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venerdì 2 giugno 2023

25 aprile 2023: Patrioti o Partigiani. Igino Bertoldi denuncia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera di Igino Bertoldi, nato a Tavagnacco (UD) nel 1926. È stato partigiano, o meglio come scrive lui: patriota. Nomi di battaglia:  Ercole, Bogomiro, o Ragamir. Già Volontario della libertà, verso il 1948 è stato uno dei Volontari Difesa Confini Italiani VIII (VDCI-VIII). Al Bosco Romagno, in Comune di Cividale del Friuli (UD), il 21 giugno 2015, ha ricevuto, assieme ad altri partigiani osovani superstiti, la medaglia appositamente coniata dal Governo a ricordo del settantesimo anniversario della Liberazione. Si ricorda che le Brigate Osoppo-Friuli furono formazioni partigiane autonome fondate presso la sede del Seminario Arcivescovile di Udine, il 24 dicembre 1943, su iniziativa di volontari di ispirazione laica, socialista e cattolica. I partigiani osovani furono spesso contrastati dai partigiani comunisti delle Brigate Garibaldi. Il culmine delle ostilità fu l’ecidio di Porzûs, del 7 febbraio 1945, quando un centinaio di gappisti comunisti filo-titini fucilò, o uccise barbaramente, diciassette partigiani (tra cui una donna, loro ex prigioniera) delle Brigate Osoppo. La redazione del blog riproduce l’intervento scritto di Igino Bertoldi, senza apportare alcuna modifica. In parentesi riquadrate ci sono delle brevi spiegazioni. L’autore polemizza con certi “professori” che scrivono dei fatti di Porzûs a sfondo ideologico, persino in forma romanzata, senza aver vissuto quei tragici momenti ma, soprattutto, tirando l’acqua al proprio mulino. (a cura di Elio Varutti).
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Igino Bertoldi
Sono andato a sfogliare il vocabolario Zingarelli per verificare l’esatto significato dei due termini. Patriota: chi ama la patria e lo dimostra lottando e sacrificandosi per essa. Partigiano: fautore, seguace o difensore di una parte o di un partito.

Nella grande confusione di stampa e manifestazioni, grandi interventi, grandi discorsi per dimenticare la verità dei fatti che noi combattenti osovani abbiamo dovuto sostenere. Non mi rincresce rivangare la storia che ci ha coinvolti.

Bandiere rosse, berretti con la stella rossa (di Tito), camice rosse… viste a Udine! questa la piazza del 25 aprile! Non si parla di foibe, semmai si negano, non si parla di Porzûs, semmai lo si riduce a uno scontro fra fazioni avversarie!

Ma poi quelli “nati dopo” gli eventi e che la storia l’hanno vista sui giornali o sui libri di parte dicono: “Dobbiamo parlare di più con i giovani e raccontare loro i valori della storia”.

Ma di che storia, questi “nati dopo”, possono parlare ai giovani? Possono parlare per sentito dire o per aver letto notizie di una parte, o di partiti sulla carta stampata. Partigiani, secondo il vocabolario Zingarelli!

Noi, invece, testimoni dei fatti, fortunatamente ancora viventi, patrioti, siamo qui a testimoniare ciò che abbiamo vissuto sulla nostra pelle e ci sentiamo preoccupati del fatto che questi “nati dopo” vogliano raccontare ai giovani una storia che noi abbiamo fatto e che loro, senza alcun merito e soprattutto senza alcuna cognizione di causa vogliono tramandare come verità.

Noi non possiamo dimenticare le grida di dolore degli abitanti di Nimis, Faedis, Attimis e Barcis, paesi bruciati per rappresaglia agli atti di qualcuno che aveva gli obiettivi da raggiungere, incurante delle sofferenze della povera gente!

Non possiamo e non vogliamo dimenticare il terrore di quelle persone che si sono trovare nella lista che i “Compagni” dovevano eliminare perché non la pensavano come loro! Il mio nome e quello di mio padre era su quella lista!

Erano tre le dittature nel conflitto: due vennero sconfitte, la terza risultò vincitrice e, in seguito, si persero i territori della Dalmazia e dell’Istria. i comunisti locali si fecero forti della vittoria. A noi non rimanevano che due scelte: o lasciarsi sottomettere o reagire. Con l’aiuto degli alleati abbiamo reagito non accettando la nuova dittatura, mettendo a repentaglio la nostra vita.

