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domenica 19 febbraio 2017

Sergio Mazzola orafo fine e scultore potente a Udine

Molto interessante la mostra di opere di Sergio Mazzola a Udine, viste presso il salone della Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia, in via del Monte 1, dal 4 al 18 febbraio 2017, per la rassegna Artisti contemporanei a Palazzo.
Sergio Mazzola, croce

Davvero inaspettata è stata la cifra artistica rilevabile nella serie di bozzetti per gioielli, sculture ed altre forme creative in esposizione accanto alle consuete opere dell’orafo rodigino di nascita, ma udinese d’adozione. È un’arte quella di Mazzola che fuoriesce dalla sconfinata fantasia del celebre maestro alla continua ricerca di soluzioni artistiche rilevabili al tatto, oltre che dalla vista, soprattutto per i piccoli manufatti.
Per Sergio Mazzola è viscerale il rapporto con le produzioni artistiche dei Longobardi. Non vorrei andare a scomodare il nome di Mirko Basaldella, ma tocca pur fare qualche riferimento critico per questo tipo di arte, che è ricerca, analisi, studio ed applicazione.
Ci sono varie eccellenze in Friuli nel campo dell’arte, ma l’opera orafa di Mazzola è di fattura sublime. Nel vedere i vari raffinati monili, le sue fibule, croci o tavolette (le “paci”) longobarde riattualizzate al Terzo millennio, ci sentiamo pure noi, semplici osservatori, un po’ Longobardi, vogliosi di quei prodotti orafi per addobbare il mantello o cavalcare via per i prati del primo Ducato longobardo, nato proprio qui con capitale Cividale.

Nella rassegna era possibile vedere i seguenti pezzi scultorei: Longobardo ciclista, Callisto, Spadone, Falcone, oltre ad alcuni originali campioni di alta oreficeria, una memorabile traccia di arte romana e, soprattutto, di arte longobarda.
Sergio Mazzola, anello Agrume

Cenni biografici
Sergio Mazzola (1934), terminati gli studi presso la scuola d'Arte di Castelmassa (RO), si trasferisce da Calto, il paese natio, a Venezia, dove prosegue il suo iter formativo frequentando l'Istituto d'Arte prima e il Magistero d'Arte Applicata poi.
Frequenta inoltre il corso di fonderia artistica mettendo subito in risalto il suo talento e le sue doti peculiari: l'estro creativo e tanto scrupolo. Questo consente al "campagnolo" (come veniva affettuosamente apostrofato dai suoi professori) di esser chiamato, nel 1959, in Friuli presso l'appena istituita Scuola Statale d'Arte di Udine, per ricoprire le cattedre di "cesello e sbalzo" e "forgiatura e tiratura a martello", dando inizio così al corso di studio "Metalli". Tiene per i primi anni, i corsi di "disegno dal vero", "plastica" e "tecnologia". Abbandonerà l'insegnamento presso l'Istituto d'Arte "G. Sello" solo nel 1987, ma continuerà ad insegnare in forma volontaria presso l'Università della Terza Età di Udine, dove è stato possibile frequentare il suo corso di oreficeria sperimentale fino all'anno accademico 2018-2019.
Mazzola, l'anno seguente al suo arrivo in Friuli, nel 1960, incontra lo scultore Dino Basaldella con il quale stringe una feconda e importante amicizia. Nel fertile terreno dello laboratorio orafo del maestro udinese in piazzale Osoppo i germogli spuntati a Venezia possono crescere e rafforzarsi, consentendo l'inizio ufficiale dell'attività artistica nel settore delle creazioni artigianali. Dopo questo breve ma intenso sodalizio, nel 1964, Sergio Mazzola apre, grazie al determinante contributo dell'E.S.A., il suo studio-bottega personale in una ex falegnameria in vicolo Cicogna, a Udine, dove intensifica l'attività di ricerca plastico-formale applicata all'oreficeria, alla scultura e al design. Entrato a far parte del C.F.A.P. (Centro friulano arti plastiche, in cui ha ricoperto la carica di consigliere fino al 2019), comincia a partecipare a mostre locali e nazionali, sia collettive che individuali. Sono gli anni in cui aumenta anche la passione per l'opera e la figuratività longobarda, popolo di orafi sopraffini, maestri nelle tecniche di bratea e sbalzo, rafforzando così il legame di Sergio con il territorio friulano.
Il 2014 è l'anno d'inizio di un nuovo capitolo nella vita di questo "clan" di artisti orafi. Il maestro Sergio Mazzola viene nuovamente affiancato in ambito lavorativo da entrambe le figlie Clarice e Paola, per vegliare e guidare i nipoti Dario e Marta, figlia di Paola che dopo una significativa esperienza lavorativa a Londra mette a disposizione del gruppo le sue competenze tecnico-amministrative, la sua raffinatezza e la sua cortesia. Nasce, così, la "Sergio Mazzola - Generazioni Orafe" che apre la nuova bottega in via Cisis 26, in uno dei borghi caratteristici del centro storico di Udine: Borgo Grazzano. Le opere artigianali che vi prendono forma continuano a non essere solo il frutto di una intuizione estemporanea, ma il risultato di lunghe ed appassionate meditazioni sull'estetica e sull'antica storia del Friuli Venezia Giulia.

Sergio Mazzola è morto il 20 aprile 2019 a Udine. I funerali si sono svolti nella chiesa di S. Gottardo il 24 aprile.  

Sergio Mazzola, bracciale Longobardo
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Servizio giornalistico e di networking di Elio Varutti. Le fotografie sono del sito di Sergio Mazzola Orafo, che si ringrazia per la riproduzione e la diffusione nel web.

lunedì 30 maggio 2016

Dia-Tour dei Longobardi, a Udine

Questa è la storia per immagini dei Longobardi in Friuli. Si tratta di un'originale attività didattica sul territorio dell'Istituto Stringher di Udine, intitolata A cavallo coi Longobardi. Il tour è mostrato con diapositive (Dia-Tour).
Venerdì 27 maggio 2016 presso la sede dell’Associazione di volontariato Auser “Renato Feruglio” di via Micesio 31, a Udine, si è tenuto il quarto ed ultimo incontro  del ciclo “Vieni con noi”, progetto condiviso tra dall’Auser, l’Istituto "Bonaldo Stringher", la Società Italiana Psicologia dell’Adulto e dell’Anziano (S.I.P.A.A.) e la COOP Consumatori Nordest.

I saluti di rito sono stati portati dalla presidente dell’associazione AUSER Loredana Mori, e dal professor Andrea Fabris, in rappresentanza di Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico dello Stringher. Poi Sara Iannotti, Angelica Cavaliere, Serena Ronchi, Amina Gutic e Silvia Morocutti, studentesse della classe 4^ A dell’indirizzo tecnico turistico, coordinate dai docenti Giancarlo Martina e Cristiano Meneghel, hanno esposto una proposta di tour che partendo da Cividale, muovendosi lungo le orme dei Longobardi è arrivato fino alle Valli del Natisone.
Il tour proposto, che ha visto una introduzione del professor Meneghel sulla storia dell’invasione italiana dei Longobardi nel 568 d.C., prevedeva la partenza da Cividale, per poi spostarsi a Castelmonte, sede di un santuario mariano tra i più famosi del Friuli, toccando poi Drenchia, Mersino e Pulfero, già sedi di farre e arimannie, unità agricole ed abitative, basate sull’accasamento delle famiglie di cavalieri, tipiche del Ducato longobardo del Friuli e funzionali alla sua difesa, in quanto vi trovavano dimora guerrieri nelle zone più suscettibili di attacchi e scontri. Se hanno riscosso particolare interesse i famosi monumenti cividalesi del tempietto longobardo, dell’ipogeo celtico e del ponte del diavolo, non da meno le chiese carsiche di Drenchia e la grotta d’Antro.
Come da tradizione la manifestazione, per quest’anno giunta al suo ultimo appuntamento, ma che si intende rinnovare già a partire dal prossimo anno scolastico, è stata arricchita da un dibattito tra i convenuti a cui ha preso parte anche Gianfranco Pizzolitto, ex sindaco di Monfalcone e presidente regionale dell’Auser che ha rimarcato l’importanza della comunicazione intergenerazionale e dell’invecchiamento attivo.
Come da tradizione a conclusione dell’incontro il professor Biagio Nappi, del settore enogastronomico dello Stringher ha organizzato un ricco buffet a base di piatti tipici dei luoghi narrati dal tour, tra cui salame all’aceto e cipolla, frico e strucchi i cui ingredienti sono stati tutti offerti gratuitamente dalla COOP Consumatori Nordest.

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Servizio giornalistico e fotografie di Cristiano Meneghel.
Networking & redactional di Elio Varutti

giovedì 24 settembre 2015

La Provincia di Udine vista da Gianfranco Ellero

Scritto, stampato e presentato in gran velocità, questo ottimo saggio di Gianfranco Ellero, storico friulano insigne, è assai interessante. Il libro coglie nel segno più di un “instant book”. Il titolo completo è: “La Provincia di Udine, patria e regione dei friulani”, per le edizioni della Provincia di Udine / Provincie di Udin, Udine, 2015, pag. 74.

Si dice “in gran velocità” poiché le provincie dovrebbero essere abolite, per una riforma iniziata nel 2013. “Il Senato ha approvato la riforma delle province” - Si leggeva sui giornali del 2014. A marzo, infatti, con 160 voti favorevoli, 133 contrari e 3 astenuti era passata la legge; poi il Ddl deve ripassare alla Camera per essere convertito in legge (non si tratta di una "abolizione”, per il momento). Così nel 2014.
Il 30 gennaio 2015, «Il Fatto Quotidiano» scriveva: “A causa della confusione delle norme, la cancellazione delle province si sta rivelando un dramma. Per gli oltre 20 mila dipendenti da ricollocare. Ma soprattutto per i servizi di prima necessità che nessuno più assicura”.
Il «Messaggero Veneto» del giorno 8 luglio 2015 riportava queste parole: “Il Senato dice sì in prima lettura – con il placet di tutti gli eletti in Fvg – alla riforma dello Statuto della Regione, riforma che contiene anche l’abolizione ufficiale delle Province. Il voto favorevole – 166 sì, 39 contrari e 3 astenuti – difficilmente permetterà di completare l’iter prima del 2016, quando andranno a scadenza gli enti intermedi di Trieste e Gorizia, perché per diventare legge ha bisogno della doppio ok sia a palazzo Madama sia alla Camera, con un tempo stimato per il definitivo via libera tra i nove mesi e l’anno.” Così fino alla estate 2015.
Ma ritorniamo al libro di Gianfranco Ellero, presentato a Udine il 23 settembre 2015. L’opera  ha la Presentazione dell’onorevole Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine dal 17 aprile 2008. “La politiche e sta scjafoiant il Friûl - sostiene  Fontanini - uniche realtât che e pues dâ spessôr ae specialitât” (La politica sta liquidando il Friuli, unica realtà che può dare spessore alla specialità)
Per le espresse parole di Ellero il volume, arricchito di belle fotografie, riproduzioni di documenti e originale cartografia, “non è una storia, sia pure sintetica, della Provincia (composizione degli organi istituzionali, decisioni sulle materie di competenza, verifica dei risultati ottenuti,…) che rimane da scrivere”.
In realtà, a mio modesto parere, chi si impegnerà in un simile progetto, ossia scrivere la storia della Provincia di Udine, non potrà fare a meno di considerare quanto raccolto e scritto da Gianfranco Ellero in questo saggio fatto “raptim”, come scriveva un altro appassionato di storia e di libri, che di nome fa Guarnerio d’Artegna (Pordenone o Zoppola, 1410 circa – San Daniele del Friuli, 10 ottobre 1466).
Ellero inizia con Plinio il Vecchio e finisce con la “Fieste de Patrie dal Friûl”. Appuntamento sorto ad Aquileia il 12 luglio 1970, festa dei Santi Ermacora e Fortunato, patroni dell’antica Diocesi di Aquileia, e dal 1751 delle Diocesi di Udine e Gorizia.

L'onorevole Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine e lo storico Gianfranco Ellero, in piedi. Fotografia tratta da da www.natisone.it   che si ringrazia per la diffusione

