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giovedì 29 ottobre 2020

Zuan da Vdene Furlano, una mostra coi fiocchi al Castello di Udine dal 12 giugno 2021

Zuan da Udene furlano. Giovanni da Udine, tra Raffaello e Michelangelo (1487-1561)", è il titolo della mostra in programma presso i Civici Musei Udine dal 12 giugno al 12 settembre 2021, nel Salone del Parlamento e nelle sale della Galleria d'Arte Antica del Castello del Comune Di Udine. In mostra saranno esposte anche alcune opere su carta (manoscritti e volumi a stampa) delle collezioni della Biblioteca Civica Vincenzo Joppi di Udine (aggiornamento del 7 giugno 2021).

Finalmente in città ci sarà una mostra su Giovanni da Udine, pittore poco noto che crebbe tra i panni, le tintorie, i cramars e le rogge della Udine medievale. La sua formazione artistica avviene nell’ambito della bottega di Giovanni Martini, che insieme con Pellegrino da San Daniele era uno dei principali artisti attivi in Friuli. Giovanni Ricamatore, meglio noto come Giovanni da Udine, nasce il 27 ottobre 1487: è l’artista stesso a precisarlo in uno dei suoi libri di conti, contraddicendo il Vasari, secondo cui sarebbe nato nel 1497. Il nonno paterno, morto nel 1457, era dedito al ricamo e alla tintura dei panni, mentre il padre Francesco alternava l’attività di sarto, o più verosimilmente di tintore, a quella di ispettore sanitario del Comune.

Raffaello volle Giovanni da Udine al suo fianco nella Loggia di Psiche alla Farnesina e nell’impresa delle Logge Vaticane, Michelangelo lo teneva in alto conto, Clemente VII si affidò a lui per delicati interventi di restauro e decorazione sia a Roma che a Firenze.

Giovanni Ricamatore, o meglio, Giovanni da Udine Furlano, come si firmò all’interno della Domus Aurea, riuniva in sé l’arte della pittura, del disegno, dell’architettura, dello stucco e del restauro. Il tutto a livelli di grande eccellenza. A Roma, dove era stato uno dei più fidati collaboratori di Raffaello, rimase anche dopo la scomparsa dell’Urbinate. Conquistandosi, per la sua abilità, dapprima il titolo di Cavaliere di San Pietro e quindi una congrua pensione da pagarsi sull’Ufficio del Piombo. Intorno alla metà degli anni trenta del ’500, Giovanni decise di abbandonare la città che gli aveva garantito fama e onori e rientrare nella sua Udine con il proposito di non toccar più pennelli.

Preceduto dalla fama conquistata a Roma, una volta tornato in Friuli si trovò pressato dalle committenze e non seppe mantenere fede al suo autopensionamento. Tra gli interventi di maggiore importanza, il lungo fregio a stucco ed affresco nel castello di Spilimbergo e, a Venezia, la decorazione di due camerini di Palazzo Grimani. Sarà proprio salendo col fiatone la monumentale scalinata a doppia rampa progettata da Giovanni, stavolta in veste d’architetto, che il pubblico potrà accedere alla magnifica Sala del Parlamento che dal 12 dicembre 2020 al 14 marzo 2021 accoglie la prima retrospettiva che mai sia stata a lui dedicata.

Giovanni da Udine tra Raffaello e Michelangelo (1487 - 1561), promossa dal Comune di Udine,  Servizio Integrato Musei e Biblioteche, è a cura di Liliana Cargnelutti e Caterina Furlan, affiancate da un autorevole Comitato Scientifico. La Mostra si avvale del sostegno della Fondazione Friuli e di Amga Hera in veste di Main Sponsor.

Per la prima volta in questa mostra viene riunito un cospicuo numero di raffinati disegni che, provenienti da diversi musei europei e da una collezione privata americana, confermano la sua proverbiale abilità nella rappresentazione del mondo animalistico-vegetale e soprattutto degli uccelli. Ciascuno degli ambiti della poliedrica attività di Giovanni da Udine è indagato in mostra attraverso stucchi, incisioni, documenti, lettere, libri e altri materiali.

Inoltre le spettacolari sezioni dedicate alle stampe e ai disegni di architettura consentono di visualizzare i principali luoghi e ambienti in cui l’artista ha operato: dalla Farnesina alle Logge Vaticane, da Villa Madama alla Sacrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze. Il contesto storico e culturale del tempo viene ricostruito in mostra attraverso libri, documenti e filmati.

Una sezione speciale ripropone al Castello di Udine la mostra documentaria, curata da Virginia Lapenta e Antonio Sgamellotti. Tale sezione, realizzata in collaborazione con l’Accademia Nazionale dei Lincei, è stata presentata nell’aprile 2017 alla Farnesina, dedicata ai festoni realizzati nella Loggia di Psiche proprio da Giovanni da Udine.

Concluso il percorso espositivo, al visitatore viene proposto un itinerario che gli può consentire di ammirare dal vivo le opere architettoniche, gli affreschi e gli stucchi realizzati da Giovanni da Udine e dai suoi collaboratori nel Castello di Colloredo di Montalbano, a Spilimbergo, a San Daniele del Friuli e ad Udine. Per chi voglia spingersi fuori dal Friuli, l’itinerario ideale trova ulteriore tappe a Venezia, per una visita a Palazzo Grimani, e naturalmente a Roma, che fa tesoro delle sue opere più celebri.

Pietro Fontanini, Sindaco di Udine, ha sottolineato il suo profondo orgoglio nel “presentare questa mostra che vuole essere non solo un’occasione unica dal punto di vista del valore artistico dei pezzi esposti ma anche un segno doveroso dell’affetto e della gratitudine che la nostra città prova da sempre per uno dei suoi più grandi talenti. È anche grazie a lui e alle sue opere, di cui vanno ricordate la scalinata del Castello e la fontana di piazza San Giacomo, se Udine vanta uno dei centri storici più belli ed eleganti del nostro Paese ed è capace di attirare visitatori da tutta Europa. Dopo l’intitolazione del Teatro e lo scoprimento della lastra commemorativa sulla facciata della sua casa natale avvenuta solo alcuni giorni fa, Udine tributa al suo illustre concittadino un nuovo e importante riconoscimento: questa straordinaria mostra a lui dedicata”.

Giovanni da Udine: Studi di mazzi di fiori e frutti. Penna e inchiostro bruno, acquarellato con pigmenti colorati e lumeggiato in bianco, 292x200 mm. Vienna, Albertina.

L’Assessore alla Cultura del Comune di Udine, Fabrizio Cigolot ha aggiunto: “Finalmente la nostra città rende onore a Giovanni da Udine, l’artista che fu capace, durante la prima metà del XVI Secolo, di farsi conoscere sullo scacchiere internazionale dell’epoca come uno dei talenti pittorici più puri della sua generazione, forte anche della formazione presso la bottega di Raffaello. E lo fa attraverso un’esposizione che ha tutte le carte per richiamare a Udine visitatori da tutta Europa entrando a pieno titolo nel novero delle più importanti mostre organizzate nella nostra città”.

Accanto alle istituzioni il Gruppo Hera, con Amga Energia & Servizi, “il nostro gruppo non ha mai perso l’occasione di confermare il proprio radicamento e l’attenzione per le comunità di riferimento - ha affermato l’Amministratore Delegato di Hera Comm Cristian Fabbri -. Questo significa anche continuare, soprattutto adesso, a valorizzare e sostenere le principali espressioni artistiche e culturali locali: siamo lieti di collaborare affinché gli udinesi, ma non solo, possano ammirare e conoscere meglio un importante artista rinascimentale e che ha contribuito a rendere famoso questo territorio”.

A queste dichiarazioni si unisce il dottor Giuseppe Morandini, in veste di Presidente della Fondazione Friuli. Il Presidente Morandini ha ricordato che: “Da sempre la Fondazione Friuli è attenta a quei progetti culturali d'eccellenza che valorizzano e promuovono il territorio sia a livello nazionale che internazionale. La mostra dedicata a Giovanni da Udine, per la qualità del progetto scientifico e per i prestiti ottenuti, è sicuramente uno di questi e ci vede con soddisfazione a fianco del Comune di Udine in nome di una sinergia che, anche in tempi così difficili, potrà portare alla nostra regione importanti elementi di sviluppo turistico oltre che culturale”.

La mostra è stata posticipata alla primavera 2021 a causa del Covid-19. Aggiornamento del 16 novembre 2020.

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Giovanni da Udine tra Raffaello e Michelangelo (1487 - 1561), Udine, Castello, Gallerie d’arte antica. 12 dicembre 2020 – 14 marzo 2021. Mostra a cura di Liliana Cargnelutti e Caterina Furlan.

Info: + 39 0432.1272591

Link : http://www.civicimuseiudine.it

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Servizio redazionale con testi dall’Ufficio stampa studioesseci.net - Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo e Elio Varutti. Copertina: Raffaello e aiuti (Giulio Romano e Giovanni da Udine): Pennacchio con Mercurio. Roma Villa Farnesina, Loggia di Psiche.

giovedì 2 novembre 2017

Cinquecento a Firenze tra sacro e profano. Pittura e scultura

C’è una bella mostra a Firenze da non perdere. Col titolo assai centrato “Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna”, è stata curata da Carlo Falciani e Antonio Natali a Palazzo Strozzi. 


Qui ci sono veramente delle chicche da assaporare. L’esposizione consente al visitatore nazionale o straniero di gustare un bel po’ di bellezza. Sono presenti 41 artisti. In tutto le opere d’arte esposte sono 71, tra dipinti e sculture. Il fatto nuovo e interessante, oltre che di scelta etica nell’allestire la mostra, è che ben diciassette opere sono state sottoposte ad importanti e attenti interventi di restauro, coinvolgendo agenzie socio-economiche del territorio.
Non si mettono solo in mostra opere con titoli giubilari per fare cassetta, come capita in certe città del Veneto. Qui lo stile è un altro, anzi diciamo che qui c’è lo stile, dalle altre parti non lo so.
Tutte le tele, le sculture e le tavole di questa esposizione classica si riprendono la scena.  Recuperano la fruibilità del visitatore per un certo sfavillio che riescono ad emanare all’interno di un cammino espositivo, basato sul parallelo intrigante, tra il sacro e il profano, tipico del panorama cinquecentesco di Firenze, attraversato dalla Controriforma e dei fatti dei periodi successivi.
La presente esposizione è l’ultima tappa di una speciale trilogia analizzata da alcuni anni nel capoluogo fiorentino. Il tema di fondo verte sul periodo artistico che ha per protagonisti la città di Firenze, il “manierismo” e la “controriforma cattolica”. La prima rassegna sul tema è stata aperta nel 2010 con la personale sul “Bronzino” e, nel 2014, c’era la serie su “Pontormo e Rosso Fiorentino”.
Potrete assaporare, come dicono i critici, il dialogo tra i grandi maestri della storia dell’arte: Michelangelo, Pontormo, Giorgio Vasari, Rosso Fiorentino, Bronzino, Giambologna, Santi di Tito, Bartolomeo Ammannati, Andrea del Sarto ed altri.

La rassegna è aperta a Palazzo Strozzi dal 21 settembre al 21 gennaio 2017.
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Didascalia dell’immagine - Compianto su Cristo morto (Pietà di Luco), di Andrea del Sarto (Andrea d’Agnolo; Firenze 1486-1530), 1523-1524, olio su tavola, cm 238,5 x 198,5. Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina, inv. 1912 n. 58.
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mercoledì 9 dicembre 2015

Firenze, il Grande Museo del Duomo, nuova veste

Ah! Come dimenticare la Sala del Paradiso? Era detta così l’area sussistente tra il Battistero e l’antica facciata della Basilica di Santa Maria del Fiore a Firenze. La Sala del Paradiso è stata ricostruita grazie ai disegni esistenti. Sono state collocate le statue marmoree nelle apposite nicchie. È una magnificenza!

La facciata del Duomo di Arnolfo di Cambio è stata ricostruita secondo un modello in resina e polvere di marmo. È bellissima! Quella vera non fu mai terminata e venne distrutta verso il 1578. Quella di oggi è del 1871. Dopo un concorso internazionale, vivaci discussioni e aspri dibattiti, fu costruita una facciata vera e propria, su progetto di Emilio De Fabris; alla sua morte il cantiere fu continuato da Luigi del Moro, fino alla conclusione dei lavori nel 1887.
Tale spazio è raggiungibile poco dopo l’ingresso al museo. L’atrio d’entrata, dove c’è la biglietteria, è stato valorizzato con marmi spettacolari del ‘700. Essi sono oggetto di fotografie dal cellulare di frotte di turisti americani appena giunti al museo. Poi c'è il corridoio coi nomi degli oltre 500 artisti che hanno contribuito alla costruzione della cattedrale e del campanile, di Giotto.

È stato valorizzato pure il sottoportico d’ingresso. «Di qui passarono Michelangelo e Brunelleschi» recita una tabella turistica, oggetto di infuriati selfie da parte dei giovani. Torniamo alla maestosa Sala del Paradiso. È la n. 5. Mi sono piaciuti tanto certi anziani turisti fiorentini stupirsi e restare a bocca aperta. Il loro affascinate accento ti lascia imbambolato. Mi hanno fatto molta tenerezza.
Questa sezione museale è stata da poco inaugurata. Contiene elementi innovativi nel modo di pensare, progettare ed esporre l’oggetto della mostra. È stata congegnata come uno spazio aperto, raggiungibile da più varchi. Si pensi che persino alcune guide turistiche si perdevano e non riuscivano poi a trovare il percorso dell’uscita. Sindrome di Stendhal in ogni dove? Non che sia un labirinto. Le sale sono ben segnate, ma le aree d’accesso plurime la trasformano in un sala tutta particolare.
Ci si perde guardando tante cose belle. Ho visto qualcuno barcollare. Oltre alla facciata ricostruita, ci sono poi le porte del Battistero. La porta più antica è la meridionale, di Andrea da Pontedera, detto Pisano (1330-1336) con le sintetiche venti Storie del Battista e l’allegoria delle otto virtù cardinali e teologali, con aggiunte di altri artisti. La porta settentrionale, a formelle, è di Lorenzo Ghiberti (1403-1424), con aiuti di Donatello, Paolo Uccello ed altri. La porta orientale, a pannelli, definita da Michelangelo “degna del Paradiso” è capolavoro di Lorenzo Ghiberti (1425-1452).
Secondo me, ti abbacina la bellezza estrema di tali capolavori. Poi ci sono tutti i lavori plastici di Arnolfo di Cambio, che trionfa in varie sale espositive. Giri e rigiri per la sala. Molti fanno fotografie con la macchina fotografica, col cellulare, col tablet. Manca solo la Polaroid.
La sala n. 7 è intitolata Frammenti di magnificenza. Qui c’è il florilegio delle decorazioni in marmo con inserti musivi sempre di Arnolfo di Cambio e della sua bottega. È stato lui ad iniziare i lavori della chiesa il giorno 8 settembre 1296. Trovo tali riferimenti su una deliziosa guida storico artistica intitolata Vedere e capire Firenze, scritta da Piero Bargellini, nel 1953, per le edizioni Macrì e Arnaud.
Soffermatevi nella sala de La Pietà Bandini, una scultura marmorea alta 2,26 metri, capolavoro di Michelangelo Buonarroti, databile al 1547-1555 circa. Da ricordare le cantorie di Donatello. È  un’opera scolpita tra il 1433 e il 1438 e posizionata davanti all'altra cantoria di Luca della Robbia. Sono considerate tra i capolavori del primo rinascimento fiorentino.
Nelle sale seguenti è un balletto continuo tra Donatello, Andrea e Luca Della Robbia, oltre alle riproduzioni della Cupola del Brunelleschi. Tutti pezzi da novanta del Rinascimento.
Giungo alla sala n. 22 intitolata Santi e soldati. Mi colpisce la beltà di un frammento di tarsia marmorea del XIV secolo. Non parliamo delle pitture, delle sculture e delle architetture qui esposte. La sala n. 25 è l’ultima. Forse non ho scritto di alcune opere molto importanti, ma mi sto organizzando…

Se non ci siete ancora andati, visitate questo museo, perché vi darà grande soddisfazione. È come un respiro dell’anima.