giovedì 19 aprile 2018

Baracche dell’esodo istriano. Visita all’ex Campo profughi di Laterina, Arezzo

Oggi vengono utilizzate come magazzino. Sono le baracche del Centro Raccolta Profughi (CRP) di Laterina, in provincia di Arezzo. Non tutte hanno resistito alla prova del tempo da quando furono edificate nel 1941. Esse divengono proprietà del comune nel 1968 e, come ha scritto Giampaolo Trotta alle pagine 29-32 di un suo libro, il municipio adibisce a zona artigianale i terreni su cui sorgono. Così oggi le si individua tra un capannone in cemento armato e l’altro.
Centro raccolta profughi di Laterina, ora magazzino, Claudio Ausilio, a sinistra, vicino alla moglie Franca Casini e alla nipote Emma con Daniela Conighi e Elio Varutti, vice presidente ANVGD di Udine. Fotografia di Antonio Cascini

Si propone qui una visita commentata a questa ormai vetusta struttura di accoglienza, eppure piena di storia. Le baracche sono state un Campo profughi per gli italiani d’Istria, Fiume, Dalmazia (soprattutto), ma anche dal Dodecanneso e dall’Africa settentrionale. Per 15 anni ebbero tale funzione. Solo per cinque anni furono un campo di prigionia di varie fazioni in conflitto. Sono rimasti pochi degli originari 19 edifici costruiti dal fascismo nel 1941, che costituivano il Campo di concentramento per prigionieri inglesi, sudafricani e delle altre colonie britanniche, per 2.500-3.000 posti. Era il “PG 82” (Campo per prigionieri di guerra n. 82).
Dopo l’8 settembre 1943 fino al mese di luglio 1944 la struttura funziona come Campo di concentramento nazista per contenere prigionieri inglesi, americani e soldati italiani di Badoglio. Dal mese di luglio 1944 ad aprile 1945 è un Campo di concentramento anglo-americano per detenere prigionieri tedeschi e repubblichini. Finita la guerra, dal 1945 al 1946 è ancora un Campo di internamento per custodire militari della Repubblica di Salò e civili fascisti sospettati di essere responsabili di crimini, che dopo le adeguate indagini, mano a mano vengono liberati. Poi, dal 1948 al 1963, la stessa struttura diviene CRP dell’esodo giuliano dalmata da cui passarono oltre 4 mila individui in fuga dalle violenze titine. Ci sono discendenti di esuli giuliano dalmati nati in Campo profughi.
CRP di Laterina, baracca n. 1, ora magazzino privato. Fotografia di E. Varutti

L’idea di tale visita commentata è sorta in seguito al gemellaggio voluto dal Consiglio Esecutivo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) del Comitato Provinciale di Udine, con la sua presidente Bruna Zuccolin con il Comitato Provinciale di Arezzo della stessa ANVGD, rappresentato da Claudio Ausilio e da Manlio Giadrossich.

Visita d’istruzione alle ultime baracche di Laterina
Le delegazioni dell’ANVGD di Udine e di Arezzo si ritrovano nel pomeriggio del 16 aprile 2018 a Laterina. Fa da cicerone nella visita il signor Claudio Ausilio, esule da Fiume. “Son venuto via che avevo due anni nel 1950 – dice – e ci trasferimmo a Montevarchi, provincia di Arezzo, perché mio padre lavorava alla Voplin, l'Azienda cittadina gas - acqua di Fiume e chiese in seguito ad opzione di essere riassunto in servizio presso un'azienda similare in Italia. Gli diedero un posto al Comune di Montevarchi. Noi non siamo passati dai campi profughi. Mi sono interessato alle questioni dell’esodo giuliano dalmata solo da quando sono in pensione”.
CRP di Laterina, baracca n. 2, ora magazzino privato; sullo sfondo il paese di Laterina. Fotografia di E. Varutti

Si misura col contachilometri il tragitto che i profughi dovevano fare a piedi dalla stazione ferroviaria di Laterina fino al Centro raccolta profughi. Più o meno sono 5,5 chilometri su una strada bianca, a quel tempo, cioè di sassi, polvere e pozzanghere, in caso di pioggia.
Siamo nella odierna zona artigianale. Qui nel 1941 sorse il Campo di concentramento, divenuto CRP nel 1948, come riportato da Ivo Biagianti a pag. 41 del suo libro. Siamo in Via Cinchio Bertinell’area compresa tra la Via Vecchia Aretina e il fiume Arno, ma più vicino c’è il torrente Bregine. Vicino ci sono i toponimi di Case Nuove, Case Palagio, Casaccia e l’Isola.
Si visitano tre baracche di quelle poche rimaste, dopo bombardamenti, crolli e incendi verificatisi in vari periodi. Sono oggi di proprietà del signor Antonio Cascini, artigiano. Nella baracca n. 1 c’è il deposito del signor Antonio, che continua a ripetersi: “Non si sa nulla di quella povera gente che stava qui e mi piacerebbe saperne qualcosa”. Nella baracca n. 2 ci sono i materiali da lavoro di un imbianchino. Tra le due c’è una baracca più piccola e senza numerazione, che fu ricostruita verso il 1950, con basamento rinforzato per contrastare l’umidità. Era il locale ricreativo.
All’esterno sulle pareti si notano ancora le indicazioni delle latrine differenziate in “Uomini” e “Donne”, con accesso dall’esterno, come ricorda la signora Loretta Rusich, citata poco più sotto. Le finestre originali hanno la misura di cm 30 x 50. Dall’esterno si intravvede sulla collina il paese di Laterina, dove i profughi salivano per recarsi a fare un po’ di spesa, dopo la chiusura della mensa per avvelenamento.
Laterina, Campo profughi, baracca n. 1, ora magazzino privato, interno. Caldo d'estate, freddo d'inverno. Fotografia di E. Varutti
  
“I ne gà avvelenado – ha raccontato il signor Giuseppe Marsich, “italiano all’estero” di Veglia – e se doveva correr tuti ai bagni, dopo me ricordo che a Laterina iera la baraca ciesa, el campo sportivo e la riva dell’Arno, dove noi gente de mar se podeva far qualche nodadina; gli abitanti dei paesi vicini i faseva manifestazioni contro de noi profughi, scampadi dai jugoslavi”.
Ecco un’altra testimonianza. Manlio Giadrossich, detto “Gloria”, è nato a Lussinpiccolo nel 1947 e ora vive a San Giovanni Valdarno, provincia di Arezzo. Lo incontro a Montevarchi, a casa del signor Ausilio. “Siamo partiti da Lussino nel 1950 – ha raccontato Giadrossich – alla quarta volta che si chiedeva il passaporto e ce lo diedero solo per andata. Il soprannome della mia famiglia è Gloria, per via di un’ava che aveva un negozio di scarpe a Lussino. Si viene via io, la mamma, il papà, il nonno e la nonna”. 
Passate anche voi dai Campi profughi? “No, la prima tappa è a Trieste – ha risposto Giadrossich – lì stavamo in una cantina di parenti, poi si va a Padova, rione Arcella, e a Marghera, dove mia madre ha la comunicazione dai carabinieri di aver avuto un posto in Comune a San Giovanni Valdarno, dato che anche prima dell’esodo lavorava in Comune, così ci siamo spostati in Toscana”.
CRP di Laterina, baracca n. 1, ora magazzino privato. Resti delle latrine maschili, con in alto la vasca dell'acqua. Fotografia di E. Varutti

Messaggi dal web sul CRP di Laterina
Ho avuto occasione di raccogliere vari messaggi in Facebook, nel gruppo intitolato “Un Fiume di Fiumani”, come ad esempio quello Loretta Rusich, che ha riferito: “Avevo quattro anni, mi ricordo il freddo, il fango, l’odore dell’acqua stagnante, l’odore dell’unico gabinetto in fondo alla baracca e il gracidare delle rane”.
“Mi son nata a Laterina nel 1958 – ha scritto Anna Mavar – ma semo stadi poco”. Altri fiumani di spirito, come Luciano Paoli fa l’elenco delle presenze, assieme a certi ricordi: “Mio padre Nello Paoli e mia madre Liliana Puhar con i suoi genitori e fratelli; mio padre era il postino del campo. Mio padre si ricorda la strada per andare a prendere l’acqua da bere”.
Villi Mavar insiste sulle difficoltà a reperire l’acqua potabile: “Me ricordo che facevamo un sacco de strada con le bottiglie, per andar a prender acqua minerale alla fonte”. Suo nonno era Santo Mavar, classe 1893, di Castua, operaio a Fiume. Il babbo è Marcello Mavar, la mamma si chiama Paola e c’è una sorella, di nome Jana.
CRP di Laterina, baracca n. 2, ora magazzino privato. Una delle striminzite finestre originali. Fotografia di E. Varutti

La strage di Vergarolla fa da volano per l’esodo
Lo si legge negli ultimi libri sull’esodo giuliano dalmata. La strage di Vergarolla del 18 agosto 1946, secondo vari storici, fu voluta e preparata dai titini. Essa ha dato una grande spinta all’esodo da Pola, da dove vien via il 95% degli italiani, svuotando la città portuale a stragrande maggioranza italiana.
La pensa così anche Claudio Bronzin, nato a Pola nel 1935. Oggi gira in varie scuole in Toscana e in Lombardia a parlare della sua esperienza nel Giorno del Ricordo
“Ho perso una zia nell’eccidio di Vergarolla – ha detto – e altre mie zie sono rimaste ferite, volevamo tanto restare nella nostra città, anche perché c’erano gli inglesi, ma la strage di Vergarolla ha tolto ogni dubbio. Prima si va a Trieste, avevo dodici anni e le autorità chiedono ai miei genitori dove si voleva andare… il più lontano possibile da Pola, fu la risposta. Così siamo finiti a Firenze”.
CRP di Laterina, baracca n. 1, ora magazzino privato. Si intravvede la scritta "Uomini", dove all'aperto c'era la porta d'ingresso della latrina, poi murata. Foto di E. Varutti

Mario Andretti, profugo istriano a Udine e Lucca
Passa nei campi profughi toscani pure un esule istriano che ebbe grande notorietà nel mondo. È senza dubbi Mario Andretti, nato a Montona, cittadino USA e fuoriclasse dell’automobilismo. Come hanno scritto sulle pagine de «Il Piccolo» di Trieste, del 9 ottobre 2011, fu campione del mondo di Formula 1 nel 1978 guidando la Lotus modello 79. Quell’anno vinse sei Gran Premi e ottenne otto pole position. Egli rappresenta un binomio macchina-pilota insuperabile. 
Complessivamente Andretti ha disputato 131 Gran premi, ne ha vinti 12, è salito 19 volte sul palco. Ha conquistato 18 pole position e ha totalizzato per 10 volte il giro più veloce. Nel 1984 ha vinto il titolo nella formula Usac gareggiando per la scuderia dell’attore Paul Newman. Dal 2005 è stato inserito nella Automotive hall of fame che raggruppa le più importanti personalità al mondo distintesi in campo automobilistico.
CRP di Laterina, baracca n. 1, ora deposito privato. Particolare costruttivo poggiato in terra, fonte di grande umidità. Foto di E. Varutti

È uno tra i piloti automobilistici più popolari di tutti i tempi, ma soprattutto nel 2011 è il sindaco del Libero comune di Montona in esilio. La cacciata dalla natia Istria della famiglia Andretti ha provocato, anni dopo, per lui gloria, ricchezza e la cittadinanza USA. La sua vicenda familiare è tuttavia triste e tragica, con crudeltà e ingiustizie subite dagli slavi. È il 1948, l’anno della fuga da Montona, sotto la pressione titina. 
La vita per gli italiani era divenuta impossibile nel territorio annesso alla Jugoslavia. Andretti ha otto anni e del giorno di quella partenza concitata ricorda soprattutto i mobili di casa accatastati su un camion sotto la fitta pioggia. “Erano spariti tre miei cugini più grandi – ha detto Andretti ai giornalisti de «Il Piccolo» – due di loro, scoprimmo atrocemente, erano stati ammazzati dai titini, il terzo riapparve nel 1958. Si era arruolato nella Legione straniera senza avvisare nessuno. Quando dopo anni mia zia lo venne a sapere, svenne”.
Campo profughi di Lucca, la famiglia Andretti, con Mario, in basso vicino al gemello, anni 1946-1947 circa, pilota automobilistico italiano naturalizzato statunitense, attivo sia negli Stati Uniti sia in Europa. Campione del mondo 1978

Il papà di Andretti si chiamava Alvise, ma tutti lo conoscevano per Gigi, Gigi Ghersa come si chiamava prima del cambio del cognome. “Avevamo sette tenute agricole per complessivi 800 ettari – ha riferito Andretti ai giornalisti de «Il Piccolo» – e mio padre oltre che il proprietario ne era l’amministratore. Mia nonna si chiamava Benvegnù e aveva una trattoria già allora molto nota in mezza Istria”. Una raccolta di ricette è stata ereditata dalla figlia di Andretti, che di nome fa Barbara. In Pennsylvania lei prepara per i suoi familiari, gnocchi con il sugo di carne, seppie nere, pan di Spagna e fritole, mantenendo le tradizioni gastronomiche . 
Laterina, via Cinchio Berti, Cippo  del Comune del 1999 in ricordo del "dolore della prigionia e dell'esodo". Foto di E. Varutti

Laterina, via Cinchio Berti, dedica sul Cippo  del Comune del 1999, con parole di Rosetta Roselli, già sindaco di Laterina scomparsa nel 2017. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo

Lo zio, Quirino Ghersa, era il parroco di Montona. “È stato soprattutto mio zio, quand'era ancora vivo, a occuparsi, purtroppo invano, della possibilità di recupero dei nostri beni – ha riportato Andretti ai giornalisti de «Il Piccolo» – io ho buttato via 10-15 mila dollari con avvocati. Allora ero pronto a ricomprarmi la mia casa sulla rupe. Sono tornato a Montona per la prima volta nel 1988 e ho portato con me mia mamma, mia sorella e mio padre che, nella piazza del paese, si è messo a piangere”. Gli Andretti hanno rivisto la loro casa, con i nuovi abitanti. Non hanno voluto fare polemiche. Hanno cercato di capire com’era la proprietà, scoprendo che ben cinque individui dicono di vantare diritti di proprietà su quell’area. La casa dei vecchi nonni invece, che era alla base della rupe, non esiste più.
Il 1948 è ancora un anno di vicissitudini per la famiglia. Dapprima finiscono al Centro di smistamento profughi di Udine e poi vengono spediti al campo profughi di Lucca. Poi c’è l’imbarco per l’America. Oggi Mario Andretti è sempre innamorato delle automobili e di Montona.
Una visita, organizzata dall'ANVGD di Arezzo, al Centro raccolta profughi di Laterina nel 2013 con una scolaresca dell'Istituto Statale d'Istruzione Superiore “Leonardo da Vinci”, di Firenze. Il professore accompagnatore  è Girolamo Dell'Olio, in alto a destra, vicino a Rosetta Roselli, che ideò i testi della lapide commemorativa di Laterina (1999) e della targa al Monumento di Montevarchi (2014). Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo

Commenti dal web sull’articolo “Baracche di Laterina”
Abbiamo ricevuto vari commenti di apprezzamento per l’articolo sopra riportato, soprattutto da parte di profughi e loro discendenti collegati alle vicende del CRP di Laterina, come è ovvio. Persino le autorità politiche di Arezzo, Montevarchi e Laterina Pergine Valdarno ci hanno manifestato giudizi positivi e stima civile per un incontro orientato ai valori umani in dimensione europea, privo di rancore. Anche le famiglie dei partecipanti all’evento si sono sentite coinvolte nella ricerca di certi fatti storici poco accennati nei libri di storia, come l’esodo giuliano dalmata.
Tutti i commenti sono incentrati sull’importanza della condivisione del ricordo, come hanno sottolineato, ad esempio, Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria e Sergio Satti, esule da Pola (soci dell’ANVGD di Udine) e alcuni docenti di storia del liceo classico “J.  Stellini” di Udine.
La lettera che più ci ha colpito è, in realtà, un accorato contributo storico firmato da Laura Brussi, esule da Pola e da Carlo Cesare Montani, esule da Fiume, che proponiamo qui sotto, con qualche notazione redazionale in patentesi riquadrate (E.V.)
“Gentile Professore,
La ringraziamo per la Sua cortese comunicazione e per le notizie sulla Vostra visita a Laterina: uno dei campi di raccolta peggiori, anche se furono tutti contrassegnati da dolore, disperazione e nostalgia, come emerge da tante testimonianze, ed in primo luogo da quelle di Padre Flaminio Rocchi. La Sua cronaca fornisce alcuni interessanti spunti di riflessione, a cominciare dal gemellaggio fra i Comitati associativi di Arezzo e di Udine: se non sono male informato, un quid novi nella complessa storia del movimento esule in Italia, caratterizzato da rilevanti e ricorrenti contrasti, persino nell’ambito di una stessa Associazione.
Oggi, le seconde e terze generazioni hanno assunto la difficile eredità dei padri, se non altro per la legge inesorabile del tempo: in questa ottica, è importante avere contributi di informazione, ed inviti alla meditazione, come quelli che ci vengono da Voi e dalla Vostra meritoria opera per un Ricordo costruttivo, che non sia una semplice ritualità ripetitiva. Ad esempio, è importante sapere quanto fu duro l’ostracismo ai profughi da parte delle popolazioni locali, non solo ad Ancona, Bologna, Genova, Venezia, e via dicendo, ma anche in luoghi apparentemente meno indisponibili al pari di Laterina (potremmo aggiungere Marina di Carrara, Tortona e vari altri) dove le dimensioni umane ridotte alla comunità del paese avrebbero dovuto indurre, se non altro, maggiore comprensione. Va aggiunto che le Amministrazioni locali ci hanno messo del proprio, con particolare riguardo a quelle social comuniste come Laterina, onde cancellare la storia e la memoria.
Planimetria del Centro raccolta profughi di Laterina, ricostruzione storica a cura di Tommaso Ricci e Claudio Ausilio riferita al 1950. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo

Spesso, i campi furono organizzati (si fa per dire) con la semplice riapertura di quelli precedentemente utilizzati per i prigionieri di guerra, in quali condizioni di funzionalità, per non dire di igiene, è facile immaginare. Gli esuli, anzi, furono trattati peggio dei prigionieri stessi: mi risulta che in varie circostanze, come da testimonianza dell’Esule da Parenzo, Ottavio Sicconi, ora proprietario di una libreria a Latina, abbiano ricevuto una balla di paglia, e null’altra suppellettile se non l’infastidito invito ad arrangiarsi. D’altro canto, i prigionieri erano tutelati dalle convenzioni internazionali (che l’Italia rispettava  diversamente dalla Jugoslavia) mentre i profughi costituivano una fastidiosa sopravvenienza passiva.
In questo senso, la Sua iniziativa è meritoria ed esige un ringraziamento non formale: sarebbe anzi il caso, a mio giudizio, che qualcuna delle nostre Organizzazioni raccogliesse il Suo egregio esempio come ha fatto con il prezioso volume [sul Centro smistamento profughi a Udine di Via] Pradamano, e che promuovesse uno studio a livello nazionale sulla vita nei campi e sulle cifre di quella pagina di storia, tanto più triste in quanto accompagnata dalla consapevolezza del carattere irreversibile dell’Esodo. Sappiamo, ad esempio, quanti furono coloro che scomparvero durante la permanenza nei campi, alcuni dei quali restarono in funzione sino alla fine degli anni sessanta? Ricordo di avere visitato Marina di Carrara proprio in quell’epoca! Ma forse, uno studio del genere non sarebbe gradito ai padroni del vapore perché attesterebbe, meglio di tanti pur lodevoli contributi monografici, le responsabilità politiche dell’epoca, culminate negli incentivi all’emigrazione in terre lontane, scelta da circa un quarto dei profughi, e nel rifiuto di possibili ancorché problematiche concentrazioni, come quelle che erano state ipotizzate a Fertilia, a Vieste, nel Trentino, e che rimasero naturalmente sulla carta.
Caro Professore e gentile Signora, onore a Voi, che non lasciate alcunché d’intentato nell’opera di una documentazione tanto più apprezzabile in quanto oggettiva; ed un  rinnovato ringraziamento altrettanto sostanziale da parte di quanti ritengono, come noi, che la storia, ben lungi dall’essere un mero orpello culturale, sia arra di progresso etico e civile, e quindi, di un futuro migliore.
Cordialmente. 
Carlo Cesare Montani, esule da Fiume e Laura Brussi, esule da Pola”.
Montevarchi, Giardino Martiri dell'Istria, incrocio via dei Pianeti nella frazione di Levane. Monumento dello scultore Giuseppe Setti che rappresenta le mani degli infoibati, inaugurato nel 2014. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo
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Fonti orali e ringraziamenti
Per la impareggiabile collaborazione nella ricerca dei materiali originali su cui studiare e per il sopralluogo ai resti del CRP di Laterina sono riconoscente al signor Claudio Ausilio, dell’ANVGD di Arezzo.
Per i vari materiali messi a disposizione della ricerca ringrazio gli esuli intervistati e i loro discendenti. Le interviste (int.) sono state condotte da E. Varutti con penna, taccuino e macchina fotografica, se non altrimenti indicato.
- Claudio Ausilio, Fiume 1948, esule a Montevarchi, provincia di Arezzo, int. del 16-17 aprile 2018, oltre ai contatti al telefono del 12 – 20 gennaio 2017 e ai messaggi in Facebook del 4 – 6 novembre 2017.
- Claudio Bronzin, Pola 1935, esule a Firenze, int. telefonica del 16 aprile 2018.
- Manlio Giadrossich “Gloria”, Lussinpiccolo, provincia di Pola, 1947, esule a San Giovanni Valdarno, provincia di Arezzo, int. a Montevarchi (AR) del 16 aprile 2018.
- Giuseppe Marsich, Veglia 1928, “italiano all’estero” (Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni), intervista a Udine del giorno 11 febbraio 2004 e del 10 febbraio 2018.
- Anna Mavar, Laterina (AR), vive a Piossasco (TO), messaggio in Facebook del 10 marzo 2018.
- Villi Mavar, messaggio in Facebook del 10 marzo 2018.
- Luciano Paoli, vive a Livorno, messaggio in Facebook del 10 marzo 2018.
- Loretta Rusich, Fiume 1946, esule in Toscana, messaggio in Facebook del 9 marzo 2018.
Levane di Montevarchi (AR), Giardino Martiri dell'Istria - Cerimonia del 10 febbraio 2018 con gli studenti della scuola media e con le autorità civili e militari. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo

Fonti originali archivistiche
- Delibera del Comune di Laterina n. 69 del 14 agosto 1963, Sviluppo industriale del Comune. Chiusura del C.R.P., Archivio del Comune di Laterina (AR), dattiloscr.
- Lettera del Prefetto di Arezzo al Ministero dell’Interno avente per oggetto: Comune di Laterina – Aggravio finanziario a seguito istituzione Campo Profughi, 5 ottobre 1948, Archivio del Comune di Laterina (AR), dattil.
- Giada Mastinu, Visita al Centro Raccolta Profughi di Laterina (AR), Classe III Tecnico Industria Fotografica, ISIS “Leonardo da Vinci”, Firenze, 20 dicembre 2013, testo in formato PDF.

Bibliografia, fonti edite
- Ivo Biagianti (a cura di), Al di là del filo spinato. Prigionieri di guerra e profughi a Laterina (1940-1960), Comune di Laterina (AR), Centro Editoriale Toscano, 2000.
- Classe V, Scuola elementare di Laterina, La bambola di porcellana. Testimonianze e documenti sulla seconda guerra mondiale relativi al territorio di Laterina, Arezzo, Edizione a cura del Comune di Laterina, s.d. (2000)
- “Delegazione di Arezzo. la visita all’ex Campo profughi di Laterina”, «Difesa Adriatica», 5, maggio 2014, p. 8.
- S.D., “Sempre peggio a Laterina. Intossicazione generale da cibo guasto. Viva agitazione tra i profughi del campo”, «Difesa Adriatica», 5,  5 febbraio 1949.
- “Laterina, le case del dolore. Prima campo di concentramento, poi di prigionia. E infine i profughi: una memoria che non va perduta” «La Nazione», 26 maggio 2012, p. 15.
- P. C. H. [Patrizia C. Hansen], “Laterina, quelle lontane memorie del campo profughi”, «Difesa Adriatica», 10, ottobre 2013, p. 6.
- Beppe Pegolotti, “Centodiciotto lire al giorno e pochi metri nella baracca”, «La Nazione italiana», 24 aprile 1951.
- Giampaolo Trotta, Guida storico-artistica di Laterina e del suo territorio comunale, with english translation, Arezzo, Comune di Laterina, C&M Agency, 2001. 
- E. Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017, anche in versione web: Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960.

 Levane di Montevarchi (AR), Giardino Martiri dell'Istria - Targa commemorativa. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo
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Sitologia
- Andretti: Riacquisterò la mia casa di Montona, «Il Piccolo», 9 ottobre 2011.

Il Campo di Laterina, on-line in formato PDF.  

Laterina, un ventennio di storia raccontato attraverso il campo n°82. A Laterina le tracce della guerra e dell'esodo istriano. Una raccolta di articoli sul CRP di Laterina dal 2012 al 2018 nel sito giornalistico “Valdarnopost.it”, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione.

- Giorno del Ricordo 2016: saluti a Laterina da ex profughi, un video su youtube

- E. Varutti, Insegnare l'esodo giuliano dalmata. Centri Raccolta Profughi in Toscana, 1945-1960, diapositive on-line dal 3 aprile 2016.

- E. Varutti, Esodo disgraziato dei Tardivelli, da Fiume a Laterina 1948, on-line dal 22 gennaio 2017.

- E. Varutti, Esodo da Fiume al Campo Profughi di Laterina, 1950, on-line dal 30 gennaio 2017.

- E. Varutti, Da Valle d’Istria a Laterina. I Drusi ne gà lassà in mudande, on-line dal 28 febbraio 2017.


La vicenda dei Giadrossich "Gloria" di Lussino, ripresa dall'interessante libro di Giusy Criscione, La donna in Istria e Dalmazia nelle immagini e nelle storie, ANVGD, 2011.


- E. Varutti, Profughi giuliano dalmati da Udine a Laterina, conferenza con l’Associazione Toscani FVG, on-line dal 21 febbraio 2018.

- E. Varutti, Oltre 4 mila ospiti al Centro Raccolta Profughi di Laterina, Arezzo, 1948-1963, on-line dal 9 marzo 2018.

Visita campo profughi Laterina, una serie di album fotografici dal sito web di “Valdarnopost.it”, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione.

- Chiesetta al campo profughi di Laterina, Comunioni e processioni dentro il CRP, album fotografico dal sito web di “Valdarnopost.it”, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione.

- Campo profughi Laterina, scuole elementari in visita, album fotografico dal sito web di “Valdarnopost.it”, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione.

Levane di Montevarchi (AR), Giardino Martiri dell'Istria - Cerimonia del 10 febbraio 2014 con lo scultore Giuseppe Setti, col berretto, gli studenti della scuola media e con le autorità civili e militari. Rosetta Roselli, beneamato sindaco di Laterina, è al microfono. Le è accanto Francesco Maria Grasso, sindaco di Montevarchi. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti. Fotografie di E. Varutti, di Antonio Cascini e di Claudio Ausilio, della ANVGD di Arezzo, che si ringrazia per la fattiva collaborazione.

Laterina (AR), panoramica sulla zona artigianale, dove un tempo esisteva il Campo di concentramento e poi il Campo profughi. Al centro il bivio col Cippo del 1999. Collezione Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo