Visualizzazione post con etichetta Giancarlo Martina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giancarlo Martina. Mostra tutti i post

mercoledì 10 ottobre 2018

Presentata Par gracie di Diu, guida sui pellegrinaggi in Friuli. Istituto Stringher, Udine


I cammini, il turismo lento e sostenibile sono nel programma degli studenti dell’Istituto Tecnico Turistico “B. Stringher” di Udine.
Pietro Fontanini, sindaco di Udine, alla presentazione di Par gracie di Diu, tra Anna Maria Zilli, dirigente scolastico dello Stringher e Giancarlo Martina, docente di Storia. Fotografia di Elio Varutti

 “Questo è un progetto innovativo per assi culturali – ha detto Anna Maria Zilli, dirigente scolastica dell’Istituto Stringher – qui sviluppiamo le competenze degli allievi facendo loro guardare il paesaggio, camminando piano e con un approccio interiore”.
È iniziata così la presentazione ufficiale dei due volumi editi freschi di stampa dalla scuola alberghiera commerciale e turistica di Udine. Si intitolano Par gracie di Diu. Per grazia di Dio. Il pellegrinaggio religioso nelle terre del Friuli dalla Romea Strata ai percorsi della religiosità popolare. Sono stati stampati a cura del professor Giancarlo Martina, docente di italiano e storia dell’Istituto. Lo scorso 28 settembre 2018 lo stesso progetto editoriale è stato addirittura segnalato al concorso ministeriale di Napoli intitolato Presentefuturo dell’Unescoedu, dando grande soddisfazione agli allievi delle tre classi terze Tecnico del turismo.
La preside ha poi spiegato che alcuni filmati saranno disponibili nel sito web della scuola, dato che completano l’opera stampata, ultima tappa di un progetto iniziato nel 2017. In auditorium e in atrio facevano la loro bella mostra le squadre di allievi delle classi 3^ e 4^ accoglienza turistica, sotto la vigile e discreta guida della professoressa Maria Teresa Smeragliuolo.
Udine - Auditorium dell'Istituto Stringher, pubblico attento al discorso della preside Zilli. Fotografia di Jessica Montagnese

Pietro Fontanini, sindaco di Udine, è intervenuto ricordando “i tre cammini del Friuli, che sono il Cammino delle Pievi, il Cammino Celeste e la Romea Strata, quindi non c’è solo quello di Santiago di Compostela, perché anche da noi ci sono questi itinerari religiosi di grande valore”.
Ha poi preso la parola Franco Mattiussi, consigliere della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, colpito dalla scoperta di “ben 44 chiesette votive delle Valli del Natisone e anche dalla dieta del pellegrino descritta in uno dei volumi”.
Luciano Nonis, direttore della Fondazione Friuli, ha accennato alla vicinanza della istituzione da lui condotta col mondo della scuola “in particolare con bando di arricchimento dell’offerta formativa”. Poi ha fatto pure un elogio ai progetti del Laboratorio di Storia dell’Istituto Stringher, con insegnanti e studenti “bravissimi”.
Udine, Istituto Stringher, Franco Mattiussi consigliere regionale accanto a Anna Maria Zilli, dirigente scolastico. Fotografia di Elio Varutti

