sabato 19 agosto 2017

Le sarme de Fiume e de Zara

È un piatto balcanico di derivazione ottomana. Le sarme sono degli involtini di carne e riso. Sono  arrivati a Fiume dalla Bosnia, passando per la Croazia. Si preparano con le foglie intere dei capuzi garbi (ossia: i crauti; in tedesco: Sauer kraut).

È il libro del Gottardi a fare da apripista, anche se vi sono alcune varianti casalinghe delle nonne fiumane derivate, forse, dalla necessità di riciclare qualcosa, oppure da ciò che modestamente offriva el camarin (dispensa alimentare).
Proprio il Gottardi suggerisce che, in mancanza delle foglie di crauti, si facciano bollire le foglie di cavolo in acqua e aceto, bene accettabili come succedaneo. Se poi c’è di mezzo una nonna serba, diciamo che il giallo si infittisce, riguardo agli ingredienti... In questa pagina restiamo fedeli ai piatti di nonna Amalia R. di Fiume.
Il piatto è proposto anche sulle tavole tedesche e austriache.

Ingredienti
Oltre alle foglie dei crauti, ci servono 400 gr di carne macinata, metà maiale, metà manzo (ovvio che nella cucina turca non c’è il maiale, ma il montone). Cipolla rosolata nella pancetta, 4 cucchiai di riso crudo, sale, paprica, aglio, prezzemolo, sugo di pomodoro, brodo economico.

Preparazione
Per il ripieno si mescolano con cura la carne macinata, la cipolla rosolata, quattro cucchiai di riso crudo e le altre aggiunte, paprica inclusa.
Porre la foglia dei crauti nella mano sinistra e mettere al centro una cucchiaiata del ripieno. Arrotolare la foglia, come a farne un sigaro, ottenendo l’involtino di 4-5 cm di diametro. Girare le estremità dell’involtino all’interno per impedirne la fuoriuscita del ripieno durante la cottura o la distribuzione a tavola… molto imbarazzante per la coga che gaveva messo tanto riso e poca carne.
Collocare gli involtini nel tegame, riempendo i vuoti con crauti. Se ne possono fare anche tre o quattro strati. Tutto va ricoperto con brodo e si fa bollire a fuoco lentissimo. Le sarme venivano utilizzate per diversi pasti e per diversi giorni. Certe nonne dicevano che erano perfette quelle riscaldate non meno di sette volte. Cosa non si dice pur di sbolognare gli avanzi ai baldanzosi commensali.
A Zara, dopo il primo strato di involtini, le solite nonne riciclone, piazzavano delle ossa della coscia di manzo, ricche di midollo, par savorir.
Il piatto va servito in tavola con del purè. Nelle fotografia qui esposta,  le sarme sono accompagnate da un’insalata mista cruda. Si ringrazia per la collaborazione la signora Daniela Conighi.

Somiglianze geografico-culinarie
Nelle Isole Ionie e in Grecia usano gli involtini di carne e riso nelle foglie di vite (Dolmadàkia avgholémono). Con cipolla, prezzemolo, aneto, sale, pepe, olio burro e salsa allo yogurt.

Bibliografia e sitologia
- Francesco Gottardi, Come mangiavamo a Fiume nell’Imperial Regia Cucina Asburgica e nelle zone limitrofe della Venezia Giulia, Treviso, AG Edizioni, 2005, pag. 144-145.
Le sarme nel sito giallozafferano.it, nella sezione “non solo dolce, di Lorena”, secondo la ricetta di Lorena istriana, 2015.
- Le sarme, nel sito web centrodent.it - Piatti tipici della cucina tradizionale croata.

mercoledì 16 agosto 2017

L’ANVGD di Udine, storia e cifre

La prima notizia riguardo all’associazionismo dei profughi giuliano dalmati a Udine è del 16 gennaio 1946. In una lettera scritta dalla zona di Trieste a Renato Vittadini, prefetto di Udine fino al 1949, il partigiano col nome di battaglia Furio menziona il “Comitato Esuli Istriani Dalmati e Fiumani”. In particolare il capo partigiano scrive riguardo al «nulla osta e appoggio alla costituzione» di detto Comitato. Ho reperito tale dato presso l’Archivio di Stato di Udine (ASUd), Prefettura, b 55, f 190, ms.
Dal giornale «Libertà» di Udine, del 21 giugno 1946 

