giovedì 19 luglio 2018

L’esodo istriano di Ester Lulli da Albona in Friuli, 1947


Restano nei cassetti, a volte, le storie dell’esodo istriano. Dopo adeguate ricerche si vuole qui raccontare una vicenda particolare di quei tempi, togliendola dal cassetto. Tutto nasce da una busta trovata nell’archivio del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD).
Albona, Duomo. Cartolina viaggiata nel 1947. Fotografia di G. Valcini di Albona. Grafica di Cesare Capello, Milano. 1936

La busta reca la seguente indicazione: “Lulli Lenardon Ester lascia alla nostra Associazione i suoi più intimi ricordi. Nata ad Albona il 12 febbraio 1910. Morta a Udine c/o la Casa (di Risposo) de La Quiete il 23 febbraio 2010 all’età di 100 anni e 11 giorni”.
Si va a pensare di aver trovato un diario, un memoriale o un ricco carteggio con esclusive lettere personali. Niente di tutto ciò. La signora Ester Lulli, simpatica centenaria di Albona ha custodito e donato all’ANVGD semplicemente una serie di cartoline, alcune delle quali viaggiate e timbrate, alcuni stampati associativi e qualche ritaglio di giornale. L’intero materiale si riferisce ad Albona.
Tutto qui? Sì, certo. È poco per costruire una storia dell’esodo, ma si tenta lo stesso con l’aiuto di alcuni articoli di giornale. Salta subito all’occhio una cartolina del Duomo di Albona nella busta dei ricordi della Ester. È stata stampata nel 1936 dalle edizioni G. Valcini di Albona, che si firma in altre cartoline come G. Valcich. È indirizzata in Via Piave a Teòr (UD) alla signora Brigida Lulli, madre della nostra Ester. In tal modo veniamo a sapere una delle tappe dell’esodo istriano della famiglia Lulli, in un paese della Bassa friulana nel 1947, appunto: Teòr. È la signora Antonia Nacinović a scrivere, sbagliando l’affrancatura, per cui c’è la sovrattassa pagata dall’esule. Tutto si fa pur di avere notizie del luogo natio.
Il timbro tondo più leggibile è di: “ Teòr, Udine, 19.8.47”. Del timbro tondo di partenza si leggono a stento le seguenti lettere e numeri: “Labi…, 13.6…”. Forse la cartolina è stata spedita un paio di mesi prima. I francobolli risultano strappati. Rimane poca traccia solo di quello rosso della sovrattassa. Dal tono della comunicazione si deduce che Brigida è parente di Ester. Da altre fonti si sa che è la madre. Ci sono i saluti di un bimbo, un certo Brunetto, che si domandava se per Pasqua “Brigida farà buon pan”. Da tale cartolina si desume il periodo dell’esodo delle signore Brigida ed Ester Lulli, che deve essere stato verso il 1947, se non addirittura il 1946.
Cartolina stampata per il IV Raduno degli esuli di Albona, 1955

Nel 1961 una cartolina in bianco e nero firmata da “Sandra e sorelle” da Labin / Albona contiene l’augurio rivolto alla famiglia Lulli e Lenardon di “felicità e prosperità nel vostro commercio”. 
Da altre cartoline viaggiate si capisce che la intraprendente Ester Lulli Lenardon, nel 1975 gestisce un negozio di confezioni d’abbigliamento in Via Piave a Udine. Nel 1997 la signora Ester vive in Largo delle Grazie a Udine e riceve una cartolina a colori del porto di Rabac / Porto Albona da Gigetto Viscovi, Federico e Maria Paolini. La collezione di cartoline di Ester Lulli vedova Lenardon contiene anche quattro belle immagini a colori di Labin / Albona, riprodotte su cartoline dal fotografo Adriano Kiršic nel Terzo millennio.

