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lunedì 22 ottobre 2018

Gita a Parenzo e Antignana, alla festa del prosciutto, con l’ANVGD di Udine


Domenica 21 ottobre 2018 si è svolta una interessante gita sociale per i soci dell'ANVGD di Udine. 
Parenzo 21 ottobre 2018 – Gita sociale dell’ANVGD di Udine, una parte dei soci. Fotografia proprietà di Giorgio Gorlato

In occasione della Festa del Prosciutto Istriano ad Antignana un gruppo di soci ha visitato l’antico borgo istriano e pure la cittadina di Parenzo. Antignana era una piccola città circondata da mura e torri. Oggi è un luogo dal fascino singolare, dove la tradizione e la storia vengono fatte vedere con orgoglio.
Antignana, Festa del prosciutto – Molto apprezzato il prosciutto di Dignano d’Istria, in croato Vodnjan; fino al 1945 Dignano d’Istria; in veneto Dignan. Fotografia di Giorgio Gorlato

La gita è andata bene e si è seguito il programma. Alle ore 8.00 c’è stata la partenza da Udine, presso Teatro Giovanni da Udine (lato parcheggio). L’arrivo previsto ad Antignana era per le ore 10.30 circa. Poi c’è stato il pranzo libero per degustare il buonissimo prosciutto istriano nei vari stand. Nel primo pomeriggio si è partiti per la cittadina di Parenzo, effettuando una visita guidata del centro storico e della Basilica Eufrasiana, uno dei maggiori esempi di arte bizantina nella regione. Proprio per il suo eccezionale valore estetico è stata inserita tra i patrimoni dell’umanità dell’UNESCO nel 1997. Nel tardo pomeriggio c’è stato il rientro a Udine in pullman.


Antignana, Festa del prosciutto – Alcuni soci della comitiva dell'ANVGD di Udine in un momento di relax. Fotografia di Bruno Bonetti

Oltre a Bruna Zuccolin, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) Comitato Provinciale di Udine, erano presenti altri dirigenti come Bruno Bonetti, segretario del sodalizio e Barbara Rossi, delegato amministrativo. 
Tra gli altri partecipanti si sono notati Giorgina Vatta, esule da Pola, Fabiola Modesto Paulon, esule da Fiume, Giorgio e Daria Gorlato, esuli da Dignano d’Istria, con i rispettivi consorti. C’erano anche Odette Tomissich, esule da Fiume e la figlia Marina Bellina. Ci scusiamo se abbiamo dimenticato qualche altro nome. L’evento è stato organizzato dalla ANVGD di Udine e rientra nelle attività sociali del 2018.
Antignana, Festa del prosciutto, 21.10.2018 – Tanta scelta di prosciutti. Qui lo stand di quello dalmata. Fotografia di Giorgio Gorlato


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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo e E. Varutti. Fotografie di Giorgio Gorlato, Bruno Bonetti e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Nella giornata di sole, guastata anche da un po’ di pioggia, c’è stato un incontro commovente quando la signora Giorgina Vatta partida ha rivisto ed abbracciato i cugini restadi che non vedeva da molto tempo. Fotografia di Giorgio Gorlato

Antignana, scorcio del paese. Fotografia di Giorgio Gorlato

Parenzo - Con le ombrele verte. Fotografia di Bruno Bonetti

martedì 26 giugno 2018

Celje, città principesca della Slovenia, gita con l’ANVGD di Udine


La gita si è svolta domenica 24 giugno 2018 con vari soci dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine

Questo sodalizio è presieduto da Bruna Zuccolin. Tra i partecipanti alla gita c’era pure Bruno Bonetti, segretario dell’ANVGD di Udine. La bella gita, molto partecipata, è stata organizzata dall’ANVGD di Udine in collaborazione con l’Associazione Allergie e Pneumopatie Infantili (ALPI).
Celje è la terza città della Slovenia. E’ situata alla confluenza di 2 fiumi (Voglajna e Savinja), in magnifica posizione ai piedi delle colline. La città era nota in epoca celtica come Kelea, durante l’Impero romano come Civitas e poi Claudia Celeia. Per la sua bellezza e ricchezza fu chiamata “Seconda Troia”. Il castello racconta l'epopea dei potenti Principi, che portarono i loro domini fino a Belgrado. È stato esaminato in particolare il ruolo di Barbara von Cilli, una delle prime donne europee a gestire il principato alla morte del marito. La Stara Grofija o palazzo dei Conti, di impronta rinascimentale, è famoso per il soffitto, prima pittura laica slovena.

