domenica 13 maggio 2018

Fiume 1945, Graziella Superina salvata dal dottor Blasich, poi soffocato dai titini


Il memoriale che si pubblica qui di seguito è stato scritto da Graziella Superina, nata a Fiume, esule a Genova e deceduta nel 2011.
Michele Ugo Galliussi, Foibe, 2018, china su carta, cm 21 x 29,8. Courtesy dell’artista
È datato 31 gennaio 2001. Graziella è la moglie di Aldo Tardivelli, classe 1925, un altro fiumano ricco di ricordi e di racconti sui fatti di Fiume dal 1943 al 1948. La signora Graziella Superina ha intitolato così il suo racconto “L’uomo che salvò più di una vita… il Dott. Blasich”.
È un resoconto diretto e con ricordi di altri compaesani ed amici riferito soprattutto ad un momento assai critico della vita di Fiume, quando cioè i tedeschi alla fine di aprile 1945 abbandonano la città, dopo averne messo fuori uso il porto con l’esplosivo. È il momento in cui entrano i partigiani titini ai primi di maggio.


Per scrupolo si riporta che i partigiani di Tito entrarono a Fiume il 3 maggio 1945. Piombarono essi da Drenova e intorno alle ore 10 e mezza passarono pure da Sussak. Procedevano in fila per due, molto prudenti lungo Via Roma. Molto malridotti nelle divise, qualcuno era perfino privo di scarpe, erano essi preceduti da reparti di sminatori jugoslavi.
Iniziarono di lì a poco i sequestri di beni e di persone, ad opera dell’OZNA, la polizia segreta jugoslava. Accadde così a Riccardo Gigante, prefetto della Provincia del Carnaro,  proprio il 4 maggio 1945 “arrestato dagli slavi, venne tradotto a Castua ed ivi subì il martirio”. (Bollettino di Informazioni, Centro Studi Adriatici, Roma, IV, supplemento al n. 141 del 10 ottobre 1953, f. 10-11, ciclostilato).
Si sa che l’Odeljenje za Zaštitu NAroda, (OZNA), ossia il Dipartimento per la Sicurezza del Popolo, la spietata polizia politica di Tito, dopo la guerra, secondo lo storico Igor Žić ha giustiziato 300 persone. Non ci sono fonti attendibili, come ha scritto Mihael Sobolevski nel 2002. Costui e Amleto Ballarini hanno tuttavia stabilito in 2.640 il numero delle vittime italiane di Fiume per il periodo 1940-1947. È un dato scientifico condiviso.
Secondo altre fonti, alla fine della guerra, alcune centinaia di italiani scomparvero da Fiume. Certi furono eliminati, con tutta probabilità, nella vicina foiba della Bezdanka; altri in fosse comuni, come anzitutto quella di Castua / Kastav (a 10 km. da Fiume ). Il 4 maggio 1945, proprio a Castua, i titini uccidevano, senza processo, un gruppo di cittadini italiani. È Fabrizio Federici a darne notizia nel 2017.
Al testo originale di Graziella Superina sono state apportate alcune lievi modifiche grafiche e di punteggiature dal curatore per renderlo ancor più scorrevole nella lettura. (Elio Varutti)

L’uomo che salvò più di una vita… il Dott. BLASICH

Molti ricordi lontani di Fiume ormai sono fiochi. La maggior parte delle idee sono diventate sacrosante, pura esattezza, come i misfatti accaduti in tutta la Venezia Giulia dal 1943 al 1948. È stato un “piccolo olocausto”.
Inizio con la notte del 25 luglio 1943, e l’annuncio della caduta del fascismo. Il convulso incalzare degli avvenimenti travolse migliaia d’innocenti, sacrificati all’interesse di pochi, in quella terra martoriata, in tutte le guerre, come una maledizione. L’Istria fu l’epicentro dell’imminente tragedia. A tale annuncio non ebbe seguito alcuna manifestazione di rilievo, c’era una stanchezza generale della popolazione di fronte ad una tragica realtà di un paese già provato e debilitato per troppi anni di guerra. I vecchi alleati tedeschi, che occupavano gran parte del paese, già da lungo tempo, avevano elaborato piani precisi per assicurarsi il controllo del territorio in caso d’emergenza. Ciò avrebbe segnato un periodo ancora più nefasto per tutti.
I continui arretramenti del fronte e la sempre critica situazione generale, indussero gli ufficiali tedeschi ad accelerare i lavori di difesa delle fortificazioni e sbarramenti d’ogni tipo, in una linea che correva lungo il tracciato del vecchio confine della Jugoslavia. I partigiani di Tito riuscirono ad avvicinarsi sempre più alla città respingendo i tedeschi sfiduciati, ma sempre tenaci combattenti. Seguirono i primi colpi di cannone e le granate cadevano sulle vie e sulle case della città. L'esplosione d’ogni colpo di mortaio significava la distruzione di case, e famiglie senza tetto o peggio ancora altre vittime.
Riccardo Zanella, a sinistra, e Mario Blasich. Foto del Museo di Fiume a Roma

Abitavamo in Via Bellaria, di fronte al Tempio Votivo di Cosala. Durante le ore della giornata del 28 aprile 1945, dal monte di Tersatto, i partigiani avevano iniziato a lanciare innumerevoli granate sulla città. Erano passati parecchi giorni e a quel tamburellare di granate eravamo assuefatti e alcuna voglia di correre nel rifugio antiaereo della casa. Imprudentemente io e mia sorella Leandra siamo rimaste in casa ad ascoltare le ultime notizie dalla radio. Una granata ha colpito il tetto della casa sfondandolo, proprio sopra le nostre teste mentre avevamo mentre la radio annunciava la cattura di Mussolini e la sua condanna a morte.
Rimasi gravemente ferita e mia sorella a causa dello spostamento d’aria andò a finire dentro l’armadio, rimanendo lievemente ammaccata e stordita, ma illesa.
Devo seguitare a raccontare mischiando quello che ricordo e quello che me’ é stato riferito, giacché non potevo vedere e sentire quello che stava accadendo intorno a me. Ero nello stato dell’incoscienza tra la vita e la morte.
In lontananza si sentivano le esplosioni delle altre granate e l’ululato delle sirene che penetrava fin dentro le ossa. Dopo alcune ore, in un momento di tregua dei belligeranti, ero stata soccorsa da due vicini di casa che erano volontari dell’Unione Nazionale Protezione Antiaerea (UNPA). Erano i signori Giuseppe Simich e Mario Sirola. Ambulanze e barelle purtroppo non erano a disposizione in quei momenti terribili. Tutto era a giudizio dei soccorritori, che decisero per il mio trasporto all’ospedale, ma ciò essere eseguito immediatamente, data la gravità delle ferite. A Sirola venne l’idea di smontare una porta della camera, affinché facesse funzioni di barella. Con la forza delle sole braccia e per una lunghezza di circa un chilometro fui trasportata verso l’Ospedale Civile. Sulla città, con gran fracasso, cadevano altre granate titine lanciate dalla vicina collina di Tersatto. Andavano a cadere lungo il percorso, sollevando delle nuvole di polvere, ma non altro. Quella corsa verso l’Ospedale era divenuta lunga e piena d’insidie. Ero ancora fuori conoscenza.
Una giovane Graziella Superina a Fiume. Collezione Aldo Tardivelli, esule fiumano a Genova

