domenica 11 dicembre 2016

Ride la musica di Daniele D’Agaro in S. Pio X a Udine

Potrà sembrare strano che una musica jazz appaia ridente. Come fa a ridere la musica? Eppure il concerto di Daniele D’Agaro e Mauro Costantini, tenutosi nella Chiesa di San Pio X a Udine sabato 10 dicembre 2016, grazie all’Assessorato al decentramento del Comune di Udine, si può dire, a mio parere, che ha messo in mostra una musica che ride, tanto era affascinante, piacevole e soddisfacente.
Mauro Costantini e Daniele D'Agaro

«È un privilegio e un onore per me – ha detto Daniele D’Agaro, poco prima del concerto natalizio – suonare in San Pio X, una parrocchia dove sono cresciuto». È proprio in Via Baldasseria Bassa, come ricordano i ragazzi degli anni 1960-1970, che si poteva incontrare quel ragazzone moro che voleva a tutti i costi imparare a suonare il saxofono tenore «anche a costo di andare all’estero». Infatti nel 1979 va a studiare musica a Berlino e poi ad Amsterdam. Poi suonerà con i più bravi musicisti jazz del mondo. Diventa il sassofonista e clarinettista pluripremiato dalla critica e dal pubblico, diviso tra Amsterdam e il Friuli. E torniamo al concerto di Udine sud.
Don Paolo Scapin, parroco di San Pio X, a Udine dal 1° novembre 2014

Ha aperto l’incontro don Paolo Scapin, parroco di San Pio X, portando i saluti della parrocchia ai due validi musicisti. C’è da dire che D’Agaro non era nuovo di queste iniziative nel quartiere. Nel 2013, infatti, come mi ha ricordato Germano Vidussi, presidente dell’Associazione Insieme con Noi, il sassofonista di Baldasseria aveva tenuto una bella lezione – concerto per i soci del medesimo sodalizio che accoglie persone svantaggiate.

Nella Chiesa di San Pio X il duo D’Agaro – Costantini ha eseguito 12 brani, compreso il richiesto bis da un pubblico che è andato via via aumentando durante la bella serata. Dopo le prove il duo jazz ha deciso di variare il repertorio. Non è stato eseguito “Discantus. Discanti aquileiesi e concerti sacri nel jazz”, come annunciato con volantini e locandine, perché la mancanza dell’organo a canne nella chiesa avrebbe potuto compromettere la buona riuscita della serata. Comunque c’è stato un alto livello spirituale nei pezzi eseguiti.

L’esibizione è iniziata con un brano orecchiabile degli anni ’50, con un assolo d’organo di Mauro Costantini. A seguire il Duo ha suonato una composizione dello stesso Costantini “After we’re gone”, dedicata ai genitori di ragazzi diversamente abili che si preoccupano del futuro dei loro figli, una volta che venissero a mancare il papà, o la mamma, o tutti e due. “Dopo di noi”, appunto. Anche il terzo pezzo è una composizione dell’ottimo Costantini “Sweet revelations”; un’esecuzione piena di spiritualità, nel clima natalizio che si respira a dicembre.
Il quarto brano si intitolava “Tyrone”, opera di Larry Young, organista sudafricano, poi si è passati a Duke Ellington, con i concerti sacri. Poi nell’avvolgente e calda atmosfera è arrivato il godevole arrangiamento al sesto o settimo posto della “Ave Maria” di Gounod, composta sulla base di Johann Sebastian Bach.
Daniele D'Agaro, sax tenore

All’ottavo posto c’è stato un po’ di “sano egocentrismo” del compositore Mauro Costantini (lo dico con ironia, sia chiaro!). Il  titolo del brano era “Out of gospel”, perché come ha detto l’organista «era un periodo che eseguivo solo musica gospel, così nel comporre mi sono voluto staccare da quel genere che, tuttavia, è molto bello».
Alla fine ci sono sti altri pezzi dai concerti sacri di Duke Ellington, tipo “Come Sunday” e di Mauro Costantini, detto il “Ray Charles blanc di Felet” (Ray Charles bianco di Feletto).
L’organista e compositore Costantini è un non vedente e originario di Feletto Umberto, frazione di Tavagnacco, in provincia di Udine. Nell’atmosfera idilliaca finale, ascoltando la rivisitazione di “Come Sunday”, il pubblico ha potuto gustare il timbro netto e altisonante del sax di D’Agaro.

A qualcuno, durante il concerto in San Pio X, sarà venuto in mente l’organo del trio “progressive rock” Emerson, Lake & Palmer con “Tarkus”, oppure quello di Tony Pagliuca, delle Orme. Solo per il fatto che Mauro Costantini, con fini didascalici, ha voluto spiegare l’uso della sua tastiera elettronica con queste parole: «Questo è un simulatore dell’organo Hammond, è un organo fedele al gospel, per poter esprimere una forte spiritualità». 
Grazie al Duo D’Agaro - Costantini! Ci siete riusciti in pieno!

Sulla musica che ride
Facendo i dovuti distinguo, devo precisare che il primo ad usare il verbo ridere con riferimento a degli oggetti, invece che alle persone allegre, è stato niente meno che Dante Alighieri. Volendo scrivere questa mia “critichetta d’arte”, ho pensato che D’Agaro è un grande personaggio del jazz internazionale e così volevo paragonarlo ad un grande dell’arte, nello specifico della letteratura. Intorno ai primi anni del Trecento l’Alighieri nell’osservare certe pagine di un libro manoscritto di temi giuridici, ben miniati da un pittore di Bologna, scrisse appunto che quelle carte “ridono”. Voleva significare che si trattava di disegni stupendi, da dare sollievo, felicità, quasi che le stesse miniature “ridessero” di bellezza.
Ecco la terzina in questione, tratta dal Purgatorio, XI, 82:

« Frate », diss’elli « più ridon le carte
che pennelleggia Franco bolognese:
l’onore è tutto or suo, e mio in parte.

