente di Storia contemporanea all’Università di Pisa. “Fare i processi dall’inizio di questo secolo contro i crimini commessi dai tedeschi – ha detto Pezzino – è un atto di giustizia e questo è un libro generale sul tema cui sono seguiti già il secondo volume sulla strage di Sant’Anna di Stazzema e sul massacro di 4000 militari italiani a Cefalonia, mentre nel secolo scorso tutto è stato insabbiato per ragioni di stato e della guerra fredda”. Ogni volume reca una parte storica e un’altra giuridica. “Fino al 1960 ci furono 700 indagini di polizia e carabinieri sui crimini nazisti – ha detto Pezzino – poi il tutto fu illegittimamente sottoposto ad una archiviazione provvisoria, che non esiste in campo giuridico”.
Nel 1994 fu scoperto il cosiddetto Armadio della Vergogna, che in realtà è l’intero archivio insabbiato nel 1960. Ecco perché il titolo del volume fa riferimento alla Difficile giustizia.
Come ha spiegato il giudice Marco De Paolis, che ha lavorato nei Tribunali di La Spezia, Verona e Roma. “Dal 2003 al 2008 ho attivato undici processi – ha detto De Paolis – e dal 2003 al 2013 ci sono state ben 57 condanne inferte ai criminali tedeschi, oltre alle sentenze di altri tribunali europei come quello tedesco”. Verso il 2001 i politici dicevano al magistrato di lasciar perdere, dato che non c’erano responsabili ancora in vita e poi c’era la prescrizione, ma “25 mila morti per atti criminali dell’esercito tedesco meritavano giustizia – ha spiegato De Paolis – forse è bene ricordare l’articolo 112 della Costituzione riguardo all’azione penale obbligatoria e poi c’è la imperscrittibilità dei fatti gravi, come gli eccessi militari delle Fosse Ardeatine e di altre stragi tedesche contro donne, vecchi e bambini italiani”.
Nel breve dibattito che è seguito all’incontro ha preso la parola il professor Furio Honsell per chiedere notizie ai relatori circa gli eccidi dei tedeschi in Friuli, come la strage di Avasinis. La risposta della Emmanuelli ha fatto riferimento agli atti del tribunale di Padova riguardo a certi eventi accaduti nella zona pordenonese. Tra il pubblico un signore goriziano ha voluto chiedere informazioni sui crimini italiani perpetrati in Slovenia e ciò che ne seguì. Il magistrato ha dovuto rispondere che i tribunali italiani si occupano di militari, perciò non sono di loro competenza certe efferatezze come le uccisioni nelle foibe, effettuate da miliziani. La conclusione della serata è, dunque, che il deficit di giustizia è incolmabile.


