venerdì 23 febbraio 2018

Crostolada fiumana da Fabiola Modesto, Udine


Udine, 22 febbraio 2018, ore 20. Con un po’ di ritardo rispetto al calendario, dato che si è già in quaresima, c’è stata una Crostolada fiumana da Fabiola Modesto Paulon, esule da Fiume a Udine.
Fabiola Modesto Paulon, in maglia bianca, e Elio Varutti, vice presidente ANVGD di Udine reggono la bandiera di Fiume, nella foto con discendenti di esuli giuliano dalmati e altri amici

Ritrovarsi in forma assai semplice per un quindicina di persone in una casa privata è stata l’occasione per alcuni esuli, i diretti discendenti e, soprattutto, vari amici loro per “far quatro ciacole in alegria”, rinsaldando i legami con le tradizioni culinarie d’Istria, Fiume e Dalmazia e per ascoltare un po’ di musica.
Erano presenti, in forma privata, anche alcuni soci del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). C’è stato, infatti, un breve saluto di Elio Varutti, vice presidente di detto sodalizio. Varutti ha ricordato ad alcuni dei presenti le parole di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, la quale sostiene di: “Appoggiare queste piccole feste perché rappresentano, secondo noi, una qualificata azione di conservazione, anzi di valorizzazione della cultura e delle tradizioni italiane di Fiume, ma anche dell’Istria e della Dalmazia”.
Tra i soci dell’ANVGD presenti alla festa della signora Fabiola, che è della classe 1928, si è notata la professoressa Renata Capria D’Aronco, che è pure presidente del Club UNESCO di Udine. La D’Aronco, ha parlato dell’ultimo libro di Varutti, intitolato Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, edito dalla Provincia di Udine nel 2017 e giunto già alla prima ristampa nel mese di febbraio 2018.
Crostoli fatti da Fabiola

“Bisogna comunicare i fatti storici e le testimonianze riportate nel volume di Varutti – ha detto la D’Aronco – anche fuori dall’Italia, perciò noi pensiamo ad una traduzione in lingua inglese di tale testo, affinché sia conosciuta meglio in Europa e nel mondo la vicenda dell’esodo giuliano dalmata e i tragici avvenimenti dell’eliminazione di italiani d’Istria nelle foibe”.
I momenti di allegria, comunque, hanno prevalso alla Crostolada fiumana. Tutti i presenti hanno molto apprezzato i crostoli delicati della signora Fabiola. C’è chi ha pensato anche agli ottimi crafen della tradizione fiumana, istriana e dalmata, per non dimenticare le famose “fritole de riso, fritole de pomi, fritole de susini e le fritole varie”. In fondo è vero: “le fritole xe come le putele, più se ghe ne fa e più le vien bele”.
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Sitologia e cenni bibliografici
- Mariella Devescovi Damini, Pasticceria triestina, Trieste, Ediz. Italo Svevo, 2007.

- Salvatore Samani, Dizionario del Dialetto Fiumano, a cura dell’Associazione Studi sul dialetto di Fiume, Venezia – Roma, 1978.

- E. Varutti, Via da Fiume nel 1944, colpa dei partigiani, on-line dal 14 aprile 2016.

E. Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, (1^ edizione: Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017), 1^ ristampa 2018.
Questo volume, andato a ruba, è comunque disponibile, in lettura e a prestito, nelle seguenti biblioteche del Friuli: Biblioteca Civica “V. Joppi” di Udine; Biblioteca del Seminario “P. Bertolla” di Udine; Biblioteca della Società Filologica Friulana; Biblioteca dell’Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione, di Udine; Biblioteca comunale “E. Buiese” di Martignacco (UD); Biblioteca comunale “G. Pressacco” di Codroipo. Per i torinesi è a disposizione presso la biblioteca dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti”, Istoreto, Torino.

Chiara Vigini (a cura di), Mangiar memoria. Cibi tradizionali e trasmissione della cultura dentro e fuori ‘Voce Giuliana’, Associazioni delle Comunità Istriane (1.a edizione: 2007), Trieste. 2011.

