Visualizzazione post con etichetta esodo giuliano dalmata. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta esodo giuliano dalmata. Mostra tutti i post

lunedì 6 aprile 2026

Uno sconosciuto aiuto ai profughi giuliani. L’Oratorio dei Vanchetoni a Firenze, di Susanna Bino, 1947

Interessante e molto originale è questo studio di Susanna Bino sul sito d’accoglienza profughi dei Vanchetoni a Firenze nel secondo dopoguerra. Poco o nulla si sapeva su tale luogo allestito, nel 1947, in fretta e furia in un oratorio barocco seicentesco del capoluogo toscano. A Firenze, in quei frangenti, sempre più esuli affluivano dall’Istria, Fiume e Dalmazia e da altre località. La difficoltosa accoglienza ai Vanchetoni, durata un anno, si concluse col trasferimento dei 70 ospiti, tra i quali molti bambini, in un altro sito per profughi. Ce n’erano vari in città fino all’assegnazione delle case popolari in via delle Gore, nella zona di Careggi, a metà degli anni ’50.

Secoli or sono l’appellativo di “Vanchetoni” fu assegnato a un’antica arciconfraternita religiosa di culto cattolico, tutt’oggi in piena attività, per il modo di camminare cheti e silenziosi (“Vanno cheti”) e per il termine di “bacchettoni”, in riferimento alla bacchetta usata per battersi a scopo penitenziale.

L’Autrice, figlia di esuli istriani, si concentra soprattutto su tale sito di sistemazione profughi nel dopoguerra per motivi familiari. Non a caso, in appendice, c’è una esclusiva testimonianza scritta dal suo papà, messa debitamente a confronto con le esclusive documentazioni d’archivio sui Vanchetoni. Proprio la ricca e scrupolosa citazione e riproduzione archivistica è il grande merito dell’opera che presenta, inoltre, un’equilibrata introduzione storica alla complessa questione del confine orientale.

L’importanza dello studio della Bino è data dalla documentazione e dalle cifre secondo gli archivi e i giornali locali. Nel paragrafo intitolato “Il problema dei sussidi e dell’assistenza economica” del 2° capitolo sono citati 2.700 profughi presenti a Firenze in vari centri nel 1948, provenienti da vari territori, inclusa la Venezia Giulia.

Anche Firenze, dunque, può offrire un nuovo sito alla letteratura dell’esodo giuliano dalmata. Già sono stati studiati e documentati, anche nel web, il Campo profughi del Sant’Orsola (Crp), o siti analoghi come quello di Via della Pergola, quello di Via della Scala, o quello della stazione. È dal 2023 che Beatrice Raveggi e Daniela Velli hanno pubblicato per la realtà toscana: “In tempo di pace. Ispirato alla storia vera di Claudio Bronzin esule istriano”, Treviso, Edizioni la nave dei sogni, 2023.

Dall’approfondita ricerca storica della professoressa Bino, corredata di immagini e con lo spoglio orientato dei giornali del periodo, il sito d’accoglienza profughi dell’Oratorio dei Vanchetoni è una realtà sociale analizzata sotto varie forme e in modo particolare. I vari documenti sono stati scovati nell’Archivio di Stato di Firenze e in altri luoghi di conservazione dei beni culturali. Molto interessanti sono le corrispondenze menzionate e riprodotte nel libro, di celebri personaggi come il ministro Scelba, il cardinale Elia Dalla Costa, arcivescovo di Firenze, Giorgio La Pira, Mons. Guido Anichini o Giulio Andreotti, intenti ad aiutare il mondo degli esuli.

È un libro esemplare quello della Bino poiché contiene i tipici casi della “mal accoglienza” riservata ai profughi giuliano dalmati dall’Italia matrigna. Ci sono le lettere delle autorità laiche e religiose che si danno da fare, compatibilmente con il periodo storico, per rendere decente l’arrivo e la permanenza dei profughi. Già il 19 gennaio 1947 furono 580 i profughi dichiarati in arrivo, dipendenti della Manifattura Tabacchi di Pola e trasferiti in quella di Firenze. Sono menzionate le famose pareti di cartone intelaiato nei box del Campo profughi del Sant’Orsola, dove vivevano le tabacchine.

È citata una certa propaganda politica di area comunista che “spingeva l’opinione comune a considerare tutti i profughi giuliani come ‘fascisti’ fuggiti da un ideale e idealizzato regime comunista”. È riportato il caso in cui le istituzioni volevano addirittura far pagare l’alta bolletta della luce ai profughi, che ricevevano un meschino sussidio dall’Ente Comunale di Assistenza per gli alimenti. Così, aizzati dalla stampa di partito “alla sera si è raccolta davanti alla chiesa una folla di ‘compagni’ a battere dei colpi contro il portone chiuso, urlando ‘Fascisti! Fascisti!’.

Il testo gode del patrocinio dell’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea, oltre che del Comitato provinciale di Udine dell’ANVGD. Contiene una “Introduzione” del professore Gianni Silei, ordinario di Storia contemporanea all’Università di Siena, una “Prefazione” di Stefano Cecconi, Guardiano-Presidente della Congregazione dei Vanchetoni e una “Postfazione”  di Elio Varutti.

Con questo volume, allora, si sa molto, se non tutto, del sito per profughi dei Vanchetoni a Firenze. L’opera rientra nel quadro di indagini conoscitive svolto di recente anche in altre località italiane. Si pensi a Giovanni Spinelli, con il suo “Dopo l’esodo: da profughi a cittadini. Il processo di integrazione di giuliani e dalmati nell’Italia del secondo Novecento attraverso le vicende di Brescia”, del 2024.

