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venerdì 26 aprile 2019

Visita d’istruzione a Gonars sul sito del Campo di concentramento fascista


La Parrocchia di S. Pio X di Udine, col suo Gruppo culturale, ha voluto questo viaggio della memoria. Così il 25 aprile 2019 una dozzina di persone ha effettuato una visita d’istruzione al luogo dove esisteva il Campo di concentramento fascista di Gonars. Guidati da Tiziana Menotti, i visitatori hanno potuto constatare come non ci sia nemmeno un cartello sulla strada che indichi il campo. Se uno non sa che quello è il sito del campo, ci passa davanti indifferente.

C’è all’interno dei prati un monumento costituito da quattro mosaici (che riprendono 4 disegni degli internati pittori) inseriti su 4 supporti a forma di colonnina. Poi c’è un rotolo di filo spinato, oltre a 4 pennoni senza bandiere. C’è anche una tabella esplicativa con poche righe e una foto. Tutto qui. Al cimitero si ragiona un po’ di più. A memoria del campo di concentramento di Gonars, per iniziativa delle autorità jugoslave nel 1973, lo scultore Miodrag Živković realizzò un sacrario nel cimitero cittadino, dove in due cripte furono trasferiti i resti di 453 cittadini sloveni e croati internati e morti nel campo di concentramento.
La comitiva di gitanti di Udine sud ha poi fatto una visita anche alla stupenda chiesetta di Gris, nel vicino comune di Bicinicco.
Il Gruppo culturale di S. Pio X, sorto nel 2016 sulla spinta di don Paolo Scapin, parroco di S. Pio X si dedica ai temi della Shoah, dell’esodo giuliano dalmata e della detenzione nei campi di concentramento. Si voleva ricordare il parrocchiano e beneamato maestro elementare Alfredo Orzan (1930-2017), cantore di Baldasseria. Il Gruppo culturale anche con don Maurizio Michelutti, parroco di S. Pio X dal 24 luglio 2018, si è occupato di organizzare conferenze e mostre di fotografia, d’arte nonché spettacoli teatrali con particolare riferimento alla Parrocchia di San Pio X di Udine. Sono appartenenti al gruppo: Tiziana Menotti, Elio Varutti, Germano Vidussi, Anna Del Fabbro e Gregorio Zamò. Il Gruppo culturale collabora con l’Associazione Insieme con Noi, con gli Alpini di Udine sud, con l’ANED di Udine, con l’ANVGD di Udine e con altri organismi del territorio.

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Fotografie di Francesco Saverio Comisso, che si ringrazia per la gentile concessione alla diffusione e pubblicazione. Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo e E. Varutti su informazioni di Tiziana Menotti.

giovedì 19 aprile 2018

Baracche dell’esodo istriano. Visita all’ex Campo profughi di Laterina, Arezzo

Oggi vengono utilizzate come magazzino. Sono le baracche del Centro Raccolta Profughi (CRP) di Laterina, in provincia di Arezzo. Non tutte hanno resistito alla prova del tempo da quando furono edificate nel 1941. Esse divengono proprietà del comune nel 1968 e, come ha scritto Giampaolo Trotta alle pagine 29-32 di un suo libro, il municipio adibisce a zona artigianale i terreni su cui sorgono. Così oggi le si individua tra un capannone in cemento armato e l’altro.
Centro raccolta profughi di Laterina, ora magazzino, Claudio Ausilio, a sinistra, vicino alla moglie Franca Casini e alla nipote Emma con Daniela Conighi e Elio Varutti, vice presidente ANVGD di Udine. Fotografia di Antonio Cascini

Si propone qui una visita commentata a questa ormai vetusta struttura di accoglienza, eppure piena di storia. Le baracche sono state un Campo profughi per gli italiani d’Istria, Fiume, Dalmazia (soprattutto), ma anche dal Dodecanneso e dall’Africa settentrionale. Per 15 anni ebbero tale funzione. Solo per cinque anni furono un campo di prigionia di varie fazioni in conflitto. Sono rimasti pochi degli originari 19 edifici costruiti dal fascismo nel 1941, che costituivano il Campo di concentramento per prigionieri inglesi, sudafricani e delle altre colonie britanniche, per 2.500-3.000 posti. Era il “PG 82” (Campo per prigionieri di guerra n. 82).
Dopo l’8 settembre 1943 fino al mese di luglio 1944 la struttura funziona come Campo di concentramento nazista per contenere prigionieri inglesi, americani e soldati italiani di Badoglio. Dal mese di luglio 1944 ad aprile 1945 è un Campo di concentramento anglo-americano per detenere prigionieri tedeschi e repubblichini. Finita la guerra, dal 1945 al 1946 è ancora un Campo di internamento per custodire militari della Repubblica di Salò e civili fascisti sospettati di essere responsabili di crimini, che dopo le adeguate indagini, mano a mano vengono liberati. Poi, dal 1948 al 1963, la stessa struttura diviene CRP dell’esodo giuliano dalmata da cui passarono oltre 4 mila individui in fuga dalle violenze titine. Ci sono discendenti di esuli giuliano dalmati nati in Campo profughi.
CRP di Laterina, baracca n. 1, ora magazzino privato. Fotografia di E. Varutti

L’idea di tale visita commentata è sorta in seguito al gemellaggio voluto dal Consiglio Esecutivo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) del Comitato Provinciale di Udine, con la sua presidente Bruna Zuccolin con il Comitato Provinciale di Arezzo della stessa ANVGD, rappresentato da Claudio Ausilio e da Manlio Giadrossich.

