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mercoledì 10 ottobre 2018

Presentata Par gracie di Diu, guida sui pellegrinaggi in Friuli. Istituto Stringher, Udine


I cammini, il turismo lento e sostenibile sono nel programma degli studenti dell’Istituto Tecnico Turistico “B. Stringher” di Udine.
Pietro Fontanini, sindaco di Udine, alla presentazione di Par gracie di Diu, tra Anna Maria Zilli, dirigente scolastico dello Stringher e Giancarlo Martina, docente di Storia. Fotografia di Elio Varutti

 “Questo è un progetto innovativo per assi culturali – ha detto Anna Maria Zilli, dirigente scolastica dell’Istituto Stringher – qui sviluppiamo le competenze degli allievi facendo loro guardare il paesaggio, camminando piano e con un approccio interiore”.
È iniziata così la presentazione ufficiale dei due volumi editi freschi di stampa dalla scuola alberghiera commerciale e turistica di Udine. Si intitolano Par gracie di Diu. Per grazia di Dio. Il pellegrinaggio religioso nelle terre del Friuli dalla Romea Strata ai percorsi della religiosità popolare. Sono stati stampati a cura del professor Giancarlo Martina, docente di italiano e storia dell’Istituto. Lo scorso 28 settembre 2018 lo stesso progetto editoriale è stato addirittura segnalato al concorso ministeriale di Napoli intitolato Presentefuturo dell’Unescoedu, dando grande soddisfazione agli allievi delle tre classi terze Tecnico del turismo.
La preside ha poi spiegato che alcuni filmati saranno disponibili nel sito web della scuola, dato che completano l’opera stampata, ultima tappa di un progetto iniziato nel 2017. In auditorium e in atrio facevano la loro bella mostra le squadre di allievi delle classi 3^ e 4^ accoglienza turistica, sotto la vigile e discreta guida della professoressa Maria Teresa Smeragliuolo.
Udine - Auditorium dell'Istituto Stringher, pubblico attento al discorso della preside Zilli. Fotografia di Jessica Montagnese

Pietro Fontanini, sindaco di Udine, è intervenuto ricordando “i tre cammini del Friuli, che sono il Cammino delle Pievi, il Cammino Celeste e la Romea Strata, quindi non c’è solo quello di Santiago di Compostela, perché anche da noi ci sono questi itinerari religiosi di grande valore”.
Ha poi preso la parola Franco Mattiussi, consigliere della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, colpito dalla scoperta di “ben 44 chiesette votive delle Valli del Natisone e anche dalla dieta del pellegrino descritta in uno dei volumi”.
Luciano Nonis, direttore della Fondazione Friuli, ha accennato alla vicinanza della istituzione da lui condotta col mondo della scuola “in particolare con bando di arricchimento dell’offerta formativa”. Poi ha fatto pure un elogio ai progetti del Laboratorio di Storia dell’Istituto Stringher, con insegnanti e studenti “bravissimi”.
Udine, Istituto Stringher, Franco Mattiussi consigliere regionale accanto a Anna Maria Zilli, dirigente scolastico. Fotografia di Elio Varutti

Don Alessandro Fontaine, ha portato il saluto di Monsignor Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine. Ha parlato poi Maria Teresa Garzitto, presidente degli “Amici dell’Hospitale”, che era accompagnata da Marino Del Piccolo, dello stesso sodalizio. Si tratta di “un’associazione di volontariato che sostiene l’Hospitale di San Giovanni di Gerusalemme a San Tomaso di Majano, crocevia di relazioni, di cultura, di storia e di solidarietà nei pellegrinaggi di una volta”. Antonio De Toni ha spiegato l’importanza delle 44 chiesette votive delle Valli del Natisone, con “affreschi e altari dorati di scuola slovena e noi abbiamo già coinvolto oltre mille persone nel cammino religioso delle Valli”. Un saluto ufficiale è stato portato da Alessandro Tomeatto, di UNESCO Giovani.
Ha poi parlato Giancarlo Martina per illustrare l’opera. Ha ringraziato per la collaborazione prestata una folta serie di insegnanti: Francesca Battilana, Monica Bellantone, Martina Bragagnini, Peter Conti, Francesca Debelli, Elisabetta Marioni, Katya Moret, Stefania Nonino, Maria Grazia Piovesan, Monica Secco e Raffaella Stabile. Stupisce che col Laboratorio di Storia dello Stringher collaborino docenti di Matematica (Monica Secco), di Inglese (Stefania Nonino), Storia dell’Arte (Martina Bragagnini), oltre a diversi professori di storia, naturalmente.
Don Alessandro Fontaine porta il saluto dell'arcivescovo di Udine alla presentazione di Par gracie di Diu, allo Stringher. Fotografia di Elio Varutti

