giovedì 22 marzo 2018

Trekking del Ricordo al Liceo Stellini di Udine in memoria dell’esodo istriano

Accompagnata dalla professoressa Monica Delfabro, la classe 2^ E del Liceo “Jacopo Stellini” di Udine, ha effettuato un Trekking del Ricordo il 22 marzo 2018, dalle ore 11 alle 13. Faceva da cicerone il professor Elio Varutti, vice presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) di Udine.
Udine - La scolaresca del Liceo Stellini alla partenza del Trekking del Ricordo. Da sinistra: Francesca Noacco, Elio Varutti, Bruna Zuccolin, Monica Delfabro e lo "Stelliniano" Giorgio Gorlato

Si tratta di un’eccezionale proposta innovativa nel campo della formazione e dell’istruzione, curata dall’ANVGD di Udine. Le sei tappe della Camminata del Ricordo sono segnate e commentate poco più oltre in questo articolo, in memoria dell'esodo giuliano dalmata
La giornata del 22 marzo ha avuto inizio nell’atrio della scuola, prima del trekking, quando Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD, Comitato Provinciale di Udine, ha portato il saluto ufficiale del sodalizio. “Colgo l’occasione di questo incontro – ha detto la Zuccolin – per donare il libro di Simone Cristicchi, intitolato Magazzino 18, alla biblioteca del vostro liceo assieme ad altri libri editi a cura dell’ANVGD del Friuli Venezia Giulia”. Erano presenti alla consegna dei libri anche Monica De Nardi, vice preside del liceo e Francesca Noacco, bibliotecaria dell’Istituto.
Ha inteso portare il suo saluto alla scolaresca anche Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria, nel 60° anniversario del suo diploma di liceale allo Stellini stesso. “In questa scuola – ha detto Gorlato – ho trovato degli ottimi compagni di classe che mi hanno aiutato molto nella vicenda del mio esodo istriano, avendo perso il papà poiché imprigionato dai titini il 3 maggio 1945 e poi scomparso”.

Il Giorno del Ricordo al liceo Stellini
Era il 6 febbraio 2018. Alle ore 10, in aula magna, tre classi della scuola accompagnate dai professori Elisabetta Gini, Enrico Posenato e Monica Delfabro, avevano seguito una lezione particolare col titolo: “Insegnare il Giorno del Ricordo”. Più in particolare si è parlato col professor Elio Varutti di “Esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia a Udine. 1944-1962”.
In aula magna aveva aperto i lavori dell’incontro la professoressa Chiara Fragiacomo, referente del progetto didattico del liceo udinese, con un cenno storico alla situazione del confine orientale italiano verso la fine della seconda guerra mondiale. Era poi intervenuta Gabriella Zanocco, dirigente scolastica reggente, per togliere “i fatti dell’esodo giuliano dalmata dalla nebbia del passato, facendo crescere la capacità di meditare e di riflettere per trasmettere i fatti stessi nel futuro”. In seguito avevano preso la parola sia Bruna Zuccolin che Giorgio Gorlato.
La giornata del 6 febbraio prevedeva due attività: in aula magna diapositive in  Power Point di 45’ sul tema: "Villaggio metallico, i Campi profughi e i Villaggi giuliani di Udine, 1944-1962". La seconda azione è stata una “Camminata del Ricordo 2018”. Si è trattato di un vero Trekking urbano diviso in sei tappe o stazioni indicate qui sotto, che è stato ripetuto il 22 marzo per la classe 2^ E del liceo.
Michele Piva, Sestante, 1999. Questa scultura di trova a Grado (GO). Foto di E. Varutti

Udine, scuola "E. Fermi", già sede del Centro Smistamento Profughi di via Pradamano. Camminata sui luoghi della memoria, 30 aprile 2017, organizzata dalla Parrocchia di San Pio X. Fotografia di Giorgio Ganis 

Trekking del Ricordo con l’ANVGD di Udine 22.3.2018, ore 11-13 -  Liceo “J. Stellini” Udine. “Esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia a Udine. 1944-1962”. Camminata del Ricordo commentata da Elio Varutti. Trekking urbano diviso in 6 stazioni:

a) piazza Libertà, 3 leoni marciani, “consolazione per gli esuli” (come diceva Silvio Cattalini, esule da Zara e presidente ANVGD di Udine dal 1972 al 2017). Loggia del Lionello, su iniziale progetto di Bartolomeo Costa Sbardilini da Capodistria, detto delle Cisterne, poi proseguita dall’orafo Lionello. L’origine della loggia risale al 24 gennaio 1441, quando "in pleno consilio" venne proposta la costruzione di un nuovo palazzo comunale.
Bartolomeo Costa Sbardilini, genero di Giovanni da Udine, progettò la ricostruzione del Duomo di Cividale del Friuli, che era stato distrutto dal terremoto del 1448, il battistero e il campanile del Duomo di Udine. Diresse i lavori di costruzione della Loggia del Lionello in Udine.
Un leone veneziano si trova sopra l’Arco Bollani, costruito nel 1556 su progetto di Andrea Palladio, sulla salita per il colle del Castello. Questo terzo leone della piazza ebbe un’esistenza travagliata, forse perché il più imponente. Esso ha però un collegamento diretto con i leoni di Dalmazia. Fu, infatti, nel 1933 sotto il podestà Gino di Caporiacco, che la giunta comunale udinese deliberò di ricollocare il leone, in risposta all’abbattimento dei leoni veneziani, avvenuto a Traù, in Dalmazia, da parte delle autorità del Regno di Jugoslavia. Così negli anni ’30 fu riposto un modello di gesso. L’originale, pesante 35 quintali, realizzato dall’artista vicentino Egisto Caldana, fu posizionato sopra l’arco palladiano la sera del 6 luglio 1953, con la elegante novità che il felino volge la fronte, anziché la coda ai cittadini che transitano ai suoi piedi.
Udine, 22 marzo 2018 - Ecco la scolaresca in Piazza Libertà alla ricerca dei tre leoni della Serenissima Repubblica di Venezia. Fotografia di Bruna Zuccolin

b) Sestante (1999), scultura in ferro di Michele Piva (Fiume 1931 – Udine 2013), piazza Belloni.

c) Chiesa della B.V. del Carmine, qui si celebrarono centinaia di matrimoni di esuli del CSP di via Pradamano nel 1953-1956. Il convento dei frati Carmelitani e la chiesa della B.V. del Carmine ebbero origine in via Aquileia nel Cinquecento; la chiesa fu consacrata nel 1525.
La famiglia dei frati carmelitani rimase fino al 1770, quando un decreto della Repubblica veneta deliberò che venissero soppresse alcune corporazioni religiose quando fossero formate da meno di 10 componenti; i Carmelitani di Udine dovettero abbandonare il loro convento e trasferirsi a Venezia.
Vi subentrarono i Frati Minori Conventuali di S. Francesco, che lasciarono il loro convento e la chiesa per la costruzione del nuovo Ospedale di Santa Maria della Misericordia. Con sé portarono nella Chiesa del Carmine l’urna con le spoglie del Beato Odorico da Pordenone (sarcofago di Filippo De Santi del 1331) e la devozione a S. Antonio da Padova. I Francescani rimasero fino al 1806, quando per le leggi napoleoniche numerosi conventi udinese furono demanializzati, compreso quello di via Aquileia.
Odorico da Pordenone, al secolo Odorico Mattiussi o Mattiuzzi (Villanova di Pordenone, tra il 1265 ed il 1270 Udine, 14 gennaio 1331), è stato un presbitero e religioso italiano dell'Ordine dei Frati Minori; evangelizzò in Oriente, fino in Cina e fu beatificato nel 1755. Suoi miracoli sono attestati nel Trecento a Pirano, Parenzo e Isola D’Istria.

d) Parco Vittime delle Foibe, del 2010, via Bertaldia angolo via Manzini. Cippo con targa in ricordo delle Vittime delle foibe.

e) Centro Smistamento Profughi di via Pradamano, 1945-1960. Di qui passarono in fuga dalle violenze titine oltre 100 mila esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia, per essere sventagliati in oltre 140 campi profughi d’Italia. Lapide del Comune di Udine del 2007.

f) Stazione treni, lapide del Comune di Udine e delle Donne resistenti, 2011. Ricorda le ragazze e bambine che nel 1944-1945 aiutavano i deportati ebrei di Fiume e di altre zone, oltre i militari italiani imprigionati e condotti dai nazisti al Campo di sterminio di Auschwitz.
Lapide in memoria del Centro Smistamento Profughi di Via Pradamano a Udine. Fotografia di E. Varutti
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Il pensiero dei ragazzi dello Stellini
Ecco il resoconto sulla giornata dedicata al Trekking del Ricordo col liceo classico “Stellini”. Il testo è stato scritto e firmato da alcuni studenti partecipanti all’attività. Lo pubblichiamo con piacere, avendolo ripreso dal sito web della scuola udinese, dove si possono vedere anche tre fotografie dell’esperienza formativa. (E.V.)
“Trekking urbano nei luoghi del Ricordo
Quale modo migliore di ricordare, se non quello di ripercorrere nel vero senso della parola i luoghi della Storia?
Questa è stata l’esperienza di “Trekking urbano” che noi ragazzi della 2^ E abbiamo effettuato a Udine il 22 marzo scorso. Guidati dal professor Elio Varutti, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (Comitato Provinciale di Udine), abbiamo così visto con i nostri occhi i luoghi che hanno fatto da sfondo a una parte della storia che appartiene a tutti: quella degli esuli istriani.
La prima tappa è stata piazza Libertà, così chiamata nel 1945, perché qui per la prima volta  sventolò la bandiera della libertà. Essa era particolarmente cara agli esuli, che in essa ritrovavano somiglianze con le piazze simili delle città che avevano dovuto abbandonare. La piazza – con i due leoni, simbolo della repubblica di Venezia – ci è stata presentata come uno dei più begli esempi di arte veneziana sulla terraferma. Il professor Varutti ci ha informato che l’antistante Loggia del Lionello è stata progettata da un architetto istriano, Bartolomeo Costa Sbardillini. Nella piazza, oltre all’arte, abbiamo potuto ascoltare anche le storie delle violenze compiute da parte dell’OZNA (i servizi segreti iugoslavi) ai danni degli italiani.
La seconda tappa è stata la vicina Piazzetta Belloni, con la scultura in ferro rappresentante un sestante, dello scultore, anche lui fiumano, Michele Piva.
Ci siamo quindi spostati in via Aquileia, per la terza tappa, la Chiesa della Beata Vergine del Carmine: qui, tra il 1953 e il 1956, si celebrarono i matrimoni – anche 30/40 al giorno- tra giovani esuli, prima di emigrare in Germania con la speranza di rifarsi una nuova vita. La tappa è stata anche l’occasione per parlare della chiesa, con i suoi affreschi e il sarcofago del beato Odorico da Pordenone, grande missionario del ‘300, che giunse fino in Cina.
Attraverso viale Ungheria siamo arrivati alla quarta tappa, il Parco “Vittime delle Foibe“, dove si trova un cippo monumentale a ricordo degli eccidi, eretto nel 2010.
La penultima tappa è stata quella più carica di significato, questa volta non per l’importanza storico-artistica, ma per quella umana: si tratta dell’ex centro di smistamento di via Pradamano, che oggi è la sede della scuola media “Enrico Fermi”. Questo edificio accolse tra il 1945 e il 1960 oltre 100.000 persone, che condivisero insieme sogni e paure, ignorando quale destino li avrebbe attesi.
La nostra camminata si è conclusa, come in un viaggio, alla stazione ferroviaria: qui, sul muro esterno, è appesa dal 2013 una targa in onore delle donne e delle bambine che aiutarono “senza armi” i deportati. E’ straziante pensare alle sofferenze di quegli uomini, ma riempie il cuore di gioia sapere che delle bambine, anime pure in mezzo all’orrore, abbiano raccolto lettere e biglietti lanciati dai treni da portare alle famiglie per poter dire loro: “Il vostro caro è passato di qua”.
Vogliamo esprimere un ringraziamento sincero al professor Varutti, alla sua erudizione e semplicità con cui ci ha accompagnati in questa esperienza di trekking urbano: grazie a lui abbiamo compreso che, camminando nella nostra città, camminiamo da sempre nella dolorosa e indelebile storia degli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia.
(testo redatto da Michelle Ricciardi Calderaro e Martina Rimicci della classe 2^E, con il contributo di Caterina Cosatto, Matteo Mete, Errique F.V. Orfino, Gioia Panizzo).

Sitologia
- E. Varutti, L’esodo giuliano dalmata a Udine visto da Gli Stelliniani, on-line dal 5 maggio 2016.

E. Varutti, Auschwitz, luogo della Shoah, on-line dal 21 aprile 2017.

- E. Varutti, Giorno delRicordo al Liceo Stellini di Udine, 2018 , on-line dal 7 febbraio 2018.

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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E.V. Ove non altrimenti detto le fotografie sono della collezione di Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria, che si ringrazia per la fattiva collaborazione.

