venerdì 9 marzo 2018

Oltre 4 mila ospiti al Centro Raccolta Profughi di Laterina, Arezzo, 1948-1963

È ricordato come Campo profughi. Nella storiografia è anche noto come Campo di concentramento per reclusi britannici durante la seconda guerra mondiale. Vedi la ricerca di Ivo Biagianti, intitolata Al di là del filo spinato. Prigionieri di guerra e profughi a Laterina (1940-1960). In realtà la struttura operò soprattutto come Centro Raccolta Profughi (CRP). Per quindici lunghi anni accolse i rifugiati dell’esodo giuliano dalmata.
Hanno fatto pure una cartolina del CRP di Laterina

Dal 1948 vi transitarono alcune migliaia di esuli in fuga dalle violenze titine della Jugoslavia. Molti di loro passarono prima da Trieste (che era nel Territorio Libero di Trieste sino al 1954, poi fu riannessa all’Italia) e poi dal Centro smistamento profughi di Udine. I profughi, infine, furono sventagliati verso il CRP di Laterina, in provincia di Arezzo ed in altri 140 CRP sparsi per il Belpaese.
“Il 19 agosto 1948 veniva aperto il Centro Profughi di Laterina nelle vicinanze di Arezzo – così scrive nella sua tesi di laurea Francesca Lisi, a p. 138 –. Questo Centro, che dipendeva dal Ministero dell’Interno, a differenza di quello di Arezzo, era in grado di ospitare un numero maggiore di profughi ed aveva un’organizzazione molto più efficiente”. La struttura chiuse i battenti il 30 settembre 1963 (p. 224). Francesca Lisi si è laureata all’Università di Firenze, nell’anno accademico 1990-1991, con una tesi proprio sul Centro Raccolta Profughi di Laterina.
Archivio del Comune di Laterina

Sono 4.695 i nominativi riportati nell’Elenco alfabetico profughi giuliani, custodito nell’Archivio del Comune di Laterina. La lista si apre col nome di Abba Lucia, che reca queste indicazioni: “n° 167 del fascicolo, data di eliminazione (dalla residenza) 4.6.1957; Comune di nuova residenza: Roma”. Si chiude con: “Zonca Silvana, n° 1428 del fascicolo, data di eliminazione non nota, irreperibile”. 
Certo, è una rubrica con poche indicazioni. Non si sanno, infatti, la data e il luogo di nascita, ma è assai utile a definire il numero di persone transitate per il CRP di Laterina, che per uscirne fornivano il luogo della nuova residenza, anche all’estero (Francia, Svezia, Brasile, Argentina, Australia, USA). Forse il numero potrebbe essere più alto di 4.695 individui, dato che le ultime registrazioni manuali si riferiscono al 1961, mentre si sa che il CRP chiuse nel 1963. Mancano, quindi, almeno due anni di registrazioni, con le ultime uscite di persone dal Campo profughi.

Collimazioni con l’Elenco alfabetico profughi giuliani
Nelle mie ricerche sull’esodo giuliano dalmata dal 1996 ho avuto l’occasione di condurre oltre 350 interviste agli esuli e ai loro discendenti. Alcuni dei loro nomi compaiono nelle registrazioni nell’Elenco alfabetico profughi giuliani dell’Archivio del Comune di Laterina. Lo scrivo a titolo di conferma, se ce ne fosse bisogno, riguardo alla collimazione delle fonti, quelle orali dei miei questionari e quelle manoscritte del registro alfabetico citato.
Penso alla signora Elvira Dudech, che mi raccontava della sua Zara e dei quattro anni e mezzo passati nel CRP di Laterina. Il già citato Elenco alfabetico contiene i nomi di “Elvira, Rita e Simeone” che cambiano residenza il 18 dicembre 1952, per Udine; invece Giuseppe Dudech il 24 aprile 1953, passa da Laterina a Roma. La signora Dudech mi ha raccontato che i toscani dicevano ai loro figli che “se non sarà boni ve faremo magnar dai profughi”.
Una cartolina di Veglia degli anni 1930-1935

