venerdì 28 febbraio 2020

Le Case Penso e Unione dei costruttori Conighi di Fiume, 1908

Che emozione vedere le vecchie fotografie delle case edificate nel 1908 a Fiume. È la signora Marinella Bolzon a mostrarmele, perché un avo di suo marito lavorava a Fiume nei primi anni del Novecento. Fanno parte dell’Archivio Pietro Fabbro, esule da Fiume a Udine. L’impresario edile Pietro Fabbro, originario di Majano (UD), lavora per l’impresa Carlo Conighi di Fiume e Abbazia nel 1908-1909 nei cantieri di Casa Penso e Casa Unione (1^ casa). Il momento dell’archiviazione fotografica da parte della ditta Fabbro deve essere successivo ai tumultuosi momenti della Marcia su Fiume, poiché Casa Penso viene segnata in via G. D’Annunzio, mentre prima del 1919 era via del Municipio.
Fiume, Particolare di Casa Unione (1^ casa), in via Buonarroti, dell'Impresa C. Conighi, 1908. Archivio Pietro Fabbro, di Fiume esule a Udine
In un altro archivio familiare si sono trovati documenti esclusivi riguardo al sodalizio lavorativo tra la ditta Fabbro e i costruttori Conighi di Fiume. In una dichiarazione, datata 30 giugno 1909, dell’ingegnere Carlo Alessandro Conighi di Fiume (Trieste 1853-Udine 1950), ingegnere e presidente della Camera di commercio e industria di Fiume, confermata dal locale Civico Ufficio Tecnico, sezione Pubbliche costruzioni, infatti, risulta che i lavori di “costruzione di una casa del signor Luciano Penso, in via del Municipio” sono iniziati il 1° ottobre 1906. Il direttore dei lavori in cantiere è il figlio, ossia l’architetto Carlo Leopoldo Conighi (Trieste 1884–Udine 1972), architetto ed esponente, col padre ed altri costruttori, della Sezession a Fiume, legionario dannunziano e dirigente, dopo il 1946, dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine (Collez. Famiglia Conighi esule da Fiume, Udine, ms).
La fotografia della Casa Unione (1^ casa) è riferibile al 1908-1909, intendendo così l’apertura del cantiere, mentre lo scatto fotografico, pure in questo caso come per Casa Penso, deve essere degli anni ’20 inoltrati. I costruttori Conighi operano anche negli anni ’20, ma le imprese regnicole sanno farsi sempre più strada, mettendo in crisi l’impresa familiare locale. Nel 1928 i Conighi si iscrivono all’Albo degli Ingegneri provinciale. Col n. d’ordine 14 risulta iscritto “Conighi Carlo comm., di Carlo” come ingegnere civile (Sindacato Provinciale, p. 12-3). Nello stesso Albo, compare nell’Elenco speciale degli Architetti al n. d’ordine 2 “Conighi Carlo jun., di Carlo”, che di professione dichiara “impiegato FF.SS.”, ciò che rese incompatibile la sua ulteriore libera professione (Sindacato Provinciale, p. 28-9).
Fiume, Casa Penso, in via G. D'Annunzio, dell'Impresa C. Conighi, 1908. Archivio Pietro Fabbro, di Fiume esule a Udine

La Banca d’Italia, filiale di Fiume
I costruttori Conighi, verso il 1912, aprono il cantiere per edificare il palazzo che sarà della Banca d’Italia, in via G. Ciotta. Il direttore dei lavori è sempre l’architetto Carlo Leopoldo Conighi, con l’impresa del babbo suo, come emerge dalle carte familiari.
Cito studi recenti in merito, anche se contenenti analisi economiche e territoriali discutibili: “Il 1° dicembre 1921, dopo che il Trattato di Rapallo aveva istituito lo Stato Libero di Fiume, su invito del commissario governativo fu aperta una dipendenza della Banca d’Italia con la formula dell’ordinamento speciale, come “filiale a Fiume”. La filiale assunse anche le operazioni dell’Istituto di Credito del Consiglio Nazionale, che, diretto da Ettore Rosboch, aveva svolto le funzioni di “banca centrale” durante la reggenza dannunziana. Lo stesso Rosboch fu assunto presso la nuova filiale.
A Tolmino il 30.1.1922 è istituita un’agenzia funzionante dal 25.9.1922 e cessata il 1.3.1934. Analogamente a Postumia, un’agenzia, deliberata nel 1923, fu aperta solo nel 1927. Tre delle agenzie chiuse, Bressanone, Tolmino e Postumia, si trovavano nelle “terre redente” dove la Banca era stata sollecita a insediarsi secondo le direttive del governo, e dove era rimasta per “spirito di italianità”, pur sopportando perdite economiche, dal momento che si doveva ammettere l’assoluta inattività di quelle dipendenze poste agli estremi confini del Regno, in zone alpestri dove né agricoltura né commercio avrebbero potuto allignare” (Battilocchi e Melini).
Fiume, sede della Banca d'Italia in via G. Ciotta, opera dell'impresa C. Conighi di Fiume e Abbazia in stile neogotico. Cartolina dal web