Altro Crp oggetto di studi era situato a Novara in una ex caserma, addirittura oggi oggetto di visite guidate. Il libro in questione si intitola: “Da caserma a campus universitario. Le vicende della Perrone nella storia d’Italia”, edito nel 2025, dalla Società Storica Novarese in collaborazione con il Dipartimento di Studi per l’economia e l’impresa. Un recentissimo studio sul Crp di Taranto, con adeguate indagini archivistiche è, infine, quello del professor Vito Fumarola, intitolato: “L’esodo giuliano dalmata in provincia di Taranto” (ANVGD, Trieste 2025).

È una prolifica stagione di ricerche e di studi molto importante per la storia dell’esodo giuliano dalmata, senza rancori, senza preventivi approcci ideologici, ma con un senso del dialogo, del rispetto e della pace in dimensione europea. E il libro sui Vanchetoni ci sta dentro a pieno titolo.

--

Il libro recensito -  Susanna Bino, Profughi dalla Venezia Giulia a Firenze: La vicenda dei Vanchetoni (1947-1948), Firenze, Aska, 2026.

ISBN  978 88 7542 426 8

--

Recensione di Elio Varutti, coordinatore del Gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine. Networking e studi a cura di Girolamo Jacobson e E. Varutti. Lettori: Claudio Ausilio (esule di Fiume a Montevarchi, AR), Bruna Zuccolin, Sergio Satti, Annalisa Vucusa (ANVGD di Udine) e i professori Daniela Conighi e Enrico Modotti. Copertina: il libro dei Vanchetoni di Susanna Bino. Ricerche presso l’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin, che fa parte pure del Consiglio nazionale del sodalizio e, dal 2024, è Coordinatore dell’ANVGD in Friuli Venezia Giulia.  Vice presidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi.   Sito web:  https://anvgdud.it/

 

martedì 14 gennaio 2025

Nuovo libro di Varutti sugli esuli giuliano dalmati in Toscana: “La patria cercata”

Ai primi di gennaio 2025 è stato dato alle stampe: "La patria cercata. Ricordi di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in Toscana", scritto da Elio Varutti, con la collaborazione di Claudio Ausilio, dell'ANVGD di Arezzo. Sin dalla copertina c’è una fotografia, del 1950, con una folla al Centro raccolta profughi di Marina di Massa, un rinomato centro balneare della costa apuana, in provincia di Massa-Carrara. La foto è della collezione di Francesco Ostrogovich, che pure ha collaborato al progetto editoriale.

La copertina del volume del 2025


Chi cercava la patria? Dopo la seconda guerra mondiale i profughi italiani usciti dall’Istria, Fiume e Dalmazia a causa della prevaricazione dei seguaci di Tito, nutrirono il senso della patria perduta. “Ce ne siamo andati – dissero in molti – grazie al diritto di opzione riconosciuto dal trattato di pace”. Qualcuno, tuttavia, è fuggito con le pallottole jugoslave che gli fischiavano nelle orecchie. Non avevano più il negozio, la fattoria, il cantiere, né la casa che, per molte persone, era l’abitazione degli avi in quelle terre da svariati secoli. Tutti i loro averi servirono all’Italia sconfitta, dopo la guerra voluta dal duce e dal re, alleati di Hitler, per pagare i danni del conflitto alla vincente Jugoslavia. Così fu firmato il trattato di pace il 10 febbraio 1947 che assegnò alla Jugoslavia: Istria, Fiume, Zara e gran parte delle provincie di Trieste e Gorizia. Erano del Regno d’Italia dalla fine della Grande guerra. Nel secondo dopoguerra, quindi, gli esuli istriani, fiumani e dalmati si ritrovarono a cercare la patria. Alcune migliaia di loro la ritrovarono in Toscana.

Ecco i ricordi degli esuli giuliano dalmati e dei loro discendenti. La vicenda del Campo profughi di Laterina (AR), è stata descritta dall’Autore nel 2021 nel libro “La patria perduta”. Ora si riportano i pensieri degli esuli e familiari accolti nel dopoguerra nei Centri di raccolta della Toscana. Non solo a Laterina, ma pure a Lucca, Forte dei Marmi, Marina di Massa, Marina di Carrara. Alcune decine di migliaia di italiani per nascita e per scelta si sparpagliano a Firenze, Siena, Pisa, Livorno, Arezzo e in altre città del Nord e Centro Italia. Molti di loro transitarono per il Centro smistamento profughi di Udine, che operò in via Pradamano 21, dal 1946 al 1960, accogliendo oltre 100 mila individui.

Dal 1946 al 1963, il Crp di Laterina funzionò per oltre 10 mila italiani in fuga dalle loro terre assegnate alla Jugoslavia col trattato di pace del 10 febbraio 1947. Erano italiani della patria perduta, o in cerca di patria. In baracca patirono il freddo e la fame. Tra i più anziani di loro ci fu un alto tasso di suicidi. A Laterina giunsero pure alcuni sfollati dalle ex colonie.

Queste memorie giunte dall’Italia, persino dagli USA, Argentina e dal Canada ci fanno capire la vita quotidiana e i momenti di incontro-scontro con la popolazione locale, fino alla completa integrazione sociale all’estero o in patria, mediante i matrimoni con gli autoctoni e, soprattutto, col lavoro, con la religione e con l’assegnazione delle case popolari.

