domenica 13 settembre 2026

VERGAROLLA: UN GIUDIZIO ETICO E STORICO NELL’OTTANTESIMO ANNIVERSARIO DELL’ECCIDIO. 18 AGOSTO 1946: UN DELITTO CONTRO L’UMANITA’ NEL QUADRO DELLA PULIZIA ETNICA DELL’ISTRIA. INTENSO RICORDO PATRIOTTICO

Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Laura Brussi, esule da Pola e consigliere nazionale dell’Opera per i Caduti senza Croce, molto attiva sull'argomento. È dedicato all’80° anniversario della strage di Vergarolla, in Istria. Presso Pola il 18 agosto 1946 ci fu quel terribile eccidio. Le riflessioni dell’Autrice si chiudono con una bibliografia orientata. Le fotografie si riferiscono alla cerimonia commemorativa di Trieste 2026. Ecco il testo di Laura Brussi. (Premessa di Elio Varutti, della redazione del blog)

Trieste, 18 agosto 2026. La famiglia Dinelli presso la lapide in ricordo dei Caduti di Vergarolla


Nell’ottantesimo anniversario, l’eccidio compiuto sulla spiaggia di Vergarolla, nei pressi di Pola, mentre era in corso una sentita e grande manifestazione sportiva di carattere nautico per iniziativa della Società Pietas Julia, è passato alla storia come la massima strage di civili compiuta in Italia durante il Novecento, in periodo di pace: mani criminali anti-italiane fecero esplodere ventotto bombe di profondità ad alto potenziale, ed altri strumenti letali: residuo bellico accatastato nelle vicinanze, il cui contenuto era pari ad oltre nove tonnellate di tritolo.

Nella tragica circostanza, il Comandante della XXIV Brigata di Fanteria Britannica, M.D. Erskine, si era fatto premura di segnalare che le mine non erano state recintate né sorvegliate, proprio perché si era provveduto a renderle inerti, e quindi non pericolose. Gli ordigni erano stati opportunamente e tempestivamente disinnescati per iniziativa delle forze Alleate d’occupazione, ma proprio il 18 agosto 1946 mani criminali ebbero l’ordine di attivarle, accendendo con grande maestria e competenza una miccia propagatasi a tutti gli ordigni che si trovavano sulla spiaggia:  le Vittime si contarono, secondo le testimonianze più aggiornate, nel numero di 116, ma quelle che si riuscì ad identificare furono solo 64, pari a poco più della metà: gli effetti della tremenda deflagrazione erano stati sconvolgenti ed allucinanti, come attestano le cronache del tempo.

Si ricordano doverosamente anche i tanti feriti, in numero pressoché doppio rispetto a quello dei Caduti, e tutti coloro che, per causa di postumi irreversibili, rimasero mutilati e parzialmente invalidi.

Nella Comunità Italiana di Pola e nei testimoni - inclusi diversi sopravvissuti - la tragedia fu immediatamente interpretata quale deliberato atto intimidatorio od attentato doloso attribuito agli apparati jugoslavi. Le ricostruzioni storiche, unitamente ai documenti d’archivio ed alle successive informazioni ufficiali di parte inglese, convergevano e convergono sulla realtà dell’attentato medesimo, quale opera dell’OZNA, la polizia politica di Tito.

I Caduti erano tutti di nazionalità italiana, ma non sono disponibili notizie probanti circa due appartenenti alle forze britanniche presenti sul territorio istriano, che furono feriti in maniera certamente grave ma su cui non si sono ottenute informazioni circa la loro sorte effettiva. Non tutti i Caduti ebbero la possibilità di essere identificati: non solo per le condizioni indotte dall’intensità della deflagrazione, ma nello stesso tempo perché diverse Vittime provenivano da fuori città, in territorio occupato da parte slava, attratte dalla predetta iniziativa nautica, con tutte le difficoltà di successiva ricerca, dovute al disagio del periodo post-bellico di gestione croata, ed al senso di paura, indotti dal lugubre attentato. 

I nomi degli esecutori materiali sono noti da tempo: comprendono cinque italiani, tra cui il caposquadra Giuseppe Kovacich, nativo di Fiume e disertore della Marina Militare, oltre ai comprimari Oreste Parovel, Marco Lipez, Silvano Picorich,  Guido Fiorino, ed al croato Ivan Berljaffa; e soprattutto quelli dei mandanti, a cominciare dal Vice Presidente della Repubblica Federativa Jugoslava Edvard Kardelj, e dal suo collaboratore Milovan Gilas, non ancora caduto in disgrazia, senza dire - ben s’intende  - del Maresciallo Tito, indubbio e consapevole regista.

L’eroico Dr. Geppino Micheletti, primario dell’Ospedale di Pola dove rimase ad operare alacremente per due giorni e due notti anche quando gli pervenne, unitamente alla moglie Jolanda, la notizia terribile, che su quella spiaggia c'erano i loro due piccoli figli, Carlo di quattro anni, ritrovato senza vita assieme agli altri Martiri, e Renzo di nove anni, riconosciuto soltanto per una calzetta, unico perenne ed affettuoso  ricordo per il Papà. Nell’ambito dei Caduti familiari si debbono annoverare anche Alberto, fratello di Geppino, e la cognata, quali espressioni di una tragedia davvero immensa, assolutamente incancellabile. Il “Medico Eroe” fu insignito, in seguito,  di altissime Onorificenze della Repubblica Italiana in omaggio imperituro allo straordinario valore del cittadino, del padre, del professionista.

Pola visse quella tragedia come l’atto finale di un’ingiustizia epocale, che si sarebbe completata qualche mese più tardi con la firma dell’iniquo trattato di pace (10 febbraio 1947) e la perdita italiana della Dalmazia, di Fiume e di massima parte dell’Istria, compreso il capoluogo, ad esclusivo vantaggio della Jugoslavia. In effetti, fu a seguito dell’eccidio di Vergarolla che caddero le ultime speranze, e che la scelta dell’Esilio, abbandonando tutto, divenne una decisione plebiscitaria, condivisa dal 92 per cento della cittadinanza (con un’incidenza analoga a quelle di tutta la Venezia Giulia trasferita sotto la sovranità dell’usurpatore).

Quelle speranze erano state già abbattute dalle indiscrezioni filtrate da qualche mese circa il loro carattere strumentale, collegato alla fruizione del porto di Pola da parte degli Alleati limitatamente al tempo necessario per l’approdo dei trasporti marittimi destinati all’entroterra nell’ultimo periodo bellico e nella prima fase delle esigenze successive.

L’Esodo fu un giudizio etico e politico, tanto definitivo quanto irreversibile, che il tempo e la storiografia hanno consolidato, ma che è bene confermare e ribadire: se non altro perché non sono mancate voci, sia pure largamente minoritarie, che hanno interpretato Vergarolla alla stregua di un fatto accidentale, se non addirittura di un’azione ad opera degli Alleati, mentre è stato confermato, in specie dopo l’apertura degli Archivi britannici di Kew Gardens a sessant’anni dalla tragedia, quello che si era compreso immediatamente, non solo a Pola, ravvisando nella strage la lunga mano dell’OZNA, la polizia politica del regime titoista.

Ogni anno, il 18 agosto si ricorda la Strage dei Martiri di Vergarolla evocando quella sanguinosa pagina di storia, quando caddero, a 16 mesi dalla fine della guerra, tante ulteriori Vittime innocenti della “pulizia etnica” (in maggioranza donne e bambini per l’età media di 26 anni). Nel 2025 si è registrato, finalmente, un passaggio istituzionale di grande rilevanza politica e mediatica, grazie al progetto di legge presentato dall’On. Nicole Matteoni (FDI) per l’istituzione di una ”Giornata nazionale” per il Ricordo dei Martiri di Vergarolla, onde perpetuarne il Ricordo nel nome della Patria e dei suoi Valori, con l’auspicio di rapido completamento dell’iter legislativo.

Non poteva essere diversamente, e così è stato, per la celebrazione dell’ottantennio, svoltasi a Trieste - ad iniziativa della Federazione Grigioverde e della Famiglia di Pola in Esilio -  davanti alla stele in pietra del Carso (Donazione della Cava Romana di Aurisina) che, innanzi alla Cattedrale di San Giusto, affida i Nomi dei Caduti alla “pietas” dei superstiti e dei posteri; una Stele  fortemente voluta, assieme alla scrivente (Brussi-Dinelli-Montani), dal compianto Gen. Riccardo Basile, che per tanti anni aveva stretto in un unico abbraccio la Federazione Grigioverde e la Famiglia di Pola in Esilio finanziata esclusivamente dal Volontariato del mondo Esule, e che era stato convinto assertore dei Valori inderogabili di italianità e di patriottismo.

Alla presenza delle Autorità civili e militari e del Gonfalone di Trieste decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare, le Vittime di Vergarolla, dopo l’allocuzione del Vescovo Mons. Trevisi, sono state onorate con la Benedizione dell’ottantennio, e con la recita delle preghiere di rito. Al riguardo, è da segnalare la commossa presenza di tanti Congiunti delle Vittime, ad iniziare dai cinque Caduti appartenenti alla Famiglia Dinelli, che non a caso il Presule triestino ha voluto onorare personalmente nella Basilica di San Giusto, salutando ciascuno degli Eredi ivi convenuti.

Nella ricorrenza, ha fatto seguito la toccante cerimonia esterna davanti alla Stele commemorativa dei Caduti di Vergarolla con gli omaggi rituali, presenti i labari delle Associazioni d’Arma riunite nella Grigioverde, e quelli delle Organizzazioni civili e patriottiche, con la deposizione degli omaggi floreali sulle note del Silenzio. In particolare, si deve far cenno alla commossa partecipazione di tanti cittadini, senza dire dei numerosi visitatori presenti nella Zona Sacra antistante la Cattedrale, spesso inconsapevoli della tragedia in parola, stante la disinformazione perseguita per troppo tempo dall’Italia ufficiale.

La strage del 18 agosto 1946 è assurta a testimonianza emblematica del grande dramma di un intero popolo: quello giuliano, istriano e dalmata, che aveva avuto il solo torto, attestato da Maria Pasquinelli, di “amare incommensurabilmente ed incondizionatamente” la sua Patria.

Questa testimonianza è rivissuta ancora una volta nella celebrazione dell’ottantennio, con gli Onori perenni alle Vittime, e nel segno di un’indomita speranza proposta dalla partecipazione dei giovani e dei bambini, quasi a sottolineare che da Vergarolla non scaturisce soltanto il pur commendevole e necessariamente commosso Ricordo, ma nello stesso tempo, un impegno di vita a lungo termine, in senso nobilmente patriottico, e soprattutto etico. I Caduti di Vergarolla sono presenti attivamente nelle menti e nei cuori di tutti gli Italiani di buona volontà, e lo saranno sempre.

Laura Brussi Montani - Esule da Pola - Pubblicista

Consigliere dell’Opera Nazionale per i Caduti senza Croce

Volontariato per non dimenticare

Già Revisore dei Conti del Libero Comune di Pola in Esilio

Trieste, 18 agosto 2026. Santa messa in ricordo dei Caduti di Vergarolla
--

Bibliografia

Cimmino Regina, Quella terra è la mia terra. Istria: memoria di un esodo, Edizioni Il Prato, Padova 1998.

Basile Riccardo, Cronologia essenziale della storia d'Italia e delle terre Giulie, a cura della Federazione Grigioverde, Editore Italo Svevo, Trieste 2010.

Bernas  Jan  (a cura di), Ci chiamavano Fascisti. Eravamo Italiani, Mursia, Milano 2010.

Montani Carlo Cesare, Venezia Giulia Istria Dalmazia - Pensiero e Vita morale, Aviani e Aviani Editori, Seconda edizione ampliata, Udine 2024.

Montani Carlo Cesare, Vergarolla: una verità definitiva, in "Rivista della Cooperazione Giuridica Internazionale", Roma 2008.

Muggia Wanda, L'epoca di Wanda, Editrice L'Autore Libri, Firenze 2003.

Orsini Angelo, L'Esodo a Latina - La storia dimenticata dei Giuliani e Dalmati, Editore Aracne, Roma 2007-

Pupo Raoul, Il lungo Esodo - Istria: le persecuzioni, le foibe, l'esilio, Edizioni Rizzoli Storica, Milano 2005.

Radivo Paolo, La Strage di Vergarolla (18 agosto 1946), secondo i giornali giuliani dell’Epoca, le acquisizioni successive, Comune di Pola in Esilio, Trieste 2015, pagg. 648.

Rocchi P. Flaminio, L'Esodo dei 350 mila Giuliani, Fiumani e Dalmati, Edizioni Difesa Adriatica, Roma 1990.

Tomasini Elvino, Pola Addio! E altri racconti, Edizioni “Italo Svevo”, Trieste 1977.

Vanni Duccio, Vita Opere e Riconoscimenti del Medico Eroe della Strage di Vergarolla: Geppino Micheletti (1905 – 1961), testo italo - inglese,  seconda edizione, Edizioni Apice Libri, Sesto Fiorentino 2026, pagg. 128.

Vivoda Lino, L'Esodo da Pola - Agonia e morte di una città italiana, Nuova Lito - Effe, Piacenza 1989.

Vivoda Lino, Libero Comune di Pola in Esilio - 60 anni di cronache della diaspora polesana, Edizioni “L'Arena di Pola”, Trieste 2005.

Vivoda Lino, Campo profughi giuliani - Caserma Ugo Botti - La Spezia, Edizioni Istria    Europa,  Imperia 1999.

Zecchi Stefano, Quando ci batteva forte il cuore - Istria 1945. Un padre e un figlio, un grande viaggio alla ricerca dell’identità rubata dal vento della Storia, Mondadori, Milano 2010.