Don Alessandro Fontaine, ha portato il saluto di Monsignor Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine. Ha parlato poi Maria Teresa Garzitto, presidente degli “Amici dell’Hospitale”, che era accompagnata da Marino Del Piccolo, dello stesso sodalizio. Si tratta di “un’associazione di volontariato che sostiene l’Hospitale di San Giovanni di Gerusalemme a San Tomaso di Majano, crocevia di relazioni, di cultura, di storia e di solidarietà nei pellegrinaggi di una volta”. Antonio De Toni ha spiegato l’importanza delle 44 chiesette votive delle Valli del Natisone, con “affreschi e altari dorati di scuola slovena e noi abbiamo già coinvolto oltre mille persone nel cammino religioso delle Valli”. Un saluto ufficiale è stato portato da Alessandro Tomeatto, di UNESCO Giovani.
Ha poi parlato Giancarlo Martina per illustrare l’opera. Ha ringraziato per la collaborazione prestata una folta serie di insegnanti: Francesca Battilana, Monica Bellantone, Martina Bragagnini, Peter Conti, Francesca Debelli, Elisabetta Marioni, Katya Moret, Stefania Nonino, Maria Grazia Piovesan, Monica Secco e Raffaella Stabile. Stupisce che col Laboratorio di Storia dello Stringher collaborino docenti di Matematica (Monica Secco), di Inglese (Stefania Nonino), Storia dell’Arte (Martina Bragagnini), oltre a diversi professori di storia, naturalmente.
Don Alessandro Fontaine porta il saluto dell'arcivescovo di Udine alla presentazione di Par gracie di Diu, allo Stringher. Fotografia di Elio Varutti

Cosa c’è nei 2 libri Par gracie di Diu?
Sono due volumetti miscellanei con diversi contributi di autori del settore. Molti brani sono opera degli studenti, come la ricerca statistica sui pellegrinaggi, con tanto di grafici a torta, frutto del lavoro della classe 3^ B Tecnico del turismo, oppure il testo in lingua spagnola su “El Camino de Santiago”, elaborato coi professori dalla classe 3^ A Tecnico del turismo. Sono stati elogiati dalla professoressa Elisabetta Marioni pure gli allievi della classe 3^ C Tecnico del Turismo per il lavoro svolto.
Le grandi vie di comunicazione ma anche i percorsi secondari sono molto presenti in Friuli. Soprattutto in questi ultimi dieci anni si è risvegliato il fenomeno che coinvolge numeri consistenti di pellegrini. 

Proprio per questo motivo il settore del turismo deve essere attento a cogliere questo “turismo” di nicchia. Non come momento di “sfruttamento” di un potenziale cliente ma con la consapevolezza dei fondamenti etici e morali di tale fenomeno che devono essere compresi da chi gestisce strutture di accoglienza. Ecco il punto di partenza della comunità educante dello Stringher, come si può leggere nel sito web dell’Istituto.
Nasce da questa premessa il progetto scolastico dell’I.S.I.S. Bonaldo Stringher – di Udine: “Par gracie di Diu – Per grazia di Dio”, programma pensato per preparare in tal senso i futuri addetti al settore turistico e far loro conoscere il fenomeno del pellegrinaggio religioso del Friuli-Venezia Giulia, con un occhio di riguardo alla Romea Strata.
Udine, Istituto Stringher, impettiti e orgogliosi quelli dello staff di 4^ A accoglienza turistica. Fotografia di Elio Varutti

Strutturato in diversi obiettivi da raggiungere e completare entro l’anno scolastico 2017-2018, il progetto vede le terze, quarte e quinte dell’Istituto Turistico impegnate nell’ottenimento di competenze storiche, letterarie, artistiche e linguistiche necessarie per prepararsi al confronto con le realtà regionali e con le Istituzioni, legate a un turismo sempre più lento e sostenibile, come quello rappresentato dai Cammini.
Tre le fasi previste: nella prima – settembre/novembre – professionisti del settore avranno il compito di illustrare gli sbocchi lavorativi nell’ambito turistico. La seconda – novembre/febbraio – approfondirà il tema della religiosità popolare, dei pellegrinaggi, dell’ospitalità e dell’etica del gestore turistico rispetto al pellegrino, oltre a permettere una raccolta dati riguardanti Cammini attraversanti la regione. Infine la terza fase – febbraio/maggio – sarà orientata alla realizzazione di una cartografia virtuale in inglese, tedesco, francese e spagnolo, contenente informazioni utili al viaggiatore.
Udine, Istituto Stringher - La professoressa Elisabetta Marioni sfoglia Par gracie di Diu col sindaco Pietro Fontanini e il consigliere regionale Franco Mattiussi. Fotografia di Jessica Montagnese