Visita d’istruzione alle ultime baracche di Laterina
Le delegazioni dell’ANVGD di Udine e di Arezzo si ritrovano nel pomeriggio del 16 aprile 2018 a Laterina. Fa da cicerone nella visita il signor Claudio Ausilio, esule da Fiume. “Son venuto via che avevo due anni nel 1950 – dice – e ci trasferimmo a Montevarchi, provincia di Arezzo, perché mio padre lavorava alla Voplin, l'Azienda cittadina gas - acqua di Fiume e chiese in seguito ad opzione di essere riassunto in servizio presso un'azienda similare in Italia. Gli diedero un posto al Comune di Montevarchi. Noi non siamo passati dai campi profughi. Mi sono interessato alle questioni dell’esodo giuliano dalmata solo da quando sono in pensione”.
CRP di Laterina, baracca n. 2, ora magazzino privato; sullo sfondo il paese di Laterina. Fotografia di E. Varutti

Si misura col contachilometri il tragitto che i profughi dovevano fare a piedi dalla stazione ferroviaria di Laterina fino al Centro raccolta profughi. Più o meno sono 5,5 chilometri su una strada bianca, a quel tempo, cioè di sassi, polvere e pozzanghere, in caso di pioggia.
Siamo nella odierna zona artigianale. Qui nel 1941 sorse il Campo di concentramento, divenuto CRP nel 1948, come riportato da Ivo Biagianti a pag. 41 del suo libro. Siamo in Via Cinchio Bertinell’area compresa tra la Via Vecchia Aretina e il fiume Arno, ma più vicino c’è il torrente Bregine. Vicino ci sono i toponimi di Case Nuove, Case Palagio, Casaccia e l’Isola.
Si visitano tre baracche di quelle poche rimaste, dopo bombardamenti, crolli e incendi verificatisi in vari periodi. Sono oggi di proprietà del signor Antonio Cascini, artigiano. Nella baracca n. 1 c’è il deposito del signor Antonio, che continua a ripetersi: “Non si sa nulla di quella povera gente che stava qui e mi piacerebbe saperne qualcosa”. Nella baracca n. 2 ci sono i materiali da lavoro di un imbianchino. Tra le due c’è una baracca più piccola e senza numerazione, che fu ricostruita verso il 1950, con basamento rinforzato per contrastare l’umidità. Era il locale ricreativo.
All’esterno sulle pareti si notano ancora le indicazioni delle latrine differenziate in “Uomini” e “Donne”, con accesso dall’esterno, come ricorda la signora Loretta Rusich, citata poco più sotto. Le finestre originali hanno la misura di cm 30 x 50. Dall’esterno si intravvede sulla collina il paese di Laterina, dove i profughi salivano per recarsi a fare un po’ di spesa, dopo la chiusura della mensa per avvelenamento.
Laterina, Campo profughi, baracca n. 1, ora magazzino privato, interno. Caldo d'estate, freddo d'inverno. Fotografia di E. Varutti
  
“I ne gà avvelenado – ha raccontato il signor Giuseppe Marsich, “italiano all’estero” di Veglia – e se doveva correr tuti ai bagni, dopo me ricordo che a Laterina iera la baraca ciesa, el campo sportivo e la riva dell’Arno, dove noi gente de mar se podeva far qualche nodadina; gli abitanti dei paesi vicini i faseva manifestazioni contro de noi profughi, scampadi dai jugoslavi”.
Ecco un’altra testimonianza. Manlio Giadrossich, detto “Gloria”, è nato a Lussinpiccolo nel 1947 e ora vive a San Giovanni Valdarno, provincia di Arezzo. Lo incontro a Montevarchi, a casa del signor Ausilio. “Siamo partiti da Lussino nel 1950 – ha raccontato Giadrossich – alla quarta volta che si chiedeva il passaporto e ce lo diedero solo per andata. Il soprannome della mia famiglia è Gloria, per via di un’ava che aveva un negozio di scarpe a Lussino. Si viene via io, la mamma, il papà, il nonno e la nonna”. 
Passate anche voi dai Campi profughi? “No, la prima tappa è a Trieste – ha risposto Giadrossich – lì stavamo in una cantina di parenti, poi si va a Padova, rione Arcella, e a Marghera, dove mia madre ha la comunicazione dai carabinieri di aver avuto un posto in Comune a San Giovanni Valdarno, dato che anche prima dell’esodo lavorava in Comune, così ci siamo spostati in Toscana”.
CRP di Laterina, baracca n. 1, ora magazzino privato. Resti delle latrine maschili, con in alto la vasca dell'acqua. Fotografia di E. Varutti

Messaggi dal web sul CRP di Laterina
Ho avuto occasione di raccogliere vari messaggi in Facebook, nel gruppo intitolato “Un Fiume di Fiumani”, come ad esempio quello Loretta Rusich, che ha riferito: “Avevo quattro anni, mi ricordo il freddo, il fango, l’odore dell’acqua stagnante, l’odore dell’unico gabinetto in fondo alla baracca e il gracidare delle rane”.
“Mi son nata a Laterina nel 1958 – ha scritto Anna Mavar – ma semo stadi poco”. Altri fiumani di spirito, come Luciano Paoli fa l’elenco delle presenze, assieme a certi ricordi: “Mio padre Nello Paoli e mia madre Liliana Puhar con i suoi genitori e fratelli; mio padre era il postino del campo. Mio padre si ricorda la strada per andare a prendere l’acqua da bere”.
Villi Mavar insiste sulle difficoltà a reperire l’acqua potabile: “Me ricordo che facevamo un sacco de strada con le bottiglie, per andar a prender acqua minerale alla fonte”. Suo nonno era Santo Mavar, classe 1893, di Castua, operaio a Fiume. Il babbo è Marcello Mavar, la mamma si chiama Paola e c’è una sorella, di nome Jana.
CRP di Laterina, baracca n. 2, ora magazzino privato. Una delle striminzite finestre originali. Fotografia di E. Varutti

