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lunedì 25 settembre 2017

Bonetti, ANVGD, parla di italiani, croati e serbi di Dalmazia. Conferenza a Udine

Oltre 25 persone hanno seguito la conferenza di Bruno Bonetti, segretario dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine. 
Bruno Bonetti, a sinistra, Bruna Zuccolin e Elio Varutti. Fotografia di Fulvio Pregnolato

L’incontro formativo, di dimensione europea, si è tenuto a Udine, sabato 23 settembre 2017, presso la sala San Cristoforo, in Vicolo Sillio 4/b. L’iniziativa aveva per tema “La Dalmazia. Croati, serbi e italiani”. È stata organizzata dall’ANVGD di Udine, in collaborazione con i Comitati Provinciali dell’ANVGD di Trieste, Gorizia e Pordenone. Era dagli anni 1960-1970 che non si svolgevano iniziative comuni tra i quattro organismi ANVGD operanti in Friuli Venezia Giulia. Hanno collaborato all'iniziativa il Club UNESCO di Udine, ERAPLE e EFASCE.
Ci si potrebbe chiedere come mai Bonetti si sia occupato di tale questione. Ebbene la risposta sta nei legami familiari e nella ricerca delle radici da lui condotta nella Croazia di oggi nell’Archivio arcivescovile di Zara, nell’Archivio di Stato di Zara e nell’Archivio di Stato di Spalato, oltre che presso i vari parenti croati.
Una parte del pubblico in Sala San Cristoforo a Udine per la conferenza dell'ANVGD. Fotografia di Fulvio Pregnolato

Ha aperto la riunione Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, ricordando l’opera del compianto presidente Silvio Cattalini, esule da Zara, per il dialogo e la pacificazione tra le due sponde dell’Adriatico. 
La Zuccolin ha poi voluto accennare ai prossimi appuntamenti del sodalizio degli esuli. Si va dalla gita in pullman a Pirano, Parenzo e Isola d’Istria, sulle orme di Beato Odorico da Pordenone, programmata per il 30 settembre 2017, poi ci sono due conferenze per presentare il libro di Franco Fornasaro, con avi istriani, intitolato Gli appunti di Stipe, edito dall’ANVGD di Udine nel 2015. 
Il primo incontro culturale si terrà il 5 ottobre 2017 a Pasian di Prato, presso la Biblioteca “Pier Paolo Pasolini”, alle ore 18. La presentazione del volume di Fornasaro sarà replicata poi a Martignacco il 27 ottobre 2017, presso la Biblioteca “Elsa Buiese” a Villa Ermacora, alle 20,30.
Una parte del pubblico in Sala San Cristoforo a Udine per la conferenza dell'ANVGD. Fotografia di Fulvio Pregnolato

Ha poi avuto la parola il professor Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, per comunicare le attività del sodalizio nel campo di social media. Dal 15 febbraio 2017 è stata creata una pagina su Facebook, col nome “ANVGD Udine”, che conta 133 iscritti non solo dal Friuli, ma anche dall’Italia e dall’estero (Spagna, Francia, Croazia, Argentina, USA). Con tale strumento l’ANVGD di Udine è in contatto con le sedi consorelle di Gorizia, Trieste, Arezzo e con qualche socio di Pordenone. Da 16 settembre 2017 è stato allestito un profilo in Google con il nome di “ANVGD di Udine”, con 5 rubriche e vari “follower” (seguaci). Il 3 agosto 2017 è stato attivato un gruppo di Yahoo, con l’appellativo di “Amici di ANVGD di Udine”; esso contiene vari materiali multimediali riguardo alle attività dell’ANVGD di Udine e dell’esodo giuliano dalmata.
Ha poi preso la parola Bruno Bonetti tra l’attenzione totale dei presenti, per descrivere i rapporti politici, sociali e umani nella Dalmazia lungo i secoli, con particolare attenzione all’Ottocento e al Novecento e con dei riferimenti specifici alle componenti etniche di italiani, croati e serbi. Bonetti, utilizzando decine di diapositive e documenti, ha contestato certi storici croati i quali sostengono che gli italiani siano arrivati sulla costa dalmata da fuori. «Alcuni miei antenati – ha detto il relatore – sono arrivati sì dalla pianura Padana, ma nel 1100 e vari lustri dopo; come si fa a dire che è di fuori uno che ha gli avi vissuti a Zara, Spalato e sulle isole dalmate da svariati secoli. Allora che ci fanno i bosniaci e i macedoni stabilitisi a Zara, Sebenico e a Spalato nel 1945 con le truppe titine?»
Una parte del pubblico in Sala San Cristoforo a Udine per la conferenza dell'ANVGD. Fotografia di Fulvio Pregnolato