Il Friuli storico è l’antefatto culturale della provincia di Udine, da cui nel 1968 si distaccò Pordenone, creando la sua unità amministrativa. Il Friuli storico si affaccia sulla scena con la “Carnorum regio” (la regione dei Carni, i Gallo Carni); erano detti pure Celti, gli abitatori dell’area compresa dai fiumi Timavo (sul Carso) al Livenza, compresa quindi la città di Concordia, prima dell’insediamento dei Romani. La stessa Aquileia era una realtà celtica, di Gallo Carni. I Romani fondarono la città di Aquileia nel 181 a.C., imponendole un nome non romano. Il toponimo è più antico.
I Longobardi (568 d.C.) diedero alla zona un senso politico, il Patriarcato di Aquileia (1077-1751) quello ecclesiastico temporale. Tutto ciò – sostiene Ellero – contribuì “a formare una civiltà locale di lunga durata, visibile nel  rito [religioso] aquileiese, nel diritto friulano [romano, longobardo, patriarchino, veneziano, napoleonico, austriaco, italiano], nel Parlamento della Patria [attivo al tempo della Magna Charta Libertatum], nelle forme d’arte autoctone studiate da Giuseppe Marchetti (la scultura lignea e le chiesette votive), e nella villotta [canto corale di popolo], “il fiore più straordinario della poesia popolare italiana” scrisse Pietro Citati sul «Corriere della Sera» del giorno 8 maggio 1976.
La personalità di Aquileia fu grande e coinvolgente per molti secoli. Dante nel “De vulgari eloquentia” (1303), definisce “aquilegienses” i friulani (pag. 13). Mi sono permesso di aggiungere al citato testo di Ellero qualche mia parola nelle parentesi riquadrate, sperando di essere in queste poche righe di recensione un po’ più chiaro e completo.
Poi la Patria del Friuli fu sotto le bandiere di San Marco e della Repubblica di Venezia (1420-1797), sotto Napoleone, fino al 1813 e sotto l’Austria, fino al 1866, quando gran parte del territorio fu annessa al Regno d’Italia. Il Friuli austriaco, con Gorizia, passò all’Italia nel 1918, dopo la Grande Guerra.
Funzionò una Provincia del Friuli (1923-1927), comprendente Udine e Gorizia. Nel 1943-1945 l’area citata diventò addirittura territorio del Terzo Reich, di Hitler. La Zona d'operazioni del Litorale adriatico o OZAK (acronimo di Operationszone Adriatisches Küstenland) fu una suddivisione territoriale comprendente le province italiane di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana, sottoposta alla diretta amministrazione militare tedesca e quindi di fatto sottratta al controllo della Repubblica Sociale Italiana, alla quale ufficialmente apparteneva.
Finita la Seconda guerra mondiale, ci fu l’autonomismo di Tiziano Tessitori (1945), la Costituzione della Repubblica Italiana (1° gennaio 1948) e ancora l’autonomismo del Movimento Friuli, sorto nel 1966 e quello passionale di Gino di Caporiacco (1970), fino ai nostri giorni.
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Rassegna stampa:

Bibliografia

Tra agli oltre 500 titoli di Gianfranco Ellero a disposizione nelle biblioteche pubbliche, quelli sull'autonomia e la specialità del Friuli potrebbero essere:

1) Fausto Schiavi : una battaglia per il Friuli, 1967-1972 / a cura di Gino di Caporiacco e Gianfranco Ellero. - [S.l. : s.n.], stampa 1982 (Reana del Rojale (UD) : Chiandetti). - XV, 283 p. : ill. ; 24 cm.

2) Dalla regione mai nata alla regione mal nata : saggi di Gino di Caporiacco sul Friuli e sulla Venezia Giulia / [introduzione di Geremia Gomboso e Gianfranco Ellero]. - [Çupicje di Codroip] : Istitût Ladin-Furlan "Pre Checo Placerean", 2002. - 79 p. ; 24 cm. - (Golaine di studis su l'autonomisim ; 2).

3) Autonomia per il Friuli : scritti e discorsi parlamentari : 1945-1964 / di Tiziano Tessitori ; [preambul Geremia Gomboso ; introduzione Gianfranco Ellero]. - [Codroipo] : Istitût Ladin Furlan "Pre Checo Placerean", stampa 2003. - 62 p. ; 24 cm. - (Golaine di studis su l'autonomisim ; 3).

4) Simpri pal Friûl e la sô int : scrits e discors uchì e in parlament di Arnalt Baracêt, 1976-2003 / [a cura di Gianfranco Ellero]. - Udine : a cura dell'A. ; Zompicchia di Codroipo : Istitût ladin-furlan "Pre Checo Placerean", 2003 (Tavagnacco : Arti grafiche friulane). - 375 p. : ill. ; 24 cm. - (Golaine di studis su l'Autonomisim ; 4).

5) Autonomia per il Friuli imperiale : l'autonomismo di Luigi Faidutti : 1891-1918 / Gianfranco Ellero. - [Codroipo] : Istitût Ladin Furlan "Pre Checo Placerean", stampa 2006. - 48 p. ; 24 cm. - (Golaine di studis su l'autonomisim ; 8).

6) Dizionario autonomistico friulano / Gianfranco Ellero. - Codroipo : Istitût ladin furlan "Pre Checo Placerean", 2007. - 124 p. ; 24 cm. - (Golaine di studis su l'autonomisim ; 10).

7) Il Friuli. Una Patria / progetto culturale e testi Gianfranco Ellero, Giuseppe Bergamini. - Udine : Provincia di Udine, 2008. - 260 p. : ill. ; 24 cm

8) Friuli : autonomia e territorio : documenti del Comitato per l'autonomia e il rilancio del Friuli : [perché speciali la Regione e l'Università?] / [a cura di Gianfranco Ellero]. - [Çupicje di Codroip] : Istitût Ladin-Furlan "Pre Checo Placerean", 2011. - 94 p. : ill. ; 24 cm. - (Golaine di studis su l'autonomisim ; 16).

9) Il Friuli e la Venezia Giulia secondo Graziadio Isaia Ascoli / [Gianfranco Ellero ; preambul Geremia Gomboso]. - [Codroipo] : Istitût Ladin-Furlan "Pre Checo Placerean", 2014. - 45 p. ; 24 cm. - (Golaine di Studis sul Autonomisim ; 20).




 
 
 
 

sabato 6 dicembre 2014

Ruda e la via dei pellegrini. Storia del turismo in Friuli

Vincenzo Cece di Roma ha inviato alcune immagini del tempo della Grande Guerra tratte dall'album fotografico dello zio sacerdote Pasquale Morgese. - See more at: http://europeana1914-1918.eu/en/contributions/5542#prettyPhoto
Vincenzo Cece di Roma ha inviato alcune immagini del tempo della Grande Guerra tratte dall'album fotografico dello zio sacerdote Pasquale Morgese. - See more at: http://europeana1914-1918.eu/en/contributions/5542#prettyPhoto
Cartolina con casolari di Ruda, 1914-1918, dall'album del sacerdote Pasquale Morgese, 
diffusa dal nipote, signor Vicenzo Cece di Roma nel sito Europeana 1914-1918

Vincenzo Cece di Roma ha inviato alcune immagini del tempo della Grande Guerra tratte dall'album fotografico dello zio sacerdote Pasquale Morgese. - See more at: http://europeana1914-1918.eu/en/contributions/5542#prettyPhoto
Ruda si trova sulla strada che da Grado porta a Gorizia, a 7 km da Aquileia. Il paese, che nel 1970 contava 2.990 abitanti e 3.004 nel 2011, fu fondato dai Longobardi nel VI secolo, ma possiede pure vestigia romane. Distrutto dalle invasioni unghere, fu ricostruito dai Cavalieri crociati di San Giovanni, che nelle vicinanze avevano eretto la “commenda”, ossia una sorta di ospizio o ospedale. I Cavalieri crociati, oltre che dare ospitalità ai pellegrini diretti in Oriente, insegnarono ai coloni, scesi dalle montagne, a disboscare, a coltivare i campi, a prosciugare paludi e gettare ponti.  
Oltre all’insediamento cavalleresco di San Nicolò di Levada a Ruda, c’erano altri punti di appoggio detti “hopitia” a S. Tomaso di Susans di Majano (1199), a Gemona, a San Bartolomeo (in regione), a San Nicolò degli Alzeri (a Piano d'Arta, in Carnia), a Prata, Porcia e San Quirino (oggi in provincia di Pordenone) e a Oderzo, vicino a Treviso.
Il cibo del pellegrino. Secondo Massimo Montanari, il cibo che il pellegrino portava con sé e quello offertogli nelle taverne era costituito da prodotti a lunga conservazione, come pane, salumi, formaggi e carne secca. Poi c’erano i piatti preparati da riscaldare sul momento o da servire freddi. I protagonisti di tale gastronomia semplice e popolare sono i minestroni di verdure e legumi, come pure gli stufati e gli intingoli. Nelle regioni vicine al litorale marino c’era pure la “schibezia da tavernaio”, una sorta di scapece, a base di pesce fritto e poi conservato in vino e aceto con cipolla, zafferano, comino e pepe.  