Devo, infine, riferire al lettore che la scoperta delle carte che “ridono”, nell’ambito della critica d’arte si deve ad un altro grande autore, che risponde al nome di Roberto Longhi. Ebbene Longhi, nel 1950, ha riportato alla luce la frase di Dante Alighieri, nel suo saggio: Proposte per una critica d’arte.
Nel finale, prima dell'applaudito bis, don Scapin dice ai musicisti: "Avete un grande dono!"

Cenni bibliografici
Roberto Longhi, “Proposte per una critica d’arte”, «Paragone», 1, 1950, riedizione con prefazione di Giorgio Agamben, Pesaro, Portatori d’Acqua, 2014.
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Servizio giornalistico, fotografico e di networking di Elio Varutti.
Udine, Chiesa di San Pio X nel 1964, i chierichetti di don Adelindo Fachin (1922-1966), quando Daniele D'Agaro era ancora troppo piccolo. Ringrazio per la diffusione della fotografia Germano Vidussi

lunedì 5 dicembre 2016

Le poesie di Annalisa Vucusa presentate a Udine

Il 3 dicembre 2016, presso la sala San Cristoforo in Vicolo Sillio numero civico 4/B, a Udine è stato presentato il nuovo libro di poesie di Annalisa Vucusa. Il titolo è: Intrecci di luce. Dialogo tra parole e forma. Opere dell’artista Jolanda Comar.
Silvio Cattalini, Annalisa Vucusa e Alessandra Spizzo

Ha aperto l’incontro l’ingegnere Silvio Cattalini, esule da Zara nonché storico presidente del Comitato di Udine dell’Associazione Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). «L’autrice Vucusa, col papà che era di Zara – ha detto Cattalini – è già al suo terzo libro di poesie e poi ha scritto anche altri tre libri sul tema del viaggio e dell’esodo giuliano dalmata». 
All’evento, organizzato dal Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, erano presenti anche l’autrice e Alessandra Spizzo, artista con una tesi di laurea all’Università di Udine sugli scritti d’arte di Niccolò Tommaseo. La Spizzo ha letto magistralmente alcune delle 70 poesie della raccolta e ha dialogato con la Vucusa tra l’attenzione e la partecipazione del non folto pubblico. 
La Vucusa ha sottolineato l’importanza delle riproduzioni delle opere dell’artista Jolanda Comar contenute nel volume stesso, nel tentativo di collegare i componimenti scritti con i quadri “neolucisti” della Comar. Alcuni critici d’arte hanno definito “neolucista” il prodotto culturale della Comar in quanto si basa su taluni effetti e su particolari giochi di luce creati dalle particolari superfici riflettenti delle sue opere. Queste produzioni stimolano la mente a nuove cognizioni per una proiezione in spazi universali. Il collegamento culturale è da farsi con Mikhail Lariònov che, nel 1913, inventò il «lucismo» («лучизм») e pubblicò un libro omonimo che era praticamente il primo manifesto dell'arte astratta in Russia.
Ritornando alla poetessa, la Vucusa ha detto di essersi “illusa di trovare le radici nella scrittura e in me stessa, perché mi sento soggetta ad uno sradicamento riguardo all’appartenenza territoriale”. Allora l’artista Spizzo ha incalzato la poetessa con la seguente domanda: “I ricordi sono radici?”. E la Vucusa ha risposto affermativamente, anche se “non riesco a vedere radici nelle case, mi ricordo che mia madre mi diceva: Sembra che la casa ti caschi addosso, perché ero sempre in giro e mai a casa”. 
Il pubblico in sala

Alcune poesie fanno apparire un sottofondo di malinconia, come afferma la stessa autrice. Ciò che emerge più di tutto, tuttavia, sono i valori della famiglia, delle persone vicine e dei luoghi della memoria e del cosmo: Zara, il mare, le isole dalmate, il nonno in esilio, i tramonti rossi sul Mare Adriatico ed altro ancora.
È sconvolgente la ricerca delle radici per l’Annalisa figlia di uno zaratino. Cito, a titolo di esempio, la poesia intitolata “Radici”. «Sicura certezza della mia vita / Solida roccia di un magma antico / che ha i profumi della terra. / La tua terra. / Alla ricerca delle mie radici» (p. 53).
 Sarà pure una “sradicata”, come si autodefinisce la Vucusa, autrice appunto di “Sradicamenti” nel 2001, però quando decide di scrivere dei versi mette in mostra un grande spirito creativo ed un potente desiderio di comunicare.
Annalisa Vucusa è una “cucciola dell’esodo”. Il riferimento va, è chiaro, all’esodo giuliano dalmata. È cresciuta in un clima familiare con continui riferimenti all’esilio del suo babbo da Zara e, allo stesso tempo, con non molte informazioni sulla famiglia dalmata. Le sue poesie ci comunicano anche questo stato d’animo. L’essere italiani di Dalmazia cacciati dalla propria terra e accolti nell’italico stivale, diciamo così messosi in una posizione piuttosto di matrigna arcigna, anziché di una patria in senso stretto.

Dobbiamo la affettuosa definizione di “cuccioli dell’esodo”, per riferirsi alla prima generazione nata in varie città d’Italia, dopo la fuga dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia degli anni 1943-1960, a un altro scrittore veramente interessante. Si tratta di Michele Zacchigna, nato a Umago d’Istria, nel 1953 e morto a Gemona del Friuli nel 2008. Di lui è stato pubblicato a Trieste, per Nonostante Edizioni nel 2013 il Piccolo elogio della non appartenenza. Una storia istriana, con una Postfazione di Paolo Cammarosano.
A questo punto mi permetto di ricordare un altro esule di Zara, che ho avuto il piacere e l’onore di conoscere. Mi colpisce che pure lui abbia usato le parole che si riferiscono all’aspetto, diciamo così, del lavoro contadino: sradicare, estirpare, spezzare, rompere, stroncare, togliere una pianta di mezzo, fare in modo che non cresca più lì. Le piante, nel 1943-1944, a Zara erano gli italiani. È il professor Giuseppe Bugatto, (Zara 1924 - Majano 2014), con il suo pamphlet di poesie nell’affascinante dialetto zaratino ha scritto El ramo scavezzà, edito dall’ANVGD di Udine, nel 1990. Un altro bel libro da meditare.
Silvio Cattalini, presidente del Comitato di Udine dell'ANVGD dal 1972; è un "vecchio leone dalmata" che non perde mai lo smalto!