Cosa c’è nei 2 libri Par gracie di Diu?
Sono due volumetti miscellanei con diversi contributi di autori del settore. Molti brani sono opera degli studenti, come la ricerca statistica sui pellegrinaggi, con tanto di grafici a torta, frutto del lavoro della classe 3^ B Tecnico del turismo, oppure il testo in lingua spagnola su “El Camino de Santiago”, elaborato coi professori dalla classe 3^ A Tecnico del turismo. Sono stati elogiati dalla professoressa Elisabetta Marioni pure gli allievi della classe 3^ C Tecnico del Turismo per il lavoro svolto.
Le grandi vie di comunicazione ma anche i percorsi secondari sono molto presenti in Friuli. Soprattutto in questi ultimi dieci anni si è risvegliato il fenomeno che coinvolge numeri consistenti di pellegrini. 

Proprio per questo motivo il settore del turismo deve essere attento a cogliere questo “turismo” di nicchia. Non come momento di “sfruttamento” di un potenziale cliente ma con la consapevolezza dei fondamenti etici e morali di tale fenomeno che devono essere compresi da chi gestisce strutture di accoglienza. Ecco il punto di partenza della comunità educante dello Stringher, come si può leggere nel sito web dell’Istituto.
Nasce da questa premessa il progetto scolastico dell’I.S.I.S. Bonaldo Stringher – di Udine: “Par gracie di Diu – Per grazia di Dio”, programma pensato per preparare in tal senso i futuri addetti al settore turistico e far loro conoscere il fenomeno del pellegrinaggio religioso del Friuli-Venezia Giulia, con un occhio di riguardo alla Romea Strata.
Udine, Istituto Stringher, impettiti e orgogliosi quelli dello staff di 4^ A accoglienza turistica. Fotografia di Elio Varutti

Strutturato in diversi obiettivi da raggiungere e completare entro l’anno scolastico 2017-2018, il progetto vede le terze, quarte e quinte dell’Istituto Turistico impegnate nell’ottenimento di competenze storiche, letterarie, artistiche e linguistiche necessarie per prepararsi al confronto con le realtà regionali e con le Istituzioni, legate a un turismo sempre più lento e sostenibile, come quello rappresentato dai Cammini.
Tre le fasi previste: nella prima – settembre/novembre – professionisti del settore avranno il compito di illustrare gli sbocchi lavorativi nell’ambito turistico. La seconda – novembre/febbraio – approfondirà il tema della religiosità popolare, dei pellegrinaggi, dell’ospitalità e dell’etica del gestore turistico rispetto al pellegrino, oltre a permettere una raccolta dati riguardanti Cammini attraversanti la regione. Infine la terza fase – febbraio/maggio – sarà orientata alla realizzazione di una cartografia virtuale in inglese, tedesco, francese e spagnolo, contenente informazioni utili al viaggiatore.
Udine, Istituto Stringher - La professoressa Elisabetta Marioni sfoglia Par gracie di Diu col sindaco Pietro Fontanini e il consigliere regionale Franco Mattiussi. Fotografia di Jessica Montagnese

Gli studenti giunti all’ultimo anno avranno l’opportunità di proporre idee e piani di sviluppo per valorizzare la Romea Strata. Sia organizzando eventi o incontri culturali che creando pacchetti turistici dedicati o pubblicando opuscoli informativi; oltre a diffondere e comunicare le diverse attività su canali di comunicazione e social media.
Aggiungono quelli dello Stringher che “Il nostro pellegrinaggio lungo la Romea Strata si chiama Par Gracie di Diu Per Grazia di Dio. In due volumetti abbiamo raccolto tutte le tappe che nel corso di un anno scolastico abbiamo raggiunto. Potete trovare articoli di giornale, fotografie, resoconti e relazioni che i partecipanti hanno prodotti. Buon cammino anche a voi”.
Questo progetto, come g,ià accennato ha ottenuto il sostengo della Fondazione Friuli ed è stato selezionato dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (MIUR) all’interno del concorso Presentefuturo dell’Unescoedu.
Udine, Istituto Stringher - La consegna di Par gracie di Diu agli ospiti intervenuti, con la professoressa Maria Teresa Smeragliuolo. Fotografia di Jessica Montagnese

I libri recensiti qui
Giancarlo Martina (a cura di), Par gracie di Diu. Per grazia di Dio. Il pellegrinaggio religioso nelle terre del Friuli dalla Romea Strata ai percorsi della religiosità popolare, Udine, Isis Bonaldo Stringher, Associazione Italiana Giovani per l’UNESCO, 2018, vol. 1 (pp. 1-96), vol. 2 (pp. 97-200).
Testi scaricabili in Internet dal sito web della scuola, CLICCA QUI.

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Sitologia
Elio Varutti, Il troi di Aquilee, libri di Christian Romanini, on-line dal 10 ottobre 2016.

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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di E. Varutti e della studentessa Jessica Montagnese, della classe 4^ A TT, che si ringrazia per la collaborazione, assieme al suo professore Giancarlo Martina.

Udine, Istituto Stringher, 10 ottobre 2018, Anna Maria Zilli, dirigente scolastico della scuola spiega gli assi culturali e le competenze acquisite dagli allievi col progetto Par Gracie di Diu Per Grazia di Dio, segnalato dal MIUR. Fotografia di Elio Varutti


martedì 26 giugno 2018

Celje, città principesca della Slovenia, gita con l’ANVGD di Udine


La gita si è svolta domenica 24 giugno 2018 con vari soci dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine

Questo sodalizio è presieduto da Bruna Zuccolin. Tra i partecipanti alla gita c’era pure Bruno Bonetti, segretario dell’ANVGD di Udine. La bella gita, molto partecipata, è stata organizzata dall’ANVGD di Udine in collaborazione con l’Associazione Allergie e Pneumopatie Infantili (ALPI).
Celje è la terza città della Slovenia. E’ situata alla confluenza di 2 fiumi (Voglajna e Savinja), in magnifica posizione ai piedi delle colline. La città era nota in epoca celtica come Kelea, durante l’Impero romano come Civitas e poi Claudia Celeia. Per la sua bellezza e ricchezza fu chiamata “Seconda Troia”. Il castello racconta l'epopea dei potenti Principi, che portarono i loro domini fino a Belgrado. È stato esaminato in particolare il ruolo di Barbara von Cilli, una delle prime donne europee a gestire il principato alla morte del marito. La Stara Grofija o palazzo dei Conti, di impronta rinascimentale, è famoso per il soffitto, prima pittura laica slovena.

Sono stati poi visitati la piazza principesca (Trg Celjskih knezov), la chiesa gotica di S. Daniele, e altri palazzi interessanti. Il Museo della città e dei dintorni (Pokrarijnki Muzej) racconta la vita della città, dall’epoca preistorica a quella attuale. Il passo di Trojane sorge al passaggio dalla conca di Lubiana a quella del fiume Savinja ed è stato fin dall’antichità un importante stazione di transito e postale, testimoniata dai numerosi reperti archeologici.
Secondo la tradizione, qui sono stati “inventati” i krapfen, che vengono prodotti in milioni di pezzi ogni anno e diffusi in tutto il mondo; oltre che assaggiarli, si è potuto portarli a casa, in confezioni da asporto sottovuoto per mantenere l’originale fragranza.
Nel corso della gita sono state percorse alcune delle regioni più belle della Slovenia: Primorska, Kras, Gorenjska, Stajerska. Ci si è soffermati sulle loro caratteristiche e sui legami con il Friuli. Le “Alpi di Marmo” di Kamnik e le numerose colture di luppolo ci accompagneranno per buona parte del viaggio.

Programma del viaggio
ore 7.00 partenza da Udine, parcheggio via Chiusaforte , ex chiesa dei Cappuccini (dietro ospedale)
ore 10.00 arrivo a Celje, pausa per caffè, incontro con la guida, illustrazione del programma
ore 10.00 visita del museo della città e dei dintorni
ore 13.00 pranzo a base di cibi tipici
ore 15.00  visita del castello, con riferimento alla storia dei Conti di Celje e al primo nucleo statuale
sloveno
ore 16.30 passeggiata nel parco e nel laghetto di S. Martino
ore 17.30 partenza per Udine con sosta al luogo di produzione dei tipici krapfen
ore 20.30 arrivo a Udine.
Dal Museo della città

Alla gita hanno partecipato vari soci dell’ANVGD di Udine, come accennato. Del Consiglio Esecutivo, oltre al segretario Bruno Bonetti era presente anche Barbara Rossi (delegata amministrativa) e Gilberto De Randich, revisore del conto. Poi c’erano Giorgio Gorlato, esule da Dignno d'Istria, Renzo Piccoli (Fiume), Celso Giuriceo (Veglia), Laura Modesto Paulon (Fiume) e una decina di altri soci. Alcuni di essi erano i più anziani del gruppo, ma per energia e resistenza non temevano confronti, come ha ricordato Bruno Bonetti.
Celje è interessante, al di là di alcuni pregevoli edifici, per la bellezza del paesaggio (il verde tipico della Slovenia, lo sfondo delle Alpi di Kamnik, i caratteristici campi di luppolo), per i ricchi resti romani, per le vicende dei conti di Celje che hanno rappresentato la prima forma di unità statuale slovena, tanto che hanno lasciato le tre stelle in eredità alla bandiera dell’attuale Stato.
Bonetti ha aggiunto che: “Siamo stati meravigliosamente guidati dal dottor Mario Canciani, che oltre ad essere un famoso pneumologo, è anche un uomo di grande cultura e di notevole capacità divulgativa. Da vero mitteleuropeo, parla correntemente, oltre all'inglese, il tedesco e lo sloveno, e comprende pure il croato. Canciani è uno che non ha solo letto la storia sui libri, ma ha viaggiato, ha incontrato molti popoli, ha praticato alpinismo, per cui le sue spiegazioni non sono fredda erudizione ma assai vive”.
Ecco il gruppo di 48 gitanti dell'ANVGD di Udine al castello di Celje. Fotografia Gorlato

Si ricorda che Mario Canciani è nato a San Canzian d’Isonzo (GO), con avi di Dignano d’Istria. Poiché a Celje si sono incontrate/scontrate le culture tedesca e slovena, i nostri soci hanno particolarmente apprezzato i richiami storici, ritrovando molte similitudini con l’incontro/scontro tra italiani e croati in Istria, Fiume e Dalmazia.

Ottimo è stato il pranzo sull’alto di una collina che dominava la città e posta di fronte al castello; dolce il finale con la scorpacciata dei krapfen giganti di Trojane, il paese posto sul valico che porta da Celje a Lubiana.
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti, con appunti di Bruno Bonetti. Fotografie di Bruno Bonetti e di Giorgio Gorlato, che si ringraziano per la diffusione e pubblicazione in questo blog.

martedì 8 agosto 2017

Viaggio a Breslavia

Nei documenti storici antichi la città è chiamata: Wratislavia. Era così nel 1241, quando è distrutta dall’orda tartara. Certi italiani la confondono con la capitale slovacca: Bratislava o Presburgo. Il Municipio di Breslavia è al centro della piazza del Mercato. È opera di stile gotico del 1242. Sorge come Casa dei Mercanti, poi tra il Trecento e il Cinquecento è ingrandito e trasformato secondo i gusti del tempo fino ad essere come ci appare oggi.
Notturno in piazza del Mercato a Breslavia. 
Fotografia di Elio Varutti

Il toponimo italiano di Breslavia si riconduce al tedesco Breslau. In polacco è Wrocław. Questo è sempre stato un incrocio di culture germanica e slava, inoltre i traffici mercantili del passato passavano di qui per portare merci dai territori degli Asburgo fino al Baltico e viceversa. È crocevia di varie religioni: cattolici, ebrei e protestanti.
La città appartiene al Regno di Polonia nel X secolo, ma poi è sotto l’influenza del commercio tedesco, appartenendo al Regno di Boemia (1335). Fu poi degli Asburgo (1526), poi prussiana (1741),  tedesca (1871) e nazista (1932). Dopo il 1945 ritorna polacca con forti immigrazioni di polacchi di Leopoli (o L’vov, in Ucraina), espulsi dai Russi.
La Casa dei grifi e delle aquile, XVI secolo a Breslavia

Col gruppo di Boscolo Tours - aprile 2017 - e la guida polacca osserviamo le case più pittoresche di piazza del Mercato. Si nota la Casa dei Grifi, costruita da ricchi pellettieri nel XVI secolo. 
Altre due case curiose sono nell’angolo nord ovest della piazza. Sono dette popolarmente di Hansel e Gretel, poiché quasi fiabesche, in mezzo ai caseggiati delle potenti famiglie di mercanti. Le due casettine, una rinascimentale, l’altra barocca, pare che fossero le case dei chierici. Curiosamente si è trovato, al n. 3, anche uno stemma simile a quello dei cramars della Carnia, mercanti ambulanti attivi fino all’Età Moderna.
Breslavia - Portale con lo stemma simile a quello dei cramars del Friuli

La Biblioteca Nazionale ha sede in un elegante edificio barocco del 1675. La cattedrale di S. Vincenzo è del XIII secolo. È tra le più ampie e vecchie di Breslavia, purtroppo l’interno è spoglio. Lì vicino c’è la chiesa della S. Croce, un monumento esemplare della architettura gotica polacca. Costruita tra il 1288 e il 1350, è dotata di due torri laterali. Solo una è abbellita da un appuntitissima guglia in rame. L’altra è mozza. L’interno presenta due aule di culto sovrapposte.
Le case di Hansel e Gretel a Breslavia

La cattedrale di San Giovanni Battista presenta due torri appaiate che dominano la città. Ha una vita burrascosa. Eretta sulle spoglie di un edificio romanico del 1158 distrutto dall’invasione tartara, viene rimaneggiata in stile gotico tra il 1244 e il 1430. Durante la seconda guerra mondiale è danneggiata per il 70% dai bombardamenti. Viene ricostruita nel 1946-1951 con l’uso massiccio di mattoni. Ecco perché la facciata si presenta con una massa eccessiva di laterizi, senza transetto. Le due alte torri sono state rinforzate da crescenti contrafforti. L’interno è interessante con opere di italiani e di altri artisti.

La Biblioteca Nazionale

Breslavia - Notturno sul Monumento che ricorda i 22 mila caduti polacchi nella strage di Katin, perpetrata dai russi stalinisti nel 1940-1941, per eliminare ufficiali e intellettuali

Breslavia, città di ponti sul fiume Odra

Il vecchio municipio di Breslavia

Breslavia - Carri armati sovietici T 34 (innovativi e vincenti) davanti al cimitero dei caduti russi nel secondo conflitto mondiale


Sitologia


domenica 30 luglio 2017

Częstochowa, luogo di pellegrini europei

Il pullman di Boscolo Tours ci fa scendere nel parcheggio del santuario. Siamo alle pendici della Jasna Góra (Monte Chiaro), di appena un centinaio di metri. Prediamo l'ombrello oppure no? Basta la giacca, è aprile! 

Il santuario, in pietra bianca, è il più illustre della Polonia e tra quelli più visitati d’Europa. Il monastero fu fondato nel 1382, per accogliere i monaci Paolini cacciati dall’Ungheria. Ci aspetta una guida turistica locale e quando la vediamo, scopriamo che è una piccola suora, dal fare spartano. Risulterà molto chiara e utile alla visita, che per qualcuno è un pellegrinaggio.
La città di Częstochowa conta circa 250 mila abitanti. Nel passato si arricchì grazie alle vicine miniere di ferro, oltre alla buona posizione stradale. Congiunge, infatti, la Valacchia e la Rutenia con la Bassa Slesia e la Sassonia.
Qui c’è la sacra immagine della Madonna Nera, protettrice dei polacchi. Secondo la tradizione l’immagine fu dipinta da San Luca su un asse del tavolo di casa della sacra famiglia di Nazareth. Ritrovata a Costantinopoli la tavola dipinta arrivò in Rutenia, una regione storica tra Ucraina e Slovacchia. Di lì giunse a Jasna Góra.

Più probabile che il dipinto sia stato dato in omaggio ai monaci dal duca Ladislao di Opole nel 1384. L’icona pare sia stata dipinta poco prima in Italia da un maestro della Scuola di Simone Martini.
Nel 1430, durante la settimana santa, il quadro fu rovinato da alcuni banditi che avevano assalito il  monastero. Così Ladislao II il Jagellone lo fece restaurare. Un’altra versione degli eventi riporta che il re fece rifare l’opera troppo danneggiata dai predoni. I due sfregi ancora visibili sul viso della Santa Vergine furono incisi in memoria dell’oltraggio sacrilego.
Altri racconti riportano che durante un assedio seicentesco i monaci esposero la Madonna agli assedianti che sparando contro l’icona si videro tornare indietro le pallottole, così cercarono la fuga.
L’altare maggiore della chiesa è tardo barocco. Fu realizzato a Breslavia su progetto di Giacomo Antonio Buzzini nel 1725-1728. Nelle sale limitrofe alla chiesa sono esposti vari ex-voto portati dai fedeli nel tempo. Gli altri altari sono dello stesso periodo.
Qui vicino c'è un curioso Parco delle Miniature sacre, con la statua di Papa Giovanni Paolo II più grande  del mondo, alta 14 metri e di 10 tonnellate di peso.


Bibliografia

Veronica Cornelli, Polonia, Milano, Touring Editore, 2014.

Altare maggiore della chiesa in stile tardo barocco. 
Fotografia di Elio Varutti
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Altri link di miei articoli nel web:

- E. Varutti, Visitare Varsavia, 2017.

-  E. Varutti, Gita a Cracovia, 2017.


- E. Varutti, Auschwitz, luogo della Shoah, 2017.

- E. Varutti, Gita a Bratislava, 2017.

venerdì 28 luglio 2017

Gita a Cracovia

Per svariati anni la città è stata la capitale della Polonia, quando essa era una superpotenza del continente. Tra le prime bellezze da vedere a Cracovia c’è la piazza del Mercato Principale. 
Piazza del mercato a Cracovia e la Basilica di Santa Maria. Fotografia di Elio Varutti

È una delle piazze medievali più grandi d’Europa. Nel mezzo della piazza sorge il Mercato dei Tessuti, lungo edificio gotico, rimaneggiato secondo gusti architettonici italiani, dopo un incendio del 1555.
L’impianto urbanistico del XIII secolo è rilevabile dalle aree verdi che hanno sostituito le mura turrite. Si notano le stradine strette tutte orientate al Rynek (il mercato). Poi c’è la fortezza che si erge sul colle di Wawel, presso il fiume Vistola. È lì che troverete la Cattedrale dei Santi Venceslao e Stanislao Vescovo, ritenuta come il più importante monumento senz’altro di Cracovia e, forse, di tutta la Polonia. 
La Cattedrale di Wawel

Nel Castello di Wawel è in esposizione il celebre dipinto di Leonardo da Vinci, Dama con l’ermellino, prima esposto nel Museo Czartoryski, nella Città Vecchia.
La città conta 755 mila abitanti. È situata a metà strada tra Vienna e Varsavia. Inoltre Cracovia è un grande centro commerciale e industriale (stoffe, pelli, macchine agricole, cartiere, editoria) e un importante snodo ferroviario. Nel 1978 l’UNESCO ha inserito il centro storico della città nella sua lista dei siti patrimonio dell’umanità.
Contiene molti monumenti ebraici (cinque sinagoghe e cimitero per gli ebrei), anzi c’è un intero quartiere che fu abitato da ebrei, fino alle stragi naziste. È il quartiere detto di Kazimierz, in onore di Casimiro III il Grande, che lo fondò come città autonoma nel 1335 con le sue mura difensive. 
Nel XV secolo il re Giovanni Olbracht vi raduna una grossa colonia ebraica. Qui affluivano tutti i giudei espulsi, in seguito a persecuzioni o a contrasti religiosi da altre città del Centro Europa. Era il paradiso degli ebrei. Fu così fino al 1941, quando i nazisti deportarono tutti gli abitanti verso i campi di sterminio. Oggi la zona ospita all’inizio dell’estate un festival, aperto a tutto il mondo, di cultura, di lingua, di cucina e di musica ebraica.
Cimitero e Sinagoga di Remuh, nel quartiere ebraico di Kazimierz a Cracovia. Fotografia di Elio Varutti

Interessante è il Cimitero ebraico, con l’annessa Sinagoga Remuh, risalente al Cinquecento. Accoglie tombe antiche con fini decorazioni scolpite. C’è ovviamente la tomba di Moses Isserles, detto Remuh, un rabbino molto apprezzato. Ancor oggi il suo sepolcro è oggetto di pellegrinaggi. La visita al ghetto di Cracovia prosegue con l’ottima guida turistica locale in lingua italiana, della Boscolo Tours.
C’è poi il Monumento di meditazione e di preghiera in memoria dei 65 mila polacchi ebrei di Cracovia uccisi dai nazisti nella seconda guerra mondiale.
Monumento di meditazione e di preghiera in memoria dei 65 mila polacchi ebrei di Cracovia uccisi dai nazisti nel 1941-1945

Una città di tanti padroni
È una città appartenuta a molti regnanti. Dopo la distruzione della Moravia Superiore da parte degli Ungheresi, Cracovia divenne parte del regno di Boemia: non a caso il primo riferimento scritto del nome della città è databile al 966. Tale documento ci riferisce di Cracovia come un notevole centro commerciale in mano ad un duca boemo. Alla fine del X secolo, la città era un punto di riferimento per i commerci, incorporata tra i possedimenti della dinastia Piast. Diversi edifici in muratura furono costruiti in quel periodo, tra i quali il noto Castello di Wawel, chiese romaniche come la chiesa di Sant’Adalberto, una cattedrale ed una basilica. La città fu quasi completamente distrutta durante le invasioni tatare della Polonia del 1241, 1259 e 1287.
La città fu ricostruita e resa municipio nel 1257, poi fu colonizzata da mercanti tedeschi. Poi continuò la sua espansione sotto il controllo congiunto lituano-polacco della dinastia Jagiellone, fino a diventare capitale del Regno di Polonia e membro della Lega Anseatica, attirando un numero consistente di artigiani, mercanti e gilde, provocando un notevole progresso scientifico ed artistico. Nel 1475 i delegati dell'elettore Giorgio il Ricco di Baviera vennero a Cracovia per organizzare il matrimonio di Edvige (Jadwiga Jagiellonka), la figlia del re Casimiro IV Jagellone con Giorgio il Ricco. Edvige viaggiò per due mesi per raggiungere Landshut in Baviera, dove fu celebrata una elaborata cerimonia, il Matrimonio di Landshut (Landshuter Hochzeit).
Costruzione ebraica nel ghetto di Kazimierz

Nel 1609 Sigismondo III trasferì la capitale a Varsavia, meglio situata per governare tutto il Paese. Per la mancanza della corte reale cominciò il declino di Cracovia, che poi venne anche numerose volte devastata da diverse armate. Al termine del XVIII secolo, lo Stato polacco, ormai indebolito, venne assorbito dalle nazioni vicine preponderanti dal punto di vista politico-militare nell'Europa centro-orientale: la Russia, l'Austria e la Prussia. Cracovia divenne parte della provincia austriaca della Galizia. Tadeusz Kościuszko organizzò una rivolta, nella zona del mercato di Cracovia nel 1794. 


Sinagoga alta

L'esercito russo-prussiano soffocò la rivolta saccheggiando il tesoro reale polacco conservato nella città. Quando Napoleone Bonaparte invase quella che una volta era la Polonia, stabilì un Ducato di Varsavia (1807) come stato indipendente, ma subordinato all'impero francese. Il Congresso di Vienna (1815) ristabilì la spartizione della Polonia, conferendo però l'indipendenza a Cracovia, come capitale della Repubblica di Cracovia. La città cominciò a concentrarsi sull'indipendenza nazionale, sfociata nella Rivolta di Cracovia del 1846. I moti non raggiunsero il loro obiettivo di coinvolgere le altre terre abitate da Polacchi, fu quindi soffocata e Cracovia perse la sua autonomia con la sua annessione all'Austria.
Il Castello e le tracce delle costruzioni antecedenti al Medioevo


La Sinagoga Vecchia di Cracovia, oggi museo


La Vistola fotografata dal colle di Wawel

Il cortile del Castello di Cracovia

Cracovia - La Chiesa di Sant'Andrea

Un bel giro in carrozza a Cracovia?


Cracovia, il Centro Congressi 

Centro congressi

Cracovia, Sinagoga di Isacco o Synagoga Izaaka

Cracovia è il centro principale per la formazione delle nuove classi dirigenti polacche. Ad oggi si contano 12 istituzioni di formazione universitaria, con circa 10 mila corsi e 150 mila studenti. Tra queste si segnalano l'Università Jagellonica

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Altri link di miei articoli nel web:

- E. Varutti, Visitare Varsavia, 2017.



- E. Varutti, Auschwitz, luogo della Shoah, 2017.

- E. Varutti, Gita a Bratislava, 2017.