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venerdì 17 febbraio 2017

Udine, Libreria Tarantola per il Giorno del Ricordo e a Castions delle Mura

È una novità che una libreria dedichi un pomeriggio al Giorno del Ricordo. È accaduto alla Libreria Tarantola di Udine lo scorso 16 febbraio 2017 alle ore 18.
Udine, Libreria Tarantola, Mauro Tonino, Giuseppe Liani, in piedi, e Ivan Buttignon. Fotografia di E. Varutti

C’è stata una larga partecipazione di pubblico. Il moderatore dell’incontro era Giuseppe Liani, già giornalista della RAI. Il titolo dell’evento era: "Segreti e tragedie del Confine Orientale".
Liani ha dato la parola a Elio Varutti, del Consiglio Direttivo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) Comitato provinciale di Udine, che ha portato il saluto dei dirigenti dell’associazionismo degli esuli giuliano dalmati, in particolare dell’ingegnere Silvio Cattalini, presidente dal 1972 del sodalizio.
Era presente anche Renata Capria D’Aronco, presidente del Club UNESCO, che ha portato il saluto ai presenti e agli autori della serata culturale. Ha poi avuto la parola Alfredo Gon, dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) di Manzano, che ha salutato gli organizzatori e gli autori dell’incontro.
In seguito è intervenuto Mauro Tonino, autore di “Rossaterra”, un romanzo basato sulle testimonianze di esuli e rimasti d’Istria. Lo scrittore ha voluto citare anche vari documenti storici, leggendo alcuni brani dai diari di Galeazzo Ciano e da altri personaggi per far capire che l’Istria e Trieste erano considerate perse, per l’espansionismo nazista e croato. «C’è ritrosia a raccontare da parte degli esuli giuliano dalmati – ha esordito Tonino – perché fino a poco tempo fa non venivano trattati bene da molte persone. Io mi sono fatto raccontare da Marino Cattunar, esule da Villanova di Verteneglio, l’uccisione nella foiba di suo padre da parte dei titini. Siamo anche andati vicino alla foiba di Vines, accompagnati dalla gente del posto e il proprietario del terreno ci raccontò che lui vide nel 1945 i titini che buttavano giù gli italiani e, pochi giorni dopo, non voleva passare vicino a quel bosco perché si sentivano i lamenti dei moribondi».

Ha poi parlato Ivan Buttignon, autore di “Trieste segreta 1945-1949. Le vicende mai raccontate”. Premesso che nelle guerra ci sono anche degli atti di umanità, Buttignon ha spiegato i tre punti principali del suo volume. «C’è stato un tentativo di invasione jugoslava di Trieste – ha detto l’autore – tra il 15 e il 16 settembre 1947, con pattuglie infiltratesi dal valico di Fernetti, ma poi tutto rientrò, a questa vicenda fecero seguito i Patti di Brioni tra Jugoslavia e Stati Uniti d’America tra agosto e novembre 1948 e infine, vorrei spiegare le posizioni variegate sulla Venezia Giulia dei comunisti di Trieste rispetto a quelle del PCI di Roma».
Poi in sala c’è stato un acceso dibattito. Tra le prime domande rivolte agli autori non poteva che esserci l’eccidio di Porzus, che rappresenta ancor oggi un nervo scoperto della politica nel confine orientale. Poi anche la pulizia etnica dei titini in Istria, a Trieste e Gorizia, il Centro di Smistamento Profughi di Via Pradamano a Udine, da dove passarono oltre centomila rifugiati d’Istria, Fiume e Dalmazia. Infine certi quesiti erano sul manovratore dei comunisti triestini, Vittorio Vidali che comunicava preferibilmente con l’URSS, invece che con Via Botteghe Oscure, sede del PCI.