Diversi gruppi minacciavano i nostri territori e noi osovani: i fascisti, i “Diavoli Rossi”, il IX Corpus di Tito e i GAP, la Garibaldi e il Partito Comunista: dico a voi che andate sulle piazze alzando la voce come nuovi profeti depositari della verità, ma la realtà era quella.

Chi furono i veri resistenti? Noi Volontari della Libertà che abbiamo penato fino al ’48 quando con elezioni libere vinse la democrazia. Però restava ancora un problema: non c’era esercito italiano in Friuli e noi ragazzi ci siamo offerti come volontari per la difesa dei confini orientali d’Italia. Il comunismo forte si era già impadronito della Slovenia, Dalmazia, Istria e il Friuli era molto appetibile.

Il sangue dei nostri martiri ci spronò e con grande forza abbiamo resistito. Fermi sulla linea del fuoco. Con noi anche ufficiali e alpini della Divisione Julia. Una verità storica che però i “Compagni” hanno cercato di nascondere con ogni mezzo.

Nel ’54 l’esercito italiano era pronto ad entrare a Trieste e gli alleati ci aiutarono a costituire la “Gladio”, sentinella fra i due blocchi. Vorrei rammentare al professore l’incontro di Campoformido: dopo due ore di lezione, per dimostrare le falsità su Porzûs con pochissime parole del mio intervento è fuggito andando a nascondersi in mezzo ai suoi compagni del pubblico.

Porzûs era un avamposto di confine tenuto da patrioti osovani, comandato da un ex ufficiale degli alpini del Battaglione Tirano, Francesco De Gregori, con lo scopo di impedire a Tito di impadronirsi del nostro Friuli. Ora ho visto di nuovo il professore, non più con filmati ma con libri romanzati e trattati filosofici per coprire la verità: il sangue e il valore dei nostri martiri non si tocca. A proposito della Turchetti [Elda], splendida ragazza uccisa nell’eccidio di Porzûs, a Povoletto l’hai decantata, professore. In realtà fu usata come una doppia esca. La prima: ai gappisti risultava essere una spia tedesca, “ve la portiamo a giudicare”, così salirono e controllarono il posto. Pochi giorni dopo fecero il colpo. La seconda: “siamo saliti a fare giustizia perché avevate una spia tedesca”. Esecuzione a sangue freddo. 120 gappisti contro 20 osovani. Ecco caro professore come si sono svolti i fatti!

Pasolini [Guido], uno dei martiri di Porzûs, al Bosco Romagno: due giorni sotto i cadaveri dei compagni denudati e uccisi a randellate perché non si dovevano riconoscere i corpi, né sentire i colpi delle armi da fuoco nel vicino abitato. Pensavano di averlo colpito a morte, ma rinvenne e fuggì. Venne ritrovato ai Quattroventi [frazione di Corno di Rosazzo, UD]. In questo luogo una signora lo accompagnò, credendo di fare del bene, proprio in mano ai “Compagni” gappisti che lo uccisero con un colpo di piccone, dopo avergli fatto scavare la fossa!

Ecco professore, la storia che lei vuole romanzare è un racconto non di uomini, ma di belve feroci. Ecco perché non possiamo parlare né di perdono, né di riconciliazione. Se lei avesse letto di Tarcisio Petracco, edito da Ribis e anche “Il ribelle” del professor Nilo D’Osualdo edito da Gaspari, forse non sarebbe ricaduto in simili leggerezze. Tarcisio Petracco e Nilo D’Osualdo erano mei compagni d’arme: la nostra divisa era il cappello alpino e il fazzoletto verde, in battaglia non portavamo bandiere rosse o bandiere con la stella rossa, ma portavamo il tricolore italiano: eravamo patrioti osovani!.

Cavaliere Igino Bertoldi. Nome di battaglia “Ercole”

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Progetto e ricerca di Elio Varutti, Docente di “Sociologia del ricordo. Esodo giuliano dalmata” – Università della Terza Età (UTE), Udine. Networking a cura Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettori: Marco Birin. Copertina: Igino Bertoldi, 2023. Adesioni al progetto: Centro studi, ricerca e documentazione sull'esodo giuliano dalmata, Udine. Fotografie da collezioni private citate nell’articolo.

La foiba di Norma Cossetto 1943, collage su cartone, cm 23 x 31, 2015. Gruppo di studio sull'Ultimo Risorgimento, Gruppo creativo interclasse per l’inclusione dei soggetti diversamente abili e classe 4^ C  Enogastronomia, anno scolastico 2014-2015: allievi Gianfranco D.A. ed altri cinque. Coordinamento a cura dei professori Maria Carraria (Italiano e Storia), Elio Varutti (Diritto e Tecniche Amministrative della Struttura Ricettiva).  Dirigente scolastico:  Anna Maria Zilli. Istituto Statale d'Istruzione Superiore "B. Stringher" Udine.



giovedì 6 dicembre 2018

Presentato il Manuale dello scrittore e del poeta di Lucia Gazzino, Udine


Presso la sala Corgnali della Biblioteca Civica “Vincenzo Joppi” di Udine è stato presentato in pubblico il libro intitolato Nero su bianco. Manuale dello scrittore e del poeta, di Lucia Gazzino
Lucia Gazzino e Gianluca Casali nella sala Corgnali della Biblioteca Civica “Joppi” di Udine per la presentazione di Nero su bianco. Fotografia di Elio Varutti

È stato Gianluca Casali, mercoledì 5 dicembre 2018, a porre varie domande all’autrice, cui ha risposto con dovizia e simpatia. Ad esempio su come sia approdata a Pasolini. “Ho iniziato a scrivere poesia a tredici anni – ha detto la Gazzino – erano versi di carattere internazionale, poi nel 2005 ho tradotto Pasolini in inglese americano per il pubblico degli USA, così mi sono avvicinata alla letteratura in lingua friulana”.
L’autrice è stata invitata dall’assessorato alla Cultura di Milano per il prossimo mese di gennaio 2019  a parlare della sua poetica, assieme a quella di Srečko Kossovel e Carlo Michelstaedter. Tuttavia non di solo poesia ella si occupa, dato che la narrativa è un altro suo settore di intervento. “Uso la penna e la carta per scrivere e anche il computer, per la narrativa ad esempio – ha aggiunto Gazzino – il mio stile si avvicina alla scrittura creativa americana e ricordatevi di stampare tutto e di leggere, rileggere e correggere sul materiale cartaceo, perché certi errori sfuggono alla lettura su video”.
La Gazzino, che insegna in alcuni corsi di scrittura creativa, anche in marilenghe, ha poi risposto alle domande del pubblico al termine dell’incontro, passando poi al firmacopie e ad ulteriori chiacchiere con gli ultimi interessati.
Pubblico in sala Corgnali della Biblioteca Civica “Joppi” di Udine per la presentazione di Nero su bianco, di Lucia Gazzino. Fotografia di Elio Varutti

Tra il pubblico si è notata la presenza di Maria Santa de Carvalho di Prampero, esperta di archivi e biblioteche, di Dario Chialchia, insegnante nei corsi pratici di friulano della Società Filologica Friulana e di Elio Varutti, vice presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) Comitato Provinciale di Udine, accompagnato da Eda Flego, del Consiglio esecutivo dello stesso sodalizio. C’erano, inoltre, diversi corsisti di Lucia Gazzino e soci dell’Associazione il Toscani in Friuli Venezia Giulia.
Il manuale della Gazzino è già stato presentato in pubblico in altre occasioni, come il 22 maggio 2018 a Fagagna (UD). L’evento si è svolto nella Sala conferenze del Museo della vita contadina “Cjase Cocèl” in Via Lisignana, 22. Con l’Autrice Lucia Gazzino c’erano la scrittrice Erica Martin, il Presidente di Cjase Cocèl Elia Tomai, il Sindaco di Fagagna Daniele Chiarvesio, Gianluca Casali ed i partecipanti del corso “La fucina delle parole 2108″. Nell’occasione sono stati consegnati i diplomi ai corsisti, all’Amministrazione Comunale di Fagagna ed a Cjase Cocèl.

Chi è Lucia Gazzino?
Nata a Udine il 13 dicembre 1959, è una poetessa in madrelingua e traduttrice plurilinguistica: inglese, inglese americano, sloveno, italiano e friulano. Ha contribuito con le sue traduzioni in inglese americano a far conoscere Pier Paolo Pasolini in America del Nord. Ha tradotto una selezione de La nuova gioventù di Pasolini che e è diventata: The  New Youth, by Pier Paolo Pasolini, CC Marimbo, Berkeley (California USA), 2005. Dopo ha tradotto sempre in inglese americano: In danger: a Pasolini Anthology, a cura del poeta laureato Jack Hirschman, pubblicata da City Lights di Lawrence, Ferlinghetti, 2009.
Dal 1988 Lucia Gazzino ha prodotto vari libri di poesie, in lingua italiana, inglese americana e in friulano. Quello del 2013, è Alter mundus in italiano e inglese americano, con la traduzione di Michael Daley, Pleasure Boat Studio, A Literary Press Publisher,  New York, con l’introduzione del poeta Jack Hirschman. Bisogna dire che Alter Mundus era uscito già nel 2004 con Lietocolle Editore di Parè, provincia di Como.
Lucia Gazzino e Gianluca Casali, seduti, in sala Corgnali alla Biblioteca Civica “Joppi” di Udine per la presentazione di Nero su bianco. Fotografia di Elio Varutti

Lucia Gazzino ha tenuto laboratori di scrittura creativa e si occupa della stesura di testi per video storico-didattici e pubblicitari. Le sue liriche sono state tradotte in inglese, tedesco, gallese e sloveno. È stata premiata più volte in concorsi letterari, mentre le sue opere sono apparse in numerose antologie italiane e americane. Nel  2002, per Arte Video, ha pubblicato un video poetico intitolato: Viaggiatori senza Valigia.
La poesia di Lucia Gazzino è piena di musicalità. In più di qualche sua parte si capisce che dentro i versi c’è un’anima, un costrutto, una fondamenta, uno spirito. Questa anima della poesia ci fa capire dove si trova il cuore estetico dei suoi scritti. È un cuore che arricchisce tutta la serie dei versi.
La raccolta di Alter mundus è un lavoro poetico di alto valore civile e di una forte potenza di lettura interiore. Qui la quotidianità della vita, il fatto sociale e quello politico si fanno bellezza estetica. Alcune crudezze e osservazioni della realtà la avvicinano ad un altro poeta friulano dalla parola tagliente e dal cuore grande che è Leonardo Zannier.
Fin dalla sua prima raccolta, Fiori di papiro, del 1988, tutta in italiano, la Gazzino ci ha mostrato la schietta passione per la vita contadina e per la natura: la pioggia, il vento, la nuvola, i campi, gli alberi, i salami, il formaggio, la vitella appena nata sullo strame bagnato dal parto della vacca… Dunque metteva in poesia la vita quotidiana della periferia di Udine, quando ogni famiglia aveva la sua bovina, che era come un’economia della famiglia. Metteva in poesia le tradizioni popolari. Perfino il ceppo con la scure diventa il filo conduttore di un componimento dal titolo significativo: “Ricordi del passato”. Si parla di poesia civile, o addirittura, di poesie di gusto etnografico.
La lingua friulana viene utilizzata da lei nel 2002 con la raccolta La casa delle carte / La cjase des cjartis. Qui si mostra la prima poesia plurilingue dei suoi lavori (italiano, friulano e inglese). È con Babel. Oms, feminis e cantonîrs, opera del 2012, che la Gazzino fa una scelta linguistica di campo. Tutto il libro è bilingue: italiano / friulano. È ciò che accomuna la Gazzino stessa con altri poeti del Friuli.
Nel 2018 ha pubblicato il libro di poesie Oltre la trincea. Racconti di famiglia, Fagagna UD), Corvino, 2018. È un volume di 36 pagine attorno a una ricerca storica sulla Grande Guerra.
L’Autrice vive nella campagna friulana.
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Lucia Gazzino, Nero su bianco. Manuale dello scrittore e del poeta, Fagagna (UD), Corvino, 2018, pp. 240, euro 22.
ISBN: 978-88-6955-043-0

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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Elio Varutti.