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sabato 24 ottobre 2020

Dalmati italiani due volte esuli, lezione di Bonetti, ANVGD Udine

Bruno Bonetti ha parlato dei Dalmati italiani, due volte esuli nel 1920 e nel 1944. L’interessante incontro pubblico si è svolto il 22 ottobre 2020 all’Accademia Città di Udine, di via Anton Lazzaro Moro 58, in collaborazione col Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD). Ha aperto la riunione Bruno Ciancarella, segretario dell’Accademia Città di Udine, presieduta da Francesca Rodighiero, che ha curato l’accoglienza dei soci.

Poi ha avuto la parola Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine. “Mi complimento con questa Accademia – ha detto la Zuccolin – per le varie attività che organizza e per la disponibilità dimostrata a tenere una conferenza sui temi dell’esodo italiano dalla Dalmazia, così poco noto”.

Prima della lezione storica del dottor Bruno Bonetti, segretario dell’ANVGD di Udine, c’è stata una lettura scenica di alcune poesie in dialetto istro-dalmata. È stata Rosalba Meneghini, figlia di un’esule da Rovigno, a leggere con intenso trasporto le liriche su Zara, sulla Dalmazia e su Trieste.

Bonetti ha poi mostrato alcune diapositive in Power Point per corredare la sua originale esposizione basata su anni di ricerche presso di archivi di stato di Venezia, Spalato e di Zara. “Alcuni italiani di Dalmazia – ha detto Bonetti – si trovano lì da secoli, come il mio avo Bartolo Buffalis, morto nel 1129 a Traù, altri dal Trecento o Quattrocento, quindi con pieno diritto di vivere in quelle terre, invece dopo la Grande Guerra hanno dovuto venir via da Curzola, Lesina, Sebenico, Spalato, Traù, perché queste ed altre zone con una minoranza italofona sono state assegnate al Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, poi c’è stato l’esodo del 1943-’44 da Zara che subì 54 bombardamenti aerei angloamericani suggeriti dai titini, per cancellare l’italianità della città, con vestigia romane e veneziane”.

Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine, presenta Bruno Bonetti. Fotografia di Elio Varutti

Bonetti si è poi soffermato a illustrare alcune figure politiche e morali come Antonio Bajamonti, sindaco di Spalato a fine dell’Ottocento, sotto l’Austria-Ungheria. “A lui si deve la costruzione dell’Ospedale – ha spiegato Bonetti – del teatro, incendiato dai nazionalisti croati nel 1881 e della fontana neoclassica, demolita dai titini nel 1947, poiché rappresentava l’italianità nella Spalato iugoslava”.

Il relatore non ha nascosto, nel secolo tremendo dei nazionalismi, gli atti di violenza perpetrati dai fascisti nei confronti degli slavi; un atto di equidistanza particolarmente apprezzato dall’uditorio.

Tra il pubblico si sono notate le presenze di alcuni soci ANVGD di Udine, come Elio Varutti, vicepresidente del sodalizio, Livio Sessa, di Trieste, con avi dalmati e parenti di Dignano e Pola, Marco Rensi, con avi di Pedena, Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria e la professoressa Marina Bellina, figlia di un’esule da Fiume. Ha presenziato all’incontro pure la professoressa Renata Capria D’Aronco, presidente del Club UNESCO di Udine e socia ANVGD.

Rosalba Meneghini legge le poesie in dialetto istro-dalmata

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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettore: Bruno Bonetti. Fotografie di Elio Varutti e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI – 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Bruno Bonetti, segretario ANVGD di Udine, relatore alla conferenza: Dalmati italiani, due volte esuli nel 1920 e nel 1944. Fotografia di Elio Varutti


venerdì 31 agosto 2018

Donati alle biblioteche friulane centinaia di libri ANVGD


Diffondere la cultura dell’Istria, Fiume e Dalmazia era il chiodo fisso dell’ingegnere Silvio Cattalini (1927-2017), storico presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). Di origine zaratina, egli fu attivo in Friuli dal 1972 al 2017, come ricorda Bruna Zuccolin, attuale presidente ANVGD di Udine, che porta avanti degnamente il suo testimone.
Bruno Bonetti, segretario dell'ANVGD di Udine. Fotografia di Leoleo Lulu, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione

L’ANVGD di Udine, sotto la guida di Silvio Cattalini, nel 1975 iniziò a proporre il dialogo degli esuli con gli italiani delle terre abbandonate, con i “rimasti” nelle terre perse. Furono così organizzate delle gite in Istria, annessa da Tito alla Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia nel 1945. Per molti esuli fu la prima volta dopo la fuga dall’Istria, Fiume e dalla Dalmazia.
Con l’anno 1996 Silvio Cattalini espresse la grande intuizione di aprire il dialogo tra le due sponde dell’Adriatico, tra gli esuli e i rimasti, tra italiani da un lato e sloveni, croati e montenegrini, dall’altro con lo spirito europeo della pacificazione, seguendo l’approccio culturale di Antonio Cattalini (1925-1975), suo cugino, giornalista e collaboratore dei giornali dell’esodo.
Per tali ragioni Silvio Cattalini fu artefice, nel 1999, di un corso di aggiornamento per insegnanti delle scuole medie, riconosciuto dal Provveditorato agli Studi di Udine. I docenti risposero a decine e frequentarono proficuamente le lezioni di qualificati docenti universitari, di studiosi e di ricercatori, provenendo da tutto il Friuli Venezia Giulia. Nel 2001 uscirono gli atti di quel corso, che fu uno dei capolavori di Cattalini, per quanto riguarda la sensibilizzazione sulle questioni dell’esodo giuliano dalmata. Ora quel libro viene donato a numerose biblioteche della provincia di Udine. Si intitola: Contributo alla conoscenza della storia e della cultura dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. 

Nel 2002 l’instancabile Cattalini organizzò un convegno di studi a Udine su Niccolò Tommaseo a duecento anni dalla nascita. Per quell’evento furono coinvolti i professori dell’Università di Udine e della facoltà di Italianistica dell’Università di Zara e gli atti furono dati alle stampe nel 2003, riscuotendo un grande interesse in campo nazionale, negli ambienti culturali fiorentini, a Roma e tra gli esperti croati di tematiche dalmate.
Cattalini poi portò a Udine un suo compagno di scuola particolare. È lo stilista Ottavio Missoni, nato a Ragusa e vissuto a Zara. Era il 2012 e quei due leoni dalmati fecero ridere tutta la città, perché l’inflessibile servizio di sicurezza della sala predisposta per l’incontro pubblico non voleva far entrare né l’uno, né l’altro, per esaurimento dei posti a sedere. “Ma noi volessimo solo parlar de Zara” – continuavano a ripetere agli addetti alla sicurezza, all’esterno della Fondazione Crup, in Via Manin, fra le grasse risate dei moltissimi astanti rimasti chiusi fuori sul marciapiedi.
Verso il 2015 Silvio Cattalini si recò a Zara, per portare in dono decine di volumi di Storia dell’Arte, con una risonanza sulla stampa croata per tale visita che rimbalzò fino a Zagabria.

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Grazie alla collaborazione e alla grande disponibilità di Romano Vecchiet, direttore della Biblioteca Civica “V. Joppi” di Udine, il 27 agosto 2018 sono stati inviati, i pacchi dono a molte biblioteche della provincia. “È un impegno di pace e di cultura di respiro europeo, nell’ottica dei Cattalini di Zara” – ha ribadito Bruna Zuccolin.
All’interno del Consiglio Esecutivo dell’ANVGD di Udine quest’importante operazione culturale è stato definita il “progetto biblioteche”.
 “Il Comitato ANVGD di Udine – ha detto Bruno Bonetti, segretario dell’ANVGD di Udine, – oltre a promuovere la pubblicazione di opere di rilievo storico e morale sui temi dell’esodo e della civiltà italiana in Istria, Fiume e Dalmazia, sostenendo iniziative librarie di prevalentemente espressione della cultura locale, ha inteso arricchire le biblioteche del territorio, fornendo ai lettori nuovi spunti per la riflessione e la ricerca, distribuendo loro tali opere; con questa iniziativa sono stati beneficiati oltre 60 comuni, a copertura di buona parte della provincia, con quasi 500 volumi donati”.
Sono state così raggiunte le biblioteche dei vari sistemi bibliotecari, da quello di Udine a quello del Medio Friuli, ai tre sistemi della Bassa friulana e molte altre. Si va dalla zona Collinare al Cividalese, alla Carnia. Meritano una citazione particolare le biblioteche di San Giorgio di Nogaro, dove ha funzionato un Villaggio giuliano, ma molti esuli prima passavano dal Centro smistamento profughi di Udine. Poi ci piace accennare alla biblioteca di Palmanova, dove afferisce una vivace comunità istriana.
Alcune biblioteche non riunite a sistema hanno comunque beneficiato del dono ANVGD, ci riferiamo a quelle di Treppo Carnico, Manzano, San Giovanni al Natisone, Buja, Treppo Grande, Torviscosa e Lignano Sabbiadoro. Il Comitato Provinciale di Udine dell'ANVGD sta lavorando per raggiungerne molte altre. Nella scorsa primavera si è dato molto da fare per consegnare in omaggio varie pubblicazioni sul tema dell'esodo giuliano dalmata alle presidenze delle scuole superiori di Udine, compreso il volume di Simone Cristicchi sul Magazzino 18.
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Si ringrazia Bruno Bonetti per i dati quantitativi del dono dei volumi. Fotografie da collezioni private citate nell’articolo e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

sabato 12 maggio 2018

Trekking del Ricordo a Udine sui luoghi dell’esodo giuliano dalmata


La prima Camminata del Ricordo si è svolta il 12 maggio 2018 a Udine dalle ore 10,30 alle 12 circa con uno splendido sole primaverile. 
Udine, Tempio Ossario, Trekking del Ricordo. Da sinistra Bruno Bonetti, Elio Varutti e Sergio Satti. Fotografia di Leoleo Lulu

L’evento, che ha visto la presenza di oltre 30 partecipanti, è stato organizzato dal Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). Vista la novità e l’aspetto innovativo dell’iniziativa, già inserita nella Setemane de Culture furlane / Settimana della Cultura Friulana 10-20 Mai / maggio 2018, è stata pure collocata nel calendario delle manifestazioni ospitate della rassegna culturale Vicino / Lontano 2018.
Il titolo dell’incontro era: “Itinerario del Ricordo. Esodo giuliano dalmata a Udine”. Si è trattato di uno “Slow Urban Walk”, ovvero di una camminata urbana lenta con accompagnatore in lingua italiana, friulana e dialetto istro-veneto.
Udine, Trekking del Ricordo - Tappa al Parco Moretti. Bruno Bonetti e Elio Varutti. Fotografia di Leoleo Lulu

Il professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, ha salutato e ha dato il benvenuto gli ospiti, tra i quali vari turisti, a nome di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, assente per motivi familiari. Poi ha spiegato il significato dell’iniziativa, che rientra nel programma di attività dell’ANVGD di Udine. “Dopo il giorno 8 settembre 1943, data della comunicazione dell’armistizio tra gli alleati angloamericani e il governo italiano di Badoglio – ha detto Varutti – inizia l’esodo di italiani dalla Dalmazia, da Fiume e dall’Istria. Fuggono per evitare le violenze degli iugoslavi, spinti dal sentimento di vendetta per le atrocità patite nella guerra fascista e per la pulizia etnica voluta da Tito. Gli storici scrivono che l’esodo termina nel 1956, ma io ho raccolto testimonianze di fughe dall’Istria avvenute nel 1963, come nel caso di Pietro Palaziol, di Valle d’Istria, scappato di notte con altri ragazzi, correndo gravi rischi, infatti, morì un suo amico falciato da una raffica di mitragliatrice dei graniciari”.
Il gruppo di camminatori alla partenza presso il Tempio Ossario. Fotografia di Giorgio Ganis

Poi ha avuto la parola l’ingegnere Sergio Satti, esule da Pola, decano dell’ANVGD di Udine. “La mia famiglia è venuta via da Pola – ha detto Satti – e nel resto dell’Italia non è che abbiamo ricevuto una buona accoglienza, a scuola al liceo a Bolzano mi davano del fascista, invece in Friuli alla mia fidanzata i familiari dissero: No te sposerà mica un profugo! -Ma lui studia ingegneria. -Ah, beh allora. Poi sul lavoro quando insegnavo all’Istituto Tecnico Industriale “Arturo Malignani” di Udine, certi colleghi mi guardavano in cagnesco perché, in quanto profugo, ero passato davanti a loro nelle graduatorie d’insegnamento, però la mia famiglia aveva perso la casa di Pola e il patrimonio consegnato ai titini, come danni di guerra, validi per tutta l’Italia e il governo mi ha restituito si e no il 15 per cento del valore economico perso”.
Udine, Cimitero di San Vito, Monumento ai caduti giuliano dalmati, opera di Nino Gortan del 1990. Fotografia di Leoleo Lulu

Poi Varutti ha rievocato ciò che accadeva nel dopo guerra a Udine, non prima di aver fornito alcuni dati sul luogo. “Siamo vicini al Tempio Ossario – ha commentato – in piazzale XXVI Luglio 1866, che ricorda la Terza Guerra d’Indipendenza e l’annessione di Udine al Regno d’Italia. La costruzione del Tempio Ossario, su progetto di Provino Valle, inizia nel 1925 e durò circa 15 anni. Accoglie le salme di 25 mila caduti della Grande Guerra. La facciata in pietra chiara contrasta col cotto dei mattoni. Le statue monumentali delle quattro armi, realizzate nel 1950, derivano da bozzetti di Silvio Olivo, che vinse il concorso nel 1938. Il quadrato di cemento al centro della piazza è il Monumento alla Resistenza, di Gino Valle e Federico Marconi (1959-1969), con scultura di Dino Basaldella”.

Una curiosa inquadratura vicino al Monumento ai caduti giuliano dalmati, opera del 1990. Fotografia di Giorgio Ganis

Ecco il racconto di Varutti in riferimento all’esodo giuliano dalmata: “Un’esule da Pola, Maria Millia, ha ricordato che, verso il 1949, i suoi genitori Anna Sciolis e Domenico Millia, rinomato fabbro di Rovigno, assieme ad altri profughi istriani furono ospitati nella cripta del Tempio Ossario di Udine, dato che el Campo jera pien. Nel 1959 erano ancora accolte alcune persone dell’esodo nella stessa chiesa. “Una famiglia è ospitata nella cripta del Tempio Ossario – riporta «L’Arena di Pola» del 28 aprile 1959 – chi all’asilo notturno e altri nelle case diroccate di via Bertaldia, poi demolite”. Il 10 febbraio 2018 ha riferito la signora Rosalba Meneghini, figlia di Maria Millia, che: “Se si fermava un camion davanti alle finestre poste in basso al Tempio Ossario, mia madre usciva a dire al camionista di spostare il veicolo per lasciare che entrasse un po’ di luce dove loro vivevano”.
Udine, Cimitero monumentale di S. Vito, l'intervento di Bruno Bonetti sul tema a lui caro dell'esodo dalla Dalmazia negli anni 1920-1931. Fotografia di Leleo Lulu

In seguito il gruppo di camminatori si è diretto verso il Cimitero, addentrandosi nello stupendo Parco Moretti. Così è stato spiegato il Monumento ai caduti giuliano dalmati, opera del 1990, presso il Cimitero monumentale di Udine, costruito nel 1818 su progetto dell’ingegnere Valentino PresaniTra le altre il Cimitero ottocentesco sorse sul sito di una chiesetta gotica dedicata ai Santi Vito e Modesto, gli stessi protettori di Fiume. Oggi si chiama solo Cimitero di S. Vito.
Oltre alla targa commemorativa l’impianto artistico del monumento contiene un bassorilievo dello scultore istriano Gino Gortan, di Pinguente, che rappresenta in modo stilizzato, come diceva Silvio Cattalini, esule da Zara, due persone che tenendosi per mano vengono precipitate in una foiba. Secondo Aldo Suraci, esule da Fiume, invece, si tratterebbe di due figure umane, un adulto e un bambino che salutano, a significare la partenza per l’esodo. L’opera fu inaugurata col sindaco Piergiorgio Bressani, “a quel tempo – come ha ricordato Satti – non si poteva parlare di foibe, altrimenti sarebbe caduta la giunta comunale, così il monumento è stato intitolato genericamente ai Caduti giuliano dalmati, ma dopo la legge sul Giorno del Ricordo è cambiato tutto, infatti verso il 2008 il sindaco Furio Honsell, dopo una preghiera dell’Infoibato, si impegnò qui davanti a questa lapide a dedicare un toponimo alle Vittime delle Foibe, così nel 2010 sorse il Parco Vittime delle Foibe in Via Bertaldia”.
Ecco una breve biografia di Nino Gortan. Pittore, scultore e incisore, è nato a Pinguente d'Istria nel 1931 ed è morto a San Daniele del Friuli, nel 2001. L’artista è di famiglia originaria della Carnia stabilitasi a Pinguente in Istria nel 1870. Dal 1950 Gortan è vissuto a San Daniele del Friuli dove ha realizzato, tra l'altro, i portali del duomo. Ha partecipato alla Biennale d'arte sacra di Bologna. Sue opere sono presenti anche a Montereale Valcellina, Gorizia, Udine e Atene (portali di bronzo del santuario di Sant'Irene). Per il governo del Camerun ha realizzato la statua dell’eroe nazionale.
Udine - Un commento di Varutti nella chiesa del cimitero, dove per tradizione l'ANVGD organizza un momento di preghiera, ai primi di novembre, in memoria degli esuli giuliano dalmati scomparsi. Fotografia di Leoleo Lulu


Udine, chiesa del Cimitero di S. Vito ammirata dai camminatori del Trekking del Ricordo. Fotografia di Giorgio Ganis

Davanti al Monumento di Nino Gortan ha parlato anche Bruno Bonetti, segretario dell’ANVGD di Udine, con avi di Spalato, Brazza e Zara. “Vorrei menzionare un altro esodo – ha detto Bonetti – che avvenne nel 1920 e nel 1931 in Dalmazia. Analogamente con quanto sarebbe successo per opera del fascismo al di qua del confine, dopo la presa del potere, i croati  incominciarono ad accanirsi contro i dalmati italiani. Le vetrine dei loro negozi venivano fracassate e squadre di picchiatori aggredivano chi rivendicava i diritti della minoranza italiana”.
“Le persecuzioni si intensificarono nel 1928 – ha aggiunto Bonetti – quando le lotte interetniche sconvolsero il regno serbo croato sloveno e, dopo il colpo di Stato del 1929, quando re Alessandro avocò a sé tutti i poteri per sedare i dissidi e cambiò il nome dello Stato in Jugoslavia, portando avanti un programma di assimilazione forzata di tutte le differenze culturali dei popoli che lo componevano. Fu così che il cementificio Gilardi & Bettiza di Spalato, la più importante industria della città, fu ceduto il 25 marzo 1929 alla famiglia croata Ferić. Quanto ai Gilardi, lo stesso anno dovettero ritirarsi a Zara, che era terra italiana, ignari che di lì a poco nel 1943 li avrebbe aspettati un nuovo esilio”.
Usciti dalla chiesa del Cimitero, si è passati a vedere Scultura in bronzo dedicata a padre Cesario da Rovigo, piazzale Camposanto. L'opera, di Carlo Balljiana, è del 1988. “Fu una figura notevole tra gli zaratini di Udine padre Cesario – ha detto Varutti – questo frate fu vicino agli esuli del Centro di Smistamento Profughi di via Pradamano, poiché era un esule “di spirito” essendo stato in servizio a Zara dal 1935 al 1939”.
Udine, Cimitero di S. Vito. Scultura in onore di frate Cesario da Rovigo, attivo a Zara. Fotografia di Leoleo Lulu

Come ha scritto Natale Zaccuri su «La Vita Cattolica» del 2 luglio 2015, a p. 19: “Frate Cesario fu cappellano a San Servolo di Venezia, al Cimitero di Udine, ‘Guardiano’ a Gorizia (dal 1928 al 1931), a Padova (1932), a Zara (1935) e ‘Padre spirituale’ in Dalmazia”.
Dalle mie ricerche personali – ha aggiunto Varutti – emerge che Padre Cesario dei Cappuccini fu rettore della Chiesa del Cimitero nel 1954, come risulta dal Libro Storico della Parrocchia della Beata Vergine del Carmine, a p. 267. Dopo l’esodo fu in servizio nella chiesa di Baldasseria, come riportato dal Bollettino Parrocchiale della Beata Vergine del Carmine del 1954. Celebrava la santa Messa pure nel Villaggio metallico, un insieme di 40 baracche usate dai militari inglesi fino al 1947 e poi dietro domanda alle autorità, occupate dagli istriani edagli sfollati e senza casa. Cesario Giacomo Finotti, detto Padre Cesario da Rovigo, nacque a Rovigo il 4 luglio 1893 e morì a Udine il 1° luglio 1983”.
Ultima tappa del primo Itinerario del Ricordo è stata il Villaggio giuliano. Esso sorge in via Casarsa, angolo via Cormòr Alto nel 1951; sono 15 case a schiera bifamiliari. Il signor Giuseppe Marsich, esule da Veglia, ricorda di essere andato ad abitarvi verso il 1952. “Ze case fate coi schei de l’UNRRA Casas, dei americani nelle strade de via Casarsa, via Cormòr Alto e via Cordenons, jera tutti campi in quella volta”. Al Villaggio giuliano ci abitano, o ci hanno vissuto, o lo conoscono anche i signori Tancredi e i fratelli Mattini di Pinguente. “Al Villaggio giuliano de Udine jera tanti scampadi da Pinguente – hanno ricordato”.
Udine, Villaggio giuliano di Via Casarsa, Madonna della Rinascita, opera di Domenico Mastroianni del 1952. Fotografia d Leoleo Lulu

C’è una piccola opera d’arte al Villaggio giuliano. È la Madonna della Rinascita, in via Casarsa. L’icona è opera del 1952 dello scultore Domenico Mastroianni (Arpino, Frosinone 1876 – Roma 1962). Si tratta di un bassorilievo in bronzo, intitolato appunto Madonna della Rinascita. Claudio Della Longa di Udine ha detto: “Ricordo che gli istriani del Villaggio giuliano, costituito da una quindicina di case costruite nel 1951-1952, si riunivano vicino alla sacra ancona nel mese di maggio per le preghiere ed il rosario, meravigliando il clero locale”.

Udine, Villaggio giuliano di Via Casarsa. Ultima tappa del Trekking del Ricordo. I camminatori, un po’ stanchi, si riparano all’ombra di una pianta pur di ascoltare gli ultimi commenti dell’accompagnatore. Fotografia di Giorgio Ganis

“Me ricordo che son nata vicin della Arena – ha spiegato Giorgina Vatta di Pola – in via San Martin, vicin de la ciesa de Sant’Antonio, dopo c’è da dire che mio papà lavorava, col suo negozio di meccanico di biciclette a Pisino e ci eravamo trasferiti là, ma dopo el ribalton [ossia dopo l’8 settembre 1943] alle cinque de matina i s’ciavi titini i xe vignudi in cinque per ciaparlo e portarlo nelle prigioni del Castel de Montecuccoli”. Ha rischiato di finire ucciso e gettato in foiba? “Sì, proprio così – ha risposto Giorgina Vatta – erano in 80 nelle carceri di Pisino e solo in quattro sono stati salvati dai tedeschi che hanno occupato l’Istria, prima i gà avertido che i bombardava, dopo i gà bombardà Pisino, gà occupà el paese e i s’ciavi titini scampava. Tutti gli altri civili italiani prigionieri dei titini sarà morti in foiba. Gò visto i soldati italiani abbandonare le armi e scampar mezzi vestiti da civile e mezzi da militare. Allora i miei genitori gà deciso de tornar a Pola dai parenti e semo restadi fin al 1947”.
“Son sta mi a lustrar la Madonna del Villaggio giuliano, perché abito lì – esordisce così nel 2017 il signor Alberto Nadbath, di Udine, ma col papà di Abbazia – e con la varechina ho spazzolato la pietra, perché era tutta scura, poi ho sistemato i mattoni alla base".
Udine, Villaggio giuliano Via Casarsa. Trekking del Ricordo al traguardo, con un brindisi finale. Fotografia di Leoleo Lulu

Alcuni consigli ed appunti finali

La Cjaminade pe Setemande de Culture Furlane / La Camminata per la Cultura friulana è stata organizzata sotto gli auspici della Società Filologia Friulana, presieduta dal professor Federico Vicario. All'inizio del Trekking Elio Varutti ha portato i saluti del professor Vicario a tutti i presenti. Hanno collaborato all’iniziativa il Gruppo culturale “Alfredo Orzan” della Parrocchia di San Pio X di Udine, l’Associazione Insieme con Noi di Udine, oltre al Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD.
Si ricorda che la V.a edizione Settimana della Cultura Friulana dura dal 10 al 20 di maggio 2018, con 130 eventi in programma in tutte le provincie friulane e del vicino Veneto. È una rassegna di concerti, visite, convegni e conferenze, mostre, attività per i bambini e per le scuole. La Settimana è organizzata dalla Società Filologica Friulana con la collaborazione di una fitta rete di comuni, associazioni del territorio, pro loco, pievi e istituti scolastici. La Settimana gode del patrocino del Ministero per i beni e le Attività Culturali e il Turismo, della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, del Consiglio Regionale. La Società Filologica Friulana, sorta nel 1919, è orgogliosa di organizzare questa rassegna che mette in evidenza la storia, la cultura, il territorio e l’identità. L’invito a tutti, infine, è dunque quello di associarsi alla Società Filologica Friulana, se non si è già soci.

Agli esuli e ai discendenti degli esuli giuliano dalmati chiediamo di iscriversi all’ANVGD di Udine, di Pordenone o di Gorizia.
Oltre ai nomi già citati al primo Trekking del Ricordo di maggio 2018 hanno partecipato, tra gli altri, Barbara Rossi, di Sebenico, Delegato amministrativo dell'ANVGD di Udine, Fabiola Modesto Paulon, nata a Fiume, Celso Giuriceo, esule da Veglia, Maria Giovanna Copic, con avi di Dignano d'Istria e di Portole.
Udine, Villaggio giuliano di Via Casarsa, ancona sacra della Madonna della Rinascita. Fotografia di Leoleo Lulu
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Sede del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD): Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine.  Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a  venerdì  ore 10-12.   e-mail:    anvgd.udine@gmail.com
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Bibliografia e sitologia essenziali

E. Varutti, “I Bonetti di Zara nell’esodo dalmata”, on-line dal 6 febbraio 2017.

- E. Varutti, “Son mi a netar la Madonna del Villaggio Giuliano”, Udine, on-line dal 5 aprile 2017.

- E. Varutti, “Il rosario al Villaggio Giuliano di Udine”, on-line dal 27 maggio 2017.

- E. Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017 (disponibile anche nel web).

Udine, Camposanto, il Trekking del Ricordo sosta davanti alla scultura in bronzo di Padre Cesario da Rovigo, che fu in servizio a Zara. Fotografia di Giorgio Ganis
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Ricerche storiche, servizio redazionale e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, Girolamo Jacobson e di E. Varutti. Fotografie di Leoleo Lulu e di Giorgio Ganis, che si ringraziano per la gentile concessione alla diffusione e pubblicazione.

lunedì 25 settembre 2017

Bonetti, ANVGD, parla di italiani, croati e serbi di Dalmazia. Conferenza a Udine

Oltre 25 persone hanno seguito la conferenza di Bruno Bonetti, segretario dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine. 
Bruno Bonetti, a sinistra, Bruna Zuccolin e Elio Varutti. Fotografia di Fulvio Pregnolato

L’incontro formativo, di dimensione europea, si è tenuto a Udine, sabato 23 settembre 2017, presso la sala San Cristoforo, in Vicolo Sillio 4/b. L’iniziativa aveva per tema “La Dalmazia. Croati, serbi e italiani”. È stata organizzata dall’ANVGD di Udine, in collaborazione con i Comitati Provinciali dell’ANVGD di Trieste, Gorizia e Pordenone. Era dagli anni 1960-1970 che non si svolgevano iniziative comuni tra i quattro organismi ANVGD operanti in Friuli Venezia Giulia. Hanno collaborato all'iniziativa il Club UNESCO di Udine, ERAPLE e EFASCE.
Ci si potrebbe chiedere come mai Bonetti si sia occupato di tale questione. Ebbene la risposta sta nei legami familiari e nella ricerca delle radici da lui condotta nella Croazia di oggi nell’Archivio arcivescovile di Zara, nell’Archivio di Stato di Zara e nell’Archivio di Stato di Spalato, oltre che presso i vari parenti croati.
Una parte del pubblico in Sala San Cristoforo a Udine per la conferenza dell'ANVGD. Fotografia di Fulvio Pregnolato

Ha aperto la riunione Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, ricordando l’opera del compianto presidente Silvio Cattalini, esule da Zara, per il dialogo e la pacificazione tra le due sponde dell’Adriatico. 
La Zuccolin ha poi voluto accennare ai prossimi appuntamenti del sodalizio degli esuli. Si va dalla gita in pullman a Pirano, Parenzo e Isola d’Istria, sulle orme di Beato Odorico da Pordenone, programmata per il 30 settembre 2017, poi ci sono due conferenze per presentare il libro di Franco Fornasaro, con avi istriani, intitolato Gli appunti di Stipe, edito dall’ANVGD di Udine nel 2015. 
Il primo incontro culturale si terrà il 5 ottobre 2017 a Pasian di Prato, presso la Biblioteca “Pier Paolo Pasolini”, alle ore 18. La presentazione del volume di Fornasaro sarà replicata poi a Martignacco il 27 ottobre 2017, presso la Biblioteca “Elsa Buiese” a Villa Ermacora, alle 20,30.
Una parte del pubblico in Sala San Cristoforo a Udine per la conferenza dell'ANVGD. Fotografia di Fulvio Pregnolato

Ha poi avuto la parola il professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, per comunicare le attività del sodalizio nel campo di social media. Dal 15 febbraio 2017 è stata creata una pagina su Facebook, col nome “ANVGD Udine”, che conta 133 iscritti non solo dal Friuli, ma anche dall’Italia e dall’estero (Spagna, Francia, Croazia, Argentina, USA). Con tale strumento l’ANVGD di Udine è in contatto con le sedi consorelle di Gorizia, Trieste, Arezzo e con qualche socio di Pordenone. Da 16 settembre 2017 è stato allestito un profilo in Google con il nome di “ANVGD di Udine”, con 5 rubriche e vari “follower” (seguaci). Il 3 agosto 2017 è stato attivato un gruppo di Yahoo, con l’appellativo di “Amici di ANVGD di Udine”; esso contiene vari materiali multimediali riguardo alle attività dell’ANVGD di Udine e dell’esodo giuliano dalmata.
Ha poi preso la parola Bruno Bonetti tra l’attenzione totale dei presenti, per descrivere i rapporti politici, sociali e umani nella Dalmazia lungo i secoli, con particolare attenzione all’Ottocento e al Novecento e con dei riferimenti specifici alle componenti etniche di italiani, croati e serbi. Bonetti, utilizzando decine di diapositive e documenti, ha contestato certi storici croati i quali sostengono che gli italiani siano arrivati sulla costa dalmata da fuori. «Alcuni miei antenati – ha detto il relatore – sono arrivati sì dalla pianura Padana, ma nel 1100 e vari lustri dopo; come si fa a dire che è di fuori uno che ha gli avi vissuti a Zara, Spalato e sulle isole dalmate da svariati secoli. Allora che ci fanno i bosniaci e i macedoni stabilitisi a Zara, Sebenico e a Spalato nel 1945 con le truppe titine?»
Una parte del pubblico in Sala San Cristoforo a Udine per la conferenza dell'ANVGD. Fotografia di Fulvio Pregnolato

Poi il relatore si è soffermato sul dramma della nazionalità sviluppatosi tra Luigi Bonetti di Zara (1847-1934), uomo tutto d’un pezzo e di sentimenti italiani e Lorenzo Bonetti di Spalato (1837-1916), un tipo libertino e di sentimenti croati. Questi fratelli Bonetti vivono ambedue sotto l’Impero Austro-ungarico, ma si schierano su ambiti nazionali diversi e, come ci dice la storia, addirittura opposti. Come mai ci sono così tanti italiani in Dalmazia a Spalato, Sebenico, Traù… e sulle isole di Lesina, Brazza? 
Essi costituiscono una minoranza del 10 o 20 per cento rispetto alla popolazione. Il fatto è che la lingua italiana (o meglio il dialetto veneto istro-dalmatico) in Dalmazia era usata nel Settecento e nei secoli precedenti sotto la Serenissima Repubblica di Venezia. Poi, sotto l’Austria, rimane lingua ufficiale, assieme al tedesco, fino al 21 luglio 1883, quando gli Asburgo pensano di favorire i croati, in funzione anti-italiana, imponendo il croato al posto dell’italiano. Nel 1909 il croato diviene obbligatorio, pena il licenziamento dei dipendenti statali. Si tenga presente che a Pola, Gorizia, Trieste, Cervignano e Monfalcone, sotto l’Austria, la lingua ufficiale era il tedesco.
Una parte del pubblico in Sala San Cristoforo a Udine per la conferenza dell'ANVGD. Fotografia di E. Varutti

Bonetti ha poi descritto il primo esodo degli italiani, poco conosciuto. Già perché, dopo la vittoria mutilata, Sebenico, Spalato, Traù, Lesina… passano sotto il Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni. Nel 1921 alcune migliaia di italiani di quelle località dalmate scappano verso Zara, Pola e Lussino, che entrano a far parte del Regno d’Italia. Un altro esodo di frange di italiani di Dalmazia avviene nel 1929 quando i croati nazionalisti spaccano le vetrine dei negozi e devastano le attività economiche degli italiani rimasti. Fu così che i Damiani dell’Isola di Curzola fuggono verso Lussino, i Cattalinich si erano già spostati coi cantieri da Traù a Zara, altri Cattalini sono a Fiume.
La conclusione del relatore è che l’Austria-Ungheria ha svolto una politica anti-italiana a favore dei croati, perciò iniziano a rovinarsi i rapporti tra le componenti etniche in Dalmazia, fino ad arrivare agli orrori del Novecento, con i campi di concentramento, le foibe del 1943-1945 e la guerra dei Balcani degli anni Novanta.
Poi si è aperto il dibattito tra il pubblico. Eda Flego, esule da Pinguente, componente del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine, oltre a complimentarsi col relatore lo ha spinto a scrivere, in modo che resti memoria delle sue importati parole. Secondo la signora Daria Gorlato, esule da Dignano d’Istria, la conferenza di Bonetti costituisce una bellissima lettura per chi non conosce certe parti della storia. Sergio Satti, esule da Pola, pure lui componente del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine, ha accennato al coraggio di fare verità storica, come ha fatto il relatore, senza scendere in polemiche politiche che rendono aspra la situazione.
Gli altri presenti hanno allora approfittato per fare “quatro ciacole” con i soci dell’ANVGD di Udine.
Bruno Bonetti alla conferenza sul "La Dalmazia. Croati, serbi e italiani" a Udine. Fotografia di E. Varutti
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Sitologia

Rassegna stampa
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Servizio giornalistico e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e di E. Varutti. Fotografie di Fulvio Pregnolato e di E. Varutti.

martedì 18 luglio 2017

La Dalmazia raccontata a Tarcento, con l’ANVGD di Udine

Qualche volta nei piccoli paesi succedono cose grandi. È capitato allora che al Centro Sociale di Coja di Tarcento ci sia stata una originale conferenza con una discussione pubblica altrettanto interessante sui fatti dell’esodo giuliano dalmata. L’evento in questione si è verificato la sera del 14 luglio 2017 in un paesino che potrebbe essere “il balcone sul Friuli”, per il suo stupendo panorama.
Tra il folto pubblico, in prima fila, Giorgio Ius, coi baffi, e Giovanni Picco.

Il dottor Bruno Bonetti, bibliotecario di Tarcento, ha esposto l’argomento intitolato “La Dalmazia. Croati, serbi e italiani”. L’organizzazione dell’incontro pubblico con oltre cinquanta presenti si deve all’Associazione “Int di Cuje”, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine.
Come mai quel tema in una frazioncina di Tarcento, che conta appena 30 anime? Presto spiegato. Alcuni abitanti del posto sono reduci da un viaggio a Mostar e in altri luoghi della Bosnia, all’interno del progetto “I care for Europe”. Come dice alla stampa Corrado Aitran, responsabile a Tarcento di queste attività del terzo settore «siamo collegati in un network con altre località, come ad esempio Aquileia, Recanati, Pirano, Bač e Arbe, per organizzare dei campi volontariato sui temi dell’ambiente e del Mare Adriatico nelle cittadine collegate a noi, che sono Stolac e Čapljina, che si trovano tra Mostar e Ragusa».
Bruno Bonetti durante la lezione - conferenza 

Torniamo alla conferenza. Ha aperto i lavori dell’incontro culturale Luca Toso, vice sindaco di Tarcento. 
«Questo evento nasce da un meeting sulla Bosnia di oggi cui partecipa anche la città di Tarcento. Volevamo capire di più la storia. Bisogna sapere che gli italiani fuggiti dalla Dalmazia dopo la seconda guerra mondiale – ha detto Toso – convivevano con i serbi ed i croati, ma con i nazionalismi e con la Jugoslavia di Tito è cambiato tutto».
Il vice sindaco ha dato poi la parola a Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, che ha portato i saluti di Bruna Zuccolin, presidente del sodalizio degli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia. Varutti ha ricordato ai presenti la figura storica dell’ingegnere Silvio Cattalini, esule da Zara, scomparso nella notte fra il 28 febbraio e il 1° marzo scorso. «Cattalini ha presieduto l’ANVGD di Udine dal 1972 al 2017 – ha concluso Varutti – con uno spirito di pacificazione tra le due sponde dell’Adriatico, organizzando numerosi incontri culturali e gite in nave per visitare Pola, Fiume, Zara, Spalato e Ragusa».
Luca Toso, vice sindaco di Tarcento apre i lavori della conferenza di Coja

Poi ha parlato Luca Cossa, dell’Associazione Culturale Ricreativa “Int di Cuje” per fare un quadro storico di riferimento della Dalmazia austroungarica fino al Regno di Jugoslavia e a alla Repubblica Federativa di Tito, menzionando la strage di Vergarolla del 1946, con circa 70 italiani uccisi in un attentato, per finire con i viaggi da Pola del piroscafo Toscana per portare gli esuli italiani a Trieste o a Venezia
Ha preso infine la parola Bruno Bonetti, che tra l’altro è segretario dell’ANVGD di Udine. Si è fatto aiutare dalle diapositive in Power Point preparate con Luca Paoloni, consigliere comunale di Tarcento. Bonetti ha parlato con cognizione di causa, essendo discendente dei Bonetti di Zara (di sentimenti italiani) e di quelli di Spalato (di sentimenti croati), con una nonna serba.
Ha presentato all’attento pubblico il risultato delle sue ricerche genealogiche, con vari collegamenti storici e geografici, per mostrare come pure nelle famiglie si siano riverberati i fatti politici dell’Ottocento e del Novecento sui nazionalismi in Dalmazia, fino alle guerre balcaniche 1991-2001
Uno dei suoi avi e scienziato dalmata, ad esempio, è l'arcivescovo Marco Antonio De Dominis. Ha parlato poi degli esodi italiani del 1921 e 1929 da Traù, Spalato, Sebenico, Ragusa e dalle isole dalmate fino al più noto esodo dei 350 mila italiani iniziato nel 1943, sotto la pressione dei partigiani titini, e andato avanti lungo tutto gli anni Cinquanta del Novecento.
Il saluto dell'ANVGD di Udine da parte del professor Elio Varutti, vice presidente del sodalizio. Fotografia di Giorgio Gorlato.

Alex Franz, presidente dell’Associazione “Int di Cuje” nel suo intervento di chiusura ha ricordato come «sia importante conoscere questi argomenti perché sono brani di storia poco noti, perciò diamo appuntamento a tutti per i prossimi incontri su temi analoghi, sempre per la rassegna Cognossi la storie».
Nel dibattito che è seguito sono intervenuti numerose persone con domande e contributi. Giorgio Gorlato ha detto: «i miei avi stavano a Pola e a Dignano d’Istria dal Quattrocento, poi nel 1945 mio padre che era notaio è stato preso dai titini e non l’abbiamo più rivisto, ci hanno detto che è finito in una foiba».
Giorgio Ius, in un colorito intervento in lingua friulana, ha chiesto di parlare di più dei fatti dell’esodo giuliano dalmata e di insegnarlo nelle scuole, perché è importante conoscere questo pezzo di storia del paese.
Tra gli altri, è intervenuto Giovanni Picco, presidente regionale dell’Associazione Nazionale Mutilati Invalidi di Guerra (ANMIG). «Desidero donare a Bonetti e all’ANVGD di Udine, in ricordo di Silvio Cattalini, una cartolina con speciale annullo filatelico – ha detto Picco – nel  90° anniversario del Gruppo Associazione Nazionale Alpini (ANA) di Tarcento e nel centenario dell’ANMIG».

Giovanni Picco, dell'ANMIG porta i suoi omaggi all'ANVGD di Udine. Fotografia di Giorgio Gorlato.
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Il Gruppo Giovanile Adriatico di Udine, 1956-1970
Il professor Varutti, in occasione della dotta lezione di Bruno Bonetti, col permesso di Bruna Zuccolin, presidente del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine, ha esposto un gagliardetto dell’associazionismo giuliano dalmata degli anni Cinquanta del Novecento. Si tratta quasi di un cimelio. È il drappo del Gruppo Giovanile Adriatico (GGA) di Udine, aderente all’ANVGD. Tale gruppo giovanile fu attivo in Friuli dal 1956 al 1970 circa. È una bandierina triangolare finemente ricamata e ornata di frangia d’oro, per cm 40 x 60.
Gagliardetto del Gruppo Giovanile Adriatico di Udine, stoffa ricamata, cm 40 x 60. Archivio del Comitato Provinciale di Udine dell'ANVGD

Come ha ricordato il 27 aprile 2006 Sergio Satti, esule da Pola e per decenni alla vicepresidenza dell’ANVGD di Udine, sotto la guida di Silvio Cattalini «il Gruppo Giovanile Adriatico di Udine operò dal 1956 al 1960 organizzando campeggi a Lignano Sabbiadoro per i GGA delle zone limitrofe». Poi che altro faceva? C’era una orchestrina che suonava motivi per i ragazzi di allora. C’erano i veglioni tricolori al Mocambo di Udine, oppure le feste del Carnevale a Mossa, in provincia di Gorizia. C’erano poi le gite sociali e patriottiche a Ronchi dei Legionari, al Vittoriale e a Redipuglia.
Non è tutto, perché il GGA di Udine stampò pure un giornale ciclostilato “El Cucal” (Il Gabbiano) dal 1957 al 1963, con notizie sulla vita associativa e sul dibattito interno. Le discussioni erano forti e vertevano sulle difficoltà di conciliare le azioni dei giovani con quelle degli anziani. Parve quindi una crisi generazionale, che colpì pure il Comitato Provinciale di Torino e di altre città italiane.
I dati sulle iscrizioni all’ANVGD parlano chiaro. La crisi generazionale a Udine finì per far crollare il numero dei soci. Nel 1969 erano scesi a 29 persone, come ha riferito la segreteria dell’ANVGD di Udine nel 2004, mente Varutti stava preparando il libro sul Campo Profughi, pubblicato nel 2007.
In precedenza c’era stato un vero e proprio boom delle iscrizioni, forse sull’onda emotiva del ritorno di Trieste all’Italia, nel 1954, dopo l’esperienza fallimentare del Territorio Libero di Trieste.
Dai 187 soci del 1954 il Comitato di Udine dell'ANVGD passa agli oltre 1200 iscritti del 1957, sotto la presidenza onoraria dell’architetto Carlo Leopoldo Conighi, nato a Fiume e legionario fiumano. L’architetto Conighi, assieme all’impresa del padre ingegnere Carlo Alessandro Conighi, costruì numerosi edifici a Fiume, nonché ville ed alberghi di Abbazia.
Lato b del gagliardetto del Gruppo Giovanile Adriatico di Udine, stoffa ricamata, cm 40 x 60. Archivio del Comitato Provinciale di Udine dell'ANVGD

Renato Capellari, uno dei giovani del GGA di Udine nel 1963 scrisse una lettera a «L’Arena di Pola» riguardo alla crisi e alle accuse mosse dagli anziani contro i giovani. Nello scritto si parla della crisi di iscritti dovuta alle “iniziative tzigane” dei ragazzi (balli e feste). «Ma i giovani – ribatte Cappellari – sono stanchi di sentire slogan come “torneremo”, anche dai politici, mentre poco o nulla si fa per tornare veramente nelle terre perse». I giovani respingono le accuse riguardo ai “the danzanti”, dove avvengono “sfrenati cha cha cha”. Essi dicono di «non volere essere complici della avvilente divisione di 400 mila lire in ottocento sussidi, effettuata nel 1961».
Nel 1967 ci fu una riunione nel capoluogo friulano dei GGA di Udine, Padova, Venezia e Treviso con gite sociali nelle colline friulane. Le ultime attività sono segnalate intorno al 1970, poi più nulla.


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Rassegna stampa dell'evento a Coja, relatore Bruno Bonetti


- Questo articolo è apparso nel web il giorno 23 luglio 2017, in forma ridotta, su friulionline.it col seguente titolo: “Serata a Coja per sapere di più su Dalmazia e italiani”.

- Vedi tra gli eventi del sito web di turismofvg.it

- Sui settimanali della provincia di Udine...


L'intervento di Luca Cossa, dell'Associazione "Int di Cuje".

Il saluto del vice sindaco Luca Toso alla conferenza
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Servizio giornalistico e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, in collaborazione con E. Varutti. Fotografie e didascalie di E. Varutti, ove non altrimenti indicato. Si ringrazia Giorgio Gorlato, esule da Dignano d'Istria, per le fotografie gentilmente concesse per il presente articolo.
Le cartoline con speciale annullo filatelico nel 90° anniversario del Gruppo ANA di Tarcento e nel 100° anniversario dell'ANMIG, donate da Giovanni Picco al relatore Bonetti e all'ANVGD di Udine, in ricordo del compianto presidente ingegner Silvio Cattalini.



Sitologia e cenni bibliografici

- Renato Cappellari “Uno spirito nuovo”, «L’Arena di Pola», 5 marzo 1963.

- E. Varutti, Il Campo Profughi di Via Pradamano e l’Associazionismo giuliano dalmata a Udine. Ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell’esodo 1945-2007, ANVGD, Comitato Provinciale di Udine, 2007. [esaurito dal 2013, ma dal 2014 c'è questa versione nel web].

- Roberto Bruno, Elisabetta Marioni, Giancarlo Martina e Elio Varutti, Ospiti di gente varia. Cosacchi, esuli giuliano dalmati e il Centro di Smistamento Profughi di Udine 1943-1960, Istituto Stringher, Udine, 2015. [disponibile pure nel web, clicca qui].


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Una delle carte geografiche usate da Silvio Cattalini durante le sue varie conferenze, ora utilizzata dai soci ANVGD di Udine