Strada facendo e, dopo aver percorso alcune centinaia di metri, i soccorritori preoccupati della mia vita, si fermarono nella casa del dottor Mario Blasich, affinché potessi ricevere le prime cure, data la gravità delle ferite riportate. Il medico, poiché era paralizzato dalla vita in giù, era seduto su una sedia a rotelle ma in condizioni di prestare energicamente la sua opera. La situazione si presentava molto grave. Alcune schegge erano penetrate sotto il costato, altre più piccole nelle braccia e nelle gambe, mentre altre più numerose che avevano colpito il viso lo avevano trasformato in una maschera sanguinolenta. Il medico dovette intervenire subito. Con mano sicura rimosse tutte quelle schegge eseguendo le medicazioni necessarie, sollecitando i miei soccorritori a recarsi immediatamente all’Ospedale.
Ricordo di nuovo di avere avuto un momentaneo risveglio, mentre giacevo ancora sopra quella curiosa porta che fungeva da barella. Avevo vicino una moltitudine di feriti che si lamentavano e il mormorare dei miei soccorritori, per la situazione in cui si erano venuti a trovare ma sicuri che, solo l’immediato aiuto del dottor Blasich, avrebbe potuto salvarmi la vita. Mi dissero che la mia faccia esprimeva una tale sofferenza che non si sapeva più che inventare per alleviarla un po’.  Momentaneamente potevo essere considerata tra i pazienti destinati a campare. Passarono diversi giorni. Non vivevo che allo scopo di ringraziare il Dottore.
Il giorno della “Liberazione” era arrivato anche per la città di Fiume. La città era semidesertica. Erano passate molte ore da quando i tedeschi se n’erano andati; piccoli gruppi di cittadini, in buona fede avevano aperto le porte della città ai “Liberatori”. Armati di uno spirito di vendetta, non tardarono a mettere in atto il loro programma di sterminio contro i capi del popolo autonomista di Fiume.
Era passata solamente una settimana da quando il medico mi aveva accolto nella sua casa e nella notte del 3 maggio 1945 il dottor Mario Blasich, fu soffocato tra i cuscini del suo letto, ove “giaceva infermo”, da quattro partigiani di Tito. Egli fu uno fra i primi e tanti patrioti italiani che furono massacrati in quei giorni tremendi. Blasich era già stato condannato a morte dall’Austria, poiché  volontario italiano della guerra 1915-1918 e fu decorato al valore militare dal Regno d’Italia.
In quelle stesse notti dei primi di maggio 1945, nomi illustri si aggiunsero ai meno noti. Questa  strage d’innocenti continuò in seguito. Erano delle bravate di armati fino ai denti. I titini, tra bandoliere e mitra parabellum, giravano per la città penetrando nelle abitazioni e assassinando i malcapitati italiani.
Ficha Consular de Qualificação / Modulo di qualificazione consolare, del 2 ottobre 1951, emesso dal Consolato brasiliano di Napoli per Anna Squasa, nata a Fiume nel 1912. Ringrazio il signor Massimo Speciari che ha diffuso in Facebook questo importante documento di emigrazione verso il Brasile e che qui si riproduce per i lettori

Naturalmente queste cose non le sapevo. Ricordo ancora oggi che, in quei terribili giorni e in quelle brutte notti, l’aria era molto tesa. Ricordo che entrarono in Ospedale gruppi di partigiani in armi, bramosi di vendetta, alla ricerca di soldati tedeschi feriti e di civili indesiderati.
Ero ormai fuori pericolo, incominciavo di nuovo a vivere e finalmente potevo discorrere con la mamma invitandola a recarsi, quanto prima, dal mio salvatore, per ringraziare e per compensare la sua prestazione. Mia madre si era recata nella casa del Dottore e aveva avuto la triste notizia del suo assassinio dai suoi famigliari sconvolti.
Voglio allora ricordare qui il dottor Mario Blasich per l’aiuto che ho ricevuto. A tutti i Fiumani desidero dire che non dimentichino il suo tragico destino. Fino all’ultimo giorno aveva salvato la mia vita e altre ancora, come quella della signora Elvira Liubi vedova Rusich, esule in Toscana. Vedi: l’articolo pubblicato sulla «Voce di Fiume» il 26 ottobre 2000, N° 9.
Ancora tante grazie ai mei soccorritori dell’UNPA Giuseppe Simich e Mario Sirola, ovunque si trovino.

Graziella Superina 

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Collezioni private
- Graziella Superina, L’uomo che salvò più di una vita… il Dott. BLASICH, Memoriale della Collezione di Aldo Tardivelli, esule da Fiume a Genova, formato Word, Genova Pontedecimo, 31 gennaio 2001, pp. 3.
- Collezione Massimo Speciari, di Fiume, emigrato in Brasile, vive a Itatiba, Stato di San Paolo, Brasile. Notizie nel web

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Video intitolato “Foiba di Basovizza”, prodotto dagli studenti della classe III media e dai loro professori dell’Istituto comprensivo “Giovanni Cena” di Latina, luglio 2017.

Riferimenti bibliografici e nel web
- «Bollettino di Informazioni», Centro Studi Adriatici, Roma, IV, supplemento al n. 141 del 10 ottobre 1953, f. 10-11, ciclostilato.


