domenica 23 aprile 2017

Grattacieli del Prater di Vienna

C’è un quartiere ultra-moderno nella capitale austriaca, in Leopoldstadt. Oltre il Donaustadt, il quartiere del futuro, di cui accennerò più sotto. Non sembra di essere nemmeno nel centro dell’ex Impero Austro Ungarico. La zona di cui scrivo è quella del Prater, vicino alla “Messe Wien”, il quartiere fieristico.

È tutta zeppa di grattacieli e di costruzioni ardite che puntano al cielo. È un insieme di parallelepipedi pieni di finestre, corridoi sospesi nel vuoto e così via. Ci passa la metropolitana viola (U2): la fermata è quella di Krieau.

A Francesco Giuseppe verrebbe un coccolone nel vedere questi nuovi palazzi, un po’ dritti, un po’ sghembi, che svettano verso l’alto. Figurarsi, lui inorridiva nel vedere lo stupendo edificio (parere mio personale) di Adolf Loos, la “Looshaus”. Si trova al n. 3 di Michaelerplatz. Fu edificato nel 1910 senza fronzoli, con linee dritte. L’architetto non volle abbellimenti di sorta. Proprio in opposizione allo stile “Ringstrasse”, tutto ornamenti e richiami al passato.
Mi pare che l’imperatore dicesse, girandosi dall’altra parte, di non voler vedere “quella facciata di casa senza palpebre”. Cecco Beppe alludeva al fatto che ogni finestra Looshaus sta lì squadrata, senza ghirigori di abbellimento neo-classico, neo-gotico, neo-barocco e… neo-son-so-che-altro. 
Tutto il “ring” è stato costruito con stili neo-classici, neo-gotici, neo-barocchi e l’occhio di Cecco Beppe a quelle cose era abituato, altro che il disegno di Adolf Loos, di Otto Wagner, ma che volevano costoro?

Uno scatto notturno sulla Looshaus, edificata nel 1910

La Looshaus è considerata uno dei primi esempi del razionalismo europeo, che riteneva superflui gli orpelli decorativi. Si volle puntare alle forme, con l’uso di colori basilari: il bianco soprattutto. Vennero introdotti pure materiali economici e innovativi per i primi anni del Novecento, come il vetro, il cemento armato, il linoleum, l’acciaio. Il disegno di Loos ha influenzato, secondo gli studi di architettura, le opere del tedesco Gropius, dello svizzero-francese Le Corbusier e dell’olandese J. J. P. Oud.

Torniamo alla zona ultra-moderna del Prater. È molto bella da visitare. Ci sono fontane, laghetti e passerelle. Oltre a grattacieli perfino balordi. Ci si può girare in bicicletta per una caccia fotografica. Io me la sono fatta a piedi e ho ottenuto questo risultato. Spero di essere riuscito a trasmettere qualcosa. Con la santa pace di Cecco Beppe, bello lui.

Il Donaustadt è compreso tra il vecchio e il nuovo Danubio. Oltre ad un bel parco grande si può vedere l’alta Donauturm, di 252 metri. È la torre della televisione, costruita in occasione della Mostra internazionale del giardinaggio nel 1964. Il parco del Donaustadt è inframmezzato da un insieme di grattacieli pari pari alle metropoli americane o di altre località del mondo.

Qui c’è l’UNO-City. Ossia le case dei funzionari dell’ONU, provenienti da oltre un centinaio di paesi. Le torri dei grattacieli svettano fino ai 60 e 120 metri. Nel vecchio Danubio sono sorte dopo il Duemila varie spiagge, con varie case e luoghi di incontro: bar, caffè, trattorie. Tutto ciò è per i viennesi desiderosi di un po’ di fresco durante i momenti di caldo delle estati austriache. 



Servizio giornalistico, fotografico e di networking di Elio Varutti