Chi è De Paolis?
Come si legge da un sito web dell’Apo: “Il dottor Marco De Paolis, ora Procuratore Generale Militare presso la Corte Militare di Appello di Roma all’epoca in servizio presso il piccolo ufficio giudiziario di La Spezia è riuscito ad istruire, in qualità di pubblico ministero, oltre 430 procedimenti di indagine per crimini di guerra. Di questi, 313 definiti tra i 2002 e il 2008 e undici conclusi dal 2003 al 2008, data della soppressione dell’ufficio. Dopo il ritrovamento, nel 1994, del famoso Armadio della Vergogna, con dentro centinaia di fascicoli sui crimini di guerra commessi sulla popolazione italiana tra il 1943 e il 1945, non seguirono interventi normativi per recuperare il tempo perduto e restituire cosi giustizia alle persone colpite. I morti a Sant’Anna di Stazzema, Civitella Val di Chiana, Monte Sole – Marzabotto, Cefalonia (tutti processi dove De Paolis ha svolto il ruolo di pubblico ministero) non bastarono per spingere il Parlamento ad una accelerata in tema normativo: semplicemente ci fu una trasmissione dei fascicoli ritrovati alle procure militari. In particolare, 38 fascicoli furono mandati alle procure di Napoli, Bari e Palermo e gli altri 657 furono divisi nelle cinque procure militari di Roma, Padova, Verona, Torino e La Spezia. Di fatto, quasi un terzo di tutti i 695 fascicoli e quasi la metà di quelli dell’Italia settentrionale furono inviati a La Spezia, la cui giurisdizione  territoriale  comprendeva quattro regioni e ventitré province  “tra cui  - spiega il magistrato - le aree toscane, emiliane e marchigiane nel cui territorio correva la linea Gotica, ossia quella posizione difensiva fortificata ove le truppe tedesche in ritirata avevano attestato le proprie linee di difesa nel tentativo di contrastare l’avanzata alleata L’unico modo possibile per riacquistare fiducia nella giustizia – racconta il magistrato – era dimostrare loro, con i fatti, e cioè con il compimento di indagini approfondite, che sussisteva un reale impegno della magistratura militare ad accertare fatti e responsabilità a prescindere dal decorso del tempo, senza lasciare nulla di intentato e senza trascurare nessuna posizione individuale, nessuna vittima”.  Il secondo pilastro necessario era la costruzione di un rapporto di collaborazione internazionale con le autorità straniere, “in particolar modo con quelle tedesche e austriache, ma anche britanniche e statunitensi nei cui archivi è conservata un’ingente documentazione”, spiega il magistrato, che istituì anche un ufficio investigativo bilingue a La Spezia”.
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Tra il folto pubblico in sala c’era una delegazione del Comitato Provinciale di Udine, dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine. Oltre a Elio Varutti, vice presidente del sodalizio, si sono notati Renzo Piccoli, esule da Fiume, Enzo Bertolissi, Luciano Bonifazi e l’architetto Franco Pischiutti, con parenti di Fiume.

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Marco De Paolis, Paolo Pezzino, La difficile giustizia. I processi per crimini di guerra tedeschi in Italia 1943-2013, Roma, Viella, 2016.
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Per le scuole
Per gli insegnanti delle scuole è possibile fare delle ricerche storiche con le scolaresche telefonando al numero telefonico 0432.295475, oppure al fax fax 0432.296952, o scrivendo al seguente indirizzo di posta elettronica archivio@ifsml.it
Per alte notizie si può scrivere, in posta cartacea, anche a: Istituto Friulano Storia Movimento Liberazione, Viale Ungheria, 46 - 33100 Udine.


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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Elio Varutti e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

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venerdì 27 aprile 2018

25 aprile a Porzûs con l’Associazione Partigiani Osoppo


I soci dell’APO (Associazione Partigiani Osoppo) si sono ritrovati a Porzûs il 25 aprile 2018, vicino alle celebri malghe, in comune di Faedis, provincia di Udine Hanno passato un momento di riflessione e di convivialità. Qui il 7 febbraio 1945 avvenne l’eccidio di 17 partigiani osovani (i cosiddetti fazzoletti verdi) per mano di partigiani garibaldini comunisti, con l’accusa di intelligenza col nemico.
Porzûs - Roberto Volpetti, con la giacca, e Paride Cargnelutti al convivio dei soci dell'APO

A guidare il gruppo dei soci APO era Roberto Volpetti, vice presidente dell’APO. Erano presenti nel momento conviviale anche Bruna Zuccolin, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), assieme a Elio Varutti, vice presidente ANVGD di Udine e altri soci del sodalizio. Tra i presenti c’era anche Paride Cargnelutti, consigliere regionale, che ha voluto salutare il pubblico nel capannone di Mario.
Negli stessi momenti saliva alla malghe di Porzûs per rendere omaggio ai partigiani trucidati anche Silvio Berlusconi, con vari esponenti di Forza Italia. La visita del cavaliere non è stata del tutto gradita, tuttavia, da Paola Del Din, quasi di 95 anni, insegnante e partigiana medaglia d’oro al valor militare, come ha riportato il «Messaggero Veneto» del 27 aprile 2018.

Come avvenne l’eccidio del 1945
Nella strage morì anche Guido Pasolini, fratello del celebre poeta, scrittore e regista Pier Paolo Pasolini. Un reparto di oltre cento garibaldini comandati da Arturo Toffanin (il suo nome di battaglia è “Giacca”) sale alle malghe di Porzûs. Per i più pignoli si ricorda che il toponimo è Topli Uorch, comune di Faedis. Fanno finta di essere sbandati, per non insospettire i dirigenti osovani. Arrivati alle malghe i garibaldini uccidono Francesco De Gregori, Gastone Valente, una donna e un partigiano garibaldino. Quest’ultimo era riuscito a scappare da un treno della deportazione e poi aveva ricevuto l’ordine di raggiungere il comando partigiano più vicino, che era appunto quello di De Gregori. Proprio De Gregori (parente omonimo del celebre cantautore) era stato da poco nominato capo di stato maggiore della formazione.
Aldo Bricco, nuovo comandante della I brigata Osoppo – come si legge nel sito web dei partigiani dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) – si salva per puro caso. Altri quattordici partigiani osovani sono portati a valle e trucidati nei giorni successivi. Il commissario politico delle Garibaldi Friuli, Mario Lizzero, da sempre favorevole al comando unificato con le Osoppo, riesce a rimediare alla frattura, che rischia di spaccare definitivamente la Resistenza nell'area. Nel dopoguerra, Toffanin – che si rifugia in Jugoslavia, dove morirà di vecchiaia – e due dirigenti del PCI di Udine sono condannati per l’eccidio.
Roberto Volpetti. Fotografia di B. Zuccolin
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. V. Fotografie di E. Varutti ove non altrimenti indicato.

venerdì 7 ottobre 2016

Partigiani sovietici nella Resistenza italiana, mostra fotografica a Udine

È stata inaugurata il 30 settembre 2016 una mostra di fotografie inedite di partigiani garibaldini russi operanti in Italia. L’originale esposizione si tiene a palazzo di Toppo Wassermann, in Via Gemona, fino al 10 ottobre, tutti i giorni dalle ore 8 alle 20. Questi partigiani hanno combattuto anche in Friuli dall’inizio del 1944. A Forni di Sopra c’era il battaglione Stalin, che operava in Carnia. Un altro battaglione di garibaldini sovietici agiva in Friuli.
Furio Honsell, a sinistra, Pietro Fontanini, Vittorio Zappalorto, in prima fila, Provvidenza Delfina Raimondo e altre autorità. Fotografia di Elio Varutti

La rassegna fotografica è stata esposta a Mosca lo scorso maggio e, poi, verrà trasportata in dicembre a Strasburgo, presso il Palazzo del Consiglio europeo, facendo prima un'altra tappa italiana a Taranto. È stata organizzata dal Centro Interdipartimentale di ricerca sulla cultura del Friuli (Cirf) dell’Università di Udine, dal Fondo Zurart per il sostegno di iniziative culturali di Mosca e dall’Associazione Umanità dentro la guerra di Udine, dedicata alla figura del partigiano Ferdinando Pascolo “Silla”. Hanno contribuito all’iniziativa l’Associazione partigiani Osoppo Friuli (APO), l’Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (Anpi) di Udine la Federazione Italiana Volontari della Libertà (Fivl), col patrocinio del Comune di Udine.
 Ecco i pannelli della mostra. Fotografia di Elio Varutti

Che ci facevano qui i russi? Erano prigionieri dei nazisti e venivano occupati nelle corvée. Alcuni di loro erano stati costretti ad indossare la divisa tedesca nei reparti dei Cosacchi, avendo Hitler promesso loro “Kosakenland in Nord Italien”. Altri Cosacchi erano convinti alleati dei nazisti, attivi in Carnia nella repressione partigiana. Fuggiti dalla prigionia questi russi e caucasici si dettero alla macchia assieme ai partigiani italiani. 
È stato calcolato che in Nord Italia furono oltre cinquemila e combatterono con grande coraggio. Cinquecento agirono in Friuli e 98 morirono in battaglia, come Danijl Varfolomeievic Avdeev, il mitico comandante “Daniel”, caduto nell’ottobre 1944. Alcuni di loro ricevettero la medaglia d’oro al valor militare, oppure il titolo di “eroe dell’Unione Sovietica”, come Fedor Poletaev, Fore Mosulishvili e Mehdi Hussein Zade.
Paolo Pascolo, in piedi da sinistra, Massimo Eccli e Furio Honsell. Fotografia di Elio Varutti

