martedì 18 luglio 2017

La Dalmazia raccontata a Tarcento, con l’ANVGD di Udine

Qualche volta nei piccoli paesi succedono cose grandi. È capitato allora che al Centro Sociale di Coja di Tarcento ci sia stata una originale conferenza con una discussione pubblica altrettanto interessante sui fatti dell’esodo giuliano dalmata. L’evento in questione si è verificato la sera del 14 luglio 2017 in un paesino che potrebbe essere “il balcone sul Friuli”, per il suo stupendo panorama.
Tra il folto pubblico, in prima fila, Giorgio Ius, coi baffi, e Giovanni Picco.

Il dottor Bruno Bonetti, bibliotecario di Tarcento, ha esposto l’argomento intitolato “La Dalmazia. Croati, serbi e italiani”. L’organizzazione dell’incontro pubblico con oltre cinquanta presenti si deve all’Associazione “Int di Cuje”, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine.
Come mai quel tema in una frazioncina di Tarcento, che conta appena 30 anime? Presto spiegato. Alcuni abitanti del posto sono reduci da un viaggio a Mostar e in altri luoghi della Bosnia, all’interno del progetto “I care for Europe”. Come dice alla stampa Corrado Aitran, responsabile a Tarcento di queste attività del terzo settore «siamo collegati in un network con altre località, come ad esempio Aquileia, Recanati, Pirano, Bač e Rab, per organizzare dei campi volontariato sui temi dell’ambiente e del Mare Adriatico nelle cittadine collegate a noi, che sono Stolac e Čapljina, che si trovano tra Mostar e Ragusa».
Bruno Bonetti durante la lezione - conferenza 

Torniamo alla conferenza. Ha aperto i lavori dell’incontro culturale Luca Toso, vice sindaco di Tarcento. 
«Questo evento nasce da un meeting sulla Bosnia di oggi cui partecipa anche la città di Tarcento. Volevamo capire di più la storia. Bisogna sapere che gli italiani fuggiti dalla Dalmazia dopo la seconda guerra mondiale – ha detto Toso – convivevano con i serbi ed i croati, ma con i nazionalismi e con la Jugoslavia di Tito è cambiato tutto».
Il vice sindaco ha dato poi la parola a Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, che ha portato i saluti di Bruna Zuccolin, presidente del sodalizio degli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia. Varutti ha ricordato ai presenti la figura storica dell’ingegnere Silvio Cattalini, esule da Zara, scomparso nella notte fra il 28 febbraio e il 1° marzo scorso. «Cattalini ha presieduto l’ANVGD di Udine dal 1972 al 2017 – ha concluso Varutti – con uno spirito di pacificazione tra le due sponde dell’Adriatico, organizzando numerosi incontri culturali e gite in nave per visitare Pola, Fiume, Zara, Spalato e Ragusa».
Luca Toso, vice sindaco di Tarcento apre i lavori della conferenza di Coja

Poi ha parlato Luca Cossa, dell’Associazione Culturale Ricreativa “Int di Cuje” per fare un quadro storico di riferimento della Dalmazia austroungarica fino al Regno di Jugoslavia e a alla Repubblica Federativa di Tito, menzionando la strage di Vergarolla del 1946, con circa 70 italiani uccisi in un attentato, per finire con i viaggi da Pola del piroscafo Toscana per portare gli esuli italiani a Trieste o a Venezia
Ha preso infine la parola Bruno Bonetti, che tra l’altro è segretario dell’ANVGD di Udine. Si è fatto aiutare dalle diapositive in Power Point preparate con Luca Paoloni, consigliere comunale di Tarcento. Bonetti ha parlato con cognizione di causa, essendo discendente dei Bonetti di Zara (di sentimenti italiani) e di quelli di Spalato (di sentimenti croati), con una nonna serba.
Ha presentato all’attento pubblico il risultato delle sue ricerche genealogiche, con vari collegamenti storici e geografici, per mostrare come pure nelle famiglie si siano riverberati i fatti politici dell’Ottocento e del Novecento sui nazionalismi in Dalmazia, fino alle guerre balcaniche 1991-2001
Ha parlato poi degli esodi italiani del 1921 e 1929 da Traù, Spalato, Sebenico, Ragusa e dalle isole dalmate fino al più noto esodo dei 350 mila italiani iniziato nel 1943, sotto la pressione dei partigiani titini, e andato avanti lungo tutto gli anni Cinquanta del Novecento.
Il saluto dell'ANVGD di Udine da parte del professor Elio Varutti, vice presidente del sodalizio. Fotografia di Giorgio Gorlato.

Alex Franz, presidente dell’Associazione “Int di Cuje” nel suo intervento di chiusura ha ricordato come «sia importante conoscere questi argomenti perché sono brani di storia poco noti, perciò diamo appuntamento a tutti per i prossimi incontri su temi analoghi, sempre per la rassegna Cognossi la storie».
Nel dibattito che è seguito sono intervenuti numerose persone con domande e contributi. Giorgio Gorlato ha detto: «i miei avi stavano a Pola e a Dignano d’Istria dal Quattrocento, poi nel 1945 mio padre che era notaio è stato preso dai titini e non l’abbiamo più rivisto, ci hanno detto che è finito in una foiba».
Giorgio Ius, in un colorito intervento in lingua friulana, ha chiesto di parlare di più dei fatti dell’esodo giuliano dalmata e di insegnarlo nelle scuole, perché è importante conoscere questo pezzo di storia del paese.
Tra gli altri, è intervenuto Giovanni Picco, presidente regionale dell’Associazione Nazionale Mutilati Invalidi di Guerra (ANMIG). «Desidero donare a Bonetti e all’ANVGD di Udine, in ricordo di Silvio Cattalini, una cartolina con speciale annullo filatelico – ha detto Picco – nel  90° anniversario del Gruppo Associazione Nazionale Alpini (ANA) di Tarcento e nel centenario dell’ANMIG».

Giovanni Picco, dell'ANMIG porta i suoi omaggi all'ANVGD di Udine. Fotografia di Giorgio Gorlato.
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Il Gruppo Giovanile Adriatico di Udine, 1956-1970
Il professor Varutti, in occasione della dotta lezione di Bruno Bonetti, col permesso di Bruna Zuccolin, presidente del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine, ha esposto un gagliardetto dell’associazionismo giuliano dalmata degli anni Cinquanta del Novecento. Si tratta quasi di un cimelio. È il drappo del Gruppo Giovanile Adriatico (GGA) di Udine, aderente all’ANVGD. Tale gruppo giovanile fu attivo in Friuli dal 1956 al 1970 circa. È una bandierina triangolare finemente ricamata e ornata di frangia d’oro, per cm 40 x 60.
Gagliardetto del Gruppo Giovanile Adriatico di Udine, stoffa ricamata, cm 40 x 60. Archivio del Comitato Provinciale di Udine dell'ANVGD

Come ha ricordato il 27 aprile 2006 Sergio Satti, esule da Pola e per decenni alla vicepresidenza dell’ANVGD di Udine, sotto la guida di Silvio Cattalini «il Gruppo Giovanile Adriatico di Udine operò dal 1956 al 1960 organizzando campeggi a Lignano Sabbiadoro per i GGA delle zone limitrofe». Poi che altro faceva? C’era una orchestrina che suonava motivi per i ragazzi di allora. C’erano i veglioni tricolori al Mocambo di Udine, oppure le feste del Carnevale a Mossa, in provincia di Gorizia. C’erano poi le gite sociali e patriottiche a Ronchi dei Legionari, al Vittoriale e a Redipuglia.
Non è tutto, perché il GGA di Udine stampò pure un giornale ciclostilato “El Cucal” (Il Gabbiano) dal 1957 al 1963, con notizie sulla vita associativa e sul dibattito interno. Le discussioni erano forti e vertevano sulle difficoltà di conciliare le azioni dei giovani con quelle degli anziani. Parve quindi una crisi generazionale, che colpì pure il Comitato Provinciale di Torino e di altre città italiane.
I dati sulle iscrizioni all’ANVGD parlano chiaro. La crisi generazionale a Udine finì per far crollare il numero dei soci. Nel 1969 erano scesi a 29 persone, come ha riferito la segreteria dell’ANVGD di Udine nel 2004, mente Varutti stava preparando il libro sul Campo Profughi, pubblicato nel 2007.
In precedenza c’era stato un vero e proprio boom delle iscrizioni, forse sull’onda emotiva del ritorno di Trieste all’Italia, nel 1954, dopo l’esperienza fallimentare del Territorio Libero di Trieste.
Dai 187 soci del 1954 il Comitato di Udine dell'ANVGD passa agli oltre 1200 iscritti del 1957, sotto la presidenza onoraria dell’architetto Carlo Leopoldo Conighi, nato a Fiume e legionario fiumano. L’architetto Conighi, assieme all’impresa del padre ingegnere Carlo Alessandro Conighi, costruì numerosi edifici a Fiume, nonché ville ed alberghi di Abbazia.
Lato b del gagliardetto del Gruppo Giovanile Adriatico di Udine, stoffa ricamata, cm 40 x 60. Archivio del Comitato Provinciale di Udine dell'ANVGD

Renato Capellari, uno dei giovani del GGA di Udine nel 1963 scrisse una lettera a «L’Arena di Pola» riguardo alla crisi e alle accuse mosse dagli anziani contro i giovani. Nello scritto si parla della crisi di iscritti dovuta alle “iniziative tzigane” dei ragazzi (balli e feste). «Ma i giovani – ribatte Cappellari – sono stanchi di sentire slogan come “torneremo”, anche dai politici, mentre poco o nulla si fa per tornare veramente nelle terre perse». I giovani respingono le accuse riguardo ai “the danzanti”, dove avvengono “sfrenati cha cha cha”. Essi dicono di «non volere essere complici della avvilente divisione di 400 mila lire in ottocento sussidi, effettuata nel 1961».
Nel 1967 ci fu una riunione nel capoluogo friulano dei GGA di Udine, Padova, Venezia e Treviso con gite sociali nelle colline friulane. Le ultime attività sono segnalate intorno al 1970, poi più nulla.


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Rassegna stampa dell'evento a Coja, relatore Bruno Bonetti

- Tra gli eventi del sito web di turismofvg.it

- Sui settimanali della provincia di Udine...


L'intervento di Luca Cossa, dell'Associazione "Int di Cuje".

Il saluto del vice sindaco Luca Toso alla conferenza
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Servizio giornalistico e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, in collaborazione con E. Varutti. Fotografie e didascalie di E. Varutti, ove non altrimenti indicato. Si ringrazia Giorgio Gorlato, esule da Dignano d'Istria, per le fotografie gentilmente concesse per il presente articolo.
Le cartoline con speciale annullo filatelico nel 90° anniversario del Gruppo ANA di Tarcento e nel 100° anniversario dell'ANMIG, donate da Giovanni Picco al relatore Bonetti e all'ANVGD di Udine, in ricordo del compianto presidente ingegner Silvio Cattalini.



Sitologia e cenni bibliografici

- Renato Cappellari “Uno spirito nuovo”, «L’Arena di Pola», 5 marzo 1963.

- E. Varutti, Il Campo Profughi di Via Pradamano e l’Associazionismo giuliano dalmata a Udine. Ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell’esodo 1945-2007, ANVGD, Comitato Provinciale di Udine, 2007. [esaurito dal 2013, ma c'è questa versione nel web].

- Roberto Bruno, Elisabetta Marioni, Giancarlo Martina e Elio Varutti, Ospiti di gente varia. Cosacchi, esuli giuliano dalmati e il Centro di Smistamento Profughi di Udine 1943-1960, Istituto Stringher, Udine, 2015. [disponibile pure nel web, clicca qui].


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Una delle carte geografiche usate da Silvio Cattalini durante le sue varie conferenze, ora utilizzata dai soci ANVGD di Udine

mercoledì 12 luglio 2017

Manuele Braico morto a Trieste, dirigente di esuli istriani

Dopo una malattia di circa tre anni, si è spento serenamente in casa a Trieste Manuele Braico. La morte è avvenuta durante la notte del giorno 8 luglio 2017. Braico era l’apprezzato presidente delle Associazioni delle Comunità Istriane.

Manuele Braico era nato il 6 luglio 1957 nel campo profughi di Padriciano (Trieste) da una famiglia proveniente da Briz di Collalto, una località istriana dell’Alto Buiese, tra Momiano, Oscurus e Vergnacco. Ha trascorso una vita lavorando alla Ferriera di Servola, come responsabile dell’area cokeria. Si è sempre occupato del mondo degli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia.
La moglie Dina con la figlia Giulia hanno dato l’annuncio della scomparsa con un comunicato stampa nel profilo Facebook dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Trieste. Manuele Braico era pure vicepresidente dell’Università Popolare di Trieste, vicepresidente di “FederEsuli”, nonché consigliere dell’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-Fiumano-Dalmata (I.R.C.I.) di Trieste.
La famiglia ha voluto esprime un particolare ringraziamento il 6 luglio scorso a tutti gli amici e parenti intervenuti a festeggiare il suo sessantesimo compleanno e a salutarlo.
Ulteriori ringraziamenti sono stati rivolti a tutto lo staff medico, infermieristico e di supporto della struttura oncologica dell’Ospedale Maggiore di Trieste e dell’assistenza domiciliare del Distretto Sanitario di Valmaura, per il supporto psicologico e clinico ricevuto, in particolare nell’ultimo periodo.
La cerimonia funebre si è tenuta in forma strettamente privata. La firma del comunicato è stata affidata alla figlia Giulia Braico e all’Anvgd Comitato di Trieste, con Federica Cocolo Relli e il presidente Renzo Codarin.
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Una breve riflessione da Udine
«Manuele Braico era un cucciolo dell’esodo giuliano dalmata – ha dichiarato il professor Elio Varutti, vice presidente del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine – Era nato, infatti in un Centro di Raccolta Profughi di Trieste nel 1957. La indovinata definizione di “cucciolo dell’esodo” è di Michele Zacchigna, pure lui nato in un CRP triestino e cresciuto in un villaggio giuliano. La perdita di Braico per le associazioni dell’esodo giuliano dalmata è un duro colpo. Avrebbe potuto fare tanto ancora per il ricordo, per la lingua e per le tradizioni delle genti italiane d’Istria, Fiume e Dalmazia».
Su Michele Zacchigna, nato a Umago d’Istria, nel 1953 e morto a Gemona del Friuli nel 2008, è stato pubblicato a Trieste, per Nonostante Edizioni nel 2013 il Piccolo elogio della non appartenenza. Una storia istriana, con una Postfazione di Paolo Cammarosano.

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Si ringrazia per la fotografia il seguente sito web: https://enriconeami.net/
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Redactional e networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, in collaborazione con E. Varutti.