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giovedì 10 aprile 2025

STRAGE DI VERGAROLLA DEL 18 AGOSTO 1946 - DAL SILENZIO ALL’IMPEGNO ISTITUZIONALE - PROPOSTA LEGISLATIVA PER LA MEMORIA DEI MARTIRI

Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Laura Brussi, esule da Pola e consigliere nazionale dell’Opera per i Caduti senza Croce. È un resoconto della Riunione-Stampa tenutasi presso la Camera dei Deputati a Roma il giorno 8 aprile 2025, cui ha presenziato. L’evento era sul tema della strage di Vergarolla del 18 agosto 1946 ed il grande eroe dottor Geppino Micheletti con l’illustrazione di una proposta di legge per istituire una Giornata nazionale per i martiri uccisi in quell’attentato. Ecco il testo di Laura Brussi. (Premessa di Elio Varutti, della redazione del blog - Cenni dal web: Presentazione PdL per istituzione giornata nazionale del ricordo dei martiri di Vergarolla - Conferenza stampa di Nicole Matteoni, 8 aprile 2025).

Micheletti è al centro, vestito di nero, a capo chino, mentre regge la bara del figlio Carlo. Pola, funerali per la strage di Vegarolla. Fotografia dal profilo Facebook di Unione degli Istriani, ch si ringrazia per la diffusione
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La strage compiuta il 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Vergarolla, nei pressi di Pola, in cui caddero oltre cento persone (1) che per la maggior parte erano donne e bambini, è entrata a far parte della storia novecentesca come la più sanguinosa tra quelle che ebbero luogo in tempo di pace nel cosiddetto “secolo breve” avendo causato la morte straziante di tanti Martiri italiani, e nello stesso tempo, avendo accelerato l’Esodo dal capoluogo istriano, facendolo diventare plebiscitario. Non a caso, il 15 settembre dell’anno successivo, quando la sovranità sull’Istria e sul capoluogo fu trasferita alla Jugoslavia in esecuzione del trattato di pace che aveva fatto seguito alla Seconda Guerra mondiale, l’Esodo aveva raggiunto una quota pressoché unanime, tanto da interessare oltre nove decimi degli abitanti, mentre quanti decisero di non partire, perché vecchi, ammalati o fautori del nuovo regime comunista, furono meno di tremila.

Con tutta evidenza  si trattò di un vero e proprio plebiscito, analogo a quello già avvenuto a Fiume, a Zara e nelle altre città dell’Istria e della Dalmazia, con un’aggiunta negativa sul piano psicologico, perché a Pola, che a guerra finita era rimasta una piccola “enclave” gestita dagli Alleati americani e britannici, si era confidato in una soluzione favorevole all’Italia fino a quando le trattative di pace dimostrarono chiaramente, nel luglio 1946, che le scelte definitive erano state fatte a favore di Belgrado. In tale ambito, la “strage degli innocenti” di cui in premessa fu uno strumento criminale adottato da parte slava per convincere gli ultimi incerti e per accelerare l’Esodo facendo leva sulla paura e sulla disperazione.

L’Esodo da Pola, a parte la tempistica ritardata, ebbe un livello di concentrazione superiore a quelli che lo avevano preceduto, perché si sarebbe completato nel breve giro di alcuni mesi, terminando sostanzialmente entro il successivo marzo con l’utilizzo prioritario del vecchio piroscafo “Toscana” che fece diversi viaggi nelle direzioni rispettive di Ancona e di Venezia col suo dolente carico di profughi, costretti a lasciare le proprie abitazioni, i propri beni e persino le tombe degli Avi. in quest’ultimo caso, con qualche eccezione di alto valore simbolico, come accadde per il feretro dell’Eroe nazionale Nazario Sauro. All’inizio della primavera successiva, l’Esodo era stato pressoché completato, tanto che nel successivo settembre, quando un ufficiale britannico avrebbe consegnato simbolicamente le chiavi della città al famigerato Ivan Motika, Pola apparve pressoché deserta, e come tale, in grado di assicurare immediata ospitalità all’immigrazione slava. D’altro canto, qualsiasi ipotesi alternativa non era stata possibile, tanto più che, per promuovere le partenze, al pari di quanto era già accaduto altrove, gli Slavi non si astennero dal ricorrere alla violenza programmata, come accadde con l’eccidio di Vergarolla e con i suoi Martiri immuni da ogni colpa, salvo quella di essere Italiani.

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La proposta di legge formulata dall’On. Nicole Matteoni e da una trentina di altri parlamentari della Camera, volta all’istituzione di una “Giornata nazionale” in onore dei Martiri di quella strage contro l’umanità, ha preso l’avvio nello scorcio conclusivo del 2024 ed è stata oggetto di presentazione alla stampa in una conferenza tenutasi a Montecitorio lo scorso otto aprile, alla presenza della predetta prima proponente, e di vari esponenti prioritari del Gruppo “Fratelli d’Italia” quali il Sen. Luca Ciriani, gli On. Galeazzo Bignami, Walter Rizzetto, Alessando Amorese, e la stessa presentatrice del nuovo disegno legislativo.