Un’amica di Elvira Dudech ha scritto queste parole sulla facciata posteriore di certe fotografie: “Elvira Dudech era nata a Zara il 22 luglio 1930. Fu esule da Zara dal 15 giugno 1948, nel CRP di Laterina per quattro anni. È ripartita per Udine nell’anno 1952. Un incontro breve, ma intenso; una persona di cui fino a quel giorno ignoravo l’esistenza; una esperienza di vita che mi ha portato…”.
C’è poi Ireneo Giorgini, di Fiume, anche lui approdato con la famiglia a Laterina il 5 dicembre 1950. “La storia del mio esodo fiumano inizia il 29 novembre 1950 – ha raccontato Ireneo Giorgini, nato a Fiume nel 1937 – cinque anni dopo la fine della guerra. Mio padre, Alessandro Juricich, optò per la cittadinanza italiana, ma la richiesta fu respinta una prima volta con la motivazione: lingua d’uso croata”. Curioso è che nel citato Elenco manchi il signor Ireneo, suo padre Alessandro sia sotto il nominativo “Giorgini”, che sotto “Juricich”; manca pure la mamma di Ireneo, la signora Norma Milotich. Ecco allora che si dismotra come i documenti scritti non sempre facciano la storia.
Di un’inaudita violenza morale è la vicenda riferita da Luisa Pastrovicchio, nata a Valle d’Istria, provincia di Pola, il 16 maggio 1952. Fu immatricolata al CRP di Laterina il 25 giugno 1958 col n. 5377, come emerge dalla sua scheda di registrazione. Ecco la sua storia dell’esodo giuliano dalmata, con una valigina di cartone. Al confine di Divaccia la famiglia Pastrovicchio subì una indegna perquisizione da guerra fredda. I profughi furono fatti tutti spogliare, rimanendo in mutande, davanti ai Drusi. Con le Druse (le doganiere) intente a ispezionare le parti intime delle profughe, in cerca di dinari, gioielli o altri soldi. Cose dell’altro mondo! Col termine di “Drusi” gli italiani d’Istria, di Fiume e Dalmazia indicano i partigiani comunisti jugoslavi. Deriva dallo storpiamento della parola serbo-croata “drug”, che significa “compagno”. Tutti e cinque i Pastrovicchio sono registrati nel suddetto Elenco.
Istria, Zona B - primi anni '50, manifesto inneggiante a Tito, "ma le vetrine dei pochi negozi le iera svode"

Un altro profugo ricorda il Campo profughi di Laterina, perché lì gli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia tra quelle baracche subiscono l’avvelenamento da cibo da parte di persone locali. “I ne gà avelenado – afferma il signor Giuseppe Marsich, scappato da Veglia nel 1949 e pure lui per tre giorni ospite al CSP di Udine – e se doveva corer tuti ai bagni, dopo me ricordo che a Laterina jera una baraca ciesa, el campo sportivo e la riva dell’Arno, dove noi gente de mar se podeva far qualche nodadina; gli abitanti dei paesi vicini i faseva manifestazioni contro de noi profughi; eh, nel 1949 no se podeva andar in ciesa in Jugoslavia, perché te ieri indicado a dito e acusado in publico de clericalismo, i faseva come un processo davanti a tuti; un mio conoscente che jera ufizial de la marina de Tito, gà dovuto sposarse in ciesa de note, per no farse veder dai titini, se no perdeva el posto”. Giuseppe, Livio e Pietro Marsich sono segnati nell'Elenco menzionato dato che il 29 settembre 1953 vanno a prendere la residenza da Laterina a Udine.
Alfio Mandich, di Fiume, ha riferito che “i profughi di Laterina si sentivano come pellerossa in una riserva con tanto di quel filo spinato che circondava il campo profughi”. Il suo itinerario? Ovvio: il Campo Profughi del Silos a Trieste, poi il Centro di Smistamento di Udine, il CRP di Ancona e, infine, Laterina.
Un lasciapassare del 1984. Coll. Conighi

Il signor Luciano Pick, inoltre, mi ha comunicato che: “La mia nonna materna e mio zio Bepi Svob hanno soggiornato a lungo preso il Campo Profughi di Laterina e, quando hanno raggiunto Padova, dove noi eravamo esuli, non ricordo che abbiano esaltato il loro soggiorno forzato”.
Altri discendenti di esuli si chiedono se c’è qualche parentela tra i lettori del social media, come Maria Tuntar, di Capriata d’Olbia, provincia di Alessandria, che ha scritto: “Chissà Romano Tuntar forse era parente nostro? Io sono nata a Laterina, Arezzo”.
Loretta Rusich riguardo al CRP di Laterina ha lasciato questo conciso messaggio in Facebook nel gruppo Un Fiume di Fiumani: “Presente, avevo 4 anni, mi ricordo il freddo, il fango l'odore dell'acqua stagnante, l'odore dell'unico gabinetto in fondo alla baracca, il gracidare delle rane”. Anna Mavar, infine, nello stesso social media scrive: “Mi son nata a Laterina nel 1958, ma semo stadi poco”.

Archivio del Comune Laterina, Elenco alfabetico profughi giuliani, pagina 8

Quello di Laterina era un CRP assai importante
Era una grande struttura, sorta in origine, verso il 1942, per concentrare i prigionieri dell’Impero britannico catturati in Africa dalle forze dell'Asse. Il Campo ne poteva contenere 3.500-4.000, come si legge nelle carte dell’Archivio di Stato di Arezzo (ASAr), nel fondo intitolato Centro Raccolta Profughi (CRP) di Laterina, secondo l’indagine di Francesca Lisi.
Poi il campo di concentramento accolse, nel 1945-1946, circa 400 prigionieri italiani catturati dagli alleati. Si trattava di repubblichini o di giovani disertori in divisa fascista avvicinatisi alla linea del fronte, per consegnarsi agli angloamericani. La maggior parte dei reclusi, tuttavia, proveniva dai campi di prigionia degli USA, come ha scritto Francesca Lisi, a pag. 141 della sua tesi.
“All'inizio del 1949 nel C.R.P. di Laterina – ha aggiunto Francesca Lisi, a pag. 143 – erano in funzione solo 19 baracche adibite ad alloggio per i profughi e altre baracche che servivano rispettivamente come cinema, scuola, barbiere, centralina elettrica, infermeria, alloggio per gli addetti al Centro, asilo, chiesa e magazzini vari”.
Istriani abbandonano le loro case e le loro terre della Zona B nel 1954, dopo l'assegnazione alla Jugoslavia di quell'area. Foto da Facebook

Dopo circa un mese dalla sua apertura, il Centro ospitava già 1.000 profughi, aggiunge la Lisi. Questo fatto dimostra che era uno dei più importanti tra quelli esistenti in Italia. Già nell’ottobre 1948 la condizione degli alloggi era migliorata grazie ai lavori effettuati e rispetto alla situazione di molti altri Centri compreso quello di Arezzo, poteva essere ritenuta soddisfacente anche dal punto di vista dell’igiene e delle comodità (p. 149 della tesi di F. Lisi).
“L’appalto della mensa fu concesso alla Società Appalti e Forniture (S.A.E.F.), che svolgeva tale servizio per gli 800 profughi del Centro. Nel 1961 la mensa fu dotata di due cucine (offerte dalla ditta Vannini), ciascuna delle quali poteva soddisfare il fabbisogno di 400 persone. La mensa forniva, secondo quanto stabilito dal contratto di appalto, tre pasti quotidiani”. Poi viene precisato che “la colazione prevedeva: una bevanda calda e zuccherata (latte e caffè) e pane, mentre il pranzo e la cena variavano a seconda delle disponibilità. Era previsto un supplemento giornaliero di vitto, fino a Lire 50 pro-capite, per i profughi malati e bisognosi di cibi particolari”. Ciò a pag. 187 della tesi di laurea di Francesca Lisi.
Retro della Scheda di registrazione al Centro Raccolta Profughi di Laterina. Nella prima riga si legge la provenienza dal Centro smistamento profughi di Udine. Coll. Luisa Pastrovicchio

C’è un ulteriore dato molto interessante riguardo alla presenza di individui nel CRP di Laterina. Sempre nei cartolari del fondo C.R.P. di Laterina, presso l’ASAr, Francesca Lisi ha trovato il numero delle presenze alla mensa del Centro. Scrive a pag. 186, nella nota 78: “Riportiamo il numero delle presenze alla mensa del Centro nel 1948-'49; nel 1948 c’erano state 29.976 presenze, mentre nel 1949 ce ne erano state 33.675”. Da quest’ultimo dato si può calcolare una presenza media mensile di 2.806 individui, mentre per il 1948 il dato medio è pari a 2.498 persone.
Non a caso in altre pagine della tesi della Lisi si può leggere che “Il Centro, nei momenti di massima affluenza, arrivò ad ospitare fino a 2 mila persone, accogliendo oltre ai profughi della Venezia Giulia, anche quelli provenienti dall’Africa” (p. 230).
Allora pare sottostimato il numero di profughi giuliano dalmati riportato da Laura Benedettelli nel suo pur documentato studio intitolato I profughi giuliani, istriani, fiumani e dalmati in provincia di Grosseto, del 2017. Scrive la Benedettelli che “Nella provincia di Arezzo i 588 profughi che arrivarono nei vari anni vennero accolti nel CRP di Laterina (…) che poteva contenere fino a 12.000 persone” (p. 48).
La torre civica di Fiume con aquila monocefala, disegno di G. Garavaglia, Settimo raduno nazionale dei Fiumani, Genova 27-28 settembre 1969. Coll. Carlo Leopoldo Conighi, Udine

Nei vari anni, più precisamente dal 1948 al 1963, il CRP di Laterina ospitò almeno 4.695 persone, secondo i nominativi riportati nel già citato Elenco alfabetico profughi giuliani, custodito nell’Archivio del Comune di Laterina. Non solo 588! Anche il numero dei prigionieri inglesi e dei “Dominions” è impreciso, dato che furono reclusi nel Campo Italiano N° 82, dal 1941 al Settembre 1943, una media di 2.500-3.000 prigionieri. Vedi il sito web di http://valdarnopost.it ad esempio.
Inoltre da altra letteratura di carattere storico disponibile nella rete (vedi: http://www.storiaememorie.it/villaoliveto/MostreCampi/Laterina/PannelloLaterina2.htm) si sa che “La scarsa igiene, la sottoalimentazione, provocavano nei prigionieri malattie debilitanti: dissenteria e tifo”. Figurarsi cosa sarebbe successo con 12 mila prigionieri?
Riguardo alla provenienza territoriale degli esuli Francesca Lisi, in base al fondo C.R.P. di Laterina, presso l’ASAr, nota che “La maggior parte dei profughi presenti nel Centro proveniva dalla città di Fiume ed esercitava mestieri connessi con la navigazione e con le attività portuali. La zona di Laterina, che era prevalentemente agricola, non poteva offrire lavori congeniali a questi profughi. Per questo motivo il Direttore chiedeva al Prefetto di fare pressione al Ministero dell’Interno perché si agevolasse il trasferimento dei profughi, in modo da indirizzare a Laterina quelle persone le cui originarie condizioni di vita (coloni, braccianti, ecc.) non fossero troppo in contrasto con la situazione della provincia aretina” (p. 150, nota 22).
Scheda di registrazione n. 5.375 al Centro Raccolta Profughi di Laterina, intestata a Gaudenzio Pastrovicchio di Valle d'Istria. Nel 1958 quando arrivano ricevono il n. 5.375 nella scheda, segno che prima di lui erano stati schedati altri 5.374 esuli. 
Coll. Luisa Pastrovicchio

Una ultima considerazione può essere fatta sugli ospiti del CRP di Laterina. È di carattere politico, dato che influenzò la politica toscana e italiana del tempo. Luisa Pastrovicchio, ospite da bambina del CRP di Laterina, ha scritto in un suo memoriale, del 2017, che “I profughi istriani del campo di Laterina hanno contribuito all’elezione del Ministro Amintore Fanfani. Si è ritrovato nell’album della direzione, datato 1956, un telegramma del ministro dell’interno Fanfani (collegio elettorale di Arezzo) che ringrazia i profughi perché su 519 votanti del campo 462 avevano votato per il suo partito [la Democrazia Cristiana], togliendo ai comunisti l’amministrazione del Comune di Laterina. I profughi poi trasferiti in un altro campo, dopo il 1958, furono invitati a non trasferire l’iscrizione anagrafica per non ripetere lo stesso scherzo di Laterina, nelle successive elezioni”.
Laterina, corso muratori Istriani al CRP, 1958-1959. 
Coll. Pastrovicchio

Perché scappare da Fiume nel dopoguerra
Furio Percovich ha pubblicato il documento sottostante con un messaggio in Facebook il 7.3.2018 nel gruppo “Un Fiume di Fiumani”, per spiegare i motivi di fuga da Fiume, da Zara e dalla Venezia Giulia, dall’avvento del regime di Tito. Il documento è custodito presso la Società di Studi Fiumani – Archivio Museo storico di Fiume sito in Roma, Documenti per la storia giuliano-dalmata nel secondo dopoguerra. Il servizio è gratuito a soci, simpatizzanti e a quanti tengono conferenze nelle scuole.
L’oggetto della documentazione è riferito alla fine della seconda guerra mondiale, con la nazionalizzazione jugoslava delle imprese e di attività commerciali e artigianali nelle terre occupate nel maggio 1945. Il caso specifico è accaduto a Fiume il 5 febbraio 1946.
Si tratta di un documento molto importante per comprendere una delle diverse motivazioni che spinsero alla fuga gli italiani di Fiume e di altre parti della Venezia Giulia occupata dagli jugoslavi che imposero anche un regime comunista. 
In questo caso si vede il documento bilingue (italiano e croato) che comprova il passaggio della proprietà (dal cavalier Ettore Rippa) di una ditta di Fiume nelle mani dei poteri popolari jugoslavi. Il proprietario in questo caso subì solo qualche mese di detenzione, ma divenne poi operaio della sua stessa ditta. Quando poté Ettore Rippa, riparò in Italia anche per ricostruirsi una vita in un sistema democratico e parlamentare. Ricerca e testo di Marino Micich.
Fiume 1946, esproprio alla ditta dell'ottico Ettore Rippa, degradato dal Comitato Popolare Cittadino a: operaio. Archivio Museo storico di Fiume, sito in Roma. Documenti per la storia giuliano-dalmata nel secondo dopoguerra, fondo esodo

Bibliografia, fonti originali e ringraziamenti
Sono riconoscente al signor Claudio Ausilio, dell’ANVGD di Arezzo, per la insostituibile collaborazione nella ricerca dei materiali originali su cui studiare. Mi riferisco alle due tesi di laurea consultate, a documenti vari d’archivio, a numerose fotografie, ai memoriali e ai contatti con alcuni esuli ospitati nel CRP di Laterina negli anni ’50.
Altri documenti, cartoline e fotografie sono stati reperiti in Internet, quando non altrimenti indicato. Desidero rivolgere i miei ringraziamenti al sindaco e gli operatori del Comune di Laterina, per la disponibilità riservata al signor Claudio Ausilio nella ricerca di documenti e registri sul Campo profughi. Ringrazio gli esuli intervistati e i loro discendenti per i vari materiali messi a disposizione della ricerca, come fotografie, cartoline, memoriali, documenti privati e cimeli dell’esodo.

- Dichiarazione sulla ditta Ettore Rippa, ottico di Fiume, Archivio Museo storico di Fiume, sito in Roma. Documenti per la storia giuliano-dalmata nel secondo dopoguerra, fondo esodo, con commento di Marino Micich, diffuso in rete da Furio Percovich, 5 febbraio 1946, dattiloscr.

- Elenco alfabetico profughi giuliani, Archivio del Comune di Laterina, 1949-1961, ms.

- Sabrina Caneschi, L’Assistenza post-bellica in Italia. Organizzazione e settori d’intervento, Tesi di Laurea, Università di Firenze, Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, Relatore prof. Sandro Rogari, Anno Accademico 1990-1991, pp. 263+LXXIV.

Cartolina della Coll. Conighi

- Francesca Lisi, L'Assistenza post-bellica ad Arezzo Il Centro Raccolta Profughi di Laterina, Tesi di laurea, Università di Firenze, Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, Relatore prof. Sandro Rogari, Anno Accademico 1990-1991, pp. 268+XC.

- Luisa Pastrovicchio, Campo profughi di Laterina (Arezzo), testo videoscritto in PDF, 2017, pp. 1-5.

- Aldo Tardivelli, Un filo spinato… non ancora rimosso, testo videoscritto in Word, s.d. [ma: post 2004?], pp. 1-7. [Risposta circostanziata alle tesi di Ivo Biagianti, pubblicate nel 2000].

Riconoscimento della qualifica di profuga alla signora Miranda Brussich, di Pola, esule da Fiume. Notare che il prefetto di Belluno impiega solo un mese a rilasciare detto attestato. Coll. Conighi

Collezioni private
- Coll. famiglia Conighi, Udine, documenti d’esodo e cartoline.
- Coll. Luisa Pastrovicchio, esule da Valle d’Istria, vive a Pessinetto, città metropolitana di Torino, documenti stampati, fotografie e memoriale dattiloscritto.

Fonti orali e del web
Ringrazio per la disponibilità dimostrata nella raccolta delle informazioni gli esuli da me intervistati a Udine, con taccuino, penna e macchina fotografica, se non altrimenti indicato. Per i contatti con i signori Giorgini, Pastrovicchio e Tardivelli sono riconoscente a Claudio Ausilio, dell’ANVGD di Arezzo, per avermi agevolato nelle ricerche.
- Elvira Dudech (Zara 1930 – Udine 2008), int. del 28 gennaio 2004 e 15 dicembre 2007.
- Ireneo Giorgini, Fiume 1937, esule a Torino, intervista telefonica del 30 gennaio 2017.
- Giuseppe Marsich, Veglia “italiano all’estero” (Regno dei Serbi, Croati e Sloveni) 1928, int. dell’11 febbraio 2004 e del 10 febbraio 2018.
- Anna Mavar, Laterina (Arezzo) 1958, vive a Piossasco (TO), messaggio in Facebook del 10 marzo 2018.
- Luisa Pastrovicchio, Valle d’Istria, provincia di Pola, 1952, esule a Pessinetto, città metropolitana di Torino, int. al telefono del 28 febbraio 2017.
- Luciano Pick, Fiume 1940, esule a Pertegada di Latisana, provincia di Udine, messaggio in Google del 24 gennaio 2017.
- Loretta Rusich, Fiume 1946, messaggio in Facebook del 9 marzo 2018.
- Aldo Tardivelli, Fiume il 20 settembre 1925, esule a Genova, int. telefonica e per e-mail del 20-24 gennaio 2017.
- Maria Tuntar, nata nel CRP di Laterina, provincia di Arezzo, vive a Capriata d’Olbia, provincia di Alessandria, messaggio in Facebook del 20 gennaio 2017.

Bibliografia, fonti edite e nel web
- Laura Benedettelli, I profughi giuliani, istriani, fiumani e dalmati in provincia di Grosseto, Istituto Storico Grossetano della Resistenza e dell’Età Contemporanea (ISGREC), on-line dal giorno 8 febbraio 2017.

- Ivo Biagianti (a cura di), Al di là del filo spinato. Prigionieri di guerra e profughi a Laterina (1940-1960), Comune di Laterina, Stampa Centro editoriale toscano, s.d. [2000].

- Glenda Venturini, Giorno del Ricordo: la testimonianza di Alfio Mandich, ex calciatore passato dal campo profughi di Laterina, on-line dal 9 febbraio 2018.

- E. Varutti, Esodo disgraziato dei Tardivelli, da Fiume a Laterina 1948, on-line dal 22 gennaio 2017.

E. Varutti, Esodo da Fiume al Campo Profughi di Laterina, 1950, on-line dal 30 gennaio 2017.

E. Varutti, Da Valle d’Istria a Laterina. I Drusi ne gà lassà in mudande, on-line dal 28 febbraio 2017.

- E. Varutti,  Laterina, Campo profughi istriani tra accoglienza, clientele e razzismo, on-line dal 5 marzo 2017

E. Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017.

Trieste 1945 - Manifestazione a favore di Tito, cui seguivano i pestaggi contro gli italiani