Targa commemorativa sul Cippo al Parco Vittime delle Foibe a Udine. Fotografia di Claudio Bugatto, con avi di Zara, nel giorno dell'inaugurazione: 25 giugno 2010


Varutti, accanto alla professoressa Monica Delfabro, mentre spiega il ruolo di Bartolomeo Costa Sbardilini da Capodistria, detto delle Cisterne, nel progetto e nella costruzione del Palazzo comunale di Udine, detto Loggia del Lionello, verso la metà del Quattrocento. Fotografia di Bruna Zuccolin

giovedì 15 marzo 2018

Antonio Longhino ha pubblicato Val Resia, 2017

Ecco uno splendido volume ricco di fotografie inedite. Appassionato cultore della tradizione montanara della sua valle, Antonio Longhino ha dato alle stampe Val Resia. Tradizioni e cultura di un popolo, Udine, Tipografia Marioni, 2017. 
Dalla copertina del libro di Toni Longhino "Livìn" appena uscito. Fotografia di Clemente Danilo

È un libro interessante, semplice e col grande pregio della chiarezza espositiva. Stiano parlando di una comunità plurilingue. I resiani parlano (orgogliosamente) l’italiano, il resiano e il friulano (tutelati dalla Legge 482 del 1999). Gran parte del testo è comunque in lingua italiana, con un gustoso glossario iniziale (resiano / italiano).
Dopo una presentazione ufficiale svoltasi a Resia il 28 dicembre 2017, c’è stata una presentazione anche a Udine. Il salone del Quaglio a Palazzo Belgrado, sede della Provincia di Udine era gremito di invitati  mercoledì 14 marzo 2018, alle ore 17.30. I musicisti resiani battevano il tempo e suonavano come se fosse Carnevale. Poi ci sono stati gli interventi di saluto del presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini e del sindaco di Resia, Sergio Chinese. In seguito pure il presidente della Società Filologica Friulana, Federico Vicario ha detto la sua. Ci sono state, infine, alcune considerazioni dell’autore. Al termine un’esecuzione di musiche resiane (patrimonio mondiale dell’Unesco), interpretate dai musicisti Franco Di Lenardo e Pietro Naidon.

Ritorniamo al libro. Certi capitoli hanno il carattere cronachistico, perciò la vita del paese viene descritta citando i giornali del tempo, soprattutto del Novecento, con puntigliosità. C’è l’attività contadina dell’area, ma c’è pure una carrellata sull’attività economica turistica legata al Parco delle Prealpi Giulie. Ci sono alcuni capitoli di storia, dal Patriarcato di Aquileia, alla Serenissima fino a Napoleone; poi ci sono un po’ di parole sulle guerre coloniali, sulla Grande Guerra, fino alla seconda guerra mondiale, con le complicate vicende partigiane.
Non è trascurata la vita religiosa della valle, elencando le chiese, le funzioni legate alla vita: nascita, battesimo, coscritti, matrimonio e morte. Ci sono le rogazioni, la raccolta delle offerte per la chiesa, il dono del formaggio, i tre re magi ed altro. Non potevano mancare i gruppi folcloristici, che alimentano il famoso e caloroso Carnevale resiano (pust), la musica, i cori, i balli e gli strumenti musicali tipici della zona: zitira e bunkula (violino e violoncello). Ci sono pure i giochi dei bambini di una volta.
Resia 1° maggio 1927, Prima Comunione. Collezione Lucillo Barbarino “Matiònawa”, Resia-Udine. Questa foto non è contenuta nel libro di Longhino

Finalmente l’autore fa chiarezza sulla curiosa leggenda dei resiani che provengono dai russi. Nelle 254 pagine del bel volume è scritto che i resiani sono un residuo di grandi movimenti di popoli slavi, a seguito della calata dei Longobardi.
Mi ha colpito un piccolo pezzo di guerra fredda vissuto a Resia nel 1950. “Fu recuperata la salma di Silvio Buttolo di 25 anni da Uccea – scrive Longhino – ucciso dai graniciari jugoslavi (guardie confinarie) mentre stava tagliando legna sul loro territorio. Le Autorità slave rifiutarono di restituire la salma. Disperato e sconfortato, il padre Simeone, di notte, dopo alcuni giorni, riuscì a raggiungerlo, metterlo in un sacco e trascinarlo fino al fiume” (pag. 67).
Sfogliando altre pagine del testo ci si imbatte nelle vicende del terremoto del 1976 e di ciò che avvenne con la ricostruzione e nei decenni successivi. È ben trattata l’emigrazione resiana che portò i famosi arrotini in giro per l’Europa centrale.  Il volume si chiude con l’elenco dei sindaci di Resia.

E. Varutti, Val Resia, olio su faesite, cm. 11,5 x 40, 1994

Bibliografia di Toni Longhino
- I molini della Val Resia, 1987.
- La produzione del sidro in Val Resia, 1988.
- Val Resia terra di arrotini, 1992
- La chiesetta di Podklanaz, 1993.
- Coritis, ultimo paesino della Val Resia, 1997.
- Processioni rogazionali in Val Resia, 2001.
- Sorgenti, acquedotti e fontane della Val Resia, 2004.
- Uccea, un paese di confine, 2005.
- La latteria di San Giorgio di Resia e le malghe della Val Resia, 2009.

Assieme a Alberto Siega, Longhino ha curato questi volumi:
- 20 anni del Circolo resiano di Udine “Rošajanska Dolin” 1980-2000.
- Hlas od Našaha Särza, Voce del nostro cuore. Poesie e racconti, 2002.

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Sitologia
Presentazione libro “Val Resia, Tradizioni e cultura di un popolo” di Antonio Longhino, on-line dal 27 dicembre 2017.

- A. Longhino, Rośajanska pravizaAll’Ombra del Canin / Ta pod Ćanynowo sinco, 72/1, 1999, p. 5.

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Servizio giornalistico, fotografico e di networking a cura di Elio Varutti, ove non altrimenti indicato. Ricerche nel web in collaborazione con Sebastiano Pio Zucchiatti.

lunedì 12 marzo 2018

Identitât e i politics di vuê. Assemblee de Societât Filologjiche Furlane 2018, Udin

Gnûf parlament di Rome e identitât furlane, chest al è il cantin burît fûr dal professôr Federico Vicario, president de Societât Filologjiche Furlane. Lu à fat inte assemblee dal sodalizi ai 1n di Març dal 2018. “Il Parlament talian al varès di vê un bon voli ae valorizazion de apartignince teritoriâl e une atenzion particolâr al mont de culture e de scuele” – chest in struc al è il pinsîr di Vicario.
Di çampe: Federico Pirone, Gianni Torrenti, Mario Pittoni e Lorenzo Pelizzo ae assemblee de Societât Filologjiche Furlane dal 2018

Al à contât ancje di une Filologjiche simpri plui digjitâl, stant il fat che a son simpri di plui lis relazions metudis adun cun Internet, cun Facebook, dulà che la pagjine de Filologjiche e à vût 5.380 clicadis di “Mi plâs”, cuntune visualizazion medie di ogni messaç cun 1.100 utents e cul messaç plui let di 4.451 visitadôrs.
Une batude e je stade fate ancje cuintri di Udin. “Ce fasial la citât par meretâsi la definizion di capitâl dal Friûl – al si è domandât Vicario – parcè che nol è mighe un dirit sore di nuie”.
A scoltâlu, in prime file, a erin i politics di chenti e tancj sociis de Filologjiche, une associazion, cun plui di 3.000 iscrits che a vivin pal plui in regjon, ma ancje vie pe Italie e tal forest. La assemblee pardabon è à votât il belanç consuntîf pal 2017, cence contrariis, e chel preventîf pal 2018, jenfri di un plan trienâl che a saran a disposizion tal sît Internet de socie, oltri che inte sedis sociâl di Udin, Pordenon e Gurize.
Il salon d’onôr “Pelizzo” dal Palaç Mantica di vie Manin a Udin, sede de Societât Filologjiche Furlane, al jere plen di socis par decidi su lis ativitâts dal sodalizi, nassût tal 1919 a Gurize. Siche duncje cul Comun di Udin e cun lis altris istituzions si pense al centenari de socie.
Vicario al à fat une relazion pal 2017 dute pontade su cetantis ativitâts metudis adun, simpri plui impuartantis, cun tante int e simpri di plui cun lis istituzions dal teritori, a dimostrazion che “la Societât Filologjiche e le la cjase de culture furlane". Dopo, tant che une litanie civîl, al à tacât a contâ ce che al è stât fat.
La Filologjiche tal 2017, dopo la assemblee ordenarie dai socis e à prontât la cuarte edizion de Setemane de Culture Furlane, dai 4 ai 14 di Mai dal 2017. Si fevele di 120 apontaments sparniçâts par ogni bande dal Friûl storic cun 42 conferencis e cunvignis, 16 mostris e visitis vuidadis, 11 spetacui e concierts e, nuie mancul, che 40 ocasions di gjoldi pai fruts, ancje tes bibliotechis dai paîs. A son stadis plui di cent manifestazions tai cjâf lûcs e in diviersis localitâts des provinciis di Udin, Pordenon, Gurize e ancje Belum, Trevîs e Vignesie, cjapant dentri lis comunitâts e lis associazions locâls, studiôs e apassionâts cultôrs di storie, tradizions, lenghe e leterature, art e musiche furlane.
Feliciano Medeot, tal ordenadôr, Federico Vicario e Carlo Del Torre

La Setemane de culture furlane e je stade patrocinade dal Ministeri dai Bens e des Ativitâts Culturâls e dal Turisim, de Regjon Friûl Vignesie Julie e dal Consei Regjonâl, di Turismo FVG, des provinciis e dai comuns interessâts, des Arcidiocesis di Udin e Gurize e de Diocesi di Concuardie-Pordenon, des bancjis di Credit Cooperatîf dal Friûl e des Fondazions Friuli e CARIGO. A àn colaborât 77 associazions culturâls, 16 plêfs e parochiis, 10 grups corâi e associazions musicâi, 7 museus, 8 Proloco e UTE, e 50 scuelis e istitûts comprensîfs. La prossime e cuinte edizion si tignarà dai 10 ai 20 di Mai dal 2018.
Dopo e je stade fate la Fraie de Vierte a Sedean ai 14 di Mai e il XCIV Congrès, ai 24 di Setembar, in chel di Mueç, cuntun sucès dal numar unic stampât pe ocasion cu lis firmis di Giuliana Pugnetti e Bruno Lucci.
Il sucès plui sflandorôs, pe Societât Filologjiche Furlane al è dât dai 497 iscrits ai Cors pratics di lenghe e culture furlane. Il 70 par cent e passe di lôr a son rivâts insom. Culì a àn insegnât 18 mestris in 22 localitâts: Cjampfuarmit, Cjarlins, Çarvignan, Cividât, Codroip, Colorêt di Montalban, Damâr, Flaiban - Merêt di Tombe – Sedean, Gurize, Manià, Mortean, Mueç,  Reane dal Rojâl, Romans dal Lusinç, Ruvigne, San Vît dal Tiliment, Sopule, Spilimberc, Tavagnà, Udin e Voleson Darzin (in Friûl Vignesie Julie).
Une altre biele ativitât e je chê dal servizi di gjestion dal Sportel Linguistic di Palme, San Zorç di Noiâr, San Zuan dal Nadison (in Friûl Vignesie Julie) e San Michel dal Tiliment (te regjon Venit). Tantis a son lis domandis par voltâ i tescj dal talian al furlan, oltri ae consulence, traduzion e revision de grafie.
No si à di dismenteâ il progjet Eduka 2 “Par un guvier transfrontalîr de istruzion”, inviât dal 1n di Setembar 2017, dentri dal program Interreg V-A Italie-Slovenie. E dopo al à vût sucès il seminari di aprofondiment su la Vuere Grande in Friûl Vignesie Julie, cun Laboratoris didatics intai Istitûts Comprensîfs e la publicazion di un fassicul.
Altris manifestazions che a meritin: la Fieste de Patrie dal Friûl, Marilenghe & Mariscuele a Codroip, la rassegne “Vicino / Lontano” di Udin, i Savôrs cun lis Pro Loco a Passarian, èStoria di Gurize, Friuli Doc a Udin, il Premi San Simon di Codroip e Leggimontagna di Tumieç.
Cinc a son i concors e premis de Filologjiche: il Premi Ciceri, XVIII edizion; il concors pe traduzion in marilenghe dal grêc e dal latin, XV edizion; il concors “Lenghis”, VII edizion; chel dedicât a Chino Ermacora, III edizion e l’ultin che al à par titul: “Presepis inte scuele dal Friûl Vignesie Julie”, XII edizion.
Dopo lis publicazions: dal periodic Ce Fastu? Ai cuatri numars di Sot la Nape, al Strolic e il Lunari, fin al boletin Scuele Furlane.
Pe publicazions fatis a coventaressin tantis pagjinis… tacant cul Diari di Olmis, o viodint “Pier Paolo Pasolini nelle parole di Giuseppe Marchetti”, ristampe anastatiche gjavade di Risultive 31, fin al libri sui “Oronimi del Friuli” di Barbara Cinausero Hofer e Ermano Dentesano e vie discorint. Baste viodilis tal sît Internet de Societât.
Il sît Internet de socie, in dôs versions linguistichis (talian e furlan) al à vût 22 mil e 962 visitadôrs de Italie e di altris 99 dai paîs forescj. Lis pagjinis viodudis a son stadis 121 mil e 169. Lis gnovis dal grup par Internet, o cemût che si dîs la “Newsletter” e à vût 55 numars di spedizion digjitâl in 2.436 direzion di pueste eletroniche. Nuie mâl par une clape di 3 mil sociis.
E cetantis altris robis. E cetantis intervents ancje impeverâts, dopo chel che nus à dit il president, Federico Vicario, cu la poie dal tesorîr Carlo Del Torre e dal diretôr Feliciano Medeot.
I politics che a àn tabaiât dopo di Vicario a son ducj intervignûts par talian, cui murmui dai sociis, che a àn gust di scoltâ dut il cjacarâ in marilenghe. Al à tacât Federico Pirone, assessôr ae Culture dal Comun di Udin, memoreant il jutori dal so ent pal centenari de Filologjiche. Dopo al à dit alc sul sisteme des 25 bibliotechis dal dulintor di Udin par vie che al si clamarà “Sisteme des bibliotechis dal Friûl”. Al à ancje fevelât des trasmissions par furlan dentri de RAI.
Gianni Torrenti, assessôr ae Culture de Regjon Autonome Friûl Vignesie Julie – che e da la plui part dai contribûts al sodalizi – al si è complimentât pes ativitâts. Ancje lui al à dit alc su la convenzion cu la RAI pes trasmissions par furlan e al à criticât la Universitât di Udin parcè che no fâs masse a pro de marilenghe.
Mario Pittoni, senatôr fresc di elezion pal partît de “Lega”, al à memoreât il salvament fat e Universitât furlane daspò de crisi dal 2008. Dopo al à batût sul fat di tornâ a vê un Diretôr scolastic regjonâl, se il so partît al fasarà il guvier.
La plui sclete gnove di cheste assemblee, par gno cont, e je rivade dai intervents des dipendents feminis de struture. Katia Bertoni, bibliotecarie de Filologjiche, e à mostrât cemût che si à di fâ par cirî tal sît web dal sodalizi un articul digjitalizât, stant la incressite dal servizi di “document delivery” (staie a dî propit il mût di lei un test cul ordenadôr o computer tacât a Internet). A son stadis 12 mil e 439 lis domandis di chest tip di servizi, il dopli dal an passât.
Antonella Ottogalli e à tabaiât dai progjets specifics dal Centri di documentazion, ricercje e sperimentazion didatiche pe scuele furlane (a pene screât, ma za un lusorôs di vite formative) cun lis centenârs di iscrizion di mestris e di insegnants a lis iniziativis comprendude la Scuele di Avost a Aplis di Davâr cuntun centenâr di educadôrs. Al è stât presentât il gnûf sît di scuele furlane, clamât propit: scuelefurlane.it
Alessandra Piani è à contât dute la schirie di ents e grups di culture che a fasaran la Setemane de culture furlane tal mês di Mai dal 2018, dulà che a saran proviodûts events ancje in colaborazion cui Fogolârs Furlans di Milan e di Rome.

Cumò vonde. Si viodarìn a Budoie e a Colorêt. Propit ai 20 di Mai al è un altri apontament dal sodalizi, la Fraie de Vierte a Budoie e al 1n di Otubar dal 2018 il XCV congrès sociâl a Colorêt.

La bibliotecarie Katia Bertoni e mostre, cuntun tic di snait, un test furlan tirât su in Internet dal sît dal sodalizi

Antonella Ottogalli e dislpee la scree dal Centri di documentazion, ricercje e sperimentazion didatiche pe scuele furlane

Alessandra Piani cul simbul de Setemane de culture furlane prontade pal Mai dal 2018


Riferiments par sgarfâ tal web

- Fabiana Dalla Valle, L'attacco della Filologica: “Udine fa di tutto per essere meno friulana di quello che è”, «Messaggero Veneto» dai 12 di Març dal 2018.

Federico Vicario, Assemblee 2018, la relazion morâl dal President, tal web dai 12 di Març dal 2018.

- Elio Varutti, Assemblee de Societât Filologjiche Furlane 2017, Udin, tal web dai 8 di Març dal 2017.

- E. Varutti, La Setemane de Culture Furlane in Friûl, IV edizion, tal web dai 27 di Avrîl dal 2017.

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Servizi gjornalistic, fotografic e di networking par cure di Elio Varutti. Ricercjis tal web cun la colaborazion di Sebastiano Pio Zucchiatti.

venerdì 9 marzo 2018

Oltre 4 mila ospiti al Centro Raccolta Profughi di Laterina, Arezzo, 1948-1963

È ricordato come Campo profughi. Nella storiografia è anche noto come Campo di concentramento per reclusi britannici durante la seconda guerra mondiale. Vedi la ricerca di Ivo Biagianti, intitolata Al di là del filo spinato. Prigionieri di guerra e profughi a Laterina (1940-1960). In realtà la struttura operò soprattutto come Centro Raccolta Profughi (CRP). Per quindici lunghi anni accolse i rifugiati dell’esodo giuliano dalmata.
Hanno fatto pure una cartolina del CRP di Laterina

Dal 1948 vi transitarono alcune migliaia di esuli in fuga dalle violenze titine della Jugoslavia. Molti di loro passarono prima da Trieste (che era nel Territorio Libero di Trieste sino al 1954, poi fu riannessa all’Italia) e poi dal Centro smistamento profughi di Udine. I profughi, infine, furono sventagliati verso il CRP di Laterina, in provincia di Arezzo ed in altri 140 CRP sparsi per il Belpaese.
“Il 19 agosto 1948 veniva aperto il Centro Profughi di Laterina nelle vicinanze di Arezzo – così scrive nella sua tesi di laurea Francesca Lisi, a p. 138 –. Questo Centro, che dipendeva dal Ministero dell’Interno, a differenza di quello di Arezzo, era in grado di ospitare un numero maggiore di profughi ed aveva un’organizzazione molto più efficiente”. La struttura chiuse i battenti il 30 settembre 1963 (p. 224). Francesca Lisi si è laureata all’Università di Firenze, nell’anno accademico 1990-1991, con una tesi proprio sul Centro Raccolta Profughi di Laterina.
Archivio del Comune di Laterina

Sono 4.695 i nominativi riportati nell’Elenco alfabetico profughi giuliani, custodito nell’Archivio del Comune di Laterina. La lista si apre col nome di Abba Lucia, che reca queste indicazioni: “n° 167 del fascicolo, data di eliminazione (dalla residenza) 4.6.1957; Comune di nuova residenza: Roma”. Si chiude con: “Zonca Silvana, n° 1428 del fascicolo, data di eliminazione non nota, irreperibile”. 
Certo, è una rubrica con poche indicazioni. Non si sanno, infatti, la data e il luogo di nascita, ma è assai utile a definire il numero di persone transitate per il CRP di Laterina, che per uscirne fornivano il luogo della nuova residenza, anche all’estero (Francia, Svezia, Brasile, Argentina, Australia, USA). Forse il numero potrebbe essere più alto di 4.695 individui, dato che le ultime registrazioni manuali si riferiscono al 1961, mentre si sa che il CRP chiuse nel 1963. Mancano, quindi, almeno due anni di registrazioni, con le ultime uscite di persone dal Campo profughi.

Collimazioni con l’Elenco alfabetico profughi giuliani
Nelle mie ricerche sull’esodo giuliano dalmata dal 1996 ho avuto l’occasione di condurre oltre 350 interviste agli esuli e ai loro discendenti. Alcuni dei loro nomi compaiono nelle registrazioni nell’Elenco alfabetico profughi giuliani dell’Archivio del Comune di Laterina. Lo scrivo a titolo di conferma, se ce ne fosse bisogno, riguardo alla collimazione delle fonti, quelle orali dei miei questionari e quelle manoscritte del registro alfabetico citato.
Penso alla signora Elvira Dudech, che mi raccontava della sua Zara e dei quattro anni e mezzo passati nel CRP di Laterina. Il già citato Elenco alfabetico contiene i nomi di “Elvira, Rita e Simeone” che cambiano residenza il 18 dicembre 1952, per Udine; invece Giuseppe Dudech il 24 aprile 1953, passa da Laterina a Roma. La signora Dudech mi ha raccontato che i toscani dicevano ai loro figli che “se non sarà boni ve faremo magnar dai profughi”.
Una cartolina di Veglia degli anni 1930-1935

Un’amica di Elvira Dudech ha scritto queste parole sulla facciata posteriore di certe fotografie: “Elvira Dudech era nata a Zara il 22 luglio 1930. Fu esule da Zara dal 15 giugno 1948, nel CRP di Laterina per quattro anni. È ripartita per Udine nell’anno 1952. Un incontro breve, ma intenso; una persona di cui fino a quel giorno ignoravo l’esistenza; una esperienza di vita che mi ha portato…”.
C’è poi Ireneo Giorgini, di Fiume, anche lui approdato con la famiglia a Laterina il 5 dicembre 1950. “La storia del mio esodo fiumano inizia il 29 novembre 1950 – ha raccontato Ireneo Giorgini, nato a Fiume nel 1937 – cinque anni dopo la fine della guerra. Mio padre, Alessandro Juricich, optò per la cittadinanza italiana, ma la richiesta fu respinta una prima volta con la motivazione: lingua d’uso croata”. Curioso è che nel citato Elenco manchi il signor Ireneo, suo padre Alessandro sia sotto il nominativo “Giorgini”, che sotto “Juricich”; manca pure la mamma di Ireneo, la signora Norma Milotich. Ecco allora che si dismotra come i documenti scritti non sempre facciano la storia.
Di un’inaudita violenza morale è la vicenda riferita da Luisa Pastrovicchio, nata a Valle d’Istria, provincia di Pola, il 16 maggio 1952. Fu immatricolata al CRP di Laterina il 25 giugno 1958 col n. 5377, come emerge dalla sua scheda di registrazione. Ecco la sua storia dell’esodo giuliano dalmata, con una valigina di cartone. Al confine di Divaccia la famiglia Pastrovicchio subì una indegna perquisizione da guerra fredda. I profughi furono fatti tutti spogliare, rimanendo in mutande, davanti ai Drusi. Con le Druse (le doganiere) intente a ispezionare le parti intime delle profughe, in cerca di dinari, gioielli o altri soldi. Cose dell’altro mondo! Col termine di “Drusi” gli italiani d’Istria, di Fiume e Dalmazia indicano i partigiani comunisti jugoslavi. Deriva dallo storpiamento della parola serbo-croata “drug”, che significa “compagno”. Tutti e cinque i Pastrovicchio sono registrati nel suddetto Elenco.
Istria, Zona B - primi anni '50, manifesto inneggiante a Tito, "ma le vetrine dei pochi negozi le iera svode"

Un altro profugo ricorda il Campo profughi di Laterina, perché lì gli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia tra quelle baracche subiscono l’avvelenamento da cibo da parte di persone locali. “I ne gà avelenado – afferma il signor Giuseppe Marsich, scappato da Veglia nel 1949 e pure lui per tre giorni ospite al CSP di Udine – e se doveva corer tuti ai bagni, dopo me ricordo che a Laterina jera una baraca ciesa, el campo sportivo e la riva dell’Arno, dove noi gente de mar se podeva far qualche nodadina; gli abitanti dei paesi vicini i faseva manifestazioni contro de noi profughi; eh, nel 1949 no se podeva andar in ciesa in Jugoslavia, perché te ieri indicado a dito e acusado in publico de clericalismo, i faseva come un processo davanti a tuti; un mio conoscente che jera ufizial de la marina de Tito, gà dovuto sposarse in ciesa de note, per no farse veder dai titini, se no perdeva el posto”. Giuseppe, Livio e Pietro Marsich sono segnati nell'Elenco menzionato dato che il 29 settembre 1953 vanno a prendere la residenza da Laterina a Udine.
Alfio Mandich, di Fiume, ha riferito che “i profughi di Laterina si sentivano come pellerossa in una riserva con tanto di quel filo spinato che circondava il campo profughi”. Il suo itinerario? Ovvio: il Campo Profughi del Silos a Trieste, poi il Centro di Smistamento di Udine, il CRP di Ancona e, infine, Laterina.
Un lasciapassare del 1984. Coll. Conighi

Il signor Luciano Pick, inoltre, mi ha comunicato che: “La mia nonna materna e mio zio Bepi Svob hanno soggiornato a lungo preso il Campo Profughi di Laterina e, quando hanno raggiunto Padova, dove noi eravamo esuli, non ricordo che abbiano esaltato il loro soggiorno forzato”.
Altri discendenti di esuli si chiedono se c’è qualche parentela tra i lettori del social media, come Maria Tuntar, di Capriata d’Olbia, provincia di Alessandria, che ha scritto: “Chissà Romano Tuntar forse era parente nostro? Io sono nata a Laterina, Arezzo”.
Loretta Rusich riguardo al CRP di Laterina ha lasciato questo conciso messaggio in Facebook nel gruppo Un Fiume di Fiumani: “Presente, avevo 4 anni, mi ricordo il freddo, il fango l'odore dell'acqua stagnante, l'odore dell'unico gabinetto in fondo alla baracca, il gracidare delle rane”. Anna Mavar, infine, nello stesso social media scrive: “Mi son nata a Laterina nel 1958, ma semo stadi poco”.

Archivio del Comune Laterina, Elenco alfabetico profughi giuliani, pagina 8

Quello di Laterina era un CRP assai importante
Era una grande struttura, sorta in origine, verso il 1942, per concentrare i prigionieri dell’Impero britannico catturati in Africa dalle forze dell'Asse. Il Campo ne poteva contenere 3.500-4.000, come si legge nelle carte dell’Archivio di Stato di Arezzo (ASAr), nel fondo intitolato Centro Raccolta Profughi (CRP) di Laterina, secondo l’indagine di Francesca Lisi.
Poi il campo di concentramento accolse, nel 1945-1946, circa 400 prigionieri italiani catturati dagli alleati. Si trattava di repubblichini o di giovani disertori in divisa fascista avvicinatisi alla linea del fronte, per consegnarsi agli angloamericani. La maggior parte dei reclusi, tuttavia, proveniva dai campi di prigionia degli USA, come ha scritto Francesca Lisi, a pag. 141 della sua tesi.
“All'inizio del 1949 nel C.R.P. di Laterina – ha aggiunto Francesca Lisi, a pag. 143 – erano in funzione solo 19 baracche adibite ad alloggio per i profughi e altre baracche che servivano rispettivamente come cinema, scuola, barbiere, centralina elettrica, infermeria, alloggio per gli addetti al Centro, asilo, chiesa e magazzini vari”.
Istriani abbandonano le loro case e le loro terre della Zona B nel 1954, dopo l'assegnazione alla Jugoslavia di quell'area. Foto da Facebook

Dopo circa un mese dalla sua apertura, il Centro ospitava già 1.000 profughi, aggiunge la Lisi. Questo fatto dimostra che era uno dei più importanti tra quelli esistenti in Italia. Già nell’ottobre 1948 la condizione degli alloggi era migliorata grazie ai lavori effettuati e rispetto alla situazione di molti altri Centri compreso quello di Arezzo, poteva essere ritenuta soddisfacente anche dal punto di vista dell’igiene e delle comodità (p. 149 della tesi di F. Lisi).
“L’appalto della mensa fu concesso alla Società Appalti e Forniture (S.A.E.F.), che svolgeva tale servizio per gli 800 profughi del Centro. Nel 1961 la mensa fu dotata di due cucine (offerte dalla ditta Vannini), ciascuna delle quali poteva soddisfare il fabbisogno di 400 persone. La mensa forniva, secondo quanto stabilito dal contratto di appalto, tre pasti quotidiani”. Poi viene precisato che “la colazione prevedeva: una bevanda calda e zuccherata (latte e caffè) e pane, mentre il pranzo e la cena variavano a seconda delle disponibilità. Era previsto un supplemento giornaliero di vitto, fino a Lire 50 pro-capite, per i profughi malati e bisognosi di cibi particolari”. Ciò a pag. 187 della tesi di laurea di Francesca Lisi.
Retro della Scheda di registrazione al Centro Raccolta Profughi di Laterina. Nella prima riga si legge la provenienza dal Centro smistamento profughi di Udine. Coll. Luisa Pastrovicchio

C’è un ulteriore dato molto interessante riguardo alla presenza di individui nel CRP di Laterina. Sempre nei cartolari del fondo C.R.P. di Laterina, presso l’ASAr, Francesca Lisi ha trovato il numero delle presenze alla mensa del Centro. Scrive a pag. 186, nella nota 78: “Riportiamo il numero delle presenze alla mensa del Centro nel 1948-'49; nel 1948 c’erano state 29.976 presenze, mentre nel 1949 ce ne erano state 33.675”. Da quest’ultimo dato si può calcolare una presenza media mensile di 2.806 individui, mentre per il 1948 il dato medio è pari a 2.498 persone.
Non a caso in altre pagine della tesi della Lisi si può leggere che “Il Centro, nei momenti di massima affluenza, arrivò ad ospitare fino a 2 mila persone, accogliendo oltre ai profughi della Venezia Giulia, anche quelli provenienti dall’Africa” (p. 230).
Allora pare sottostimato il numero di profughi giuliano dalmati riportato da Laura Benedettelli nel suo pur documentato studio intitolato I profughi giuliani, istriani, fiumani e dalmati in provincia di Grosseto, del 2017. Scrive la Benedettelli che “Nella provincia di Arezzo i 588 profughi che arrivarono nei vari anni vennero accolti nel CRP di Laterina (…) che poteva contenere fino a 12.000 persone” (p. 48).
La torre civica di Fiume con aquila monocefala, disegno di G. Garavaglia, Settimo raduno nazionale dei Fiumani, Genova 27-28 settembre 1969. Coll. Carlo Leopoldo Conighi, Udine

Nei vari anni, più precisamente dal 1948 al 1963, il CRP di Laterina ospitò almeno 4.695 persone, secondo i nominativi riportati nel già citato Elenco alfabetico profughi giuliani, custodito nell’Archivio del Comune di Laterina. Non solo 588! Anche il numero dei prigionieri inglesi e dei “Dominions” è impreciso, dato che furono reclusi nel Campo Italiano N° 82, dal 1941 al Settembre 1943, una media di 2.500-3.000 prigionieri. Vedi il sito web di http://valdarnopost.it ad esempio.
Inoltre da altra letteratura di carattere storico disponibile nella rete (vedi: http://www.storiaememorie.it/villaoliveto/MostreCampi/Laterina/PannelloLaterina2.htm) si sa che “La scarsa igiene, la sottoalimentazione, provocavano nei prigionieri malattie debilitanti: dissenteria e tifo”. Figurarsi cosa sarebbe successo con 12 mila prigionieri?
Riguardo alla provenienza territoriale degli esuli Francesca Lisi, in base al fondo C.R.P. di Laterina, presso l’ASAr, nota che “La maggior parte dei profughi presenti nel Centro proveniva dalla città di Fiume ed esercitava mestieri connessi con la navigazione e con le attività portuali. La zona di Laterina, che era prevalentemente agricola, non poteva offrire lavori congeniali a questi profughi. Per questo motivo il Direttore chiedeva al Prefetto di fare pressione al Ministero dell’Interno perché si agevolasse il trasferimento dei profughi, in modo da indirizzare a Laterina quelle persone le cui originarie condizioni di vita (coloni, braccianti, ecc.) non fossero troppo in contrasto con la situazione della provincia aretina” (p. 150, nota 22).
Scheda di registrazione n. 5.375 al Centro Raccolta Profughi di Laterina, intestata a Gaudenzio Pastrovicchio di Valle d'Istria. Nel 1958 quando arrivano ricevono il n. 5.375 nella scheda, segno che prima di lui erano stati schedati altri 5.374 esuli. 
Coll. Luisa Pastrovicchio

Una ultima considerazione può essere fatta sugli ospiti del CRP di Laterina. È di carattere politico, dato che influenzò la politica toscana e italiana del tempo. Luisa Pastrovicchio, ospite da bambina del CRP di Laterina, ha scritto in un suo memoriale, del 2017, che “I profughi istriani del campo di Laterina hanno contribuito all’elezione del Ministro Amintore Fanfani. Si è ritrovato nell’album della direzione, datato 1956, un telegramma del ministro dell’interno Fanfani (collegio elettorale di Arezzo) che ringrazia i profughi perché su 519 votanti del campo 462 avevano votato per il suo partito [la Democrazia Cristiana], togliendo ai comunisti l’amministrazione del Comune di Laterina. I profughi poi trasferiti in un altro campo, dopo il 1958, furono invitati a non trasferire l’iscrizione anagrafica per non ripetere lo stesso scherzo di Laterina, nelle successive elezioni”.
Laterina, corso muratori Istriani al CRP, 1958-1959. 
Coll. Pastrovicchio