Sempre il 16 febbraio 2017, per il Giorno del Ricordo, alle ore 20,30 a Castions delle Mura, frazione di Bagnaria Arsa, in provincia di Udine, presso la sala ricreativa “don Aldo Sepulcri”, per l’organizzazione del "Gruppo Teatro Concerto - Le Scùelute", c’è stata la presentazione di "Rossa terra", di Mauro Tonino. In quel contesto l’autore ha parlato anche della complessa questione del confine orientale 1943-1947, riportando anche fatti e vicende poco note.
Udine, Libreria Tarantola, Alfredo Gon, dell'ANPI di Manzano

giovedì 29 dicembre 2016

Da Besozzo giovani parrocchiani alla foiba di Basovizza

Dalla provincia di Varese, in Lombardia, hanno fatto una visita pellegrinaggio con Padre Giuseppe Andreoli il 28 dicembre 2016. 
Riceviamo e volentieri pubblichiamo una cronaca della visita dei ragazzi della parrocchia di Besozzo, in provincia di Varese, al Sacrario Nazionale di Basovizza, in provincia di Trieste. Dal 1 settembre 2013 don Giuseppe Andreoli è stato nominato Vicario della Comunità Pastorale “San Nicone Besozzi”, in Besozzo (Varese).
La cronaca della visita pellegrinaggio a Basovizza contiene alcuni commenti personali di Carlo Cesare Montani – esule da Fiume – riguardo al Trattato di pace del 1947 fra Italia e le potenze alleate vincitrici nella Seconda guerra mondiale, oltre alla data del 10 febbraio, definita per legge come Giorno del Ricordo. Per pura combinazione il signor Carlo Montani si trovava con familiari ed amici al Sacrario di Basovizza ed hanno assistito e partecipato alla «commovente preghiera ed una benedizione in onore di tutti i caduti». Poi, ai piedi della stele è stato posato un piccolo albero di Natale.
Il titolo dell’articolo e il testo seguente sono stati stilati dallo stesso Autore, che ringraziamo per la diffusione e pubblicazione. (elio varutti)
Parrocchiani di Besozzo, in provincia di Varese, in pellegrinaggio al Sacrario Nazionale di Basovizza, in provincia di Trieste.

ARIA NUOVA PER IL CONFINE ORIENTALE
Illusioni labili e speranze emergenti ad un settantennio dal Diktat

Il 10 febbraio 2017 ricorrono settant’anni dalla firma del trattato di pace che sottrasse iniquamente all’Italia tutta la Dalmazia e gran parte della Venezia Giulia, ed il 30 marzo si compiono 13 anni dalla promulgazione della Legge istitutiva del Ricordo (individuato proprio nel 10 febbraio di ogni anno) approvata dal Parlamento italiano con voto quasi unanime, per cancellare la vergogna di un lungo ostracismo e di un colpevole oblio, volutamente programmati dalle vecchie forze politiche in ossequio al dialogo con la Repubblica federativa jugoslava, e dopo la sua dissoluzione, a quello con le nuove realtà statuali di Slovenia e Croazia.

Sono due anniversari importanti e convergenti: da una parte, per la necessità di onorare la storia nella sua essenza manzoniana di “guerra contro il tempo” avente lo scopo di conoscere le origini per comprendere come si possa costruire un avvenire migliore; e dall’altra, per il bisogno altrettanto ineludibile di ottimizzare ed attualizzare il Ricordo, che strada facendo ha assunto il carattere sempre più palese di una mera ritualità ripetitiva.

Occorre una presa di coscienza critica e matura circa le prospettive avvenire di un popolo che, a suo tempo, fu oggetto di un vero e proprio genocidio, ben dimostrato dai 350 mila Esuli e dalle 20 mila Vittime innocenti, o meglio, colpevoli dell’imperdonabile “delitto di italianità”. Un popolo che ha dovuto confrontarsi con la legge di natura, nel senso che la prima generazione dell’Esodo è quasi scomparsa, e che quelle successive sono state pesantemente condizionate dalle dispersioni di una diaspora in parte inevitabile, ma in parte non meno consistente, pianificata da Governi di varia estrazione politica.
Cippo di Basovizza, sopra la foiba, o pozzo minerario che dir si voglia

Da questo punto di vista, il nuovo millennio coincide con una svolta storica. Da un lato, persistono le lamentazioni di quanti sono costretti a constatare la crisi in cui si dibattono le Organizzazioni e la stessa stampa giuliana e dalmata in Esilio, attribuendone la responsabilità prioritaria al disimpegno della “Casta” senza tenere conto che gli anni migliori erano stati quelli in cui il supporto finanziario delle Istituzioni era di là da venire, quasi a sottolineare la priorità del problema, non solo generazionale, della formazione etica e politica e del conseguente apporto volitivo. Da un altro lato, invece, si cominciano ad intravvedere commendevoli spunti innovativi, ad iniziativa di una base più ampia, lontana anni luce dalle illusioni - per non dire peggio - dei vecchi padroni del vapore.

Chi si fosse trovato a visitare il Sacrario Nazionale di Basovizza in un qualsiasi pomeriggio invernale come quello del 28 dicembre, avrebbe potuto aprire il cuore alla speranza nel vedere il composto pellegrinaggio giovanile della Parrocchia di Besozzo (Varese), guidata per l’occasione da Padre Giuseppe Andreoli: un nome che vale la pena di menzionare a futura memoria, se non altro per le attenzioni suscitate in una cinquantina di ragazzi, non soltanto studenti, nei confronti di una tremenda sciagura nazionale come quella dell’Esodo e delle Foibe, troppo spesso dimenticata, o nella migliore delle ipotesi, oggetto di qualche riferimento transeunte, assimilabile a quello dell’acqua sui tetti.

Le immagini di compostezza e di deferente ossequio sono visibili nelle fotografie, ma non dicono ancora tutto. Bisogna sapere, infatti, che al termine del pellegrinaggio tutti i presenti, compresi altri visitatori casuali, si sono uniti in preghiera ed hanno ricevuto la Benedizione, in un’ideale comunanza con le Vittime della grande tragedia storica dei massacri indiscriminati e delle fughe per la vita. Attenzione, rispetto e desiderio di apprendere sono stati condivisi in modo ineccepibile, che deve essere sottolineato con favore, al pari dell’accortezza con cui la regia del pellegrinaggio aveva predisposto la sosta al Sacrario.

Non si è trattato di un episodio unico, anche se di spessore molto particolare per la contestualità dell’esperienza di fede. Infatti, già nella scorsa primavera, un gruppo di analoghe dimensioni, scelto fra i migliori studenti degli Istituti superiori bresciani pervenuti alla maturità, aveva compiuto una visita analoga, con la guida della stampa locale e con un’opportuna esegesi storica, certamente competitiva con quella che, nella media, viene offerta dalle strutture scolastiche, troppo spesso carenti di specifica preparazione, tanto più che parecchi libri di testo propongono interpretazioni riduttive di Esodo e Foibe, se non anche autentici falsi storici, come quello secondo cui nel 1947 la Venezia Giulia e la Dalmazia sarebbero state “restituite” alla Jugoslavia, che invece non vi aveva potuto esercitare la propria sovranità per una ragione molto semplice: la propria inesistenza fino all’indomani della Grande Guerra.
I giovani di Besozzo davanti alla stele di Basovizza

Nell’ambito delle Organizzazioni giuliane, istriane e dalmate, qualcuno ha sollevato dubbi sulle celebrazioni avvenire del Ricordo, alla luce del disimpegno finanziario del Governo nei confronti della stampa dell’Esilio (pur appiattita su posizioni politicamente corrette), come se esistesse un rapporto sinallagmatico fra erogazioni e manifestazioni, senza il quale resterebbero soltanto l’impotenza, ed a seguire, il “de profundis”. Si tratta di un ragionamento che chiarisce al di là di ogni dubbio la logica che presiede ad una certa tipologia di Ricordo, e che sottolinea la necessità di esorcizzarla a favore di una memoria condivisa dai non addetti ai lavori, ed in primo luogo dai giovani: ciò, nel quadro di un arduo ma indilazionabile recupero dei valori “non negoziabili” di civiltà e di giustizia per cui troppi Martiri diedero la vita e che ripropongono, anche ai giorni nostri, lo stesso imperativo categorico.

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Servizio giornalistico e fotografico di Carlo Cesare Montani, ove non indicato diversamente.
Networking e premessa di Elio Varutti.
Una significativa immagine di Turismo FVG