Il prefetto di Udine si attiva sul tema dei profughi perché il 6 gennaio 1946 viene istituito, con decreto ministeriale, l’Ufficio della Venezia Giulia, alle dipendenze del Ministero dell’Interno. Esso ha il fine di «promuovere, coordinare e vigilare le iniziative in favore dei connazionali profughi della regione giuliana», come scrive la Colummi a pag. 309, utilizzando le fonti dell’Archivio Centrale dello Stato e alcune note del prefetto Micali.
Per la storia si sa che un comitato per l’assistenza ai profughi giuliani sorge Napoli nel 1943, seguito da quello di Roma del 1944, secondo Mario de Vidovich. Di comitati simili scrive anche la Colummi, a pag. 279. Un’altra forma di autoaiuto tra profughi sorge a Pola il 2 ottobre 1945. Marcello Bogneri ne fornisce il nome preciso: “Unione Esuli Istriani”.
Sul giornale «Libertà» che esce a Udine, sotto il controllo angloamericano e del Comitato di Liberazione Nazionale, il 10 maggio 1946 si legge una notizia circa la “Sezione di Udine del Comitato Alta Italia per la Venezia Giulia e Zara”. Il neonato organismo dell’associazionismo giuliano dalmata informa che c’è «l’esonero del pagamento delle tasse scolastiche per gli studenti medi giuliani che abbiano dovuto abbandonare la propria residenza per gli eventi bellici» secondo una nota del Ministero della Pubblica Istruzione, in base ad un provvedimento del Consiglio dei Ministri. Si sa, inoltre, che la sezione di Udine del Comitato Alta Italia per la Venezia Giulia e Zara ha sede in Via Liruti n. 12, con orario dalle ore 9 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 17,30.
Domenica 23 giugno 1946, come si legge sulla stampa locale («Libertà» del 21 giugno 1946 e «Messaggero Veneto» del 25 giugno 1946) si celebra a Udine la “Giornata della solidarietà istriana”. L’evento è volto a «raccogliere fondi per l’assistenza a favore dei profughi istriani residenti nella provincia e per ricordare alle genti del Friuli questi nostri fratelli costretti a vivere in esilio nella loro stessa Patria per non sottostare ad un regime straniero tanto inviso». L’ente organizzatore è la sezione di Udine del Comitato Alta Italia per la Venezia Giulia e Zara che, nel frattempo, ha cambiato sede dato che si trova «in Via Belloni 12, telefono 233».
Tessera ANVGD del 1959

La strage di Vergarolla e le sue conseguenze
L’attentato di Vergarolla del 18 agosto 1946, secondo alcuni esuli cambia tutto, implementando la paura e il desiderio di fuga dagli jugoslavi che volevano farla da padroni. Vergarolla è un’amena spiaggia, vicino a Pola, che nel dopo guerra funge da deposito di materiale bellico, evidentemente messo in sicurezza. Pola in quei frangenti appartiene ancora all’Italia. Accade che, quando sulla spiaggia della città portuale istriana, affollata per la popolare manifestazione di nuoto della società “Pietas Julia”, ci sia lo scoppio del grosso arsenale di esplosivo, con l’uccisione di oltre 80 persone, tutti italiani, in maggioranza donne, madri di famiglia e bambini.  
Numerose bombe di profondità, residuato bellico posto in prossimità della spiaggia previa opera di sicuro disinnesco, vengono fatte scoppiare proditoriamente da una mano assassina, dando luogo ad una vera e propria ecatombe. Tutti percepiscono subito quale fosse stata la matrice del delitto di Vergarolla nell’intento di spingere all’esodo coloro che non si erano ancora rassegnati: ebbene, nel 2006, l’apertura degli archivi inglesi di Kew Gardens (Foreign Office) ha confermato che la strage fu opera dell’OZNA, la polizia politica jugoslava, ed ha affidato i nomi di cinque responsabili alla storia. Su tali fatti ha scritto Carlo Cesare Montani, esule da Fiume.
Si occupa degli esuli a Udine pure il giornale di Trieste «La Voce Libera» che nella pagina della “Cronaca del Friuli”, del 14 ottobre 1946, riporta la notizia della indizione della “Settimana del profugo” nel capoluogo friulano. L’organizzazione è del Comitato profughi istriani, fiumani e dalmati per una “umana e fraterna solidarietà”.
Il confine tra Italia e Territorio Libero di Trieste sulla SS 14 tra Monfalcone e Duino-Aurisina

Secondo quanto riferito da Giuseppe Bugatto, esule da Zara (Varutti, 2007, pag. 95), negli anni 1946-1947, il presidente dell’associazionismo giuliano dalmata a Udine è un tale Sbisà, coadiuvato da don Luciano Manzin.
Il 23 marzo 1948 è la data della tessera di socio del Comitato Nazionale per la Venezia Giulia e Zara, sede regionale di Udine della signora Maria Regina Conighi, nata a Trieste nel 1881 ed esule da Fiume. La tessera è firmata dall’architetto Carlo Leopoldo Conighi, fratello di Maria Regina (Collezione Helga Conighi, Udine).
Don Manzin è presidente regionale del Comitato Nazionale Venezia Giulia e Zara (CNVGZ), come risulta da «L’Arena di Pola» del 16 giugno 1948. Il giornale istriano riporta le attività del 1947 dell’organismo dei profughi a Udine, che comprendeva anche la zona di Pordenone. La struttura a Udine ha messo piede, tanto da riuscire ad organizzare il raduno dei Comitati Triveneti del CNVGZ. La medesima testata riferisce che per Udine sono intervenuti «il reverendo professor Manzin, il sig. Conighi, il conte Fanfogna e il sig. Antonio Premate».

Nasce a Roma l’ANVGD nel 1948
Secondo Mario de Vidovich a Roma il 20 giugno 1948 ottanta comitati provinciali di esuli giuliano dalmati danno vita all’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), primo presidente è Alfonso Orlini, di Cherso. I presidenti che si succedono da allora sono: Elio Bracco, Libero Sauro, Maurizio Mandel, Paolo Barbi, Gianni Bartoli, Lucio Toth, Antonio Ballarin e Renzo Codarin.
Già nel 1947 ci sono state altre assemblee a Milano e Bologna con lo scopo di dare un corpo unitario alle organizzazioni di esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia sorte in Italia.
Elmetti della Polizia Militare americana di stanza a Trieste ai tempi del Territorio Libero di Trieste, 1945-1954. 
Collezione E. Varutti, Udine

Tutto quello che possiamo sapere sull’ANVGD di Udine
In occasione dell’assemblea ordinaria tenutasi in sala Brosadola a Udine per il rinnovo delle cariche sociali si sa dal «Messaggero Veneto» del 6 agosto 1950 che il presidente dell’ANVGD è il conte Giovanni de Fanfogna; il vice presidente risulta Carlo Conighi. La sede dell’associazione è in piazza Marconi, 7.
Nel 1951 è presidente dell’ANVGD di Udine l’architetto Carlo Conighi, mentre il vice presidente è Antonio Calvi. Come si legge su «Difesa Adriatica» del 7 febbraio 1954 il presidente del sodalizio udinese dei profughi è ancora Carlo Conighi.
Udine 1954 - Regali per la Befana al Centro Smistamento Profughi più grande d'Italia

Invece nel 1955 il presidente dell’associazione è Marcello De Angeli ed il suo vice è Marino Marini. L’architetto Carlo Conighi è presidente onorario. Si ha un grande balzo di iscrizioni a Udine nel 1957, con un picco di oltre 1200 iscritti, con Conighi presidente onorario. Nel 1958 presiede l’organismo ancora Marcello De Angeli, mentre risulta vice presidente Bruno Costantini. Il Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD pubblica un Bollettino d’informazione ciclostilato e distribuito ai soci.
Augusto Gecele è presidente nel 1960, quando poco più tardi si sa che viene nominato un “commissario straordinario” nella persona dell’ingegnere Guido De Randich. Che cosa è successo? Sono gli anni delle feste tzigane, dei the danzanti e delle veglie tricolori, come accusano gli anziani nei confronti dei giovani. Si legge di “sfrenati cha cha cha”, organizzati dai giovani al posto di fare cerimonie patriottiche.
Come ha ricordato il 27 aprile 2006 Sergio Satti, esule da Pola, e per decenni alla vicepresidenza dell’ANVGD di Udine, sotto la guida di Silvio Cattalini, c’era il Gruppo Giovanile Adriatico (GGA) che fu attivo in Friuli dal 1956 al 1970 circa. Ecco le parole di Satti: «Il Gruppo Giovanile Adriatico di Udine operò dal 1956 al 1960 organizzando campeggi a Lignano Sabbiadoro per i GGA delle zone limitrofe». Poi che altro faceva? C’era una orchestrina che suonava motivi per i ragazzi di allora. C’erano i veglioni tricolori al Mocambo di Udine, oppure le feste del Carnevale a Mossa, in provincia di Gorizia. C’erano poi le gite sociali e patriottiche a Ronchi dei Legionari, al Vittoriale e a Redipuglia.
Scheda di registrazione di Gaudenzio Pastrovicchio di Valle d'Istria, Pola al Centro Raccolta Profughi di Laterina, provincia di Arezzo. Durante l'esodo la famiglia passa per il Centro di Smistamento Profughi di Udine. Collezione Luisa Pastrovicchio, Pessinetto, città metropolitana di Torino