Centro raccolta profughi di Migliarino pisano, 10.4.1950. Sposi Maria Maracich e Gino Beltramini celebra don Mario Maracich. Dal libro di Maria Maracich, "Il viaggio di Meri"

Ecco le parole dalla Prefazione della dott.ssa Bruna Zuccolin, Presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia: "Nel momento in cui si dà ora alle stampe La patria cercata, si apre il problema del confronto con il riuscito primo volume, La patria perduta: sarà in grado il secondo di rispondere alle aspettative? Penso proprio di sì: anzitutto, perché ritorna lo stesso “sceneggiatore”: il “nostro” Elio Varutti, con la sua capacità di ascolto, intesa sia in senso professionale, da bravo sociologo, sia in senso umano, per la sua innata attitudine a percepire e a farci percepire non solo le storie che gli intervistati raccontano, ma anche le emozioni e le sensazioni che provano. E poi c’è sempre alle spalle il grande Claudio Ausilio, l’ispiratore dei due volumi, che con la sua pacatezza, ma anche la sua tenacia ha svolto infaticabile un’enorme mole di lavoro, cercando per mezzo mondo i testimoni e procurando l’occasione delle interviste.

Montona (Istria), 2.2..1947. La famiglia Andretti, con Mario, in basso a destra. Poi furono esuli al Campo profughi di Lucca e in USA

Come in una “saga” cinematografica, un buon punto di partenza è il ritorno di alcuni dei personaggi originali, come il farmacista buono o i leggendari insegnanti del CRP, di cui si rivelano ulteriori aneddoti, e l’ingresso di nuove, appassionanti vicende. Vicende molto diverse e variegate tra di loro: personaggi sconosciuti e altri poi diventati famosi, da Andretti a Marchionne, da quelli vicini al fascismo a quelli finiti nei lager per il loro antifascismo, da chi era pienamente italiano e chi non lo era; ma tutte accomunate dal far parte della stessa storia collettiva, quella istriana, fiumana, dalmata, con i suoi valori civili e morali". Fin qui le frasi della Zuccolin.

Con un ricco apparato fotografico e documentario, ne La patria cercata, delle edizioni Aska di Firenze, ci sono le storie delle famiglie Andretti, Badini, Baici, Barbieri, Benvegnù, Bracchitta, Cattonar, Daddi, Daici, Danielis, Dobri, Manzin, Manzoni, Marchionne, Mladossich, Pacori, Paoli, Prete, Radolovich, Rauni, Rocchi, Sestan, Spogliarich, Sponza, Stipcevich, Tomissich, Travaglia, Tropea, Varesco, Vellenich ed altri.

--

Dati del libro – Elio Varutti, La patria cercata. Ricordi di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in Toscana, Firenze, Aska, 2025, pagg. 176. Euro 20.      

ISBN 978-88-7542-413-8   

La lapide in Via Pradamano 21 a Udine, dove funzionò il Centro smistamento profughi da dove vennero sventagliati in 160 Centri raccolta profughi d'Italia, inclusi quelli della Toscana


Qualifica di profugo per Luigi Casarsa, esule di Parenzo, attestata nel 1949 dalla Prefettura di Lucca

---
Fino al 21.05.2025 il libro “La patria cercata” è stato presentato, in Italia e all’estero, con successo di pubblico a circoli culturali, biblioteche, scuole e associazioni, con le rispettive autorità istituzionali come nel museo di Muggia (TS), in presenza pure di Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste e di Renzo Codarin, presidente dell’ANVGD nazionale. Poi è stato presentato in Consiglio regionale a Firenze, in Consiglio comunale a Laterina Pergine Valdarno (AR), a Palazzo ducale di Massa (MS), al vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. In Friuli è stato presentato a Udine (al Liceo Classico “J. Stellini”, all’Istituto Tecnico Economico “A. Zanon”, all’Isis “C. Deganutti”). Poi a Tarcento (UD), a Tavagnacco (UD), a Attimis (UD) e a Zoppola (PN). Il 18 maggio 2025 è stato presentato al Salone del Libro di Torino, nel padiglione della Regione Toscana, con Bruna Zuccolin, Bruno Bonetti (presidente e vice dell’ANVGD di Udine) e Aldo Ferucci (editore).

Oltre che sul «Corriere di Arezzo», su «L’Arena di Pola», «La Nazione», «Diari Toscani», «Teletruria», «Rete Valdarno», «Arezzo TV», «La Gazzetta di Massa e Carrara», «Valdarnopost.it», «Amaranto Channel», «Errevuti Radio», «anvgd.it», «Arcipelago Adriatico» e «anvgdud.it» il volume è stato presentato a Radio RAI Friuli Venezia Giulia, nella trasmissione di “Sconfinamenti”, con replica da Radio Capodistria (SLO) e su raiplaysound.it/ in podcast. Commenti sono apparsi su «La Voce del Popolo», di Fiume/Rijeka (HR).

---

Testi Sebastiano Pio Zucchiatti e di Elio Varutti, Coordinatore del gruppo di lavoro storico-scientifico dell'ANVGD di Udine. Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo e E. Varutti. Lettori: Bruna Zuccolin, Bruno Bonetti e Marco Birin. 

Fotografie della collezione di Francesco Ostrogovich, Istrianet.org e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia n. 29 a Udine – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. 

Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin, che fa parte pure del Consiglio nazionale del sodalizio e, da luglio 2024, è Coordinatore dell’ANVGD in Friuli Venezia Giulia. Vicepresidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi. Grazie a Alessandra Casgnola, Web designer e componente del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine.   Sito web:    https://anvgdud.it/

Profughi di Marina di Massa (MS), Coro della Cappella 1949, Coll. Ostrogovich
---

Rassegna stampa

- Luca Tosi, “La Patria cercata, ricordi d’italiani d’Istria”, Attualità, «Teletruria», 5 Febbraio 2025, 1’, 32’’.

- Dal "Corriere di Arezzo", 9.2.2025.


- Dal profilo Facebook di "Errevuti Radio". del 5 febbraio 2025, minuti 12,03.

martedì 24 settembre 2024

Esuli ritornano a Laterina. Visita di Anna Maria Manzoni all’ex Campo profughi

Per gli esperti è il turismo del ricordo. Cresciuti tra le baracche, a volte gli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia ritornano per vedere il loro posto di accoglienza dopo la seconda guerra mondiale. Nel campo profughi giocarono, andarono a scuola, ricevettero il pacco della befana, pregarono nelle processioni, fecero la prima comunione e la cresima. Sono ricordi indelebili. Così la signora Anna Maria Manzoni, nata ad Albona, provincia di Pola, nel 1940, esule a Torino, è ritornata nel Valdarno per vedere i luoghi della sua giovinezza dove giunse nel 1948 in fuga dalle violenze titine. 

Ponticino (AR), mostra “Forme e Colori”. Da sinistra: Gilberto Borri, Rita Tassini, Anna Maria Manzoni, Alessandra Chighine, Claudio Ausilio e Roberto Montevecchi


Non è stato un soggiorno mordi e fuggi, perché si è fermata dal 15 al 21 settembre 2024 presso una nota Casa vacanze. Al bar del paese ha pure casualmente incontrato e volentieri chiacchierato con Jacopo Tassini, sindaco di Laterina Pergine Valdarno (AR). Accompagnatori nella singolare visita d’istruzione erano Roberto Montevecchi, amico d’infanzia di Anna Maria e Claudio Ausilio, esule di Fiume a Montevarchi (AR). 
Oltre a vedere cosa resta oggi del vecchio Campo profughi, la comitiva ha visitato l’interno di una ex baracca, ristrutturata a laboratorio artigianale della ditta “B&B Creazioni Moda” con Lucia e Lorenzo Bianchi. Non è mancata un tappa al santuario di Santa Maria in Valle, situato nei pressi dell’area artigianale (ex Campo profughi) del Comune di Laterina Pergine Valdarno. Pure gli esuli giuliano dalmati si recarono in quel luogo di culto nel periodo 1946-1963, finché durò aperto il Centro raccolta profughi, posto vicino all’Arno. 
Non è mancata la visita ad Arezzo, a seguire la visita a Monterchi e Citerna, antichi borghi tra Rinascimento e grandi paesaggi, al confine tra Toscana e Umbria, due piccole cittadine che custodiscono speciali opere d’arte in un contesto rurale. Nei vari giorni di permanenza la signora Manzoni è stata poi ospitata a un pranzo dalla dottoressa Manuela Micchi, figlia del farmacista Aldo Micchi che, nel 1954, aiutò in modo disinteressato e pieno di umanità la signora Vincenza Ruta Bracchitta, ospite del Centro raccolta profughi, che intendeva barattare la propria fede nunziale per un po’ di latte in polvere da neonati. 

Anna Maria Manzoni a Laterina (AR) nel 2024


C’è stato anche un altro momento culturale. Con i fidi accompagnatori (Ausilio e Montevecchi) la signora Manzoni ha visitato la mostra di pittura e scultura “Forme e Colori” a Ponticino, frazione del Comune di Laterina Pergine Valdarno. Aperta presso il Centro Culturale di Memorie e Contemporaneità la rassegna collettiva contiene opere dello scultore Gilberto Borri, della pittrice Rita Tassini, di Francesco Sordini, pittore Ponticinese e di Mark Soetebier, pittore fotografo e videomaker olandese. All’incontro era presente pure Alessandra Chighine, dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Laterina Pergine Valdarno e Filippo Neri, della Commissione di Biblioteca. 
Laterina, Visita alla ditta “B&B Creazioni Moda”. A sinistra: Anna Maria Manzoni, Lucia Bianchi e Lorenzo Bianchi

Un nuovo libro - La vicenda del farmacista Micchi assieme a tanti altri fatti storici del territorio è ben descritta nel prossimo libro di Elio Varutti elaborato in collaborazione con Claudio Ausilio. Dopo il grande successo de La patria perduta. Vita quotidiana e testimonianze sul Centro raccolta profughi Giuliano Dalmati di Laterina 1946-1963, di Aska edizioni di Firenze, edito nel 2021, è in fase di stampa una nuova iniziativa editoriale. 
Si intitolerà “La patria cercata. Ricordi di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in Toscana”. La pubblicazione è prevista per il ‘Giorno del Ricordo’ 2025. 
Ci saranno le memorie giunte dall’Italia, persino dagli USA, Argentina e dal Canada. Ci fanno capire la vita quotidiana e i momenti di incontro-scontro con la popolazione locale, fino alla completa integrazione sociale all’estero o in patria, mediante i matrimoni con gli autoctoni e, soprattutto, col lavoro e con l’assegnazione delle case popolari. Ci saranno le storie delle famiglie Badini, Baici, Barbieri, Benvegnù, Bracchitta, Cattonar, Daddi, Daici, Danielis, Dobri, Manzin, Manzoni, Mladossich, Pacori, Paoli, Prete, Radolovich, Rauni, Rocchi, Sestan, Spogliarich, Sponza, Stipcevich, Tomissich, Travaglia, Tropea, Varesco, Vellenich ed altri ancora. 