Sono stati poi visitati la piazza principesca (Trg Celjskih knezov), la chiesa gotica di S. Daniele, e altri palazzi interessanti. Il Museo della città e dei dintorni (Pokrarijnki Muzej) racconta la vita della città, dall’epoca preistorica a quella attuale. Il passo di Trojane sorge al passaggio dalla conca di Lubiana a quella del fiume Savinja ed è stato fin dall’antichità un importante stazione di transito e postale, testimoniata dai numerosi reperti archeologici.
Secondo la tradizione, qui sono stati “inventati” i krapfen, che vengono prodotti in milioni di pezzi ogni anno e diffusi in tutto il mondo; oltre che assaggiarli, si è potuto portarli a casa, in confezioni da asporto sottovuoto per mantenere l’originale fragranza.
Nel corso della gita sono state percorse alcune delle regioni più belle della Slovenia: Primorska, Kras, Gorenjska, Stajerska. Ci si è soffermati sulle loro caratteristiche e sui legami con il Friuli. Le “Alpi di Marmo” di Kamnik e le numerose colture di luppolo ci accompagneranno per buona parte del viaggio.

Programma del viaggio
ore 7.00 partenza da Udine, parcheggio via Chiusaforte , ex chiesa dei Cappuccini (dietro ospedale)
ore 10.00 arrivo a Celje, pausa per caffè, incontro con la guida, illustrazione del programma
ore 10.00 visita del museo della città e dei dintorni
ore 13.00 pranzo a base di cibi tipici
ore 15.00  visita del castello, con riferimento alla storia dei Conti di Celje e al primo nucleo statuale
sloveno
ore 16.30 passeggiata nel parco e nel laghetto di S. Martino
ore 17.30 partenza per Udine con sosta al luogo di produzione dei tipici krapfen
ore 20.30 arrivo a Udine.
Dal Museo della città

Alla gita hanno partecipato vari soci dell’ANVGD di Udine, come accennato. Del Consiglio Esecutivo, oltre al segretario Bruno Bonetti era presente anche Barbara Rossi (delegata amministrativa) e Gilberto De Randich, revisore del conto. Poi c’erano Giorgio Gorlato, esule da Dignno d'Istria, Renzo Piccoli (Fiume), Celso Giuriceo (Veglia), Laura Modesto Paulon (Fiume) e una decina di altri soci. Alcuni di essi erano i più anziani del gruppo, ma per energia e resistenza non temevano confronti, come ha ricordato Bruno Bonetti.
Celje è interessante, al di là di alcuni pregevoli edifici, per la bellezza del paesaggio (il verde tipico della Slovenia, lo sfondo delle Alpi di Kamnik, i caratteristici campi di luppolo), per i ricchi resti romani, per le vicende dei conti di Celje che hanno rappresentato la prima forma di unità statuale slovena, tanto che hanno lasciato le tre stelle in eredità alla bandiera dell’attuale Stato.
Bonetti ha aggiunto che: “Siamo stati meravigliosamente guidati dal dottor Mario Canciani, che oltre ad essere un famoso pneumologo, è anche un uomo di grande cultura e di notevole capacità divulgativa. Da vero mitteleuropeo, parla correntemente, oltre all'inglese, il tedesco e lo sloveno, e comprende pure il croato. Canciani è uno che non ha solo letto la storia sui libri, ma ha viaggiato, ha incontrato molti popoli, ha praticato alpinismo, per cui le sue spiegazioni non sono fredda erudizione ma assai vive”.
Ecco il gruppo di 48 gitanti dell'ANVGD di Udine al castello di Celje. Fotografia Gorlato

Si ricorda che Mario Canciani è nato a San Canzian d’Isonzo (GO), con avi di Dignano d’Istria. Poiché a Celje si sono incontrate/scontrate le culture tedesca e slovena, i nostri soci hanno particolarmente apprezzato i richiami storici, ritrovando molte similitudini con l’incontro/scontro tra italiani e croati in Istria, Fiume e Dalmazia.

Ottimo è stato il pranzo sull’alto di una collina che dominava la città e posta di fronte al castello; dolce il finale con la scorpacciata dei krapfen giganti di Trojane, il paese posto sul valico che porta da Celje a Lubiana.
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti, con appunti di Bruno Bonetti. Fotografie di Bruno Bonetti e di Giorgio Gorlato, che si ringraziano per la diffusione e pubblicazione in questo blog.

giovedì 21 giugno 2018

Assemblea dell'ANVGD di Udine, 2018. Grande richiesta del sodalizio degli esuli giuliano dalmati


A Udine si è tenuta l’assemblea annuale dei Soci dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD). Era il giorno di mercoledì 13 giugno 2018, alle ore 11.00 presso la Sala "San Cristoforo" in Vicolo Sillio n. 4/B.
Udine, assemblea ANVGD - Donatella Modeo, Bruna Zuccolin e Elio Varutti. Fotografia Gorlato