Perché scappare da Fiume nel dopoguerra
Furio Percovich ha pubblicato il documento sottostante con un messaggio in Facebook il 7.3.2018 nel gruppo “Un Fiume di Fiumani”, per spiegare i motivi di fuga da Fiume, da Zara e dalla Venezia Giulia, dall’avvento del regime di Tito. Il documento è custodito presso la Società di Studi Fiumani – Archivio Museo storico di Fiume sito in Roma, Documenti per la storia giuliano-dalmata nel secondo dopoguerra. Il servizio è gratuito a soci, simpatizzanti e a quanti tengono conferenze nelle scuole.
L’oggetto della documentazione è riferito alla fine della seconda guerra mondiale, con la nazionalizzazione jugoslava delle imprese e di attività commerciali e artigianali nelle terre occupate nel maggio 1945. Il caso specifico è accaduto a Fiume il 5 febbraio 1946.
Si tratta di un documento molto importante per comprendere una delle diverse motivazioni che spinsero alla fuga gli italiani di Fiume e di altre parti della Venezia Giulia occupata dagli jugoslavi che imposero anche un regime comunista. 
In questo caso si vede il documento bilingue (italiano e croato) che comprova il passaggio della proprietà (dal cavalier Ettore Rippa) di una ditta di Fiume nelle mani dei poteri popolari jugoslavi. Il proprietario in questo caso subì solo qualche mese di detenzione, ma divenne poi operaio della sua stessa ditta. Quando poté Ettore Rippa, riparò in Italia anche per ricostruirsi una vita in un sistema democratico e parlamentare. Ricerca e testo di Marino Micich.
Fiume 1946, esproprio alla ditta dell'ottico Ettore Rippa, degradato dal Comitato Popolare Cittadino a: operaio. Archivio Museo storico di Fiume, sito in Roma. Documenti per la storia giuliano-dalmata nel secondo dopoguerra, fondo esodo

Bibliografia, fonti originali e ringraziamenti
Sono riconoscente al signor Claudio Ausilio, dell’ANVGD di Arezzo, per la insostituibile collaborazione nella ricerca dei materiali originali su cui studiare. Mi riferisco alle due tesi di laurea consultate, a documenti vari d’archivio, a numerose fotografie, ai memoriali e ai contatti con alcuni esuli ospitati nel CRP di Laterina negli anni ’50.
Altri documenti, cartoline e fotografie sono stati reperiti in Internet, quando non altrimenti indicato. Desidero rivolgere i miei ringraziamenti al sindaco e gli operatori del Comune di Laterina, per la disponibilità riservata al signor Claudio Ausilio nella ricerca di documenti e registri sul Campo profughi. Ringrazio gli esuli intervistati e i loro discendenti per i vari materiali messi a disposizione della ricerca, come fotografie, cartoline, memoriali, documenti privati e cimeli dell’esodo.

- Dichiarazione sulla ditta Ettore Rippa, ottico di Fiume, Archivio Museo storico di Fiume, sito in Roma. Documenti per la storia giuliano-dalmata nel secondo dopoguerra, fondo esodo, con commento di Marino Micich, diffuso in rete da Furio Percovich, 5 febbraio 1946, dattiloscr.

- Elenco alfabetico profughi giuliani, Archivio del Comune di Laterina, 1949-1961, ms.

- Sabrina Caneschi, L’Assistenza post-bellica in Italia. Organizzazione e settori d’intervento, Tesi di Laurea, Università di Firenze, Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, Relatore prof. Sandro Rogari, Anno Accademico 1990-1991, pp. 263+LXXIV.

Cartolina della Coll. Conighi

- Francesca Lisi, L'Assistenza post-bellica ad Arezzo Il Centro Raccolta Profughi di Laterina, Tesi di laurea, Università di Firenze, Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, Relatore prof. Sandro Rogari, Anno Accademico 1990-1991, pp. 268+XC.

- Luisa Pastrovicchio, Campo profughi di Laterina (Arezzo), testo videoscritto in PDF, 2017, pp. 1-5.

- Aldo Tardivelli, Un filo spinato… non ancora rimosso, testo videoscritto in Word, s.d. [ma: post 2004?], pp. 1-7. [Risposta circostanziata alle tesi di Ivo Biagianti, pubblicate nel 2000].

Riconoscimento della qualifica di profuga alla signora Miranda Brussich, di Pola, esule da Fiume. Notare che il prefetto di Belluno impiega solo un mese a rilasciare detto attestato. Coll. Conighi

Collezioni private
- Coll. famiglia Conighi, Udine, documenti d’esodo e cartoline.
- Coll. Luisa Pastrovicchio, esule da Valle d’Istria, vive a Pessinetto, città metropolitana di Torino, documenti stampati, fotografie e memoriale dattiloscritto.

Fonti orali e del web
Ringrazio per la disponibilità dimostrata nella raccolta delle informazioni gli esuli da me intervistati a Udine, con taccuino, penna e macchina fotografica, se non altrimenti indicato. Per i contatti con i signori Giorgini, Pastrovicchio e Tardivelli sono riconoscente a Claudio Ausilio, dell’ANVGD di Arezzo, per avermi agevolato nelle ricerche.
- Elvira Dudech (Zara 1930 – Udine 2008), int. del 28 gennaio 2004 e 15 dicembre 2007.
- Ireneo Giorgini, Fiume 1937, esule a Torino, intervista telefonica del 30 gennaio 2017.
- Giuseppe Marsich, Veglia “italiano all’estero” (Regno dei Serbi, Croati e Sloveni) 1928, int. dell’11 febbraio 2004 e del 10 febbraio 2018.
- Anna Mavar, Laterina (Arezzo) 1958, vive a Piossasco (TO), messaggio in Facebook del 10 marzo 2018.
- Luisa Pastrovicchio, Valle d’Istria, provincia di Pola, 1952, esule a Pessinetto, città metropolitana di Torino, int. al telefono del 28 febbraio 2017.
- Luciano Pick, Fiume 1940, esule a Pertegada di Latisana, provincia di Udine, messaggio in Google del 24 gennaio 2017.
- Loretta Rusich, Fiume 1946, messaggio in Facebook del 9 marzo 2018.
- Aldo Tardivelli, Fiume il 20 settembre 1925, esule a Genova, int. telefonica e per e-mail del 20-24 gennaio 2017.
- Maria Tuntar, nata nel CRP di Laterina, provincia di Arezzo, vive a Capriata d’Olbia, provincia di Alessandria, messaggio in Facebook del 20 gennaio 2017.

Bibliografia, fonti edite e nel web
- Laura Benedettelli, I profughi giuliani, istriani, fiumani e dalmati in provincia di Grosseto, Istituto Storico Grossetano della Resistenza e dell’Età Contemporanea (ISGREC), on-line dal giorno 8 febbraio 2017.

- Ivo Biagianti (a cura di), Al di là del filo spinato. Prigionieri di guerra e profughi a Laterina (1940-1960), Comune di Laterina, Stampa Centro editoriale toscano, s.d. [2000].

- Glenda Venturini, Giorno del Ricordo: la testimonianza di Alfio Mandich, ex calciatore passato dal campo profughi di Laterina, on-line dal 9 febbraio 2018.

- E. Varutti, Esodo disgraziato dei Tardivelli, da Fiume a Laterina 1948, on-line dal 22 gennaio 2017.

E. Varutti, Esodo da Fiume al Campo Profughi di Laterina, 1950, on-line dal 30 gennaio 2017.

E. Varutti, Da Valle d’Istria a Laterina. I Drusi ne gà lassà in mudande, on-line dal 28 febbraio 2017.

- E. Varutti,  Laterina, Campo profughi istriani tra accoglienza, clientele e razzismo, on-line dal 5 marzo 2017

E. Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017.

Trieste 1945 - Manifestazione a favore di Tito, cui seguivano i pestaggi contro gli italiani