Poi il relatore si è soffermato sul dramma della nazionalità sviluppatosi tra Luigi Bonetti di Zara (1847-1934), uomo tutto d’un pezzo e di sentimenti italiani e Lorenzo Bonetti di Spalato (1837-1916), un tipo libertino e di sentimenti croati. Questi fratelli Bonetti vivono ambedue sotto l’Impero Austro-ungarico, ma si schierano su ambiti nazionali diversi e, come ci dice la storia, addirittura opposti. Come mai ci sono così tanti italiani in Dalmazia a Spalato, Sebenico, Traù… e sulle isole di Lesina, Brazza? 
Essi costituiscono una minoranza del 10 o 20 per cento rispetto alla popolazione. Il fatto è che la lingua italiana (o meglio il dialetto veneto istro-dalmatico) in Dalmazia era usata nel Settecento e nei secoli precedenti sotto la Serenissima Repubblica di Venezia. Poi, sotto l’Austria, rimane lingua ufficiale, assieme al tedesco, fino al 21 luglio 1883, quando gli Asburgo pensano di favorire i croati, in funzione anti-italiana, imponendo il croato al posto dell’italiano. Nel 1909 il croato diviene obbligatorio, pena il licenziamento dei dipendenti statali. Si tenga presente che a Pola, Gorizia, Trieste, Cervignano e Monfalcone, sotto l’Austria, la lingua ufficiale era il tedesco.
Una parte del pubblico in Sala San Cristoforo a Udine per la conferenza dell'ANVGD. Fotografia di E. Varutti

Bonetti ha poi descritto il primo esodo degli italiani, poco conosciuto. Già perché, dopo la vittoria mutilata, Sebenico, Spalato, Traù, Lesina… passano sotto il Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni. Nel 1921 alcune migliaia di italiani di quelle località dalmate scappano verso Zara, Pola e Lussino, che entrano a far parte del Regno d’Italia. Un altro esodo di frange di italiani di Dalmazia avviene nel 1929 quando i croati nazionalisti spaccano le vetrine dei negozi e devastano le attività economiche degli italiani rimasti. Fu così che i Damiani dell’Isola di Curzola fuggono verso Lussino, i Cattalinich si erano già spostati coi cantieri da Traù a Zara, altri Cattalini sono a Fiume.
La conclusione del relatore è che l’Austria-Ungheria ha svolto una politica anti-italiana a favore dei croati, perciò iniziano a rovinarsi i rapporti tra le componenti etniche in Dalmazia, fino ad arrivare agli orrori del Novecento, con i campi di concentramento, le foibe del 1943-1945 e la guerra dei Balcani degli anni Novanta.
Poi si è aperto il dibattito tra il pubblico. Eda Flego, esule da Pinguente, componente del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine, oltre a complimentarsi col relatore lo ha spinto a scrivere, in modo che resti memoria delle sue importati parole. Secondo la signora Daria Gorlato, esule da Dignano d’Istria, la conferenza di Bonetti costituisce una bellissima lettura per chi non conosce certe parti della storia. Sergio Satti, esule da Pola, pure lui componente del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine, ha accennato al coraggio di fare verità storica, come ha fatto il relatore, senza scendere in polemiche politiche che rendono aspra la situazione.
Gli altri presenti hanno allora approfittato per fare “quatro ciacole” con i soci dell’ANVGD di Udine.
Bruno Bonetti alla conferenza sul "La Dalmazia. Croati, serbi e italiani" a Udine. Fotografia di E. Varutti
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Sitologia

Rassegna stampa
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Servizio giornalistico e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e di E. Varutti. Fotografie di Fulvio Pregnolato e di E. Varutti.

sabato 23 maggio 2015

1915, serbi salvati dalle navi italiane, un libro a Martignacco

All’interno della rassegna “1915-2015. Pagine di grande storia a Villa Italia” si è svolta la presentazione del libro di Mila Mihajlović, intitolato “Per l’esercito serbo. Una storia dimenticata”. Si tratta di un libro uscito nel 2014 e già presentato in varie località come: Roma e Belgrado. È una riedizione e revisione dell’originale stampato nel 1917. La prima presentazione friulana del libro è avvenuta a Martignacco, in provincia di Udine, domenica 17 maggio 2015, nella Villa Italia, che fu residenza di re Vittorio Emanuele III di Savoia, dal 1915 al 1917.
Anna Maria Zilli, dirigente scolastico dello Stringher e l'autrice del volume storico Mila Mihajlović
 
Succede che i piccoli comuni organizzino grandi eventi. Il folto pubblico presente ha apprezzato con commozione e lunghi applausi. Dopo il canto dell’inno d’Italia, guidato dal soprano Ester Pagnutti, ha aperto i lavori della riunione Gianni Nocent, assessore alla Cultura del Comune di Martignacco, per ricordare gli altri organizzatori dell’iniziativa, come Assoarma e l’Istituto Stringher di Udine. Marco Zanor, sindaco di Martignacco, ha introdotto l’argomento che si riferisce al salvataggio, effettuato dalla Marina italiana, dell’esercito serbo, in ritirata sotto l’attacco austroungarico con l’alleato bulgaro nel mese di dicembre 1915, sulle coste dell’Albania.
Si trattò di un grande “ponte umanitario”. Fu un vero e proprio atto di eroismo collettivo di tutta la nostra Marina militare. Il salvataggio eroico di decine di migliaia di soldati e profughi serbi avvenne tra il mese di dicembre 1915 e febbraio 1916, durante il primo conflitto mondiale. È considerata la prima operazione umanitaria internazionale da parte di un esercito in pieno periodo bellico.
“È stata un’operazione umanitaria di importanza straordinaria – ha detto Alberto Ficuciello, di Assoarma – che ha affratellato italiani e serbi”. La bravura dei militari impegnati in questo brano di storia dimenticata è stata evidenziata da Marco Quai, assessore provinciale alla Protezione civile, alla Assistenza e finanziamento ai Comuni. 
Gianni Nocent e il sindaco di Martignacco Marco Zanor

Poi ha parlato Anna Maria Zilli, dirigente scolastico dell’Istituto Statale d’Istruzione Superiore “Bonaldo Stringher” di Udine, dove dal 2011 è operativo il progetto “Umanità dentro la guerra”, che ben si inquadra con gli importanti eventi di quel 1915, per l’Italia e la Serbia. La voce narrante di Stefano Dalan ha consentito al numeroso pubblico accorso di ascoltare anche qualche testo del periodo, mentre la voce di Ester Pagnutti ha allietato i presenti con brani in italiano e in lingua friulana.
Ha infine preso la parola l’autrice del volume: Mila Mihajlović. Ha ricordato la ritirata dei serbi, iniziata a ottobre 1915 fino a  Valona e Durazzo, sulle coste albanesi. “Oltre 250 piroscafi furono impegnati dagli italiani per salvare i 115 mila soldati serbi – ha detto l’autrice – pure 24 mila prigionieri, 68 cannoni e molti profughi, per un totale di oltre 260 mila persone; solo grazie all’Italia l’esercito serbo si ricompose per arrivare fino alla vittoria del 1918”. 


Sotto: Marco Quai, assessore della Provincia di Udine alla Protezione civile, alla Assistenza e finanziamento ai Comuni.

Gianni Nocent e Anna Maria Zilli
  

 Stefano Dalan, fine dicitore

Come ha scritto M. Stamatovic nel sito web dell’Ambasciata d’Italia a Belgrado… tutto iniziò nel 1917, quando l’ufficio speciale del Ministero della Regia marina italiana diede alle stampe, a Milano, una raccolta di documenti intitolata “Per l’Esercito serbo”. Da quel tempo, la pubblicazione sparì senza lasciare traccia. Poi ricomparve, per un caso fortuito, ad opera della giornalista RAI e scrittrice Mila Mihajlović, nata a Zrenjanin, città della Voivodina, nella Serbia del nord.  Ella scoprì il testo nella biblioteca personale, da molti anni usata come magazzino per vari archivi storici e libri. Detto documento è composto da alcuni testi ed oltre settanta fotografie, l’unico di cui si sappia l’esistenza sull’evacuazione dei militari e civili serbi dall’Albania, prima in Italia, poi a Corfù, a Biserta e in altre località messe a disposizione degli alleati (francesi, inglesi e greci).
La giornalista ha ritenuto che tale rarità non poteva più essere lasciata giacere nel buio e, aiutata dall’Esercito italiano e dall’erede al trono Aleksandar Karadjordjevic, è riuscita a pubblicare il libro, scritto in italiano e in serbo, con il titolo “Per l’Esercito serbo – una storia dimenticata”.
Ritornando A Martignacco, c’è da registrare, ha concluso Nocent, che “la visita di Alessandro I, principe di Serbia al re Vittorio Emanuele III di Savoia, si svolse nel mese di marzo del 1916  proprio a Villa Italia di Torreano di Martignacco”. Come a dire che la “grande storia” è passata anche a Torreano.
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Una versione di questo articolo è stata pubblicata il 22 maggio 2015 su infofvg.it con il titolo: "Martignacco. Un libro sui serbi salvati dalla Marina italiana nel 1915".
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L’amministrazione comunale di Martignacco ha voluto ringraziare la famiglia Zanuttini, attuale proprietaria di Villa Italia per la disponibilità e l’ospitalità prestate.