Gli studenti giunti all’ultimo anno avranno l’opportunità di proporre idee e piani di sviluppo per valorizzare la Romea Strata. Sia organizzando eventi o incontri culturali che creando pacchetti turistici dedicati o pubblicando opuscoli informativi; oltre a diffondere e comunicare le diverse attività su canali di comunicazione e social media.
Aggiungono quelli dello Stringher che “Il nostro pellegrinaggio lungo la Romea Strata si chiama Par Gracie di Diu Per Grazia di Dio. In due volumetti abbiamo raccolto tutte le tappe che nel corso di un anno scolastico abbiamo raggiunto. Potete trovare articoli di giornale, fotografie, resoconti e relazioni che i partecipanti hanno prodotti. Buon cammino anche a voi”.
Questo progetto, come g,ià accennato ha ottenuto il sostengo della Fondazione Friuli ed è stato selezionato dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (MIUR) all’interno del concorso Presentefuturo dell’Unescoedu.
Udine, Istituto Stringher - La consegna di Par gracie di Diu agli ospiti intervenuti, con la professoressa Maria Teresa Smeragliuolo. Fotografia di Jessica Montagnese

I libri recensiti qui
Giancarlo Martina (a cura di), Par gracie di Diu. Per grazia di Dio. Il pellegrinaggio religioso nelle terre del Friuli dalla Romea Strata ai percorsi della religiosità popolare, Udine, Isis Bonaldo Stringher, Associazione Italiana Giovani per l’UNESCO, 2018, vol. 1 (pp. 1-96), vol. 2 (pp. 97-200).
Testi scaricabili in Internet dal sito web della scuola, CLICCA QUI.

--
Sitologia
Elio Varutti, Il troi di Aquilee, libri di Christian Romanini, on-line dal 10 ottobre 2016.

--
Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di E. Varutti e della studentessa Jessica Montagnese, della classe 4^ A TT, che si ringrazia per la collaborazione, assieme al suo professore Giancarlo Martina.

Udine, Istituto Stringher, 10 ottobre 2018, Anna Maria Zilli, dirigente scolastico della scuola spiega gli assi culturali e le competenze acquisite dagli allievi col progetto Par Gracie di Diu Per Grazia di Dio, segnalato dal MIUR. Fotografia di Elio Varutti


venerdì 10 febbraio 2017

Esuli istriani e foibe, una ricerca dell’Istituto Stringher, Udine

Riceviamo il seguente comunicato dal professor Giancarlo Martina, docente di Storia all’Istituto Statale d’Istruzione Superiore “Bonaldo Stringher” di Udine. Riporta i risultati di una originale indagine sulle foibe e sull’esodo istriano dalmata. Sono state intervistate 149 persone comprese tra i 18 e i 72 anni del Friuli Venezia Giulia. I lavori di ricerca continuano nella scuola udinese, coinvolgendo insegnanti di altre discipline. È un modo diverso e, forse, più incisivo per parlare del Giorno del Ricordo. Ecco il testo proposto dal professore G. Martina, con qualche adattamento redazionale. (a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti).

Elio Varutti, Silvio Cattalini e Giancarlo Martina al Giorno del Ricordo 2014 all'Istituto Stringher di Udine