Oltre alle comunicazioni della presidente Bruna Zuccolin, si è votato il bilancio consuntivo 2017 con la relazione delle attività svolte di tipo religioso, patriottico, culturale e ricreativo.
A titolo di esempio si riporta quanto è accaduto per le gite sociali. Sono state effettuate due gite con i soci, scelte in quanto prevedevano visite nei luoghi dell'Istria e perché proposte in collaborazione con i Comitati Provinciali di Gorizia e Pordenone. Parenzo, Pirano e Isola d'Istria, il 30 settembre 2017, c’è stato un viaggio di istruzione, di cultura e di incontro con le Comunità di italiani di Croazia e di Slovenia in dimensione europea. Promosso dalla Commissione Beato Odorico per la canonizzazione e il culto (di Udine e Pordenone) assieme ai Comitati Provinciali di Gorizia, Pordenone e Udine dell’ANVGD e dall’Associazione delle Comunità Istriane di Trieste, l'escursione ha registrato addirittura 163 partecipanti.
La seconda gita ha avuto come meta Cittanova e Livade, il 15 di ottobre 2017. Cittanova, antica Neapolis, piccolo borgo di pescatori, dove accompagnati dalla guida d’eccezione Tullio Svettini abbiamo visitato la Loggia, l'antica basilica di San Pelagio e di San Massimo (VI sec.), con la sua cripta costruita sul modello di quella di Aquileia, il vicino Museo Lapidarium, dove si trova la collezione permanente delle lapidi antiche e medievali, ed Museo Gallerion, con la mostra dedicata alla storia della Marina da guerra austroungarica. Al termine c'è stato l'incontro con la locale comunità italiana. Si è poi andati a Livade, minuscolo centro di soli 200 abitanti, ma famoso per ospitare l’annuale festa del tartufo: un'occasione per degustare e acquistare specialità gastronomiche a base di tartufo, ma anche olio d'oliva, vino, miele, prosciutto, grappe locali.

Proprio nelle comunicazioni riguardo all’attività svolta nel 2018 la presidente Zuccolin ha riferito con orgoglio che: “solo per il Giorno del Ricordo 2018 l’ANVGD di Udine ha dovuto far fronte a 22 eventi richiesti dalla Provincia, dai Comuni, dalle scuole, dalle parrocchie e da circoli culturali”. Poi ha snocciolato i numerosi altri impegni istituzionali cui ha partecipato l’ANVGD coi i massimi dirigenti: presidente, vice presidente, segretario e delegata amministrativa.
All’assemblea hanno partecipato vari soci di persona e molti a mezzo delega. Si ricorda, per chi non l'avesse ancora fatto, di rinnovare l'iscrizione per l'anno in corso all’ANVGD di Udine.
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Sede dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD)
Comitato Provinciale di Udine:
Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine
telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 10-12
e-mail: anvgd.udine@gmail.com
Udine, assemblea ANVGD - Una parte del pubblico in sala
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Servizio redazionale e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione.

domenica 1 ottobre 2017

A Parenzo e Pirano sulle orme di Beato Odorico, con l’ANVGD friulana

Ecco un viaggio di devozione, di cultura e di incontro con le Comunità di italiani di Croazia e di Slovenia in dimensione europea. 
Pirano - Pellegrini e gitanti in Duomo

Promossa dalla Commissione Beato Odorico per la canonizzazione e il culto (di Udine e Pordenone) assieme ai Comitati Provinciali di Gorizia, Pordenone e Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) e all’Associazione delle Comunità Istriane di Trieste, l’escursione si è svolta sabato 30 settembre 2017.
Chi era questo frate Odorico? Perché fare oggi un pellegrinaggio in Istria (Slovenia e Croazia)  dal Friuli Venezia Giulia (Italia)? Beato Odorico da Pordenone salpò da Venezia nel 1318, poco dopo Marco Polo, in direzione dell’Estremo Oriente. Da Pechino il frate rientrò per obbedienza, poco prima di morire. Spirò a Udine il 14 gennaio 1331 con fama grande di santità e di miracoli. Ben sei di tali fatti, avvenuti nei giorni del santo trapasso, sono documentati a favore di istriani dell’allora Patriarcato di Aquileia. La verità sulle guarigioni, avvenute in seguito alle preghiere per il frate missionario, sono documentate da una commissione di medici e di giuristi inviata appunto dal Patriarca di Aquileia Pagano Della Torre nei mesi di maggio e giugno 1331 nelle città di Isola d’Istria, Pirano e Parenzo.
Volto di pietra a Parenzo. Fotografia di Adina Ruffini