Santuario di Santa Maria in Valle, nel Comune di Laterina Pergine Valdarno (AR), Anna Maria Manzoni e Roberto Montevecchi


-- 
Cenni bibliografici - Elio Varutti, Esodo da Fiume a Laterina. La s’ciavina per parete di giorno e per dormire la notte, 1948, on line dal 1° settembre 2020 su varutti.wordpress.com

- E. Varutti, Esodo di Annamaria Manzoni da Albona, 1948. A Trieste, Udine, Laterina e Torino, on line dal 26 settembre 2021 su  varutti.wordpress.com

- Glenda Venturini, Nel Giorno del Ricordo il racconto di Anna Maria Manzoni, arrivata al Campo profughi di Laterina a 8 anni, on line dal 9 febbraio 2020 su  valdarnopost.it

Laterina - Anna Maria con la Dottoressa Manuela Micchi

--

Progetto e ricerche di Claudio Ausilio. Elaborazione e Networking a cura di Girolamo Jacobson, Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti. Lettori: Claudio Ausilio, Roberto Montevecchi (email al Cur. del 23.9.2024), Sergio Satti (ANVGD Udine) e i professori Annalisa Vucusa, Enrico Modotti e Marcello Mencarelli. Copertina: Anna Maria Manzoni a Laterina nel 2024.

Fotografie della collezione di Claudio Ausilio. Grazie a Alessandra Casgnola, Web designer e componente del Consiglio Esecutivo dell’ANVGD di Udine. Altre fotografie da collezioni citate nell’articolo e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine.  – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30.  Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin, che fa parte pure del Consiglio nazionale del sodalizio e, dal 2024, è Coordinatore dell’ANVGD in Friuli Venezia Giulia. Vicepresidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi.  Sito web:  https://anvgdud.it/

L’articolo presente è dedicato alla memoria di Aldo Micchi, farmacista buono di Laterina.

Laterina, 2024.  A volte ritornano. La visita di Anna Maria Manzoni, cucciola del Campo profughi

Mark Soetebier tiene banco nel gruppo di visitatori della mostra d’arte a Ponticino 


venerdì 30 agosto 2024

I Basso di Fiume esuli al Campo profughi di Brescia. L’assenza del mare il trauma maggiore

Certi fiumani in esilio sopportarono di tutto. Le condizioni disagevoli del Campo profughi, la mancanza di lavoro, l’incertezza del futuro, la mala accoglienza, ma non riuscirono a superare un “cerchio del dolore”, come viene descritto dagli storici che studiano i traumi e i lutti del Novecento. È il gran dolore per la mancanza del mare del Quarnaro. È un dolore da capire.

Testo della cartolina di Roma inviata da Sergio Basso ai genitori Silvio Basso e Maria Superina a Brescia nel 1950, prima di emigrare in Venezuela. Collezione Marco Mazzoleni

Questa è una storia dell’esodo, ma raccontata dai giovani. È interessante che a scoprire le proprie radici fiumane siano esuli di seconda generazione. Il signor Marco Mazzoleni, di Romano di Lombardia (BG), ci racconta la vicenda dei suoi antenati fiumani. “Mia nonna Iolanda Silvana Basso, detta Jole, lavorò come dattilografa presso la raffineria R.O.M.S.A. di Fiume. Mi è stato raccontato poco del campo profughi di Brescia, dove riparò nei primi anni ‘50 – ha detto Mazzoleni – probabilmente lo shock del trasferimento e le condizioni di vita cui erano sottoposti gli esuli nella caserma dove erano stati raccolti hanno determinato in lei una sorta di rifiuto nell’affrontare il tema. Va detto che il campo profughi le offrì l’occasione di conoscere mio nonno, Luigi Martignon, con il quale si sposò e dalla cui unione nacque mia madre Lidia. Luigi Martignon fu pittore, incisore e disegnatore, anch’egli profugo dalla Germania, appena uscita dalla guerra, rientrato a Brescia dalla sorella, insieme al figlio Franco, dopo una serie di gravi vicissitudini”.

Come vivevano in Campo profughi? “Uno dei frammenti di cui ho memoria riguarda la sistemazione in grandi camerate, all’interno delle quali le zone assegnate ai singoli nuclei famigliari erano divise da grandi tende – è la risposta – mi ha sempre colpito che dell’arrivo a Brescia nonna Jole dicesse: ‘Il trauma maggiore fu il percepire l’assenza del mare”.

Dagli Archivi di Arolsen (Germania) si sa che una parte della sua famiglia emigrò in Venezuela, fuggendo dalle violenze titine, come già documentato (Varutti E 2023), ricorda qualcosa d’altro?

Il fiumano Sergio Basso (1927-2016) in Venezuela nel 1952. Collezione Marco Mazzoleni

In questi giorni sono riuscito a recuperare del materiale relativo al mio bisnonno Silvio Basso e la bisnonna Maria Superina, come l’attestazione ufficiale dello status di profugo firmata dall’allora prefetto di Brescia del 23 febbraio 1949. Poi c’è una cartolina scritta dal mio prozio Sergio Basso, (1927-2016) da Roma, che conferma il citato articolo del 2023 e la successiva partenza da Bagnoli di Napoli per il Venezuela, dove poi si stabilì, oltre ad alcune fotografie dello stesso Sergio Basso scattate in Venezuela nel 1952”.

Signor Mazzoleni è mai stato a Fiume, la città dei suoi antenati? “Io sono nato e cresciuto in Lombardia – ha concluso il testimone – per tutta una serie di coincidenze e storie di vita, come accadde per molte famiglie. Vero è che, nonostante sia stato a Fiume solo in due circostanze da bambino, sento ancora oggi una piccola parte delle mie radici, del mio sangue, legato a quella terra”.