VITTIME DELLE FOIBE ED ESULI ISTRIANI, FIUMANI E DALMATI
Si presentano qui gli esiti di un questionario elaborato dagli studenti della 3^ A Tecnico del Turismo dello Stringher di Udine, seguiti dai loro professori.
«In occasione del Giorno del Ricordo, la classe 3^ A Tecnico del Turismo dell’Istituto “B. Stringher” ha realizzato un lavoro di ricerca statistica che ha come oggetto la conoscenza di due fatti storici collegati alla Seconda Guerra Mondiale. Si è indagato soprattutto su ciò che ha toccato la nostra regione: le vittime delle foibe e l’esodo degli istriani, fiumani e dalmati».
Il questionario è stato realizzato dal professor Giancarlo Martina, del Laboratorio di Storia, che vede tra i fondatori il Dirigente scolastico dell’Istituto commerciale, turistico ed alberghiero di Udine, la dottoressa Anna Maria Zilli. Quest’ultima ha favorito il lavoro constatando che inserire un approfondimento storico all’interno del percorso dell’insegnamento della Matematica sia utile per favorire l’interdisciplinarietà nel percorso di studi degli allievi e per valorizzare le loro competenze.
«Il questionario è stato inserito nell’attività didattica del programma di Matematica della classe 3^ A Tecnico del Turismo dalla professoressa Monica Secco – è detto nel comunicato -. Nell’arco di tre giorni gli studenti hanno intervistato 149 persone comprese tra i 18 e i 72 anni. I risultati sono stati tabulati nel corso di una giornata scolastica».

La classe 3^ A Tecnico per il turismo dell'Istituto Statale d'Istruzione Superiore "B. Stringher" di Udine

Il questionario comprende 14 domande sulla conoscenza dei due fenomeni storici, sulla loro importanza nella storia italiana e sui mezzi più adatti per trasmetterli ai giovani.
«Dei 149 intervistati, tutti in regione Friuli Venezia Giulia, il 65% ha partecipato ad un evento o celebrazione organizzato in occasione del Giorno del Ricordo – continuano i professori dello Stringher – questo si può interpretare come sia ormai diffusa la conoscenza di quanto accaduto».
Il dato è rafforzato dalle domande relative alla conoscenza delle vittime delle foibe (85% del campione) e dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati (77% degli intervistati). Tale dato è, leggermente inferiore alla conoscenza sulle foibe, forse perché – è il commento dei professori dello Stringher – pare meno percepito rispetto alle voragini carsiche, non essendoci luoghi simbolo come la Foiba di Basovizza, monumento nazionale. C’è il Magazzino 18 a Trieste, dove sono state raccolte le migliaia di masserizie degli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia, ma è visitabile solo a gruppi, poiché non è un museo con orari e personale ordinario.
Un’ulteriore conferma della conoscenza abbastanza diffusa, pur se non approfondita, emerge dalle risposte relative a chi ha subito questa atroce morte tra il 1922 e il 1947, cioè da quando iniziò la violenza inudita a danno di sloveni e croati da parte del regime fascista. Poi il metodo della eliminazione fisica fu tragicamente e massicciamente utilizzato dall’esercito titino a danno degli italiani.
«Sono 111 infatti gli intervistati – precisano gli allievi dello Stringher – che ritengono che furono molte le vittime italiane.  Per quanto riguarda la percezione del numero delle vittime slovene e croate gli intervistati (60) ritengono che furono molti gli sloveni e (46 intervistati) i croati. Se il primo dato nel complesso è vicino al vero (cioè il gruppo etnico maggiormente colpito), sembra sovrastimato quello relativo a sloveni e croati».
È noto da poco, tuttavia, che l’eliminazione nelle foibe, nelle cave di sabbia e nei pozzi minerari abbandonati sia avvenuta per mano dei titini nei confronti di loro oppositori sloveni e croati anche nel dopo guerra, 1946-1952.
D’altra parte 45 intervistati ritengono che le vittime italiane siano superiori ai 100 mila individui, 31 danno un numero sovrastimato, ma vicino ai dati più recenti e aggiornati, e 30 indicano correttamente tra 2000 e 4000 le vittime il metodo della pulizia etnica titina.
«Riguardo all’esodo – aggiungono i ricercatori dello Stringher – sono 81 gli intervistati che rispondono che fu la “fuga forzata di persone che erano nate e vissute in quelle terre”, cui si aggiungono 28 che la considerano, in modo non corretto mancando della parte violenta e impositiva del governo jugoslavo, il fenomeno che coinvolse in generale tutti coloro che diffidavano del nuovo governo jugoslavo, in particolare gli italiani. La dimensione del fenomeno (circa 250 mila esuli) viene indicata in modo corretto o molto vicino alla realtà da 77 intervistati».
La quasi totalità del campione ritiene molto importante far conoscere e parlare dei due argomenti, soprattutto perché la storia non si ripeta e perché rimanga memoria di quanto successo.  Oltre il 40% degli intervistati ritiene che  il luogo migliore per informare e ricordare sia la scuola, attraverso le testimonianze dirette degli esuli, ma non si dovrebbe dimenticare l’uso di social network e di un sito dedicato.
«Un ultimo dato piuttosto preoccupante riguarda l’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANGVD) che per l’85% degli intervistati risulta sconosciuta – conclude il comunicato – alcune considerazioni finali emergono da questo primo lavoro di indagine svolto dagli studenti della 3^ A Tecnico del Turismo, cui se ne aggiungeranno altri in questi prossimi giorni. Innanzitutto appare chiaro che sia il fenomeno delle vittime delle foibe che quello degli esuli siano sostanzialmente conosciuti, tutto sommato con cognizione di causa, da una buona parte delle persone».
In secondo luogo entrambi gli eventi vengono percepiti come parte integrante, sebbene tragica, della storia italiana e risultano un monito per il futuro affinché non si ripetano.
«Infine il lavoro portato avanti – così termina il comunicato – da anni di informazione, come quello più che decennale del Laboratorio di Storia dello Stringher con l’impegno costante svolto dal professor Elio Varutti, ha raggiunto lo scopo di comunicare informazioni storiche il più correte possibili. Non è un caso se la scuola viene individuata come via principale per proseguire in questo sforzo».