Cenni biografici di Ester Lulli
Chi era Ester Lulli Lenardon? “Tutti gli albonesi la ricordano molto riservata, sempre molto cordiale ed elegante – si legge su «La nuova Voce Giuliana» del 16 aprile 2010 – con la sua bellissima voce di soprano a cantare l’Ave Maria di Schubert nella chiesa parrocchiale di Albona, dove faceva parte del coro e memori anche della  sua interpretazione di primadonna negli anni ’30, al Piccolo Teatro Comunale di Albona, al Teatro Verdi, allora sotto la presidenza dell’avvocato Piero Millevoi, soprattutto nell’operetta Santarellina musicata dal compositore francese Hervé, sotto la guida del maestro di musica Felice Degiuli.
Era figlia dell’indimenticabile siora Brigida, la più famosa pasticcera della cittadina per i buzzolai (ciambelle) e  i parpagnacchi (biscotti profumati alle spezie) e la sorella di Walter Lulli, morto negli anni ’30 in giovane età. Ester nel marzo 1940 aveva contratto matrimonio con Virgilio Lenardon di Pisino, dove era andata ad abitare dopo il matrimonio.
Albona, interno del Duomo. Fotografia G Valcich, Albona, anni ‘30

Dopo l’esodo si era stabilita ad Udine e col il marito aveva aperto un negozio di abbigliamento  nella centralissima Via Piave. Morto il coniuge, per diverso tempo aveva continuato a lavorare da sola nel negozio. Infine era stata ricoverata per molti anni ancora presso l’Istituto Geriatrico La Quiete di Udine”.
Aveva sempre nella mente e nel cuore Albona. Nel 2010, quando morì, lasciò la nipote Gabriella Lulli.

Altre fughe italiane da Albona nel 1944-1950
L’esilio del parroco di Albona è descritto ne «La nuova Voce Giuliana» del 16 dicembre 2002. Nel famoso giornale dell’esodo istriano si legge che Monsignor Giuseppe Chiavalon, giunto ad Albona nel 1921, per non essere arrestato dalle autorità jugoslave, alla fine di novembre 1945, fuggì da Albona. Si rifugiò nel convento dei frati minori di Pola dove restò fino all’aprile del 1946, per riparare definitivamente in Veneto.
Nel 1944 a causa delle lotte titine e delle persecuzioni religiose se n’era già andato da Albona Monsignore Silvio Zannoni (1878-1956) cooperatore parrocchiale dal 1907.
Angelo Viscovich, da San Lorenzo di Albona, mi ha raccontato che la sua famiglia ottenne l’opzione per l’Italia nel 1950, però “papà, da Pola, era già andato via”. L’esodo si portò via l’economia del paese, oltre che gli abitanti italiani intimoriti dall’OZNA, la polizia segreta di Tito. “Prima della fuga a San Lorenzo di Albona c’erano 128 trabaccoli da pesca – mi ha spiegato il professor Viscovich – insomma c’era un’economia fiorente”.
Dopo un’attenta lettura del libro di Alberto Gasparini, Maura Del Zotto e Antonella Pocecco, intitolato Esuli in Italia. Ricordi, valori, futuro per le generazioni di esuli dell’Istria-Dalmazia-Quarnero, Gorizia, Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia (ISIG), Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), 2008, Viscovich ha concluso che: “Le ultime generazioni dell’esodo giuliano dalmata hanno solo una memoria familiare e desiderano conoscere quei fatti ancor di più oggi senza rancori, ma per orgoglio identitario, anche perché l’esodo non è più nascosto”.
Timbro con stemma della SOMS di Albona, su carta ciclostilata, anni 1960-1970