Secondo Massimo Superina la Raffineria di Olii Minerali Società Anonima  (ROMSA) si occupava di: “benzina extra raffinata Avio e Auto, petrolio Cristallo, Tre Stelle e Due Stelle, acquaragia minerale, olii lubrificanti, olio per motori diesel, grasso consistente, paraffina, candele, asfalto, coke di propria produzione. La sede e gli stabilimenti erano in viale Italia n. 76, direttore Wagner Z. ed uffici in via Mazzini (1922 e 1925). Fino al 1922 fu di proprietà della ‘Photogen’ di Amsterdam, poi fu nazionalizzata e la maggioranza delle azioni andò al Governo Italiano con sede in viale Italia n. 76-80 (1931): Olii per auto Italoil, olii lubrificanti minerali Romsa, grassi Lubrifix e paraffine, in viale Italia n. 78 (1937 e 1939). Infine, nel 1941-1942, la sede centrale passò in viale Costanzo Ciano n. 66, ufficio finanziario in viale Ciano n. 74 e stabilimento al civico n. 78” (Superina M 2023 : 150).

Attestazione di profugo per i fiumani Basso Silvio e Superina Maria, firmata dal Prefetto di Brescia il 23 febbraio 1949. Collezione Marco Mazzoleni, pp. 1 e 2.



Su Luigi Martignon, il nonno del testimone, si è scoperto che passò a Mittenwald, nel Campo transitorio per rifugiati, gestito dall’UNRRA (“United Nations Relief and Rehabilitation Administration” - Amministrazione delle Nazioni Unite per l'assistenza e la riabilitazione). Nella sua scheda personale è definito di professione: “Kunstmaler” (artista). Alloggiò nella baracca n. 5, camerata n. 11. Mittenwald è un comune tedesco, situato in Baviera, vicinissimo al confine con l’Austria. Martignon entrò in quel Campo il 28 giugno 1946 e fu rilasciato il 7 luglio seguente per l’Italia, secondo i dati dell’Archivio di Arolsen (Germania), pubblicati da poco nel web (DocID: 68191964).

Furono oltre 9 milioni i tedeschi cacciati dalle proprie case di mezza Europa Centro Orientale e finiti, assieme ad altri sfollati, nei campi profughi come in quello di Mittenwald. Fu notato pure a Udine, dal mese di giugno 1945, il passaggio di tanti disperati usciti dai campi di concentramento, dai vari fronti di guerra o dalle terre conquistate e annesse dai vincitori. Secondo padre Pietro Damiani si trattò di oltre 500 mila individui (Damiani P.C. 1946). Una cifra enorme, dato che la città contava 55 mila abitanti circa. Eppure andarono avanti tra mille difficoltà. Si sta studiando e omaggiando proprio la figura di padre Pietro Damiani (Pesaro 1910-1997), cappellano militare del primo Campo profughi giuliano dalmati e reduci a Udine (1945-1946) sito in un vecchio edificio scolastico, vicino al Villaggio Metallico di Via Monte Sei Busi (1947-1956) dove furono accolti Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in patria. Nel 1946 don Damiani, partendo da Udine, fondò il Collegio Zandonai a Pesaro per accogliere i figli degli esuli, togliendoli così dalle baracche dei campi profughi (Sturmar B 2024).

L’eleganza italiana del fiumano Sergio Basso in Venezuela il 15 settembre 1952. Collezione Marco Mazzoleni

--

Fonte digitale - Marco Mazzoleni, di Romano di Lombardia, 1981, email del 22 e 26 agosto 2024. Autorizzazione alla diffusione e pubblicazione del 28 agosto 2024.

Archivi consultati – Arolsen Archives, Archiv zu den Opfern und Überlebenden des Nationalsozialismus, Bad Arolsen, Deutschland, personen Martignon Luigi, geburtsdatum 26.11.1911, in Milano.

- Archivio Osoppo della Resistenza in Friuli, Padre Pietro Calvino Damiani, “Relazione sull’attività del Campo N. 4 AMG DP Centre Udine”, 1° febbraio 1946, Cartella T1, f 7, presso la Biblioteca Arcivescovile di Udine.

Cenni bibliografici e dal web

- Rodolfo Decleva, Piccola storia di Fiume 1847 – 1947, II edizione, Sussisa di Sori (GE), [s.e.] impaginato da ilpigiamadelgatto, 2017.

- Barbara Sturmar, “La prima nota di un canto d’amore. Padre Damiani da Udine al Collegio Zandonai”, in via di pubblicazione su «La Panarie», giugno 2024, n. 231, LVII.

- Massimo Superina, Fiume a lavoro. Industrie, negozi e mestieri tra Ottocento e 1946, Padova, Associazione Fiumani Italiani nel Mondo, 2023.

- Testimonianze per un documentario sul Centro Raccolta Profughi di Brescia, on line dal 15 settembre 2023 su anvgd.it

- Elio Varutti, Sognare l’Australia per i Basso di Fiume esuli a Brescia, poi 3 vanno in Venezuela, 1951, on line dal 22 dicembre 2023 su eliovarutti.blogspot.com

Scheda personale di Luigi Martignon, il nonno del testimone, che passò a Mittenwald, nel Campo transitorio per rifugiati nel 1946. Special thanks to Arolsen Archives

Ringraziamenti - Per alcune immagini grazie al Museo di Carattere Nazionale C.R.P. di Padriciano, Trieste. Oltre agli operatori e alla direzione degli Archivi di Arolsen (Germania) e dei siti web menzionati, si ringrazia Claudio Ausilio (ANVGD Arezzo) per la collaborazione alla indagine.

Progetto e attività di ricerca di: Elio Varutti, Coordinatore del gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine. Networking di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Primo lettore: Marco Mazzoleni. Altri lettori: Claudio Ausilio (ANVGD di Arezzo), Mauro Tonino, Sergio Satti (ANVGD di Udine) e i professori Enrico Modotti, Marcello Mencarelli e Ezio Cragnolini. Copertina: Testo della cartolina di Roma inviata da Sergio Basso ai genitori Silvio Basso e Maria Superina a Brescia nel 1950, prima di emigrare in Venezuela.  Fotografie – Collezione familiare Marco Mazzoleni, Brescia.

Ricerche per il blog presso l’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in via Aquileia, 29 - primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine. - orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin. Vicepresidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi. Sito web: https://anvgdud.it/

Una camerata del Campo profughi di Brescia nel 1949. Fotografia del Museo di Carattere Nazionale C.R.P. di Padriciano, Trieste



 

mercoledì 7 agosto 2024

Dall’Australia a Udine, Servigliano e Firenze per vedere i luoghi dell’esodo della sua famiglia

Per gli economisti è il turismo del ricordo. Si riferisce ai viaggi sui luoghi dei propri avi. Per i ricercatori si tratta di analizzare il turismo della memoria in una prospettiva geopolitica. Questa è solo una storia di grandi emozioni. Batte forte il cuore se leggi il nome dei tuoi nonni nell’elenco dei rifugiati di un campo profughi toscano. È successo alla signora Afrodita Pengelly. Al centro raccolta profughi di Laterina, provincia di Arezzo, passarono oltre 10 mila fuoriusciti soprattutto cacciati dall’Istria, Fiume e Dalmazia a causa della violenza comunista dei titini. Molti di loro provenivano da Udine.

Claudia Sain, La Decisione. Il dramma dell’esodo. Difficile decisione di dover partire e lasciare tutto, pittura, 2020. Immagine diffusa in Facebook il 13 febbraio 2024. Taglio redazionale

È partita dalla lontana Australia la signora Afrodita Pengelly per arrivare a Udine, in via Pradamano 21, dove dal 1946 al 1960 esisteva il più grande Centro di smistamento profughi d’Italia per accogliere gli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia, ma pure di altri paesi del Centro Europa e dell’area dei Balcani. Dal 2007 una lapide ricorda il passaggio di oltre 100 mila fuoriusciti in quel posto. Oggi nell’edificio c’è la scuola ‘E. Fermi’.

Ho fatto un viaggio molto emozionante visitando tutte le città che ho letto nei timbri sul passaporto di mia madre – ha scritto Pengelly – il suo fu un viaggio in veste di rifugiata dalla Romania. Potete immaginare le mie lacrime quando ho letto quella targa posta sul muro della scuola di Udine in ricordo dei profughi. E poi prendere un caffè nel bar vicino, che fu aperto verso il 1948, lo stesso anno in cui mia madre era al Centro di smistamento. Forse aveva cenato in quel bar”.

Proprio al bar Franzolini, di via delle Fornaci, a pochi metri dall’ingresso dell’ex campo profughi, la signora Pengelly parlando con la barista Giannina, ha scoperto che c’è un’associazione con dei ricercatori che raccontano le vicende dell’esodo, perciò ha lasciato il suo recapito per eventuali contatti. Così è nata la ricerca presente.

Marietta Battoja, la mamma di Afrodita, nacque a Sinaia, in Romania. La grafia “Battoja” risulta dai documenti d’identità dell’archivio familiare. Poi nell’esodo, assieme a lei, c’erano suo nonno Luigi Battoja, la nonna Elena Melnich e la zia Lucia Battoja. La famiglia è di origine italiana.

Luigi Battoja, imprenditore in Romania e ospite del Centro raccolta profughi di Laterina, passando per quello di Udine. Collezione Afrodita Pengelly

Il cognome Battoia (scritto con la “i”), infatti, è molto diffuso in Friuli, come a Cassacco, in provincia di Udine. Il passaporto di Maria Battoja (con la “j”) fu rilasciato il 17 dicembre 1946 dalla Legazione d’Italia in Bucarest a firma di L. Dominici (Collezione Afrodita Pengelly). È diffuso pure in Toscana. Battoia è cognome endemico di Cesariis, in Comune di Lusevera, provincia di Udine, documentato sin dal Settecento. Forse deriva dal nome di santo e di persona, Battista (Costantini E 2002 : 76).

A Lusevera è presente anche con la seguente grafia: Battoja. Ciò è dimostrato, oltre che dagli archivi italiani, pure da quello di Bad Arolsen (Germania) International Center on Nazi Persecution. Si riporta, sperando di non fare confusione al lettore, anche la grafia usata dagli italo-rumeni per lo stesso cognome: Battoya.

I coniugi Battoja di questa storia, con le loro figlie, sono stati per diversi anni nei campi profughi italiani e persino in uno austriaco. “Dopo la seconda guerra mondiale, mia madre Marietta riuscì a ottenere i passaporti italiani in Romania per la sua famiglia – ha aggiunto Pengelly – prima di fuggire dal regime comunista, attraversando l’Ungheria, l’Austria, la Slovenia e poi arrivare in Italia. Erano una famiglia benestante con una fabbrica di ceramica, alloggi per i lavoratori, servitù nella casa di famiglia e due automobili americane (Ford e Dodge). Fu molto inquietante lasciare la loro patria”.

Dopo essere passata per i Centri raccolta profughi (Crp) di Servigliano, oggi in provincia di Fermo, nelle Marche, nel Crp di Laterina, in provincia di Arezzo, la famiglia Battoja nel 1955 si stabilì a Firenze. “Tuttavia, mia madre si sposò in uno di quei campi – ha detto la testimone – e poi emigrò in Australia nel 1951, ma visse in altri due campi profughi. Abbiamo visitato insieme l’Italia nel 1975-1976. Fu l’unica volta che io e mia madre rivedemmo la sua famiglia. Potete immaginare quanto fu emozionante una riunione del genere dopo 25 anni”.