La strage di Vergarolla fa da volano per l’esodo
Lo si legge negli ultimi libri sull’esodo giuliano dalmata. La strage di Vergarolla del 18 agosto 1946, secondo vari storici, fu voluta e preparata dai titini. Essa ha dato una grande spinta all’esodo da Pola, da dove vien via il 95% degli italiani, svuotando la città portuale a stragrande maggioranza italiana.
La pensa così anche Claudio Bronzin, nato a Pola nel 1935. Oggi gira in varie scuole in Toscana e in Lombardia a parlare della sua esperienza nel Giorno del Ricordo
“Ho perso una zia nell’eccidio di Vergarolla – ha detto – e altre mie zie sono rimaste ferite, volevamo tanto restare nella nostra città, anche perché c’erano gli inglesi, ma la strage di Vergarolla ha tolto ogni dubbio. Prima si va a Trieste, avevo dodici anni e le autorità chiedono ai miei genitori dove si voleva andare… il più lontano possibile da Pola, fu la risposta. Così siamo finiti a Firenze”.
CRP di Laterina, baracca n. 1, ora magazzino privato. Si intravvede la scritta "Uomini", dove all'aperto c'era la porta d'ingresso della latrina, poi murata. Foto di E. Varutti

Mario Andretti, profugo istriano a Udine e Lucca
Passa nei campi profughi toscani pure un esule istriano che ebbe grande notorietà nel mondo. È senza dubbi Mario Andretti, nato a Montona, cittadino USA e fuoriclasse dell’automobilismo. Come hanno scritto sulle pagine de «Il Piccolo» di Trieste, del 9 ottobre 2011, fu campione del mondo di Formula 1 nel 1978 guidando la Lotus modello 79. Quell’anno vinse sei Gran Premi e ottenne otto pole position. Egli rappresenta un binomio macchina-pilota insuperabile. 
Complessivamente Andretti ha disputato 131 Gran premi, ne ha vinti 12, è salito 19 volte sul palco. Ha conquistato 18 pole position e ha totalizzato per 10 volte il giro più veloce. Nel 1984 ha vinto il titolo nella formula Usac gareggiando per la scuderia dell’attore Paul Newman. Dal 2005 è stato inserito nella Automotive hall of fame che raggruppa le più importanti personalità al mondo distintesi in campo automobilistico.
CRP di Laterina, baracca n. 1, ora deposito privato. Particolare costruttivo poggiato in terra, fonte di grande umidità. Foto di E. Varutti

È uno tra i piloti automobilistici più popolari di tutti i tempi, ma soprattutto nel 2011 è il sindaco del Libero comune di Montona in esilio. La cacciata dalla natia Istria della famiglia Andretti ha provocato, anni dopo, per lui gloria, ricchezza e la cittadinanza USA. La sua vicenda familiare è tuttavia triste e tragica, con crudeltà e ingiustizie subite dagli slavi. È il 1948, l’anno della fuga da Montona, sotto la pressione titina. 
La vita per gli italiani era divenuta impossibile nel territorio annesso alla Jugoslavia. Andretti ha otto anni e del giorno di quella partenza concitata ricorda soprattutto i mobili di casa accatastati su un camion sotto la fitta pioggia. “Erano spariti tre miei cugini più grandi – ha detto Andretti ai giornalisti de «Il Piccolo» – due di loro, scoprimmo atrocemente, erano stati ammazzati dai titini, il terzo riapparve nel 1958. Si era arruolato nella Legione straniera senza avvisare nessuno. Quando dopo anni mia zia lo venne a sapere, svenne”.
Da Montona al Campo profughi di Lucca, la famiglia Andretti, con Mario, in basso vicino al gemello ALdo, 1947. Mario fu pilota automobilistico italiano naturalizzato statunitense, attivo sia negli Stati Uniti sia in Europa. Campione del mondo 1978

Il papà di Andretti si chiamava Alvise, ma tutti lo conoscevano per Gigi, Gigi Ghersa come si chiamava prima del cambio del cognome. “Avevamo sette tenute agricole per complessivi 800 ettari – ha riferito Andretti ai giornalisti de «Il Piccolo» – e mio padre oltre che il proprietario ne era l’amministratore. Mia nonna si chiamava Benvegnù e aveva una trattoria già allora molto nota in mezza Istria”. Una raccolta di ricette è stata ereditata dalla figlia di Andretti, che di nome fa Barbara. In Pennsylvania lei prepara per i suoi familiari, gnocchi con il sugo di carne, seppie nere, pan di Spagna e fritole, mantenendo le tradizioni gastronomiche . 
Laterina, via Cinchio Berti, Cippo  del Comune del 1999 in ricordo del "dolore della prigionia e dell'esodo". Foto di E. Varutti

Laterina, via Cinchio Berti, dedica sul Cippo  del Comune del 1999, con parole di Rosetta Roselli, già sindaco di Laterina scomparsa nel 2017. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo

Lo zio, Quirino Ghersa, era il parroco di Montona. “È stato soprattutto mio zio, quand'era ancora vivo, a occuparsi, purtroppo invano, della possibilità di recupero dei nostri beni – ha riportato Andretti ai giornalisti de «Il Piccolo» – io ho buttato via 10-15 mila dollari con avvocati. Allora ero pronto a ricomprarmi la mia casa sulla rupe. Sono tornato a Montona per la prima volta nel 1988 e ho portato con me mia mamma, mia sorella e mio padre che, nella piazza del paese, si è messo a piangere”. Gli Andretti hanno rivisto la loro casa, con i nuovi abitanti. Non hanno voluto fare polemiche. Hanno cercato di capire com’era la proprietà, scoprendo che ben cinque individui dicono di vantare diritti di proprietà su quell’area. La casa dei vecchi nonni invece, che era alla base della rupe, non esiste più.
Il 1948 è ancora un anno di vicissitudini per la famiglia. Dapprima finiscono al Centro di smistamento profughi di Udine e poi vengono spediti al campo profughi di Lucca. Poi c’è l’imbarco per l’America. Oggi Mario Andretti è sempre innamorato delle automobili e di Montona.
Una visita, organizzata dall'ANVGD di Arezzo, al Centro raccolta profughi di Laterina nel 2013 con una scolaresca dell'Istituto Statale d'Istruzione Superiore “Leonardo da Vinci”, di Firenze. Il professore accompagnatore  è Girolamo Dell'Olio, in alto a destra, vicino a Rosetta Roselli, che ideò i testi della lapide commemorativa di Laterina (1999) e della targa al Monumento di Montevarchi (2014). Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo

Commenti dal web sull’articolo “Baracche di Laterina”
Abbiamo ricevuto vari commenti di apprezzamento per l’articolo sopra riportato, soprattutto da parte di profughi e loro discendenti collegati alle vicende del CRP di Laterina, come è ovvio. Persino le autorità politiche di Arezzo, Montevarchi e Laterina Pergine Valdarno ci hanno manifestato giudizi positivi e stima civile per un incontro orientato ai valori umani in dimensione europea, privo di rancore. Anche le famiglie dei partecipanti all’evento si sono sentite coinvolte nella ricerca di certi fatti storici poco accennati nei libri di storia, come l’esodo giuliano dalmata.
Tutti i commenti sono incentrati sull’importanza della condivisione del ricordo, come hanno sottolineato, ad esempio, Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria e Sergio Satti, esule da Pola (soci dell’ANVGD di Udine) e alcuni docenti di storia del liceo classico “J.  Stellini” di Udine.
La lettera che più ci ha colpito è, in realtà, un accorato contributo storico firmato da Laura Brussi, esule da Pola e da Carlo Cesare Montani, esule da Fiume, che proponiamo qui sotto, con qualche notazione redazionale in patentesi riquadrate (E.V.)
“Gentile Professore,
La ringraziamo per la Sua cortese comunicazione e per le notizie sulla Vostra visita a Laterina: uno dei campi di raccolta peggiori, anche se furono tutti contrassegnati da dolore, disperazione e nostalgia, come emerge da tante testimonianze, ed in primo luogo da quelle di Padre Flaminio Rocchi. La Sua cronaca fornisce alcuni interessanti spunti di riflessione, a cominciare dal gemellaggio fra i Comitati associativi di Arezzo e di Udine: se non sono male informato, un quid novi nella complessa storia del movimento esule in Italia, caratterizzato da rilevanti e ricorrenti contrasti, persino nell’ambito di una stessa Associazione.
Oggi, le seconde e terze generazioni hanno assunto la difficile eredità dei padri, se non altro per la legge inesorabile del tempo: in questa ottica, è importante avere contributi di informazione, ed inviti alla meditazione, come quelli che ci vengono da Voi e dalla Vostra meritoria opera per un Ricordo costruttivo, che non sia una semplice ritualità ripetitiva. Ad esempio, è importante sapere quanto fu duro l’ostracismo ai profughi da parte delle popolazioni locali, non solo ad Ancona, Bologna, Genova, Venezia, e via dicendo, ma anche in luoghi apparentemente meno indisponibili al pari di Laterina (potremmo aggiungere Marina di Carrara, Tortona e vari altri) dove le dimensioni umane ridotte alla comunità del paese avrebbero dovuto indurre, se non altro, maggiore comprensione. Va aggiunto che le Amministrazioni locali ci hanno messo del proprio, con particolare riguardo a quelle social comuniste come Laterina, onde cancellare la storia e la memoria.
Planimetria del Centro raccolta profughi di Laterina, ricostruzione storica a cura di Tommaso Ricci e Claudio Ausilio riferita al 1950. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo

Spesso, i campi furono organizzati (si fa per dire) con la semplice riapertura di quelli precedentemente utilizzati per i prigionieri di guerra, in quali condizioni di funzionalità, per non dire di igiene, è facile immaginare. Gli esuli, anzi, furono trattati peggio dei prigionieri stessi: mi risulta che in varie circostanze, come da testimonianza dell’Esule da Parenzo, Ottavio Sicconi, ora proprietario di una libreria a Latina, abbiano ricevuto una balla di paglia, e null’altra suppellettile se non l’infastidito invito ad arrangiarsi. D’altro canto, i prigionieri erano tutelati dalle convenzioni internazionali (che l’Italia rispettava  diversamente dalla Jugoslavia) mentre i profughi costituivano una fastidiosa sopravvenienza passiva.
In questo senso, la Sua iniziativa è meritoria ed esige un ringraziamento non formale: sarebbe anzi il caso, a mio giudizio, che qualcuna delle nostre Organizzazioni raccogliesse il Suo egregio esempio come ha fatto con il prezioso volume [sul Centro smistamento profughi a Udine di Via] Pradamano, e che promuovesse uno studio a livello nazionale sulla vita nei campi e sulle cifre di quella pagina di storia, tanto più triste in quanto accompagnata dalla consapevolezza del carattere irreversibile dell’Esodo. 
Vieste (FG), Giorno del Ricordo 2015, scolaresca in visita d'istruzione fotografata sotto la targa che ricorda quando il Comune di Vieste, nel 1947, deliberò la cessione di parte del suo territorio e della spiaggia per fondare la Nuova città di Pola, con tutti gli esuli in fuga dall'Istria. Progetto non realizzato. Collezione Laura Brussi, esule di Pola

Sappiamo, ad esempio, quanti furono coloro che scomparvero durante la permanenza nei campi, alcuni dei quali restarono in funzione sino alla fine degli anni sessanta? Ricordo di avere visitato Marina di Carrara proprio in quell’epoca! Ma forse, uno studio del genere non sarebbe gradito ai padroni del vapore perché attesterebbe, meglio di tanti pur lodevoli contributi monografici, le responsabilità politiche dell’epoca, culminate negli incentivi all’emigrazione in terre lontane, scelta da circa un quarto dei profughi, e nel rifiuto di possibili ancorché problematiche concentrazioni, come quelle che erano state ipotizzate a Fertilia, a Vieste [vedi qui sopra una fotografia di una visita studentesca], nel Trentino, e che rimasero naturalmente sulla carta. 
Caro Professore e gentile Signora, onore a Voi, che non lasciate alcunché d’intentato nell’opera di una documentazione tanto più apprezzabile in quanto oggettiva; ed un  rinnovato ringraziamento altrettanto sostanziale da parte di quanti ritengono, come noi, che la storia, ben lungi dall’essere un mero orpello culturale, sia arra di progresso etico e civile, e quindi, di un futuro migliore.
Cordialmente. 
Carlo Cesare Montani, esule da Fiume e Laura Brussi, esule da Pola”.
Montevarchi, Giardino Martiri dell'Istria, incrocio via dei Pianeti nella frazione di Levane. Monumento dello scultore Giuseppe Setti che rappresenta le mani degli infoibati, inaugurato nel 2014. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo
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Fonti orali e ringraziamenti
Per la impareggiabile collaborazione nella ricerca dei materiali originali su cui studiare e per il sopralluogo ai resti del CRP di Laterina sono riconoscente al signor Claudio Ausilio, dell’ANVGD di Arezzo.
Per i vari materiali messi a disposizione della ricerca ringrazio gli esuli intervistati e i loro discendenti. Le interviste (int.) sono state condotte da E. Varutti con penna, taccuino e macchina fotografica, se non altrimenti indicato.
- Claudio Ausilio, Fiume 1948, esule a Montevarchi, provincia di Arezzo, int. del 16-17 aprile 2018, oltre ai contatti al telefono del 12 – 20 gennaio 2017 e ai messaggi in Facebook del 4 – 6 novembre 2017.
- Claudio Bronzin, Pola 1935, esule a Firenze, int. telefonica del 16 aprile 2018.
- Manlio Giadrossich “Gloria”, Lussinpiccolo, provincia di Pola, 1947, esule a San Giovanni Valdarno, provincia di Arezzo, int. a Montevarchi (AR) del 16 aprile 2018.
- Giuseppe Marsich, Veglia 1928, “italiano all’estero” (Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni), intervista a Udine del giorno 11 febbraio 2004 e del 10 febbraio 2018.
- Anna Mavar, Laterina (AR), vive a Piossasco (TO), messaggio in Facebook del 10 marzo 2018.
- Villi Mavar, messaggio in Facebook del 10 marzo 2018.
- Luciano Paoli, vive a Livorno, messaggio in Facebook del 10 marzo 2018.
- Loretta Rusich, Fiume 1946, esule in Toscana, messaggio in Facebook del 9 marzo 2018.
Levane di Montevarchi (AR), Giardino Martiri dell'Istria - Cerimonia del 10 febbraio 2018 con gli studenti della scuola media e con le autorità civili e militari. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo

Fonti originali archivistiche
- Delibera del Comune di Laterina n. 69 del 14 agosto 1963, Sviluppo industriale del Comune. Chiusura del C.R.P., Archivio del Comune di Laterina (AR), dattiloscr.
- Lettera del Prefetto di Arezzo al Ministero dell’Interno avente per oggetto: Comune di Laterina – Aggravio finanziario a seguito istituzione Campo Profughi, 5 ottobre 1948, Archivio del Comune di Laterina (AR), dattil.
- Giada Mastinu, Visita al Centro Raccolta Profughi di Laterina (AR), Classe III Tecnico Industria Fotografica, ISIS “Leonardo da Vinci”, Firenze, 20 dicembre 2013, testo in formato PDF.

Bibliografia, fonti edite
- Ivo Biagianti (a cura di), Al di là del filo spinato. Prigionieri di guerra e profughi a Laterina (1940-1960), Comune di Laterina (AR), Centro Editoriale Toscano, 2000.
- Classe V, Scuola elementare di Laterina, La bambola di porcellana. Testimonianze e documenti sulla seconda guerra mondiale relativi al territorio di Laterina, Arezzo, Edizione a cura del Comune di Laterina, s.d. (2000)
- “Delegazione di Arezzo. la visita all’ex Campo profughi di Laterina”, «Difesa Adriatica», 5, maggio 2014, p. 8.
- S.D., “Sempre peggio a Laterina. Intossicazione generale da cibo guasto. Viva agitazione tra i profughi del campo”, «Difesa Adriatica», 5,  5 febbraio 1949.
- “Laterina, le case del dolore. Prima campo di concentramento, poi di prigionia. E infine i profughi: una memoria che non va perduta” «La Nazione», 26 maggio 2012, p. 15.
- P. C. H. [Patrizia C. Hansen], “Laterina, quelle lontane memorie del campo profughi”, «Difesa Adriatica», 10, ottobre 2013, p. 6.
- Beppe Pegolotti, “Centodiciotto lire al giorno e pochi metri nella baracca”, «La Nazione italiana», 24 aprile 1951.
- Giampaolo Trotta, Guida storico-artistica di Laterina e del suo territorio comunale, with english translation, Arezzo, Comune di Laterina, C&M Agency, 2001. 
- E. Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017, anche in versione web: Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960.

 Levane di Montevarchi (AR), Giardino Martiri dell'Istria - Targa commemorativa. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo
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Sitologia
- Andretti: Riacquisterò la mia casa di Montona, «Il Piccolo», 9 ottobre 2011.

Il Campo di Laterina, on-line in formato PDF.  

Laterina, un ventennio di storia raccontato attraverso il campo n°82. A Laterina le tracce della guerra e dell'esodo istriano. Una raccolta di articoli sul CRP di Laterina dal 2012 al 2018 nel sito giornalistico “Valdarnopost.it”, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione.

- Giorno del Ricordo 2016: saluti a Laterina da ex profughi, un video su youtube

- E. Varutti, Insegnare l'esodo giuliano dalmata. Centri Raccolta Profughi in Toscana, 1945-1960, diapositive on-line dal 3 aprile 2016.

- E. Varutti, Esodo disgraziato dei Tardivelli, da Fiume a Laterina 1948, on-line dal 22 gennaio 2017.

- E. Varutti, Esodo da Fiume al Campo Profughi di Laterina, 1950, on-line dal 30 gennaio 2017.

- E. Varutti, Da Valle d’Istria a Laterina. I Drusi ne gà lassà in mudande, on-line dal 28 febbraio 2017.


La vicenda dei Giadrossich "Gloria" di Lussino, ripresa dall'interessante libro di Giusy Criscione, La donna in Istria e Dalmazia nelle immagini e nelle storie, ANVGD, 2011.


- E. Varutti, Profughi giuliano dalmati da Udine a Laterina, conferenza con l’Associazione Toscani FVG, on-line dal 21 febbraio 2018.

- E. Varutti, Oltre 4 mila ospiti al Centro Raccolta Profughi di Laterina, Arezzo, 1948-1963, on-line dal 9 marzo 2018.

Visita campo profughi Laterina, una serie di album fotografici dal sito web di “Valdarnopost.it”, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione.

- Chiesetta al campo profughi di Laterina, Comunioni e processioni dentro il CRP, album fotografico dal sito web di “Valdarnopost.it”, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione.

- Campo profughi Laterina, scuole elementari in visita, album fotografico dal sito web di “Valdarnopost.it”, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione.

Levane di Montevarchi (AR), Giardino Martiri dell'Istria - Cerimonia del 10 febbraio 2014 con lo scultore Giuseppe Setti, col berretto, gli studenti della scuola media e con le autorità civili e militari. Rosetta Roselli, beneamato sindaco di Laterina, è al microfono. Le è accanto Francesco Maria Grasso, sindaco di Montevarchi. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti. Fotografie di E. Varutti, di Antonio Cascini e di Claudio Ausilio, della ANVGD di Arezzo, che si ringrazia per la fattiva collaborazione.

Laterina (AR), panoramica sulla zona artigianale, dove un tempo esisteva il Campo di concentramento e poi il Campo profughi. Al centro il bivio col Cippo del 1999. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo

martedì 3 aprile 2018

Presentato a Udine il libro sul rione San Rocco, di Giorgio Stella

Sembrerebbe una pazzia fare un libro nell’era di Internet, partendo da Internet. Eppure Giorgio Stella ci si è cimentato. 
Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine, in piedi, Federico Vicario, Elio Varutti e Giorgio Stella, alla presentazione del suo libro. Fotografia di Giorgio Ganis

L’ha intitolato: “Ti racconto San Rocco. Storia di un suburbio  tra luoghi e identità”. Dopo che aveva visto tanti, troppi messaggi e fotografie nel gruppo di Facebook intitolato a “S. Rocco quartiere mitico”, ha voluto riordinare le idee, per così dire. Il contenitore digitale, infatti, se ha il pregio di diffondere velocemente foto, messaggi e ricordi, d’altro canto ha il grave difetto di accogliere di tutto e di più, comprese le notizie scorrette o le “fake news”, ossia le bubbole, le fandonie, le bugie. Stella ci è riuscito in pieno a mettere ordine. Il miglior complimento gli è giunto proprio dal popolo di Facebook e degli abitanti dei Casali di San Rocco che gli hanno detto: “Brâf Zorç, tu âs fat propit un biel libri!”.
Era pieno il Salone d'onore della Società Filologica Friulana a Udine per il libro di Stella il 29 marzo 2018. Fotografia di Giorgio Ganis
Non c’è dubbio che sia un biel libri (bel libro). A giudicare dall’alta gradevolezza ricevuta dal volume fresco di stampa, con le sue 254 pagine, nel giorno della presentazione pubblica. L’evento è accaduto il 29 marzo 2018, alle ore 18, nel salone d’onore della Società Filologica Friulana a Udine, in Via Manin, 18 intitolato a Guglielmo Pelizzo. Ha aperto l’incontro affollatissimo il professor Federico Vicario, presidente della Società Filologica Friulana. “Non si vede tanto spesso una sala con così tanta gente – ha detto Vicario – e sono molto contento della nostra collaborazione con l’autore”. Anzi le sue prime parole sono state in marilenghe, rilevando che “il salon al è complen” (posti esauriti).
Ha parlato poi Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine, che ha patrocinato la pubblicazione, assieme alla provincia di Udine. “Visto il grande successo di pubblico e la validità del libro di Stella – ha detto Pirone, portando il saluto della Civica amministrazione – vorrei sottolineare che San Rocco è proprio un quartiere vivo, non un suburbio, che fa venire in mente qualcosa di marginale e di vita periferica”.
Prima dell’autore, che ha mostrato alcune immagini del rione col computer, è intervenuto il professor Elio Varutti, di cui poco più sotto si presenta una parte della sua Prefazione al testo.
Molte diapositive mostrate da Giorgio Stella per raccontare San Rocco, quartiere udinese. Foto Giorgio Ganis

Dalla Prefazione di Elio Varutti al libro di Stella
Scrivere un libro sul proprio rione come fa Giorgio Stella è la dimostrazione dell’affetto provato per il proprio territorio. Sin dagli anni 1980-1990 in Italia si sviluppano gli studi sul tema dell’appartenenza socio territoriale, sulla spinta delle teorie classiche di Ferdinand Tönnies e Max Weber dedicate alla comunità, in campo sociologico.
Per alcuni studiosi il concetto è assimilabile al sentimento di patria, la “Heimat” del mondo tedesco (luogo natio, piccola patria). Il concetto di Heimat compare nella cultura tedesca a metà del XIX secolo, quando la nascente industrializzazione provocava, in Germania, l’esodo massiccio di popolazione dalle aree rurali verso le grandi città. Allo stesso tempo l’unificazione politica della grande Germania produceva la decomposizione degli staterelli per un unico nuovo Stato tedesco a egemonia prussiana.
Anche in Friuli, dal 1928 si è sviluppato il concetto di “Piccola Patria”, a partire da uno studio di Chino Ermacora, intitolato proprio “Piccola Patria”, per le Edizioni de La Panarie, 1928.
Per altri studiosi l’appartenenza socio territoriale è un fattore che tende a contrastare l’anomia delle città dormitorio e la folla solitaria delle periferie. È del 1950 l’analisi sociologica dal titolo “The Lonely Crowd”  (La folla solitaria) di David Riesman. Nell’era dei tablet, degli smartphone, dei computer e della tecnologia digitale, la folla appare ancor più solitaria. Sia benvenuta allora un po’ di appartenenza socio territoriale. Benvenuta sia l’identità specifica del quartiere pieno di associazioni, gruppi sportivi, circoli ed attività umane come è quello di San Rocco, nella città di Udine.
Elio Varutti al microfono. Foto Giorgio Ganis

Qui il lettore troverà la simpatia dimostrata per un’area geografica particolare con tutti i suoi annessi antropici. Ad interessare non è solo il territorio fisico geografico in sé, ma è l’ambiente antropizzato, cioè con i cambiamenti subiti a causa dell’intervento dell’uomo che ci vive e che ci abita. I ponti, le strade, la ferrovia, i negozi, i parcheggi, i pali della luce e, persino, le antenne della telefonia cellulare rappresentano l’elemento di antropizzazione di una zona, nel bene e nel male.
Il volume non è solo dedicato alla storia del quartiere di San Rocco, nel quadro di una storia della città di Udine. Siamo in presenza di uno specifico approccio di microstoria, in una dimensione europea, con interessanti tratti identitari e linguistici particolari, come certe parole in lingua friulana o in dialetto veneto udinese.
Dov’è il borgo di San Rocco a Udine? Stiamo parlando della zona Nord Ovest del capoluogo friulano. Più precisamente è ad Ovest – Nord Ovest. Uscendo dalla città lungo Viale Venezia, è la parte a sinistra. Il quartiere conta nel 2003 1.758 cittadini (italiani) e 151 stranieri (rappresentando il 7,9% della popolazione). Nel 2013 gli italiani scendono a 1.670 individui, mentre gli stranieri raddoppiano a 347 unità (divenendo il 17%), com’è segnato a pagina 71 del volume di Stella, secondo i dati anagrafici. Anche per loro il libro può essere utile, contenendo la storia, la geografia, l’etnografia e la storia dell’arte della zona.
Fruttivendolo "Da Bianca", anni 1960-1970. Fotografia ripresa dal gruppo di Facebook "SAN Rocco - mitico quartiere"