Ci sono poi alcune testimonianze tragiche, per l’uccisione di familiari nella foiba. Si è ascoltato, ad esempio, dalla signora Lidia Rauni, nata a Santa Domenica di Albona nel 1936. Lei ha riferito che suo papà fu infoibato il 2 novembre 1943, assieme ad altri 16 compaesani. Si chiamava Giuseppe Rauni; era del 1902, ed è menzionato nel libro scritto da padre Flaminio Rocchi nel 1990, a pag. 256.
Ha voluto parlare anche Bruna Travaglia, nata ad Albona nel 1943. “Nella foiba di Vines i titini hanno gettato la gente di Albona – ha esordito così la signora Travaglia – come mio nonno, Marco Gobbo, della classe 1882, nato a Brovigne di Albona, poi hanno ammazzato così pure  mia zia Albina Gobbo, di 31 anni, detta Zora e pure il cugino di mio nonno, di 25 anni circa, chiederò il suo nome ai parenti che ho a New York e poi lo saprò dire, eh sì, i titini li hanno portati via il 18 maggio 1944 per gettarli nella foiba, pensate che mia nonna Lucia Viscovi, che abitava a Brovigne non ha voluto venire via perché diceva: Se i torna no i trova nissun"
"Qualcuno dei prelevati - ha continuato la testimone - era riuscito a sopravvivere, nascondendosi in un momento di confusione, così raccontò che prima hanno ucciso mia zia e una sua amica buttandole in una foiba piccola, mentre gli uomini li hanno tenuti prigionieri, perché così portavano munizioni e robe pesanti, poi li hanno fatti fuori anche loro”.
Si aggiunge solo che il nome di Albina Gobbo “Zora”, di Brovigne di Albona, non compare nell’elenco di oltre 400 donne uccise dagli slavi e gettate nelle foibe, nei pozzi minerari, nelle cave o nelle fosse comuni, pubblicato nel 2014 da Giuseppina Mellace. La stessa autrice riporta che nel periodo 1943-1945 “ben 10.137 persone [sono] mancanti in seguito a deportazioni, eccidi ed infoibamenti per mano jugoslava” (pag. 236).
Cartolina postale di Albona. Opera per l’Assistenza ai profughi giuliani e dalmati. Venezia Giulia Italica, anni ‘50


I raduni degli esuli di Albona
Nel 1949 a Trieste fu ricostituita la Società Operaia di Mutuo Soccorso (SOMS) di Albona. Tale organismo di istriani è stato determinante, durante l’esodo e nei seguenti anni, per tenere uniti gli esuli e perché stessero in compagnia.
La SOMS organizzò una lunga serie di raduni nazionali tra Veneto e Friuli e Trieste. Vedi la tabella n. 1, intitolata: Raduni di esuli albonesi., 1952-1969. Forse la tabella contiene delle imprecisioni nelle date, per la difficoltà di ricerca nel web.

Tabella n. 1 – Raduni di esuli albonesi, 1952-1969
N° del raduno
Località del raduno
Data
1
Conegliano, TV
15 giugno 1952
2
Treviso
24 maggio 1953
3
Padova
5 settembre 1954
4
Trieste
14 agosto 1955
5
Udine
2 giugno 1956
6
Gorizia
8 settembre 1957
7
Venezia
21 giugno 1959
8
Conegliano
4 settembre 1960
9
Trieste
17 settembre 1961
10
Treviso
9 settembre 1962
11
Mestre, VE
6 novembre 1964
12
Padova
8 maggio 1966
13
Trieste
3 novembre 1968
14
Mestre, VE
11 maggio 1969
Fonti: SOMS di Albona, «La nuova Voce Giuliana»,  «Arena di Pola», Archivio ANVGD di Udine

Nel 1981 Ezio Picot è presidente della SOMS di Albona, come si legge su «L’Arena di Pola» del 9 maggio 1981. La tabella n. 2 contiene i dati sui raduni albonesi dal 1973 al 1996, pur con qualche lacuna, dovuta alle difficoltà delle ricerche.
Albona, in lingua croata, si dice: Labin. In dialetto veneto è: Albona. In lingua tedesca si dice: Labin. È antiquato il tedesco Tüberg per la medesima località. Oggi è una città dell’Istria, in Croazia, repubblica resasi indipendente dalla Jugoslavia nel 1991, non senza sanguinosi conflitti fino alla fine del secolo.
Albona nel 2012 contava 11.703 abitanti, di cui 6.884 residenti nel centro storico e nella frazione di Piedalbona / Podlabin, già Pozzo Littorio d’Arsia.

Tabella n. 2 – Raduni di esuli albonesi, 1973-1996
N° del raduno
Località del raduno
Data
16
Udine
27 maggio 1973
17
Mestre, VE
Maggio 1975
18
Trieste
2 maggio 1976
19
Vicenza
30 aprile 1978
20
Treviso
16 settembre 1979
21
Mestre, VE
24 maggio 1981
22
Padova
5 settembre 1982
28
Conegliano, TV
19 maggio 1991
30
Latisana, UD
14 aprile 1995
31
Verona
15 settembre 1996
Fonti: SOMS di Albona, «La nuova Voce Giuliana», «Arena di Pola», Archivio ANVGD di Udine. Nota: dati incompleti

Cartolina di Albona, cortile di Casa Scampicchio, anni ‘40

Il raduno albonese del 1981 a Mestre
La SOMS di Albona, con sede a Trieste ha organizzato il XXI raduno nazionale degli albonesi nel 1981. L’incontro era previsto a Mestre per il 24 maggio e avvenne nella ricorrenza del 110° anno di fondazione della SOMS medesima.
Il programma prevedeva il ritrovo presso un ristorante sito di fronte alla stazione, poi c’era la Santa messa nella Chiesa di S. Lucia in Via Montepiana. Ha celebrato la funzione Monsignor Mario Malusa, nato il 16 settembre 1919 a Dignano d’Istria e morto il 29 novembre 1996 a Morgano (TV). Don Mario svolse il suo primo ministero tra i minatori dell’Arsia nel 1944, come ha scritto «L’Arena di Pola» del 21 dicembre 1996.
A seguire c’è stato il pranzo sociale presso il ristorante Bologna, vicino alla stazione, oltre alle lezioni del nuovo direttivo della SOMS. Era poi prevista l’assegnazione dei premi di studio per onorare la memoria del cavalier Marco Macillis e Lisetta Furlani agli studenti più meritevoli delle scuole elementari, medie, superiori e dell’università.
C’erano dei premi anche per i soci convenuti. Uno fu assegnato alla coppia più anziana e un altro al partecipante che aveva totalizzato il maggior numero di chilometri per raggiungere Mestre, luogo dell’incontro. Era previsto pure un pre-raduno “del sabato” all’albergo Bologna, un segnale per i raduni successivi che si svilupparono su più giornate.  Da Trieste era previsto un pullman in partenza da Largo Barriera alle ore 7 per i soci interessati. Le prenotazioni del raduno si potevano fare presso: Ezio Picot a Conegliano Veneto (TV), Narciso Viscovi a Trieste, Aldo Scopas, a Trieste e Aldo Manzoni a Treviso.
Cartolina postale col Leon de Albona, anni ‘50

Nella tabella n. 3 sono elencati i raduni degli albonesi dal 2008 al 2017. Anche in questo caso compaiono alcune lacune dovute alla difficoltà di ricerca. Il fatto più eclatante di questa tabella è il luogo del 39° raduno, che è Albona stessa, nello stato divenuto Croazia, dopo le guerre balcaniche degli anni 1991-2001. L’incontro storico si tenne dal 21-23 settembre 2012, con la presenza delle autorità amministrative della cittadina istriana. Era dalla fine degli anni ’90 del Novecento che i dirigenti della SOMS di Albona, con sede a Trieste, chiedevano alle autorità comunali croate di svolgere un raduno nella città dagli stupendi panorami verso il Golfo del Quarnaro e l’Isola di Cherso / Cres. Così è stato, rinforzando dialogo tra i rimasti e gli esuli, pur tra mille difficoltà, ma soprattutto pensando al futuro.

Tabella n. 3 – Raduni di esuli albonesi, 2008-2017
N° del raduno
Località del raduno
Data
36
Montebelluna, TV
25 settembre 2008
37
Treviso
15 settembre 2009
38
Trieste
11 settembre 2011
39
Albona, Croazia
21-23 settembre 2012
40
Padova
14-15 settembre 2013
41
Albona, Croazia
26-28 settembre 2014
42
Treviso
22 Settembre 2015
44
Conegliano, TV
24 settembre 2017
Fonti: SOMS di Albona, «La nuova Voce Giuliana», «Arena di Pola», Archivio ANVGD di Udine. Nota: dati incompleti

 Poesia Povera mare, pubblicata su un giornale dei primi del ‘900
Albona e Arsia nella storia
Si deve sapere che il Comune di Albona, negli anni ’30 è tra i più ricchi del Regno d’Italia per il reddito medio pro capite dei suoi abitanti, come si legge su «La nuova Voce Giuliana» del 2000.
Contava oltre 14 mila abitanti quando, nel 1938, parte del suo territorio fu ceduta al neo costituito Comune di Arsia, che pure contava circa 15 mila abitanti. Arsia era un paese famoso per le miniere di carbone, di bauxite, di marna e per le cave di pietra. Nel periodo 1940-1943 furono occupati nelle miniere e nell’indotto oltre 12 mila lavoratori.
Albona sorge sul versante orientale della penisola istriana a tre chilometri dalla costa e a 320 metri sul livello del mare. Sin dai tempi dell’Antica Roma esiste il toponimo di Albona, ricco di vestigia celtiche dell’originaria Alvona. Nel medioevo fa parte del Patriarcato di Aquileia e, nel 1420, passò a Venezia che la fortificò nel 1587 contro le incursioni degli uscocchi e contro le pretese imperiali. Ai tempi della Repubblica di Venezia, Albona è definita “la fedelissima”, tanto per dire da che parte stava. Con la caduta di Napoleone passò sotto l’Austria fino al 1918, quando venne annessa al Regno d’Italia. Dopo il Trattato di pace del 1947 appartenne alla Jugoslavia e, dal 1991, alla Croazia resasi indipendente.
Labin / Albona, cartolina stampata a Zagabria. Fotografia in bianco e nero di D. Frković, 1961

Negli anni 1970-1980 Arsia contava poco più di 6 mila abitanti. La coeva Guida turistica sulla Iugoslavia del Touring Club Italiano (TCI) dedica solo una riga e mezza. In quel periodo nessuno ha mai descritto il grave incidente minerario del 1940. Solo due fotografie di Arsia “importante centro minerario… creazione del lavoro italiano” sono contenute nel volume Venezia Giulia e Friuli del TCI, edito nel 1955.
Una guida turistica dell’Istria, stampata a Zagabria nel 1971, riporta l’insurrezione dei contadini croati di Albona del 1921, che poi istituirono dei propri Consigli, alla maniera dei soviet russi. Allora – prosegue l’autore croato – i minatori di Arsia / Raša attaccarono Albona, incendiarono la Casa d’Italia e formarono un governo rivoluzionario proclamando la Repubblica d’Albona (Labinska republika). L’Esercito Italiano – spiega la guida croata – con l’aiuto dei fascisti soffocò l’insurrezione, effettuando gravi rappresaglie sui minatori e si contadini dei villaggi di Krnica e di Segotiči (pag. 191).
C’è da dire che l’autore croato non fa il minimo cenno al disastro minerario del 1940.  Nemmeno  alle oltre 10 mila vittime italiane uccise nelle foibe o per annegamento o fucilazione dai titini a cominciare dal 1943 in poi. Nulla c’è sugli attentati dell’OZNA contro gli italiani d’Istria, né riguardo alle vessazioni e persecuzioni patite nel dopoguerra. La sigla OZNA sta per: “Odeljenje za Zaštitu Naroda”. Ovvero: Dipartimento per la Sicurezza del Popolo, la polizia segreta di Tito. Non c’è alcun cenno all’esodo giuliano dalmata di oltre 350 mila italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia.
 Albona, Duomo, particolare della facciata. Cartolina ricordo XII raduno albonese, Padova 1966
Fonti orali e digitali
Per la grande disponibilità dimostrata, desidero ringraziare le seguenti persone da me intervistate a Udine con taccuino, penna e macchina fotografica, se non altrimenti indicato. C’è chi mi ha messo a disposizione, con grande generosità, documenti esclusivi, fotografie e cimeli del tempo, oltre a svariate informazioni riguardo alla propria famiglia, anche se travolta da tragedie e malvagità.
- Isabella Flego, Arsia 1937, intervento nel web intitolato: Arsia, ciò che è profondo rimane in silenzio, on-line dal 14 maggio 2018.
- Lidia Rauni, Santa Domenica di Albona 1936, intervista del 10 febbraio 2017.
- Bruna Travaglia, Albona 1943, int. del 10 febbraio 2017.
- Angelo Viscovich, San Lorenzo di Albona 1948, int. del 31 marzo 2015.

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Fonti archivistiche e collezioni familiari
- Archivio del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.
- Collezione Ester Lulli Lenardon, esule da Albona, Udine, ora in Archivio ANVGD.
- Collezione Paolo De Luise, esule da Pirano a Fossoli di Carpi (MO).

 Cartolina a colori di Labin /Albona. Stampa di Turistkomerc, Zagabria, anni 1970-1975
Riferimenti bibliografici
- «L’Arena di Pola» del 9 maggio 1981.
- Alberto Gasparini, Maura Del Zotto, Antonella Pocecco, Esuli in Italia. Ricordi, valori, futuro per le generazioni di esuli dell’Istria-Dalmazia-Quarnero, Gorizia, Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia (ISIG), Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), 2008.
- Alberto Gasparini, Maura Del Zotto, Antonella Pocecco, M. Sterpini, Esuli nel mondo. Ricordi, valori, futuro per le generazioni di esuli dell’Istria-Dalmazia-Quarnero, Gorizia, ISIG, ANVGD, 2008.
- Giuseppina Mellace, Una grande tragedia dimenticata. La vera storia delle foibe, Roma, Newton Compton, 2014.
- «La nuova Voce Giuliana», numeri vari dal 2000 al 2010.
- Flaminio Rocchi, L’esodo dei 350 mila giuliani fiumani e dalmati, Edizioni Difesa Adriatica, Roma, 1990.
- Dragovan Šepić, Istria. Guida turistica, traduzione dal croato di Mario Kinel, Zagabria, 1971.
- Marco Tamborini, Iugoslavia, Milano, Touring Club Italiano, 1982, 2^ edizione.
- Lucio Toth, Storia di Zara. Dalle origini ai giorni nostri, Pordenone, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2016.
- Elio Varutti, Il Campo profughi di Via Pradamano e l’Associazionismo giuliano dalmata a Udine. Ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell’esodo 1945-2007, Udine, Edizioni ANVGD Comitato provinciale di Udine, 2007.
- Venezia Giulia e Friuli, Milano, Touring Club Italiano, vol. XXI, 1955.
 Fotografia dello stemma di Albona, XIX raduno nazionale albonese, Latisana (UD) 1995
Sitologia

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Servizio giornalistico di Elio Varutti. Ricerche storiche e Networking a cura di Gerolamo Jacobson ed E. Varutti.

Arsia, ingresso della miniera, fine anni ’30. Fotografia diffusa il 19 luglio 2018 in Facebook nel gruppo intitolato “ANVGD Udine” da Paolo De Luise, esule da Pirano a Fossoli di Carpi (MO), che si ringrazia per la cortese collaborazione