Tra i primi interventi all’inaugurazione c’è stato quello di Ornella Fabbro, di 92 anni. «Mio fratello era partigiano nel battaglione Monte Canin e, prima era militare a Venezia, fu preso prigioniero dai tedeschi, che ammazzavano chiunque tentasse di fuggire, ma lui assieme ad altri è riuscito a scappare e a rifugiarsi in un convento, poi ha fatto il partigiano».
Paolo Pascolo ha spiegato come è sorta l’Associazione Umanità dentro la guerra. «Mio padre era Ferdinando Pascolo e scrisse un memoriale sulla guerra in Russia e sulla Resistenza in Friuli – ha detto Pascolo – poi morì, così ho mostrato quel fascicolo alla professoressa Anna Maria Zilli, dirigente scolastico dell’Istituto Stringher di Udine e dei Licei di Gorizia, che aggiunse molte note storiche e nacque così il volume “Che strano ragazzo”, distribuito nelle scuole del Friuli e che fu ideatrice del progetto Umanità dentro la guerra, collegato al Sacrario di Redipuglia».
Dino Spanghero, presidente dell’ANPI di Udine. 
Fotografia di Elio Varutti

Sia Vittorio Zappalorto, prefetto di Udine, che l’onorevole Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine, si sono complimentati con l’organizzazione dell’esposizione, perché è un arricchimento storico culturale e una novità per tutti noi. Furio Honsell, sindaco di Udine, ha evidenziato l’importanza di azioni come queste portate avanti dall’Associazione Umanità dentro la guerra, con fini di conoscenza e di pacificazione. Dino Spanghero, presidente dell’ANPI di Udine ha aggiunto che «le opere esposte rappresentano un evento della Resistenza italiana, di cui poco si sa e meno si parla, poi spero che finisca il mito del buon cosacco che in realtà era alleato dei nazisti».
Anna Maria Zilli

Ha poi preso la parola Massimo Eccli, curatore dell’esposizione e docente di Italiano nel “Ginnasio 1409” di Mosca da 15 anni. Il ricco programma di interventi prevedeva molte relazioni, tra le quali quella di Guglielmo Cevolin, docente dell’ateneo friulano, Roberto Tirelli, dell’APO, di Provvidenza Delfina Raimondo, presidente dell’Associazione Umanità dentro la guerra e già prefetto di Udine, Mihail Talalaj, storico russo, di Marco Ferrentino, docente in Kazakistan.
La già citata professoressa Anna Maria Zilli ha tratto le considerazioni conclusive del convegno, dando lettura di due importanti contributi, dello storico Mimmo Franzinelli e del giornalista e concittadino Toni Capuozzo. 
Paolo Pascolo apre l'inaugurazione della mostra sui "Partigiani sovietici nella Resistenza italiana"


Vittorio Zappalorto, prefetto di Udine

lunedì 24 novembre 2014

Un romanzo storico di Timilin, 1944-1945



Nel panorama editoriale italiano ci sono libri introvabili, editi da piccole case editrici o, addirittura, da minuscoli circoli culturali. È questo il caso de La guerra di Rosa, romanzo storico scritto da Alfio Anziutti, noto in paese con il patronimico di Timilin, classe 1942. Il volume è molto bello e ricco in chiave iconografica.
Lo troverete in vendita a Forni di Sopra e in poche altre librerie. Si tratta di un’autentica chicca, nella sua specie di romanzo storico ambientato nell’ultima parte della seconda guerra mondiale, tra partigiani, cosacchi e la gente dei paesi carnici che cerca di sopravvivere ai tragici eventi.
Nelle osterie del paese – e Timilin ne sa qualcosa dato che è coautore un saggio storico sulle Locande e gli alberghi dell’Alta Val Tagliamento del 2001 – accade che i cosacchi, i fascisti e i nazisti entrino da una porta, mentre sul retro escono i partigiani, come nelle più fosche situazioni politiche italiane.
Le donne, poi sono sempre con la gerla in spalla, per i lavori nei campi, negli stavoli, nei boschi e per rifornire i fratelli, gli zii e i compaesani alla macchia col mitra e il berretto con la stella rossa (garibaldini), oppure col fazzoletto verde al collo (Brigate Osoppo Friuli).
Anziutti ha scritto questo romanzo con un grande senso delle cose. Il suo è un lavoro di fantasia e creatività, in primis, ma si avvale sicuramente delle ricerche e degli studi di storia del territorio che conduce da decenni. Del resto, come potrebbe staccarsi, estraniarsi dai risultati delle sue indagini storiche?
Dimostra una notevole sensibilità nel trattare le tematiche della Resistenza, in particolare di quella al femminile: nel libro ci sono molte pagine del diario di Rosa, il personaggio principale della vicenda.

Alfio Anziutti Timilin

Leggendo questo accattivante romanzo di Anziutti mi è venuto in mente un altro romanzo della letterature alta. Ho pensato a Forse Esther di Katja Petrowskaja, tradotto dal tedesco per la Adelphi nel 2014. La Petrowskaja ha scritto un capolavoro della letteratura europea, dove la ricerca del mondo ebraico conduce alla fine verso un mistero. L’enigma poi si avviluppa con le vicende dei campi di concentramento nazisti, per sfociare nel silenzio disperato, come per talune posizioni alla Primo Levi.
La Petrowskaja, nata nel 1970 a Kiev, nella vecchia URSS, con studi all’Università di Taru (Estonia), e a Mosca, oggi vive e lavora a Berlino. I capisaldi del suo racconto sono nei personaggi come la zia Lida e la nonna Rosa, se ricordo bene. Comunque di figure femminili e familiari. Anche Timilin lascia trasparire un sottofondo di saga familiare, per tale motivo mi è venuto spontaneo un accostamento, fatti i dovuti distinguo, ben si intende.
Il volume di Anziutti gode di un apparato di 36 pagine di documenti originali, dell’archivio comunale o dell’ANPI e ben 35 pagine di fotografie scelte su partigiani, lapidi, tabelle turistiche e località del paese della Carnia. Troverete, infine, un piccolo repertorio con elenchi dell’antifascismo locale attivo e passivo.

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Alfio Anziutti, La guerra di Rosa. Resistenza e vita a Forni di Sopra: 1944-1945, Forni di Sopra (UD), Circolo Fornese di Cultura, 2013, pp. 190.

Per info ed eventuali acquisti: Grillo Gino edicola, Via Vittorio Veneto, 4 - 33024 Forni di Sopra UD - telefono 0433-88239.

Alcune fotografie di documenti originali sul periodo 
della seconda guerra mondiale a Forni di Sopra,
riprodotte nel libro di Timilin 

Case in legno a Forni di Sopra (qui sotto) in una bella immagine di Silvio Maria Bujatti, degli anni 1950-1960, il fotografo conosciuto come il Mago del Flou, nato a Udine nel 1890 e ivi scomparso nel 1984 (Gianfranco Ellero, Fotografia nella storia nel Friuli e nella Venezia Giulia, Istituto per l'Enciclopedia del Friuli Venezia Giulia, 1995).

Qui a destra: un altro scatto fotografico esemplare del paese di Forni di Sopra, Carnia, col Clap Savon sulla sinistra, m. 2462.









