Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Laura Brussi, esule da Pola e consigliere nazionale dell’Opera per i Caduti senza Croce, molto attiva sull'argomento. È dedicato all’80° anniversario della strage di Vergarolla, in Istria. Presso Pola il 18 agosto 1946 ci fu quel terribile eccidio. Le riflessioni dell’Autrice si chiudono con una bibliografia orientata. Le fotografie si riferiscono alla cerimonia commemorativa di Trieste 2026. Ecco il testo di Laura Brussi. (Premessa di Elio Varutti, della redazione del blog)
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| Trieste, 18 agosto 2026. La famiglia Dinelli presso la lapide in ricordo dei Caduti di Vergarolla |
Nell’ottantesimo
anniversario, l’eccidio compiuto sulla spiaggia di Vergarolla, nei pressi di
Pola, mentre era in corso una sentita e grande manifestazione sportiva di
carattere nautico per iniziativa della Società Pietas Julia, è passato alla
storia come la massima strage di civili compiuta in Italia durante il
Novecento, in periodo di pace: mani criminali anti-italiane fecero esplodere
ventotto bombe di profondità ad alto potenziale, ed altri strumenti letali:
residuo bellico accatastato nelle vicinanze, il cui contenuto era pari ad oltre
nove tonnellate di tritolo.
Nella tragica
circostanza, il Comandante della XXIV Brigata di Fanteria Britannica, M.D.
Erskine, si era fatto premura di segnalare che le mine non erano state
recintate né sorvegliate, proprio perché si era provveduto a renderle inerti, e
quindi non pericolose. Gli ordigni erano stati opportunamente e tempestivamente
disinnescati per iniziativa delle forze Alleate d’occupazione, ma proprio il 18
agosto 1946 mani criminali ebbero l’ordine di attivarle, accendendo con grande
maestria e competenza una miccia propagatasi a tutti gli ordigni che si
trovavano sulla spiaggia: le Vittime si
contarono, secondo le testimonianze più aggiornate, nel numero di 116, ma
quelle che si riuscì ad identificare furono solo 64, pari a poco più della
metà: gli effetti della tremenda deflagrazione erano stati sconvolgenti ed
allucinanti, come attestano le cronache del tempo.
Si ricordano
doverosamente anche i tanti feriti, in numero pressoché doppio rispetto a quello
dei Caduti, e tutti coloro che, per causa di postumi irreversibili, rimasero
mutilati e parzialmente invalidi.
Nella Comunità Italiana
di Pola e nei testimoni - inclusi diversi sopravvissuti - la tragedia fu
immediatamente interpretata quale deliberato atto intimidatorio od attentato
doloso attribuito agli apparati jugoslavi. Le ricostruzioni storiche,
unitamente ai documenti d’archivio ed alle successive informazioni ufficiali di
parte inglese, convergevano e convergono sulla realtà dell’attentato medesimo,
quale opera dell’OZNA, la polizia politica di Tito.
I Caduti erano tutti di
nazionalità italiana, ma non sono disponibili notizie probanti circa due
appartenenti alle forze britanniche presenti sul territorio istriano, che
furono feriti in maniera certamente grave ma su cui non si sono ottenute
informazioni circa la loro sorte effettiva. Non tutti i Caduti ebbero la
possibilità di essere identificati: non solo per le condizioni indotte
dall’intensità della deflagrazione, ma nello stesso tempo perché diverse
Vittime provenivano da fuori città, in territorio occupato da parte slava,
attratte dalla predetta iniziativa nautica, con tutte le difficoltà di
successiva ricerca, dovute al disagio del periodo post-bellico di gestione
croata, ed al senso di paura, indotti dal lugubre attentato.
I nomi degli esecutori
materiali sono noti da tempo: comprendono cinque italiani, tra cui il
caposquadra Giuseppe Kovacich, nativo di Fiume e disertore della Marina
Militare, oltre ai comprimari Oreste Parovel, Marco Lipez, Silvano
Picorich, Guido Fiorino, ed al croato
Ivan Berljaffa; e soprattutto quelli dei mandanti, a cominciare dal Vice
Presidente della Repubblica Federativa Jugoslava Edvard Kardelj, e dal suo
collaboratore Milovan Gilas, non ancora caduto in disgrazia, senza dire - ben
s’intende - del Maresciallo Tito,
indubbio e consapevole regista.
L’eroico Dr. Geppino
Micheletti, primario dell’Ospedale di Pola dove rimase ad operare alacremente
per due giorni e due notti anche quando gli pervenne, unitamente alla moglie
Jolanda, la notizia terribile, che su quella spiaggia c'erano i loro due
piccoli figli, Carlo di quattro anni, ritrovato senza vita assieme agli altri
Martiri, e Renzo di nove anni, riconosciuto soltanto per una calzetta, unico
perenne ed affettuoso ricordo per il
Papà. Nell’ambito dei Caduti familiari si debbono annoverare anche Alberto,
fratello di Geppino, e la cognata, quali espressioni di una tragedia davvero
immensa, assolutamente incancellabile. Il “Medico Eroe” fu insignito, in
seguito, di altissime Onorificenze della
Repubblica Italiana in omaggio imperituro allo straordinario valore del
cittadino, del padre, del professionista.
Pola visse quella
tragedia come l’atto finale di un’ingiustizia epocale, che si sarebbe
completata qualche mese più tardi con la firma dell’iniquo trattato di pace (10
febbraio 1947) e la perdita italiana della Dalmazia, di Fiume e di massima
parte dell’Istria, compreso il capoluogo, ad esclusivo vantaggio della
Jugoslavia. In effetti, fu a seguito dell’eccidio di Vergarolla che caddero le
ultime speranze, e che la scelta dell’Esilio, abbandonando tutto, divenne una
decisione plebiscitaria, condivisa dal 92 per cento della cittadinanza (con
un’incidenza analoga a quelle di tutta la Venezia Giulia trasferita sotto la
sovranità dell’usurpatore).
Quelle speranze erano
state già abbattute dalle indiscrezioni filtrate da qualche mese circa il loro
carattere strumentale, collegato alla fruizione del porto di Pola da parte
degli Alleati limitatamente al tempo necessario per l’approdo dei trasporti
marittimi destinati all’entroterra nell’ultimo periodo bellico e nella prima
fase delle esigenze successive.
L’Esodo fu un giudizio
etico e politico, tanto definitivo quanto irreversibile, che il tempo e la
storiografia hanno consolidato, ma che è bene confermare e ribadire: se non
altro perché non sono mancate voci, sia pure largamente minoritarie, che hanno
interpretato Vergarolla alla stregua di un fatto accidentale, se non
addirittura di un’azione ad opera degli Alleati, mentre è stato confermato, in
specie dopo l’apertura degli Archivi britannici di Kew Gardens a sessant’anni
dalla tragedia, quello che si era compreso immediatamente, non solo a Pola,
ravvisando nella strage la lunga mano dell’OZNA, la polizia politica del regime
titoista.
Ogni anno, il 18 agosto
si ricorda la Strage dei Martiri di Vergarolla evocando quella sanguinosa
pagina di storia, quando caddero, a 16 mesi dalla fine della guerra, tante
ulteriori Vittime innocenti della “pulizia etnica” (in maggioranza donne e
bambini per l’età media di 26 anni). Nel 2025 si è registrato, finalmente, un
passaggio istituzionale di grande rilevanza politica e mediatica, grazie al
progetto di legge presentato dall’On. Nicole Matteoni (FDI) per l’istituzione
di una ”Giornata nazionale” per il Ricordo dei Martiri di Vergarolla, onde
perpetuarne il Ricordo nel nome della Patria e dei suoi Valori, con l’auspicio
di rapido completamento dell’iter legislativo.
Non poteva essere
diversamente, e così è stato, per la celebrazione dell’ottantennio, svoltasi a
Trieste - ad iniziativa della Federazione Grigioverde e della Famiglia di Pola
in Esilio - davanti alla stele in pietra
del Carso (Donazione della Cava Romana di Aurisina) che, innanzi alla
Cattedrale di San Giusto, affida i Nomi dei Caduti alla “pietas” dei superstiti
e dei posteri; una Stele fortemente
voluta, assieme alla scrivente (Brussi-Dinelli-Montani), dal compianto Gen.
Riccardo Basile, che per tanti anni aveva stretto in un unico abbraccio la
Federazione Grigioverde e la Famiglia di Pola in Esilio finanziata
esclusivamente dal Volontariato del mondo Esule, e che era stato convinto
assertore dei Valori inderogabili di italianità e di patriottismo.
Alla presenza delle
Autorità civili e militari e del Gonfalone di Trieste decorato di Medaglia
d’Oro al Valor Militare, le Vittime di Vergarolla, dopo l’allocuzione del
Vescovo Mons. Trevisi, sono state onorate con la Benedizione dell’ottantennio,
e con la recita delle preghiere di rito. Al riguardo, è da segnalare la commossa
presenza di tanti Congiunti delle Vittime, ad iniziare dai cinque Caduti
appartenenti alla Famiglia Dinelli, che non a caso il Presule triestino ha
voluto onorare personalmente nella Basilica di San Giusto, salutando ciascuno
degli Eredi ivi convenuti.
Nella ricorrenza, ha
fatto seguito la toccante cerimonia esterna davanti alla Stele commemorativa
dei Caduti di Vergarolla con gli omaggi rituali, presenti i labari delle
Associazioni d’Arma riunite nella Grigioverde, e quelli delle Organizzazioni
civili e patriottiche, con la deposizione degli omaggi floreali sulle note del
Silenzio. In particolare, si deve far cenno alla commossa partecipazione di
tanti cittadini, senza dire dei numerosi visitatori presenti nella Zona Sacra
antistante la Cattedrale, spesso inconsapevoli della tragedia in parola, stante
la disinformazione perseguita per troppo tempo dall’Italia ufficiale.
La strage del 18 agosto
1946 è assurta a testimonianza emblematica del grande dramma di un intero
popolo: quello giuliano, istriano e dalmata, che aveva avuto il solo torto,
attestato da Maria Pasquinelli, di “amare incommensurabilmente ed
incondizionatamente” la sua Patria.
Questa testimonianza è
rivissuta ancora una volta nella celebrazione dell’ottantennio, con gli Onori
perenni alle Vittime, e nel segno di un’indomita speranza proposta dalla
partecipazione dei giovani e dei bambini, quasi a sottolineare che da
Vergarolla non scaturisce soltanto il pur commendevole e necessariamente
commosso Ricordo, ma nello stesso tempo, un impegno di vita a lungo termine, in
senso nobilmente patriottico, e soprattutto etico. I Caduti di Vergarolla sono
presenti attivamente nelle menti e nei cuori di tutti gli Italiani di buona
volontà, e lo saranno sempre.
Laura
Brussi Montani - Esule da Pola - Pubblicista
Consigliere dell’Opera
Nazionale per i Caduti senza Croce
Volontariato per non
dimenticare
Già Revisore dei Conti
del Libero Comune di Pola in Esilio
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| Trieste, 18 agosto 2026. Santa messa in ricordo dei Caduti di Vergarolla |
Bibliografia
Cimmino Regina, Quella terra è la mia terra. Istria: memoria
di un esodo, Edizioni Il Prato, Padova 1998.
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Muggia Wanda, L'epoca di Wanda, Editrice L'Autore
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Orsini Angelo, L'Esodo a Latina - La storia dimenticata dei
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Pupo Raoul, Il lungo Esodo - Istria: le persecuzioni, le
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Tomasini Elvino, Pola Addio! E altri racconti, Edizioni
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della Strage di Vergarolla: Geppino Micheletti (1905 – 1961), testo italo -
inglese, seconda edizione, Edizioni
Apice Libri, Sesto Fiorentino 2026, pagg. 128.
Vivoda Lino, L'Esodo da Pola - Agonia e morte di una
città italiana, Nuova Lito - Effe, Piacenza 1989.
Vivoda Lino, Libero Comune di Pola in Esilio - 60 anni di
cronache della diaspora polesana, Edizioni “L'Arena di Pola”, Trieste 2005.
Vivoda Lino, Campo profughi giuliani - Caserma Ugo Botti
- La Spezia, Edizioni Istria
Europa, Imperia 1999.
Zecchi Stefano, Quando ci batteva forte il cuore - Istria
1945. Un padre e un figlio, un grande viaggio alla ricerca dell’identità rubata
dal vento della Storia, Mondadori, Milano 2010.


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