Biografia di una poetessa “sradicata”
Annalisa Vucusa, nata a Vimodrone, in provincia di Milano, nel 1949 dal padre di Zara, è stata un’insegnante. Dopo una raccolta di poesie intitolata “Sprazzi di luce”, del 1999, si è presentata al pubblico friulano e nazionale con “Sradicamenti”, nel 2001. Tale volume è stato molto apprezzato per gli squarci di famiglia raccolti nella casa di Zara dai nonni e nelle case dell’esodo. Metteva subito in luce quello che pare il futuro della letteratura dell’esodo. Esaltava cioè le figure speciali di dalmati e di istriani, come la cantante lirica Maria Sala, apprezzata in Argentina, figlia di costruttori zaratini.
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Annalisa Vucusa, Intrecci di luce. Dialogo tra parole e forma. Opere dell’artista Jolanda Comar, Pasian di Prato (UD), L’Orto della Cultura, 2016, pagg. 88, 12 fotografie a colori, euro 13.
ISBN   9788899588175
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Suggerimento bibliografico sull’esodo giuliano dalmata

Per il lettore curioso, propongo un lavoro di ricerca collettivo, pubblicato nel web, cui ho partecipato nel 2015: Ospiti di gente varia. Cosacchi, esuli giuliano dalmati e il Centro di Smistamento Profughi di Udine 1943-1960.

Sui cuccioli dell’esodo si veda: Michele Zacchigna, Piccolo elogio della non appartenenza. Una storia istriana, Trieste, Nonostante Edizioni, con una Postfazione di Paolo Cammarosano, 2013, pagg. 68, euro 10.

sabato 26 novembre 2016

Strolic pal 2017 presentât a Udin li de Filologjiche

«Al è plui penç dal solit il Strolic pal 2017 – al à dit Federico Vicario, president de Societât Filologjiche Furlane – al è stât rincurât di Dani Pagnucco, cuntune redazion fate di Aldo Di Bernardo, Gianluca Franco e Annalisa Gasparotto».
Dani Pagnucco, Federico Rossi e Federico Vicario

Fevelin di un librut di 320 pagjinis, dutis in marilenghe. E je la edizion numar 98, stant che la socie e je nassude tal 1919 a Gurize.
Culì e si conte cualchi strolegaments, storiutis di ridi, ma ancje robis di biologjie, su la vite des plantis o pûr di filosofie. Dopo si pues lei tant di storie. Nuie mancul cualchi toc al è di astronomie, poesie, storie de Art, di teatri furlan e alc altri.
Fidrì dai Ros, clamât a screâ chest Strolic al à fevelât di une “opare messedade ben cun tantis rubrichis e dopo al è un strument par induvinâ il futûr di caratar tradizionâl e une vore popolâr, une volte al coventave ai contadins, par capî ben ce che si veve di fâ cui cjamps”.

Tra i tancj che  àn fevelât si pues nomenâ Odorico Serena, partît cu la filosofie antighe, o Angela Felice che, dut un cun Paolo Patui, e à contât tantis robis dal teatri furlan, tirant dentri ancje chê comedie “Amôr in canoniche” che tal passât e tirât sù lui di cinccent replichis. Gabriella Bucco, la uniche che e à doprât la lenghe taliane par contâ i siei intervents tal librut, che a son su la creativitât artistiche di fâ etichetis pes butiliis di vin, che a zirin pal mont, une specialitât dute furlane.
Tra un autôr e chel altri, e à cjacarât ancje Nila Braidotti, di Fontanebuine di Pagnà. Come ogni an. Cheste siore, aromai di 88 primeveris, e à volût dâ in regâl ae Filologjiche un ûf piturât di jê, simpri cun snait di artist.
L'intervent di Odorico Serena

Altris autôrs dal Strolic pal 2017 a son: Angelo Floramo, Antonino Danelutto, Gianni Colledani, Beppino Ponte, Aldo Tomè, Elisabetta Brunello Zanitti, Claudio Mattaloni, Giacomo Vit, Ermanno Dentesano, Monica Tallone, Mauro Fiorentin, Giannino Angeli, Carlo Zoldan e altris ancjemò.
Prime di lâ vie al è stât presentât ancje il Lunari pal 2017 dut fat cu lis cartulinis dal font de Filologjiche, cul intervent di Feliciano Medeot, diretôr de Societât Filologjiche Furlane.

La presentazion dal Strolic e je stade fate tal Salon d’onôr “Guglielmo Pelizzo”, di Palaç Mantica, in Vie Manin 18 a Udin, come te tradizion, la dì di Sante Catarine, ai 25 di Novembar, a lis cinc e mieze sore sere.
Angela Felice e nomene la comedie “Amôr in canoniche”

Gabriella Bucco e conte i siei intervents tal librut, che a son su la creativitât artistiche di fâ etichetis pes butiliis di vin, che a zirin pal mont, une specialitât dute furlane

Roberto da Cevraia al à fat la cuviertine dal Strolic e lis pituris che a son dentri il libri

La prime pagjine dal Lunari oal 2017

 Un ûf piturât di Nila Braidotti

Nila Braidotti, une femine che no mole mai! 
Foto di Leoleolulu

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Servizi gjornalistic, fotografic e di networking par cure di Elio Varutti, se nol è scrit in maniere diferente.
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martedì 22 novembre 2016

La vita di Carlo IV di Lussemburgo, libro presentato a Udine

Nel salone di Palazzo Belgrado, sede della Provincia di Udine, il 21 novembre 2016 è stato presentato il volume intitolato “Vita Caroli”, autobiografia dell’imperatore del Sacro Romano Impero. La traduzione in italiano del testo è dovuta a ad Arianna Marchiol e Tiziana Menotti, che ha curato anche l’intera pubblicazione, fresca di stampa.
Pietro Fontanini apre l'incontro di presentazione del libro "Vita Caroli". Da sinistra: Arianna Marchiol, Bruno Figliuolo, mons. Sandro Piussi e, sulla destra, Michaela Krčmová e Tiziana Menotti.

