lunedì 6 aprile 2026

Uno sconosciuto aiuto ai profughi giuliani. L’Oratorio dei Vanchetoni a Firenze, di Susanna Bino, 1947

Interessante e molto originale è questo studio di Susanna Bino sul sito d’accoglienza profughi dei Vanchetoni a Firenze nel secondo dopoguerra. Poco o nulla si sapeva su tale luogo allestito, nel 1947, in fretta e furia in un oratorio barocco seicentesco del capoluogo toscano. A Firenze, in quei frangenti, sempre più esuli affluivano dall’Istria, Fiume e Dalmazia e da altre località. La difficoltosa accoglienza ai Vanchetoni, durata un anno, si concluse col trasferimento dei 70 ospiti, tra i quali molti bambini, in un altro sito per profughi. Ce n’erano vari in città fino all’assegnazione delle case popolari in via delle Gore, nella zona di Careggi, a metà degli anni ’50.

Secoli or sono l’appellativo di “Vanchetoni” fu assegnato a un’antica arciconfraternita religiosa di culto cattolico, tutt’oggi in piena attività, per il modo di camminare cheti e silenziosi (“Vanno cheti”) e per il termine di “bacchettoni”, in riferimento alla bacchetta usata per battersi a scopo penitenziale.

L’Autrice, figlia di esuli istriani, si concentra soprattutto su tale sito di sistemazione profughi nel dopoguerra per motivi familiari. Non a caso, in appendice, c’è una esclusiva testimonianza scritta dal suo papà, messa debitamente a confronto con le esclusive documentazioni d’archivio sui Vanchetoni. Proprio la ricca e scrupolosa citazione e riproduzione archivistica è il grande merito dell’opera che presenta, inoltre, un’equilibrata introduzione storica alla complessa questione del confine orientale.

L’importanza dello studio della Bino è data dalla documentazione e dalle cifre secondo gli archivi e i giornali locali. Nel paragrafo intitolato “Il problema dei sussidi e dell’assistenza economica” del 2° capitolo sono citati 2.700 profughi presenti a Firenze in vari centri nel 1948, provenienti da vari territori, inclusa la Venezia Giulia.

Anche Firenze, dunque, può offrire un nuovo sito alla letteratura dell’esodo giuliano dalmata. Già sono stati studiati e documentati, anche nel web, il Campo profughi del Sant’Orsola (Crp), o siti analoghi come quello di Via della Pergola, quello di Via della Scala, o quello della stazione. È dal 2023 che Beatrice Raveggi e Daniela Velli hanno pubblicato per la realtà toscana: “In tempo di pace. Ispirato alla storia vera di Claudio Bronzin esule istriano”, Treviso, Edizioni la nave dei sogni, 2023.

Dall’approfondita ricerca storica della professoressa Bino, corredata di immagini e con lo spoglio orientato dei giornali del periodo, il sito d’accoglienza profughi dell’Oratorio dei Vanchetoni è una realtà sociale analizzata sotto varie forme e in modo particolare. I vari documenti sono stati scovati nell’Archivio di Stato di Firenze e in altri luoghi di conservazione dei beni culturali. Molto interessanti sono le corrispondenze menzionate e riprodotte nel libro, di celebri personaggi come il ministro Scelba, il cardinale Elia Dalla Costa, arcivescovo di Firenze, Giorgio La Pira, Mons. Guido Anichini o Giulio Andreotti, intenti ad aiutare il mondo degli esuli.

È un libro esemplare quello della Bino poiché contiene i tipici casi della “mal accoglienza” riservata ai profughi giuliano dalmati dall’Italia matrigna. Ci sono le lettere delle autorità laiche e religiose che si danno da fare, compatibilmente con il periodo storico, per rendere decente l’arrivo e la permanenza dei profughi. Già il 19 gennaio 1947 furono 580 i profughi dichiarati in arrivo, dipendenti della Manifattura Tabacchi di Pola e trasferiti in quella di Firenze. Sono menzionate le famose pareti di cartone intelaiato nei box del Campo profughi del Sant’Orsola, dove vivevano le tabacchine.

È citata una certa propaganda politica di area comunista che “spingeva l’opinione comune a considerare tutti i profughi giuliani come ‘fascisti’ fuggiti da un ideale e idealizzato regime comunista”. È riportato il caso in cui le istituzioni volevano addirittura far pagare l’alta bolletta della luce ai profughi, che ricevevano un meschino sussidio dall’Ente Comunale di Assistenza per gli alimenti. Così, aizzati dalla stampa di partito “alla sera si è raccolta davanti alla chiesa una folla di ‘compagni’ a battere dei colpi contro il portone chiuso, urlando ‘Fascisti! Fascisti!’.

Il testo gode del patrocinio dell’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea, oltre che del Comitato provinciale di Udine dell’ANVGD. Contiene una “Introduzione” del professore Gianni Silei, ordinario di Storia contemporanea all’Università di Siena, una “Prefazione” di Stefano Cecconi, Guardiano-Presidente della Congregazione dei Vanchetoni e una “Postfazione”  di Elio Varutti.

Con questo volume, allora, si sa molto, se non tutto, del sito per profughi dei Vanchetoni a Firenze. L’opera rientra nel quadro di indagini conoscitive svolto di recente anche in altre località italiane. Si pensi a Giovanni Spinelli, con il suo “Dopo l’esodo: da profughi a cittadini. Il processo di integrazione di giuliani e dalmati nell’Italia del secondo Novecento attraverso le vicende di Brescia”, del 2024.

Altro Crp oggetto di studi era situato a Novara in una ex caserma, addirittura oggi oggetto di visite guidate. Il libro in questione si intitola: “Da caserma a campus universitario. Le vicende della Perrone nella storia d’Italia”, edito nel 2025, dalla Società Storica Novarese in collaborazione con il Dipartimento di Studi per l’economia e l’impresa. Un recentissimo studio sul Crp di Taranto, con adeguate indagini archivistiche è, infine, quello del professor Vito Fumarola, intitolato: “L’esodo giuliano dalmata in provincia di Taranto” (ANVGD, Trieste 2025).

È una prolifica stagione di ricerche e di studi molto importante per la storia dell’esodo giuliano dalmata, senza rancori, senza preventivi approcci ideologici, ma con un senso del dialogo, del rispetto e della pace in dimensione europea. E il libro sui Vanchetoni ci sta dentro a pieno titolo.

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Il libro recensito -  Susanna Bino, Profughi dalla Venezia Giulia a Firenze: La vicenda dei Vanchetoni (1947-1948), Firenze, Aska, 2026.

ISBN  978 88 7542 426 8

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Recensione di Elio Varutti, coordinatore del Gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine. Networking e studi a cura di Girolamo Jacobson e E. Varutti. Lettori: Claudio Ausilio (esule di Fiume a Montevarchi, AR), Bruna Zuccolin, Sergio Satti, Annalisa Vucusa (ANVGD di Udine) e i professori Daniela Conighi e Enrico Modotti. Copertina: il libro dei Vanchetoni di Susanna Bino. Ricerche presso l’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin, che fa parte pure del Consiglio nazionale del sodalizio e, dal 2024, è Coordinatore dell’ANVGD in Friuli Venezia Giulia.  Vice presidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi.   Sito web:  https://anvgdud.it/

 

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