La fattura dell’esodo
Nel dopoguerra i Conighi si arrabattano tra problemi dell’esodo, qualche lutto e gli indennizzi dei beni persi. Le carte che ho rintracciato nella medesima collezione familiare, infatti, ci fanno fare un salto nel tempo. Si passa al 1945 e al periodo del dopoguerra, quando da Fiume c’è l’esodo di oltre 30 mila italiani. Funziona il Comitato Nazionale per la Venezia Giulia e Zara, con sede a Roma. A maggio del 1948 detto Comitato dà consigli per il diritto d’opzione, previsto dal Trattato di Pace.
Gli esuli cercano di recuperare qualcosa dai danni di guerra e per i beni abbandonati e sequestrati dal governo iugoslavo. Il giorno 11 marzo 1959 in una lettera rivolta al Ministero del Tesoro i tre fratelli Calo Leopoldo, Giorgio e Cesare Augusto Conighi riguardo alla richiesta dei danni di guerra della casa paterna sita in via Tiziano 29 a Fiume, colpita dai bombardamenti angloamericani, menzionano i lavori di ristrutturazione effettuati dal 25 settembre 1945 al 20 agosto 1946 e saldati per una somma di 140 mila lire proprio alla ditta Pietro Fabbro di Fiume. Coincidenza vuole che pure l’impresario Pietro Fabbro sia esule a Udine, come il vecchio commendatore Conighi e il figlio, l’architetto Carlo Leopoldo Conighi, mentre Giorgio è a Trento e Cesare Augusto a Roma. Alla documentazione per il Ministero, oltre alla perizia dell’ingegnere Pietro Bacci, del Comune di Fiume, datata 31 luglio 1946, c’è la fattura dell’Impresa di costruzioni di Pietro Fabbro, con sede a Fiume, in piazza Dante (dicitura annullata con segno dattilografico) e nuova sede a Udine in via Grazzano, 79. È la fattura dell’esodo. Lascio intendere al lettore quanto hanno ricevuto i Conighi per tali danni bellici, considerato che gli indennizzi, come hanno raccontato vari esuli e i loro discendenti, sono stati pari al 7 fino al 14 per cento del valore del bene abbandonato o perso.
La fattura dell'esodo. Prima di abbandonare Fiume Carlo Alessandro Conighi fa riparare casa sua, dopo i bombardamenti angloamericani. Collezione Famiglia Conighi, esule da Fiume, Udine, dattiloscr.

Certi Conighi sono profughi a Trieste, poi Belluno, Forlì, Modena e Ferrara. Alcuni gruppi di loro affini si sparpagliano tra Udine, Trento, Firenze, Roma, Norimberga, Klagenfurt, Zagabria e in Svizzera, mentre certi cari amici di famiglia riparano a Bolzano. La situazione di tale clan familiare è emblematica. Rappresenta il vissuto delle genti di frontiera, nel significato dato dallo scrittore Fulvio Tomizza, letto e apprezzato più volte nelle famiglie stesse. Di recente un altro giovane romanziere ha descritto con grande intensità l’epopea delle famiglie italofone e slavofile al confine orientale tra le due guerre del Novecento; si tratta di Maurizio Mattiuzza.

Documenti originali
- Archivio Pietro Fabbro, esule da Fiume a Udine, fotografie 1908-1909. Collezione privata, Udine.
- Dichiarazione dell’ingegnere Carlo Alessandro Conighi di Fiume sull’attività professionale del figlio Carlo Leopoldo Conighi, 30 giugno 1909, Collez. Famiglia Conighi esule da Fiume, Udine, ms.

Fonte orale
- Marinella Bolzon, intervista di E. Varutti del 20 gennaio 2020, Udine.

Cenni bibliografici
- Angelo Battilocchi e Marco Melini, “La banca centrale e il territorio. Le strutture periferiche della Banca d’Italia”, «Quaderni dell’Archivio storico», n. 3, 2017. Anche nel web.
- G.P., “Chiudiamo la partita dei profughi”, «Tempo», 8 giugno 1958.
- Maurizio Mattiuzza, Malaluna, Milano, Solferino, 2020.
- Sindacato Provinciale Fascista Ingegneri di Fiume, Albo degli Ingegneri della provincia di Fiume, Arti Grafiche Ad. Kirchhofer, Fiume, 1932, X.
- Fulvio Tomizza, La miglior vita, Milano, Rizzoli, 1977.
Lettera del giorno 11 marzo 1959 al Ministero del Tesoro dei tre fratelli Calo Leopoldo, Giorgio e Cesare Augusto Conighi riguardo alla richiesta dei danni di guerra della casa paterna sita in via Tiziano 29 a Fiume. Collezione Famiglia Conighi, esule da Fiume, Udine, dattiloscr.
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Servizio giornalistico di Elio Varutti; ricerche storiche e Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie da collezioni private citate nell’articolo e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.
Modello del Comitato per Venezia Giulia e Zara, sede di Roma per il Diritto d'opzione dei profughi giuliano dalmati. Collezione Famiglia Conighi, esule da Fiume, Udine, stampato

Intestazione dell'Impresa Conighi, da una carpetta della ditta. Collezione Famiglia Conighi, esule da Fiume, Udine, stampato

Fiume, Casa Unione (1^ casa), in via Buonarroti, dell'Impresa C. Conighi, 1908. Archivio Pietro Fabbro, di Fiume esule a Udine

Carlo Alessandro Conighi, foto da un disegno di Gino Leoni, del 1926, firmato a sinistra. Collezione Famiglia Conighi, esule da Fiume, Udine

Pola, giugno 1916, Carlo Leopoldo Conighi in divisa da artigliere austriaco. Collezione Famiglia Conighi, esule da Fiume, Udine

2 commenti:

  1. Caro Elio, buongiorno. Sono Carlo Monai di Cividale del Friuli, che mi accingo ad organizzare la festa della Classe VB per i 40 anni dalla maturità al "Marinelli". Tra le insegnanti abbiamo avuto lka prof. Egle Tomissich che vedo essere Vostra socia. Potrebbe cortesemente darmi un suo recapito per poterla contattare al riguardo? Grazie per quanto potrà fare. Cordiali saluti. avv. Carlo Monai - carlomonai@gmail.com - 3358005650 cell.

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    1. Buona sera, vedo solo ora il post. Ho passato i contatti per la risposta alla interessata. Saluti cari e buona rievocazione!

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