lunedì 16 ottobre 2017

Dal Diario Rubinich di Moschiena, esodo in Argentina e ritorno in Italia

Si sono rintracciati altri documenti originali, oltre alle schede anagrafiche, nell’Archivio del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), in fase di riordino. 
Moschiena, anni 1925-1930. Cartolina da Internet

I materiali sono del 2006 e ci permettono di costruire un’altra vicenda istriana con semplici parole. Non è un caso eccezionale quello che si sta per descrivere, ma a suo modo è emblematico. È la vita di un qualsiasi socio dell’ANVGD di Udine. Dimostra intraprendenza, voglia di lavorare senza restare con le mani in mano, anche dinanzi alle avversità della vita, come l’esodo giuliano dalmata. «Ritornando indietro con gli anni – scrive Gloriano Rubinich nel suo Diario – la Jugoslavia di Tito mi privò di tutti i miei beni terreni e casa».
È possibile illustrare la biografia di Gloriano Rubinich, nato a Moschiena (Fiume) il 13 agosto 1921, per mezzo delle poche parole di un suo limitato Memoriale, manoscritto in una casa di cura, con tutta probabilità dopo il 2001, anche se non firmato. Gloriano Rubinich muore a Udine il 3 novembre 2006. Il suo funerale si tiene nella parrocchiale a Feletto Umberto, di Tavagnacco, alle porte di Udine. Lascia la moglie Rosalia Degano, della classe 1932, e i figli Antonietta e G. Antonio.
Nel riprodurre il breve Diario, oltre a sciogliere punteggiatura e certi errori, in parentesi tonde si sono aggiunte alcune precisazioni, per una lettura più agevole.
Dall’Epistolario Cattalini, custodito presso l’Archivio dell’ANVGD di Udine, Carte Rubinich

Solo con lo scopo di perpetuare la memoria di altri italiani di Fiume, ci permettiamo di corredare l’articolo presente con altre due immagini reperite in Facebook. Si tratta di un “loving memory” messo in circolo nel web dai discendenti, con fotografia di Wanda Verban, nata a Fiume il 19 aprile 1927 e deceduta a Chicago il 17 agosto 2017, negli Stati Uniti d’America.
Poi si dà spazio alla bella fotografia di due giovani ripresi a Fiume nel 1935. Si tratta di Giovanni Mariutti e Maria Fop, mostrati in Facebook, il 9 ottobre 2017, da Enrica Soldani, nel gruppo intitolato “Un Fiume di Fiumani”. Si ringraziano i discendenti per la diffusione e la pubblicazione delle immagini.
Dall’Epistolario Cattalini, custodito presso l’Archivio dell’ANVGD di Udine, Carte Rubinich

Le parole del Diario Rubinich
«Partii militare il 15 gennaio 1942, destinazione Pola, poi a Latisana (in provincia di Udine). Mi feci male ad una mano e mi mandarono all’Ospedale di Trieste. Facevo parte del 278° Reggimento cannoni. I miei compagni partirono per la Russia. Ritornarono pochissimi. Intanto facevo a Torviscosa (in provincia di Udine) la guardia ai prigionieri neozelandesi e sudafricani.

Torviscosa, il campo PG 107 nel disegno di Silvestro Perotti, carabiniere di guardia al campo

Tra tante peripezie ritornai a Palazzolo dello Stella (in provincia di Udine) avendo trovato la fidanzata, fra tante disgrazie della sua famiglia. Rimasi cinque anni. Poi mio fratello, che viveva a Milano, mi aiutò ad emigrare in Argentina. Prima di partire mi sposai e ho avuto una bambina. Avevo ventisei anni, siccome le pratiche (dell’emigrazione) erano lunghe, per essere pronte, partii da solo nel giugno 1948. Trovai dei parenti di mia moglie che mi ospitarono. Intanto trovai lavoro e un anno e mezzo dopo potei far emigrare la moglie con la bambina.
Lavorando sodo, ho fatto fortuna, avendo un ristorante che gestii per venti anni circa. La è nato il maschio, però la sfortuna ha voluto colpire ancora mia moglie. Fu colpita da cancro al polmone. Dieci mesi di vita. Morì il 19 dicembre 1962. Poi (dopo) tante disavventure, ritornai in Italia, con i bambini, vendendo tutto in Argentina. In Italia ho messo un ristorante argentino a Lignano (Lignano Sabbiadoro, provincia di Udine) “La Rueda Gaucha”. (Esistente ancor oggi!)
In seguito ho colto l’occasione di gareggiare all’appalto del bar Gervasutta (è un Ospedale nella zona sud di Udine). Trovai una seconda moglie che mi ha molto amato. Avevo cinquantacinque anni, eravamo nel 1976, l’anno del terremoto. Ritornando indietro con gli anni la Jugoslavia di Tito mi privò di tutti i miei beni terreni e casa.
Torviscosa, il Campo prigionieri PG 107 diventa Villaggio Roma per operai nella tarda metà del '900

Ritornando a noi, ho cercato di dare il bar Gervasutta ai figli nel 1990, ma non hanno retto. Poi siamo ritornati noi nel 1992 fino al 1996. Poi abbiamo venduto sperando di stare bene e di poter vivere serenamente. È subentrata la mia malattia, che gradatamente è peggiorata, fino (al trasferimento) all’ospedale e poi ricovero alla Quiete (Casa di cura). Sono passati cinque anni, andando sempre peggio…».
Come già scritto, Gloriano Rubinich muore a Udine il 3 novembre 2006, dopo aver vissuto le peripezie dell’esodo dalla sua Moschiena fino in Argentina e col ritorno in Friuli.