Particolare della lunetta all'ingresso della Basilica Eufrasiana di Parenzo. Fotografia di Adina Ruffini

Parenzo - Gitanti all'ingresso della Basilica Eufrasiana

Il viaggio del 30 settembre 2017 è stato un successo, visto l’alto numero di partecipanti, suddivisi in tre pullman partiti da Pordenone, Udine e, l’ultimo, da Gorizia e Trieste. Non è stato facile coordinare la gita – o pellegrinaggio – di 163 persone, tra le quali tre frati conventuali di Padova e due suore brasiliane.
Tra i gitanti-pellegrini molti erano familiari, amici e discendenti di esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia. Nel pullman partito da Udine, ad esempio, ben 14 erano i nomi raccolti dalla locale ANVGD (il 22%) su 63 partecipanti. Si capisce allora quanto sia forte il desiderio degli esuli giuliano dalmati di sviluppare e approfondire il legame con le Comunità italiane dei “rimasti” nelle cosiddette terre perse dopo la seconda guerra mondiale, anche nello spirito della fraternità religiosa.
L’ANVGD di Udine nel 1975, quando era presidente l’ingegnere Silvio Cattalini (1927-2017), iniziò a proporre il dialogo con gli italiani delle terre abbandonate, con i “rimasti”. Furono così organizzate delle gite in Istria, annessa da Tito alla Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia nel 1945. Per molti esuli fu la prima volta di ritornare là, dopo la fuga dall’Istria e dalla Dalmazia. Nel 1982, quando i soci a Udine erano 430, la tradizionale gita dell’ANVGD del capoluogo friulano giunse a Zara e Sebenico, passando per Fiume. Le gite nel segno della pacificazione proseguirono negli anni 1980-1990 e dopo le guerre balcaniche (1990-2001), fino al primo decennio del Terzo Millennio. In particolare con le crociere della pace l’ANVGD di Cattalini portò in Istria, in Dalmazia e nel Montenegro gruppi di oltre 250 partecipanti alla volta, organizzando fino a tre crociere all’anno.
Parenzo - Basilica Eufrasiana coi pellegrini friulani e triestini dell'ANVGD
Parenzo. Fotografia di Adina Ruffini

Il pellegrinaggio del 30 settembre 2017 si pone, nel nome di Beato Odorico, in continuità con il Giubileo degli Esuli, celebrato nel 2016 all’Isola di Barbana, nell’anniversario del venerabile Egidio Bullesi di Pola. L’evento poi è inserito nella programmazione della rubrica radiofonica “Esuli” curata da Walter Arzaretti su Radio Voce nel Deserto, emittente cattolica di Pordenone. Tale rubrica, con cadenza quindicinale il martedì, fino al 31 ottobre 2017, sulle frequenze 92.100 MHz, sta mettendo e in onda in undici puntate oltre trenta testimonianze dal mondo dell’esodo giuliano dalmata a settant’anni dal Trattato di pace di Parigi del 1947, che “pei esuli el xe el Diktat”.
La gita-pellegrinaggio ha avuto queste tappe. Arrivati a Parenzo, piccolo itinerario fino alla sede della Comunità degli Italiani, dove c’è stato un gradito momento di convivialità. Qui ha parlato Graziano Musizza, presidente emerito della locale Comunità degli Italiani, per salutare con affetto gli oltre 160 gitanti provenienti dal Friuli Venezia Giulia e per affermare l’importanza degli incontri di dialogo e di amicizia fra gli istriani. 
Musizza ha accennato, con amarezza, alla fuga di circa il 95% degli abitanti di Parenzo alla fine e dopo la seconda guerra mondiale. Musizza ha riferito poi dei 34 bombardamenti alleati subiti dalla città portuale di Parenzo, uno dei quali capitato il 25 aprile 1945.
Da sinistra: Bruna Zuccolin, presidente dell'ANVGD di Udine e Graziano Musizza, presidente onorario della Comunità degli Italiani di Parenzo, nella sede dello stesso organismo

È intervenuta in seguito Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, per portare il saluto dei Comitati Provinciali ANVGD di Gorizia, Pordenone, Udine e dell'Associazione delle Comunità Istriane di Trieste. Anche la Zuccolin ha ribadito il valore degli incontri e del dialogo tra istriani nel segno della pacificazione, secondo lo slogan tanto caro agli italiani d’Istria: “Il nostro mare unisce”.
Il reliquiario di Beato Odorico da Pordenone esposto a Parenzo e a Pirano. Fotografia di Giorgio Gorlato