 Bibliografia
- Alfio Anziutti, Forni di Sopra. Gente, storia e territorio, Forni di Sopra (UD), Edizioni di «Sfuoi Fornès», 1988.
- A. Anziutti, La Dintona (poesie carniche) con fotografie e lettere di emigranti, Forni di Sopra (UD), Edizioni di «Sfuoi Fornès», 1992.
- Se chi rioni = cosa eravamo / a cura di Alfio Anziutti. - Forni di Sopra : Circul Cultural Fornes ; [s.l.] : Coordinamento Circoli Culturali della Carnia, 1993. - XI, 175 p. : ill. ; 30 cm. - (Archivi fotografici della Carnia)
- Mularie di Cjargne : il gioco tra ragazzi /e di Carnia, Cercivento, Forni Savorgnani, Paularo / [William De Stales, Alfio Anziutti, Erminio Polo, Chiara Fragiacomo]. - [S.l.] : Coordinamento circoli culturali della Carnia, stampa 1995 (Tolmezzo : Treu). - 195 p. ; 24 cm. - (Mito e storia della Carnia; 3)
- Fiabe filastrocche racconti : Mularie di Cjargne 2 : Cercivento, Forni Savorgnani, Paularo / [William De Stales, Alfio Anzutti, Erminio Polo, Chiara Fragiacomo]. - [Tolmezzo] : Coordinamento circoli culturali della Carnia, stampa 1995. (Mito e storia della Carnia; 4)
- Un doul a mi strinzeva il cour : 1917, questo terribile mistero / [introduzione di Erminio Polo ; contributi di Alfio Anziutti, Giancarlo L. Martina, Chiara Fragiacomo, Elio Varutti]. - Tolmezzo : Coordinamento Circoli Culturali della Carnia, stampa 1997 (Carnia frontiera; 2)
- Loucs fornès = luoghi fornesi : Forni di Sopra, appunti di toponomastica / Alfio Anziutti ; presentazione di Elio Varutti. - Forni di Sopra : Circolo fornese di cultura ; Tolmezzo : Coordinamento circoli culturali della Carnia, 1997.
- Giochi e cibi a Forni di Sopra : [tra ricordi, ricette e fotografie dell'ultimo secolo] / Alfio Anziutti ; introduzione di Elio Varutti. - Forni di Sopra : Edizioni di Sfuoi Fornés, 1999.
- Idem, La "Cópera" : cent'anni di vita della Cooperativa di Consumo S.M.A. di Forni di Sopra, 1900-2000 / [cura di Sergio Virginio, Giancarlo L. Martina, Elio Varutti, Alfio Anziutti]. - Forni di Sopra : Coop SMA, Stampa 2000 (Villa Santina : Il Segno).
- Vecchie locande fornesi : storia delle osterie e degli alberghi nell'Alta Val Tagliamento / Alfio Anziutti, Elio Varutti. - [Tolmezzo] : Coordinamento circoli culturali della Carnia ; Forni di Sopra : Edizioni di Sfuoi Fornés, 2002. - 191 p. : ill. ; 25 cm. - (Mito e storia della Carnia ; 16). Anche nel web, vedi sitologia.
- Idem, Barba Acu Ticu Taco : filastrocche e villotte di Forni di Sopra, Tolmezzo : Edizioni Ciargne Culture ; Forni di Sopra : Circolo Culturale Fornese, 2004. (Mito e storia della Carnia; 19)
- Dolomiti orientali. I monti dei Forni Savorgnani, Anziutti Alfio, 2009, Tamari Montagna. Acquistabile nel web.


Sitologia
- https://www.academia.edu/1404067/Vecchie_locande_fornesi._Storia_delle_osterie_e_degli_alberghi_nell_Alta_Val_Tagliamento
- http://www.youtube.com/watch?v=strIC3u7RiA
- http://www.youtube.com/watch?v=FmXhg7KsN2Q

Importante documento riprodotto nel volume di Alfio Anziutti Timilin. Il 23 agosto 1944 il militare italiano Lino Anziutti, nato a Forni di Sopra il 27 luglio 1914, è scarcerato dal Campo di prigionia o Stammlager IV D di Merseburg, in Sassonia- Anhalt per essere inviato a lavorare in fabbrica, quale schiavo di Hitler.