La storia del PG 107 dove Gloriano era di guardia
Nel 1942 nel territorio del Comune di Torviscosa fu insediato il campo per prigionieri di guerra n. 107, dove furono internati circa mille militari di nazionalità neozelandese e sudafricana catturati dall’esercito italiano durante la prima battaglia di El Alamein. Sorto su richiesta della SAICI – SNIA Viscosa per sostituire con i prigionieri i propri operai partiti per la guerra, fu il primo campo di lavoro per prigionieri di guerra in Italia. Funzionò come campo di prigionia fino al settembre del 1943 e in seguito fu trasformato in villaggio operaio. Oggi è chiamato: Villaggio Roma.

Cimeli da Fiume, scarpine per bambola. Fotografia di Franca Manzin

Una storia di Fiume che viene da Napoli
«Quando ero piccola – ha raccontato in Facebook Franca Manzin, di Fiume – ammiravo sempre queste scarpette nella vetrina a casa della signora Guerina (classe 1923) che mi diceva sempre: “no toccar sa, xe de mia mama, ghe le ga fate un ciabatin de Fiume co la iera giovane”. Quelle scarpine, in pelle e cuoio di dieci centimetri sono rimaste sempre nel mio cuore. Un giorno la signora Rina, dopo tantissimi anni e ormai prossima alla fine, mi disse: “Vien qua, te devo dar una roba... so quanto ti eri afezionada de picia a queste scarpine, bon, mi no go nissun e dopo che moro finirà tutto in scovaze, son sicura che ti te le tegnerà ben, son sicura”.
È indescrivibile la gioia che ho provato nel ricevere questa tanto ambita "eredità" e per la fiducia che ha riposto in me. Io ho queste scarpine da un po' di anni e ho detto alle mie figlie che un giorno saranno loro, una a testa. Ho detto di conservarle con cura perché sono ricche di storia, di drammi e d’amore... hanno coinvolto la vita di tante persone... Chissà chi era quel grande ciabattino?»

Una fiumana morta a Chicago

Fonti inedite
- Scheda anagrafica di Gloriano Rubinich, nato a Moschiena (Fiume) il 13 agosto 1921, Archivio dell’ANVGD di Udine. Si ringrazia la segreteria per la collaborazione.
- Fanno parte dell’Epistolario Cattalini, custodito presso l’Archivio dell’ANVGD di Udine, i seguenti documenti manoscritti o stampati e fotografie:
        - Gloriano Rubinich, Diario, dopo del 2001, ms e fotografia.

Fonti digitali sull’esodo da Fiume
- Arianna Gerbaz, Certificato di morte di Francesco Mazzer, suo nonno, Fiume 26 luglio 1945. Arianna Gerbaz, è nata a Latina e vive Torino.
- Franca Manzin, di Fiume, vive a Napoli. Post di Facebook del 15 settembre 2017, nel gruppo “Un Fiume di Fiumani”.
- Enrica Soldani, fotografia commentata mostrata in Facebook, il 9 ottobre 2017, nel gruppo intitolato “Un Fiume di Fiumani”.
- E. Varutti, “Scampar da Fiume co la cavra Vava, 1943”, con riproduzioni di lettere dell’esodo da Fiume in Argentina e Canada, nel web dal 2 marzo 2016.
Fiume, 1935. Giovanni Mariutti e Maria Fop, mostrati in Facebook, il 9 ottobre 2017, da Enrica Soldani

Altre fonti nel web sul Campo di prigionia di Torviscosa
- Lorena Zuccolo, Mareno Settimo (a cura di), PG 107 - Villaggio Roma, dal campo di concentramento per prigionieri di guerra al villaggio operaio della SAICI - SNIA Viscosa, Torviscosa (UD), 2014.
- Antonio Manfroi, Il soldato Harold. Un neozelandese a Erto, L’omino rosso, Graphistudio Arba (Pordenone), 2014.
- Susan Jacobs, Combattendo con il nemico. I prigionieri di guerra neozelandesi e la resistenza italiana, Venezia, Mazzanti, 2006.
Certificato di morte, Fiume 26 luglio 1945. Collezione Arianna Gerbaz, nata a Latina, che vive Torino; Francesco Mazzer è suo nonno. Si noti, in fondo, la scritta (indelicata, su un certificato di morte) "Morte al fascismo e libertà ai popoli...
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Ricerca storica e servizio di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, Girolamo Jacobson e di Elio Varutti. Fotografie dall’Epistolario Cattalini, ove non altrimenti indicato.

sabato 14 ottobre 2017

È morta a Udine Amalia Cattalini, vedova di Silvio Cattalini, dirigente ANVGD

Dopo una grave malattia è deceduta a Udine Amalia Cattalini, vedova dell’ingegnere Silvio Cattalini, nato a Zara, che fu presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) dal 1972 al 2017.
Dispiace di non avere trovato altra fotografia che questa. È il pranzo del Natale dell’esule del 2015, all’Astoria Hotel Italia di Udine. Al tavolo dei Cattalini, tra figli, nipoti e amici, la signora Amalia è la prima a destra, col volto tagliato di tre quarti. Proprio perché persona schiva, anche nella fotografia è risultata sfuggevole.

Amalia Cirello Stradella si sposò con Silvio Cattalini nel 1952. Dal matrimonio nacquero tre figli: Fulvio Cattalini (1958), ingegnere, professore di matematica all’Istituto per geometri “J. Kennedy” di Pordenone, Sandra Cattalini (1964), radiologa all’Ospedale di Udine e Daniela Cattalini (1968), archivista all’Università di Udine.
Amalia Cirello Stradella in Cattalini è stata tra i dirigenti dell’ANVGD di Udine. Nel 1992 fu eletta nel Collegio dei revisori dei conti del sodalizio provinciale. Come si può leggere su «L’Arena di Pola» del mese di maggio di quell’anno, in riferimento all’ANVGD di Udine, risultano votati come «Revisori dei conti Carlo Allievi, Alice Beltrame, Amalia Cirello Stradella, Bruno Perissutti e Benedetto Polesini». Il Collegio dei revisori restò in carica fino al 1996.
Persona gentile, ma assai schiva, la signora Amalia non ha voluto funerale.

Bibliografia
“Indirizzo all’assemblea dell’ANVGD di Udine. Per la cultura oltre confine”, «L’Arena di Pola» del 30 maggio 1992, p. 2.
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Ricerca storica e servizio di networking a cura di Girolamo Jacobson e di Elio Varutti. Fotografia di E. Varutti.

martedì 10 ottobre 2017

Libro di Fornasaro (ANVGD) presentato a Pasian di Prato. Udine

Con “Gli appunti di Stipe” Franco Fornasaro ha scritto il suo ottavo romanzo, edito nel 2015 dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine. 
Paolo Montoneri, a sinistra, Franco Fornasaro e Elio Varutti a Pasian di Prato

L’autore, di origine istriana, lo propone, dal dicembre 2016, in formato bilingue (italiano e croato), tanto per dimostrare ancor di più il suo essere scrittore di frontiera, alla maniera di Fulvio Tomizza, come egli stesso ama ricordare.
Oltre quindici partecipanti hanno potuto seguire la presentazione nella sala “Franco Sguerzi” della Biblioteca “Pier Paolo Pasolini” di Pasian di Prato, in provincia di Udine. L’evento, svoltosi il 5 ottobre 2017, nella rassegna Incontri con l’autore si è aperto con le parole di Paolo Montoneri, consigliere comunale con delega alla Cultura del Comune di Pasian di Prato, che ha portato il saluto del sindaco Andrea Pozzo.
Poi ha parlato il professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, ringraziando la Civica amministrazione che ospitava l’incontro. «Porto i saluti di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine – ha detto Varutti – e voglio ricordare il compianto presidente Silvio Cattalini, che ha voluto fermamente questo volume, che ha un valore didascalico ed è stato scritto con pacatezza e spirito di dialogo, proiettandosi in una dimensione europea». 
Pasian di Prato, Biblioteca "P. P. Pasolini", una parte del pubblico alla presentazione del libro di Franco Fornasaro del 5 ottobre

Poi ha parlato Fornasaro, che fa parte del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine. «Mio papà, con antenati di Pirano, scappa nel 1947 da Cittanova – ha detto – con la mitragliatrice che si faceva sentire alle spalle e io ho vissuto con questi pesi tra nazionalismi e interculturalità, ma proprio a quest’ultima propende il mio sentimento di italiano e di ex ufficiale della Marina militare».
Poi l’autore ha ricordato che la cultura italofona va, lungo l’Istria, Fiume e la Dalmazia, da Muggia a Ulcinio, in Montenegro, dove di recente e, nonostante quello che è successo con le guerre balcaniche degli anni Novanta, 2017 cittadini si sono dichiarati di lingua e cultura italiana. In seguito ha spiegato che il suo è un romanzo documentario, perché cerca e cita i documenti storici dal Risorgimento in poi. «Da bambino – ha aggiunto Fornasaro – ho dovuto assistere in un negozio di fruttivendolo alle offese pronunciate nei confronti di mia madre, che erano del tipo: Bruta ‘sciava torna in Istria».
“Le vicende qui narrate – ha scritto nella prima edizione Silvio Cattalini, presidente ANVGD di Udine, dal 1972 al 2017 – inquadrano le sofferenze e le ricchezze di un popolo diviso dalla Storia, vale a dire gli italofoni e gli italiani dell’esodo e dei rimasti”. Il testo, di 176 pagine, è corredato da originali carte geografiche della Balcania, con tutti i cambiamenti di bandiera subiti nel Secolo breve. Si pensi che alla metà del Settecento, tutto l’Adriatico era per la Repubblica di San Marco, niente altro che il Golfo di Venezia, considerati i porti e i territori veneziani posseduti da secoli in Dalmazia, fino in Morea (Peloponneso) e oltre.
Franco Fornasaro in primo piano