--

Riferimenti di ricerca nel web










Visitatori ed esuli istriano dalmati alla Mostra sul Giorno del Ricordo 2015, atrio dell'Istituto Stringher, Udine

lunedì 31 ottobre 2016

Fotografie della Grande Guerra, mostra a Grado

L’inaugurazione si tiene venerdì 4 novembre 2016, alle ore 15, presso il Cinema Cristallo, di Viale Dante Alighieri, 29 a Grado, in provincia di Gorizia. La rassegna fotografica si intitola “Da Perla dell’Adriatico a retrovia di guerra”. È organizzata dal Servizio Cultura e Sport del Comune di Grado. Ha per titolo: “Momenti di guerra. Vita vissuta nelle retrovie della Prima Guerra Mondiale”.

Fotografia di Europeana 1915-1918.
Collezione Pierluigi Roesler Franz

Fu l’imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria a definire Grado “la perla dell’Adriatico”, poco tempo dopo divenne retrovia di guerra. Alcune immagini della mostra evocano la realtà creata dal conflitto sull’Isola d’Oro, altra definizione fantasiosa di Grado, sul litorale.
La rassegna è stata curata dal Laboratorio di Storia dell’Istituto Statale d’Istruzione Superiore “Bonaldo Stringher” di Udine, assieme a Giancarlo Martina (referente del Laboratorio stesso), Cristiano Meneghel e Anna Maria Zilli (Dirigente scolastico dell’Istituto). La rassegna gode di alcune “incursioni artistiche” del professor Michele Ugo Galliussi, docente di storia della stessa scuola alberghiera, commerciale e turistica del capoluogo friulano.
È incredibile che un gruppo di insegnanti di una scuola pubblica, pur riuniti in un Laboratorio di Storia, riesca ad allestire una mostra fotografica di un certo livello, eppure è accaduto. Certo, è successo, con la collaborazione di varie istituzioni e, in primis, di musei di portata nazionale. Fare un plauso a questo momento culturale è poca cosa. È da sottolineare, a mio modesto parere, il valore etico ed innovativo di fare scuola in un certo modo, collaborando con primarie istituzioni.