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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E.V. Fotografie di E. Varutti e di Daniela Conighi, che si ringrazia per la collaborazione prestata.
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mercoledì 21 febbraio 2018

Profughi giuliano dalmati da Udine a Laterina, conferenza con l’Associazione Toscani FVG

A Palazzo Belgrado, sede della Provincia di Udine, si è svolta una conferenza con proiezione di diapositive in occasione del Giorno del Ricordo. L’evento si è tenuto il 20 febbraio 2018, alle ore 18, nel prestigioso salone con gli affreschi seicenteschi di Giulio Quaglio. L’organizzazione del riuscito incontro è opera di Angelo Rossi, presidente dell’Associazione Toscani in Friuli Venezia Giulia e di Bruna Zuccolin, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato provinciale di Udine.
Angelo Rossi, Alessandro Venanzi, Bruna Zuccolin e Elio Varutti. Foto di Leoleo Lulu

L’azione commemorativa, cui hanno partecipato oltre 40 persone, godeva del patrocinio di importanti istituzioni ed enti locali, come la Regione Toscana, la Provincia di Udine, il Comune di Udine, il Comune di Laterina Pergine Valdarno (AR), il Club UNESCO di Udine, oltre all’ANVGD. Il titolo della riunione era: “Esuli giuliano dalmati dal Campo profughi di Udine a quello di Laterina, Arezzo”. Relatore è stato il professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine.
Ha aperto i lavori della serata Angelo Rossi, ringraziando le istituzioni per gli importanti patrocini ricevuti e, in particolare, l’onorevole Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine, per la concessione del salone. Rossi, non senza lodare la collaborazione instaurata da tempo tra l’Associazione Toscani in FVG e l’ANVGD di Udine per commemorare il Giorno del Ricordo, come dice la legge istitutiva del 2004, ha parlato delle varie attività del suo sodalizio, presentando il ricco calendario degli impegni per i soci. Rossi ha, infine, comunicato le manifestazioni d’interesse e la curiosità espresse dai rappresentanti delle istituzioni toscane per il titolo dell’incontro dal punto di vista storico.
Una parte del pubblico. Foto di Giorgio Gorlato

È intervenuta in seguito Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine. “Siamo molto onorati di essere ospitati in questo bel Palazzo – ha detto la Zuccolin – quest’anno è già la seconda volta, dato che, dieci giorno or sono, eravamo qui con numerose autorità civili e militari per la presentazione del libro intitolato Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, che ha avuto un grande successo”.
La Zuccolin ha poi commentato l’intensa serie di impegni dell’ANVGD di Udine per il Giorno del Ricordo. “Mai come quest’anno – ha affermato – stiamo registrando un grande interesse e una forte disponibilità di varie entità a parlare dell’esodo giuliano dalmata e della tragedia delle foibe, ci hanno contattato e abbiamo operato con diverse scuole, come il liceo Stellini, lo Stringher (con oltre 150 studenti) e l’Istituto Solari, poi tanti Comuni, da Aiello del Friuli, a Codroipo, Palmanova, Tolmezzo, Tarcento, Pasian di Prato a Portogruaro, fuori regione; hanno richiesto il nostro apprezzato contributo culturale perfino alcune parrocchie, dei circoli culturali, il Club UNESCO, gli Alpini di Udine sud  e l’Università della Terza Età di Udine”.
Angelo Rossi, Alessandro Venanzi, Bruna Zuccolin e Elio Varutti. Foto di Daniela Conighi

