mercoledì 31 ottobre 2018

Presentato a Udine il libro di Francesco Tromba, esule da Rovigno, con l’ANVGD


“È stato un incontro toccante e molto coinvolgente quello con l’esule da Rovigno Francesco Tromba, nato nel 1934” – ha detto così Bruna Zuccolin, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD).
Udine, sala Baldassi, parrocchia del Cristo, Francesco Tromba, Bruna Zuccolin, Elio Varutti e Giuseppe Capoluongo. Fotografia di Giorgio Gorlato

L’evento, patrocinato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, si è svolto a Udine il 30 ottobre 2018, presso la sala Baldassi, nella Parrocchia del Cristo, in via Montebello 3. Organizzato dal Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD in collaborazione con Confraternita del SS.mo Crocifisso di Udine, ha visto per protagonista Francesco Tromba, esule da Rovigno. Egli perse tragicamente il padre nella foiba di Vines. L’autore ha ripercorso quanto accadde alla sua comunità, con particolare riguardo a quella di Rovigno, suo luogo natale poi, nel 1946, a quella di Pola, suo luogo di successiva residenza, comunque abbandonato per l’esilio a Venezia, mentre il resto della famiglia andava a Bari, in fuga dai titini.
Francesco Tromba, nel 2000, ha pubblicato: “Pola Cara, Istria Terra Nostra. Storia di uno di noi Esuli Istriani”. Il volume, nel 2017, ha raggiunto la settima ristampa e ha ottenuto il Premio Firenze nel 2016.
Udine, 30 ottobre 2018 - Francesco Tromba, Giorgio Gorlato e Bruna Zuccolin. Fotografia di E. Varutti

Ha introdotto la serata la presidente dell’ANVGD di Udine Bruna Zuccolin, portando i saluti del Comitato Provinciale del sodalizio degli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia e ringraziando la Parrocchia del Cristo, per la collaborazione all’iniziativa culturale.
Giuseppe Capoluongo, priore della Confraternita del SS.mo Crocifisso, ha ricordato che tale istituzione religiosa risale al Cinquecento e si è sempre occupata di solidarietà. “Rappresento qui la parrocchia del Cristo – ha detto Capoluongo – e vi porto i saluti della nostra comunità, inoltre sono anche un poeta e vi presento due mie composizioni riguardo all’esodo giuliano dalmata”. Nel silenzio della sala, il poeta ha declamato un testo dedicato a Pola, seguito dall’ode intitolata Nostalgia, dedicata a Maria Millia, esule da Rovigno e suocera di Capoluongo.
Poi ha avuto la parola il professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, che ha introdotto l’opera di Francesco Tromba. “È un piccolo libro scritto con il cuore dall’autore – ha detto Varutti – cercando di riferire i pensieri di quando era bambino e subì l’oltraggio di vedersi portar via il babbo dai miliziani titini che poi lo uccisero e lo gettarono nella foiba di Vines”.
Udine, sala Baldassi, parrocchia del Cristo, Francesco Tromba legge il suo commovente intervento, vicino a Bruna Zuccolin e Elio Varutti. Fotografia di Giorgio Gorlato

È intervenuto quindi lo stesso Tromba. “Ricordo quel 16 settembre 1943 – ha detto – quando arrivarono in sette titini coi fucili, erano di Rovigno, due restarono di guardia sotto casa, mentre gli altri salirono al secondo piano e col calcio dei fucili abbatterono la porta d’ingresso, poi iniziarono a cecrare mio padre per tutta la casa, riuscirono a trovarlo nascosto sotto il lavabo della cucina e lo portano via”. La famiglia non ha mai saputo cosa gli fosse successo. Era un tipografo, Giuseppe Tromba, classe 1899, solo nel 2006 il figlio è venuto a sapere da una signora di Rovigno che il suo babbo fu una delle prime vittime gettate nella foiba di Vines, vicino ad Albona. Nell’ottobre 1943 i tedeschi occuparono Rovigno, scacciando i partigiani jugoslavi. Per i rovignesi fu una sorta di liberazione dalle violenze titine. Il maresciallo dei pompieri di Pola, Arnaldo Harzarich, iniziò a recuperare le salme dalle foibe, scortato dai militari tedeschi e italiani, ma quella di Giuseppe Tromba non fu esumata, in quanto inarrivabile e ormai decomposta.
Non è tutto, perché la madre di Francesco Tromba fu imprigionata il 5 maggio 1945 dai druzi in divisa con le armi spianate e portata nelle carceri di Fiume. Drug, in serbo, significa "compagno", perciò gli italiani d'Istria, Fiume e Dalmazia chiamavano druzi i partigiani comunisti. Fu accusata di essere nemica del popolo, perché aveva riferito ai tedeschi il nome di uno di coloro che gli avevano catturato e fatto sparire il marito nel 1943. Lavorava alla Manifattura Tabacchi. Francesco Tromba, a dieci anni, restò senza genitori, assieme alle sorelle Luciana, di sedici anni e Eliodora di sette. La mamma dei fratelli Tromba fu liberata dai druzi nel giugno 1946 e, per paura dei carcerieri, fuggì a Trieste, da dove, come dipendente statale, fu inviata alla Manifattura Tabacchi di Bari.
Nel frattempo Francesco Tromba fu ospite dell’Orfanotrofio di Sant’Antonio di Pola, da dove il 12 febbraio 1947 con la motonave Pola assieme ai frati e a tutti gli orfanelli partì per Trieste, per essere alloggiati al Campo profughi del Silos. L’ultima tappa dell’esodo di Francesco Tromba, ormai diviso dalla sua famiglia, fu l’Orfanotrofio dei frati di S. Nicolò al Lido di Venezia, dove imparò il mestiere di tipografo. Per qualche anno visse poi a Milano, dove si posò nel 1960 ed ebbe due figlie. Aprì una sua tipografia a Portogruaro (VE), città della moglie, dove lavorò fino alla fine del secolo.
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Udine, sala Baldassi, parrocchia del Cristo, Francesco Tromba tra Bruna Zuccolin e Rosalba Meneghini durante il brindisi di commiato. Fotografia di Giorgio Gorlato
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Nonostante il pubblico limitato, in considerazione dell’imperversante nubifragio, dalla quindicina di partecipanti sono iniziate una serie di domande e di interventi di grande interesse. Tra glia altri, hanno parlato la professoressa Marina Belllina, di famiglia originaria di Fiume, Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria e Rosalba Meneghini, la cui mamma era di Rovigno. Ad esempio è stato ricordato come i titini uccisero per affogamento la baronessa Hütterott e sua figlia. Chiusa in una rete da pesca ed appesantita con dei massi, la nobildonna latifondista di Rovigno fu gettata in mare dai comunisti titini al largo dell’Isola di Sant’Andrea. La baronessa, dal popolino, era detta anche Catarot, o Chitarot. Tra l’altro, Chittaro è anche un cognome friulano, di derivazione tedesca (Costantini 2002).
Al termine della presentazione una signora ha riferito allo scrivente di essere stata molto colpita dai versi poetici letti da Capoluongo, segno che la poesia dell’esodo apre i cuori, coinvolge i sentimenti e fa riflettere nello spirito della legge del 2004, istitutiva del Giorno del Ricordo.

Notizie di altri scrittori su Rovigno
Raul Marsetič, del Centro di ricerche storiche di Rovigno, ha pubblicato nel 2016 il seguente brano sulla Manifattura Tabacchi di Pola, dove andavano a lavorare molte ragazze di Rovigno col treno delle tabacchine, come ha scritto un altro autore Armando Delzotto nel suo I miei ricordi di Dignano d’Istria (dalla nascita all’esodo), Udine, Edizioni del Sale, 2012.
“L’industria del tabacco a Pola – ha scritto Raul Marsetič – fu ufficialmente fondata il 30 maggio 1920 con l’intento di alleviare la crisi in cui sprofondò il capoluogo istriano dopo la Prima guerra mondiale. La cerimonia solenne d’inaugurazione fu celebrata tre anni più tardi, il 3 luglio 1923, solo dopo l’ultimazione di tutti i lavori di sistemazione intrapresi. La manifattura fu collocata nell’imponente immobile dell’ex caserma di fanteria dell’esercito austriaco (Infanteriecaserme) sulla Riva a cui fu, un decennio dopo, affiancato anche un nuovo edificio eretto sull’area dell’ex autoparco militare. Si trattò di un’attività produttiva di grande rilevanza per la città dato l’elevato numero di maestranze impiegate, in gran parte femminili. Le attività produttive continuarono, con delle interruzioni per danni di guerra in seguito ai bombardamenti del 1944, fino all’inverno del 1947, e lo stabilimento fu definitivamente chiuso dalla nuova amministrazione jugoslava il 16 settembre dello stesso anno”.
Udine, sala Baldassi, parrocchia del Cristo, una parte del pubblico prima del brindisi di commiato. Fotografia di Giorgio Gorlato

Ecco un cenno alla baronessa Hütterott e a sua figlia in una parte del racconto tratto da «L’Arena di Pola» del 10 maggio 1997, pag. 6 col titolo “Con il peso delle memorie. Accanto a Rovigno”, a firma di Ruggero Botterini.
“Nel maggio '45 mi trovavo ancora a Rovigno, sfollato da Pola, assieme a mia madre ed a mio fratello. Seppi subito che i partigiani avevano ammazzato la Kitarot, come si usava chiamare la baronessa. La guerra era finita 30 aprile con la partenza degli ultimi reparti tedeschi ed il conseguente ingresso in città dei partigiani titini. La baronessa Barbara Elisabetta Hütterott, nata a Trieste nel 1897, e la madre Maria Enrichetta Keyl, nata a Bordeaux nel 1860, attendevano fiduciose i nuovi amministratori usciti dal «bosco». Non avevano nulla da temere avendo avuto rispettivamente, per padre e marito, un onesto e benemerito cittadino rovignese, ed avendo fatto solamente del bene. Nell'ottobre 1943 la baronessa Hütterott salvò tre pescatori rovignesi interponendo i suoi buoni uffici presto il Comando tedesco. Successivamente, nel marzo 1944, consegnò alcuni binocoli a tre aspiranti partigiani decisi a darsi alla Resistenza. Ma nonostante tutte queste benemerenze la «rivoluzione» bussò alla porta del suo castello vestita dell'uniforme degli agenti della famigerata Ozna. Fu uccisa da quegli elementi locali che poi incautamente misero ad asciugare le lenzuola con lo stemma del nobile casato? Molti protagonisti di quel periodo sono tutt'ora vivi, ma la loro testimonianza si ferma alla confessione intima. In quei tristissimi giorni pare che in città fosse presente un agente dell'Ozna per cui si può ipotizzare che l'eliminazione fisica delle due nobildonne fosse stata decisa motto in alto e non a Rovigno. I loro corpi, comunque, non sono mai stati trovati: facile la scelta tra mare e foiba. Si trattò di un omicidio politico visto che, successivamente alla morte, la povera baronessa, subì un processo e giudicata «nemica del popolo», lei che non aveva fatto del male ad alcuno. Esiste, pure, la farsa-favola della confisca dei beni. Dal 21 novembre al 4 dicembre una commissione dell’Ufficio distrettuale dei «Beni popolari» effettuò un inventario in 45 cartelle dattiloscritte in cui venivano elencati gli oggetti trovati nel Castello: mobili, pezzi di antiquariato, opere d'arte, gioielli. Ma quando si trattò, con atto del Tribunale di Rovigno del 1948, di confermare l'avvenuta confisca, venne investita, il 29 settembre 1948, una nuova commissione per un nuovo inventario. Perché? Perché qualcosa era sparito. II nuovo elenco comprendeva appena sette cartelle dattiloscritte. Dove finì il 70 per cento del patrimonio compreso un baule sigillato del 1945 contenente 56 oggetti d'argento?”.
Udine, sala Baldassi, parrocchia del Cristo, Francesco Tromba e Giorgio Gorlato, due esuli istriani intenti a ciacolar. Fotografia di Elio Varutti
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I dati del libro di Tromba
Francesco Tromba, Pola cara, Istria terra nostra. Storia di uno di noi esuli istriani (1.a edizione a cura dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Gorizia 2000), Bibione (VE) - Trieste, Europa Tourist Group, 7.a ristampa, 2017, pp. 84.