Ha aperto l’incontro l’onorevole Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine. «Questo libro è dedicato ad un grande imperatore che fu grande amico del Friuli». Ha preso la parola poi Tiziana Menotti, curatrice e traduttrice del volume edito da Medusa di Milano. La curatrice ha tratteggiato gli aspetti biografici di Carlo IV di Lussemburgo (1316-1378), re di Boemia e Imperatore del Sacro Romano Impero. Nella Repubblica Ceca è considerato un “padre della patria”. Egli nacque a Praga il 14 maggio 1316 – quest’anno cade dunque il 700° anniversario della sua nascita – dal matrimonio della principessa Elisabetta, dell’antica casata reale dei Přemyslidi, e Giovanni, conte di Lussemburgo, che divenne così re di Boemia. Carlo fu battezzato col nome di Venceslao e trascorse l’infanzia alla corte dello zio, il re di Francia Carlo IV.
Il secondo relatore è stato monsignor Sandro Piussi, direttore degli Archivi storici e Biblioteche dell’Arcidiocesi di Udine, che ha voluto soffermarsi sulla figura di “Due boemi divenuti Patriarchi di Aquileia”. Si tratta di Nicolò di Lussemburgo, che governò dal 1350 al 1358 e, tra l’altro, era fratello minore di Carlo IV, e su Giovanni Sobieslaw di Moravia, che resse il titolo dal 1387 al 1393.
Michaela Krčmová, giornalista della radio nazionale ceca Český rozhlas, ha parlato (in lingua italiana) del viaggio di Carlo IV in Italia, per l’incoronazione a imperatore. «Carlo IV passa per Udine – ha detto la Krčmová – il giorno 14 ottobre 1354 e in compagnia del fratello Nicolò di Lussemburgo, patriarca di Aquileia, arrivò a Milano, dove il 6 gennaio 1355 cinse la corona ferrea di re d’Italia nella basilica di Sant’Ambrogio e, infine, il 5 aprile successivo, fu incoronato a Roma nella basilica di San Pietro, imperatore del Sacro Romano Impero, mentre il Papa risiedeva ad Avignone».

L’intervento di Bruno Figliuolo, docente di Storia Medievale all’Università di Udine, ha elogiato l’articolazione del volume per un personaggio della storia che non ebbe alti significati, se non quello di aver scritto per primo una autobiografia e di essere stato un imperatore pio e capace di spiegare le Sacre Scritture al popolo. «È raro trovare un’opera così – ha detto Figliuolo – è una vera novità, un fatto irrituale nel panorama del tempo, per un imperatore che dovette impegnarsi in una defatigante corsa per l’Europa per cercare di placare le ribellioni, le congiure e i colpi di mano».
Arianna Marchiol, infine, ha spiegato le difficoltà incontrate nella traduzione dal latino medievale, che era una lingua per dotti e intellettuali. Non era una lingua viva, né morta. Era una lingua con scarso rigore grammaticale rispetto alla lingua latina classica.
Prima di chiudere l’incontro i relatori hanno risposto ad una serie di domande poste dal pubblico.

La struttura del libro
Il testo è composto dall’originale latino medievale scritto da Carlo IV stesso, con traduzione italiana a fronte. La Prefazione è di Eva Doležalová, direttrice del Dipartimento di Storia medievale dell’Istituto di Storia dell’Accademia delle Scienze della Repubblica Ceca. A seguire c’è una breve biografia di Carlo IV, scritta da Tiziana Menotti, che ha seguito l’abbondante apparato di note al testo latino. Si trova, infine, una Postfazione di Michaela Krčmová, già pubblicata in lingua ceca e, qui, tradotta da Tiziana Menotti.

Quattro parole con Tiziana Menotti, curatrice e traduttrice del volume
Domanda: Questo imperatore si chiamava Carlo oppure Venceslao?
Risposta: «Al battesimo gli fu imposto il nome Venceslao – spiega la Menotti – poi lo zio, il re di Francia, al momento della Cresima gli impose il proprio nome: Carlo.»
D.: C’erano delle sue mire sull’Italia? 
R.: «Nel 1331, all’età di quindici anni, quando secondo il diritto medievale una persona poteva dirsi adulta, Carlo fu chiamato in Italia dal padre Giovanni, che intendeva estendere la signoria dei Lussemburgo nella penisola. Per ben due anni Carlo rimase in Italia, dove imparò l’arte della politica e della diplomazia pur tra intrighi e pericoli di ogni genere. Nel 1334 il padre lo nominò margravio di Moravia e, nonostante i dissapori dovuti alla dispartità di carattere, intrapresero insieme numerose imprese diplomatiche e militari, sia in patria che al di là dei confini del regno boemo. Nel 1346 i principi elettori lo elessero all’unanimità re dei Romani  al posto dell’imperatore Ludovico il Bavaro e l’anno seguente, dopo la morte del padre, divenne re di Boemia».

D.: Cosa successe nel 1354-1355?
«Con l’elezione a re dei Romani Carlo ottenne in pratica la corona imperiale e infatti nell’autunno del 1354 intraprese il lungo viaggio che dalla Boemia lo portò dapprima a Milano, dove il 6 gennaio 1355 cinse la corona ferrea di re d’Italia, quindi a Roma, dove il 5 aprile, giorno di Pasqua, fu incoronato imperatore del Sacro Romano Impero. I grandi umanisti e intellettuali dell’epoca, tra cui Francesco Petrarca, anelavano alla restaurazione dell’antica tradizione dell’impero romano e alla restituzione della centralità dell’impero alla sua città di origine, Roma. Le loro speranze, però, rimasero disattese. Carlo, infatti, in totale ubbidienza al papa, si intrattenne a Roma un solo giorno e Praga rimase per trentadue anni la capitale indiscussa dell’impero».
D.: Carlo IV di Lussemburgo, re di Boemia e il Friuli. È vero che può dirsi amico del Friuli?
R.: «La storia di Carlo si intrecciò fortemente con la storia dell’Italia e del Friuli, in particolare con quella del patriarcato di Aquileia. Il primo contatto che egli ebbe con lo stato patriarcale fu nel 1337, quando, sfuggito alla cattura da parte della flotta veneziana nelle acque dell’Adriatico nei pressi di Grado, fu accolto con grandi onori dal patriarca Bertrando di San Genesio, che lo ospitò a Udine e con il quale strinse un rapporto di solida amicizia. Bertrando descrive così il suo primo incontro con Carlo: “Restituita la pace al Friuli (dopo la guerra di Venzone) Carlo, che divenne poi re dei Romani, sbarcò in Aquileia (aprile-giugno 1337) e lo accogliemmo come si conveniva a tanto signore; ed egli condusse seco Bartolomeo (conte di Segna e di Veglia) e rimase con noi a Udine a nostre spese per un mese e più”. Qualche anno più tardi, nel dicembre del 1340, Bertrando fu attaccato dal conte di Gorizia e dai duchi d’Austria, che si erano accampati nei pressi di Venzone. Trovandosi in grave difficoltà, chiamò in aiuto l’allora margravio di Moravia, che accorse prontamente e insieme assediarono la città di Gorizia dopo aver devastato la contea. B. M. De Rubeis riporta nei suoi Monumenta Ecclesiae Aquileiensis questo brano tratto dall’autobiografia di Carlo IV Vita Caroli, contribuendo tra l’altro a chiarire l’etimologia del toponimo Veronium, che egli identifica per l’appunto con il borgo di Venzone».

D.: Ci dice qualcosa sugli ultimi anni di vita dell’Imperatore, quando la sua vita pubblica si incontrò con quella di suo fratello Nicolò di Lussemburgo?
R.: «Nel 1350 Bertrando fu assassinato in un’imboscata da alcuni nobili friulani. Il suo successore fu Nicolò di Lussemburgo (1350-1358), fratellastro di Carlo e suo uomo di fiducia. Nell’autunno del 1354 Carlo passò i valichi alpini del Friuli e il 14 ottobre entrò a Udine per ricongiungersi con il fratello Nicolò, che fu il suo fedele compagno durante il lungo e non sempre facile viaggio verso l’incoronazione imperiale».
D.: Carlo IV tornò altre volte a Udine e in Friuli?
R.: «Sì. La città di Udine ebbe l’onore di accogliere il grande sovrano ancora una volta. Nel 1368, infatti, in occasione del suo secondo viaggio in Italia per l’incoronazione a imperatrice della sua quarta moglie, Carlo IV sostò nuovamente a Udine, dove incontrò per la terza volta Francesco Petrarca, con il quale aveva mantenuto per anni un vivace carteggio. Nella prima lettera inviata dal Petrarca al sovrano boemo e che risale al 1351, il grande poeta invita Carlo ad assumere il governo dell’impero e a scegliere Roma come sua capitale, perché, come egli scrive: “Noi, o Cesare, già tel diceva, qualunque nato altrove per italiano ti abbiamo”. Anche se poi le cose andarono diversamente, il rapporto tra i due intellettuali, basato sulla stima e sull’ammirazione reciproche, crebbe nel tempo, rendendo possibili anche alcuni incontri. Il primo a Mantova nel 1355, durante il viaggio per l’incoronazione di Carlo, il secondo a Praga l’anno seguente e, finalmente, a Udine nel 1368».

D.: L’Imperatore Carlo IV era devoto? 
R.: «Carlo IV era un sovrano estremamente colto. Conosceva cinque lingue, amava l’arte, si dilettava di letteratura e di esegesi biblica. Era molto devoto alla Vergine, a san Venceslao e a santa Caterina d’Alessandria, che riteneva lo avesse protetto durante la difficile battaglia sostenuta contro una coalizione formata da illustri famiglie italiane presso il castello San Felice il 25 novembre 1332».
D.: In conclusione, che tipo di libro è Vita Caroli?

R.: «Poco dopo l’elezione a re dei Romani, Carlo iniziò a scrivere la propria autobiografia dal titolo Vita Caroli, un’opera appartenente a quel genere letterario di tipo educativo molto diffuso durante il Medioevo noto come specula principis e la cui traduzione dal latino viene oggi proposta dalla casa editrice milanese Medusa. L’opera fu terminata pochi giorni prima dell’elezione imperiale e probabilmente Carlo avrebbe voluto proseguirne la stesura ben oltre i suoi primi trent’anni di vita. Probabilmente i numerosi impegni glielo impedirono. Anche se con la stesura dell’opera Carlo intendeva soprattutto ammaestrare i propri successori, in particolare il figlio Venceslao IV che gli sarebbe succeduto su entrambi i troni, Vita Caroli è una preziosa fonte di informazioni riguardanti la figura del giovane principe, le sue gesta e i principi cristiani su cui fondò tutta la sua vita. Carlo IV morì a Praga il 29 novembre 1378».  
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Servizio giornalistico, fotografico e di networking di Elio Varutti.   
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Carlo IV, Vita Caroli. Autobiografia, a cura di Tiziana Menotti, titolo originale: Karoli IV imperatoris Romanorum Vita Ab Eo Ipso Conscripta, traduzione di Tiziana Menotti e Arianna Marchiol, Milano, Medusa, 2016, pagg. 201, 21 fotografie a colori e b/n.

ISBN 978-88-7698-359-7

domenica 20 novembre 2016

L’Albergo Italia a Udine e la piazza intorno

L'albergo si trova in Piazza XX Settembre, anticamente “Place dai Grans”, ovvero: Piazza dei grani. Il nome attuale della Piazza XX Settembre ricorda l’entrata in Roma delle truppe italiane il 20 settembre 1870, dopo la celebre breccia di Porta Pia. Ebbe quel nome per la deliberazione del Consiglio comunale di Udine del 7 settembre 1895.
Udine - Albergo Italia in una cartolina ai primi del Novecento

1. Forme estetiche sparse
Questo luogo vide la prima rivolta contadina del 1511, quando i popolani assieme ai nobili Savorgnan, schierati con Venezia, assalirono le case dei ricchi della Torre, che erano del partito filo imperiale.
L’area, nel 1717, era occupata dai ruderi e dalle restanti case della famiglia Torriani, che furono confiscate dal governo Veneto e demolite. Si salvarono le due statue di Ercole e Caco, trasportate presso la Loggia del Lionello in Piazza Contarena (oggi Piazza Libertà).
Qui aveva sede pure la Confraternita dei bombardieri, che aveva per protettrice Santa Barbara. Nel 1797, caduto il veneziano governo della serenissima Repubblica di San Marco, i Torriani ottennero la restituzione del fondo, che fu adibito a mercato dei polli, del pesce e di altri generi. Poi lo spazio fu venduto alla famiglia dell’industriale Antivari che, nel 1864, a sua volta lo cedette alla famiglia Angeli, dalla quale il Comune l’acquistò nel 1868.
La piazza, livellata e selciata fu destinata al mercato delle granaglie. Queste notizie spiegano come la località sia stata chiamata “Place Toriane, dal Fisc, di Sante Barbare, dai Grans” (G.B. Della Porta).

2. La zobia grassa del 1511
Questi luoghi, in particolare a sud, nella vicina Piazza Venerio, il 23 febbraio 1511 che era un giovedì grasso “la zobia grassa”, videro l’amore infelice tra Lucina Savorgnan e Luigi Da Porto. Loro furono fonte d’ispirazione del  celebre dramma “Romeo and Juliet” di William Shakespeare. Il tema dell’infelice amore del 1511 dei cugini Lucina Savorgnan e Luigi Da Porto ha portato a sviluppare certe idee innovative sulla piazza, per ampliare l’offerta turistica di Udine, potenziandone l’estetica con un monumento all’amore. 
Alcuni allievi dell’Istituto Stringher hanno proposto al Comune di Udine, con messaggi “on-line” di installare una statua dedicata alla Giulietta friulana.

Si tratta delle allieve Valentina Cimador e Katia De Luca, della classe 5^ A Tecnico dei Servizi Turistici, oltre a Alice Bianchi, Giulia Colussi, Ilaria Coppa, Rebecca Driussi e Alice Milocco, classe 5^ C Tecnico dei Servizi Turistici dell'Istituto "Stringher" di Udine – anno scolastico 2010-2011.
Prof. Elio Varutti, Economia e Tecnica dell’Azienda Turistica. Dottoressa Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico – Isis “B. Stringher”, Udine.

3. L’estetica di una piazza
Al n. 14 della piazza si trova Palazzo Antivari Kechler. Progettato da Giuseppe Jappelli nel 1831, ci propone una delle più belle facciate neoclassiche della città, costruita sotto la direzione dell’architetto Gian Battista Bassi. Contiene stucchi di Giulio Luccardi e decorazioni di Giovanni Pontoni. Durante la Prima guerra mondiale palazzo Kechler ospitò numerose delegazioni degli stati alleati all'Italia. Spesso gli udinesi accorsero a salutare gli illustri ospiti come il primo ministro francese Aristide Briand o i deputati russi.
Nel link seguente si può vedere come Palazzo Kechler sia stato inserito in un tour virtuale intitolato dagli allievi e dagli insegnanti dell’Istituto Stringher: "Due passi per la capitale della guerra. Percorso virtuale per le vie, le piazze, gli edifici e le case di Udine".
Il piano nobile dell’edificio, collegato con l’adiacente Albergo Astoria Italia, è adibito a centro congressi. Qui si possono ammirare un salottino con mobilio originale stile Impero ed alcune camere di tradizione veneta, con alcove decorate di motivi mitologici e paesaggi.
L’Astoria Hotel Italia, al n. 10, è frutto di modifiche del Settecento e Ottocento; qui si sono alternati vari alberghi e caffé.
Sul lato nord della piazza c’è il Palazzo dell’INA, costruito dall’architetto Provino Valle nel 1925. Sul lato orientale della piazza c’è la casetta veneziana, che era in Via Rialto e venne qui ricostruita nel 1929, con stemmi del XVI secolo. Sul fianco sinistro della casetta veneziana si apre la Corte Savorgnan, nella quale ha sede l’Ufficio di Udine de “Il Gazzettino”, giornale quotidiano di Venezia dal 1887.
Il lato meridionale della piazza è occupato dall’edificio dell’ex ospedale cinquecentesco. Al n. 3 B portale originale del Collegium Pauperum, costruito per volontà della Confraternita dei Battuti nel 1523; si vede il monogramma di Santa Maria della Misericordia (come ha scritto Maurizio Buora).
Udine, Piazza XX Settembre, dal sito web Visit Udine Locali Storici

4. Il mercato
La merce giungeva in piazza con carri agricoli, carrette, carrettine trainate da cavalli ma anche, fino alla guerra 1915-18, da asini. Per tutta la mattina e fino alle primissime ore del pomeriggio, le strade che portavano al mercato erano animatissime. Era tutto un parlare, un vociare, un chiamarsi, un raccogliersi in gruppetti, un darsi manate sulle spalle, un trascinarsi nell’osteria vicina, dove i boccali non si contavano. Sul mezzogiorno questa animazione si trasferiva nelle affollatissime e fumose osterie (Giuseppe De Piero).
La piazza è stata destinata a parcheggio dagli anni Sessanta fino al 2008, quando l’amministrazione comunale ha dato impulso ai lavori di pedonalizzazione del centro storico: la nuova piazza è stata inaugurata il 23 dicembre 2010.
I lavori, cominciati nell’estate 2010, sono terminati nell’anno con la sistemazione completa della pavimentazione, il risanamento del sottofondo, la creazione di sotto-strutture per gli scarichi delle acque. La sistemazione delle lastre in pietra è stata differenziata: i masselli e le lastre in pietra dei bordi sono state restaurate, mentre nella zona centrale, dove si prevede un deterioramento per l’ingresso dei mezzi pesanti, le lastre di pietra attuali, di circa 5-8 cm di spessore, sono state sostituite con altre identiche per tipo di materiale e dimensione ma di spessore di circa 15 centimetri posato su letto di sabbia. 
I ritrovamenti archeologici rinvenuti durante i lavori sono stati documentati con appositi rilievi e protetti con geo-tessuto: tutti gli interventi sono stati eseguiti con la supervisione della Soprintendenza archeologica.
È stata stuccata e restaurata la Vera da Pozzo nel lato nord est della piazza, per restituirla alla città in tutta la sua bellezza cromatica originale (marmo bianco-rosato di matrice veneta). Un trattamento di restauro (olio di lino cotto) è stato riservato anche alla cimasa (ornamento superiore) che sovrasta la vera da pozzo, poi ritinteggiata nel colore originale.

5. I nuovi servizi della piazza
A Piazza XX Settembre viene restituito il ruolo di area mercantile. Per sei giorni alla settimana ospita diverse tipologie di mercato, da quello tradizionale a quello del riciclo e del riuso, fino al Farmer market, in collaborazione con la Coldiretti.
Ma il mercato non è l’unica novità. Attrezzata con panchine, la piazza diventa ancora di più spazio di socializzazione, grazie al servizio di “bookcrossing”: contenitori per lo scambio dei libri e la lettura. Inoltre, l’area è stata dotata di un servizio di connessione WiFi gratuito per cittadini, commercianti ed esercenti della zona e loro clienti (per un massimo di 15 utenti collegati nello stesso momento), caratterizzandosi come luogo per lo svago e il tempo libero ad alto contenuto di servizi tecnologici.
Funziona anche il totem informativo, installato all’esterno del plateatico, sull’angolo della piazza dove sorge l’Hotel Astoria Italia. In una prima fase ha ospitato informazioni su musei e itinerari per scoprire Udine, oltre a una sezione specifica dedicata a Piazza XX Settembre. Poi sono disponibili le sezioni dedicate alla piazza, ai musei e agli itinerari, tradotte in inglese e in friulano. Il totem si arricchirà, infine, di sezioni con la mappa della città e gli eventi organizzati in città.

6. Focus sull’Astoria Hotel Italia
Ci sarà pure un motivo se l’Astoria Hotel Italia è il primo albergo menzionato nella Guida Michelin del 1973, quando nasce il turismo di massa. Il motivo è che è sempre stato un luogo di accoglienza di grande profilo. Nel 1922-1923 fu visitato da Mussolini e dal principe di Piemonte. Nel 1932, essendo tutto esaurito per il Giro d’Italia, Achille Campanile (1899–1977) scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e giornalista italiano, accetta di dormire su un biliardo! Cosa accadeva nell’Ottocento?
L’Astoria Hotel Italia e il Risorgimento. Nel 1841 qui c’era la locanda Stella d’Oro, gestita da Giuseppe Francesconi. Qui come dice la lapide sulla facciata dell’Astoria Hotel Italia, posta a 5-6 metri da terra, il 9 agosto 1866 – anno dell’annessione del Friuli al Regno d’Italia – Quintino Sella si adoperò con i capi dell’esercito italiano per scongiurare la possibilità di un ritorno degli austriaci. Che cosa succedeva? Era la fine della III Guerra d’Indipendenza e gli Austriaci, spadroneggiando e requisendo ogni cosa, si erano accampati a Manzano, a Buttrio e a Pavia di Udine, come ricorda Caterina Percoto in una delle sue lettere.
Caterina Percoto, Studio Rovere & Madussi, 1875,
Fototeca dei Civici Musei di Udine.

7. Il racconto di Caterina Percoto sul Manzanese nel 1866
Era il mese di settembre del 1866. Manzano, Buttrio, Pavia vengono rioccupate dagli Austriaci per due mesi, fino al plebiscito del 21 ottobre 1866. A Manzano 723 ammessi al voto. Per il sì: 718 (99,3%).
«Vedo invece tre luride compagnie di austriaci; – scrive Caterina Percoto all’amica Marina Baroni – di austriaci è piena la casa e fin qui fuori della porta della mia camera sta un tenente con i suoi servitori che nel loro barbaro linguaggio insultano e bestemmiano a questa mia povera patria… voci di saccheggio, voci di estorsioni in altre città. Poi le requisizioni di buoi, di vino, di grani. Un giorno chiuse le porte a Udine e dodicimila austriaci pronti al saccheggio se entro sei ore non si dava loro oltre il mantenimento non so che ingente somma di denaro… al mio povero villaggio sono toccati 25 buoi dovuti condurre al loro campo e vino ed altro, insomma ci hanno spogliati… si erano ritirati su Gorizia… in casa abbiamo due compagnie di slovacchi… lordano tutte le stanze come se fossero tante bestie. Per 25 giorni in antecedenza abbiamo avuto i volontari viennesi i quali ci hanno portato il cholera.»
La “contessa contadina” (definizione di Pacifico Valussi nei confronti di Caterina Percoto) nasce il 19 febbraio 1812 a San Lorenzo di Soleschiano, Comune di Manzano, vicino a Udine. Morì nel suo paese il 15 agosto 1887. 

8. I commenti sul Web elaborati dagli studenti
I commenti sul sito Internet di “Booking.com” riguardo all’Astoria Hotel Italia di Udine sono di questo genere: “Ottimo albergo, posizione centrale, ottimo il ristorante”. La valutazione è di “Eccellente”, corrispondente in decimi a “9,3”. Il punteggio è stato ottenuto da 313 giudizi espressi dai clienti fino alla data del 25 ottobre 2012. La clientela fidelizzata è soprattutto austriaca e bavarese, ma ci sono molti altri stranieri, oltre alla clientela italiana.

在“booking.com.”网上对乌迪内Astoria宾馆的评论是这样:“卓越的宾馆,位处中心,一流的餐厅”。以十分制为基准的评分为“9.3”,评价是:“优秀”。
这个分数是从截止2012年10月25日的313条顾客评论中得出的。忠实客户基本上是奥地利人和巴格利亚人,但是也有其他意大利以外的外国顾客。

Versione in lingua cinese di Wu Meng Qi “Elena”, classe 5^ B Tecnico dei Servizi Turistici – anno scolastico 2012-1013. Prof. Giancarlo Martina, Italiano e Storia. Dottoressa Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico – Isis “B. Stringher”, Udine.

Versione in lingua spagnola. Los comentarios del sitio de Internet “Booking.com” sobre el Astoria Hotel Italia de Udine son de este tipo: “Optimo hotel, ubicado en el centro, optimo el restaurante”. La valutaciòn es “excelente” correspondiente en decimale “9,3”. El puntaje ha estrado obtenido de 313 juicios esprimidos de los clientes hasta el día 25 de octubre del 2012. La clientela mas cercana es sobretodo Austriaca y Alemanas, pero hay muchos extranjeros, mas alla de la clientela Italiana.

Versione in lingua russa. Комментарии на сайте booking.com об Oтеле Астория из Удине, Италия, таковы: " Превосходный Oтель, расположен в центре, с хорошим рестораном ". Оценка "отлично", соответствующее в "9,3"десятых долей. Счет был получен из 313 отзывов клиентов до 25 октября 2012 года. Лояльные клиенты, в основном австрийцы и баварцы, а также итальянцы и много других иностранцев.

Versione in lingua rumena. Comentariile de pe siteul booking.com despre Hotelul ”Astoria” Italia din Udine sunt de acest tip: „Un Hotel excelent, situat in centrul oraşului cu un restaurant excepţional”. Hotelul a fost evaluat cu calificativul ”Excelent”, ce corespunde cu nota 9,3. Totalul a fost obţinut din 313 evaluări ale clienţilor pîna la data de 25 octombrie 2012. Cei mai fideli clienţi sunt: Austriecii şi Bavarezii, de asemenea Italienii ş.a.

Versione in spagnolo di Jennifer Rodriguez, Tamara Michelle Serrano e Benjamin Pavan, classe 3^ B
Tecnico dei Servizi Commerciali – anno scolastico 2012-2013.
Versione in lingua russa e rumena di Bulduma Dumitriţa e di Volodymyr Yakubyak (per il russo), classe 5^ C Tecnico dei Servizi Turistici – anno scolastico 2012-2013
Prof. Elio Varutti, Economia e Tecnica dell’Azienda Turistica. Dottoressa Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico – Isis “B. Stringher”, Udine

9. Gli Americani all’Albergo Italia nel 1945
“Nel 1945 all’Albergo Italia di Udine alloggiavano i soldati americani” – ha raccontato nel 2009 il signor Petronio Olivieri, nato a Ovaro il 29 marzo 1929 ed emigrato in Canada, a Vancouver, nel 1957.
“Io, nel 1945, ero stato garzone da Gattolin, in Piazza San Giacomo a Udine, in un negozio laboratorio di paste fresche (ravioli e cappelletti), chiuso nel 1979”.
“A Vancouver, nel 1957, ho aperto la ditta Olivieri’s Ravioli Store di pizze, cappelletti, pasta fresca e ravioli di carne. Nel 1980 la Olivieri Food Ltd aveva 75 dipendenti e si vendeva non solo in Canada, ma anche negli USA. Io e mia moglie siamo andati in pensione nel 2002. Nel 1986 la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, la Camera di Commercio di Udine e l’Ente Friuli nel Mondo mi hanno dato l’incarico di ambasciatore del Made in Friûl perché ho fatto conoscere nelle Americhe, non solo la mia pasta fresca, ma anche il prosciutto di San Daniele, il formaggio Montasio, la “brovada” (rape nella vinaccia) e il cotechino e la polenta friulana.

I Americans intal Albierc Italia tal 1945. “Tal 1945 lì dal Albierc Italia di Udin a stavin i soldâts americans” – al à contât tal 2009 il siôr Petronio Olivieri, nassût a Davâr ai 29 di Març dal 1929 e emigrât in Canadà, a Vancouver, tal 1957. “Jo, tal 1945, o vevi cjapât sù il mistîr cuant che o jeri a vore lì di Gattolin, in Place Sant Jacum a Udin, intun negozi laboratori di scaletîr di sâl, sierât tal 1979”.
“A Vancouver, tal 1957, o ai metût sù la dite Olivieri’s Ravioli Store di pizis, capelets, pastis frescjis e cjalçons di cjar. Tal 1980 la Olivieri Food Ltd e veve 75 dipendents e si vendeve no dome in Canadà, ma ancje intai Stâts Unîts di Americhe. Jo e la mê femine si sin ritirâts dai afârs intal 2002. Tal 1986 la Regjon Autonome Friûl Vignesie Julie, la Cjamare di Cumierç di Udin e lu Ent Friûl tal Mont mi àn dât la incjarie di ambassadôr dal Made in Friûl par vie che o ai fat cognossi pes Americhis, no dome la mê paste frescje, ma ancje il presut di San Denêl, il formadi Montâs, la broade cul muset e la polente furlane”.

Allievi del Gruppo di friulano, classe 5^ C tur – anno scolastico 2010-2011.
Prof. Elio Varutti, Economia e Tecnica dell’Azienda Turistica.
Dottoressa Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico – Isis “B. Stringher”, Udine

Bibliografia
- Maurizio Buora, Guida di Udine. Arte e Storia tra vie e piazze, Trieste, Lint, 1986.
- Lucia Burello, Osterie dentro le mura in Udine tra il Quattrocento e i giorni nostri, Monfalcone, Ediz. della Laguna, 1998.
- Giovanni Battista Della Porta, Toponomastica storica della città e del Comune di Udine, nuova ed. a cura di Lelia Sereni; con note linguistiche di Giovanni Frau, Udine, Società filologica friulana, 1991.
- Giuseppe De Piero, I borghi e le piazze dell'antica città murata di Udine nella storia e nella cronaca, Udine, Graphik Studio, 1983.
- Bruno Grizzaffi, Andrea Romanici et alii, Saluti da Udine. Visioni udinesi dall’Archivio Cartolnova, Udine, Comune di Udine, 2012.
- Lettera di Caterina Percoto a Marina Baroni, ai primi di settembre 1866, in AA.VV, Quintino Sella. Regio Commissario Straordinario in Friuli 1866, Udine, 2001.
- E. Varutti, Dal Friûl a Vancouver, “Sot la Nape”, 1, Zenâr-Març 2010, pp. 63-64.