La Zuccolin si è detta convinta di operare con pacatezza sui temi dell’esodo istriano, fiumano e dalmata, nel segno della pacificazione e in dimensione europea, senza suscitare rancori o forme di odio, che sarebbero nocive al positivo dialogo tra le due sponde dell’Adriatico aperto dai precedenti dirigenti dell’ANVGD di Udine.
“Anche io ho vissuto di riflesso l’esodo giuliano dalmata – ha detto Alessandro Venanzi, assessore al Commercio e al turismo del Comune di Udine, nel portare il saluto del sindaco – dato che i nonni di mia moglie erano di Pirano, così penso che sia conoscere e da capire questa parte di storia, cercando di superare il gap generazionale che divide giovani ed anziani, oltre al silenzio su quei fatti”.
Mostrando una serie di rari documenti e di fotografie esclusive, è poi intervenuto Varutti. È stato così narrato il caso del Centro Raccolta Profughi (CRP) di Laterina, a 18 km da Arezzo, in funzione dal 19 agosto 1948 al 30 giugno 1963. È una vera novità. Si deve alla cortesia e allo spirito di collaborazione del signor Claudio Ausilio, delegato provinciale dell’ANVGD di Arezzo, la ricerca dei materiali originali su cui Varutti ha potuto studiare. Il riferimento va a due tesi di laurea consultate, a numerose fotografie e ai contatti con alcuni esuli ospitati in quel CRP negli anni ’50.
“I dati principali di questo intervento – ha detto Varutti – si rifanno alla tesi di laurea di Francesca Lisi del 1991, di oltre 300 pagine inedite, che si è basata su documenti dell’archivio del CRP stesso e, talvolta, sui giornali dell’epoca; ho potuto consultare anche la tesi di laurea di Sabrina Caneschi, del 1991, che è su un argomento più generale, quello dell’assistenza post-bellica, con accenni ai CRP italiani e, in particolare, a quello di Laterina”.
Parla Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine. 
Fotografia di Daniela Conighi

Sorto nel 1941, per raccogliere i prigionieri anglo-americani, nel CRP di Laterina, dopo il 1945, furono internati alcuni militi della Repubblica Sociale Italiana. Dal 1948 cominciò ad ospitare i profughi dal Dodecanneso, dalle colonie italiane d’Africa e, un numero crescente di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia, fino alla chiusura. Il Centro Raccolta Profughi di Laterina era in collegamento con quello di Smistamento di Udine, per i profughi provenienti dalla Venezia Giulia e Dalmazia e con quello di Napoli per coloro che provenivano dall’Africa. Dopo circa un mese dalla sua apertura, il Centro ospitava già 1.000 profughi. Questo fatto dimostra che era uno dei più importanti tra quelli esistenti in Italia. Già nell’ottobre 1948 la condizione degli alloggi era migliorata grazie ai lavori effettuati e rispetto alla situazione di molti altri CRP compreso quello di Arezzo, poteva essere ritenuta soddisfacente anche dal punto di vista dell’igiene e delle comodità, secondo le tesi delle laureande fiorentine. Il CRP di Laterina era composto di 36 stabili comprendenti una chiesa, una scuola elementare, un asilo nido, 2 spacci ben forniti, una efficiente infermeria, magazzini vari, un garage.
Angelo Rossi e Alessandro Venanzi. 
Fotografia di Leoleo Lulu

Sempre Claudio Ausilio ha aiutato l’ANVGD di Udine a ricostruire la storia del CRP di Arezzo, di quello di Firenze e a prendere contatto con gli intervistati, come ad esempio con la signora Liana Di Giorgi Sossi, con Luisa Pastrovicchio, con Ireneo Giorgini e con Aldo Tardivelli, per raccogliere le loro preziose testimonianze.
Dopo l’intervento di Varutti, hanno parlato ancora Zuccolin e Rossi per salutare gli intervenuti e dare appuntamento alle successive attività.