Version furlane. Rude e la vie dai pelegrins. Storie dal turisim in Friûl
Rude e si cjate su la strade che di Grau e puarte a Guriza, a 7 chilometris di Aquilee. Il paîs, che tal 1970 al veve 2990 abitants, al fo fondât dai Langobarts tal VI secul, ma al à ancje cualchi segn dai Romans. Sdrumât des invasions dai Ongjars, al fo tornât a tirâlu sù dai Cavalîrs des crosadis di Sant Zuan, che li dongje a vevin poiât la lôr “comende” staie a dî un ospizi o un ospedâl. I Cavalîrs crosadis, oltri a dâ di gustâ e di durmî ai pelegrins che a lavin a Jerusalem, a àn insegnât ai colonos, vignûts jù de mont, a taiâ i arbui dal bosc, a coltâ i cjamps, a meti in secje lis palûts e a fâ puints.
Oltri al ospedâl di San Nicolau di Levade a Rude, a jerin altris puescj clamâts “hospitia” a San Tomâs di Susans di Maian (dal 1199), a Glemone, a Sant Bartolomiu (inte regjon), a San Nicolau dai Alçêrs (in Cjargne), a Prate, a Purcie e a San Quarin (vuê in provincie di Pordenon) e a Oderzo, dongje di Trevîs.
Il gustâ dal pelegrin. Stant a Massimo Montanari, il gustâ che il pelegrin al puartave daûr e chel che al cjatave tes tavernis al jere sore di dut cun prodots a lungje conservazion, tant che il pan, i salams, formadi e la cjar secje. Dopo a jerin i plats preparâts di riscjaldâ e chei di puartâ in taule frêts. I protagoniscj di cheste gastronomie semplice e popolâr a son i mignestrons di verduris e liums, come ancje i stufâts e tocjs . Intes regjons dongje dal litorâl di mâr e jere ancje la “schibezia da tavernaio”, une sorte di “carpion” (fridi e meti il pes in asêt), cul pes frit e dopo tignût tal vin e asêt cun cevole, zaferan, cumin e pevar. 

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Spunto bibliografico

- Pier Carlo Begotti, Templari e Giovanniti in Friuli. La mason di San Quirino, Pordenone, Grafiche Editoriali Artistiche Pordenonesi, 1991.
- Adriana Miceu, Storia di Ruda, Pordenone, Biblioteca dell’Immagine, 2010.
- Massimo Montanari, Gusti del Medioevo. I prodotti, la cucina, la tavola, Bari-Roma, Laterza, 2012.
- Hans Conrad Peyer, Von der Gastfreundschaft zum Gasthaus. Studien zur Gastlichkeit im Mittelalter, Hannover, Hahnsche, 1987, traduzione italiana Viaggiare nel Medioevo. Dall’ospitalità alla locanda, Roma Bari, Laterza, 1992.

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Inizio delle ricerche: Gruppo di studio della classe 5^ C Turistica, anno scolastico 2011-2012, sotto la guida del prof. Elio Varutti, Discipline economico aziendali, che ha seguito il Networking, anno scolastico 2014-2015. Versione friulana della della classe 4^ D Tecnico dei Servizi di Ristorazione, anno scolastico 2012-2013. Professoressa Carla Maffeo, Italiano e Storia. - dott.ssa Anna Maria Zilli, dirigente scolastico. ISTITUTO STATALE D’ISTRUZIONE SUPERIORE “BONALDO STRINGHER” Udine - Progetto Lingua e Cultura Friulana, in collaborazione con Progetto Secolo breve in Friuli Venezia Giulia, sostenuto dalla Fondazione CRUP.

Tramonto tiepolesco di ottobre 2014 all'Istituto Stringher di Udine
 (foto di Giancarlo Martina)


Il Grup di studi de classe 5^ C Turistiche e à tacât lis ricercjis intal an scolstic 2011-2012, sot la vuide dal professôr Elio Varutti, Dissiplinis economichis e aziendalis, che al à rincurât ancje il Networking (2014). Version furlane dai arlêfs de classe 4^ D Tecnics dai Servizis di Ristorazion, an scolastic 2012-2013 - dotore Anna Maria Zilli, dirigjent scolastic. ISTITÛT STATÂL D’ISTRUZION SUPERIÔR “BONALDO STRINGHER” Udin - Progetto Lingua e Cultura Friulana, in colaborazion cul Progetto Secolo breve in Friuli Venezia Giulia, cofinanziât de Fondazione CRUP.