Visualizzazione post con etichetta jazz. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta jazz. Mostra tutti i post

sabato 22 dicembre 2018

Sergio Endrigo in jazz, Concerto di Barbara Errico con l’ANVGD di Udine


La straordinaria cantante jazz Barbara Errico ha voluto condividere il suo Omaggio a Sergio Endrigo con gli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia e i loro discendenti a Udine. 
Fotografia di Riccardo Bostiancich

Così è salita sul palco per l’ultimo evento dell’anno organizzato dal Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). La Errico ha riproposto i brani del suo CD “Sergio Endrigo in jazz”, uscito nel 2010 e premiato con l’Italian Jazz Award nel 2011.
L’eccezionale ed applaudito concerto si è svolto il 19 dicembre 2018, alle ore 20,30 presso la sala teatrale “Mons. Leandro Comelli”, della parrocchia di San Marco, in Viale Volontari della Libertà 61, nella zona di Chiavris, cui vanno i ringraziamenti dell’ANVGD per l’ospitalità.
Come ha scritto, il 20 dicembre 2018, in Facebook, Riccardo Bostiancich, fotografo di alta qualità con genitori di Fiume, è stata una “bella serata voluta fortissimamente dall’ANVGD con protagonista Barbara Errico, voce meravigliosa e da Renato Strukelj al pianoforte e Franco Feruglio al contrabasso, per ricordare un grande cantautore quale era Sergio Endrigo (...), nato a Pola nel 1933 e morto a Roma nel 2005”.
Fotografia di Bruno Bonetti

Buio in sala
Nel buio della sala entrano sul palco i tre artisti. Ha avuto inizio così la serata culturale e musicale con Barbara Errico, cantante famosa a livello europeo e non solo, la cui voce è un insieme di colori jazz e blues.
Si sono ascoltate le suggestive canzoni come “1947”, “Adesso sì”, “Aria di neve”, “Lontano dagli occhi” e “Perché”, composte dal grande Endrigo, talvolta in collaborazione con Bacalov e Bardotti. Appena eseguito magistralmente il primo pezzo dalla emozionante jazz vocalist, è uscita sul palco Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, con parenti di Pirano. Nel silenzio totale della sala ha letto, in ottimo dialetto, “Gente istriana” di Ester Sardoz Barlessi, nata a Pola nel 1936 e morta nel 2017. Ecco il testo dell’apprezzata poetessa e narratrice istriana.
Mi go i oci velai
e un gropo dentro
ogni volta che penso
a la mia gente
de sempre sparpaiada per el mondo
per un giogo del destin,
la mia gente inocente,
col cuor de fioi, le mani sempre in moto,
che per storie de politica
de amor o de miseria
ga dovudo far fagoto.
Bruna Zuccolin. Fotografia di Riccardo Bostiancich. Taglio redazionale

Mi go un dolor de dentro,
che nol passa,
co se se incontra
cussì, per caso,
in spiagia o visin la Serpentina
e se se domanda in tono disperado
coss’ che xe de la Giovanina,
de Carlo o de Gigi
e po ti senti che la Giovana
riposa in un altro cimitero,
la ga strussià tuta la vita,
e la voleva propio vegnir,
‘desso che la podeva, povera fia,
ma po’ la ga stroncada
una bruta malatia,
e Carlo, in Australia
el xe andà a finir
e Gigi, chissà perché,
no el ga mai volù vegnir.

Dio, che tristessa
in te la contentessa
de quel rivederse solo per le ferie,
e quante storie dolorose drio,
de poveri cristi tormentadi!
Per orgolio, per la lingua o per ideal
chi se ga trovà de qua
e chi de là de la baricada,
ma tuti ga ale spale
una famiglia sbregada.

E che pianti!
La mama voleva andar via
ma voleva restar el marì
de la fia,
un fradel se sentiva talian,
un altro druso
e i se tegniva el muso,
Tizio gaveva l’ amante che partiva,
cussì via anche lui,
perché se no el moriva.
E ‘sti pici grandi drami
ga portà dolor e afani
che ancora se strassina in te i ani
e co se trovemo tuti insieme
se magnemo coi oci,
perché savemo,
che sia noi che semo restai
che quei che ga fato le valise,
se portemo dentro le stesse radise.
Elio Varutti. Fotografia di Riccardo Bostiancich


A quel punto Elio Varutti, vice presidente del sodalizio, con parenti di Pola e di Fiume, ha presentato la serata e gli artisti, ricordando che l’associazionismo giuliano dalmata ha iniziato ad operare a Udine sin dal 1946, per dare aiuto e sostegno ai profughi, sotto la dicitura di Comitato Alta Italia per la Venezia Giulia e Zara.
Poi c’è stata tanta musica, arrangiata in jazz da far restare a bocca aperta alcuni spettatori, soprattutto coloro che poco conoscevano il repertorio di Barbara Errico, che si occupa pure di didattica musicale. La Scuola di Musica di Passons di Pasian di Prato (UD), infatti nel 2018, ha varato, in corrispondenza dell’avvio dei corsi 2018-2019, un’iniziativa innovativa. Proprio la nota cantante jazz Barbara Errico ha aperto un corso dal titolo “Cantare Interpretare Emozionare”, laboratorio vocale imperniato sul metodo “Art Voice & Mental Coaching”.
Barbara Errico in una stupenda fotografia di Riccardo Bostiancich

Si sono ascoltati i brani stupendi come “Chi sei”, “Dimmi la verità” e “Canzone per te”, che rese noto Endrigo al grande pubblico del Festival di San Remo. La Errico ha proseguito con la sua splendida voce nelle interpretazioni di “La rosa Bianca”, con testo anche in lingua spagnola e “Poema degli occhi”, scritta da Vinicio de Moraes ed altri. Gli assoli di pianoforte di Strukelj hanno affascinato il pubblico, come pure quelli pizzicati o con archetto di Franco Feruglio al contrabbasso. La regina della serata tuttavia è stata Barbara Errico, che con le canzoni a “Questo amore per sempre” ha stregato il folto pubblico della sala Comelli, con applausi a scena aperta e varie grida di “Brava!”.
In seguito c’è stata un’altra fine lettrice. Col geniale sottofondo di pianoforte di Renato Strukelj, Daniela Conighi, con avi di Fiume, di Pola e di Veglia, ha interpretato la poesia “L’identità” di Boris Del Mar, nato a Fiume nel 1934 e morto a Vancouver nel 2016. Si propone qui di seguito il testo di Boris Del Mar.
Daniela Conighi. Fotografia di E. Varutti

Ma noi… Che cosa siamo papà?
Non son sicuro… per verità,
credevo di essere Italiano...
invece mi sento più fiumano.

Questa domanda semplice e diretta
merita una risposta chiara, schietta
Vorrei così tanto poterlo dire di cuore
che alla mia patria aspiravo con amore.

Ma non posso dire di essere fiero
quando i miei mi trattan da straniero
Ed infatti non è cosa da ignorare
che siamo in tanti così a pensare.

Noi le nostre terre le teniamo care
L’Istria, Pola, Zara, cinte dal mare
Fiume, Lussino, Cherso, nel Carnaro
Tra i ricordi belli c'è anche quello amaro.

Fuor di noi comunque, non è quasi nessuno
che si ricorda, che con l’Italia eravamo uno
lasciammo patria e terra con dolore
ed oggi nel mondo, ci siamo fatti onore.

Ma quello che ci ferisce vivamente
E che gli italiani di noi non sanno niente
e quando sentono dove siamo nati
automaticamente ci credono croati..
Renato Strukelj. Fotografia di E. Varutti

Un tempo eravamo parte della gloria
ora siam quasi persi nella storia
È la verità che scrivon queste mani..
purtroppo siamo noi gli ultimi mohicani!

È per questo figlio mio che non rispondo
come tè, non capisco veramente questo mondo!
lascia però che ti racconto la storia dei fiumani
Zaratini, istriani, lussignani...
per un tempo eravamo italiani...

Come vedi.. la storia è dura e lunga molto..
e ti rendi conto di quello che ci han tolto
la grande odissea di tutti noi giuliani
cominciò subito! nei campi profughi italiani

E tu figlio mio sei tanto più fortunato
perché non ci sono confusioni dove sei nato,
sei canadese, americano, italiano, australiano...
Ma se ti chiedono... diglielo che tuo papà era fiumano,
Zaratino, istriano, chersino, lussignano...
Barbara Errico jazz vocalist. Fotografia di Bruno Bonetti

Nel finale del riuscitissimo concerto Barbara Errico ha intonato “Io che amo solo te” tra lo stupore del pubblico ed è stato concesso anche un bis con “Perché” eseguita in modo superlativo.
Si ricorda, infine, che Sergio Endrigo non è solo uno dei maggiori cantautori italiani di tutti i tempi, egli è stato anche uno degli esuli istriani che ha abbandonato le sue terre d’origine in seguito alla annessione di Istria, Fiume e Dalmazia alla Jugoslavia di Tito.
La dirigenza dell’ANVGD di Udine intende ringraziare gli artisti Barbara Errico, Renato Strukelj e Franco Feruglio e i loro collaboratori, per la raffinata e indimenticabile esecuzione al concerto Sergio Endrigo in jazz – Omaggio a Sergio Endrigo, del 19 dicembre 2018. Essi hanno saputo trasformare una ovattata serata dicembrina in un’occasione di struggente ricordo e omaggio agli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia.
Fotografia di Giovanni Doronzo

Tra il pubblico si sono notati Adina Ruffini della Società Filologica Friulana, Laura Stringari, operatrice culturale, alcuni aderenti dei Lions Club del Friuli, certi operatori turistici, oltre a vari soci e membri del Consiglio Esecutivo dell’ANVGD di Udine.

Chi è Barbara Errico
Barbara Errico, affermata cantante jazz e insegnante di canto, tra i suoi allievi annovera anche la celebre Elisa. La Errico inizia la sua carriera nel 1988, quando riceve il Premio Friuli ‘88. Lei è una Mental Coach certificata e riconosciuta dall’Associazione Italiana Coach professionisti (AICP); è fisioterapista specializzata nella postura e nella respirazione specifica del cantante. Vanta il Certificate of Figure Proficiency (CFP) “Estill Voicecraft International”, III Livello in Psicofonia ed è Operatore in Biomusica International – Musicoterapia evolutiva.
Nel 1999 fu votata come “Miglior nuovo talento” dalla rivista nazionale “Musica Jazz” e ricevette il Premio speciale “Moret d’Aur Fvg”. Nel 2010 rientrò tra le dieci migliori cantanti Jazz italiane selezionate dalla rivista nazionale “Jazz It” nella rassegna “Jazz It Awards 2010”. Nel 2011 ottenne la Nomination all’“Italian jazz Awards 2011” (Oscar della musica italiana). Nominata nel Premio Tenco 2014, per il CD “Sentimentale dedicato a Lelio Luttazzi”, l’anno successivo ha conquistato il riconoscimento “Segno Donna 2015”. Ha collaborato e collabora con i migliori musicisti jazz a livello nazionale. Ha inciso numerosi CD jazz e partecipato a vari festival e concerti, sia in Italia che in Europa. Ha collaborato, fra gli altri, con il celebre Robert Miles.
---
Franco Feruglio. Fotografia di Riccardo Bostiancich
--

Rassegna stampa

Si ringraziano le seguenti testate giornalistiche e gli autori degli articoli. 
- Dalla testata settimanale de «Il Friuli» del 14 dicembre 2018.

- Anche sulla testata medesima nel web on-line dal 15 dicembre 2018:  Andrea Ioime, “Omaggio jazz a Sergio Endrigo”. 

- “Sergio Endrigo in Jazz: concerto di Barbara Errico”, on-line dal 17 dicembre 2018 su friulionline.com

---
Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti. Fotografie di Riccardo Bostiancich, Giovanni Doronzo, Bruno Bonetti e Elio Varutti, che si ringraziano per la concessione alla diffusione in questo blog. Altre immagini dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.
Artisti e dirigenti ANVGD di Udine insieme in osteria nel dopo concerto. Fotografia di Bruno Bonetti

La copertina del CD del 2010

Una immagine dell'esodo istriano

Udine, Villaggio metallico, 1956 - Monsignor Leandro Comelli celebrava messa ai profughi d'Istria, Fiume e Dalmazia


domenica 11 dicembre 2016

Ride la musica di Daniele D’Agaro in S. Pio X a Udine

Potrà sembrare strano che una musica jazz appaia ridente. Come fa a ridere la musica? Eppure il concerto di Daniele D’Agaro e Mauro Costantini, tenutosi nella Chiesa di San Pio X a Udine sabato 10 dicembre 2016, grazie all’Assessorato al decentramento del Comune di Udine, si può dire, a mio parere, che ha messo in mostra una musica che ride, tanto era affascinante, piacevole e soddisfacente.
Mauro Costantini e Daniele D'Agaro

«È un privilegio e un onore per me – ha detto Daniele D’Agaro, poco prima del concerto natalizio – suonare in San Pio X, una parrocchia dove sono cresciuto». È proprio in Via Baldasseria Bassa, come ricordano i ragazzi degli anni 1960-1970, che si poteva incontrare quel ragazzone moro che voleva a tutti i costi imparare a suonare il saxofono tenore «anche a costo di andare all’estero». Infatti nel 1979 va a studiare musica a Berlino e poi ad Amsterdam. Poi suonerà con i più bravi musicisti jazz del mondo. Diventa il sassofonista e clarinettista pluripremiato dalla critica e dal pubblico, diviso tra Amsterdam e il Friuli. E torniamo al concerto di Udine sud.
Don Paolo Scapin, parroco di San Pio X, a Udine dal 1° novembre 2014

Ha aperto l’incontro don Paolo Scapin, parroco di San Pio X, portando i saluti della parrocchia ai due validi musicisti. C’è da dire che D’Agaro non era nuovo di queste iniziative nel quartiere. Nel 2013, infatti, come mi ha ricordato Germano Vidussi, presidente dell’Associazione Insieme con Noi, il sassofonista di Baldasseria aveva tenuto una bella lezione – concerto per i soci del medesimo sodalizio che accoglie persone svantaggiate.

Nella Chiesa di San Pio X il duo D’Agaro – Costantini ha eseguito 12 brani, compreso il richiesto bis da un pubblico che è andato via via aumentando durante la bella serata. Dopo le prove il duo jazz ha deciso di variare il repertorio. Non è stato eseguito “Discantus. Discanti aquileiesi e concerti sacri nel jazz”, come annunciato con volantini e locandine, perché la mancanza dell’organo a canne nella chiesa avrebbe potuto compromettere la buona riuscita della serata. Comunque c’è stato un alto livello spirituale nei pezzi eseguiti.

L’esibizione è iniziata con un brano orecchiabile degli anni ’50, con un assolo d’organo di Mauro Costantini. A seguire il Duo ha suonato una composizione dello stesso Costantini “After we’re gone”, dedicata ai genitori di ragazzi diversamente abili che si preoccupano del futuro dei loro figli, una volta che venissero a mancare il papà, o la mamma, o tutti e due. “Dopo di noi”, appunto. Anche il terzo pezzo è una composizione dell’ottimo Costantini “Sweet revelations”; un’esecuzione piena di spiritualità, nel clima natalizio che si respira a dicembre.
Il quarto brano si intitolava “Tyrone”, opera di Larry Young, organista sudafricano, poi si è passati a Duke Ellington, con i concerti sacri. Poi nell’avvolgente e calda atmosfera è arrivato il godevole arrangiamento al sesto o settimo posto della “Ave Maria” di Gounod, composta sulla base di Johann Sebastian Bach.
Daniele D'Agaro, sax tenore

All’ottavo posto c’è stato un po’ di “sano egocentrismo” del compositore Mauro Costantini (lo dico con ironia, sia chiaro!). Il  titolo del brano era “Out of gospel”, perché come ha detto l’organista «era un periodo che eseguivo solo musica gospel, così nel comporre mi sono voluto staccare da quel genere che, tuttavia, è molto bello».
Alla fine ci sono sti altri pezzi dai concerti sacri di Duke Ellington, tipo “Come Sunday” e di Mauro Costantini, detto il “Ray Charles blanc di Felet” (Ray Charles bianco di Feletto).
L’organista e compositore Costantini è un non vedente e originario di Feletto Umberto, frazione di Tavagnacco, in provincia di Udine. Nell’atmosfera idilliaca finale, ascoltando la rivisitazione di “Come Sunday”, il pubblico ha potuto gustare il timbro netto e altisonante del sax di D’Agaro.

A qualcuno, durante il concerto in San Pio X, sarà venuto in mente l’organo del trio “progressive rock” Emerson, Lake & Palmer con “Tarkus”, oppure quello di Tony Pagliuca, delle Orme. Solo per il fatto che Mauro Costantini, con fini didascalici, ha voluto spiegare l’uso della sua tastiera elettronica con queste parole: «Questo è un simulatore dell’organo Hammond, è un organo fedele al gospel, per poter esprimere una forte spiritualità». 
Grazie al Duo D’Agaro - Costantini! Ci siete riusciti in pieno!

Sulla musica che ride
Facendo i dovuti distinguo, devo precisare che il primo ad usare il verbo ridere con riferimento a degli oggetti, invece che alle persone allegre, è stato niente meno che Dante Alighieri. Volendo scrivere questa mia “critichetta d’arte”, ho pensato che D’Agaro è un grande personaggio del jazz internazionale e così volevo paragonarlo ad un grande dell’arte, nello specifico della letteratura. Intorno ai primi anni del Trecento l’Alighieri nell’osservare certe pagine di un libro manoscritto di temi giuridici, ben miniati da un pittore di Bologna, scrisse appunto che quelle carte “ridono”. Voleva significare che si trattava di disegni stupendi, da dare sollievo, felicità, quasi che le stesse miniature “ridessero” di bellezza.
Ecco la terzina in questione, tratta dal Purgatorio, XI, 82:

« Frate », diss’elli « più ridon le carte
che pennelleggia Franco bolognese:
l’onore è tutto or suo, e mio in parte.

Devo, infine, riferire al lettore che la scoperta delle carte che “ridono”, nell’ambito della critica d’arte si deve ad un altro grande autore, che risponde al nome di Roberto Longhi. Ebbene Longhi, nel 1950, ha riportato alla luce la frase di Dante Alighieri, nel suo saggio: Proposte per una critica d’arte.
Nel finale, prima dell'applaudito bis, don Scapin dice ai musicisti: "Avete un grande dono!"

Cenni bibliografici
Roberto Longhi, “Proposte per una critica d’arte”, «Paragone», 1, 1950, riedizione con prefazione di Giorgio Agamben, Pesaro, Portatori d’Acqua, 2014.
---
Servizio giornalistico, fotografico e di networking di Elio Varutti.
Udine, Chiesa di San Pio X nel 1964, i chierichetti di don Adelindo Fachin (1922-1966), quando Daniele D'Agaro era ancora troppo piccolo. Ringrazio per la diffusione della fotografia Germano Vidussi