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Riferimenti bibliografici e sitologici
- Costantini Enos, Dizionario dei cognomi del Friuli, Udine, Editoriale FVG, 2002.

Varutti Elio, Premio Firenze a Francesco Tromba, esule istriano, on-line dal 17 dicembre 2016.
http://eliovarutti.blogspot.com/2016/12/premio-firenze-francesco-tromba-esule.html

 http://eliovarutti.blogspot.com/2018/09/armando-delzotto-e-i-suoi-ricordi-di.html

- Testimonianza di Francesco Tromba in televisione del 2016, Video estratto da TV 2000 "LE FOIBE e GLI ITALIANI DIMENTICATI". Si ringrazia per la collaborazione il Comitato Provinciale di Arezzo dell’ANVGD.
https://www.facebook.com/anvgd.arezzo/videos/1884877528391269/


la copertina del libro
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie da collezioni private citate nell’articolo e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

domenica 28 ottobre 2018

La spy story di Riccardo Bellandi presentata a Monfalcone con l’ANVGD


Il Comitato di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) insieme alle ACLI di Monfalcone e all’Associazione dei Toscani in Friuli Venezia Giulia hanno organizzato una pubblica iniziativa sul teme del confine orientale. L’evento aveva il patrocinio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.


Bellandi, Boscarato, Paoletti e Zuccolin al tavolo della presidenza a Monfalcone con le ACLI, l'ANVGD di Udine e l'Associazione Toscani in FVG

Il giorno 24 ottobre 2018, alle ore 18.00, a Monfalcone, presso la Parrocchia di San Nicolò, in sala coro, in Via 1° Maggio n. 84, c’è stata la presentazione del libro di Riccardo Bellandi  "Lo spettro greco", una spy story sulla guerra fredda al confine orientale italiano.
Erano presenti Danilo Boscarato, presidente del Circolo ACLI Giovanni XXIII della parrocchia di S. Nicolò, assieme a Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine. Silvia Paoletti, presidente delle Acli provinciali di Gorizia, ha sottolineato la buona collaborazione con l’ANVGD di Udine, nonché con l’Associazione dei Toscani in FVG. Diverse domande sono state poste dal pubblico all’autore Riccardo Bellandi, che ha risposto rilevando come la conoscenza dei fatti della guerra fredda sarebbe da divulgare fra le giovani generazioni.
Riccardo Bellandi spiega il suo libro con diapositive in Power Point

La trama del giallo di Bellandi
Sin dal titolo, “Lo spettro greco”, l’autore evoca lo stato di guerra civile creatosi in Grecia dopo la seconda guerra mondiale. Un fatto analogo poteva accadere nell’Italia sconfitta dagli alleati anglo-americani e sull’orlo di una guerra civile fomentata dall’Armata jugoslava, che alitava ostinatamente sui confini orientali. La missione di spionaggio descritta nel volume mira a svigorire la componente filo-jugoslava e rivoluzionaria del PCI, per evitare proprio lo stato di guerra civile come in Grecia, con un personaggio chiave nato a Zara.
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.


Floramo e la sua Veglia di Ljuba presentati a San Daniele del Friuli


È un libro commovente sul proprio padre esule istriano per vocazione più che per destino. L’autore scrive che è come un’intima confessione, la cui voce martellava dentro. Al suo interno ci sono delle pagine intense di grande epica, non solo quando Laura, madre di Angelo, detta Ljuba, amore in lingua slovena, sta vicino al suo uomo fino alla morte. Angelo Floramo ci ha abituato a dei best seller con il suo L’osteria dei passi perduti, del 2017, che ha superato le tre edizioni, tic e tac.
San Daniele del Friuli, Auditorium scuola media, 25 ottobre 2018 – Angelo Floramo legge il suo romanzo, vicino a Paolo Patui. Fotografia di Elio Varutti

Qui si va dagli scorci dell’Istria più semplice e selvaggia alle pagine nere del fascismo. Si passa dai nazisti che impiccano bambini a Tolmino all’occupazione titina di Trieste, alla paura delle foibe, fino alla squallida vita da profughi al Campo del Silos di Trieste. C’è il dopoguerra vissuto in uno strano Centro raccolta profughi che è il manicomio di San Daniele del Friuli fino al terremoto del 1976. Su tutto aleggia l’amore dei protagonisti descritto in modo delicato, soave ed intenso, come quando per ammirare la bellezza di opere storiche Ljuba si mette a piangere davanti al suo Luciano.
In questo romanzo lo scrittore fa i conti con il rapporto paterno, secondo quella sua esigenza freudiana – come scrive – di uccidere il padre, litigandoci fino alla fine quando, molto ammalato, gli detta alcuni messaggi da diteggiare al computer e il figlio, per dispetto, stravolge il comunicato, creando forte scompiglio e grasse risate a posteriori.
Patui legge brani di La Veglia di Ljuba con sottofondo musicale 

La Veglia di Ljuba è un romanzo affascinante, sognatore e, talvolta ironico. In copertina compare pure un sottotitolo che dice: Un uomo straordinario attraversa il ‘900, in equilibrio sul confine orientale tra Italia e Jugoslavia. Sin dalla copertina si nota un vecchio confine da passare in automobile con i militari iugoslavi a controllare i documenti. Era questo un momento triste per chi era fuggito italiano dall’Istria e si era deciso a rientrare da turista.
Queste ed altre cose sono state oggetto di una vivace pubblica presentazione a San Daniele del Friuli (UD) il 25 ottobre 2018. Floramo ha fatto un po' da affabulatore e un po' da biografo dinnanzi ad oltre 300 persone (e più di venti aspettavano fuori che qualcuno se ne venisse via, liberando il posto). La ghiotta occasione per presentare questo nuovo romanzo gli è stata offerta su un vassoio d’argento da Paolo Patui all’interno della stimolante rassegna culturale Leggermente.
Patui, da fine lettore quale è, ha letto le ultime pagine del libro, dove è descritto l’incontro e il rapporto di Luciano Floramo, babbo di Angelo, con padre David Maria Turoldo. Figurarsi cosa poteva succedere: un prete scomodo che incontra un divergente professore-politico-profugo istriano. Parolacce e abbracci. La serata all’Auditorium della scuola media di Via Kennedy è iniziata con le suadenti note al pianoforte di Juri Dal Dan. Poi Floramo, con disarmante semplicità, si è messo a raccontare alcune scenette familiari. Le liti col papà finivano sempre a insulti del tipo: “Muflon, studia tanto no te capissi niente”. Il figlio incassava e criticava il babbo per le sue scelte politiche di stare nella Democrazia Cristiana, ricca di guai.
Anna Maria Zecchin, già preside di Istituti Tecnici Commerciali

Dal cappello del mago di questo libro stupefacente sbuca pure un nonno siculo ferroviere socialista con tessera dal 1892. Per tal motivo egli è confinato dal regime mussoliniano a Sutta, o Sveto, comune di Comeno, sul Carso istriano, vicino a Monfalcone (GO). Ecco l’insediamento dei Floramo istriani negli anni ’20 che si portan dietro la ricetta della pasta con le sarde e il finocchietto selvatico.
Certo, bisogna sapere affrontare il testo, che già dopo venti pagine incappa in uno stupro. Ci sono, per fortuna, alcune caratteristiche istriane, come la bora, la jota coi capuzi garbi, le palacinke, la salsiccia Cragno.
C’è tanta guerra nel volume di Floramo, del resto quando dici Balcani del Novecento dici tutto. C’è il Regno d’Italia che si annette la Slovenia nel 1941, dopo aver invaso con Hitler la Jugoslavia. C’è il campo di concentramento di Arbe o Rab, come preferisce scrivere l’autore, maestro nel dipingere il caos balcanico a cominciare dalle lingue parlate o tagliate. Ad Arbe vengono reclusi sloveni e croati perché non diventino subito partigiani. Molte pagine sono dedicate ai partigiani dell’Esercito di Liberazione della Jugoslavia. Ritengo che sia molto ironica l’elegia partigiana riportata a pagina 37, anche perché è lo stesso gospod Floramo, signor Floramo, come era chiamato in paese il nonno siculo ferroviere, ad arrabbiarsi sia per le sfilate in camicia nera, che per gli abiti da pioniere titino con fazzoletto rosso al collo.
La copertina del libro di Floramo usata come locandina della rassegna Leggermente

Durante la presentazione di San Daniele è intervenuto Raffaele Calabria, che collaborò con Luciano Floramo nel settore della sanità, fino a gettare le basi per la riforma per una medicina umanizzata, come segnato a pagina 176. Anche la preside Anna Maria Zecchin ha ricordato la figura del consigliere regionale e presidente dell’Ospedale di Udine Luciano Floramo, oltre che sindaco di San Daniele. “È stato lui – ha detto la Zecchin – a trasmettermi fino a questi miei 89 anni di età una grande dignità”.
Al termine della presentazione ufficiale l’autore, nel foyer, ha ricevuto la tessera onoraria dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, dalle mani di Elio Varutti, vice presidente del sodalizio e di Bruno Bonetti segretario dello stesso. Nonostante le aspre discussioni vissute all’interno del mondo degli esuli, Luciano Floramo fu eletto nel Consiglio Esecutivo provinciale dell’ANVGD di Udine dal 1984 al 1987, come risulta dal verbale del 4 ottobre 1984, presso l’Archivio dell’ANVGD di Udine.
Tessera onoraria ANVGD consegnata a Angelo Floramo da parte di Elio Varutti, vice presidente ANVGD di Udine. Fotografia di Bruno Bonetti
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Sitologia e rassegna stampa





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Questo libro recensito
Angelo Floramo, La veglia di Ljuba, Udine, Bottega errante, 2018, pp. 272, euro 17.
ISBN 978-88-99368-33-3
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Angelo Floramo ha ripetuto la presentazione del suo La veglia di Ljuba a Udine, presso il teatro S. Giorgio il 6.11.2018, con solito grande successo di pubblico. Fotografia di Giorgio Gorlato

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Recensione di Elio Varutti. Servizio redazionale e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo e E. Varutti. Fotografie di E. Varutti, di Giorgio Gorlato e di Bruno Bonetti. Documenti dell’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

giovedì 25 ottobre 2018

Il realismo naturalistico di Courbet, mostra a Ferrara


La natura dipinta qui è dal vero con una ventata antiaccademica. È l’atteggiamento artistico di Gustave Courbet a metà dell’Ottocento in Francia. È quanto si può vedere esposto a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, fino al 6 gennaio 2019.

Jean Désiré Gustave Courbet nasce a Ornans il 10 giugno 1819 e muore a La Tour-de-Peilz, il 31 dicembre 1877, esule in Svizzera.
Quella di Ferrara è una gran bella mostra da osservare con calma. Le sue opere a olio sono molto curate e si possono individuare le varie tecniche pittoriche adottate dall’artista. Si va dalle pennellate grasse, all’uso della spatola per stendere grosse macchie bianche, fino alle raschiature con il manico del pennello, o alle strofinature di straccio o, addirittura, all’uso dei polpastrelli per stropicciare il colore sulla tela.
È dal 22 settembre 2018 che è stata aperta la rassegna, con delle manifestazioni di corredo. È la prima volta, dopo quasi cinquant’anni, che è tornata in Italia l’opera di Gustave Courbet. Il Palazzo dei Diamanti mette in evidenza una raffinata retrospettiva dedicata al genio indiscusso dell’Ottocento. Si potrà ammirare proprio il suo rivoluzionario approccio alla pittura di paesaggio, nelle tecniche e anche nella scelta dei soggetti, non più legati alla tradizione nobile.
Gustave Courbet, Fanciulle sulle rive della Senna (estate), 1856-1857, olio su tela, cm 174 x 206. Parigi, Petit Palais, Musée des Beaux Arts de la Ville de Paris.

Courbet è un artista, come si dice, dalla personalità forte e complessa. Courbet s’impose da subito come padre del realismo, aprendo la strada alla modernità in pittura con lavori provocatori e antiaccademici la cui principale fonte d’ispirazione fu la natura. Si va dai boschi, agli animali, ai corsi d’acqua, dalle marine calme e placide fino alle onde burrascose dell’Oceano Atlantico ai corpi di donne mollemente adagiati sulle rive del fiume.
Molto interessanti sono poi le fotografie, con carte geografiche stilizzate poste alle pareti, per informare il visitatore sui luoghi e sugli itinerari del grande pittore francese.
Gustave Courbet, Paesaggio di Ornans, 1855-1860, olio su tela, cm 65 x 81. Vienna, Gemäldegalerie der Akademie der Bildenden Künste.
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Si è saputo che la mostra presenta una cinquantina di tele, tra cui molti capolavori dell’artista, come Bonjour Monsieur Courbet, il sensuale autoritratto L’uomo ferito o le celebri Fanciulle sulle rive della Senna. Le opere provengono dai più importanti musei del mondo. Il visitatore viene condotto in un percorso attraverso i luoghi e i temi della sua impressionante e appassionata rappresentazione del mondo naturale, come si legge nelle schede tecniche della rassegna. 
L’audio-guida vi spiegherà l’importanza dei panorami della sua terra, dipinti in gioventù, fino alle spettacolari marine battute dalla tempesta. Oppure vi lascerete incantare dalle misteriose grotte da cui scaturiscono varie sorgenti, dalle cavità carsiche che si spalancano nei torrenti, dai sensuali nudi immersi in una rigogliosa vegetazione e dalle sublimi scene di caccia della maturità.
Gustave Courbet, L’uomo ferito, a sinistra, nelle prime sale della rassegna ferrarese.

Come dice la critica, Courbet è guardato come un maestro dagli impressionisti e venerato da Cézanne. Il pittore sembra svelare forme in attesa di essere rese visibili, catturando i fenomeni naturali più elusivi e transitori. I paesaggi della regione natale, la Franca Contea, occupano un posto particolare nel cuore dell’artista: la vallata lussureggiante della Loue, gli altipiani aridi, i fiumi impetuosi, il sottobosco e i cieli immensi sono così rielaborati in infinite e sorprendenti varianti. 
Motivo d’ispirazione furono anche i luoghi dove ebbe modo di soggiornare o che visitò nel corso della sua vita. Ad esempio le coste mediterranee nei pressi di Montpellier, i paesaggi rocciosi della regione della Mosa in Belgio, le marine della Normandia, con le onde rigonfie prima di infrangersi sulle rocce o i laghi svizzeri dipinti in esilio in un'atmosfera carica di nostalgia.
Gustave Courbet, L’incontro o Buongiorno signor Courbet, 1854, olio su tela, cm 132,4 x 151. Montpellier Méditerranée Metropole Musée Fabre.

A questi soggetti si aggiungono i dipinti che hanno per tema i nudi e gli animali nel paesaggio, dove Courbet dimostra ancora una volta di essere portatore di uno sguardo originale sul mondo, ma anche di essere consapevole della grande tradizione pittorica occidentale, studiata al Louvre di Parigi.
Con Courbet e la natura, pregevole esposizione di Ferrara, il pubblico italiano potrà quindi riscoprire l’opera di uno dei più grandi pittori dell’Ottocento. Vedrete un artista che ha lasciato un segno indelebile sulla sua epoca, traghettando l’arte francese dal sogno romantico alla pittura di realtà. Tale passaggio è vissuto come un nuovo amore per la natura.
Gustave Courbet, La sorgente della Loue, 1864, olio su tela, cm 80 x 100. Bruxelles, Musée royaux des Beaux-Arts de Belgique
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Dov'è la mostra?
Courbet e la Natura, Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 22 settembre 2018 – 6 gennaio 2019. Organizzatori: Fondazione Ferrara Arte e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara. A cura di Dominique de Font-Réaulx, Barbara Guidi, Maria Luisa Pacelli, Isolde Pludermacher e Vincent Pomarède.
La mostra è aperta fino al 6 gennaio 2019. Aperto tutti i giorni 9.00 – 19.00.
Aperto anche nei giorni 8, 25 e 26 dicembre 2018, 1 e 6 gennaio 2019.
Aperture serali straordinarie: 8 dicembre, 4 e 5 gennaio fino alle 22.30; 31 dicembre 2018, fino alle 23.30. La biglietteria chiude 30 minuti prima.

Informazioni e prenotazioni
tel. 0532. 244949 | diamanti@comune.fe.it
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Gustave Courbet, Volpe nella neve, 1860, olio su tela, cm 85,7 x 128. Dallas Museum of Arts, Foundation for the Arts, Collection, Mrs. John B. O’Hara Fund.


Gustave Courbet, Il castello di Chillon, 1876, olio su tela, cm 66 x 80. Collezione privata.

Ferrara, Palazzo dei Diamanti, ingresso alla mostra di Courbet. Fotografia di Elio Varutti.
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Recensione e fotografie a cura di Elio Varutti. Servizio redazionale e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo e E. Varutti.

lunedì 22 ottobre 2018

Gita a Parenzo e Antignana, alla festa del prosciutto, con l’ANVGD di Udine


Domenica 21 ottobre 2018 si è svolta una interessante gita sociale per i soci dell'ANVGD di Udine. 
Parenzo 21 ottobre 2018 – Gita sociale dell’ANVGD di Udine, una parte dei soci. Fotografia proprietà di Giorgio Gorlato

In occasione della Festa del Prosciutto Istriano ad Antignana un gruppo di soci ha visitato l’antico borgo istriano e pure la cittadina di Parenzo. Antignana era una piccola città circondata da mura e torri. Oggi è un luogo dal fascino singolare, dove la tradizione e la storia vengono fatte vedere con orgoglio.
Antignana, Festa del prosciutto – Molto apprezzato il prosciutto di Dignano d’Istria, in croato Vodnjan; fino al 1945 Dignano d’Istria; in veneto Dignan. Fotografia di Giorgio Gorlato

La gita è andata bene e si è seguito il programma. Alle ore 8.00 c’è stata la partenza da Udine, presso Teatro Giovanni da Udine (lato parcheggio). L’arrivo previsto ad Antignana era per le ore 10.30 circa. Poi c’è stato il pranzo libero per degustare il buonissimo prosciutto istriano nei vari stand. Nel primo pomeriggio si è partiti per la cittadina di Parenzo, effettuando una visita guidata del centro storico e della Basilica Eufrasiana, uno dei maggiori esempi di arte bizantina nella regione. Proprio per il suo eccezionale valore estetico è stata inserita tra i patrimoni dell’umanità dell’UNESCO nel 1997. Nel tardo pomeriggio c’è stato il rientro a Udine in pullman.


Antignana, Festa del prosciutto – Alcuni soci della comitiva dell'ANVGD di Udine in un momento di relax. Fotografia di Bruno Bonetti

Oltre a Bruna Zuccolin, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) Comitato Provinciale di Udine, erano presenti altri dirigenti come Bruno Bonetti, segretario del sodalizio e Barbara Rossi, delegato amministrativo. 
Tra gli altri partecipanti si sono notati Giorgina Vatta, esule da Pola, Fabiola Modesto Paulon, esule da Fiume, Giorgio e Daria Gorlato, esuli da Dignano d’Istria, con i rispettivi consorti. C’erano anche Odette Tomissich, esule da Fiume e la figlia Marina Bellina. Ci scusiamo se abbiamo dimenticato qualche altro nome. L’evento è stato organizzato dalla ANVGD di Udine e rientra nelle attività sociali del 2018.
Antignana, Festa del prosciutto, 21.10.2018 – Tanta scelta di prosciutti. Qui lo stand di quello dalmata. Fotografia di Giorgio Gorlato


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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo e E. Varutti. Fotografie di Giorgio Gorlato, Bruno Bonetti e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Nella giornata di sole, guastata anche da un po’ di pioggia, c’è stato un incontro commovente quando la signora Giorgina Vatta partida ha rivisto ed abbracciato i cugini restadi che non vedeva da molto tempo. Fotografia di Giorgio Gorlato

Antignana, scorcio del paese. Fotografia di Giorgio Gorlato

Parenzo - Con le ombrele verte. Fotografia di Bruno Bonetti

Latisana, esodo istriano per Sauro, Buratti e Varutti. Lions Lignano e ANVGD Udine


È stato un incontro emozionante. Organizzato dal Lions di Lignano Sabbiadoro e dal Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), ha visto la partecipazione di oltre 60 persone.
Latisana, 19 ottobre 2018 – Ceolin, Sauro e Buratti al convegno sull’esodo istriano del Lions Club di Lignano, mentre Giorgio Gorlato racconta del padre notaio rapito dai titini nel 1945. Fotografia di E. Varutti

Presso la Cantina da Mario, di Latisana (UD), l’evento del 19 ottobre 2018, aveva per titolo L’esodo dei profughi dall’Istria e dalla Dalmazia, con relatori di alto profilo morale. Ha aperto i lavori Raffaele Ceolin, presidente del Lions di Lignano, chiedendo ai presenti di alzarsi in piedi per l’ascolto degli inni. Si sono sentiti l’inno dell’Islanda, dato che il presidente internazionale dei Lions è islandese, quello dell’Unione Europea e l’inno d’Italia, cantato a viva voce dai presenti.
Al termine del momento patriottico, ha avuto la parola Giorgio Gorlato, socio Lions e esule da Dignano d’Istria. “Parlare di questi fatti è importante, ma mi mette sempre agitazione – ha detto Gorlato – perché mi ricorda il fatto che mio padre, notaio di Dignano, fu prelevato dai miliziani titini il 3 maggio 1945 e poi non lo abbiamo più visto, la gente del posto disse che era stato ucciso e gettato in una foiba” .
Latisana, 19 ottobre 2018 – Il pubblico alla conferenza sull’Esodo dei profughi dall’Istria e Dalmazia, organizzata dal Lions Club di Lignano, con la presenza dell’ANVGD di Udine. Fotografia di E. Varutti

È stata data la parola al colonnello Enzo Buratti, comandante della 53.ma Brigata dei fanti d’arresto della caserma Paravano di Pavia di Udine e docente all’Università della Terza Età di Udine. “Si è parlato poco dell’esodo giuliano dalmata perché c’era la congiura del silenzio negli ultimi decenni del secolo scorso – ha detto Buratti – ma dopo il 2004 con la legge per il Giorno del Ricordo le cose sono cambiate”. Il relatore ha spiegato che le tensioni fra italiani e slavi nel quadrante dell’Adriatico orientale sono iniziate ben prima della seconda guerra mondiale, ad esempio dalla definizione di terre irredente del 1872, ad opera di Matteo Imbriani e nella Grande Guerra con lo schierarsi a fianco della Triplice Intesa, anziché restando nella Triplice Alleanza di Germania e Austria-Ungheria, Balcani inclusi.

Latisana, 19 ottobre 2018 – Ceolin, Sauro, Buratti e Varutti alla conferenza sull’Esodo dei profughi dall’Istria e Dalmazia, organizzata dal Lions Club di Lignano, con la presenza dell’ANVGD di Udine. Fotografia di Giorgio Gorlato

Poi ha citato l’occupazione della Jugoslavia nel 1941 da parte dell’Italia fascista, menzionando le parole del generale Robotti. Con quel suo “si ammazza troppo poco”, del 1942, il generale Mario Robotti, comandante del XI Corpo d’Armata italiano in Slovenia e Croazia, è finito al centro dell’attenzione. “Dopo l’8 settembre 1943 – ha aggiunto Buratti – si verificano le prime uccisioni di italiani nelle foibe da parte dei partigiani di Tito, come il caso di Norma Cossetto e nel 1945 ci sarà la seconda fase di tali esecuzioni titine, dopo la presa di Trieste prima dei Neozelandesi, gli storici parlano di 16 mila e 600 vittime della pulizia etnica”. In seguito Buratti ha spiegato le varie fasi dell’esodo dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia, con l’arrivo del treno della vergogna a Bologna, il 18 febbraio 1947, quando i ferrovieri comunisti impedirono alla Croce Rossa di dare il latte ai bambini degli esuli stipati nei carri merci “perché fascisti”.
Latisana, 19 ottobre 2018 – Ceolin, Sauro, Buratti, Varutti e Gorlato alla conferenza sull’Esodo dei profughi dall’Istria e Dalmazia, organizzata dal Lions Club di Lignano, con la presenza dell’ANVGD di Udine. Fotografia di Cristina Scala

L’ammiraglio Romano Sauro ha invece fatto un intervento legato alla vicenda del nonno Nazario Sauro, da Capodistria, eroe e patriota della Grande Guerra. “Con il suo spirito mazziniano – ha detto Sauro – mio  nonno aiutava persino gli albanesi a liberarsi dei turchi”. Poi c’è stata la lettura dal libro di Romano Sauro di un brano riferito alla madre di Nazario, costretta dagli austriaci a riconoscere il figlio, per poterlo processare per tradimento a Pola ed impiccare, come poi fecero nel 1916. Si ricorda che Nazario Sauro, fuggito dall’Istria, entrò volontario nella Marina italiana; fu catturato dagli austro-ungarici presso lo scoglio della Galiola, vicino a Fiume in seguito dell’incagliamento del sommergibile “Giacinto Pullino”, poi giustiziato.
L’ammiraglio Sauro ha, infine, illustrato il suo progetto, intitolato “100 porti”. Si tratta di un viaggio in barca a vela attorno al Bel Paese che lo sta facendo attraccare in centinaia di località italiane. In tali luoghi egli presenta ai giovani nelle scuole, soprattutto, la vicenda del nonno eroe e la cultura della solidarietà, dato che raccoglie fondi a buon pro dell’Associazione Peter Pan che assiste i bambini malati oncologici.

Il professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, intervenuto in seguito ha portato il saluto di Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine, impegnata altrove. Ha ricordato la vicenda del Centro smistamento profughi di Udine, da dove passarono oltre centomila esuli dal 1945 al 1960. Poi c’è stato un accenno al Villaggio giuliano di San Giorgio di Nogaro e ai vari esuli presenti a Latisana, come Nereo Lupetti, di Fiume e suo fratello Renato Lupetich, che non aveva italianizzato il cognome. Nereo Lupetti, nel 1959, risulta parte del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, occupandosi specificatamente del settore assistenza, mentre Marco Cerlenco appare in veste di fiduciario per Latisana e Lignano Sabbiadoro del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD nel 1955. È stato ricordato Renato Lupetich, nato a Fiume il 3 marzo 1900 e morto nel 1960, quando era direttore didattico a Palazzolo dello Stella, in provincia di Udine. Questi esuli erano maestri, come Renato Lupetich che insegnò a Pertegada, a Gorgo e a Latisana.
Varutti, infine, ha ringraziato gli organizzatori e gli stimati relatori dell’evento che “è un momento di formazione civile, di crescita culturale per tutti noi, per non dimenticare quei tragici fatti della storia così bene narrati dagli illustri relatori”.
Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria, racconta della cattura del suo babbo notaio del paese istriano da parte dei miliziani titini a fine guerra. Fotografia di E. Varutti

In seguito ha parlato Guido Repetti, past governatore Lions, accennando allo slogan dell’incontro che era “Non c’è futuro senza solidarietà”. Non a caso, dato che il sodalizio si dedica alla beneficenza aiutando le famiglie in disagio economico tramite le parrocchie locali e anche donando dei pullmini per le associazioni di volontariato per gli anziani.
Nel dibattito che ha fatto seguito c’è stata una domanda sulla strage di Vergarolla, cui ha risposto Buratti con dovizia di particolari. “È accaduto nel 1946 sulla spiaggia vicino a Pola, quando pareva un’enclave che dovesse stare con l’Italia – ha detto il colonnello – durante una gara marittima, alla presenza del solo pubblico italiano, agenti dell’Ozna, il servizio segreto di Tito, fecero saltare in aria un deposito di mine, siluri ed altro che era stato debitamente messo in sicurezza dagli italiani, ci furono oltre 80 morti, fra i quali molte donne e bambini”. Tale fatto fece acuire l’esodo.

Latisana, 19 ottobre 2018 – Il pubblico alla conferenza sull’Esodo dei profughi dall’Istria e Dalmazia, organizzata dal Lions Club di Lignano, con la presenza dell’ANVGD di Udine. Fotografia di Giorgio Gorlato

Ha avuto la parola poi Mauro Di Bert, consigliere della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che ha voluto mettere un critico accento sulla solidarietà e sull’accoglienza dei migranti di oggi, in particolare verso chi non rispetta le regole del nostro paese. Bruno Moretto, già assessore della Provincia di Venezia ed anche interessato alla emigrazione veneta nel mondo ha detto di “avere incontrato le Comunità italiane dell’Istria per mantenere buone relazioni con loro, poi ringrazio il Lions Club di Lignano perché ci ha offerto queste grandi lezioni di storia”.
Latisana, 19 ottobre 2018 – Daniela Rizzi, assessore comunale di Latisana, prima a sinistra, tra il pubblico alla conferenza sull’Esodo dei profughi dall’Istria e Dalmazia, organizzata dal Lions Club di Lignano, con la presenza dell’ANVGD di Udine. Fotografia di E. Varutti

Parole di elogio per l’iniziativa del Lions di Lignano “con questi episodi di storia poco noti” sono state pronunciate da Daniela Lizzi, assessore alla Cultura e all’Istruzione del Comune di Latisana, che ha portato pure i saluti del sindaco Daniele Galizio. Tra il pubblico si è notata la scrittrice Cristina Scala, discendete di padre esule da Fiume e di madre profuga boema, ora residente a Portogruaro (VE). Erano presenti, tra gli altri, Marino Del Frate, sindaco del Comune di Gonars (UD), Flavio Caramia, presidente del Circolo nautico di Aprilia Marittima, il giudice Pierantonio Fadel, Emanuele Buratti, Renzo Pesavento, Giorgio Longato e Sonia Fasolo. 

Latisana, 19 ottobre 2018 – Foto di gruppo dopo la conferenza sull’Esodo dei profughi dall’Istria e Dalmazia, organizzata dal Lions Club di Lignano, con la presenza dell’ANVGD di Udine. Fotografia di Graziella Brusin Gorlato

L’Amministrazione comunale di Latisana era inoltre rappresentata da Angelo Valvason, vice sindaco e assessore alla Attività produttive e Turismo. Pure Piero Turco, assessore alle Attività produttive del Comune di Fossalta di Portogruaro (VE) era presente in sala, oltre a Paola Mauro, corrispondente del «Messaggero Veneto» di Udine.
È seguita una cena conviviale, i tavoli della quale erano stati addobbati da Stefania Bocus con dei bulbi di giglio fiorito, in onore delle donne esuli da Capodistria, che partirono per l’esodo proprio con dei bulbi istriani appunto, come ha scritto Simone Cristicchi nel suo Magazzino 18, simbolo di purezza e di rinascita.
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Latisana, 19 ottobre 2018 – I labari del Lions Club di Lignano Sabbiadoro e dell’ANVGD di Udine. Fotografia: Archivio ANVGD Udine.

Sitologia e cenni bibliografici
- Simone Cristicchi, Jan Bernas, Magazzino 18. Storie di italiani esuli d'Istria, Fiume e Dalmazia, Milano, Mondadori, 2014.

- Romano Sauro con Francesco Sauro, Nazario Sauro, storia di un marinaio, Venezia, La Musa Talìa, 2016.

- E. Varutti, Memorie italiane su Fiume, esodo 1947, on-line dal 2 luglio 2016.

- E. Varutti, Esuli giuliano dalmati nella Bassa friulana, conferenza a Gonars, on-line dal 1° marzo 2017.
Latisana – Un primo piano dell’ammiraglio Romano Sauro mentre descrive il suo progetto “100 porti” presentato ai giovani nelle scuole, riferendo la vicenda del nonno eroe Nazario e la cultura della solidarietà, dato che raccoglie fondi a buon pro dell’Associazione Peter Pan che assiste i bambini malati oncologici. Fotografia di E. Varutti
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo e Sebastiano Pio Zucchiatti. Lettore: Elio Varutti. Fotografie di Cristina Scala, di Graziella Brusin Gorlato, di E. Varutti, di Giorgio Gorlato e dell’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Latisana, 19 ottobre 2018 - Bulbo di giglio fiorito, in onore delle donne esuli da Capodistria, che partirono per l’esodo proprio con dei bulbi istriani. Fotografia di Graziella Brusin Gorlato