Non è tutto, perché il GGA di Udine stampò pure un giornale ciclostilato “El Cucal” (Il Gabbiano) dal 1957 al 1963, con notizie sulla vita associativa e sul dibattito interno. Le discussioni erano forti e vertevano sulle difficoltà di conciliare le azioni dei giovani con quelle degli anziani. Parve quindi una crisi generazionale, che colpì pure il Comitato Provinciale di Torino e di altre città italiane.  
Anche nel 1962 Guido De Randich è commissario straordinario. Alcuni anziani, allontanandosi dalla “tzigana” ANVGD, si auto-relegano nella Lega Fiumana, che pure aderisce al Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, con presidente onorario Carlo Conighi.
Nel 1966 risulta vice presidente Ezio Marcuzzi, uno dei giovani del gruppo redazionale de «El Cucal». Il numero dei soci, nel 1969, tocca il minimo storico dell’associazione con sole 69 adesioni. Guido De Randich è presidente nel 1970.
Nel 1972 arriva all’ANVGD di Udine l’ingegnere Silvio Cattalini, esule da Zara, per risollevarla dallo stato di crisi in cui era precipitata, dopo lo scontro generazionale. Col 1975 si ha il primo numero de El Campanil, giornale del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD. Tra i contenuti del periodico ci sono già le prime aperture a firma di Antonio Cattalini, cugino di Silvio «con i conterranei rimasti all’ombra dei campanili vicini e lontani della sponda orientale dell’Adriatico».
Nel 1977 risulta vice presidente l’avvocato Gabriele Damiani, che mantiene la carica anche negli anni successivi fino al 1980 circa. Continua il rinnovamento di Cattalini e, nel 1984, lo scrittore Dario Donati , di Fiume, è vice presidente fino al 1986. Col 1987 l’incarico di vice presidenza passa all’ingegnere Sergio Satti, di Pola, che mantiene l’impegno fino al 2015. Nel 1990 si ha l’ultimo numero de El Campanil, una testata diffusa non soltanto a Udine e in Friuli Venezia Giulia, ma anche a livello nazionale e, persino, tra gli esuli emigrati in Australia e negli Stati Uniti. Un nuovo notiziario associativo esce nel 1994 col titolo semplice di Circolare.
Con l’anno 1996 Silvio Cattalini esprime la grande intuizione di aprire il dialogo tra le due sponde dell’Adriatico, tra gli esuli e i rimasti, tra italiani e croati, con lo spirito di fondo europeo della pacificazione. È appena terminata la guerra balcanica tra serbi e croati che ha insanguinato e spezzettato la Jugoslavia in vari stati e l’opera di Cattalini si fa sentire nella sua Zara e in tutta la Dalmazia. Organizza una serie di crociere partendo da Trieste per i soci dell’ANVGD con centinaia di partecipanti. La sua politica del disgelo tra le due sponde del Mare Adriatico è presentata nel Notiziario dell’ANVGD del Comitato Provinciale di Udine.
Un incredibile documento, datato 16 luglio 1946, della Camera Confederale del Lavoro di Pola esprimente "la volontà di esodo in Italia nel deprecato caso che la città venga ingiustamente assegnata alla Jugoslavia". Collezione Sergio Satti, Udine

La prima crociera della pace, ideata da Cattalini, si tiene da 5 all’8 aprile 1996, tra le isole dalmate, Zara, Spalato e Ragusa. Mario Blasoni sul Messaggero Veneto del 7 febbraio 2005 la definisce come il “capolavoro di Cattalini”. La città fortezza di Ragusa (Dubrovnik) era stata bombardata dai serbi fino a pochi mesi prima. L’arrivo della motonave italiana Iris in porto, con 270 gitanti, tra i quali molti esuli e loro parenti, è accolto da incredibili feste: autorità pubbliche in prima fila, ragazze in costume tradizionale con mazzi di garofani, musica, canti croati e grande rilievo sulla stampa locale. E il primo segnale di ripresa economica per la storica città marinara.
Sul Notiziario del 2004 e dei due anni successivi c’è un gran risalto all’istituzione del Giorno del Ricordo, oltre al resoconto dell’attività associativa svolta nelle scuole e nei comuni della provincia.

Udine, 25 giugno 2010, inaugurazione al Parco Vittime delle Foibe

È del 2010 l’opera più commovente, più coinvolgente e più meritoria di Silvio Cattalini, preceduta da un lavorio di due–tre anni. Si tratta dell’intitolazione del Parco Vittime delle Foibe, tra Via Bertaldia e Via Manzini a Udine avvenuta, con tanto di sindaco Furio Honsell, il 25 giugno 2010. Preceduta da un dibattito intenso nel Consiglio comunale e nella città, perciò fu un’azione coinvolgente, l’opera consta di un masso carsico alto più di due metri e di una targa in memoria degli italiani uccisi nelle foibe dai titini. Questo è un luogo patriottico di rispetto e di preghiera, perciò è un monumento commovente. “A perpetuo ricordo delle vittime delle foibe e delle altre tragiche vicende in Istria, Fiume e Dalmazia durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale (1943-1954). I Fratelli esuli in Friuli”. C’è scritta questa dedica sulla targa apposta sul cippo monumentale dedicato alle vittime delle foibe. Opera meritoria, perché resterà nel tempo. 
Nel 2010, dopo una pausa di attività editoriale per gli alti costi di stampa e di invio postale verificatisi nel frattempo, esce un giornale di 24 pagine, intitolato “Rassegna stampa. Foibe, finalmente un monumento a Udine 25 giugno 2010”, a cura di Silvio Cattalini.
Negli anni seguenti c’è un grande impegno dell’ANVGD per diffondere la cultura del Giorno del Ricordo nelle scuole, nelle televisioni, nei Comuni e in città, in collaborazione con altre associazioni, oltre all’effettuazione di varie gite in Istria, Fiume e Dalmazia.

Nel 2016 la vice presidenza si tinge di rosa, con la nomina di Bruna Zuccolin alla carica. Cattalini muore nel 2017 e, in seguito a regolari elezioni, Bruna Zuccolin viene eletta nuovo presidente dell’ANVGD di Udine, mentre alla vice presidenza è chiamato lo scrivente. Su dieci persone del nuovo Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine ben quattro di loro hanno il nome proprio di: Bruno. Si ironizza che deve essere l’unico consiglio al mondo con quattro Bruni al suo interno: Buna Zuccolin (presidente), Bruno Bonetti (segretario), Bruna Travaglia e Bruno Rossi (consiglieri).
Tessera del Comitato Nazionale per la Venezia Giulia e Zara, firmata dall’architetto Carlo Conighi, presidente della sede provinciale di Udine, 1948-1952. Collezione Helga Conighi, Udine

I dati sui soci ANVGD a Udine
Il numero degli iscritti all’ANVGD di Udine dal 1948 al 2017 è assai variabile. Dipende da vari fattori. Si va da qualche decina di soci ad oltre il migliaio. Negli anni Sessanta c’è una crisi generazionale che conduce al crollo degli adepti all’associazionismo giuliano dalmata, così come accade in Piemonte.
La crisi di soci si abbatte sulla sezione ANVGD di Trieste nel 1980, in seguito ai dibattiti e alle liti dopo il Trattato di Osimo del 1975, che segna i confini definitivi dell’Italia con la Jugoslavia e la perdita della Zona A, da Capodistria a Cittanova, che va alla Jugoslavia. Tale Trattato fornisce, tuttavia, una copertura giuridica allo status quo tra Italia e Jugoslavia.
Un grande successo di adesioni in vari comitati provinciali dell’ANVGD, ma soprattutto a Udine, si ha nel 1957, con un picco di oltre 1200 iscritti, sull’onda dell’entusiasmo per il ritorno di Trieste all’Italia, avvenuto il 25 ottobre 1954, con i bersaglieri in gran pompa a sventolare il tricolore e la gente in delirio.
L’ingegnere Silvio Cattalini prende in mano l’ANVGD nel 1972, dopo un periodo in cui era senza guida, come ha scritto Mario Blasoni sul «Messaggero Veneto» del 7 febbraio 2005. Rilancia l’organismo e lo porta a 400 iscritti fino alle soglie del nuovo millennio, quando la pressione demografica si fa sentire più forte. «Morti noi veci, no resterà più niente» continuano a ripetere con toni pessimistici alcuni esuli anziani. Dopo il calo dei primi anni Duemila, invece, l’ANVGD di Udine si assesta tra i 250 e i 300 soci, mantenendo viva l’attività con l’ingresso di alcune nuove generazioni discendenti degli esuli al proprio interno.
Comunque si riportano i dati sul numero dei soci, anno dopo anno, raccolti nell’archivio dell’ANVGD di Udine, grazie ai resoconti della segreteria, nella tabella n. 1.

Tabella n. 1 – Soci dell’ANVGD di Udine
Anno
Numero soci
1953
meno di 100
1954
187
1955
600
1957
1.200
1969
29
1973
63
1974
409
1975
402
1976 - terremoto
398
1977
400
1979
410
1980
415
1981
418
1982
430
1983
370
1984
379
1996
407
2001
407
2004
292
2005
280
2017
270


Bibliografia
- Marcello Bogneri, Cronache di Pola e dell’Istria 1939-1947 nove anni che hanno cambiato la storia, Trieste, Unione degli Istriani, 1988.
Silvio Cattalini (a cura di), Foibe, finalmente un monumento a Udine 25 giugno 2010. Rassegna stampa., Udine, Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, 2010.
- Cristiana Colummi, Liliana Ferrari, Gianna Nassisi, Germano Trani, Storia di un esodo. Istria 1945-1956, Trieste, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione del Friuli Venezia Giulia, 1980.
- Rosanna Turcinovich Giuricin, “Addio al fautore della politica del disgelo”, «La Voce del Popolo» Quotidiano dell’Istria e del Quarnero, 2 marzo 2017.
- Elio Varutti, Il Campo Profughi di Via Pradamano e l’Associazionismo giuliano dalmata a Udine. Ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell’esodo, 1945-2007, Udine, Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Comitato Provinciale di Udine, 2007.
- Mario de Vidovich (a cura di), Cinquanta anni di vita delle associazioni della diaspora. L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, fotocopie, 31 ottobre 1988.
Udine - Il Centro di Smistamento Profughi, di Via Pradamano 21, fu attivo dal 1947 al 1960, Di qui passano oltre cento mila profughi d'Istria, Fiume e Dalmazia. Oggi è una scuola media. Fotografia di Elio Varutti 2006.

Sitologia

Archivi, Biblioteche e Istituti di ricerca visitati
Archivio di Stato di Udine (ASUd), Prefettura, b 55, f 190, ms.
Biblioteca Civica “Vincenzo Joppi”, Udine, quotidiani e giornali vari.
Biblioteca dell’ANVGD di Udine, Vicolo Sillio, 5, libri sull’esodo.
Biblioteca Statale Isontina, Gorizia, «L’Arena di Pola», annate varie
Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, Udine, quotidiano «Libertà», 1946.

Collezioni private

- Collezione Helga Conighi Orgnani, nata a Fiume, Udine, tessera ANVGD n. 628, giornale «Difesa Adriatica» 1954 e vari altri cimeli.
- Collezione Luisa Pastrovicchio, esule da Valle d’Istria, vive a Pessinetto, città metropolitana di Torino, documenti stampati e ms.
Collezione Sergio Satti, esule da Pola, Udine, documenti.
Collezione famiglia Skara, esule da Zara, documenti.
Collezione E. Varutti, Udine, elmetti.

Copia conforme all'originale per il rilascio del passaporto di Scara Anna, nata Scocich, da Zara. Anche qui è citato il Centro Raccolta Profughi di Udine, dove la signora giunge il 29 ottobre 1957 e riparte il 21 novembre successivo. Collezione famiglia Skara

sabato 12 agosto 2017

Schmarm, o frittata dolce

Volendo smagnazar, questa xe l’ocasion bona. El schmarm (fritaia dolce), nela fotografia, el xe servido con frutta cota (pesche e prugne) con poco zucaro, speziada al zenzero e canela.
Si ringrazia per la collaborazione la signora Daniela Conighi.


Storia del dolce
Di tradizione austriaca, è a base di uova fritte, farina, latte e uvetta. Si presenta sminuzzato e cosparso di zucchero velo, accompagnato da composta di mele o altra frutta (in Istria, Fiume e Dalmazia) oppure di ribes o di mirtilli (a Bolzano, Merano, Dobbiaco).
Come scrive Gottardi, nato a Fiume nel 1925, lo Schmarm è citato nel ricettario di Caterina Prato, che superò le 25 edizioni in tedesco e italiano tra la metà e la fine dell’Ottocento. Nel Novecento poi le riedizioni sono infinite. La parola tedesca prevede la lettera “n” finale: Schmarn (che vuol dire: spalmare). Nei dialetti istro-veneti parlati da Trieste fino a Zara, Spalato e Sebenico è sempre detto: Schmarm. C’è la lettera “m” nel finale, forse perché nei dialetti istro-dalmatici è più confortevole il suono “rm”, piuttosto del teutonico “rn”.
Lo Schmarm era un ripiego. Nel preparare le palacinche succede che si rompano, soprattutto quando l’uso delle uova era limitato, per sparagnar. Così le cuoche passavano a preparare lo Schmarm, con i tochi de palacinca. Anche se di antica tradizione, lo Schmarm non era tenuto in grande considerazione. A Vienna, infatti, con la parola si intende una cosa di poco conto o una sciocchezza.
Se arricchito con noci tritate, canditi e pinoli questo curioso dessert diviene il Kaiserschmarren, ossia: frittata dell’imperatore (come traduce: Mariella Devescovi Damini, Pasticceria triestina, Trieste, Ediz. Italo Svevo, 2007, pag. 137). Il cenno va all’imperatore Francesco Giuseppe, Pepi Mustacion. Non è documentato, tuttavia, e resta una leggenda, con una serie di varianti pittoresche, se non contraddittorie.


La ricetta del Gottardi
Ingredienti: panna liquida, 150 gr di farina, tre tuorli, ½ litro di latte, tre albumi montati a neve, zucchero velo, uvetta, noci tritate, canditi, pinoli, frutta cotta, zabaione.
Preparazione: mescolare fino alla consistenza della panna liquida, 150 gr di farina, 3 tuorli e ½ litro di latte. Fate riposare la pastella per ½ ora. Aggiungere le 3 chiare d’uovo montate a neve e friggere a grosso spessore da entrambe le parti. Quando il preparato prende la forma di una focaccia, si spezza con la spatola fino a ridurla in dimensioni di noccioline. Durante lo spezzamento si rosola e si aggiunge lo zucchero velo, che si caramelli un po’. Aggiungere alla fine l’uvetta, le noci, i canditi e i pinoli. Ecco la pasta sminuzzata imperiale.
Si può servire da solo (che è già abbastanza), o con l’aggiunta di frutta cotta o zabaione. Alla frutta cotta (mele, prugne, pesche, mirtilli, ribes…) c’è chi aggiunge una spruzzata di zabaione, oppure liquore all’arancia, o grappa d’albicocche ungheresi.


Variante della Nonna Amalia di Fiume
La frutta cotta che funge da accompagnamento, nella variante di Nonna Amalia R. da Fiume, prevede l’uso delle ciliegie con poco zucchero (ricettario privato).

Bibliografia e sitologia
- Mariella Devescovi Damini, Pasticceria triestina, Trieste, Ediz. Italo Svevo, 2007, pag. 137.
- Francesco Gottardi, Come mangiavamo a Fiume nell’Imperial Regia Cucina Asburgica e nelle zone limitrofe della Venezia Giulia, Treviso, AG Edizioni, 2005, pag. 172-173.
- Katharina Prato, Die Süddeutsche Küche, Graz, Verlagsbuchhandlung Styria, 1898.
- La ricetta del sito web giallozafferano.it prevede l’uso di rum e la riferisce alla sola tradizione altoatesina. Poi ci sono numerosi altri siti web che citano il Kaiserschmarren.



venerdì 11 agosto 2017

Bettiza, Toth e Cattalini ricordati a Udine dall'ANVGD

Tre figure di dalmati italiani scomparsi da poco sono state ricordate a Udine. È accaduto  il 31 luglio 2017 all’ultimo Consiglio Esecutivo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine.
Franco Fornasaro, a sinistra, e Silvio Cattalini alla presentazione del libro "Gli appunti di Stipe" dello stesso Fornasaro il giorno 8 ottobre 2015. Fotografia di Elio Varutti

I tre grandi dalmati sono Enzo Bettiza, nato a Spalato nel 1927, Lucio Toth, nato a Zara nel 1934 e Silvo Cattalini di Zara, del 1927.
È stato l’ingegnere Sergio Satti, classe 1934, esule da Pola, a chiedere la parola nella riunione per intervenire a favore di «tre personaggi notevoli per la storia dell’esodo giuliano dalmata». Secondo Satti, che è stato per decine d’anni vice presidente dell’ANVGD di Udine, sotto la guida di Cattalini «Era proprio un carattere multietnico quello di Enzo Bettiza, egli era un libero pensatore, uno scrittore raffinato e un aristocratico, poi penso che Lucio Toth sia stato un senatore della vecchia Democrazia Cristiana, vicino alla diplomazia e agli equilibri necessari alla politica, mentre Silvio Cattalini ha espresso la grande intuizione di aprire il dialogo tra le due sponde dell’Adriatico, tra gli esuli e i rimasti, tra italiani e croati».
Si ricorda che dal 1992 al 2013 Lucio Toth è stato presidente nazionale dell’ANVGD. Nella riunione di Udine anche lo scrittore Franco Fornasaro ha voluto rimarcare l’importanza dei tre personaggi scomparsi da poco tempo. «Avevo promesso a mio padre di non parlare dell’esodo istriano – ha detto Fornasaro – per il modo con cui è stato trattato dagli jugoslavi, dopo l’opzione per l’Italia, sia dagli italiani, nell’accoglienza riservata ai 350 mila esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia, ma poi Cattalini mi ha spinto ad uscire allo scoperto». 
Molti istriani, delusi dal trattamento ricevuto nella propria terra e in quella dell’esilio, si sono rinchiusi in se stessi. C’è stato il cosiddetto silenzio degli esuli. Avevano essi paura di raccontare la fuga e il dolore di essere profughi in una terra considerata come propria patria.
«Da qualche anno racconto la storia della mia famiglia, come un simbolo dell’esodo istriano – ha concluso Fornasaro – poi ho conosciuto Fulvio Tomizza, che poco prima di morire, mi disse: Continua tu. Allora bisogna descrivere quel brano di storia d’Italia, dopo il 1945 e penso che il dalmata Cattalini sia stato il cantore dell’esodo, mentre Bettiza è stato un esponente della comunità multiculturale tipica della Dalmazia e Toth è stato l’uomo politico che è battuto con grande vigore per le questioni degli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia. In conclusione ritengo che Bettiza, Toth e Cattalini siano stati tre grandi dalmati di sentimenti italiani».
Sergio Satti, esule da Pola. Fotografia di Elio Varutti

Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, ha espresso meraviglia e compiacimento per gli interventi di Satti e di Fornasaro per tre figure di italiani di Dalmazia, come furono Bettiza, Toth e Cattalini, uomini da ricordare per il loro contributo alla cultura, al dialogo e alla pacificazione.
---

Quello che segue, dopo la scomparsa di Enzo Bettiza, è il commento di Renzo Codarin, presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD).


Bettiza, un giornalista che fece conoscere peculiarità e tragedie della Dalmazia
Fu la sua penna a definire Zara, rasa al suolo dai bombardamenti angloamericani nella Seconda guerra mondiale, “la Dresda dell’Adriatico”; fu il suo libro “Esilio” (Premio Campiello 1996) a contribuire alla conoscenza presso il grande pubblico italiano della Dalmazia multietnica e dell’esodo della martoriata comunità italiana che coinvolse pure la sua famiglia; fu la sua conoscenza diretta nella natia Spalato del feroce comunismo di Tito a condurlo in politica su posizioni convintamente anticomuniste, nel Partito Liberale prima e nel Partito Socialista craxiano in seguito: questo e molto altro fu Vincenzo Bettiza, giornalista, scrittore e politico morto all’età di novant’anni.
Testimone di un secolo e delle sue tragedie, Bettiza ha rappresentato la multiforme cultura della Dalmazia, al di sopra delle critiche che gli sono state mosse da chi invece aveva un approccio maggiormente nazionalistico: erede novecentesco della variegata “nazione dalmata” lumeggiata da Niccolò Tommaseo, mise a frutto la molteplicità delle culture con cui entrò in contatto in gioventù (italiana, slava e tedesca) diventando, come corrispondente da Vienna e da Mosca, uno dei più apprezzati giornalisti e saggisti riguardo le vicende contemporanee della Mitteleuropa e dell’Europa orientale.
La sua firma è comparsa sulle più prestigiose testate nazionali, dal Corriere della Sera (da cui se ne andò a fronte della linea editoriale sinistrorsa di Ottone e Crespi) a La Stampa (sulla quale ha scritto fino alla fine) passando per Il Giornale (di cui fu fondatore assieme a Indro Montanelli e condirettore), Il Resto del Carlino e La Nazione (da lui anche diretti).
Nei suoi saggi (Il comunismo da Budapest a Praga 1956-1968, Il mistero di Lenin. Per un’antropologia dell’homo bolscevicus e L’eclisse del comunismo) e nei suoi romanzi (La campagna elettorale, I fantasmi di Mosca) il totalitarismo comunista è stato analizzato, denunciato e demolito; al Senato ed al Parlamento Europeo cercò di coalizzare liberali e socialisti contro la minaccia totalitaria sovietica, ritrovandosi pertanto nella linea politica di Bettino Craxi.
Uomo libero e di grande cultura, Bettiza fu uno dei tanti esempi di esuli che, pur provenienti da una condizione di benessere ma costretti dalla violenza titoista ad abbandonare in terribili condizioni le terre dell’Adriatico orientale, si rimboccarono le maniche, fecero la gavetta e seppero onestamente conquistare posizioni di rilievo nella società civile italiana.
---
Bruna Zuccolin, presidente dell'ANVGD di Udine, dal 2017

I dirigenti dell’ANVGD di Udine
Il Consiglio Esecutivo dell’ANVGD di Udine è formato, oltre al presidente, da nove componenti eletti il 4 aprile 2017. Alla presidenza del sodalizio è Bruna Zuccolin, con parenti istriani, che in precedenza ricopriva la carica di vice presidente. La Zuccolin ha ricordato l’opera dell’ingegnere Silvio Cattalini da Zara, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD dal 1972 al 2017, quando è spirato per grave malattia. Vice presidente del Consiglio esecutivo ANVGD di Udine è Elio Varutti, con parenti di Fiume e di Pola. Il Delegato amministrativo risulta Barbara Rossi, nata a Sebenico, mentre il segretario è Bruno Bonetti, con avi di Spalato e di Zara. Gli altri membri del Consiglio esecutivo sono: Bruna Traversa (di Albona), Eda Flego (di Pinguente), Sergio Satti (di Pola), Franco Fornasaro (con avi di Pirano), Fulvio Pregnolato (con amici di Fiume) e Bruno Rossi (con legami a Sebenico).
Il Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, al 31 luglio scorso, conta 270 iscritti.

---

Sitologia

- E. Varutti, Libro di Fornasaro sull’Istria presentato a Udine, 2015.

Una sezione di questo articolo è stata pubblicata dal giornale del web friulionline del 9 agosto 2017, col titolo “ANVGD: ricordati Enzo Bettiza, Lucio Toth e Silvio Cattalini”.