Maria Battoja nella fotografia del passaporto del 1946. Collezione Afrodita Pengelly

In effetti Luigi Battoia (con la “i”), sua moglie Elena Melnich e la figlia Lucia Battoia risultano nell’Elenco alfabetico profughi giuliani del Comune di Laterina, al fascicolo n. 36. Secondo tale registro, in conclusione, mamma e figlia risultano uscite dal Crp “il 10 dicembre 1955” per la nuova residenza di Firenze, mentre Luigi Battoia va a Sansepolcro (AR) il 6 febbraio 1956, ma potrebbero esserci degli errori. E la ricerca genealogica della signora Afrodita Pengelly non finisce qui.

Nelle mie ricerche avevo un contatto con l’istriano Armando S., di Gallignana, classe 1940. Ho saputo che dopo varie vicissitudini familiari, nel 1958, la famiglia ottenne l’opzione e giunse al Campo profughi di via Pradamano. Un cugino di Armando S. è stato ucciso dai titini comunisti assieme ad altri ragazzi del paese, perché stavano scappando verso l’Italia. Armando S. ha poca voglia di raccontare adesso e si può capirlo. Oggi Gallignana, in croato Gračišće, è un paesino con molte case abbandonate.

Da ultimo, si ricorda che l’impiegato presso la direzione del Centro smistamento profughi di Udine fu il signor Leonardo Cesaratto, che era nato proprio a Bucarest, in Romania, discendente della grande emigrazione friulana verso i Balcani.

Il bar “Franzolini” a pochi metri dall’ingresso dell’ex Centro di smistamento profughi. Fotografia di E. Varutti 2024

Fonti orali e digitali – Leonardo Cesaratto (Bucarest 1926-Udine 2011), int. a Udine del 26 gennaio 2004. – Afrodita Pengelly, Melbourne 1958 (Australia), vive a Sidney, e-mail all’A. del 26 giugno e 7 luglio 2024 in lingua inglese. – Armando S., Gallignana 1940, risiede in Friuli, notizie di fine luglio 2022, grazie alla professoressa Maria Piovesana.

Archivi consultati – La presente ricerca è frutto della collaborazione fra l’ANVGD di Arezzo e il Comitato Provinciale dell’ANVGD di Udine. La consultazione e la digitalizzazione dei materiali d’archivio aretini è stata effettuata nel 2015 e 2022 a cura di Claudio Ausilio, esule di Fiume a Montevarchi (AR). Grazie al Comune di Laterina Pergine Valdarno (AR) per la collaborazione all’indagine. Un sincero ringraziamento vada, infine, alla signora Giannina Rieppi, del bar Franzolini di Udine. Grazie a Claudia Sain per la copertina.

– Comune di Laterina (AR), Elenco alfabetico profughi giuliani, 1949-1961, pp. 1-78, ms.

La lapide in memoria del Centro smistamento profughi di Udine. Fotografia di E. Varutti 2024


Cenni bibliografici – Enos Costantini, Dizionario dei cognomi del Friuli, Udine, Editoriale Friuli Venezia Giulia, 2002.

- E. Varutti, Il campo profughi di via Pradamano e l'associazionismo giuliano dalmata a Udine: ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell'esodo. 1945-2007, Udine,  Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Comitato provinciale di Udine, 2007.

- E. Varutti, La patria perduta. Vita quotidiana e testimonianze sul Centro raccolta profughi Giuliano Dalmati di Laterina 1946-1963, Aska edizioni, Firenze, 2021. In formato e-book dal 2022. Seconda edizione cartacea dal 2023.

L’artista di copertina - Claudia Sain (Bahía Blanca, Buenos Aires, anni ’60?), vive a Puerto Madryn (Argentina). L’artista si è ispirata ai ricordi di suo padre esule fiumano per dipingere una serie di quadri in occasione del Giorno del Ricordo 2024. È il suo modo di rendere omaggio ai propri genitori, entrambi fiumani, e a tutti gli esuli che hanno vissuto le stesse vicissitudini. Suo padre Arnaldo (Aldo) Sain, nato a Fiume il 26.10.1927 e morto a Buenos Aires il 18.08.2003, emigrò in Argentina a 22 anni, nel 1950. Da giovane era stato soldato alpino ed era sempre orgoglioso del cappello alpino con la penna nera e della stella alpina, trovata sui monti.

  La scuola secondaria di primo grado “Enrico Fermi”, via Pradamano 21 a Udine, dove dal 1946 al 1960, funzionò il Centro smistamento profughi più grande d’Italia. Fotografia di E. Varutti 2024 

Progetto e testi di Elio Varutti, coordinatore del Gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine. Networking e traduzioni a cura Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettori: Afrodita Pengelly, Bruna Zuccolin, Cesare Costantini, Annalisa Vucusa, Barbara Rossi (ANVGD di Udine), Claudio Ausilio e i professori Marcello Mencarelli, Stefano Meroi, Ezio Cragnolini e Enrico Modotti. Adesioni al progetto: Centro studi, ricerca e documentazione sull'esodo giuliano dalmata, Udine e ANVGD di Arezzo. Copertina: Claudia Sain, La Decisione. Il dramma dell’esodo. Difficile decisione di dover partire e lasciare tutto, pittura, 2020. Immagine diffusa in Facebook il 13 febbraio 2024. Taglio redazionale. Fotografie di Afrodita Pengelly e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin. Vice presidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi. Grazie a Alessandra Casgnola, Web designer e componente del Consiglio Esecutivo dell'ANVGD di Udine. Sito web:  https://anvgdud.it/

Udine, ingresso dell’ex Centro smistamento profughi e, a destra, il bar Franzolini. Fotografia di E. Varutti 2024


Elenco del Centro raccolta profughi Laterina con il nome dei Battoia