Grado nei siti web
Pensate che nel 1892 l’imperatore Francesco Giuseppe inaugura la “Stazione di Cura e Bagni di Grado”. È una delle prime strutture turistiche peninsulari, dotò l’isola di un caratteristico porto interno e, per proteggerla dalle mareggiate, fece costruire una diga divenuta in seguita una bellissima passeggiata lungomare. 
In seguito vengono costruiti raffinati palazzi ed eleganti ville, come quelle del complesso realizzato nel 1900 dai baroni Bianchi e che sono tuttora il fiore all’occhiello della ricezione alberghiera di Grado. tali impianti danno nuovo impulso al turismo e fanno da cornice ad ampi viali alberati donando all’isola quell’atmosfera aristocratica mitteleuropea che ancora oggi il turista respira.
Nel 1918 l’Isola del Sole ritorna italiana e negli anni trenta la costruzione di un prestigioso stabilimento termale marino dona nuovo slancio al turismo di Grado, che ebbe in quegli anni l’onore di ospitare Freud e Pirandello.
Il poeta Biagio Marin contribuì poi alla realizzazione del “Parco delle rose”, fresca zona verde ai margini della spiaggia che ritroviamo all’inizio del nuovo millennio, assieme al parco termale acquatico, a completare l’esclusiva proposta della spiaggia Grado Impianti Turistici.

---
Si propone qui di seguito una piccola ricerca personale per un approfondimento su Grado...

Grado, marzo 1918, osservatorio dell’artiglieria austriaca 
con Carlo Leopoldo Conighi, seduto al centro. 
Al cannocchiale il suo commilitone Josef Glaser. 
(Collezione Conighi di Udine)

Momenti di guerra. Da Perla dell’Adriatico a Retrovia di guerra
(a cura di Giancarlo Martina)

Alla vigilia della Grande Guerra sull’isola di Grado, “perla dell’Adriatico” come la chiamava Francesco Giuseppe, l’autorità dell’Austria Ungheria era rappresentata dal personale della gendarmeria comandato da Ludwig Fuchs, dal personale della ferrovia che arrivava fino a Belvedere, dall’ufficio postale posto dietro la chiesa di San Rocco e dalla parrocchia che aveva il compito di tenere l’anagrafe cittadina. A Porto Buso invece si trovava la caserma della Guardia di Finanza austriaca, comandata dal tenente Johann Mareth, che vigilava il confine lagunare col Regno d’Italia.
Nella notte del 24 maggio 1915, Grado venne attaccata da tre cacciatorpediniere italiane provenienti da Venezia. Il Bersagliere e il Corazziere bombardarono dapprima la cittadina tentando, invano, il taglio del cavo telegrafico Grado-Cittanova d’Istria. Lo Zeffiro invece attaccò la caserma di Porto Buso, distruggendola in parte, provocando 11 morti e catturando 48 membri della guarnigione. Grado, dopo questo primo attacco, venne abbandonato in fretta e furia dagli austro-ungarici perché troppo esposta e vulnerabile.