Alle ore 11 il gruppo di spostò nella Basilica Eufrasiana, per assistere alla Messa celebrata da monsignor Ivan Milovan, vescovo emerito della diocesi di Parenzo-Pola. Erano presenti e concelebravano tra gli altri monsignor Guido Genero, Vicario generale dell’Arcidiocesi di Udine e don Giancarlo Brianti, parroco della Parrocchia della Beata Vergine del Carmine di Udine, dove si trova il sarcofago di Beato Odorico. Nella Basilica Eufrasiana è stata esposta anche una reliquia di Beato Odorico, portata dal Friuli. Era presente, in prima fila, Loris Peršurić, sindaco di Parenzo.
Al centro dell'altare: il reliquiario di Beato Odorico, portato dal Friuli ed esposto a Parenzo

Poi il gruppo si è trasferito a Pirano per il pranzo di pesce nei ristoranti sulla Riva Nova. Pirano è una stupenda cittadina sul mare, dotata di ben nove musei o contenitori culturali di alto interesse. Nel pomeriggio si è svolta una visita al Duomo, che sorge a picco sul mare. Ha fatto da ottima guida Kristjan Knez, vice presidente della Comunità degli Italiani di Pirano. Presso la Chiesa dei Frati Conventuali, in compagnia di un frate croato e della locale Comunità degli Italiani, si è tenuta la declamazione di quattro miracoli documentati e interceduti dal Beato Odorico a favore di antichi piranesi, con fini letture in italiano dell’attore Tullio Svettini, introdotto da Walter Arzaretti.
Mentre alcuni gitanti rientravano in Friuli Venezia Giulia, un gruppo guidato dai pordenonesi ha fatto una tappa mariana al Santuario di Strugnano, per concludere il giro al duomo di Isola d’Istria, con l’accoglienza della locale Comunità degli Italiani, per il ricordo di un miracolo “odoriciano” avvenuto nel Trecento in quest’altro ameno paese istriano.
Parenzo - Bella accoglienza della locale Comunità degli Italiani ai 163 pellegrini e gitanti giunti dal Friuli Venezia Giulia

Tra gli altri gruppi organizzatori del singolare evento, oltre alla parrocchia del Carmine di Udine, si ricordano quelle “odoriciane” di Pordenone: S. Marco, B-V. delle Grazie, Beato Odorico, Villanova S. Ulderico e Cristo Re. Poi ci sono i Frati conventuali di Padova, il Comitato Beato Marco di Pordenone, le Associazioni Panorama di Pordenone, la Pro-Pordenone, la Radio Voce nel Deserto di Pordenone, i Comitati Provinciali di Gorizia, Pordenone e Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), l’Associazione delle Comunità Istriane di Trieste e le Comunità degli Italiani di Parenzo, Pirano e Isola d’Istria.
Kristjan Knez, vice presidente della Comunità degli Italiani di Pirano, spiega con fervore le bellezze del Duomo a picco sul mare


Monsignor Ivan Milovan, vescovo emerito della diocesi di Parenzo-Pola, mentre concelebra la Messa il 30.9.2017

Questo è il testo della preghiera odoriciana, di 4 pagine, recitato nelle chiese di Parenzo, Pirano e Isola d'Istria il 30 settembre 2017 da oltre 160 pellegrini giunti dal Friuli Venezia Giulia e dalle Comunità degli Italiani del posto


Rassegna stampa
- OctOdoricusFest”, gli eventi per Odorico da Pordenone, «Messaggero Veneto», Cronaca di Pordenone, 25 settembre 2017.

- Dal sito di friulionline del giorno 8 ottobre 2017: Pellegrinaggio a Parenzo.


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Pirano, Chiesa dei Frati Conventuali, monsignor Guido Genero è il  secondo da destra
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Servizio giornalistico e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, Girolamo Jacobson e di E. Varutti. Fotografie di E. Varutti, ove non altrimenti indicato.

Il Duomo di Pirano con i gitanti del Friuli Venezia Giulia

martedì 8 agosto 2017

Viaggio a Breslavia

Nei documenti storici antichi la città è chiamata: Wratislavia. Era così nel 1241, quando è distrutta dall’orda tartara. Certi italiani la confondono con la capitale slovacca: Bratislava o Presburgo. Il Municipio di Breslavia è al centro della piazza del Mercato. È opera di stile gotico del 1242. Sorge come Casa dei Mercanti, poi tra il Trecento e il Cinquecento è ingrandito e trasformato secondo i gusti del tempo fino ad essere come ci appare oggi.
Notturno in piazza del Mercato a Breslavia. 
Fotografia di Elio Varutti

Il toponimo italiano di Breslavia si riconduce al tedesco Breslau. In polacco è Wrocław. Questo è sempre stato un incrocio di culture germanica e slava, inoltre i traffici mercantili del passato passavano di qui per portare merci dai territori degli Asburgo fino al Baltico e viceversa. È crocevia di varie religioni: cattolici, ebrei e protestanti.
La città appartiene al Regno di Polonia nel X secolo, ma poi è sotto l’influenza del commercio tedesco, appartenendo al Regno di Boemia (1335). Fu poi degli Asburgo (1526), poi prussiana (1741),  tedesca (1871) e nazista (1932). Dopo il 1945 ritorna polacca con forti immigrazioni di polacchi di Leopoli (o L’vov, in Ucraina), espulsi dai Russi.
La Casa dei grifi e delle aquile, XVI secolo a Breslavia

Col gruppo di Boscolo Tours - aprile 2017 - e la guida polacca osserviamo le case più pittoresche di piazza del Mercato. Si nota la Casa dei Grifi, costruita da ricchi pellettieri nel XVI secolo. 
Altre due case curiose sono nell’angolo nord ovest della piazza. Sono dette popolarmente di Hansel e Gretel, poiché quasi fiabesche, in mezzo ai caseggiati delle potenti famiglie di mercanti. Le due casettine, una rinascimentale, l’altra barocca, pare che fossero le case dei chierici. Curiosamente si è trovato, al n. 3, anche uno stemma simile a quello dei cramars della Carnia, mercanti ambulanti attivi fino all’Età Moderna.
Breslavia - Portale con lo stemma simile a quello dei cramars del Friuli

La Biblioteca Nazionale ha sede in un elegante edificio barocco del 1675. La cattedrale di S. Vincenzo è del XIII secolo. È tra le più ampie e vecchie di Breslavia, purtroppo l’interno è spoglio. Lì vicino c’è la chiesa della S. Croce, un monumento esemplare della architettura gotica polacca. Costruita tra il 1288 e il 1350, è dotata di due torri laterali. Solo una è abbellita da un appuntitissima guglia in rame. L’altra è mozza. L’interno presenta due aule di culto sovrapposte.
Le case di Hansel e Gretel a Breslavia

La cattedrale di San Giovanni Battista presenta due torri appaiate che dominano la città. Ha una vita burrascosa. Eretta sulle spoglie di un edificio romanico del 1158 distrutto dall’invasione tartara, viene rimaneggiata in stile gotico tra il 1244 e il 1430. Durante la seconda guerra mondiale è danneggiata per il 70% dai bombardamenti. Viene ricostruita nel 1946-1951 con l’uso massiccio di mattoni. Ecco perché la facciata si presenta con una massa eccessiva di laterizi, senza transetto. Le due alte torri sono state rinforzate da crescenti contrafforti. L’interno è interessante con opere di italiani e di altri artisti.

La Biblioteca Nazionale

Breslavia - Notturno sul Monumento che ricorda i 22 mila caduti polacchi nella strage di Katin, perpetrata dai russi stalinisti nel 1940-1941, per eliminare ufficiali e intellettuali

Breslavia, città di ponti sul fiume Odra

Il vecchio municipio di Breslavia

Breslavia - Carri armati sovietici T 34 (innovativi e vincenti) davanti al cimitero dei caduti russi nel secondo conflitto mondiale


Sitologia


domenica 30 luglio 2017

Częstochowa, luogo di pellegrini europei

Il pullman di Boscolo Tours ci fa scendere nel parcheggio del santuario. Siamo alle pendici della Jasna Góra (Monte Chiaro), di appena un centinaio di metri. Prediamo l'ombrello oppure no? Basta la giacca, è aprile! 

Il santuario, in pietra bianca, è il più illustre della Polonia e tra quelli più visitati d’Europa. Il monastero fu fondato nel 1382, per accogliere i monaci Paolini cacciati dall’Ungheria. Ci aspetta una guida turistica locale e quando la vediamo, scopriamo che è una piccola suora, dal fare spartano. Risulterà molto chiara e utile alla visita, che per qualcuno è un pellegrinaggio.
La città di Częstochowa conta circa 250 mila abitanti. Nel passato si arricchì grazie alle vicine miniere di ferro, oltre alla buona posizione stradale. Congiunge, infatti, la Valacchia e la Rutenia con la Bassa Slesia e la Sassonia.
Qui c’è la sacra immagine della Madonna Nera, protettrice dei polacchi. Secondo la tradizione l’immagine fu dipinta da San Luca su un asse del tavolo di casa della sacra famiglia di Nazareth. Ritrovata a Costantinopoli la tavola dipinta arrivò in Rutenia, una regione storica tra Ucraina e Slovacchia. Di lì giunse a Jasna Góra.

Più probabile che il dipinto sia stato dato in omaggio ai monaci dal duca Ladislao di Opole nel 1384. L’icona pare sia stata dipinta poco prima in Italia da un maestro della Scuola di Simone Martini.
Nel 1430, durante la settimana santa, il quadro fu rovinato da alcuni banditi che avevano assalito il  monastero. Così Ladislao II il Jagellone lo fece restaurare. Un’altra versione degli eventi riporta che il re fece rifare l’opera troppo danneggiata dai predoni. I due sfregi ancora visibili sul viso della Santa Vergine furono incisi in memoria dell’oltraggio sacrilego.
Altri racconti riportano che durante un assedio seicentesco i monaci esposero la Madonna agli assedianti che sparando contro l’icona si videro tornare indietro le pallottole, così cercarono la fuga.
L’altare maggiore della chiesa è tardo barocco. Fu realizzato a Breslavia su progetto di Giacomo Antonio Buzzini nel 1725-1728. Nelle sale limitrofe alla chiesa sono esposti vari ex-voto portati dai fedeli nel tempo. Gli altri altari sono dello stesso periodo.
Qui vicino c'è un curioso Parco delle Miniature sacre, con la statua di Papa Giovanni Paolo II più grande  del mondo, alta 14 metri e di 10 tonnellate di peso.


Bibliografia

Veronica Cornelli, Polonia, Milano, Touring Editore, 2014.

Altare maggiore della chiesa in stile tardo barocco. 
Fotografia di Elio Varutti
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Altri link di miei articoli nel web:

- E. Varutti, Visitare Varsavia, 2017.

-  E. Varutti, Gita a Cracovia, 2017.


- E. Varutti, Auschwitz, luogo della Shoah, 2017.

- E. Varutti, Gita a Bratislava, 2017.

venerdì 28 luglio 2017

Gita a Cracovia

Per svariati anni la città è stata la capitale della Polonia, quando essa era una superpotenza del continente. Tra le prime bellezze da vedere a Cracovia c’è la piazza del Mercato Principale. 
Piazza del mercato a Cracovia e la Basilica di Santa Maria. Fotografia di Elio Varutti

È una delle piazze medievali più grandi d’Europa. Nel mezzo della piazza sorge il Mercato dei Tessuti, lungo edificio gotico, rimaneggiato secondo gusti architettonici italiani, dopo un incendio del 1555.
L’impianto urbanistico del XIII secolo è rilevabile dalle aree verdi che hanno sostituito le mura turrite. Si notano le stradine strette tutte orientate al Rynek (il mercato). Poi c’è la fortezza che si erge sul colle di Wawel, presso il fiume Vistola. È lì che troverete la Cattedrale dei Santi Venceslao e Stanislao Vescovo, ritenuta come il più importante monumento senz’altro di Cracovia e, forse, di tutta la Polonia. 
La Cattedrale di Wawel

Nel Castello di Wawel è in esposizione il celebre dipinto di Leonardo da Vinci, Dama con l’ermellino, prima esposto nel Museo Czartoryski, nella Città Vecchia.
La città conta 755 mila abitanti. È situata a metà strada tra Vienna e Varsavia. Inoltre Cracovia è un grande centro commerciale e industriale (stoffe, pelli, macchine agricole, cartiere, editoria) e un importante snodo ferroviario. Nel 1978 l’UNESCO ha inserito il centro storico della città nella sua lista dei siti patrimonio dell’umanità.
Contiene molti monumenti ebraici (cinque sinagoghe e cimitero per gli ebrei), anzi c’è un intero quartiere che fu abitato da ebrei, fino alle stragi naziste. È il quartiere detto di Kazimierz, in onore di Casimiro III il Grande, che lo fondò come città autonoma nel 1335 con le sue mura difensive. 
Nel XV secolo il re Giovanni Olbracht vi raduna una grossa colonia ebraica. Qui affluivano tutti i giudei espulsi, in seguito a persecuzioni o a contrasti religiosi da altre città del Centro Europa. Era il paradiso degli ebrei. Fu così fino al 1941, quando i nazisti deportarono tutti gli abitanti verso i campi di sterminio. Oggi la zona ospita all’inizio dell’estate un festival, aperto a tutto il mondo, di cultura, di lingua, di cucina e di musica ebraica.
Cimitero e Sinagoga di Remuh, nel quartiere ebraico di Kazimierz a Cracovia. Fotografia di Elio Varutti

Interessante è il Cimitero ebraico, con l’annessa Sinagoga Remuh, risalente al Cinquecento. Accoglie tombe antiche con fini decorazioni scolpite. C’è ovviamente la tomba di Moses Isserles, detto Remuh, un rabbino molto apprezzato. Ancor oggi il suo sepolcro è oggetto di pellegrinaggi. La visita al ghetto di Cracovia prosegue con l’ottima guida turistica locale in lingua italiana, della Boscolo Tours.
C’è poi il Monumento di meditazione e di preghiera in memoria dei 65 mila polacchi ebrei di Cracovia uccisi dai nazisti nella seconda guerra mondiale.
Monumento di meditazione e di preghiera in memoria dei 65 mila polacchi ebrei di Cracovia uccisi dai nazisti nel 1941-1945

Una città di tanti padroni
È una città appartenuta a molti regnanti. Dopo la distruzione della Moravia Superiore da parte degli Ungheresi, Cracovia divenne parte del regno di Boemia: non a caso il primo riferimento scritto del nome della città è databile al 966. Tale documento ci riferisce di Cracovia come un notevole centro commerciale in mano ad un duca boemo. Alla fine del X secolo, la città era un punto di riferimento per i commerci, incorporata tra i possedimenti della dinastia Piast. Diversi edifici in muratura furono costruiti in quel periodo, tra i quali il noto Castello di Wawel, chiese romaniche come la chiesa di Sant’Adalberto, una cattedrale ed una basilica. La città fu quasi completamente distrutta durante le invasioni tatare della Polonia del 1241, 1259 e 1287.
La città fu ricostruita e resa municipio nel 1257, poi fu colonizzata da mercanti tedeschi. Poi continuò la sua espansione sotto il controllo congiunto lituano-polacco della dinastia Jagiellone, fino a diventare capitale del Regno di Polonia e membro della Lega Anseatica, attirando un numero consistente di artigiani, mercanti e gilde, provocando un notevole progresso scientifico ed artistico. Nel 1475 i delegati dell'elettore Giorgio il Ricco di Baviera vennero a Cracovia per organizzare il matrimonio di Edvige (Jadwiga Jagiellonka), la figlia del re Casimiro IV Jagellone con Giorgio il Ricco. Edvige viaggiò per due mesi per raggiungere Landshut in Baviera, dove fu celebrata una elaborata cerimonia, il Matrimonio di Landshut (Landshuter Hochzeit).
Costruzione ebraica nel ghetto di Kazimierz

Nel 1609 Sigismondo III trasferì la capitale a Varsavia, meglio situata per governare tutto il Paese. Per la mancanza della corte reale cominciò il declino di Cracovia, che poi venne anche numerose volte devastata da diverse armate. Al termine del XVIII secolo, lo Stato polacco, ormai indebolito, venne assorbito dalle nazioni vicine preponderanti dal punto di vista politico-militare nell'Europa centro-orientale: la Russia, l'Austria e la Prussia. Cracovia divenne parte della provincia austriaca della Galizia. Tadeusz Kościuszko organizzò una rivolta, nella zona del mercato di Cracovia nel 1794. 


Sinagoga alta

L'esercito russo-prussiano soffocò la rivolta saccheggiando il tesoro reale polacco conservato nella città. Quando Napoleone Bonaparte invase quella che una volta era la Polonia, stabilì un Ducato di Varsavia (1807) come stato indipendente, ma subordinato all'impero francese. Il Congresso di Vienna (1815) ristabilì la spartizione della Polonia, conferendo però l'indipendenza a Cracovia, come capitale della Repubblica di Cracovia. La città cominciò a concentrarsi sull'indipendenza nazionale, sfociata nella Rivolta di Cracovia del 1846. I moti non raggiunsero il loro obiettivo di coinvolgere le altre terre abitate da Polacchi, fu quindi soffocata e Cracovia perse la sua autonomia con la sua annessione all'Austria.
Il Castello e le tracce delle costruzioni antecedenti al Medioevo


La Sinagoga Vecchia di Cracovia, oggi museo


La Vistola fotografata dal colle di Wawel

Il cortile del Castello di Cracovia

Cracovia - La Chiesa di Sant'Andrea

Un bel giro in carrozza a Cracovia?


Cracovia, il Centro Congressi 

Centro congressi

Cracovia, Sinagoga di Isacco o Synagoga Izaaka

Cracovia è il centro principale per la formazione delle nuove classi dirigenti polacche. Ad oggi si contano 12 istituzioni di formazione universitaria, con circa 10 mila corsi e 150 mila studenti. Tra queste si segnalano l'Università Jagellonica

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Altri link di miei articoli nel web:

- E. Varutti, Visitare Varsavia, 2017.



- E. Varutti, Auschwitz, luogo della Shoah, 2017.

- E. Varutti, Gita a Bratislava, 2017.