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sabato 14 febbraio 2026

La patria cercata, di Elio Varutti, libro presentato alla UTE di Portogruaro con l’ANVGD

È stato Alessio Alessandrini, presidente dell’Università della Terza Età di Portogruaro (VE), ad aprire i lavori dell’affollato incontro culturale del 9 febbraio 2026 nella Sala delle Colonne del Collegio Marconi, in via Seminario 34.

In occasione del Giorno del Ricordo è stata presentata un’opera con molte testimonianze, alcune delle quali veramente emozionanti, che descrive la storia degli esuli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia accasatisi in Toscana negli anni ‘50. Il testo è: “La patria cercata. Ricordi di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in Toscana”, edito a Firenze da Aska nel 2025 e giunto già alla seconda edizione.

Varutti e Alessandrini alla UTE di Portogruaro per presentare "La patria cercata". Foto di Daniela Conighi
Attraverso 176 pagine, 100 fotografie e documenti inediti, l’Autore ha perlustrato la vita nei campi profughi, nei villaggi per i rifugiati, o nelle case di Arezzo, Firenze, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pisa e Siena. Molti di loro transitarono per il Centro smistamento profughi di Udine. Nel libro è descritto il difficile cammino verso l’integrazione sociale per passare da profughi a cittadini mediante l’abitazione, la religione, il lavoro e gli affetti familiari, anche con matrimoni con gli autoctoni. Avevano perso la patria i profughi giuliano dalmati, a causa delle annessioni jugoslave del 1947. Con grande volontà la cercarono in altre località italiane, ritrovandola in vari luoghi toscani con grande umanità.

Varutti, dopo aver portato i saluti di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, ha mostrato una serie di diapositive riprese dal volume stesso, con qualche immagine riferita anche ai campi profughi di Venezia.

Come mai quel titolo: La patria cercata? Verso la fine e in seguito alla seconda guerra mondiale i profughi italiani usciti dall’Istria, Fiume e Dalmazia a causa della violenza dei seguaci di Tito, provarono il senso della patria perduta. “Ce ne siamo andati, perché sospinti a partire – dicono – e per mezzo del diritto di opzione riconosciuto dal trattato di pace”. C’è chi, tuttavia, è fuggito da clandestino in barca, o per i sentieri del confine orientale inseguito dalle guardie armate jugoslave. Quegli italiani persero la bottega, la fattoria, lo squero, il torchio, l’asino, gli ulivi e la casa che, per molti di loro, era l’antica abitazione da tanti secoli e generazioni. Tutti i loro averi servirono all’Italia sconfitta, dopo la guerra del 1941 voluta dal duce e dal re, alleati di Hitler, mentre la monarchia serbo-croata era in confusione, per pagare i danni del conflitto alla vincente Jugoslavia. Così fu firmato il trattato di pace il 10 febbraio 1947 che assegnò alla Jugoslavia: Istria, Fiume, Zara e gran parte delle provincie di Trieste e Gorizia. Erano del Regno d’Italia dalla fine della Grande guerra. Nel secondo dopoguerra, quindi, gli esuli istriani, fiumani e dalmati si ritrovarono a cercare la patria. Alcune migliaia di loro la ritrovarono proprio in Toscana, che utilizzò all’uopo oltre 20 Centri raccolta profughi. Altri si fermarono in Veneto, Piemonte, Lombardia, dove c’era il lavoro.

Portogruaro, 9.2.2026, Sala delle Colonne Collegio Marconi pubblico per "La patria cercata" di Varutti
Determinante è stata la collaborazione alle ricerche sul campo di Claudio Ausilio, esule di Fiume a Montevarchi (AR), nonché di Francesco Ostrogovich, soprattutto per quanto concerne l’indagine iconografica sull’esilio a Massa Carrara, entrambi soci dell’ANVGD.

Come mai Udine, Laterina (AR) e il Veneto sono entità territoriali così associate in questa parte di storia d’Italia per tanto tempo oscurata? È già stato scritto nel libro La patria perduta del 2021, sempre di Varutti, giunto alla terza edizione. Dai passaporti dei profughi italiani in fuga dalle loro terre, Istria, Fiume e Dalmazia annesse alla Jugoslavia di Tito, si può notare che l’itinerario dell’esilio è sempre lo stesso. Giunti a Trieste, in vari modi, con il carro, o il treno, camion, piroscafo ed altro, vengono essi destinati al Centro smistamento profughi (Csp) di Udine e poi, in treno, via Venezia, molti finiscono a Laterina, altri a Firenze, Marina di Carrara, Vicenza, Cremona, Torino, Alessandria, Brescia, Roma, Napoli, Bari, Servigliano nelle Marche e così via in oltre 100 strutture per lo più fatiscenti del Ministero dell’Assistenza Post-bellica, sparpagliate per l’intero Paese.

Parla Alessio Alessandrini, presidente della UTE di Portogruaro. Foto di Daniela Conighi
 Con un ricco apparato fotografico e documentario, come già scritto, qui ci sono le storie delle famiglie Andretti, Badini, Baici, Barbieri, Benvegnù, Bracchitta, Cattonar, Daddi, Daici, Danielis, Dobri, Manzin, Manzoni, Marchionne, Mladossich, Pacori, Paoli, Prete, Radolovich, Rauni, Rocchi, Sestan, Spogliarich, Sponza, Stipcevich, Tomissich, Travaglia, Tropea, Varesco, Vellenich ed altri ancora.

Alla fine della presentazione è seguito un intenso dibattito, mentre i relatori hanno ricordato la tradizionale collaborazione tra l’UTE di Portogruaro e l’ANVGD di Udine. Tra i presenti c’era la professoressa Daniela Conighi, dell’ANVGD di Udine. Il tutto si è concluso con un firma-copie e l’annuncio dell’appuntamento del giorno successivo riguardante l’unico infoibato di Portogruaro. Risponde al nome di Aldo Giomo, un giovane meccanico. Prelevato dai partigiani jugoslavi il 15 maggio 1945 a Trieste, fu imprigionato e deportato nei gulag titini fino a scomparire per sempre. Su YouTube c’è la sua storia, raccontata dal figlio Giuseppe. Alla presentazione del filmato, tenutasi il 10 febbraio, ha partecipato anche lo scrittore Mauro Tonino, del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine, sul tema: “Trieste e le foibe”.

Firma copie con dedica a Giuseppe Giomo, figlio di Aldo Giomo, meccanico, prelevato dai partigiani jugoslavi a Trieste il 15 maggio 1945. Unico infoibato di Portogruaro, fu deportato nei gulag titini, poi scomparve. Foto di Daniela Conighi
Le presentazioni

Fino al 9.2.2026 il libro “La patria cercata” è stato presentato, in Italia e all’estero, con successo di pubblico a circoli culturali, biblioteche, scuole e associazioni, con le rispettive autorità istituzionali come nel museo di Muggia (TS), in presenza pure di Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste e di Renzo Codarin, presidente dell’ANVGD nazionale. Poi è stato presentato in Consiglio regionale a Firenze, in Consiglio comunale a Laterina Pergine Valdarno (AR), a Palazzo ducale di Massa (MS), al vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Il 18 maggio 2025 è stato presentato al Salone del Libro di Torino, nel padiglione della Regione Toscana, con Bruna Zuccolin, Bruno Bonetti (presidente e vice dell’ANVGD di Udine) e Aldo Ferrucci (editore). Ad Abbazia, il 23 agosto 2025, è stato presentato a Sonja Kalafatovic, presidente della Comunità degli Italiani di Abbazia/Opatija (HR) e pure alla professoressa Rina Brumini, ricercatrice e vicepresidente della Comunità ebraica di Fiume, oltre che vicepresidente della Comunità degli Italiani di Fiume/Rijeka (HR). Il 19 novembre 2025 il volume è stato presentato a Daniela Velli, presidente dell’ANVGD di Firenze e al generale Edi Turco, comandante dell’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche di Firenze “Giulio Douhet”.

In Friuli è stato presentato a Udine (al Liceo Classico “J. Stellini”, all’Istituto Tecnico Economico “A. Zanon”, all’Isis “C. Deganutti”), alla Biblioteca Civica “V. Joppi” e all’ Università della Terza Età (UTE). Poi a Tarcento (UD), a Tavagnacco (UD), a Attimis (UD) e a Zoppola (PN). Oltre che sul «Corriere di Arezzo», su «L’Arena di Pola», «La Nazione», «Diari Toscani», «Teletruria», «Rete Valdarno», «Arezzo TV», «La Gazzetta di Massa e Carrara», «Valdarnopost.it», «Amaranto Channel», «anvgd.it», «Arcipelago Adriatico», «kepown.com» e «anvgdud.it» il volume è stato presentato a Radio RAI Friuli Venezia Giulia, nella trasmissione di “Sconfinamenti”, di Massimo Gobessi, con replica da Radio Capodistria (SLO) e su raiplaysound.it/ in podcast. Commenti sono apparsi su «La Voce del Popolo», di Fiume/Rijeka (HR).

Per il Giorno del Ricordo a Portogruaro, 9.2.2026, introduce Alessio Alessandrini
Il libro recensito

-  Elio Varutti, La patria cercata. Ricordi di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in Toscana, Firenze, Aska, 2025 (Seconda edizione del 2026).          

ISBN 978-88-7542-413-8

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Note – Testo a cura di Elio Varutti, coordinatore del Gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine. Networking a cura Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettori: Bruna Zuccolin, Daniela Conighi e Bruno Bonetti. Fotografie di Daniela Conighi, Alessio Alessandrini e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin, che fa parte pure del Consiglio nazionale del sodalizio e, dal 2024, è Coordinatore dell’ANVGD in Friuli Venezia Giulia. Vicepresidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi.  Sito web:   https://anvgdud.it/

 

Il volantino sull'unico infoibato di Portogruaro, Aldo Giomo, la cui vicenda è raccontata su YouTube 



martedì 14 gennaio 2025

Nuovo libro di Varutti sugli esuli giuliano dalmati in Toscana: “La patria cercata”

Ai primi di gennaio 2025 è stato dato alle stampe: "La patria cercata. Ricordi di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in Toscana", scritto da Elio Varutti, con la collaborazione di Claudio Ausilio, dell'ANVGD di Arezzo. Sin dalla copertina c’è una fotografia, del 1950, con una folla al Centro raccolta profughi di Marina di Massa, un rinomato centro balneare della costa apuana, in provincia di Massa-Carrara. La foto è della collezione di Francesco Ostrogovich, che pure ha collaborato al progetto editoriale.

La copertina del volume del 2025


Chi cercava la patria? Dopo la seconda guerra mondiale i profughi italiani usciti dall’Istria, Fiume e Dalmazia a causa della prevaricazione dei seguaci di Tito, nutrirono il senso della patria perduta. “Ce ne siamo andati – dissero in molti – grazie al diritto di opzione riconosciuto dal trattato di pace”. Qualcuno, tuttavia, è fuggito con le pallottole jugoslave che gli fischiavano nelle orecchie. Non avevano più il negozio, la fattoria, il cantiere, né la casa che, per molte persone, era l’abitazione degli avi in quelle terre da svariati secoli. Tutti i loro averi servirono all’Italia sconfitta, dopo la guerra voluta dal duce e dal re, alleati di Hitler, per pagare i danni del conflitto alla vincente Jugoslavia. Così fu firmato il trattato di pace il 10 febbraio 1947 che assegnò alla Jugoslavia: Istria, Fiume, Zara e gran parte delle provincie di Trieste e Gorizia. Erano del Regno d’Italia dalla fine della Grande guerra. Nel secondo dopoguerra, quindi, gli esuli istriani, fiumani e dalmati si ritrovarono a cercare la patria. Alcune migliaia di loro la ritrovarono in Toscana.

Ecco i ricordi degli esuli giuliano dalmati e dei loro discendenti. La vicenda del Campo profughi di Laterina (AR), è stata descritta dall’Autore nel 2021 nel libro “La patria perduta”. Ora si riportano i pensieri degli esuli e familiari accolti nel dopoguerra nei Centri di raccolta della Toscana. Non solo a Laterina, ma pure a Lucca, Forte dei Marmi, Marina di Massa, Marina di Carrara. Alcune decine di migliaia di italiani per nascita e per scelta si sparpagliano a Firenze, Siena, Pisa, Livorno, Arezzo e in altre città del Nord e Centro Italia. Molti di loro transitarono per il Centro smistamento profughi di Udine, che operò in via Pradamano 21, dal 1946 al 1960, accogliendo oltre 100 mila individui.

Dal 1946 al 1963, il Crp di Laterina funzionò per oltre 10 mila italiani in fuga dalle loro terre assegnate alla Jugoslavia col trattato di pace del 10 febbraio 1947. Erano italiani della patria perduta, o in cerca di patria. In baracca patirono il freddo e la fame. Tra i più anziani di loro ci fu un alto tasso di suicidi. A Laterina giunsero pure alcuni sfollati dalle ex colonie.

Queste memorie giunte dall’Italia, persino dagli USA, Argentina e dal Canada ci fanno capire la vita quotidiana e i momenti di incontro-scontro con la popolazione locale, fino alla completa integrazione sociale all’estero o in patria, mediante i matrimoni con gli autoctoni e, soprattutto, col lavoro, con la religione e con l’assegnazione delle case popolari.

Centro raccolta profughi di Migliarino pisano, 10.4.1950. Sposi Maria Maracich e Gino Beltramini celebra don Mario Maracich. Dal libro di Maria Maracich, "Il viaggio di Meri"

Ecco le parole dalla Prefazione della dott.ssa Bruna Zuccolin, Presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia: "Nel momento in cui si dà ora alle stampe La patria cercata, si apre il problema del confronto con il riuscito primo volume, La patria perduta: sarà in grado il secondo di rispondere alle aspettative? Penso proprio di sì: anzitutto, perché ritorna lo stesso “sceneggiatore”: il “nostro” Elio Varutti, con la sua capacità di ascolto, intesa sia in senso professionale, da bravo sociologo, sia in senso umano, per la sua innata attitudine a percepire e a farci percepire non solo le storie che gli intervistati raccontano, ma anche le emozioni e le sensazioni che provano. E poi c’è sempre alle spalle il grande Claudio Ausilio, l’ispiratore dei due volumi, che con la sua pacatezza, ma anche la sua tenacia ha svolto infaticabile un’enorme mole di lavoro, cercando per mezzo mondo i testimoni e procurando l’occasione delle interviste.

Montona (Istria), 2.2..1947. La famiglia Andretti, con Mario, in basso a destra. Poi furono esuli al Campo profughi di Lucca e in USA

Come in una “saga” cinematografica, un buon punto di partenza è il ritorno di alcuni dei personaggi originali, come il farmacista buono o i leggendari insegnanti del CRP, di cui si rivelano ulteriori aneddoti, e l’ingresso di nuove, appassionanti vicende. Vicende molto diverse e variegate tra di loro: personaggi sconosciuti e altri poi diventati famosi, da Andretti a Marchionne, da quelli vicini al fascismo a quelli finiti nei lager per il loro antifascismo, da chi era pienamente italiano e chi non lo era; ma tutte accomunate dal far parte della stessa storia collettiva, quella istriana, fiumana, dalmata, con i suoi valori civili e morali". Fin qui le frasi della Zuccolin.

Con un ricco apparato fotografico e documentario, ne La patria cercata, delle edizioni Aska di Firenze, ci sono le storie delle famiglie Andretti, Badini, Baici, Barbieri, Benvegnù, Bracchitta, Cattonar, Daddi, Daici, Danielis, Dobri, Manzin, Manzoni, Marchionne, Mladossich, Pacori, Paoli, Prete, Radolovich, Rauni, Rocchi, Sestan, Spogliarich, Sponza, Stipcevich, Tomissich, Travaglia, Tropea, Varesco, Vellenich ed altri.

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Dati del libro – Elio Varutti, La patria cercata. Ricordi di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in Toscana, Firenze, Aska, 2025, pagg. 176. Euro 20.      

ISBN 978-88-7542-413-8   

La lapide in Via Pradamano 21 a Udine, dove funzionò il Centro smistamento profughi da dove vennero sventagliati in 160 Centri raccolta profughi d'Italia, inclusi quelli della Toscana


Qualifica di profugo per Luigi Casarsa, esule di Parenzo, attestata nel 1949 dalla Prefettura di Lucca

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Fino al 21.05.2025 il libro “La patria cercata” è stato presentato, in Italia e all’estero, con successo di pubblico a circoli culturali, biblioteche, scuole e associazioni, con le rispettive autorità istituzionali come nel museo di Muggia (TS), in presenza pure di Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste e di Renzo Codarin, presidente dell’ANVGD nazionale. Poi è stato presentato in Consiglio regionale a Firenze, in Consiglio comunale a Laterina Pergine Valdarno (AR), a Palazzo ducale di Massa (MS), al vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. In Friuli è stato presentato a Udine (al Liceo Classico “J. Stellini”, all’Istituto Tecnico Economico “A. Zanon”, all’Isis “C. Deganutti”). Poi a Tarcento (UD), a Tavagnacco (UD), a Attimis (UD) e a Zoppola (PN). Il 18 maggio 2025 è stato presentato al Salone del Libro di Torino, nel padiglione della Regione Toscana, con Bruna Zuccolin, Bruno Bonetti (presidente e vice dell’ANVGD di Udine) e Aldo Ferucci (editore).

Oltre che sul «Corriere di Arezzo», su «L’Arena di Pola», «La Nazione», «Diari Toscani», «Teletruria», «Rete Valdarno», «Arezzo TV», «La Gazzetta di Massa e Carrara», «Valdarnopost.it», «Amaranto Channel», «Errevuti Radio», «anvgd.it», «Arcipelago Adriatico» e «anvgdud.it» il volume è stato presentato a Radio RAI Friuli Venezia Giulia, nella trasmissione di “Sconfinamenti”, con replica da Radio Capodistria (SLO) e su raiplaysound.it/ in podcast. Commenti sono apparsi su «La Voce del Popolo», di Fiume/Rijeka (HR).

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Testi Sebastiano Pio Zucchiatti e di Elio Varutti, Coordinatore del gruppo di lavoro storico-scientifico dell'ANVGD di Udine. Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo e E. Varutti. Lettori: Bruna Zuccolin, Bruno Bonetti e Marco Birin. 

Fotografie della collezione di Francesco Ostrogovich, Istrianet.org e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia n. 29 a Udine – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. 

Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin, che fa parte pure del Consiglio nazionale del sodalizio e, da luglio 2024, è Coordinatore dell’ANVGD in Friuli Venezia Giulia. Vicepresidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi. Grazie a Alessandra Casgnola, Web designer e componente del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine.   Sito web:    https://anvgdud.it/

Profughi di Marina di Massa (MS), Coro della Cappella 1949, Coll. Ostrogovich
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Rassegna stampa

- Luca Tosi, “La Patria cercata, ricordi d’italiani d’Istria”, Attualità, «Teletruria», 5 Febbraio 2025, 1’, 32’’.

- Dal "Corriere di Arezzo", 9.2.2025.


- Dal profilo Facebook di "Errevuti Radio". del 5 febbraio 2025, minuti 12,03.

martedì 24 settembre 2024

Esuli ritornano a Laterina. Visita di Anna Maria Manzoni all’ex Campo profughi

Per gli esperti è il turismo del ricordo. Cresciuti tra le baracche, a volte gli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia ritornano per vedere il loro posto di accoglienza dopo la seconda guerra mondiale. Nel campo profughi giocarono, andarono a scuola, ricevettero il pacco della befana, pregarono nelle processioni, fecero la prima comunione e la cresima. Sono ricordi indelebili. Così la signora Anna Maria Manzoni, nata ad Albona, provincia di Pola, nel 1940, esule a Torino, è ritornata nel Valdarno per vedere i luoghi della sua giovinezza dove giunse nel 1948 in fuga dalle violenze titine. 

Ponticino (AR), mostra “Forme e Colori”. Da sinistra: Gilberto Borri, Rita Tassini, Anna Maria Manzoni, Alessandra Chighine, Claudio Ausilio e Roberto Montevecchi


Non è stato un soggiorno mordi e fuggi, perché si è fermata dal 15 al 21 settembre 2024 presso una nota Casa vacanze. Al bar del paese ha pure casualmente incontrato e volentieri chiacchierato con Jacopo Tassini, sindaco di Laterina Pergine Valdarno (AR). Accompagnatori nella singolare visita d’istruzione erano Roberto Montevecchi, amico d’infanzia di Anna Maria e Claudio Ausilio, esule di Fiume a Montevarchi (AR). 
Oltre a vedere cosa resta oggi del vecchio Campo profughi, la comitiva ha visitato l’interno di una ex baracca, ristrutturata a laboratorio artigianale della ditta “B&B Creazioni Moda” con Lucia e Lorenzo Bianchi. Non è mancata un tappa al santuario di Santa Maria in Valle, situato nei pressi dell’area artigianale (ex Campo profughi) del Comune di Laterina Pergine Valdarno. Pure gli esuli giuliano dalmati si recarono in quel luogo di culto nel periodo 1946-1963, finché durò aperto il Centro raccolta profughi, posto vicino all’Arno. 
Non è mancata la visita ad Arezzo, a seguire la visita a Monterchi e Citerna, antichi borghi tra Rinascimento e grandi paesaggi, al confine tra Toscana e Umbria, due piccole cittadine che custodiscono speciali opere d’arte in un contesto rurale. Nei vari giorni di permanenza la signora Manzoni è stata poi ospitata a un pranzo dalla dottoressa Manuela Micchi, figlia del farmacista Aldo Micchi che, nel 1954, aiutò in modo disinteressato e pieno di umanità la signora Vincenza Ruta Bracchitta, ospite del Centro raccolta profughi, che intendeva barattare la propria fede nunziale per un po’ di latte in polvere da neonati. 

Anna Maria Manzoni a Laterina (AR) nel 2024


C’è stato anche un altro momento culturale. Con i fidi accompagnatori (Ausilio e Montevecchi) la signora Manzoni ha visitato la mostra di pittura e scultura “Forme e Colori” a Ponticino, frazione del Comune di Laterina Pergine Valdarno. Aperta presso il Centro Culturale di Memorie e Contemporaneità la rassegna collettiva contiene opere dello scultore Gilberto Borri, della pittrice Rita Tassini, di Francesco Sordini, pittore Ponticinese e di Mark Soetebier, pittore fotografo e videomaker olandese. All’incontro era presente pure Alessandra Chighine, dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Laterina Pergine Valdarno e Filippo Neri, della Commissione di Biblioteca. 
Laterina, Visita alla ditta “B&B Creazioni Moda”. A sinistra: Anna Maria Manzoni, Lucia Bianchi e Lorenzo Bianchi

Un nuovo libro - La vicenda del farmacista Micchi assieme a tanti altri fatti storici del territorio è ben descritta nel prossimo libro di Elio Varutti elaborato in collaborazione con Claudio Ausilio. Dopo il grande successo de La patria perduta. Vita quotidiana e testimonianze sul Centro raccolta profughi Giuliano Dalmati di Laterina 1946-1963, di Aska edizioni di Firenze, edito nel 2021, è in fase di stampa una nuova iniziativa editoriale. 
Si intitolerà “La patria cercata. Ricordi di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in Toscana”. La pubblicazione è prevista per il ‘Giorno del Ricordo’ 2025. 
Ci saranno le memorie giunte dall’Italia, persino dagli USA, Argentina e dal Canada. Ci fanno capire la vita quotidiana e i momenti di incontro-scontro con la popolazione locale, fino alla completa integrazione sociale all’estero o in patria, mediante i matrimoni con gli autoctoni e, soprattutto, col lavoro e con l’assegnazione delle case popolari. Ci saranno le storie delle famiglie Badini, Baici, Barbieri, Benvegnù, Bracchitta, Cattonar, Daddi, Daici, Danielis, Dobri, Manzin, Manzoni, Mladossich, Pacori, Paoli, Prete, Radolovich, Rauni, Rocchi, Sestan, Spogliarich, Sponza, Stipcevich, Tomissich, Travaglia, Tropea, Varesco, Vellenich ed altri ancora. 

Santuario di Santa Maria in Valle, nel Comune di Laterina Pergine Valdarno (AR), Anna Maria Manzoni e Roberto Montevecchi


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Cenni bibliografici - Elio Varutti, Esodo da Fiume a Laterina. La s’ciavina per parete di giorno e per dormire la notte, 1948, on line dal 1° settembre 2020 su varutti.wordpress.com

- E. Varutti, Esodo di Annamaria Manzoni da Albona, 1948. A Trieste, Udine, Laterina e Torino, on line dal 26 settembre 2021 su  varutti.wordpress.com

- Glenda Venturini, Nel Giorno del Ricordo il racconto di Anna Maria Manzoni, arrivata al Campo profughi di Laterina a 8 anni, on line dal 9 febbraio 2020 su  valdarnopost.it

Laterina - Anna Maria con la Dottoressa Manuela Micchi

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Progetto e ricerche di Claudio Ausilio. Elaborazione e Networking a cura di Girolamo Jacobson, Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti. Lettori: Claudio Ausilio, Roberto Montevecchi (email al Cur. del 23.9.2024), Sergio Satti (ANVGD Udine) e i professori Annalisa Vucusa, Enrico Modotti e Marcello Mencarelli. Copertina: Anna Maria Manzoni a Laterina nel 2024.

Fotografie della collezione di Claudio Ausilio. Grazie a Alessandra Casgnola, Web designer e componente del Consiglio Esecutivo dell’ANVGD di Udine. Altre fotografie da collezioni citate nell’articolo e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine.  – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30.  Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin, che fa parte pure del Consiglio nazionale del sodalizio e, dal 2024, è Coordinatore dell’ANVGD in Friuli Venezia Giulia. Vicepresidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi.  Sito web:  https://anvgdud.it/

L’articolo presente è dedicato alla memoria di Aldo Micchi, farmacista buono di Laterina.

Laterina, 2024.  A volte ritornano. La visita di Anna Maria Manzoni, cucciola del Campo profughi

Mark Soetebier tiene banco nel gruppo di visitatori della mostra d’arte a Ponticino 


domenica 12 novembre 2023

Teodorico Goacci, legionario a Fiume e terzino della Olympia calcio, esule a Bologna

Ecco una storia fiumana poco nota del “terzino valanga”. Teodorico Goacci nacque ad Ancona il 21 febbraio 1898 e seguì a Fiume la famiglia, per il lavoro del babbo al silurificio Whitehead. Il padre era Cesare e la madre Rosina Moroni, una parente del compositore Pergolesi. Avevano dieci figli, come ha scritto Giacomo Bollini nel 2019. Abitavano nelle case destinate agli impiegati del silurificio in viale Italia.

Teodorico Goacci, da "La Voce di Fiume", 1977
Nel 1914 con la Prima guerra mondiale la famiglia, come molti altri italiani, venne internata in Bassa Austria, a Sankt Pölten, dove esisteva un grande campo di raccolta per italiani. Al momento dell’internamento Teodorico, affermato calciatore a Fiume, fu notato da Hugo Meisl, una della maggiori personalità del calcio austroungarico, calciatore e poi allenatore, ed ideatore del famoso Wunderteam, la nazionale austriaca delle meraviglie degli anni ‘30. Meisl lo prese sotto la sua ala protettrice e lo fece entrare addirittura nel giro della nazionale austriaca del periodo di guerra, menomata dalle tante assenze per cause belliche. Teodorico addirittura giocò al Prater di Vienna indossando la maglia del Rapid Wien una partita amichevole contro l’MTK di Budapest, vinta 2-0 dai padroni di casa. Il trattamento privilegiato della famiglia era dovuto alla sua bravura calcistica. Di ruolo difensore, fu definito dalla stampa “il terzino valanga” (Pamich C 1977, p. 4). Gli internamenti di triestini, istriani e fiumani non avvennero solo in Slovenia e Austria. È il fiumano Rodolfo Decleva che ha trattato gli internamenti di sudditi italiani del Quarnaro in Ungheria (Decleva R 2017 : 18).

Alla fine della guerra la famiglia Goacci rientrò Fiume. Teodorico, per anni nel Villaggio operario di Sankt Pölten, era stato percorso dal desiderio di arruolarsi nel Regio Esercito italiano e dare il suo contributo alla guerra, decise di partecipare all’impresa di Fiume dannunziana: desiderando con tutto il cuore l’annessione della sua città adottiva all’Italia. Nel 1919 fu tra i primi italiani di Fiume a mettersi al servizio di D’Annunzio ed evidentemente la sua personalità e la sua intraprendenza si fecero subito notare. Divenne una delle quattro guardie del corpo del poeta-vate tanto che, anche in vecchiaia, amava ripetere con quel suo tipico accento: “Chi voleva andar dal comandante doveva passare sul mi corpo!”, come ha aggiunto Giacomo Bollini. Di notte lui e gli altri tre suoi compagni, letteralmente dormivano fuori dalla porta della camera di D’Annunzio, stesi per terra, a turno, pronti ad intervenire in caso di bisogno.

Una ricerca di Bollini fra il materiale del Vittoriale, che conserva gli archivi della Reggenzaitaliana del Carnaro, ha dato risultati sorprendenti che confermano in tutto e per tutto la storia che da anni, in famiglia, si tramanda. Teodorico è legionario fiumano (Elenco Ufficiale dei Legionari, p. 74), ma viene denunciato il 23 gennaio 1920 per non aver risposto alla chiamata alle armi del Regno d’Italia. A marzo risulta già inquadrato fra i volontari fiumani, nella Compagnia Noferi. Nelle carte dell’Associazione Nazionale Combattenti, Ufficio Stralcio Milizie Fiumane, è chiaramente scritto il suo percorso all’interno delle milizie fiumane: dapprima arruolatosi nel “Sursum Corda”, in data 7 giugno 1919, passò poi al battaglione Baccich-Ipparco– Annibale Noferi, Polizia militare e addetto alla persona del comandante Gabriele D’Annunzio. Il suo arruolamento nelle milizie fiumane è datato 12 settembre 1919. Molti dei suoi documenti sono sottoscritti da una firma eccellente del fiumanesimo: Giovanni Host Venturi.

Teodorico Goacci in età matura. Foto dal blog di Giacomo Bollini

Proprio durante il periodo della Reggenza del Carnaro, Teodorico si sposò, giovanissimo. Al suo matrimonio con l’amica di infanzia Margherita Parenzan partecipò anche D’Annunzio che vergò sulla foto ricordo dello sposalizio un suo autografo accompagnato da un “Eia Eia!”. Pochi sanno che a Fiume, durante il periodo dell’impresa dannunziana, si giocò molto a calcio. Il “vate” ne era molto appassionato e Teodorico non poteva che farsi notare anche in questo frangente. Lo stesso D’Annunzio, nell’intervallo dello storico match dell’8 febbraio 1920 fra la rappresentativa cittadina e il Comando militare dei Legionari, lo chiamò a sé, quale capitano della squadra e gli disse apertamente che, per il suo stacco superbo, pareva avesse “la testa di ferro”. Il 17 agosto 1919 fu in campo come capitano contro la Milanese, una delle partite ancora oggi ricordate dagli annali del calcio fiumano, ha precisato Giacomo Bollini.

Alla fine dell’avventura dannunziana, trovò impiego in ferrovia. Continuò, ovviamente, a giocare a calcio con i colori bianconeri dell’Olympia Fiume per diverse stagioni, fino al 1925. Coma ha scritto Rodolfo Deceva, la prima società calcistica sorta a Fiume fu il Club Sportivo “Olympia” che venne costituita nel 1904, alla quale seguirono successivamente il “Gloria” nel 1917, il Club Sportivo “Fiume” nel 1919 e nel 1920 il Club Sportivo “Tarsia” (Decleva R 2020). Il 2 settembre 1926 il Club sportivo “Olympia” si fuse con il concittadino Club “Gloria” nell’Unione Sportiva Fiumana.

La grande passione di Teodorico per lo sport non era ristretta al calcio: eccelleva anche nel canottaggio (con la società Eneo) e nell’atletica leggera dove si specializzò nel salto in lungo e nel triplo. A Fiume nacquero le sue due figlie, Laura (deceduta il 4 novembre 2023 e molto attiva nell’ANVGD di Bologna) e Verbena. Si ricorda che, nel 1943, dopo l’8 settembre, Teodorico aiutò molti soldati italiani sbandati che tentavano di rientrare in Italia, fornendo loro tute da ferrovieri per poter dismettere la divisa grigioverde e passare inosservati ai numerosi controlli. Non aderì al fascismo, continuando la sua vita di tranquillo lavoratore e padre di famiglia. I “fasti animosi” della sua gioventù ormai erano alle spalle. Quando a fine guerra Fiume venne ceduta alla Jugoslavia, non volendo vivere da estraneo in un paese straniero, trasferì tutta la famiglia, che oramai si era allargata, in Italia, raggiungendo prima uno dei fratelli, Omero, a Ferrara, e poi raggiungendo Bologna, dove aveva trovato nuovamente un impiego in ferrovia. La sua famiglia visse per breve tempo nel Villaggio dei Profughi giuliano dalmati, trovando poi presto una sua sistemazione cittadina decorosa. Nonostante i tanti racconti terrificanti fatti sul primo trattamento riservato agli esuli giuliano dalmati a Bologna, nella famiglia Goacci non risulta alcun tipo di maltrattamento ai loro danni da parte dei loro nuovi concittadini bolognesi.

Oramai in pensione, Teodorico a Bologna fece ancora l’allenatore del settore giovanile di alcune squadre, fra cui l’Unione Sportiva Compressori Grazia-Secchiarapita. Un infarto fulminante lo portò via all’affetto dei suoi cari il 28 giugno 1977, all’età di 79 anni.

Ruolino del terzino destro Teodorico Goacci – 7° nella classifica di tutti i tempi delle presenze nell’olympia con 57 partite

Periodo

Squadra

Nazionalità

1917-1919

Libertas St. Pölten

Austria

1919-1921

Olympia Fiume

Reggenza del Carnaro

1921-1925

Olympia Fiume

III e II Divisione, Italia

1925-1927

Dopolavoro Ferroviario

Unione Libera Italiana del Calcio

1927-1929

Fiumana B

Italia

Fonte: Giacomo Bollini, 2019

Una precisazione necessaria - Da un altro contributo scritto non risulta che a Sankt Pölten vi fossero campi di internamento per italiani nella Grande guerra. Come ha precisato Igor Mandich, piuttosto le famiglie delle maestranze del silurificio furono là trasferite in conseguenza del trasloco del silurificio di Fiume, avvenuto nel 1915, per proteggerlo dai bombardamenti italiani, che infatti colpirono dal 1916. È con il massimo rispetto nei confronti dei famigliari che hanno trasmesso il loro ricordo su Teodorico Goacci che si propongono le seguenti precisazioni.

Levassich Emilio a Sankt Pölten nel 1918. Collez. Igor Mandich
“La stessa sorte – ha aggiunto Igor Mandich – capitò al mio bisnonno materno Emilio Levassich, di  famiglia triestina, ma originaria dall’isola di Brazza, che mi accomuna all’amico Bruno Bonetti. Il bisnonno lavorò presso il silurificio a Sankt Pölten nel periodo 1915-1918. Come si vede dalla cartolina allegata, che lui spedì a casa per salutare la famiglia, le condizioni non erano certo quelle di un prigioniero o di un osservato speciale, ma semplicemente quelle di un impiegato in trasferta, trattato anche piuttosto bene direi”.

Retro foto Sankt Pölten, Levassich Emilio 1918. Collez. Igor Mandich

“Sono molto chiare invece le condizioni nei campi di prigionia Austriaci e Ungheresi, attivi durante la prima guerra mondiale – ha concluso Mandich – che non lasciavano certo lo spazio per coltivare il giuoco del calcio: Tápiósülyi (149 morti), Wagna (2.920), Pottendorf (650) e Wurmberg (90). Conosco bene questa parte di storia, in quanto Compassi Guido, nato a Fiume nel 1899 (fratello di mio nonno Compassi Gustavo) fu rinchiuso a 16 anni a Tápiósülyi (Ungheria) e tornò vivo, ma si trascinò tutta la vita con grossi problemi polmonari che lo uccisero a soli 43 anni (anche in questo caso allego cartolina che i suoi genitori, Gustavo Sr. e Margherita, gli indirizzarono presso il campo in cui era confinato). All’inaugurazione del monumento che ricorda i morti italiani, avvenuta nel 1996, era presente mio padre Alfio Mandich, di Fiume”.

Margherita Bursa e Gustavo Compassi. Collez. Igor Mandich
Proprio Alfio Mandich, nato a Fiume il 9 ottobre 1928 e deceduto a Genova l’11 gennaio 2006, è stato un grande calciatore italiano, di ruolo jolly difensivo. Come molti fiumani, dopo l’esodo, fu accolto nel Centro raccolta profughi di Laterina, in provincia di Arezzo.

Margherita Bursa e Gustavo Compassi, retro. Collez. Igor Mandich

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Cenni bibliografici

- Giacomo Bollini, Storie di famiglia: il nonno di mio zio Teodorico Goacci, legionario fiumano, on line dall’8 agosto 2019 su emiliaromagnaalfronte.com

- Rodolfo Decleva, Piccola storia di Fiume 1847 – 1947, ilpigiamadelgatto, II edizione, Sussisa di Sori (GE), 2017.

- Rodolfo Decelva, Calcio fiumano. Il Club sportivo “Tarsia”, post in Facebook del 19 settembre 2020.

- Luca Di Benedetto, El balon fiuman quando su la Tore era l’Aquila, Borgomanero (NO), Litopress, 2004.

- Elenco ufficiale dei legionari fiumani depositato presso la fondazione del Vittoriale degli italiani in data 24/6/1939, PDF.

- Igor Kramarsich, “Olympia. Così il pallone si racconta”, «La Voce del Popolo», 25 novembre 2021.

- Igor Mandich, lettera e-mail all’Autore del 10 novembre 2023.

- Cesare Pamich, “Teodorico Goacci”, «La Voce di Fiume», 3 marzo 1977, p. 4.

Altri riferimenti nel web

- Fernando Pellerano, “Il Villaggio dimenticato con gli eredi degli esuli”, «Corriere della Sera, Corriere di Bologna» 2 giugno 2015, p. 1.

- Elio Varutti, Antologia del calcio a Fiume, 1904-1956, on line dal 5 ottobre 2020 su varutti.wordpress.com

Ringraziamenti – Gran parte dell’articolo presente è liberamente ripresa dalle parole di Giacomo Bollini, discendente del “terzino gladiatore” Teodorico Goacci. Ringraziamo sentitamente, quindi, il blog di Bollini per la pubblicazione in queste pagine. Si ringrazia pure Igor Mandich per le precisazioni qui contenute.

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Progetto e ricerche a cura di Elio Varutti. Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettori: Chiara Sirk (ANVGD Bologna), Claudio Ausilio (ANVGD Arezzo), Igor Mandich (Genova), Sergio Satti (ANVGD Udine) e i professori Enrico Modotti ed Ezio Cragnolini. Fotografie da collezioni private citate nell’articolo e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin. Vicepresidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi. Sito web: https://anvgdud.it/