I primi bersaglieri del 3° Rgt ciclisti del Regio Esercito italiano arrivarono sull’isola, lasciata senza viveri e corrente, appena nella mattinata del 26 maggio, contestualmente alla lentissima avanzata del grosso delle truppe verso il Carso. Già dal 1° giugno la situazione del paese apparve grave al tenente Santoni. La mancanza degli uomini, già arruolati nelle file imperial-regie, aveva privato le famiglie di braccia forti per i lavori e la pesca. Si dispose quindi l’arrivo d’urgenza di generi alimentari di prima necessità da distribuire alle famiglie più bisognose.
Il 13 giugno i bersaglieri, richiesti sul Carso, vennero avvicendati da un battaglione di fanti della Regia Marina che stabilirono il comando di piazzaforte nel lussuoso Hotel Fonzari, sulla cui torretta fu posto anche il semaforo e la stazione di osservazione sul Golfo di Trieste. La Regia Marina trasformò rapidamente la località in una base per navi di piccole dimensioni, principalmente torpediniere Pattison e MAS al comando del ten. Luigi Rizzo. Le imbarcazioni trovarono ormeggio lungo il canale del porto, dotato alla sua imboccatura anche di hangar per idrovolanti da ricognizione e bombardamento. La diga venne fornita di grandi fotoelettriche, mitragliatrici antiaeree e scivoli per l’alaggio di idrovolanti.
Nell’Isola Gorgo venne allestita una base per idrovolanti completa di caserma, comando e hangar, mentre sulle isole di Morgo, Porto Buso, San Pietro d’Orio, Ravaierina, e ancora presso l’arenile principale, Golametto, Punta Spin furono posizionate diverse batterie di artiglieria pesante per interdire azioni navali austriache nel golfo. A Punta Sdobba, oltre a batterie di artiglieria furono posizionati grossi pontoni armati al fine di appoggiare le azioni della III Armata sull’Ermada. Presso l’Hotel Lido le donne vennero impiegate peri realizzare indumenti militari in lana, e dopo il 1916 in tela per confezionare arredi di casermaggio. Nella sede comunale venne allestito un ambulatorio di primo soccorso e nella Villa Santina l’ospedale pediatrico, mentre presso l’Hotel Riviera l’Ufficio Beneficenza aveva il compito di rendere meno gravosa l’esistenza di molte famiglie gradesi. Furono numerose le refezioni per bambini e famiglie povere presso diversi ristoranti dell’isola.
Molte altre isole della laguna furono poi utilizzate come deposito di munizioni tra cui la famosa isola di Barbana, il cui custode del santuario, al pari del parroco di Grado e di quasi tutto il clero isontino, venne internato in Italia per sospetti sentimenti antitaliani e austriacanti.

 Cartolina da Internet, anni 1930-1940

Grado, essendo il capolinea della Litoranea Veneta che la univa alla base navale di Venezia, si trovò a essere strategicamente al centro delle vie di rifornimento del basso fronte dell’Isonzo. Si rese perciò necessaria l’escavazione con le draghe dei canali lagunari al fine di garantire il passaggio di convogli di rifornimenti che sfruttavano le vie endolagunari mettendosi al riparo da eventuali attacchi di sommergibili austriaci.


Con la rotta di Caporetto tra il 26 e il 27 ottobre 1917 le batterie di Punta Sdobba spararono gli ultimi colpi per proteggere la ritirata della III Armata, che attraversò l’Isonzo in straordinaria piena. Intanto in fretta e furia i fanti della Regia Marina fecero saltare tutte le batterie e il materiale non trasportabile presente sulle isole della laguna. Molti abitanti, per paura di ripercussioni, decisero di seguire gli italiani in fuga, aggravando lo spopolamento e l’impoverimento del paese. Nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre Luigi Rizzo, partito dal Lido di Venezia, con due MAS fece esplodere alcune batterie a Porto Buso e Sant’Andrea che si sospettava ancora funzionanti.
Alla rioccupazione austriaca seguì la rimessa in efficienza di molte batterie, specialmente quella antiaerea dell’arenile principale, mentre come ricordò mons. Luigi Faidutti la situazione alimentare, già grave per il mantenimento dell’esercito Imperial-Regio, diventò drammatica “dal 16 novembre senza pane, da Natale senza carne; pesca solo in misura minima per le famiglie indigenti; caccia … del tutto vietata; patate solo 8 kg, farina soltanto 4 kg, zucchero soltanto 1 kg per persona distribuiti dal giorno della rioccupazione fin oggi. Manca sapone, manca petrolio, mancano candele”. L’occupazione austriaca però coincise anche con la riapertura del santuario di Barbana e la ripresa dei pellegrinaggi, la riapertura dell’asilo infantile e il riattamento di molti edifici danneggiati dai bombardamenti dei due anni precedenti
---
Ora si presenta un serie di fotografie del 4 novrembre 2016, all'inaugurazione della mostra di Grado.

Al centro della foto: Giancarlo Martina, durante la presentazione della mostra
Rassegna stampa e siti web di riferimento:




Da Il Centenario 1914-1918: Momenti di guerra.

Da IL PICCOLO del 2 novrembre 2016:


Da Friulionline del 2 novembre 2016: