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lunedì 19 febbraio 2018

Presentati a Tarcento Gli appunti di Stipe, con l’autore Fornasaro

È stato un Giorno del Ricordo col gelo e con la neve quello vissuto a Tarcento lo scorso 12 febbraio 2018. Per l’organizzazione della Biblioteca civica di Tarcento e del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), alle ore 18, è stato presentato il libro di Franco Fornasaro dal titolo “Gli appunti di Stipe”. 
Durante l'incontro ha preso la parola Donatella Prando, assessore al Personale del Comune di Tarcento, portando il saluto della Civica amministrazione.
Tarcento: da sinistra Bruna Zuccolin, Franco Fornasaro e Donatella Prando, Assessore al Personale del Comune di Tarcento

Il volume, già presentato nell’ottobre del 2015 a Udine e in altre località (Istria e Fiume incluse), nel 2016-2017 ha visto la traduzione in croato, per cui il testo ora è bilingue: italiano e croato. Proprio queste due comunità linguistiche si trovarono a dover spezzare i rapporti nel dopoguerra a metà del Novecento, con la guerra fredda che si imponeva sullo scacchiere europeo. Fornasaro indaga e spiega con adeguata documentazione anche questi fatti storici poco sviluppati, poco conosciuti e ancor meno capiti.
Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, ha presentato l’autore che fa parte, tra le altre, del Comitato Esecutivo della stessa ANVGD. Al termine dell’incontro ci sono state alcune domande cui Fornasaro ha risposto con precisione e passione. Ha partecipato all'incontro anche Bruno Bonetti, bibliotecario di Tarcento e segretario dell'ANVGD di Udine.
Una parte del pubblico in biblioteca con Bruno Bonetti, al centro 

Un commento di Paolo Medeossi del 2015
“Lo scopo è dunque di riprendere il filo dei rapporti dove erano stati recisi – come ha scritto Paolo Medeossi sul «Messaggero Veneto» del 6 ottobre 2015 – riannodando legami mai interrotti del tutto, coltivando il seme del riavvicinamento, senza più processi alle intenzioni. Un processo importante, che deve essere incoraggiato come ha fatto Fornasaro in un libro di episodi e riflessioni, dove nulla è taciuto o censurato. È interessante nel libro la continua trasmissione di notizie e responsabilità tra il professore e il giovane laureato (i protagonisti del romanzo documentario), cui spetta adesso il compito di andare avanti e di attraversare la storia, senza negarla, senza farne motivo di odio e scontro, ma senza nemmeno usi strumentali o di parte. 

Spiegare cosa accadde in questi territori, nell’ultimo secolo - ha aggiunto Medeossi - richiede una totale onestà intellettuale capace di porsi davanti al coacervo di etnie contrapposte, la cui brama principale era diventata a un certo punto la conquista di Trieste. Fare chiarezza è un debito nei confronti di tutte le vittime di allora, a qualsiasi mondo siano appartenute, schiacciate dai meccanismi di eventi che non potevano fronteggiare o evitare. Nei dialoghi proposti dal libro emerge tutto questo, per arrivare a una conclusione struggente, dove l’autore rievoca i sentimenti di chi italiano divenne esule a fine guerra e di chi invece volle restare”.

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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E.V. Fotografie dell’Archivio ANVGD di Udine.

Franco Fornasaro e la copertina del suo libro

giovedì 1 febbraio 2018

Ebrei a Tarcento, conferenza di Varutti e Ganis in biblioteca

È stato Mauro Steccati, sindaco di Tarcento, a organizzare il 27 gennaio 2018 il Giorno della Memoria, secondo i dettami della Legge 20 luglio 2000, n. 211 “in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”. Tale  legge ha stabilito l’organizzazione di cerimonie, iniziative e momenti di riflessione in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.
Giorno della Memoria 2018 a Tarcento. Foto di Giorgio Ganis

Nell’affollata sala della biblioteca civica di Tarcento, al cosiddetto Centro Europeo di Arti e Comunicazioni Contemporanee “L. Ceschia”, in via Julia 13, alle ore 17,30, è stata Beatrice Follador, assessore alla Cultura del Comune, ad aprire i lavori della conferenza. “Ciò che ascolteremo questa sera, nella giornata dedicata alla Shoah, è storia nostra, non dobbiamo dimenticarlo ed è una tragedia del territorio – ha detto – poi voglio giustificare l’assenza del sindaco, in quanto influenzato, ma non voglio togliere altro tempo ai relatori e, con piacere, passo a loro la parola”. 
Bruno Bonetti, bibliotecario di Tarcento, è intervenuto per elencare i rastrellamenti di partigiani da parte dei tedeschi. Le Waffen SS rastrellano 22 civili a Flaipano il 13 dicembre 1943 e li rinchiudono, con altre 200 persone, nella caserma della milizia di Oltretorre a Tarcento, oggi sede della Biblioteca. Ci sono 11 arresti a Tarcento il 13 aprile 1944, dei quali 6 sono internati in Germania. Bonetti ha aggiunto che sempre a Tarcento, il 10 luglio 1944, sono citati 12 prigionieri dei tedeschi. Il giorno seguente a Flaibano vengono imprigionate 70 persone, condotte a Tarcento e poi deportate.
Bruno Bonetti, vicino a Beatrice Follador, assessore alla Cultura del Comune di Tarcento (in maglia rossa)

Il 4 novembre 1944 si verificano 25 arresti a Sammardenchia e quasi tutti vengono deportati. Lo steso giorno ci sono altri 18 catturati a Tarcento, dei quali 11 mandati in Germania, col “trasporto” del 15 novembre successivo. L’incendio nazista di Sedilis è del 28-29 novembre 1944. Bonetti ha spiegato che il 6 gennaio 1945 gli uomini di Partistagno vengono condotti a Tarcento sempre nella caserma della milizia di Oltretorre. Come pure il giorno seguente si verificano ben 72 arresti a Racchiuso che sono portati a Tarcento. La lunga lista di atrocità naziste nella stessa caserma tarcentina si chiude con gli 8 condannati alla fucilazione del 1° febbraio 1945, dei quali uno si salva.
Per Bonetti, la principale, ma non unica fonte della sua ricerca, è la pubblicazione “I deportati politici friulani nei campi di concentramento, 1943-1945”, di Flavio Fabbroni, edita a Udine dall’ANPI nel 2016, nella serie Quaderni della Resistenza, n. 17.
Molte diapositive sono state mostrate dal professor Elio Varutti, che ha presentato il tema della “Shoah dongje les cumieres di Baldassarie. Deportazione e campi di concentramento. Luoghi e storie 1943-1945”. Sono stai fatti anche dei riferimenti alla stazione di Tarcento, luogo di deportazione verso i lager nazisti di Auschwitz e Dachau, passando per Tarvisio.
“Secondo i dati del 2016 di Mauro Tabor – ha detto Varutti – la deportazione nei lager dalla Risiera di San Sabba a Trieste, fulcro del concentramento nell’Adriatisches Küstenland, avendo colpito anche l’ebreo misto, ossia l’assimilato e il discendente da individui di altra fede, rintracciabile dalla sola evidenza del cognome, la cifra complessiva degli internati va oltre le 1200 persone. Considerate che gli ebrei a Trieste, nel 1938, ammontavano a oltre 6000 unità, tra le quali letterati, pittori, scienziati, medici e amministratori d’aziende. Solo 1500 sono i sopravvissuti e rientrati”.
Il relatore ha mostrato vari documenti dell’Archivio di Stato di Udine da cui si evince l’intenso traffico di ebrei, oltre che sui treni della deportazione nazista, anche solo per il trasferimento di masse di ebrei dal Centro Europa e dall’Italia, dopo le Leggi Razziali del 1938, verso la Palestina, gli USA ed altri luoghi, partendo dal porto di Trieste. Anche i sopravvissuti allo sterminio rientrano in Italia da Tarvisio, con gli aiuti della Brigata Ebraica, per raggiungere la Palestina e poi, dopo il 1948, Israele e gli USA.
La conclusione di Varutti è stata che “Nel 1944 vengono arrestati quattro ebrei di Udine dalle Waffen SS, come ha riportato Pietro Ioly Zorattini. Tra di essi c’è il barone e senatore Elio Morpurgo (1858-1944), prelevato ultraottantenne e ammalato in ospedale il 26 marzo 1944. Deportato e morto per strada. Morpurgo, oltre che presidente della Camera di commercio è stato il primo sindaco ebreo del Regno d’Italia e il Gruppo culturale Alfredo Orzan, di Udine, ha chiesto che gli sia dedicata una pietra d’inciampo vicino al Palazzo donato al Comune di Udine in Via Savorgnana”.
Elio Varutti in un'immagine di Leoleo Lulu del 2018

Ci sono alcune figure poco note o del tutto sconosciute riguardo all’aiuto prestato agli ebrei nel 1943-1945, ha aggiunto Varutti. Si tratta dello scultore e incisore Aurelio Mistruzzi e di sua moglie. Mistruzzi è nato a Villaorba di Basiliano il 7 febbraio del 1880 e muore a Roma nel 1960. Sua moglie è Melanie Jaiteles, nata a Vienna nel 1886 e morta a Roma nel 1977. Essi sono compresi tra i Giusti delle Nazioni nel Museo Yad Vashem di Gerusalemme per aver aiutato gli ebrei perseguitati a Roma. A fare questa eccezionale scoperta è stata la professoressa Gabriella Bucco, che ha pubblicato un interessante articolo su «La Vita Cattolica» del 22 gennaio 2015, col titolo “La storia di Aurelio Mistruzzi, l’unico artista friulano tra i Giusti delle Nazioni nel Museo di Gerusalemme”.
Anzi Aurelio Mistruzzi – come ha scritto Gabriella Bucco – è l’unico artista friulano tra i 610 giusti italiani, ricordati nel museo israeliano, istituito nel 1953 per commemorare le vittime dell’Olocausto.
La seconda relazione del convegno di Tarcento, tenuta dall’architetto Giorgio Ganis, ha evidenziato, con molte significative immagini, i luoghi degli ebrei a Udine dal 1300 ad oggi. Si va dal piccolo cimitero di vicolo Agricola, funzionante dal 1405, ai primi anni del Settecento, fino alla località di Chiavris (“capre”, in friulano). Il toponimo stesso deriva dalla famiglia ebraica dei Caprileis, che gestiva in zona nei tempi antichi una locanda, un banco feneratizio (prestiti a usura) ed un negozio.
Giorgio Ganis in un'immagine di Leoleo Lulu del 2018

Il titolo del suo intervento era “Gli ebrei a Udine e in Friuli. Sinagoghe, ghetti e cimiteri”. L’architetto ha poi parlato dei vari cimiteri ebraici esistenti nel passato e di quelli tutt’ora in funzione, come quello di San Daniele del Friuli. Ha poi dedicato una sezione del suo documentato intervento ai luoghi degli ebrei a Tarcento, come il cosiddetto “ghetto”, che pare esistesse in via Angelo Angeli e via Primo maggio, data la presenza di imprenditori serici di fede ebraica, giunti nel Settecento da San Daniele del Friuli.
Il pubblico in sala ha seguito con grande interesse questa parte dell’incontro, scattando molte fotografie con i telefoni cellulari. Si sono notate persone di Gemona, San Daniele del Friuli e di Udine. Giorgio Ganis ha concluso il suo discorso con l’elenco delle sinagoghe o stanze di culto ebraico della piccola comunità di Udine, che nell’Ottocento sfiorò i 150 aderenti, mentre nel 1949 erano ridotti in 37 individui.
Al termine dell’incontro, cui hanno presenziato anche i consiglieri comunali Nadia Dri, Silvia Fina e Luca Paoloni, oltre a Luca Toso, vice sindaco di Tarcento, c’è stato un vivo dibattito, con domande e interventi brevi sul tema tra gli oltre 70 partecipanti, tra i quali si sono notati alcuni giovani. Per il Giorno della Memoria a Tarcento il Gruppo culturale “Alfredo Orzan” ha anche allestito una piccola mostra fotografica sul tema della “Shoah a Udine sud” nell’atrio della biblioteca.

Bibliografia suggerita
Bruno Bonetti, Manlio Tamburlini e l’albergo nazionale di Udine, Pasian di Prato (UD), L’Orto della Cultura, 2017.
Gabriella Bucco, “La storia di Aurelio Mistruzzi, l’unico artista friulano tra i Giusti delle Nazioni nel Museo di Gerusalemme”, «La Vita Cattolica», 22 gennaio 2015.
P.C., “L’orrore dei treni dei deportati in biblioteca Ebrei a Udine”, «Messaggero Veneto», 27 gennaio 2018, Cronaca di Tarcento.
Miriam Davide, Pietro Ioly Zorattini (a cura di), Gli ebrei nella storia del Friuli Venezia Giulia. una vicenda di lunga durata, Atti della Fondazione Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, IV, Firenze, Giuntina, 2016.
Flavio Fabbroni, I deportati politici friulani nei campi di concentramento, 1943-1945, «Quaderni della Resistenza», n. 17, Udine, ANPI, 2016.
Giorgio Ganis, “La sinagoga di Porta Manin”, «La Vita Cattolica», Cultura, 11 gennaio 2017, p. 3.
Giorgio Ganis (a cura di), Ebrei a Udine. Luoghi e storie fra deportazioni e campi di concentramento, Udine, Parrocchia di San Pio X, 2017.
Mauro Tabor, “Lo strappo della Shoah, la chiusura e a lenta riapertura all’esterno in un’ottica di continuità”, in Miriam Davide, Pietro Ioly Zorattini (a cura di), Gli ebrei nella storia del Friuli Venezia Giulia. Una vicenda di lunga durata, op. cit., (p. 331-338).
Elio Varutti, “La Shoah dongje les cumieres di Baldassarie”, in Giorgio Ganis (a cura di), Ebrei a Udine. Luoghi e storie fra deportazioni e campi di concentramento, Udine, Parrocchia di San Pio X, 2017.
Elio Varutti. Foto di Giorgio Ganis

Sitologia
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Servizio giornalistico di Sebastiano Pio Zucchiatti, in collaborazione con E.V. Fotografie di Giorgio Ganis, E. Varutti e Leoleo Lulu. Networking e ricerche a cura di Gabriele Anelli Monti.

martedì 18 luglio 2017

La Dalmazia raccontata a Tarcento, con l’ANVGD di Udine

Qualche volta nei piccoli paesi succedono cose grandi. È capitato allora che al Centro Sociale di Coja di Tarcento ci sia stata una originale conferenza con una discussione pubblica altrettanto interessante sui fatti dell’esodo giuliano dalmata. L’evento in questione si è verificato la sera del 14 luglio 2017 in un paesino che potrebbe essere “il balcone sul Friuli”, per il suo stupendo panorama.
Tra il folto pubblico, in prima fila, Giorgio Ius, coi baffi, e Giovanni Picco.

Il dottor Bruno Bonetti, bibliotecario di Tarcento, ha esposto l’argomento intitolato “La Dalmazia. Croati, serbi e italiani”. L’organizzazione dell’incontro pubblico con oltre cinquanta presenti si deve all’Associazione “Int di Cuje”, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine.
Come mai quel tema in una frazioncina di Tarcento, che conta appena 30 anime? Presto spiegato. Alcuni abitanti del posto sono reduci da un viaggio a Mostar e in altri luoghi della Bosnia, all’interno del progetto “I care for Europe”. Come dice alla stampa Corrado Aitran, responsabile a Tarcento di queste attività del terzo settore «siamo collegati in un network con altre località, come ad esempio Aquileia, Recanati, Pirano, Bač e Arbe, per organizzare dei campi volontariato sui temi dell’ambiente e del Mare Adriatico nelle cittadine collegate a noi, che sono Stolac e Čapljina, che si trovano tra Mostar e Ragusa».
Bruno Bonetti durante la lezione - conferenza 

Torniamo alla conferenza. Ha aperto i lavori dell’incontro culturale Luca Toso, vice sindaco di Tarcento. 
«Questo evento nasce da un meeting sulla Bosnia di oggi cui partecipa anche la città di Tarcento. Volevamo capire di più la storia. Bisogna sapere che gli italiani fuggiti dalla Dalmazia dopo la seconda guerra mondiale – ha detto Toso – convivevano con i serbi ed i croati, ma con i nazionalismi e con la Jugoslavia di Tito è cambiato tutto».
Il vice sindaco ha dato poi la parola a Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, che ha portato i saluti di Bruna Zuccolin, presidente del sodalizio degli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia. Varutti ha ricordato ai presenti la figura storica dell’ingegnere Silvio Cattalini, esule da Zara, scomparso nella notte fra il 28 febbraio e il 1° marzo scorso. «Cattalini ha presieduto l’ANVGD di Udine dal 1972 al 2017 – ha concluso Varutti – con uno spirito di pacificazione tra le due sponde dell’Adriatico, organizzando numerosi incontri culturali e gite in nave per visitare Pola, Fiume, Zara, Spalato e Ragusa».
Luca Toso, vice sindaco di Tarcento apre i lavori della conferenza di Coja

Poi ha parlato Luca Cossa, dell’Associazione Culturale Ricreativa “Int di Cuje” per fare un quadro storico di riferimento della Dalmazia austroungarica fino al Regno di Jugoslavia e a alla Repubblica Federativa di Tito, menzionando la strage di Vergarolla del 1946, con circa 70 italiani uccisi in un attentato, per finire con i viaggi da Pola del piroscafo Toscana per portare gli esuli italiani a Trieste o a Venezia
Ha preso infine la parola Bruno Bonetti, che tra l’altro è segretario dell’ANVGD di Udine. Si è fatto aiutare dalle diapositive in Power Point preparate con Luca Paoloni, consigliere comunale di Tarcento. Bonetti ha parlato con cognizione di causa, essendo discendente dei Bonetti di Zara (di sentimenti italiani) e di quelli di Spalato (di sentimenti croati), con una nonna serba.
Ha presentato all’attento pubblico il risultato delle sue ricerche genealogiche, con vari collegamenti storici e geografici, per mostrare come pure nelle famiglie si siano riverberati i fatti politici dell’Ottocento e del Novecento sui nazionalismi in Dalmazia, fino alle guerre balcaniche 1991-2001. 
Uno dei suoi avi e scienziato dalmata, ad esempio, è l'arcivescovo Marco Antonio De Dominis. Ha parlato poi degli esodi italiani del 1921 e 1929 da Traù, Spalato, Sebenico, Ragusa e dalle isole dalmate fino al più noto esodo dei 350 mila italiani iniziato nel 1943, sotto la pressione dei partigiani titini, e andato avanti lungo tutto gli anni Cinquanta del Novecento.
Il saluto dell'ANVGD di Udine da parte del professor Elio Varutti, vice presidente del sodalizio. Fotografia di Giorgio Gorlato.

Alex Franz, presidente dell’Associazione “Int di Cuje” nel suo intervento di chiusura ha ricordato come «sia importante conoscere questi argomenti perché sono brani di storia poco noti, perciò diamo appuntamento a tutti per i prossimi incontri su temi analoghi, sempre per la rassegna Cognossi la storie».
Nel dibattito che è seguito sono intervenuti numerose persone con domande e contributi. Giorgio Gorlato ha detto: «i miei avi stavano a Pola e a Dignano d’Istria dal Quattrocento, poi nel 1945 mio padre che era notaio è stato preso dai titini e non l’abbiamo più rivisto, ci hanno detto che è finito in una foiba».
Giorgio Ius, in un colorito intervento in lingua friulana, ha chiesto di parlare di più dei fatti dell’esodo giuliano dalmata e di insegnarlo nelle scuole, perché è importante conoscere questo pezzo di storia del paese.
Tra gli altri, è intervenuto Giovanni Picco, presidente regionale dell’Associazione Nazionale Mutilati Invalidi di Guerra (ANMIG). «Desidero donare a Bonetti e all’ANVGD di Udine, in ricordo di Silvio Cattalini, una cartolina con speciale annullo filatelico – ha detto Picco – nel  90° anniversario del Gruppo Associazione Nazionale Alpini (ANA) di Tarcento e nel centenario dell’ANMIG».

Giovanni Picco, dell'ANMIG porta i suoi omaggi all'ANVGD di Udine. Fotografia di Giorgio Gorlato.
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Il Gruppo Giovanile Adriatico di Udine, 1956-1970
Il professor Varutti, in occasione della dotta lezione di Bruno Bonetti, col permesso di Bruna Zuccolin, presidente del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine, ha esposto un gagliardetto dell’associazionismo giuliano dalmata degli anni Cinquanta del Novecento. Si tratta quasi di un cimelio. È il drappo del Gruppo Giovanile Adriatico (GGA) di Udine, aderente all’ANVGD. Tale gruppo giovanile fu attivo in Friuli dal 1956 al 1970 circa. È una bandierina triangolare finemente ricamata e ornata di frangia d’oro, per cm 40 x 60.
Gagliardetto del Gruppo Giovanile Adriatico di Udine, stoffa ricamata, cm 40 x 60. Archivio del Comitato Provinciale di Udine dell'ANVGD

Come ha ricordato il 27 aprile 2006 Sergio Satti, esule da Pola e per decenni alla vicepresidenza dell’ANVGD di Udine, sotto la guida di Silvio Cattalini «il Gruppo Giovanile Adriatico di Udine operò dal 1956 al 1960 organizzando campeggi a Lignano Sabbiadoro per i GGA delle zone limitrofe». Poi che altro faceva? C’era una orchestrina che suonava motivi per i ragazzi di allora. C’erano i veglioni tricolori al Mocambo di Udine, oppure le feste del Carnevale a Mossa, in provincia di Gorizia. C’erano poi le gite sociali e patriottiche a Ronchi dei Legionari, al Vittoriale e a Redipuglia.
Non è tutto, perché il GGA di Udine stampò pure un giornale ciclostilato “El Cucal” (Il Gabbiano) dal 1957 al 1963, con notizie sulla vita associativa e sul dibattito interno. Le discussioni erano forti e vertevano sulle difficoltà di conciliare le azioni dei giovani con quelle degli anziani. Parve quindi una crisi generazionale, che colpì pure il Comitato Provinciale di Torino e di altre città italiane.
I dati sulle iscrizioni all’ANVGD parlano chiaro. La crisi generazionale a Udine finì per far crollare il numero dei soci. Nel 1969 erano scesi a 29 persone, come ha riferito la segreteria dell’ANVGD di Udine nel 2004, mente Varutti stava preparando il libro sul Campo Profughi, pubblicato nel 2007.
In precedenza c’era stato un vero e proprio boom delle iscrizioni, forse sull’onda emotiva del ritorno di Trieste all’Italia, nel 1954, dopo l’esperienza fallimentare del Territorio Libero di Trieste.
Dai 187 soci del 1954 il Comitato di Udine dell'ANVGD passa agli oltre 1200 iscritti del 1957, sotto la presidenza onoraria dell’architetto Carlo Leopoldo Conighi, nato a Fiume e legionario fiumano. L’architetto Conighi, assieme all’impresa del padre ingegnere Carlo Alessandro Conighi, costruì numerosi edifici a Fiume, nonché ville ed alberghi di Abbazia.
Lato b del gagliardetto del Gruppo Giovanile Adriatico di Udine, stoffa ricamata, cm 40 x 60. Archivio del Comitato Provinciale di Udine dell'ANVGD

Renato Capellari, uno dei giovani del GGA di Udine nel 1963 scrisse una lettera a «L’Arena di Pola» riguardo alla crisi e alle accuse mosse dagli anziani contro i giovani. Nello scritto si parla della crisi di iscritti dovuta alle “iniziative tzigane” dei ragazzi (balli e feste). «Ma i giovani – ribatte Cappellari – sono stanchi di sentire slogan come “torneremo”, anche dai politici, mentre poco o nulla si fa per tornare veramente nelle terre perse». I giovani respingono le accuse riguardo ai “the danzanti”, dove avvengono “sfrenati cha cha cha”. Essi dicono di «non volere essere complici della avvilente divisione di 400 mila lire in ottocento sussidi, effettuata nel 1961».
Nel 1967 ci fu una riunione nel capoluogo friulano dei GGA di Udine, Padova, Venezia e Treviso con gite sociali nelle colline friulane. Le ultime attività sono segnalate intorno al 1970, poi più nulla.


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Rassegna stampa dell'evento a Coja, relatore Bruno Bonetti


- Questo articolo è apparso nel web il giorno 23 luglio 2017, in forma ridotta, su friulionline.it col seguente titolo: “Serata a Coja per sapere di più su Dalmazia e italiani”.

- Vedi tra gli eventi del sito web di turismofvg.it

- Sui settimanali della provincia di Udine...


L'intervento di Luca Cossa, dell'Associazione "Int di Cuje".

Il saluto del vice sindaco Luca Toso alla conferenza
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Servizio giornalistico e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, in collaborazione con E. Varutti. Fotografie e didascalie di E. Varutti, ove non altrimenti indicato. Si ringrazia Giorgio Gorlato, esule da Dignano d'Istria, per le fotografie gentilmente concesse per il presente articolo.
Le cartoline con speciale annullo filatelico nel 90° anniversario del Gruppo ANA di Tarcento e nel 100° anniversario dell'ANMIG, donate da Giovanni Picco al relatore Bonetti e all'ANVGD di Udine, in ricordo del compianto presidente ingegner Silvio Cattalini.



Sitologia e cenni bibliografici

- Renato Cappellari “Uno spirito nuovo”, «L’Arena di Pola», 5 marzo 1963.

- E. Varutti, Il Campo Profughi di Via Pradamano e l’Associazionismo giuliano dalmata a Udine. Ricerca storico sociologica tra la gente del quartiere e degli adriatici dell’esodo 1945-2007, ANVGD, Comitato Provinciale di Udine, 2007. [esaurito dal 2013, ma dal 2014 c'è questa versione nel web].

- Roberto Bruno, Elisabetta Marioni, Giancarlo Martina e Elio Varutti, Ospiti di gente varia. Cosacchi, esuli giuliano dalmati e il Centro di Smistamento Profughi di Udine 1943-1960, Istituto Stringher, Udine, 2015. [disponibile pure nel web, clicca qui].


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Una delle carte geografiche usate da Silvio Cattalini durante le sue varie conferenze, ora utilizzata dai soci ANVGD di Udine