Il pacco della Befana e le clientele al CRP di Laterina
Si può ora portare un esempio relativo alla composizione del pacco dono per la festa della Befana del 1954 al CRP di Laterina. Il pacco dono per i bambini di età fino ai due anni, che erano 24, conteneva: 1 giocattolo, 1 busta di talco, 1 paio di scarpette, 1 pacchetto di caramelle, 1 torrone, una mela e un mandarino, un Kg. di zucchero.
Quello per i bambini di età compresa tra 3 e 12 anni, che erano 116 conteneva: un Kg. di zucchero, due Kg. di pasta, un Kg. di riso, un panettone, un bicchiere di marmellata, due mele e due mandarini, un pacchetto di caramelle, un torrone, un giocattolo, come ha scritto Francesca Lisi nella sua tesi di laurea.
La Democrazia Cristiana, in pratica, è l’unico partito politico che si interessò alla vita e ai problemi dei CRP. Una testimonianza di questo interessamento è data dalla visita che l’onorevole Amintore Fanfani fece al Centro Profughi di Laterina nella primavera del 1960.
Detto interesse era anche giustificato dal fatto che quasi tutti i profughi votavano per la D.C., e durante tutto il periodo in cui il Centro rimase in vita, nel comune di Laterina ci fu una giunta democristiana. Poi, invece, social-comunista.
Alessandro Venanzi porta il saluto del Comune di Udine. 
Fotografia di Giorgio Gorlato
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Bibliografia
Sabrina Caneschi, L’Assistenza post-bellica in Italia. Organizzazione e settori d’intervento, Tesi di Laurea, Università di Firenze, Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, Relatore prof. Sandro Rogari, Anno Accademico 1990-1991, pp. 263+LXXIV.
Francesca Lisi, L’Assistenza post-bellica ad Arezzo. Il Centro Raccolta Profughi di Laterina, Tesi di Laurea, Università di Firenze, Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, Relatore prof. Sandro Rogari, Anno Accademico 1990-1991, pp. 268+XC.
Elio Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017.

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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E.V. Fotografie di Daniela Conighi, Leoleo Lulu e Giorgio Gorlato, che si ringraziano per la collaborazione prestata.
Elio Varutti nella foto di Giorgio Gorlato

Elio Varutti in uno scatto di Leoleo Lulu

lunedì 19 febbraio 2018

Presentati a Tarcento Gli appunti di Stipe, con l’autore Fornasaro

È stato un Giorno del Ricordo col gelo e con la neve quello vissuto a Tarcento lo scorso 12 febbraio 2018. Per l’organizzazione della Biblioteca civica di Tarcento e del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), alle ore 18, è stato presentato il libro di Franco Fornasaro dal titolo “Gli appunti di Stipe”. 
Durante l'incontro ha preso la parola Donatella Prando, assessore al Personale del Comune di Tarcento, portando il saluto della Civica amministrazione.
Tarcento: da sinistra Bruna Zuccolin, Franco Fornasaro e Donatella Prando, Assessore al Personale del Comune di Tarcento

Il volume, già presentato nell’ottobre del 2015 a Udine e in altre località (Istria e Fiume incluse), nel 2016-2017 ha visto la traduzione in croato, per cui il testo ora è bilingue: italiano e croato. Proprio queste due comunità linguistiche si trovarono a dover spezzare i rapporti nel dopoguerra a metà del Novecento, con la guerra fredda che si imponeva sullo scacchiere europeo. Fornasaro indaga e spiega con adeguata documentazione anche questi fatti storici poco sviluppati, poco conosciuti e ancor meno capiti.
Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, ha presentato l’autore che fa parte, tra le altre, del Comitato Esecutivo della stessa ANVGD. Al termine dell’incontro ci sono state alcune domande cui Fornasaro ha risposto con precisione e passione. Ha partecipato all'incontro anche Bruno Bonetti, bibliotecario di Tarcento e segretario dell'ANVGD di Udine.
Una parte del pubblico in biblioteca con Bruno Bonetti, al centro 

Un commento di Paolo Medeossi del 2015
“Lo scopo è dunque di riprendere il filo dei rapporti dove erano stati recisi – come ha scritto Paolo Medeossi sul «Messaggero Veneto» del 6 ottobre 2015 – riannodando legami mai interrotti del tutto, coltivando il seme del riavvicinamento, senza più processi alle intenzioni. Un processo importante, che deve essere incoraggiato come ha fatto Fornasaro in un libro di episodi e riflessioni, dove nulla è taciuto o censurato. È interessante nel libro la continua trasmissione di notizie e responsabilità tra il professore e il giovane laureato (i protagonisti del romanzo documentario), cui spetta adesso il compito di andare avanti e di attraversare la storia, senza negarla, senza farne motivo di odio e scontro, ma senza nemmeno usi strumentali o di parte. 

Spiegare cosa accadde in questi territori, nell’ultimo secolo - ha aggiunto Medeossi - richiede una totale onestà intellettuale capace di porsi davanti al coacervo di etnie contrapposte, la cui brama principale era diventata a un certo punto la conquista di Trieste. Fare chiarezza è un debito nei confronti di tutte le vittime di allora, a qualsiasi mondo siano appartenute, schiacciate dai meccanismi di eventi che non potevano fronteggiare o evitare. Nei dialoghi proposti dal libro emerge tutto questo, per arrivare a una conclusione struggente, dove l’autore rievoca i sentimenti di chi italiano divenne esule a fine guerra e di chi invece volle restare”.

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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E.V. Fotografie dell’Archivio ANVGD di Udine.

Franco Fornasaro e la copertina del suo libro

Recital sulle foibe a Pasian di Prato per il Giorno del Ricordo


L’originale evento, svoltosi il 18 febbraio 2018 alle ore 17, si è aperto con le parole di Paolo Montoneri, consigliere comunale con delega alla Cultura del Comune di Pasian di Prato, che ha portato il saluto dell’Amministrazione civica.
Lorenzo Munari e Maria Antonietta Centoducati

Lo spettacolo, di forte tensione emotiva, ha visto sul palco dell’Auditorium “E. Venier” di Via Roma, Maria Antonietta Centoducati, attrice, e Lorenzo Munari, musicista. Il recital per voce e fisarmonica si è tenuto in collaborazione con la Biblioteca comunale "P.P. Pasolini" e col Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). Per tale motivo, dopo l’intervento di Montoneri, che ha ricordato l’impegno civile del Comune di Pasian di Prato per trasmettere la memoria di tragici fatti storici ai giovani, ha parlato Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine. “Siamo contenti della rinnovata collaborazione col Comune di Pasian di Prato – ha detto la Zuccolin – perché sulle questioni dell’esodo giuliano dalmata e sulla tragedia delle foibe non c’è mai abbastanza informazione, poi questa sera c’è un modo nuovo di trasmettere quei contenuti storici, in forma creativa, valorizzando le testimonianze”.
In sala erano presenti anche Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine e vari soci, che hanno così potuto apprezzare il lavoro di ricerca musicale e di drammatizzazione del duo Centoducati Munari, intitolato “La linea bianca”.
Il reading musicale è iniziato, davanti a un non folto pubblico, con le parole del diario di Mafalda Codan, reclusa dai titini a Parenzo e al Castello di Pisino e poi salvatasi raccontando la verità a due giudici in grado di capire oltre la cortina di nebbia che avvolgeva la sparizione a la uccisione nelle foibe, con pseudo processi popolari fatti in piazza, picchiando i malcapitati, guarda caso italiani. Nella Foiba di Vines, presso Albona, furono trucidati il padre di Mafalda, lo zio Michele Codan, i fratelli della madre Giorgio e Beniamino, un cugino materno, Antonio.
Paolo Montoneri e Bruna Zuccolin a Pasian di Prato, prima del recital musicale

Poi sul palco scorrono altri nomi famosi, come quello di Norma Cossetto, di Visignano, gettata nella foiba di Villa Surani, Anna Maria Muiesan, di Pirano e persino i parenti del ramo materno del celebre cantautore Gino Paoli, oltre a e brani scelti dal celebre romanzo di Carlo Sgorlon ‘La foiba grande’, creando un itinerario che trasporta lo spettatore nella memoria di un eccidio terribile, ma ancora poco conosciuto a causa della congiura del silenzio. È sempre Maria Antonietta Centoducati a leggere, interpretare, declamare, gridare la storia degli infoibati, rompendo il silenzio terribile.
In chiave storica il silenzio era animato da diverse e, tuttavia, convergenti motivazioni espresse, in primis, dalle forze di governo. Esse erano così attente a favorire l’allontanamento di Tito dal blocco sovietico, dopo la rottura con Stalin nel 1948, che non vedevano le esigenze degli esuli. Il silenzio era mantenuto dai profughi, per non evocare il dolore dei morti nelle foibe, la vergogna dell’esodo, della cattiva accoglienza ed altri malesseri. Il silenzio era propugnato dalle forze di opposizione, impegnate a far dimenticare l’accondiscendenza delle posizioni togliattiane nei confronti delle richieste territoriali jugoslave.
Dal 2004, data dell’istituzione del Giorno del Ricordo, si parla dell’esodo giuliano dalmata e, addirittura, se ne fa oggetto di spettacolo civile, come la bella esperienza de “La linea bianca” di Centoducati e Munari, un progetto di alto profilo morale, adatto pure alle scuole superiori.
Una linea bianca, secondo certi racconti, veniva tracciata sull'orlo della foiba, prima di trucidare gli italiani.

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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E.V. Fotografie di E. Varutti.


Cerimonia religiosa a Campagnuzza di Gorizia in ricordo degli esuli

C’è stato un intenso evento religioso nel quartiere istriano di Gorizia. Domenica 11 febbraio 2018, in Campagnuzza, nella chiesa della Madonna della Misericordia – edificata nel 1959 in ricordo della chiesetta della Misericordia, santuario mariano della città di Pola, già dal 1388 – è stata celebrata una S. Messa in ricordo delle migliaia di esuli che trovarono ospitalità a Gorizia.
ANVGD Gorizia, 11-2-2018 chiesa Madonna della Misericordia - un gruppo di esuli con don Fulvio Marcioni e la teca con le buste di terra dei cimiteri dell'Istria

Al termine della celebrazione il parroco don Fulvio Marcioni ha benedetto la teca dove hanno trovato collocazione le buste, ormai vuote, che avevano contenuto la terra dei cimiteri istriani, raccolta dagli esuli straziati per aver dovuto abbandonare anche  le tombe dei propri cari. Era  stato lo stesso don Fulvio a consegnare lo scorso anno a Maria Grazia Ziberna, presidente del Comitato Provinciale di Gorizia dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) il materiale, unitamente ad un biglietto autografo di don Luciano Manzin attestante l’origine della terra contenuta nelle buste.
La professoressa Maria Grazia Ziberna, sottolineando il valore affettivo del materiale ricevuto in dono, ha ringraziato il parroco e i fedeli della comunità cristiana per la sensibilità e la solidarietà  dimostrata. Il sacerdote ha poi letto la “Preghiera per le vittime delle foibe”, a suo tempo composta da Mons. Antonio Santin, Vescovo di Trieste e Capodistria, nel segno di una fede e di una speranza che sono patrimonio inesauribile del popolo istriano, fiumano e dalmata.
Al termine della Santa Messa, una delegazione  si è recata al Cimitero centrale di Gorizia, dove è stata deposta una corona davanti al cippo dedicato agli esuli morti lontano dalla loro Terra.
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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti. Fotografie dell’Archivio ANVGD di Gorizia e testi di Maria Grazia Ziberna, che si ringrazia per la fattiva collaborazione.

domenica 18 febbraio 2018

Gorizia, libri presentati da Fulvio Salimbeni con l’ANVGD

Lunedì 12 febbraio 2018, introdotto da Maria Grazia Ziberna, presidente del Comitato Provinciale di Gorizia dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), il professor Fulvio Salimbeni  ha presentato nella Sala Dora Bassi “Il testimone di Pirano” di Laila Wadia e “1957, Un alpino alla scoperta delle foibe” di Mario Maffi, in collaborazione con gli alpini dell’ANA di Gorizia. Era presente, tra gli altri, Paolo Verdoliva, presidente provinciale dell’Associazione nazionale alpini (ANA) di Gorizia.
Gorizia - Didi Pasquali, Fulvio Salimbeni, Maja Monzani, Maria Grazia Ziberna e Paolo Verdoliva. Archivio ANVGD Gorizia

Nella necessaria contestualizzazione storica sono stati ricordati vari personaggi storici. Primo fra tutti è stato il 97enne Giuseppe Comand, di Latisana – ultimo testimone oculare delle stragi delle foibe, recentemente insignito dell’onorificenza di commendatore per iniziativa dello stesso presidente Mattarella. Poi è toccato al sottotenente degli alpini  Mario Maffi, di Cuneo, che ricevette l’ordine di calarsi a Monrupino, a Basovizza e in altre foibe per accertare la presenza di resti umani.  
Gorizia, 12 febbraio 2018 -  Maja Monzani, Maria Grazia Ziberna e Fulvio Salimbeni. Archivio ANVGD Gorizia

Un segno di ricordo è andato pure al maresciallo dei Vigili del Fuoco di Pola, Arnaldo  Harzarich, medaglia d’oro al valor civile, che  dall’ottobre 1943 al  febbraio 1945 riesumò 250 salme, delle quali 204 furono identificate. Harzarich rilasciò ai servizi d’informazione angloamericani una circostanziata deposizione, accompagnata da una ricca documentazione, e subì ripetuti attentati. L’ultimo, secondo la testimonianza della nipote Sara, allora ragazzina di 14 anni, esule a Pagnacco in provincia di Udine, lo subì dopo il suo esodo a Merano, dove prestava servizio presso la locale caserma dei Vigili del Fuoco.
La ricostruzione storica è stata intervallata dalla lettura di alcuni brani dei testi, interpretati con grande sensibilità dall’attrice Maja Monzani, vedova del generale di Artiglieria Alpina Antonio Monzani, tra la commozione del pubblico presente.

In questa foto, in prima fila accanto al sindaco Ziberna, assiste alla conferenza assieme al proprio marito la signora Angela Rosita Gori, di  Medea, insignita durante la cerimonia del 10 febbraio in memoria del padre Guerrino Gori. Al termine della conferenza la signora Gori ha riferito alla presidente ANVGD di Gorizia Maria Grazia Ziberna la sua testimonianza sulle circostanze della scomparsa del padre Guerrino, di 36 anni. Dopo l’8 settembre egli aveva prestato servizio come milite al presidio di blocco n.2 di Gorizia, presso il ponte di Piuma. 
Fu arrestato a guerra finita dai titini il 6 maggio 1945, appena uscito dall’ufficio anagrafe di Gorizia dove si era recato per registrare la nascita della secondogenita, la piccola Angela. Uscito dal Comune fu fermato da un gruppo di partigiani,  il giorno seguente  venne segnalata la sua presenza ad Aidussina, come prigioniero, e poi ad Idria. 
La figlia maggiore Gabriella di 13 anni e la mamma fresca di parto  lo cercarono a lungo,  disperatamente , ma nessuna notizia pervenne mai alla famiglia. La piccola  Angela Rosita rimase orfana, a pochi giorni dalla nascita. Il nome di Guerrino Gori attualmente compare sul monumento dei deportati, nel Parco della Rimembranza a Gorizia.

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Bibliografia e cenni nel web

- Gli scomparsi di Gorizia nel maggio 1945, Associazione Congiunti dei Deportati in Jugoslavia, Gorizia, 1980.

Mille nomi di deportati riemersi dall'oblio, «Messaggero Veneto», 9 marzo 2006.

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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti. Fotografie dell’Archivio ANVGD di Gorizia e testi di Maria Grazia Ziberna, che si ringrazia per la fattiva collaborazione.

sabato 17 febbraio 2018

Giorno del Ricordo a Tolmezzo, in Carnia, con l’ANVGD


Merito del Comune di Tolmezzo è stato quello di organizzare una serie di eventi per commemorare fatti come l’esodo giuliano dalmata o la tragedia della Shoah e delle deportazioni. Nel cartellone delle attività comunali ci sono anche degli spettacoli teatrali e delle proiezioni di film sui vari temi civili.
Marco Craighero, assessore alla Cultura di Tolmezzo e Antonella Pocecco, dell'Università di Udine

È stato proprio Marco Craighero, assessore alla Cultura del Comune di Tolmezzo ad aprire i lavori dell’incontro del 15 febbraio, alle ore 18, al Centro Servizi Museale del Museo “M. Gortani”.
La serata aveva per titolo “Sedie, armadi e quaderni aperti: la memoria svelata del Magazzino 18”. Il riferimento va al contenitore di oggetti familiari abbandonati dai profughi giuliani, fiumani e dalmati, quando lasciarono le loro case all’indomani del Trattato di Pace di Parigi, del 10 febbraio 1947, che segnò la cessione delle loro terre alla Jugoslavia. Illustre relatrice del riuscito appuntamento tolmezzino è stata la professoressa Antonella Pocecco, dell’Università di Udine, che nell’ambito del suo insegnamento al Corso di laurea in Relazioni Pubbliche, presso la sede staccata di Gorizia, si occupa delle tematiche collegate alla memoria dei popoli in chiave sociologica.
“Riflettere sul Magazzino 18 di Trieste – ha detto la Pocecco – significa soffermarsi sul valore simbolico degli oggetto depositati lì dagli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia, è come un ideale ponte della memoria dell’esodo con le nuove generazioni, quei 2 mila metri cubi di masserizie, oggetti semplici e quotidiani, ci fanno capire che il ricordo di quei tragici fatti non è più silente, ma è stato svelato, quale pezzo della storia d’Italia”.
Tra il pubblico in sala, Sergio Cuzzi, in maglione arancione, che è stato sindaco di Tolmezzo nei primi anni del Duemila

La Pocecco ha spiegato come “la memoria dell’esodo possa essere trasmessa ai giovani, in modo tale che, come con lo spettacolo di Simone Cristicchi, la memoria ferita e mai sopita possa diventare memoria svelata, dispiegando tutta la sua potenza immateriale che si pone in antitesi alla materialità e banalità delle masserizie accumulate nel Magazzino 18 del porto vecchio di Trieste”.
Il professor Elio Varutti, vice presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, ha portato il saluto del sodalizio e della presidente Bruna Zuccolin. “Siamo onorati dell’incontro qui a Tolmezzo – ha detto Varutti – per il Giorno del Ricordo e contiamo che questa collaborazione con l’Amministrazione comunale si rinnovi anche nell’anno prossimo”. Varutti si è soffermato sull’importanza di “studiare l’esodo giuliano dalmata, oltre che negli aspetti prettamente storici, anche nell’ottica sociologica, come sta facendo la professoressa Pocecco, con una sensibilità particolare e con metodo scientifico, per comprendere maggiormente il comportamento dei gruppi sociali nel contesto dell’immane tragedia”.
Una suggestiva immagine a mosaico dell'esodo giuliano dalmata, secondo la prof.ssa Pocecco

Si ricorda che lo stesso Varutti ha attivato un corso di Sociologia dell’esodo giuliano dalmata all’Università della Terza Età di Udine nell’anno accademico 2017-2018.
Il pubblico del Centro Servizi Museale del Museo “M. Gortani”, costituito da oltre 50 persone, al termine dell’esposizione ha applaudito la stimata relatrice dell’Università di Udine, rivolgendole qualche domanda. Si è notata in sala anche la presenza di qualche amministratore anziano come Sergio Cuzzi, che fu sindaco fino al 2009, oltre alla partecipazione disciplinata di una classe serale dell’Istituto “F. Solari”, accompagnata dalla propria professoressa.
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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E.V. Fotografie di E. Varutti.
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Bibliografia e cenni nel web
- Alberto Gasparini, Maura Del Zotto, Antonella Pocecco, Esuli in Italia. Ricordi, valori, futuro per le generazioni di esuli dell’Istria-Dalmazia-Quarnero, Gorizia, Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia (ISIG), Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), 2008.

- Alberto Gasparini, Maura Del Zotto, Antonella Pocecco, M. Sterpini, Esuli nel mondo. Ricordi, valori, futuro per le generazioni di esuli dell’Istria-Dalmazia-Quarnero, Gorizia, ISIG, ANVGD, 2008.

- E. Varutti, “Visita al Magazzino 18 con l’ANVGD di Udine”, pubblicato il 14 dicembre 2016 su eliovarutti.blogspot.com
Un altro scorcio del pubblico in sala