- Mihael Sobolevski, “Fiume, una storia complessa / Zamršena povijest Rijeke”, in Amleto Ballarini, Mihael Sobolevski (a cura di / uredili), Le vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni (1939-1947) / Žrtve talijanske nacionalnosti u Rijeci i okolici (1939.-1947.), Roma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale per gli Archivi, 2002, pp. 147-197.

- E. Varutti, Diario di Carlo Conighi, Fiume aprile-maggio 1945, on-line dal 7 giugno 2016.

- E. Varutti, Esodo disgraziato dei Tardivelli, da Fiume a Laterina 1948, on-line dal 22 gennaio 2017.

Ringraziamenti
Il curatore di questo articolo desidera ringraziare sentitamente il professor Michele Ugo Galliussi, di Udine, che con grande sensibilità artistica ha saputo dipingere il tema della foiba appositamente per le pagine di questo blog.
Si ringrazia pure Aldo Tardivelli, per l’invio del Memoriale della sua cara signora.


Ringrazio, infine, i signori Laura Brussi, esule da Pola e Carlo Cesare Montani, esule da Fiume, per la riproduzione del video intitolato “Foiba di Basovizza”, prodotto dagli studenti della classe III media e dai loro professori dell’Istituto comprensivo “Giovanni Cena” di Latina, luglio 2017.

sabato 12 maggio 2018

Trekking del Ricordo a Udine sui luoghi dell’esodo giuliano dalmata


La prima Camminata del Ricordo si è svolta il 12 maggio 2018 a Udine dalle ore 10,30 alle 12 circa con uno splendido sole primaverile. 
Udine, Tempio Ossario, Trekking del Ricordo. Da sinistra Bruno Bonetti, Elio Varutti e Sergio Satti. Fotografia di Leoleo Lulu

L’evento, che ha visto la presenza di oltre 30 partecipanti, è stato organizzato dal Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). Vista la novità e l’aspetto innovativo dell’iniziativa, già inserita nella Setemane de Culture furlane / Settimana della Cultura Friulana 10-20 Mai / maggio 2018, è stata pure collocata nel calendario delle manifestazioni ospitate della rassegna culturale Vicino / Lontano 2018.
Il titolo dell’incontro era: “Itinerario del Ricordo. Esodo giuliano dalmata a Udine”. Si è trattato di uno “Slow Urban Walk”, ovvero di una camminata urbana lenta con accompagnatore in lingua italiana, friulana e dialetto istro-veneto.
Udine, Trekking del Ricordo - Tappa al Parco Moretti. Bruno Bonetti e Elio Varutti. Fotografia di Leoleo Lulu

Il professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, ha salutato e ha dato il benvenuto gli ospiti, tra i quali vari turisti, a nome di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, assente per motivi familiari. Poi ha spiegato il significato dell’iniziativa, che rientra nel programma di attività dell’ANVGD di Udine. “Dopo il giorno 8 settembre 1943, data della comunicazione dell’armistizio tra gli alleati angloamericani e il governo italiano di Badoglio – ha detto Varutti – inizia l’esodo di italiani dalla Dalmazia, da Fiume e dall’Istria. Fuggono per evitare le violenze degli iugoslavi, spinti dal sentimento di vendetta per le atrocità patite nella guerra fascista e per la pulizia etnica voluta da Tito. Gli storici scrivono che l’esodo termina nel 1956, ma io ho raccolto testimonianze di fughe dall’Istria avvenute nel 1963, come nel caso di Pietro Palaziol, di Valle d’Istria, scappato di notte con altri ragazzi, correndo gravi rischi, infatti, morì un suo amico falciato da una raffica di mitragliatrice dei graniciari”.
Il gruppo di camminatori alla partenza presso il Tempio Ossario. Fotografia di Giorgio Ganis

Poi ha avuto la parola l’ingegnere Sergio Satti, esule da Pola, decano dell’ANVGD di Udine. “La mia famiglia è venuta via da Pola – ha detto Satti – e nel resto dell’Italia non è che abbiamo ricevuto una buona accoglienza, a scuola al liceo a Bolzano mi davano del fascista, invece in Friuli alla mia fidanzata i familiari dissero: No te sposerà mica un profugo! -Ma lui studia ingegneria. -Ah, beh allora. Poi sul lavoro quando insegnavo all’Istituto Tecnico Industriale “Arturo Malignani” di Udine, certi colleghi mi guardavano in cagnesco perché, in quanto profugo, ero passato davanti a loro nelle graduatorie d’insegnamento, però la mia famiglia aveva perso la casa di Pola e il patrimonio consegnato ai titini, come danni di guerra, validi per tutta l’Italia e il governo mi ha restituito si e no il 15 per cento del valore economico perso”.
Udine, Cimitero di San Vito, Monumento ai caduti giuliano dalmati, opera di Nino Gortan del 1990. Fotografia di Leoleo Lulu

Poi Varutti ha rievocato ciò che accadeva nel dopo guerra a Udine, non prima di aver fornito alcuni dati sul luogo. “Siamo vicini al Tempio Ossario – ha commentato – in piazzale XXVI Luglio 1866, che ricorda la Terza Guerra d’Indipendenza e l’annessione di Udine al Regno d’Italia. La costruzione del Tempio Ossario, su progetto di Provino Valle, inizia nel 1925 e durò circa 15 anni. Accoglie le salme di 25 mila caduti della Grande Guerra. La facciata in pietra chiara contrasta col cotto dei mattoni. Le statue monumentali delle quattro armi, realizzate nel 1950, derivano da bozzetti di Silvio Olivo, che vinse il concorso nel 1938. Il quadrato di cemento al centro della piazza è il Monumento alla Resistenza, di Gino Valle e Federico Marconi (1959-1969), con scultura di Dino Basaldella”.