Al termine della presentazione si è aperto un piccolo dibattito. L’ingegnere Sergio Satti, esule da Pola, per decenni vice presidente dell’ANVGD di Udine, ha detto: «La mia famiglia è venuta via dopo l’attentato di Vergarolla, dell’agosto 1946 e siamo andati a Bolzano, mi ricordo che al liceo mi vergognavo di dire che ero profugo, perché mi davano subito del fascista, ma vorrei ricordare anch’io il grande merito del vecchio presidente Silvio Cattalini, che per primo ebbe l’intuizione di aprire il dialogo tra le due sponde dell’Adriatico, sin dagli anni 1990-2000, tra gli italiani “andati” e quelli “rimasti” e le altre componenti etniche della costa adriatica orientale». Sono intervenuti infine l’architetto Franco Pischiutti, con parenti che lavoravano a Fiume e un signore sardo, che ha ricordato i profughi istriani riparati a Fertilia, in Sardegna.
All’evento erano presenti e silenziose anche due signore che hanno perso i loro cari nella foiba. Si tratta di Bruna Travaglia, di Albona, componente del Consigli Esecutivo dell'ANVGD di Udine. Suo nonno Marco Gobbo e la zia Zora Gobbo «furono gettati in foiba nel 1943, probabilmente in quella di Vines, una località vicino ad Albona, il nostro paese di origine». In loro memoria Bruna Travaglia ricevette a Roma, al Quirinale, direttamente dalle mani del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel 2010, l’onorificenza per le vittime delle foibe. Bruna Travaglia aveva 13 anni nel 1947, quando partì con tutta la sua famiglia da Pola, con la nave 'Toscana", che l’avrebbe portata in salvo a Venezia. Ma un altro aspetto tragico della vita di Bruna Travaglia è che anche il padre di suo marito, Giuseppe Rauni, è stato vittima delle foibe. «Nella mia famiglia – conclude Bruna citata dal «Messaggero Veneto» del 10 febbraio 2010 – ci sono state tre vittime delle foibe. Ma senza piangersi addosso i fiumani, gli istriani e i dalmati si sono ricostruiti una vita in giro per il mondo».
Pasian di Prato, 5.10.2017 - Un altro scorcio della conferenza di presentazione de "Gli appunti di Stipe" di Franco Fornasaro. Tra il pubblico, il primo a destra è l'ingegnere Sergio Satti, per decenni vice presidente dell'ANVGD di Udine

C’era poi anche la signora Daria Gorlato, il cui babbo Giovanni Gorlato, nato nel 1900, notaio di Dignano d’Istria, venne prelevato, assieme ad un gruppo di altri italiani del paese, da quattro militi titini armati giunti col camion di sera, il 5 maggio 1945. Li hanno portati al castello di Pisino e poi non si seppe più nulla di tutti loro. Fu detto che li avevano uccisi e gettati nella foiba.

Ci si è posti il problema di trattare in questo articolo la questione delle uccisioni nella foiba di Giuseppe Rauni, di Marco e Zora Gobbo e della scomparsa del notaio Giovanni Gorlato. Allora si ricorda lo spirito di fondo della Legge 30 marzo 2004 n. 92, che istituì il Giorno del Ricordo, col fine di conservare e rinnovare  «la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». 
Solo esponendo tali fatti, dunque, si può continuare ad abbattere il Muro del silenzio, eretto dal dopoguerra per non disturbare Tito che stava staccandosi dai paesi satelliti della dittatura di Stalin. Si ritiene che tale obiettivo possa essere raggiunto nell’alveo del dialogo tra le sponde dell’Adriatico, con le mete della pacificazione in una dimensione europea, andando oltre il cosiddetto Silenzio degli esuli istriani.
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Riferimenti nel web
- Per chi fosse interessato a leggere altri commenti  e recensioni sul libro di Franco Fornasaro veda: E. Varutti, “Udine, nuovo libro di Fornasaro sull’Istria”, nel web dal 14 ottobre 2015.
- Una recensione è comparsa anche su «La Voce del Popolo», Quotidiano dell’Istria e del Quarnero a firma di Rosanna Turcinovich Giuricin, “Gli appunti di Stipe in italiano e incroato perché i giovani conoscano le radici della storia”, nel web dal 31 dicembre 2016.
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Bibliografia
Il primo testo che rivelò la storia dei tre parenti di Bruna Travaglia infoibati a Vines probabilmente è il seguente: Elio Varutti, Il Campo Profughi di Via Pradamano e l’Associazionismo giuliano dalmata a Udine. Ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell’esodo 1945-2007, Anvgd, Comitato Provinciale di Udine, 2007. Vedi pag. 43.
  
Per la vicenda tragica subita da Bruna Travaglia vedi inoltre: Renato Schinko, “Non dimenticherò mai la notte in cui portarono via mio padre”, «Messaggero Veneto» del 10 febbraio 2010.

Bruna Travaglia, al centro in prima fila a Pasian di Prato per la presentazione del libro di Fornasaro
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Rassegna stampa
- Dal «Messaggero Veneto» del 3 ottobre 2017.

- Dal sito web di friulionline “Un popolo diviso dalla Storia Un libro a Pasian di Prato” del 15 ottobre 2017.

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Ricerca storica e servizio di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, Girolamo Jacobson e di E. Varutti. Fotografie di Fulvio Pregnolato, che si ringrazia per la collaborazione.

Previati, Mentessi, Boldini e altri pittori in mostra nel Castello ferito di Ferrara

C’è una mostra del territorio assai interessante a Ferrara. Il suo valore estetico spazia poi in campo nazionale, e addirittura oltre il patrio suolo. 

La location della rassegna è quella del Castello estense colpito dal terremoto del 2012 e rimesso in sesto per le visite pubbliche. Si notano, tuttavia, ampi cerotti sui soffitti e sulle pareti affrescate. Quei cerotti costituiscono un’esperienza formativa per il turista, per comprendere le ferite subite dal Castello a causa del sisma. Le grottesche incerottate sono un unicum. Forse, un motivo in più per visitare il castello in questi tempi.
Lo scopo principale della visita è, comunque, la rassegna temporanea dei capolavori di Giovanni Boldini, Filippo de Pisis, Gaetano Previati, Giuseppe Mentessi e di altri artisti ferraresi attivi tra lo scorso secolo e l’Ottocento.
La mostra è in funzione dal 15 giugno 2016 al 27 dicembre 2017 con un allestimento rinnovato per le opere di Boldini,  Previati, Mentessi. Si accompagna un percorso dedicato a Filippo De Pisis – come è spiegato nel sito web del Castello estense – nella sontuosa cornice del monumento simbolo di Ferrara. Solo in questo modo si possono ammirare le opere delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Palazzo Massari, rimasto chiuso al pubblico in seguito alle scosse sismiche del 2012. L’intento degli organizzatori e degli enti curatori è stato quello di continuare a tenere vivi i musei, nonostante la chiusura della loro sede per restauro, e di offrire una nuova opportunità per visitare il Castello Estense.
Giuseppe Mentessi, Pace, (1907). Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, in esposizione al Castello estense

Tra i protagonisti della rassegna – come si legge nella presentazione della mostra – vi sono artisti ferraresi attivi sulla scena italiana, come Giuseppe Mentessi, Alberto Pisa o Arrigo Minerbi, e, accanto ad essi, figure di statura internazionale quali Giovanni Boldini, celebrato ritrattista della Belle Époque. Poi c’è Gaetano Previati, l’interprete del divisionismo e del gruppo simbolista. L’esposizione si sviluppa per sale tematiche che richiamano i motivi portanti delle ricerche a cavallo tra Ottocento e Novecento. Si va dal ritratto moderno e i suoi nuovi codici, ai temi storico-allegorici, fino alla dimensione monumentale e decorativa. Poi ci sono i nuovi soggetti della modernità, il paesaggio reale e il paesaggio dell’anima, le tensioni morali e spirituali alla vigilia della Grande guerra.
Il percorso prosegue poi nello scrigno dei Camerini di Alfonso I, dove rimane allestita la selezione di capolavori di Filippo De Pisis, che racconta la parabola artistica di un altro talento ferrarese, attivo sul palcoscenico italiano e parigino a partire dagli anni Venti del Novecento.

 Filippo de Pisis, Ritratto di Allegro, (1940). Olio su cartone incollato su tavola.  Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Filippo de Pisis”. Donazione Franca Fenga Malabotta. In esposizione al Castello estense per questa mostra
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ORARI DI APERTURA E PREZZI
9.30 - 17.30
Museo: ingresso consentito fino alle 16.45
Museo + Torre dei Leoni: ingresso consentito fino alle 16.00

2017
Dall'1 ottobre al 31 dicembre chiuso il lunedì
30 ottobre, 1 novembre, 8 dicembre aperto
25 dicembre chiuso
26 dicembre aperto 9.30-18.30 (ingresso al museo consentito fino alle 17.45 con visita alla torre fino alle 17.00)
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Il Castello estense di Ferrara. Fotografia dal sito web ilTurista.info di Marco Dalmonte che si ringrazia per la pubblicazione e diffusione

Prezzi
TARIFFE COMPRENSIVE DEL CASTELLO E DELL'ESPOSIZIONE "L'ARTE PER L'ARTE" (FINO AL 27 DICEMBRE 2017)
Intero = 8,00 euro
Ridotto = 6,00 euro (minori tra i 12 e i 18 anni; maggiori di 65 anni;  componenti di gruppi di almeno 15 persone; soci di Enti/associazioni convenzionate (Altroconsumo, Coop Alleanza 3.0; Touring Club Italiano; FAI-Fondo Ambiente Italiano); partecipanti alle visite guidate; studenti universitari con tessera di iscrizione al corso di studi; possessori del biglietto intero o ridotto delle mostre della Fondazione Ferrara Arte.        
Torre dei Leoni = supplemento 2,00 euro    
Gruppi scuole  medie e superiori = 3,00 euro           
Minori tra i 6 e i 12 anni = 1,00 euro
Family = Per ogni adulto pagante, 1 minore entra gratis.
Videoguida su tablet = 2,00 euro
           
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INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
Biglietteria Castello Estense
Tel. +39 0532 299233
Fax +39 0532 299279

Limonaie al Castello estense di Ferrara. Fotografia di Daniela Conighi, che si ringrazia per la diffusione

lunedì 9 ottobre 2017

Alta creatività nel Simposio musivo di Udine

Ecco un reportage sul Simposio Internazionale di mosaicisti organizzato dall’Associazione Insieme con Noi in collaborazione con Clauiano Mosaics & More
Sette artiste di fama mondiale al lavoro per il Simposio del mosaico di Udine, nel laboratorio di Menossi

Per quanto si possa vedere nello studio del maestro Giulio Menossi, in Via Zoletti a Udine, bisogna dire che questa terza edizione del simposio è di “colore rosa”, essendo gli artisti tutti del gentil sesso.
La finalità principale dell’evento, che è in fase di svolgimento a Udine dallo scorso 1° ottobre 2017 fino alla metà del mese stesso, è di realizzare delle opere sul tema della Via Crucis per la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, in Via Baldasseria Media. 
Quest’anno saranno composte le prime sette stazioni della Via Crucis, che saranno donate alla Curia di Udine, per la chiesetta citata, sorta nel 1831 nella parte meridionale del capoluogo friulano, mentre nel 2018 sarà il turno delle ultime sette tappe dello stesso tema con altri maestri del mosaico di fama internazionale.
Ecco il il mosaico in costruzione di Anabella Wewer, del Venezuela. La prima stazione: “Gesù è condannato a morte”

All’interno del progetto artistico c’è stato il coinvolgimento di 22 soggetti disabili del Centro Servizi Riabilitativi Educativi  (CSRE) di Via Laipacco, 253 con la sezione “Il mosaico: veicolo di incontro e di integrazione sociale”.  «Abbiamo proposto a queste persone svantaggiate – ha detto il maestro Giulio Menossi, direttore artistico del simposio – di costruire un mosaico sulla falsariga del Gallo e della tartaruga di Aquileia e c’è stata molta partecipazione e pure questo piccolo esperimento di laboratorio verrà mostrato alla popolazione all’interno del simposio».

Isidora Paz Lopez, del Cile, mette in mostra la seconda tappa della Via Crucis con “Gesù caricato della Croce”

Ritorniamo allo studio Menossi per vedere tutte le opere allo statu nascenti delle importanti artiste. Si desidera ringraziare le sette artiste per la disponibilità a farsi riprendere e a mostrare le loro opere ancora “work in progress”. I titoli definitivi dei mosaici saranno resi noti alla presentazione ed esposizione della rassegna in sala Aiace, a Udine, sabato 14 ottobre alle ore 18,30.
Vi sono mosaici raffigurativi, oppure di totale e aperta fantasia. Si respira in genere, vedendo queste straordinarie opere, un’alta creatività. Diverse di queste artiste tengono corsi di mosaico nel proprio paese o anche all’estero e hanno partecipato alle mostre e simposi che lo stesso maestro Menossi ha organizzato di recente assieme a varie istituzioni in Sardegna, o a Clauiano di Trivignano Udinese.

“Gesù cade per la prima volta” è il tema della terza stazione affidato a una artista del Canada: Erin Pankratz

Iniziamo a mostrare il mosaico in costruzione di Anabella Wewer, del Venezuela. La mosaicista utilizza tessere musive dai colori a pastello, che fanno sognare l’osservatore per la raffinata scelta degli accostamenti.  La sua opera è dedicata alla prima stazione: “Gesù è condannato a morte”.
Isidora Paz Lopez, del Cile, mette in mostra una pergamena, con tanto di mappa dove (ancora non si vede) Gerusalemme spicca in modo chiaro. Viene così rappresentata la seconda tappa della Via Crucis con “Gesù caricato della Croce”.
“Gesù cade per la prima volta” è il tema della terza stazione che è stato affidato a una artista del Canada. C’è un’informale esplosione di colori nelle opere della canadese Erin Pankratz, tutto in contrasto con il bianco candido dei paesaggi innevati cui deve essere abituata. In vari mosaici si può notare la tecnica del “pointillisme”, nel senso che si potrebbe avvicinare l’opera musiva alle tele del divisionismo. Si prova questa sensazione girando nel laboratorio Menossi tra le opere in crescita di queste eccezionali artiste.
Marwa Qendeel, dell’Egitto, con l'opera “Gesù incontra sua Madre” è proprio il titolo della quarta stazione

Un’altra mosaicista raffigurativa è senz’altro Marwa Qendeel, dell’Egitto, che sta costruendo con le sue tessere due volti, uno dei quali è il Cristo, seppur raffigurato per tre quarti. “Gesù incontra sua Madre” è proprio il titolo della quarta stazione, che si sta sviluppando a spron battente sotto i colpi precisi della martellina.
Liliana Waisman, dell’Argentina, forma un mosaico leggerissimo, operando con una serie di resine che si fabbrica da sé, scegliendo pure le tonalità di colore. Al centro della composizione musiva spicca una croce. La Waisman, che è pure architetto, mi dice che il suo è un «mosaico espacial», perché in effetti le parti dell’opera si lanciano nello spazio, nell’aria e nel vuoto. “Gesù è aiutato dal Simone di Cirene (Cireneo) a portare la Croce” è il soggetto della quinta stazione della Via Crucis, curato dalla Waisman.
“Gesù è aiutato dal Simone di Cirene (Cireneo) a portare la Croce” è il soggetto della quinta stazione della Via Crucis, curato da Liliana Waisman, dell'Argentina

Si passa al tema della sesta stazione, che è: “Veronica asciuga il volto di Gesù”. Se ne sta occupando Kelley Knickerbocker, degli Stati Uniti d’America. Nelle sue opere predilige i colori bianco, nero e varie sfumature di grigio. L’artista vuole puntare l’attenzione del visitatore alla sua composizione e la sua struttura.
La sesta stazione “Veronica asciuga il volto di Gesù”. Se ne sta occupando Kelley Knickerbocker, degli USA


La settima tappa riguarda il fatto che “Gesù cade per la seconda volta”, affidata ad una mosaicista di Istanbul. Viene dalla Turchia Bahriye Güler e sta componendo una struttura musiva complessa con tanto colore blu. Come molte mosaicisti d’oggi, impegnati in senso estetico, l’artista utilizza pezzi di varia natura e anche riciclati, oltre alle classiche paste vitree. Vuole rappresentare la caduta di Cristo con la croce non solo una volta, ma due, poi c’è il coraggio di rialzarsi, nonostante i peccati dell’umanità.
La settima tappa “Gesù cade per la seconda volta”, affidata ad una mosaicista di Istanbul. Viene dalla Turchia: Bahriye Güler

Rassegna stampa

- Andrea Ioime, "Un mosaico per l'integrazione", dal settimanale "Il Friuli" del 5 ottobre 2017.

Dal settimanale della Diocesi di Udine «La Vita Cattolica» del 13 settembre 2017.

Il 10 ottobre 2017 su «Udinese TV», nella trasmissione televisiva "Buongiorno Friuli" un servizio interamente dedicato al Simposio, con Maida Zerman in studio, Germano Vidussi al Centro Socio Riabilitativo ed Educativo  (CSRE) di Laipacco e un collegamento con il laboratorio per intervistare le artiste al lavoro. 

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Servizio giornalistico, fotografico e di networking a cura di Elio Varutti.

Le sette mosaiciste riunite in un momento di convivialità. Sedute, da destra in basso: Erin Pankratz, Isidora Paz Lopez, Marwa Qendeel e Liliana Waisman. In piedi, da sinistra in alto: Anabela Wewer, Bahriye Güler e Kelley Knickerbocker. Fotografia da Facebook

martedì 3 ottobre 2017

Maria Dobran, da Pola. In memoriam, con l’ANVGD di Udine

Negli archivi, talvolta, si trovano lettere manoscritte, appunti, diari, fotografie e ritagli di giornali. Il caso che si presenta per ricordare una signora istriana è proprio tratto da un articolo della cronaca di Udine del «Messaggero Veneto» del 24 gennaio 2007. Il ritaglio fa parte dell’Epistolario Cattalini, custodito presso Archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) di Udine. A nostro avviso sono importanti pure le biografie semplici e schive, soprattutto se si riferiscono a persone che hanno saputo trasmettere dei forti valori sociali, come in questo esempio.

Biografia di Maria Lidia Dobran Sacher
Ricordata sul quotidiano locale, Maria Lidia Dobran in Sacher, si è spesa per la famiglia, come ha precisato al cronista il figlio Maurizio Sacher. È riuscita nell’intento di creare una famiglia unita e forte. Maria Lidia Dobran era nata a Pola il 5 maggio del 1929. Giunse a Udine, quasi per caso al termine della seconda guerra mondiale, come per molte persone dell’esodo giuliano dalmata.
Pochi anni dopo conobbe Nino Sacher e, nel 1954, lo sposò. Due anni dopo nacque Maurizio, il primo figlio e, un anno dopo, arrivò Massimo, il secondogenito. Una volta cresciuti, i figli si dedicarono alla passione sportiva dello sci, con molti amici e furono spalleggiati dalla mamma.
La signora Maria Lidia Dobran Sacher è venuta a mancare a Udine verso il 23 gennaio 2007. Il suo funerale si è tenuto nella Chiesa di San Marco, in Chiavris. Proprio in questa stessa chiesa è stato parroco don Leandro Comelli, il prete del Villaggio Metallico, un insieme di baracche, dove avevano trovato una sistemazione provvisoria centinaia di profughi istriani e dalmati. L’esodo portò via oltre 350 mila persone dalle terre perse: Istria, Fiume e Dalmazia.
Di sicuro il religioso più noto nel mondo degli esuli è padre Flaminio Rocchi (Neresine 1913 - Roma 2003), impegnatosi a Roma per andare incontro ai loro disagi e per difendere i loro diritti.
Profughi da Pola - Fotografia da Internet

I preti dell’esodo in Friuli
Nel Centro di Smistamento Profughi di via Pradamano, attivo a Udine dal 1947 al 1960, passarono oltre cento mila italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in fuga dalle violenze titine, dopo la seconda guerra mondiale. Si pensi che i preti dell’esodo celebravano la santa messa dentro il Campo Profughi. Erano figure forti come don Mario Stefani, don Luigi Polano (San Daniele del Friuli 1904 - Udine 1955), don Elio Comuzzo, don Abramo Freschi (Pagnacco 1913 - Pordenone 1996), don Leandro Comelli (Montegnacco 1915 – Udine 1991) e altri. Quest’ultimo faceva messa in una “baraca ciesa” nel cosiddetto “Vilagjo de Fero” o Villaggio Metallico di via Monte Sei Busi. Si trattava di una quarantina di costruzioni militari inglesi, col tetto metallico, occupate dai profughi e dagli sfollati dopo il rientro in patria delle truppe britanniche.
Don Mario Stefani è cappellano del Campo Profughi dal 1953 al 1960. Originario di Barbana d’Istria, faceva di cognome Stiphancich, poi italianizzato in Stefani. Viveva in canonica in Via Leopardi, con la sorella e il cognato, tale Stefano Buri, che aveva fatto il postino in Istria. Don Mario morì in Veneto in una casa di cura per religiosi.
Udine 1956 - Chiesa del Villaggio Metallico con don Leandro Comelli

Nella Cappella del Campo Profughi di via Pradamano c’erano le funzioni religiose con canti delle donne di Pola e anche della gente di Fiume e di Zara. Organista e direttore del coro era Angelo Larice (1913-1992). C’era persino il coro per le celebrazioni liturgiche del Campo Profughi e, nell’archivio parrocchiale di San Pio X, si è trovata una vecchia fotografia che ritrae i coristi. Negli ultimi decenni del Novecento altri preti sono stati molto vicini al mondo degli esuli riparati a Udine. Si tratta di don Giulio Vidulich (Lussinpiccolo 1927 - Percoto 2003) e don Giovanni Nicolich (Lussinpiccolo 1926 - Udine 2011).
Nel 1953 don Felice Spagnolo (1903-1988) nel Bollettino parrocchiale della Beata Vergine del Carmine, «La Lampada», dà notizia che nel Campo Profughi di Via Pradamano (dove oggi funziona la scuola media “E. Fermi”) si celebra la santa messa nei giorni festivi alle ore 10.
Don Mario Stefani nel 1955 dice messa ogni giorno alle ore 7 e nei festivi alle 10 nel Campo Profughi di Via Pradamano, come si legge nel Bollettino parrocchiale della Beata Vergine del Carmine.
Il coro del Campo Profughi giuliani e dalmati di Udine (Archivio della Parrocchia di San Pio X)

Fonti d’archivio
- Archivio della Beata Vergine del Carmine, Udine, bollettini.
- Archivio della Parrocchia di San Pio X, Udine, fotografia
- Epistolario Cattalini, Archivio dell’ANVGD di Udine, ritagli di giornale, appunti.

Bibliografia ragionata
Sul caso di Maria Dobran Sacher vedi: “Chiavris piange Maria Sacher", «Messaggero Veneto», Cronaca di Udine, 24 gennaio 2007, con fotografia.

Su padre Flaminio Rocchi si veda: Fabio Rocchi (a cura di), Padre Flaminio Rocchi. L’uomo, il francescano, l’esule, Roma, Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia, Caterini, 2007.

Sulle vicende del clero dell’esodo giuliano dalmata a Udine si possono vedere le seguenti pubblicazioni, disponibili per lo più nelle parrocchie ed archivi menzionati.
- Bollettino della Lega Fiumana, aderente al Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, n. 22, 21 settembre 1959.
- Bollettino parrocchiale della Beata Vergine del Carmine, Udine, maggio 1955.
- «La Lampada» Bollettino parrocchiale della Beata Vergine del Carmine, Udine, 1953.
- E. Varutti, “Profughi istriani, preti e parrocchiani”, «Festa insieme 2013 Baldasseria», Parrocchia di S. Pio X, Udine, pp. 34-35.

Sui fatti del confine italiano e iugoslavo, anche se non è stato scritto da uno storico e in considerazione della mole di documenti inusuali citati, si può vedere: Franco Stefani, Senza pace. L’incerto confine orientale italiano in trent’anni di storia (1915-1945), Udine, Cooperativa editoriale Il Campo, 1988.
Fotografia da Internet
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Ricerca storica e servizio di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, Girolamo Jacobson e di Elio Varutti.
Pola, piazza Foro. Fotografia da Facebook.