Oggi dal punto di vista amministrativo San Rocco è stata riunita appunto nella Circoscrizione n. 2 – Rizzi – S. Domenico – Cormôr – S. Rocco. Questo “quartierone” è il secondo più abitato della città con i suoi 21.072 abitanti nel 2017. Ha una superficie territoriale di 10,24 kmq, seconda in città per ampiezza. Come pure secondo in classifica S. Rocco e gli altri borghi, o frazioni, è per densità abitativa con 2.059 residenti per kmq. Vi abitano 10.650 famiglie su 49.781 della città. Poco meno della metà di esse sono mononucleari (4.876), ovvero con un solo componente. I residenti a Udine per cittadinanza straniera sono 2.746 sul totale cittadino di13.965. i maschi sono 1.224 e le femmine 1.522. Tra le principali cittadinanze si annoverano i seguenti paesi: Romania, Albania, Ucraina, Ghana, Serbia, Cina, Kosovo e Nigeria. Fonte dei dati: Anagrafe di Udine e ISTAT.
L'intervento di Elio Varutti, durante la presentazione del libro di Giorgio Stella, che è accanto al computer. Fotografia di Roberto Tuniz

Curiosa è poi la nascita di queste pagine. Tra l’altro l’autore, alla sua opera prima, aggiunge schernendosi, che sarà pure l’ultima. Egli è un appassionato navigatore di Internet. Nel gruppo di Facebook, dedicato all’area di San Rocco, ha trovato molte notizie utili alla storia della zona. Come capita ai lettori di Internet, si trovano pure tante informazioni imprecise, se non false. Soprattutto i dati appaiono mescolati come in uno splendido zibaldone digitale. Non c’è ordine. Non c’è collegamento tra un’informazione e l’altra. È un po’ tutto uno guazzabuglio. Tante fotografie sono commentate in modo utile ad ogni lettore, oppure con commenti della sfera amicale, o goliardica. Non mancano i dibattiti digitali con tanto di insulti, che in qualche caso vengono cancellati, per decenza, dagli amministratori del gruppo di Facebook o di altri siti web e dai social media: Yahoo, Google, LinkedIn e così via.
Presa carta, penna e computer, l’autore ha voluto fare un po’ di ordine in mezzo a tutte queste comunicazioni. A mio modesto parere l’intento è positivo e l’obiettivo è stato raggiunto. È chiaro che questa produzione editoriale non è una enciclopedia sul quartiere udinese di San Rocco. Qui non c’è tutto. Sicuramente qui c’è molto. Ai lettori, comunque, l’ardua sentenza.
Una delle 29 baracche costruite nel 1919 per i senzatetto di Sant'Osvaldo (esplosione polveriera del 1917). Casette semplici, senza acqua, ma con la luce, smantellate negli anni 1960-1970. Fotografia ripresa dal gruppo di Facebook "SAN Rocco - mitico quartiere"

Ho gradito che, tra le citazioni sin dalle prime pagine, vi siano autori come Marc Bloch, Gian Paolo Gri, Furio Bianco, per spaziare in campo nazionale ed europeo. Oppure autori di rango come Gianfranco Ellero e Franco Sguerzi, per restare in campo locale e, persino, progetti e ricerche di alcune scuole e musei friulani. Insomma l’aspetto specifico, il caso particolare, la ristretta vicenda vengono affrontati nelle pagine seguenti non in un’ottica campanilistica, ma secondo l’approccio di apertura ad una comunità più vasta e generale, com’è la Vecchia Europa pur attraversata da qualche sussulto, speriamo passeggero.
Sono stati utilizzati a man bassa anche i dati della cronaca ripresa dai giornali dell’epoca. Forse qualcosa sarà sfuggito, ma ciò dovrà essere fonte di stimolo per realizzare un’altra opera come questa.
Pubblico attentissimo alla presentazione del libro su San Rocco di Giorgio Stella. Fotografia di Roberto Tuniz

Mi sono piaciute molto le interviste effettuate alle perone notevoli, con l’intento di rimpinguare la storia del rione, anzi del suburbio, come era scritto nei documenti dell’Ottocento. Si è voluto dare spazio alle fonti orali, oltre che ai documenti, comunque studiati per le piste fondamentali del presente studio. L’uso delle testimonianze, tecnica di ricerca, peraltro, non da tutti gli studiosi condivisa, sono una parte interessante della storiografia. Rendono le opere più vivaci e la lettura più gradevole, proprio come mi auguro che sia per tutti voi.

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Giorgio Stella, Ti racconto San Rocco. Storia di un suburbio  tra luoghi e identità, [s.e.], Udine, tipografia Marioni, 2018, fotografie in b/n e colori, pp. 254.
Per chi fosse interessato può trovare il volume di Giorgio Stella alla Libreria Tarantola, in Via Vittorio Veneto, 20, 33100 Udine e all’edicola di Via San Rocco n. 150.


Riferimenti bibliografici e recensioni


Viviana Zamarian, “La storia del quartiere di San Rocco raccontata nel volume di Giorgio Stella”, «Messaggero Veneto» 22 marzo 2018.

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Servizio giornalistico, di ricerca e di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E.V. Fotografie di Giorgio Ganis e di Roberto Tuniz che si ringraziano per la collaborazione prestata. Altre foto sono riprese dal gruppo di Facebook "SAN Rocco- mitico quartiere".
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L'effervescente pubblico, costituito soprattutto da sanrocchesi alla presentazione del libro di Giorgio Stella su San Rocco. Fotografia di Giorgio Ganis

Pal libri su Sant Roc, borc di Udin, al fevele Federico Vicario, president de Societât Filologjiche Furlane, inte sede de socie in Vie Manin 18. Fotografie di Roberto Tuniz