Una curiosa inquadratura vicino al Monumento ai caduti giuliano dalmati, opera del 1990. Fotografia di Giorgio Ganis

Ecco il racconto di Varutti in riferimento all’esodo giuliano dalmata: “Un’esule da Pola, Maria Millia, ha ricordato che, verso il 1949, i suoi genitori Anna Sciolis e Domenico Millia, rinomato fabbro di Rovigno, assieme ad altri profughi istriani furono ospitati nella cripta del Tempio Ossario di Udine, dato che el Campo jera pien. Nel 1959 erano ancora accolte alcune persone dell’esodo nella stessa chiesa. “Una famiglia è ospitata nella cripta del Tempio Ossario – riporta «L’Arena di Pola» del 28 aprile 1959 – chi all’asilo notturno e altri nelle case diroccate di via Bertaldia, poi demolite”. Il 10 febbraio 2018 ha riferito la signora Rosalba Meneghini, figlia di Maria Millia, che: “Se si fermava un camion davanti alle finestre poste in basso al Tempio Ossario, mia madre usciva a dire al camionista di spostare il veicolo per lasciare che entrasse un po’ di luce dove loro vivevano”.
Udine, Cimitero monumentale di S. Vito, l'intervento di Bruno Bonetti sul tema a lui caro dell'esodo dalla Dalmazia negli anni 1920-1931. Fotografia di Leleo Lulu

In seguito il gruppo di camminatori si è diretto verso il Cimitero, addentrandosi nello stupendo Parco Moretti. Così è stato spiegato il Monumento ai caduti giuliano dalmati, opera del 1990, presso il Cimitero monumentale di Udine, costruito nel 1818 su progetto dell’ingegnere Valentino PresaniTra le altre il Cimitero ottocentesco sorse sul sito di una chiesetta gotica dedicata ai Santi Vito e Modesto, gli stessi protettori di Fiume. Oggi si chiama solo Cimitero di S. Vito.
Oltre alla targa commemorativa l’impianto artistico del monumento contiene un bassorilievo dello scultore istriano Gino Gortan, di Pinguente, che rappresenta in modo stilizzato, come diceva Silvio Cattalini, esule da Zara, due persone che tenendosi per mano vengono precipitate in una foiba. Secondo Aldo Suraci, esule da Fiume, invece, si tratterebbe di due figure umane, un adulto e un bambino che salutano, a significare la partenza per l’esodo. L’opera fu inaugurata col sindaco Piergiorgio Bressani, “a quel tempo – come ha ricordato Satti – non si poteva parlare di foibe, altrimenti sarebbe caduta la giunta comunale, così il monumento è stato intitolato genericamente ai Caduti giuliano dalmati, ma dopo la legge sul Giorno del Ricordo è cambiato tutto, infatti verso il 2008 il sindaco Furio Honsell, dopo una preghiera dell’Infoibato, si impegnò qui davanti a questa lapide a dedicare un toponimo alle Vittime delle Foibe, così nel 2010 sorse il Parco Vittime delle Foibe in Via Bertaldia”.
Ecco una breve biografia di Nino Gortan. Pittore, scultore e incisore, è nato a Pinguente d'Istria nel 1931 ed è morto a San Daniele del Friuli, nel 2001. L’artista è di famiglia originaria della Carnia stabilitasi a Pinguente in Istria nel 1870. Dal 1950 Gortan è vissuto a San Daniele del Friuli dove ha realizzato, tra l'altro, i portali del duomo. Ha partecipato alla Biennale d'arte sacra di Bologna. Sue opere sono presenti anche a Montereale Valcellina, Gorizia, Udine e Atene (portali di bronzo del santuario di Sant'Irene). Per il governo del Camerun ha realizzato la statua dell’eroe nazionale.
Udine - Un commento di Varutti nella chiesa del cimitero, dove per tradizione l'ANVGD organizza un momento di preghiera, ai primi di novembre, in memoria degli esuli giuliano dalmati scomparsi. Fotografia di Leoleo Lulu


Udine, chiesa del Cimitero di S. Vito ammirata dai camminatori del Trekking del Ricordo. Fotografia di Giorgio Ganis

Davanti al Monumento di Nino Gortan ha parlato anche Bruno Bonetti, segretario dell’ANVGD di Udine, con avi di Spalato, Brazza e Zara. “Vorrei menzionare un altro esodo – ha detto Bonetti – che avvenne nel 1920 e nel 1931 in Dalmazia. Analogamente con quanto sarebbe successo per opera del fascismo al di qua del confine, dopo la presa del potere, i croati  incominciarono ad accanirsi contro i dalmati italiani. Le vetrine dei loro negozi venivano fracassate e squadre di picchiatori aggredivano chi rivendicava i diritti della minoranza italiana”.
“Le persecuzioni si intensificarono nel 1928 – ha aggiunto Bonetti – quando le lotte interetniche sconvolsero il regno serbo croato sloveno e, dopo il colpo di Stato del 1929, quando re Alessandro avocò a sé tutti i poteri per sedare i dissidi e cambiò il nome dello Stato in Jugoslavia, portando avanti un programma di assimilazione forzata di tutte le differenze culturali dei popoli che lo componevano. Fu così che il cementificio Gilardi & Bettiza di Spalato, la più importante industria della città, fu ceduto il 25 marzo 1929 alla famiglia croata Ferić. Quanto ai Gilardi, lo stesso anno dovettero ritirarsi a Zara, che era terra italiana, ignari che di lì a poco nel 1943 li avrebbe aspettati un nuovo esilio”.
Usciti dalla chiesa del Cimitero, si è passati a vedere Scultura in bronzo dedicata a padre Cesario da Rovigo, piazzale Camposanto. L'opera, di Carlo Balljiana, è del 1988. “Fu una figura notevole tra gli zaratini di Udine padre Cesario – ha detto Varutti – questo frate fu vicino agli esuli del Centro di Smistamento Profughi di via Pradamano, poiché era un esule “di spirito” essendo stato in servizio a Zara dal 1935 al 1939”.
Udine, Cimitero di S. Vito. Scultura in onore di frate Cesario da Rovigo, attivo a Zara. Fotografia di Leoleo Lulu

Come ha scritto Natale Zaccuri su «La Vita Cattolica» del 2 luglio 2015, a p. 19: “Frate Cesario fu cappellano a San Servolo di Venezia, al Cimitero di Udine, ‘Guardiano’ a Gorizia (dal 1928 al 1931), a Padova (1932), a Zara (1935) e ‘Padre spirituale’ in Dalmazia”.
Dalle mie ricerche personali – ha aggiunto Varutti – emerge che Padre Cesario dei Cappuccini fu rettore della Chiesa del Cimitero nel 1954, come risulta dal Libro Storico della Parrocchia della Beata Vergine del Carmine, a p. 267. Dopo l’esodo fu in servizio nella chiesa di Baldasseria, come riportato dal Bollettino Parrocchiale della Beata Vergine del Carmine del 1954. Celebrava la santa Messa pure nel Villaggio metallico, un insieme di 40 baracche usate dai militari inglesi fino al 1947 e poi dietro domanda alle autorità, occupate dagli istriani edagli sfollati e senza casa. Cesario Giacomo Finotti, detto Padre Cesario da Rovigo, nacque a Rovigo il 4 luglio 1893 e morì a Udine il 1° luglio 1983”.
Ultima tappa del primo Itinerario del Ricordo è stata il Villaggio giuliano. Esso sorge in via Casarsa, angolo via Cormòr Alto nel 1951; sono 15 case a schiera bifamiliari. Il signor Giuseppe Marsich, esule da Veglia, ricorda di essere andato ad abitarvi verso il 1952. “Ze case fate coi schei de l’UNRRA Casas, dei americani nelle strade de via Casarsa, via Cormòr Alto e via Cordenons, jera tutti campi in quella volta”. Al Villaggio giuliano ci abitano, o ci hanno vissuto, o lo conoscono anche i signori Tancredi e i fratelli Mattini di Pinguente. “Al Villaggio giuliano de Udine jera tanti scampadi da Pinguente – hanno ricordato”.
Udine, Villaggio giuliano di Via Casarsa, Madonna della Rinascita, opera di Domenico Mastroianni del 1952. Fotografia d Leoleo Lulu

C’è una piccola opera d’arte al Villaggio giuliano. È la Madonna della Rinascita, in via Casarsa. L’icona è opera del 1952 dello scultore Domenico Mastroianni (Arpino, Frosinone 1876 – Roma 1962). Si tratta di un bassorilievo in bronzo, intitolato appunto Madonna della Rinascita. Claudio Della Longa di Udine ha detto: “Ricordo che gli istriani del Villaggio giuliano, costituito da una quindicina di case costruite nel 1951-1952, si riunivano vicino alla sacra ancona nel mese di maggio per le preghiere ed il rosario, meravigliando il clero locale”.

Udine, Villaggio giuliano di Via Casarsa. Ultima tappa del Trekking del Ricordo. I camminatori, un po’ stanchi, si riparano all’ombra di una pianta pur di ascoltare gli ultimi commenti dell’accompagnatore. Fotografia di Giorgio Ganis

“Me ricordo che son nata vicin della Arena – ha spiegato Giorgina Vatta di Pola – in via San Martin, vicin de la ciesa de Sant’Antonio, dopo c’è da dire che mio papà lavorava, col suo negozio di meccanico di biciclette a Pisino e ci eravamo trasferiti là, ma dopo el ribalton [ossia dopo l’8 settembre 1943] alle cinque de matina i s’ciavi titini i xe vignudi in cinque per ciaparlo e portarlo nelle prigioni del Castel de Montecuccoli”. Ha rischiato di finire ucciso e gettato in foiba? “Sì, proprio così – ha risposto Giorgina Vatta – erano in 80 nelle carceri di Pisino e solo in quattro sono stati salvati dai tedeschi che hanno occupato l’Istria, prima i gà avertido che i bombardava, dopo i gà bombardà Pisino, gà occupà el paese e i s’ciavi titini scampava. Tutti gli altri civili italiani prigionieri dei titini sarà morti in foiba. Gò visto i soldati italiani abbandonare le armi e scampar mezzi vestiti da civile e mezzi da militare. Allora i miei genitori gà deciso de tornar a Pola dai parenti e semo restadi fin al 1947”.
“Son sta mi a lustrar la Madonna del Villaggio giuliano, perché abito lì – esordisce così nel 2017 il signor Alberto Nadbath, di Udine, ma col papà di Abbazia – e con la varechina ho spazzolato la pietra, perché era tutta scura, poi ho sistemato i mattoni alla base".
Udine, Villaggio giuliano Via Casarsa. Trekking del Ricordo al traguardo, con un brindisi finale. Fotografia di Leoleo Lulu

Alcuni consigli ed appunti finali

La Cjaminade pe Setemande de Culture Furlane / La Camminata per la Cultura friulana è stata organizzata sotto gli auspici della Società Filologia Friulana, presieduta dal professor Federico Vicario. All'inizio del Trekking Elio Varutti ha portato i saluti del professor Vicario a tutti i presenti. Hanno collaborato all’iniziativa il Gruppo culturale “Alfredo Orzan” della Parrocchia di San Pio X di Udine, l’Associazione Insieme con Noi di Udine, oltre al Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD.
Si ricorda che la V.a edizione Settimana della Cultura Friulana dura dal 10 al 20 di maggio 2018, con 130 eventi in programma in tutte le provincie friulane e del vicino Veneto. È una rassegna di concerti, visite, convegni e conferenze, mostre, attività per i bambini e per le scuole. La Settimana è organizzata dalla Società Filologica Friulana con la collaborazione di una fitta rete di comuni, associazioni del territorio, pro loco, pievi e istituti scolastici. La Settimana gode del patrocino del Ministero per i beni e le Attività Culturali e il Turismo, della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, del Consiglio Regionale. La Società Filologica Friulana, sorta nel 1919, è orgogliosa di organizzare questa rassegna che mette in evidenza la storia, la cultura, il territorio e l’identità. L’invito a tutti, infine, è dunque quello di associarsi alla Società Filologica Friulana, se non si è già soci.

Agli esuli e ai discendenti degli esuli giuliano dalmati chiediamo di iscriversi all’ANVGD di Udine, di Pordenone o di Gorizia.
Oltre ai nomi già citati al primo Trekking del Ricordo di maggio 2018 hanno partecipato, tra gli altri, Barbara Rossi, di Sebenico, Delegato amministrativo dell'ANVGD di Udine, Fabiola Modesto Paulon, nata a Fiume, Celso Giuriceo, esule da Veglia, Maria Giovanna Copic, con avi di Dignano d'Istria e di Portole.
Udine, Villaggio giuliano di Via Casarsa, ancona sacra della Madonna della Rinascita. Fotografia di Leoleo Lulu
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Sede del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD): Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine.  Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a  venerdì  ore 10-12.   e-mail:    anvgd.udine@gmail.com
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Bibliografia e sitologia essenziali

E. Varutti, “I Bonetti di Zara nell’esodo dalmata”, on-line dal 6 febbraio 2017.

- E. Varutti, “Son mi a netar la Madonna del Villaggio Giuliano”, Udine, on-line dal 5 aprile 2017.

- E. Varutti, “Il rosario al Villaggio Giuliano di Udine”, on-line dal 27 maggio 2017.

- E. Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017 (disponibile anche nel web).

Udine, Camposanto, il Trekking del Ricordo sosta davanti alla scultura in bronzo di Padre Cesario da Rovigo, che fu in servizio a Zara. Fotografia di Giorgio Ganis
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Ricerche storiche, servizio redazionale e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, Girolamo Jacobson e di E. Varutti. Fotografie di Leoleo Lulu e di Giorgio Ganis, che si ringraziano per la gentile concessione alla diffusione e pubblicazione.

lunedì 7 maggio 2018

In bici da Roma a Capo Nord con Antonella Gentile. Un incontro a Udine il 13 maggio


Sarà presentato a Udine, in Via Piutti, al civico numero 156 il viaggio di Antonella Gentile dalla Puglia alla Norvegia. La giovane di Barletta, infatti, con la sua bicicletta è partita da Roma per arrivare a Capo Nord, lungo il circolo polare artico.

L’Associazione "Insieme con noi", in collaborazione con il Comune di Udine - Ufficio Progettazione Sport e Movimento, nell’ambito di “BICImaggio”, domenica 13 maggio 2018, alle ore 18,00 al Centro Socio Riabilitativo Educativo di Via Piutti, 156, ha organizzato la serata dal titolo: “In bicicletta da Roma a Capo Nord. Il viaggio di Antonella Gentile”.
Questa insolita esperienza di Antonella Gentile, semplice cicloturista che con una normale citybike, in tre mesi, ha percorso 5 mila km, ossia la distanza che divide la città di Roma con il Capo nord.
La serata, come ricorda Germano Vidussi, presidente dell’Associazione "Insieme con noi", ha delle finalità generali ed obiettivi specifici. Prima di tutto c’è l’esigenza di condividere esperienze relative all’esplorazione di territori nuovi attraverso un mezzo quale la bicicletta. Ciò consente di conoscere persone e di scrutare i particolari dei posti da cui si passa. Poi c’è la possibilità di comprendere il valore della solidarietà e della condivisione sociale.
Viaggiare in autonomia, imparando ad essere indipendenti e liberi, è un altro fattore di consapevolezza, come diffondere l’uso della bicicletta come strumento per migliorare lo stile di vita, l’ambiente e per una mobilità sostenibile.
L'evento di Via Piutti del 13 maggio 2018 sarà articolato in tre momenti. Dapprima ci sarà la presentazione del viaggio, di Antonella Gentile, in bicicletta per 5000 km, attraversando Italia, Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia e passando per il circolo polare artico. Poi si assisterà alla proiezione di un video sui momenti più affascinanti del viaggio. Infine ci sarà il dialogo con la cittadinanza.
L’incontro si prefigge un’efficacia educativa e formativa. Si tratta di descrivere un viaggio non convenzionale all’insegna della mobilità sostenibile. Poi si cercherà di capire le motivazioni per cui Antonella Gentile è partita e la sua caparbietà. C’è da dire infine che il viaggio di Antonella Gentile non è solo geografico turistico, ma anche solidale, dato il suo sostegno ad African Medical and Research Foundation (Amref).  Essa è una organizzazione non governativa (Ong) internazionale fondata alla metà del XX secolo e tutt'oggi attiva. L’Ong si propone di migliorare la salute in Africa attraverso il coinvolgimento attivo delle comunità locali.

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Servizio redazionale a cura di Gabriele Anelli Monti e E.V. - Fotografia dell'Archivio di Germano Vidussi, Udine
Per questa significativa immagine si ringrazia "Il Quotidiano italiano" di Bari per la diffusione e pubblicazione in questo blog

domenica 6 maggio 2018

Primo premio Villotte di poesia a Annalisa Vucusa a S. Quirino di Pordenone


È stata una bella cerimonia di premiazione del concorso letterario nazionale sul tema dell’esodo quella di sabato 5 maggio 2018. L’evento è stato organizzato dal Circolo ricreativo Villotte di San Quirino (PN), insieme ai Comuni di San Quirino, Pordenone e Roveredo in Piano. È nella sede del circolo che si è verificata la cerimonia di premiazione in Via Molino di Sotto, 4.
Premio Villotte di S. Quirino - La poetessa Annalisa Vucusa al microfono saluta pubblico e giuria

Il concorso è nato da un’idea di Luigino Vador e Nicoletta RosAveva per titolo: “Villotte: storie in cammino…, un cammino di storia”. I due scrittori friulani si sono fatti portavoce delle storie degli esuli scrivendo due interessanti volumi: “Opzione Italiani” (2007) e “Senza ritorno” (2017). Sono pezzi di storia d'Italia che non si trovano nei libri scolastici. Tali opere hanno ottenuto un meritato successo e dei premi in numerosi concorsi letterari, nonché il riconoscimento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del Presidente Sergio Mattarella.
Lo scopo del Concorso delle Villotte è stato di diffondere la storia dell’esodo e raccogliere nuove testimonianze, così da far divenire il Centro ricreativo delle Villotte un centro di documentazione sull’esodo. Hanno collaborato alla buona riuscita dell’operazione culturale anche dei privati come: Pontegobbo Bobbio, Associazione GueCi Rende, Cantine Gelisis, Itas Assicurazioni, Cantina Bessich, Ristoro Sferco, Bcc Pordenonese.
Il pubblico al premio Villotte di San Quirino

Il Comune di San Quirino accolse proprio in località Villotte, verso il 1956-1958, ben 49 famiglie di esuli istriani, tra cui quella stessa dell’attuale sindaco Gianni Giugovaz. La fuga dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia avveniva per le continue vessazioni dei titini nei confronti degli italiani. Con le opzioni esercitate o da clandestini oltre 350 mila italiani di quelle terre scappano e si rifugiano nel resto dell’Italia, che li accoglie in oltre 100 campi profughi. Si ricorda che nel 1943 e nel 1945 furono uccisi e gettati nelle foibe o in fosse comuni oltre 10 mila italiani per la pulizia etnica jugoslava.
Ritorniamo al concorso. Hanno partecipato anche poeti e scrittori con curriculum interessante. Tra essi, per esempio c’è Giuseppina Mellace, di Roma, che nel libro “Storie di donne dimenticate” (oltre 10 mila copie  vendute) ha raccolto vari racconti al femminile sulla tragedia delle foibe.
Al premio Villotte 2018 hanno partecipato 1.580 concorrenti da tutta Italia. Oltre che dal Friuli Venezia Giulia erano presenti concorrenti dal Lazio, Umbria, Abruzzo e Puglia. Alcuni partecipanti hanno inviato i loro lavori dall’estero, come Grecia, Canada, Svezia, Bulgaria e Germania.  
Prima classificata nella sezione poesia è stata Annalisa Vucusa, revisore dei conti dell’ANVGD di Udine. Giorgia Gollino seconda classificata nella sezione narrativa, è stata proposta alla selezione dal professor Angelo Viscovich, socio dell’ANVGD di Udine.
Foto di gruppo dei campioni del Premio Villotte 2018

Alla cerimonia non poteva mancare una folta delegazione di esuli trapiantati a Udine. Il gruppo era guidato da Bruna Zuccolin, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) a lungo applaudita dai presenti nel suo caloroso intervento. Ha fatto molto piacere al pubblico e alla delegazione udinese di esuli che fosse presente tra il pubblico il professor Fulvio Cattalini, figlio di Silvio Cattalini, esule da Zara e presidente dell’ANVGD di Udine dal 1972 al 2017. Della delegazione udinese di esuli faceva parte pure Sergio Satti, esule da Pola e decano dell’ANVGD di Udine, oltre al segretario Bruno Bonetti.
Il concorso è stato strutturato in tre sezioni: per gli adulti sul tema dell’esodo, per gli adulti su tema libero e studenti. Le due sezioni per adulti hanno le sottosezioni poesia edita, poesia inedita, narrativa inedita, narrativa edita. La sezione per studenti ha la sottosezione narrativa e poesia a tema libero e quella di narrativa e poesia sul tema dell’esodo.
Giorgia Gollino, seconda classificata nella sezione narrativa, al microfono, vicino al professor Angelo Viscovich, socio dell’ANVGD di Udine

Tra gli altri poeti partecipanti si accenna al leccese Donato Maglio, alla poetessa Rita Muscardin di Savona che, esule, ha dedicato il suo componimento alle madri di Aleppo. Poi c’era il poeta e scrittore di Jesi Lorenzo Spurio, il poeta romano Mauro Montacchiesi e la poetessa goriziana Annapaola Prestia.
Alla sezione studenti hanno partecipato la Scuola Media “Colonia Caroja” di San Quirino (Pordenone), l’Istituto Comprensivo Scuola Primaria Villa di Serio di Bergamo, l’Istituto Comprensivo “A. Gramsci” di Ossi (Sassari), l’Istituto Comprensivo “Vittorino da Feltre” di Bobbio (Piacenza). premio
Il prossimo e ultimo appuntamento del Premio Villotte è per sabato 12 maggio 2018, alle ore 17, al Ridotto del Teatro Comunale “Giuseppe Verdi” di Pordenone. Ci sarà la premiazione della sezione adulti per i racconti e poesie a tema libero. Nello stesso tempo verranno esposte e premiate le opere grafico – pittoriche sul tema “L’Esodo” realizzate dai giovani del Liceo Artistico “E. Galvani” di Cordenons coordinati dalla docente Laura Santarossa.
Il sindaco di San Quirino Gianni Giugovaz introduce i lavori della premiazione
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Servizio redazionale e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. V.; ha collaborato Bruno Bonetti. Fotografie di Bruno Bonetti.
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Riferimenti bibliografici e del web



E. Varutti, Le poesie di Annalisa Vucusa presentate a Udine, on-line dal 5 dicembre 2016.


Apre la mostra di fotografie su Baldasseria 1946-1970 a Udine


È stato Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine, ad inaugurare la mostra di fotografie “Baldasseria 1946-1970. Immagini di un quartiere a Udine sud”. Così il 4 maggio 2018 ha aperto i battenti la originale rassegna per l’organizzazione del Gruppo culturale “Alfredo Orzan” della Parrocchia di S. Pio X, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Udine.
L’esposizione di oltre 200 immagini è aperta fino al 15 giugno 2018 presso i locali di Via Pradamano al civico numero 21, nel corridoio della biblioteca di circoscrizione. L’orario di visita è fissato per i lunedì e venerdì dalle ore 9 alle 12, oltre ai pomeriggi dei lunedì, martedì e giovedì, dalle ore 15 alle 18.
Udine - Federico Pirone, in piedi, Giorgio Ganis e Elio Varutti all’inaugurazione della mostra di fotografie “Baldasseria 1946-1970. Immagini di un quartiere a Udine sud”. Foto di Leoleo Lulu

Hanno aiutato, per il buon esito dell’iniziativa, anche componenti dell’Associazione Insieme con Noi. È stato ringraziato anche Antonino Pascolo, capo gruppo degli Alpini di Udine sud, per l’apporto fornito.
Il saluto iniziale è stato portato dall’architetto Giorgio Ganis, per il Gruppo “A. Orzan”, che ha ricordato come è nata l’idea di allestire una mostra fotografica, con le immagini della gente della parrocchia. Raccolte nei mesi precedenti le oltre 500 istantanee familiari, sono poi state selezionate, raggruppate per argomenti e inserite nella rassegna. Qualche difficoltà è sorta riguardo alla data di certe immagini o al luogo dello scatto fotografico. Purtroppo molte foto sono senza alcuna indicazione, altre invece sono dotate sul retro di un’adeguata didascalia. Gli album fotografici sono stati consegnati dai parrocchiani coinvolti sia in canonica, che presso l’osteria “Fusâr” di Via Pradamano. Dopo la scannerizzazione al computer tutti gli originali sono stati restituiti ai proprietari.
È stato menzionato Guglielmo Cocco, delegato pastorale di S. Pio X, già impegnato altrove, che ha scritto una sentita presentazione della rassegna. Ha poi parlato l’assessore Pirone, ricordando i grandi storici come Marc Bloch, che nei primi decenni del Novecento, iniziarono a mettere in discussione il metodo storico incentrato solo sui rapporti delle diplomazie, dei regnanti e delle alte gerarchie militari, per dare spazio anche alle vicende storiche vissute dalla gente comune e dai soldati di truppa. L’assessore ha riferito che la mostra di Baldasseria è un interessante progetto partito dal basso, con la forza qualificante della partecipazione.
Uno del pannelli della mostra su Baldasseria 1946-1970 a Udine sud

Per il Gruppo “Orzan” è intervenuto alla serata anche ElioVarutti, accennando al potere evocativo che hanno le vecchia fotografie. Di seguito si pubblica la sua Presentazione alla mostra fotografica.
Varutti ha spiegato inoltre l’intitolazione del Gruppo culturale. “Il Gruppo culturale Alfredo Orzan, è sorto il 28 novembre 2017 – ha detyto – per ricordare il parrocchiano e beneamato maestro elementare Alfredo Orzan (1930-2017), considerato il cantore di Baldasseria, per i suoi scritti pubblicati nel bollettino parrocchiale”. È dal 2015, in ogni caso, che sulla spinta di don Paolo Scapin, allora parroco di S. Pio X, i componenti del gruppo culturale si sono attivati per studiare gli argomenti storici della parrocchia e per organizzare il Giorno della Memoria, sul tema della Shoah e il Giorno del Ricordo, sul tema dell’esodo giuliano dalmata e della tragedia delle foibe. Il Gruppo culturale “Orzan” si occupa quindi di organizzare eventi e mostre di fotografia, d’arte nonché spettacoli teatrali con particolare riferimento alla parrocchia.

Potenza delle vecchie fotografie
Il Gruppo culturale “A. Orzan” della Parrocchia di San Pio X, assieme al Comune di Udine, ha voluto questa mostra di fotografia. Così abbiamo raccolto le vecchie immagini dagli album di famiglia gentilmente imprestate dalla popolazione della zona. Dopo un’attenta selezione si propongono in questa sede gli scatti fotografici più affascinanti. La rassegna espositiva, allestita grazie all’Assessorato alla Cultura, ha per titolo: “Baldasseria 1946-1970. Immagini di un quartiere a Udine sud”. Resterà aperta dal 4 maggio al 15 giugno 2018 nel corridoio della Biblioteca di Circoscrizione, in via Pradamano 21.
Giorgio Ganis, a sinistra, e Elio Varutti all’inaugurazione della mostra di fotografie “Baldasseria 1946-1970. Immagini di un quartiere a Udine sud”, con la collaborazione dell'Assessorato alla Cultura del Comune di udine

La maggior parte delle fotografie ha interesse per i familiari, per i gruppi di amici, per la vita della parrocchia, sorta nel 1958. A guardarle bene queste immagini ci danno molte altre informazioni. Sono di grande interesse documentario per conoscere la religiosità, gli abbigliamenti, gli svaghi e le abitazioni e i lavori dell’epoca. Ci sono le bande di ragazzi. Negli anni Sessanta c’erano tanti giovani. C’è la vita contadina, orgoglio ancor oggi della zona.
Per l’esposizione abbiamo preso come riferimento temporale il periodo che va dagli anni del dopo guerra fino al 1970. È un periodo in cui gli storici accademici tacciono. Si esce da una guerra persa e da una guerra civile. Cambia pure lo stato, si diventa una repubblica. C’è la ricostruzione e poi il boom economico con il potere politico democristiano. Non bisogna intristire il popolo parlando di campi di concentramento e di campi profughi istriani. Non si deve disturbare la Jugoslavia di Tito, che si distacca sempre più decisamente dalla politica dell’URSS. Nei bar compaiono i primi apparecchi televisivi, più tardi c’è la contestazione del ’68.
Queste sono le nostre facce. È questo il nostro quartiere. Qui ci sono i pimpanti chierichetti di don Adelindo Fachin (Tarcento 1922 - Udine 1966), primo parroco amatissimo da tutti, persino dai sassi.
Il pubblico all'inaugurazione della mostra di fotografia su Baldasseria, organizzata dal Gruppo parrocchiale "A. Orzan" in collaborazione col Comune di Udine

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Riferimenti bibliografici e del web                                                      
- Baldasseria vista da Alfredo Orzan. Storia e cultura della periferia di Udine sud, a cura di E. Varutti, Udine, Associazione Insieme con Noi, 2014.
- Li Noleggio (Lino Leggio), La banda delle cataste. I ragazzi del Friuli anni Cinquanta, Pordenone, Biblioteca dell’Immagine, 1999.
- Li Noleggio (Lino Leggio), Il resto a casa, Cierre Grafica, 2015 (vedi in merito l’articolo di Fabiana Dallavalle sul «Messaggero Veneto», Cronaca di Udine, del giorno 8 giugno 2015, col titolo: “Quelle bande giovanili che a casa le buscavano”).
- Franco Sguerzi, La chiesa di Santa Maria degli Angeli in Baldasseria Media, Udine, Parrocchia di S. Pio X, 1999.
- Franco Sguerzi – Elio Varutti, La nostra parrocchia di San Pio X a Udine 1958-2008. Cinquanta anni di memorie condivise, Udine, Academie dal Friûl, 2008.
- Giorgio Stella, Ti racconto San Rocco. Storia di un suburbio tra luoghi e identità, [s.e.], Udine, Tipografia Marioni, 2018.
- Elio Varutti, Itinerario storico di Baldasseria, Udine, on-line dal 19 aprile 2016 su: eliovarutti.blogspot.com
- E. Varutti, “Le bande di Via Fornaci e di Baldasseria”, «Festa insieme Baldasseria», 2016, pp. 34-36.
- E. Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017 (disponibile anche nel web).
Una parte della mostra con oltre 200 fotografie storiche

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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. V. Fotografie di Leoleo Lulu, che si ringrazia per la gentile concessione alla pubblicazione e diffusione.

Da sinistra: Federico Pirone, Giorgio Ganis e Elio Varutti all’inaugurazione della mostra di fotografie “Baldasseria 1946-1970. Immagini di un quartiere a Udine sud”.

Una delle belle foto della rassegna su Baldasseria. Vicino al portone della nuova chiesa di S. Pio X il gruppo dei "Leoni di Via Baldasseria Alta", 1965. Archivio Germano Vidussi