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venerdì 16 febbraio 2018

Toni Capuozzo a Gorizia per il Giorno del Ricordo

Ha suscitato molto interesse il giornalista Toni Capuozzo all’Auditorium di Gorizia, per la cerimonia del 10 febbraio 2018, organizzata dal Comitato Provinciale di Gorizia dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) alle ore 17. 
Toni Capuozzo. Per la foto si ringrazia il seguente sito web http://www.varesenews.it/2016/04/toni-capuozzo-racconta-il-segreto-dei-maro/512870/

Poco prima, per celebrare la solennità nazionale, alle ore 16.45, c’è stato l’omaggio in Largo Martiri delle Foibe, adiacente l’auditorium di via Roma, alla presenza delle autorità.
Grande soddisfazione per la buona riuscita dell’evento è stata espressa dagli organizzatori. In effetti non capita tutti giorni a Gorizia, città di 34 mila abitanti, di vedere l’auditorium praticamente tutto pieno, con oltre 380 persone a commemorare la tragedia dell’esodo giuliano dalmata.
Il ricco programma della giornata prevedeva il saluto delle autorità, l’esibizione dell’Accademia Lirica “Santa Croce” di Trieste, diretta dal maestro Alessandro Svab e l’intervento della professoressa Maria Grazia Ziberna, presidente dell’ANVGD di Gorizia. Dopo di lei, in programma, c’era l’intervento di Luca Urizio, presidente della Lega Nazionale.
L’intervento solenne di Massimo Marchesiello, prefetto di Gorizia, si è manifestato col conferimento da parte sua di due riconoscimenti agli insigniti discendenti delle vittime delle foibe, ai sensi dell’art. 3, della Legge n. 92 del 2004. Gli insigniti sono stati: Vito Di Cosmo, residente a Ronchi dei Legionari, in memoria dello zio Guardia di Finanza Domenico Vito Giuseppe Spinelli, oltre a Angela Rosita Gori, residente a Medea, in memoria del padre Guerrino Gori.
Fonte: Maria Grazia Ziberna, ANVGD Gorizia

Nel suo originale intervento, Maria Grazia Ziberna, ha utilizzato alcune diapositive con riferimento alla tematica dell’uccisione nelle foibe perpetrata dai titini. 
La prof.ssa Ziberna ha iniziato il  suo discorso citando le parole del Presidente Sergio Mattarella: “Le stragi, le violenze, le sofferenze patite dagli esuli giuliani, istriani, fiumani e dalmati non possono essere dimenticate, sminuite o rimosse. Esse fanno parte, a pieno titolo, della storia nazionale e ne rappresentano un capitolo incancellabile, che ci ammonisce sui gravissimi rischi del nazionalismo estremo, dell'odio etnico, della violenza ideologica eretta a sistema”.
Ha proseguito poi affermando che: “Dopo 70 anni  non è più il tempo di negare o minimizzare, ma è tempo di voltare pagina, di accertare la verità storica e di ammettere  ognuno le proprie responsabilità. Noi abbiamo ereditato un pesante passato, che molti si ostinano per motivi ideologici a non riconoscere. Oggi non si possono  certamente negare le colpe del fascismo, le prevaricazioni, le misure repressive  e le violenze degli anni ’20, e  quanto è accaduto  durante la guerra, nel 1941  dopo  l’occupazione della Provincia di Lubiana. Nessuno deve poi negare il grande valore della lotta di liberazione dei  partigiani che hanno combattuto per la libertà dal nazifascismo, ma  nessuno deve nascondere o giustificare i crimini commessi da una parte di loro  nei confronti  di veri, potenziali  o presunti oppositori all’avvento del regime comunista. 
Rodolfo Ziberna e la sorella Maria Grazia con il giornalista Toni Capuozzo, al termine dell'affollato incontro. Fotografia dell'Archivio ANVGD di Gorizia

Nessuno può quindi negare che le violenze delle truppe di Tito non furono se non in alcuni casi una rivolta popolare, spontanea, e che furono invece il risultato di una programmazione accurata, di decisioni prese ad alto livello per effettuare una epurazione preventiva,  furono infatti – sempre citando le parole del presidente Mattarella – Una tragedia provocata da una pianificata volontà di epurazione su base etnica e nazionalistica”.
Si volevano   eliminare fisicamente tutti coloro che  non condividevano le dottrine comuniste o, pur condividendole, erano potenzialmente ostili alla politica di Tito, che voleva annettere alla Jugoslavia tutte le terre  fino al Tagliamento e instaurare un regime comunista.
La presidente Ziberna ha poi continuato affermando che “la Slovenia di oggi ha avuto il coraggio di voltare pagina. Il presidente della Repubblica slovena Borut Pahor ha infatti riconosciuto che “La Slovenia ha iniziato a gestire una delle sfide storiche più drammatiche”, e  che “E’ un nostro dovere umano e di Stato quello di seppellire in maniera civile le vittime delle uccisioni del dopoguerra”. (…)  “Non cambiamo la storia, cambiamo il futuro”.
Pur tra mille problemi di natura politica e ideologica, i cittadini della Slovenia hanno iniziato quindi  ad indagare su quanto è accaduto realmente a quel tempo. Questa coraggiosa  ricerca della  verità ha portato i suoi frutti: la Commissione slovena costituita già negli anni ’90 per individuare i siti di sepoltura delle vittime di uccisioni di massa  ha individuato e segnalato, recintandoli e costruendo in molti casi delle cappelle nelle vicinanze, 600 siti dove sono stati occultati decine di migliaia di oppositori del regime di Tito, militari ma anche un numero elevatissimo di civili inermi. Sono stati così individuati siti come Huda Jama, dove sono stati occultate le salme di circa 3 mila persone, e Maribor, dove in un fossato anticarro, ritrovato durante i lavori per costruire l’autostrada, sono stati rinvenuti i resti di 15 mila vittime.

Nella  contestualizzazione storica è stato poi ricordato il 97enne Giuseppe Comand, di Latisana – ultimo testimone oculare delle esumazioni delle foibe, recentemente insignito dell’onorificenza di commendatore per iniziativa dello stesso presidente Mattarella, dopo la pubblicazione sull’Avvenire di un articolo della giornalista Lucia Bellaspiga.
Fonte: Maria Grazia Ziberna, ANVGD Gorizia

Poi l’attrice novantenne Maja Monzani ha  recitato “Foiba” di Marco Martinolli. In sala c’era anche la sua famiglia, di origine lussignana. Lui, giovane ingegnere e poeta, è morto nel 2010, a 39 anni.
La Ziberna si è poi soffermata sulle dichiarazioni di Pavel Jamnik, il funzionario della Polizia criminale incaricato di indagare sui crimini avvenuti al termine del secondo conflitto e su quanto è emerso dai ritrovamenti a Huda Jama e a Maribor, oltre che sulla cerimonia funebre tenutasi nel 2016 alla presenza dei presidenti di Slovenia e Croazia.

Commentando infine l’affermazione del presidente Mattarella, secondo cui “L'Unione Europea è nata per contrapporre ai totalitarismi e ai nazionalismi del Novecento una prospettiva di pace, di crescita comune, nella democrazia e nella libertà. Oggi, grazie anche all'Unione Europea, in quelle zone martoriate si sviluppano dialogo, collaborazione, amicizia tra popoli e stati”, la presidente Ziberna ha concluso il suo intervento sottolineando che “non sarà probabilmente possibile una memoria condivisa, ma per continuare su questa strada è doveroso ricordare, ricercare la verità e  rispettare la memoria degli altri, perché le nuove generazioni, i nostri  figli, si meritano un futuro migliore, un futuro di collaborazione e di pace. Cominciamo a crearlo noi questo futuro, da subito”.
Fonte: Maria Grazia Ziberna, ANVGD Gorizia

Anche il prefetto, nel suo breve ma incisivo intervento, dopo la presentazione della Ziberna, ha detto che non conosceva tanti particolari. Lo stesso Capuozzo, in un’intervista successiva all’evento, ha accennato al fatto che non sapeva certi dati, raccolti e diffusi dalla preziosa e paziente ricerca e traduzione della professoressa Maria Grazia Ziberna.

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Filmografia
Ecco il link per poter guardare l'intervista a Toni Capuozzo:     https://youtu.be/sX0oQkgR9xw  

Fonte: Maria Grazia Ziberna, ANVGD Gorizia

Fonte: Maria Grazia Ziberna, ANVGD Gorizia

 Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine assieme a Maria Grazia Ziberna, presidente ANVGD di Gorizia, a destra, durante un incontro culturale del dicembre 2017 che ha segnato la collaborazione tra i due Comitati Provinciali ANVGD di Udine e di Gorizia. 
Foto di E. Varutti
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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti. Fotografie e testi di Maria Grazia Ziberna, che si ringrazia per la fattiva collaborazione.
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mercoledì 14 febbraio 2018

Parco Vittime delle Foibe, il Prefetto di Udine chiede scusa ai profughi

Per i patimenti dell’esodo giuliano dalmata, Vittorio Zappalorto, prefetto di Udine, ha chiesto scusa ai profughi. È accaduto durante la cerimonia religioso patriottica al Parco Vittime delle Foibe, di Via Bertaldia, Via Manzini, il giorno 11 febbraio 2018, alle ore 11,45. 

Autorità civili e militari alla funzione religiosa nella Chiesa del Carmine a Udine

“Gli esuli non sono stati accolti bene – ha detto il Prefetto – eppure si trattava di italiani che avevano a cuore la loro terra da cui erano dovuti scappare”. Zappalorto nei giorni precedenti ha partecipato anche ad alcuni appuntamenti delle scuole superiori per il Giorno del Ricordo (ad esempio lo Stringher). “Bisogna parlarne di più nella scuola – ha aggiunto -  e siamo qui per chiedere scusa e per dialogare con i loro figli ed i nipoti”.
La notizia è stata diffusa da Radio RAI nel servizio giornalistico di Lara Boccalon nel Gazzettino del Friuli Venezia Giulia delle ore 18 del giorno 11 febbraio 2018 e anche in televisione il giorno seguente nel TG regionale delle ore 14.
Son lì che prendo appunti, perché il discorso del Prefetto mi sembra una grande novità e mi si avvicina una fiumana ultranovantenne dicendomi: “Alora i se gà acorti de noi!” Annuisco, ma le faccio un segno di lasciare parlare le autorità. “Sì va ben – mi ribatte – starò ben zita, ma son contenta perché i se gà acorti de noi”.

La parte religiosa della giornata era iniziata, alle ore 10,30, nella Chiesa della Beata Vergine del Carmine, dove don Giancarlo Brianti ha celebrato una Santa Messa  “in memoria delle vittime delle foibe e dei defunti giuliano dalmati”, come sta scritto su «Camminiamo insieme» Bollettino parrocchiale n. 6 del 2018, a p. 2. 
Alla funzione religiosa hanno presenziato, tra gli altri, il Prefetto di Udine, Antonella Nonino, assessore ai Diritti e all’Inclusione Sociale, in rappresentanza del Comune di Udine e l’ufficiale della Brigata alpina “Julia”, nonché l’ufficiale dell’arma dei Carabinieri. Era presente, inoltre, il gonfalone del Comune di Udine, nonché il labaro del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD).
In rappresentanza della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia erano presenti i consiglieri Silvana Cremaschi e Vincenzo Martines. “Bisogna preservare il ricordo di quegli avvenimenti – ha detto la Cremaschi al Parco Vittime delle Foibe – proiettato sul passato, quando le persone furono le vittime civili”. La Cremaschi si è detta contro la guerra e invece a favore le soluzioni politiche. “Oggi si manifesta per il ricordo dell’esodo e della profuganza – ha concluso la Cremaschi – riconoscendo le ingiustizie per le quali bisogna chiedere scusa”.
Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine legge una preghiera in Chiesa

La cerimonia civile al Parco Vittime delle Foibe si era aperta con la benedizione del Cippo da parte di don Giancarlo Brianti, parroco della Chiesa della Beata Vergine del Carmine. È proprio lì che negli anni 1954-1956 monsignor Felice Spagnolo ha celebrato alcune centinaia di matrimoni di profughi giuliano dalmati, che andavano avanti e indietro dal Centro di smistamento profughi di Via Pradamano, “per il scambiarse de corsa il vestito da sposa – come hanno raccontato le donne del borgo”.
Poi c’è stata la deposizione della corona d’alloro in onore delle Vittime delle Foibe e la toccante preghiera dell’infoibato, composta nel 1959 da monsignor Antonio Santin, vescovo di Trieste e Capodistria.
Ha parlato anche l’assessore Antonella Nonino. “Voglio ricordare il caso degli esuli – ha detto – ai quali capita nei vari documenti di vedersi scritto che sono nati in Jugoslavia, mentre il loro luogo di nascita era l’Italia, ecco bisognerebbe rispettare la legge che dice di segnare, ad esempio, solo: nato a Pola”. L’assessore Nonino ha ringraziato l’ANVGD di Udine perché “il Parco Vittime delle Foibe è come un cuore pulsante della città in un giorno da riempire di ricordi. Io penso che no basta chiedere scusa, è dovere di ricordare per tutta la cittadinanza. Tra i presenti si sono notati anche Claudio Freschi e Renzo Pravisano, del Consiglio Comunale di Udine”.

Il Cippo al Parco Vittime delle Foibe in Via Bertaldia

Sergio Satti, esule da Pola, decano dell’ANVGD di Udine ha voluto ringraziare il professor Furio Honsell, che nella sua veste di sindaco si impegnò, nel 2009, a realizzare il Parco Vittime delle Foibe, nonostante i pareri discordi della sua maggioranza”.
Allora Honsell ha replicato: “Col cuore e con le lacrime dissi di sì a questo Parco, voluto dall’ingegnere Silvio Cattalini, perché quelle violenze sono da condannare, allora noi viviamo qui un momento di civiltà europea e di dialogo tra i popoli, penso dunque che questo monumento sia un patrimonio di Udine, oltre che dell’ANVGD”.
La cultura della pace e della non violenza è stata ripresa e ribadita da Renata Capria D’Aronco, presidente del Club UNESCO di Udine. “Anch’io vorrei ricordare con affetto – ha concluso la D’Aronco – il compianto presidente degli esuli Silvio Cattalini, nato a Zara”.

L’intervento di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine
Ha parlato tra i primi oratori, Bruna Zuccolin, presidente dal 2017 dell’ANVGD di Udine, dopo 45 anni di dirigenza da parte del Comandante Silvio Cattalini.
“Ricorre oggi il Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata – ha esordito così la Zuccolin - si tratta di una solennità nazionale, opportunamente istituita con legge nel 2004, che chiama ciascuno e tutti a rinnovare la memoria della tragedia delle foibe e dell’esodo di 300 mila connazionali dalle terre natie dell’Istria, di Fiume, Pola e della Dalmazia”.

Quella è stata una tragedia a lungo dimenticata “rimossa dalla coscienza del Paese e per tanto tempo poco conosciuta. Italiani dimenticati in qualche angolo della memoria, come una pagina strappata al grande libro della storia, recita la canzone Magazzino 18 di Simone Cristicchi che, al magazzino di Trieste in cui vennero stipate le masserizie abbandonate dagli esuli, ha dedicato un commovente spettacolo riproposto con grande successo in Istria, in tutta Italia e nel mondo”.
Con la legge sul Giorno del Ricordo la Repubblica italiana “ha riconosciuto, finalmente e ufficialmente, che la storia del confine orientale era un pezzo importante della storia del nostro Paese e che le tragedie che colpirono le nostre terre nel cuore di quel secolo difficile che è stato il Novecento diventavano capitoli integranti della sua storia nazionale”.
Circa 300 mila istriani, fiumani, dalmati “spesso per il solo fatto di essere italiani – ha aggiunto la Zuccolin – furono obbligati ad abbandonare la loro terra, i loro beni, i loro parenti ed amici, e costretti ad andare incontro a un futuro precario e incerto, in Italia e all’estero”.
Ha poi detto: “Molti esuli trovarono rifugio a Trieste e nel resto del Paese, dove spesso furono accolti con indifferenza da quella stessa Italia nel cui abbraccio solidale avevano sperato. Molti invece furono costretti ad emigrare all’estero. Come ricordò Enzo Bettiza: non c’è consolazione possibile per riempire il vuoto che si spalanca nell’anima quando si è costretti ad abbandonare la propria casa e la propria terra”.
La preghiera dell'infoibato

A tutti costoro “dobbiamo dire un grazie per la testimonianza di amore per l’Italia, di coraggio, di dignità, di laboriosità che furono in grado di dare, pur colpiti da una tragedia di dimensioni inenarrabili. Tutti e non solo oggi ma ogni giorno dobbiamo concentrarci nella scrittura di una nuova pagina, dove non si parli di violenza, odio e vendetta, per consegnare alle generazioni future un mondo segnato dai valori positivi della giustizia e della pace”.
Il Giorno del Ricordo è dunque “un’occasione per convertire la memoria di una immensa tragedia – ha notato la Zuccolin – in una riflessione su quanto le cose siano cambiate nel frattempo e lascino sperare in un futuro migliore, privo di violenze e ingiustizie. Non si tratta di ridurre la portata di una pagina tragica, ma di fare una riflessione, con la serenità e l’oggettività che sono il vantaggio del tempo trascorso”.
Dal Labaro: Furio Honsell, Bruna Zuccolin, Vittorio Zappalorto, Antonella Nonino, Silvana Cremaschi, Vincenzo Martines e Sergio Satti

Dobbiamo essere memori “di ciò che è accaduto, tesi a realizzare, per il futuro dei nostri figli, un mondo diverso, dove l’odio sia sostituito dal dialogo e dalla voglia di camminare insieme, dettata non già da ragioni sentimentali, ma nel comune interesse di terre e popoli che – dobbiamo ricordarlo – per secoli hanno dialogato e collaborato tra loro – ha rilevato la Zuccolin -. Capire l’importanza del nuovo scenario che abbiamo davanti è un primo passo necessario per costruire un futuro dove la violenza, la discriminazione e l’odio siano solo un doloroso ricordo”.
Il Comitato provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia è impegnato e cosciente di questo importante compito oggi e ogni giorno dell’anno, in continuità con il proprio ‘Comandante degli Esuli’, l’indimenticabile Silvio Cattalini. E con il suo ricordo, ho il piacere e l’onore di dare la parola alle Autorità presenti”.
Lucio Costantini

La cerimonia finisce con un legame con Toronto
Alla fine della cerimonia Lucio Costantini, esule istriano, ha letto una poesia di Cesarina Ceschia. Poi, come avvenuto l’anno scorso, lo stesso Costantini ha proposto di accendere un lume nelle case, in onore delle vittime delle foibe, dei caduti e di tutti i defunti giuliano dalmati, così come viene fatto a Toronto, in Canada, da Mario Lorenzutti, esule da Isola d’Istria, con cui si è in contatto per il Giorno del Ricordo.

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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E.V. Fotografie di E. Varutti.

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Sitologia e cenni bibliografici
- E. Varutti, La campana di Harzarich. Intervista sull'esodo istriano, 1943, on-line dal 28 ottobre 2014.

- E. Varutti, Parla Sara, nipote di Arnaldo Harzarich, che scoprì le foibe d’Istria, on-line dal 2 marzo 2015.

- E. Varutti, La Giornata del Ricordo. L’orrore di quella mattanza: parlano i testimoni delle foibe, «Messaggero Veneto», 7 febbraio 2018, p. 48.

- «Camminiamo insieme», Bollettino domenicale. Parrocchia della Beata Vergine del Carmine, Udine, n.6, 2018.

- Lucia Bellaspiga, Udine. Io, a 97 anni ultimo testimone oculare delle stragi delle foibe, «L’Avvenire», 6 gennaio 2018,

- Giorno del Ricordo. Da Porzûs alle foibe, passando per l’esodo istriano. La riflessione dello storico Raoul Pupo. Profughi, 100 mila per Udine. Testimonianza, Sara: È stato mio zio a scoprire le foibe, «La Vita Cattolica», 7 febbraio 2018, p. 9.

- Marina Corradi, Lettere. Foibe, il coraggio di chi denunciò i crimini e il bacio che salvò la memoria, «L’Avvenire» del 10 febbraio 2018.

- David Zanirato, Esuli istriani e dalmati in città, un libro e una ricerca. Foibe, le storie degli esuli Centomila a Udine, «Il Gazzettino», Cronaca del Friuli, 11 febbraio 2018, pp. I-II.


- Lara Boccalon, Il Centro smistamento profughi di Udine, TG Friuli Venezia Giulia, ore 14 del 12 febbraio 2018, dal minuto 8,45 al 11,38.








giovedì 8 febbraio 2018

Istituto Stringher nel Giorno del Ricordo 2018, ein plein di autorità a Udine

Non ci sono molti presidi che nella loro scuola commemorano il Giorno del Ricordo. Ce ne saranno ancor meno di quelli che riescono a fare il pieno delle massime autorità istituzionali del loro territorio per quell’evento svolto in collaborazione con l’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). È stato un vero ein plein di personaggi dello stato e delle istituzioni. Un successo per la scuola!
Anna Maria Zilli e Vittorio Zappalorto, prefetto di Udine al Giorno del Ricordo 2018 dell'Istituto Stringher

È accaduto così ad Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico dell’Istituto “Bonaldo Stringher” di Udine il 7 febbraio 2018 mattina, nell’Auditorium scolastico. È dal 1996 che la scuola alberghiera, commerciale e turistica ha iniziato ad occuparsi di esodo giuliano dalmata. Il presidente del Comitato Provinciale ANVGD di allora, l’ingegnere Silvio Cattalini, per una gita in Dalmazia chiese una collaborazione all’Istituto Statale d’Istruzione Superiore “Stringher”. Così dal 18 al 22 settembre 1996 due allieve della sezione turistica della rinomata scuola udinese, accompagnate dalla professoressa Nadia Tacus, docente di Economia turistica, parteciparono in veste di ciceroni a quel viaggio.
Dopo la istituzione della Legge sul Giorno del Ricordo, nel 2004, le attività didattiche sull’esodo istriano nella scuola si moltiplicarono anno dopo anno con ricerche, conferenze, filmati e mostre fotografiche, con l’intervento periodico di Cattalini, del vice presidente Sergio Satti, esule da Pola e di altri esuli dell’ANVGD.
Udine, 7.2.2018 Auditorium Istituto Stringher al Giorno del Ricordo. Fotografia di Giancarlo Martina

È stato Vittorio Zappalorto, prefetto di Udine, il 7 febbraio 2018, ad accennare come “nei libri di storia non ci sia molto spazio per l’esodo giuliano dalmata”. Il prefetto ha aggiunto che “per anni non si è mai parlato dei 350 mila italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia costretti ad abbandonare la loro terra con le loro carrette in fretta e furia, allora penso che sia giusto parlare di questi fatti, per conoscere meglio la storia e tutelare il nostro passato”.
La preside Zilli ha fatto un apprezzato discorso sulla conoscenza, valorizzando il fatto che lo Stringher fa parte della rete di scuole UNESCO. “È importante far conoscere e trasmettere alle nuove generazioni – ha detto la Zilli – il sapere di questi drammi a volte celati per pudore e dignità, lasciati silenti e rimossi per troppi anni, una simile azione conferisce un valore ed un significato autentico alla nostra opera di docenti e di educatori”.
Giorgio Gorlato, Bruna Zuccolin, Elisabetta Marioni e Pietro Fontanini al Giorno del Ricordo presso lo Stringher di Udine

Ha partecipato all’incontro l’onorevole Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine. “Mi viene in mente che partecipai anch’io alla votazione favorevole alla istituzione del Giorno del Ricordo – ha detto Fontanini – e penso che la questione delle foibe e dei campi profughi giuliano dalmati siano un dramma ancora vivo, causato dalle ideologie. Infatti ritengo che quei tristi fatti siano accaduti a causa del comunismo jugoslavo che ha voluto uccidere quelle persone perché italiane e i loro familiari fuggiti di qua del confine hanno trovato gravi difficoltà a farsi accettare”.
Ha poi parlato l’architetto Enrico D’Este, per il Comune di Udine, ribadendo “l’accettazione del diverso, del profugo, non come avvenne per la gente dell’Istria, Fiume e Dalmazia, puntando al senso di umanità”.


Come da programma della mattinata è intervenuta Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, puntando sulle “emozioni, perché ricordare gli istriani, i fiumani e i dalmati cacciati via dagli slavi è un modo per capire che il fatto violento e l’espulsione dalle proprie terre non dovrà accadere più, per tale motivo dobbiamo sentirci europei, un modo di essere che tra voi giovani è diffuso e quasi scontato”.
Ha rivolto le sue parole sul sentimento di pacificazione e di dialogo tra i popoli Renata Capria D’Aronco, presidente del Club UNESCO di Udine, ringraziando i professori del Laboratorio di Storia dello Stringher per l’intensa attività didattica svolta nei recenti anni sull’esodo istriano, sotto la guida della preside Zilli, che è pure presidente nazionale Rete Nazionale Istituti Alberghieri (RENAIA).
L’intervento più atteso e richiesto dagli insegnanti del Laboratorio di Storia della scuola, è stato quello di Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria, figlio di uno scomparso. Con la tensione salita alle stelle, Gorlato ha raccontato come i titini in divisa, alla sera del 3 maggio 1945, a guerra finita, portarono via suo padre, notaio di Dignano, assieme ad altri maggiorenti del paese, tutti italiani. Ha riferito di come la zia cercasse di fermare quel sopruso, ma si beccò un colpo in testa col calcio del fucile da uno dei miliziani con la stella rossa sul berretto. Da quella cattura non si seppe più nulla di quella gente italiana, finita in una foiba, come dissero i compaesani.
Le attente assistenti congressuali dell'Istituto Stringher al Giorno del Ricordo 2018

Ha introdotto i lavori dell’incontro didattico la professoressa Elisabetta Marioni, docente di Storia, che ha presentato i relatori della giornata di studio, oltre al filmato “Esodo, la memoria tradita”, pubblicato dall’ANVGD, che ha molto appassionato gli studenti.
Uno spazio iniziale è stato dedicato anche al professor Giancarlo Martina, referente del Laboratorio di Storia dello Stringher. “Abbiamo di recente condotto delle indagini statistiche interne – ha detto il professor Martina – trovando una valida collaborazione con gli insegnanti di Matematica, volevamo sapere se l’esodo giuliano dalmata e l’ANVGD sono conosciuti tra i nostri studenti e in quale misura, allora il risultato è stato confortante, perché nelle centinaia di questionari raccolti emerge un certa conoscenza del fenomeno, meno nota invece è l’ANVGD, ma continuiamo a far conoscere questa parte di storia dell’Italia nord-orientale”.
L’ultima relazione, intitolata “Insegnare il Giorno del Ricordo” è stata tenuta dal professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, commentando una serie di diapositive con documenti e fotografie dell’epoca sull’esodo, sul Centro di smistamento profughi di Udine e sui luoghi di accoglienza per gli esuli giuliano dalmati in Friuli.

Tra i professori dell’Istituto presenti in sala si sono notati, tra gli altri, Gianni Nocent, sindaco di Martignacco (UD), Anna Ghersani Durini, con avi di Fiume, Michele Galliussi, Roberto Orsaria ed alcuni insegnanti di sostegno.
All’ingresso della scuola e in auditorium faceva la sua bella mostra la squadra di assistenti congressuali in divisa, tutti allievi della scuola. Coordinati e preparati dai professori di Laboratorio di ricevimento Sonia Bortolussi e Luca Martini ecco qui di seguito i loro nomi: Massimo Codarin (della classe 3^B accoglienza turistica), Martina Castenetto, Sonia De Clara, Nikolina Gjergjeska, Chiara Mendoza, Nicole David e Federica Tortora, della classe 4^ C accoglienza turistica.
Alla fine dell’incontro le autorità e gli intervenuti sono stati accompagnati in Laboratorio di Sala bar, dove gli allievi di quel settore e i loro insegnanti Antonio Germani e Biagio Nappi, hanno offerto agli ospiti un brindisi, cui hanno collaborato professori del settore alberghiero e dolciario con il solito spirito di squadra di questa grande scuola.
Al microfono il professor Giancarlo Martina, del Laboratorio di Storia dello Stringher al Giorno del Ricordo 2018
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Servizio giornalistico e di networking di Sebastiano Pio Zucchiatti in collaborazione con E.V. Fotografie di E. Varutti e di Giancarlo Martina, che si ringrazia per la fattiva collaborazione.

Auditorium dell'Istituto Stringher di Udine il 7.2.2018 mattina per il Giorno del Ricordo, molta attenzione e poche manine a ravanare sugli smartphone...

Esodo da Pola 1947, ecco le carrette di cui parlava il prefetto di Udine in conferenza allo Stringher di Udine per il Giorno del Ricordo 2018, commemorato


giovedì 16 febbraio 2017

Insigniti al Giorno del Ricordo di Udine 2017

La manifestazione per la consegna dei diplomi e delle medaglie del Giorno del Ricordo a Udine si è tenuta il giorno 11 febbraio 2017, alle ore 16,30. Persino l’auditorium ove si è svolta la cerimonia nella parrocchia di San Marco, in piazzale Chiavris, reca un nome come quello di Monsignore Leandro Comelli, molto legato alle vicende dell’esodo giuliano dalmata.
Udine, Francesco Apollonio stringe la mano a Gloria Allegretto, vice prefetto, vicino al sindaco Furio Honsell, a Bruna Zuccolin, vice presidente dell'ANVGD e Elio Varutti

Don Comelli era il prete che diceva messa al Villaggio Metallico. Si trattava di 40 baracche con tetto in lamiera ondulata, abbandonate dagli inglesi nel 1947 nella zona di Via Monte Sei Busi. Lì, nel “Vilagjo de Fero” si insediarono, previa domanda alla caserma Spaccamela, varie famiglie d’Istria, Fiume e Dalmazia sino all’ottenimento delle case nei quattro Villaggi giuliani costruiti a Udine, dal 1950 al 1957, coi fondi dell’UNNRA. Ecco cos’è stato l’esodo degli istriani a Udine. Dal Centro di Smistamento Profughi di Via Pradamano passarono oltre centomila individui, per essere destinati nel 140 Centri raccolta profughi (CRP) di tutta Italia. A Trieste di CRP ne funzionavano 18 e l’ultimo, a Padriciano, chiuse definitivamente nel 1976.
Ha aperto l’incontro Bruna Zuccolin, vice presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato provinciale di Udine. «Vorrei ricordare, all’inizio di questa importante cerimonia – ha detto Zuccolin, che ha parenti istriani – il lavoro svolto in questi decenni dall’ingegnere Silvio Cattalini, il nostro presidente, oggi molto ammalato». I presenti in sala hanno risposto fraternamente con un applauso.
Poi ha parlato il professor Furio Honsell, sindaco di Udine. «Io, da ragazzo, ho vissuto a Trieste – ha detto il sindaco - e negli anni dell’occupazione titina era sparito il figlio di una mia vicina di casa, la madre aspettava sempre che lui ritornasse a casa, ma deve essere finito in una foiba, dopo alcuni anni questa signora mi regalò un libro di matematica del figlio infoibato ed io mi avvicinai a tale disciplina grazie a quel libro».
Il sindaco Furio Honsell, Ivano Bosdaves, Gloria Allegretto, vice prefetto, Bruna Zuccolin e Varutti

Il professor Elio Varutti, del Consiglio Esecutivo dell’ANVGD di Udine, presentava l’incontro e ha dato la parola a Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine. «Questa è una città che ha conosciuto l’esodo giuliano dalmata – ha detto Pirone – dato che oltre centomila profughi sono passati dal Centro Smistamento di Via Pradamano, dove oggi c’è la scuola Enrico Fermi e dobbiamo pensare alla dimensione europea, parlando del Giorno del Ricordo nel segno della pacificazione».
Anche Beppino Govetto, assessore alle Attività del tempo libero della Provincia di Udine, ha voluto menzionare «il percorso di pace e di riconciliazione con i territori abbandonati dagli esuli, rispettando il desiderio di verità che sorge da parte delle persone».
L’intervento solenne ed ufficiale della Prefettura di Udine è stato condotto da Gloria Allegretto, vice prefetto del capoluogo friulano. «Stiamo parlando di un pezzo di storia misconosciuta – ha esordito Gloria Allegretto – e agli anni del silenzio bisogna dire che è seguita la solenne commemorazione del ricordo senza rancore, come stiamo per fare oggi qui».
La conclusione del discorso del vice prefetto è stata rivolta alle giovani generazioni. «Siamo qui ad onorare ed insignire i discendenti di italiani scomparsi oppure infoibati – a concluso Gloria Allegretto – per evitare simili tragedie nel futuro e per trasmettere i nostri valori ai giovani, già perché il nostro europeismo è radicato nel concetto di patria sorto nel Risorgimento».
Ivano Bosdaves ascolta dal sindaco Furio Honsell la lettura della motivazione della onorificenza, accanto a Gloria Allegretto e Bruna Zuccolin. Foto di E. Varutti

È iniziata poi la consegna delle benemerenze ai familiari degli infoibati. Il signor Francesco Apollonio è stato insignito di diploma e medaglia in memoria dello zio Stellio Apollonio con la motivazione seguente: “Stellio Apollonio, nativo di Orsera, Istria, Carabiniere Ausiliario. Venne catturato dagli slavi a Orsera il 17 maggio 1945 e portato al carcere di Parenzo. Da allora non se ne seppe più nulla”. Il sindaco di Udine ha dato il microfono al signor Apollonio, chiedendogli di dire qualcosa. «Io ero bambino – ha detto Apollonio – quando fu messo in carcere a Parenzo. Ho solo qualche racconto dei miei familiari, ricordo che noi stavamo al Campo Profughi del Silos a Trieste nei box con la paglia per terra».
Udine - Il sindaco Furio Honsell legge la motivazione per insignire la figlia dello scomparso Luigi La Micela, accanto a Rosanna La Micela, Gloria Allegretto e Bruna Zuccolin. foto di E. Varutti

Il secondo premiato è stato Ivano Bosdaves, in memoria del padre Marino Bosdaves con questa motivazione: “Marino Bosdaves, nativo di Udine. Agente di Pubblica Sicurezza. In servizio presso la Questura di Gorizia, venne prelevato da partigiani titini il 2 maggio 1945 e da quel giorno non si ebbero più sue notizie, verosimilmente infoibato o diversamente massacrato”.
Come notazione a margine si accenna al fatto che il tale “Bosdario Marino, di Pietro e di Letizia Zorzin, nato a Udine il 23.11.1913 – Guardia di P.S. – Arrestato a Gorizia l’1 maggio 1945 e deportato” figura nell’elenco dei 651 scomparsi a Gorizia nel maggio 1945, edito dal Comune di Gorizia nel 1980.
Il maestro Bruno Rossi e Bruna Zuccolin, vice presidente ANVGD di Udine. Foto di E. Varutti

La terza ed ultima persona insignita a Udine è stata la signora Rosanna La Micela, in memoria del padre Luigi La Micela, con la seguente motivazione: “Luigi La Micela, nativo di Sicli, in provincia di Ragusa. Maresciallo dell’Esercito Italiano. Arrestato dai soldati jugoslavi a Gorizia il 9 maggio 1945 e portato prima ad Aidussina, poi ad Idria e di nuovo ad Aidussina ove si trovava nel giugno del 1945. Da allora non se ne seppe più nulla”. 
La signora La Micela ha voluto dire due parole: «Avevo sette mesi quando mio papà fu catturato dagli slavi a Gorizia, ricordo solo che mia mamma poi mi raccontava che gli portava da mangiare in carcere, ma lui non c’era, perché doveva essere già morto».
Al termine della cerimonia di premiazione dei familiari degli infoibati c’è stato un intervallo musicale d’arpa a cura dell’arpista Chiara Rossi. L’artista e i brani eseguiti sono stati presentati dal maestro Bruno Rossi, del Consiglio Esecutivo dell’ANVGD di Udine. Sono state suonate alcune composizioni folcloristiche inglesi, il canone di Pachelbel, Debussy, Ibert e Hasselmans. Si vedano gli allegati in immagine.
In conclusione il professor Fulvio Senardi, dell’Istituto Giuliano di Storia, Cultura e Documentazione di Trieste e Gorizia ha trattato il tema della Letteratura della Dalmazia nel 1892, riscuotendo ampio interesse tra i presenti, che hanno rivolto al relatore varie domande.

Appunti dalla Presentazione dell'intervallo musicale a cura del maestro Bruno Rossi, membro del Consiglio Direttivo dell'ANVGD di Udine. Si ringrazia il maestro per la gentile concessione alla pubblicazione dei suoi appunti
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Redactional e networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, in collaborazione con E. Varutti. Fotografie di Giorgio Gorlato, ove non altrimenti riportato.

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Riferimenti bibliografici e ringraziamenti
- Roberto Bruno, Elisabetta Marioni, Giancarlo Martina, Elio Varutti, Ospiti di gente varia. Cosacchi, esuli giuliano dalmati e il Centro di Smistamento Profughi di Udine 1943-1960, Istituto Statale d’Istruzione Superiore “B. Stringher”, Udine, 2015. (Si può cliccare qui per la versione nel web con lo stesso titolo).
- Comune di Gorizia (a cura del), Associazione Congiunti dei Deportati in Jugoslavia, Gli scomparsi da Gorizia nel maggio 1945, Gorizia, 1980. (Detto elenco è rintracciabile anche in Internet. Ringrazio il signor Carlo Cesare Montani, esule da Fiume a Trieste e la signora Laura Brussi, esule da Pola a Trieste, per avermi inviato una copia di tale volume).
- Giuseppina Mellace, Una grande tragedia dimenticata. La vera storia delle foibe, Roma, Newton Compton, 2014.
- Flaminio Rocchi, L’esodo dei 350 mila giuliani fiumani e dalmati, Edizioni Difesa Adriatica, Roma, 1990.
- Lucio Toth, Storia di Zara, Pordenone, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2016.
- Elio Varutti, Il Campo profughi di Via Pradamano e l’Associazionismo giuliano dalmata a Udine. Ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell’esodo 1945-2007, Udine, Edizioni ANVGD Comitato provinciale di Udine, 2007.

Udine - Chiara Rossi nel suo concerto con l'arpa. 
Foto di E. Varutti