Nella sua qualità di Ministro per i Rapporti col Parlamento, Luca Ciriani ha ricordato che la strage in questione fu “una delle pagine più feroci del lungo dopoguerra” nelle zone del confine orientale, e di quelle “strappate alla storia italiana per viltà o per interesse” allo scopo di perseguire, quale obiettivo prioritario, quello di “impedire ai nostri connazionali di rimanere nel loro territorio e nelle loro case”. L’iniziativa, d’inusitata crudeltà, ebbe un’evidente matrice anti-italiana, tanto da rendere assolutamente impossibile l’ipotesi di continuare a vivere in siffatte condizioni, che oggi è legittimo e doveroso ricordare, tanto più che “per guardare avanti bisogna conoscere il passato”. Di qui, la proposta della nuova “Giornata nazionale” volta a far conoscere in maniera più completa e meno episodica una vera e propria tragedia nazionale.

Dopo la votazione quasi unanime dell’encomiabile Legge 30 marzo 2004 n. 92 istitutiva del Ricordo con un “passaggio certamente decisivo” per la cancellazione di una “lunghissima indifferenza” - ha proseguito Ciriani - nel Parlamento italiano sono emerse attenzioni innovative per la tragedia del confine orientale, e più specificamente, per una strage come quella del 18 agosto 1946 ordita a Vergarolla, che “va ricordata perché volutamente anti-italiana”.

Dal canto suo, il Capo Gruppo di “Fratelli d’Italia” alla Camera, Galeazzo Bignami, ha definito quello della strage in questione come un “momento profondo di storia nazionale” di cui si è perduta per troppo tempo una memoria condivisa, al pari di quanto è accaduto per la lunga e angosciosa vicenda delle foibe, anche alla luce delle analoghe espressioni di una “dinamica particolarmente cruenta e criminale”. Proprio per questo, appare oggettivamente necessario proporre una memoria nazionale per quanto possibile condivisa, alla luce di un’identità e di una cultura patriottica presenti come non mai nello spirito del popolo, e in ogni caso, da diffondere e da insegnare ulteriormente.

Walter Rizzetto, Presidente della Commissione Lavoro di Montecitorio, ha parlato di “evento tragico” occorso a due soli mesi dalla nascita della Repubblica Italiana, che non avendo ancora ottenuto i doverosi e necessari riconoscimenti, ha bisogno di una nuova legge come quella in fase di proposizione, che s’inserisce “nel più vasto contesto della testimonianza di un eccidio come quello degli Italiani di Venezia Giulia e Dalmazia” e nel suo ambito, dell’opera altamente meritoria svolta dal compianto Dr. Geppino Micheletti,  primario dell’Ospedale di Pola distintosi, nell’alacre ed eroica opera di assistenza ai feriti di Vergarolla, nonostante la perdita dei due figlioletti Carlo e Renzo, del fratello Alberto e della cognata. Dopo l'esplosione Il corpo di Carlo venne rinvenuto, ma di Renzo restarono soltanto o una scarpetta ed un calzino, che il medico avrebbe portato sempre con sé, anche nell’esilio di Narni.

Sempre nell’ambito di una memoria da condividere e da promuovere, Rizzetto ha accennato ai “Tremila anni di storia” giuliana e dalmata di Carlo Cesare Montani quale utile strumento di consultazione e valutazione storiografica (2) chiudendo il proprio intervento nel senso che le istituzioni “hanno il dovere di ricordare” e di promuovere la conoscenza della storia.

Infine, Rizzetto ha aggiunto che esiste un’altra proposta, presentata in tempi precedenti d’intesa con il Sen. Roberto Menia,  primo proponente della Legge istitutiva del Ricordo, dove è stata inserita nel titolo stesso del provvedimento la definizione di “Martiri” sostitutiva di quella riferita a “Vittime” perché proprio di questo si è oggettivamente trattato, col conseguente obbligo di tramandare la verità storica a futura memoria.

Ha fatto seguito l’intervento di Emanuele Merlino, che ha portato il saluto del mondo esule ringraziando il momento politico per la particolare sensibilità manifestata nei confronti del popolo giuliano, istriano e dalmata.

Il Capo Gruppo di FdI nella Commissione Cultura della stessa Montecitorio, Alessandro Amorese, premesso che il grande Esodo giuliano e dalmata sta diventando un patrimonio comune del popolo italiano, ha formulato la proposta di un adeguato riconoscimento pubblico per il Dr. Micheletti, nell’ambito delle iniziative in fieri, spiegando che si tratta di iniziative fondamentali perché inserite “nel lungo lavoro per riempire le pagine di storia con i capitoli strappati, per toglierli dall’oblio e dalla polvere”. Oltre all’idea del Museo dell’Esodo, già approvata, ne scaturisce anche quella di una “rete d’archivi sull’Esodo e sul centinaio di Campi profughi” esistiti nel lunghissimo dopoguerra dei profughi giuliani e dalmati.

Infine, Nicole Matteoni ha spiegato il significato della proposta di legge che reca la sua firma di prima proponente. Dopo avere ricordato la triste priorità della strage di Vergarolla nella storia della Repubblica uscita dal referendum istituzionale del 2 giugno 1946, ha rammentato che nell’esplosione di decine di ordigni che avrebbe cancellato tante vite incolpevoli nell’orrenda giornata del successivo 18 agosto, scomparvero oltre cento persone, di cui soltanto 64 ebbero la possibilità di essere identificate, stante la violenza della deflagrazione. Ebbene, proprio “per avere una memoria nazionale condivisa” si è ritenuto congruo e funzionale presentare una proposta di legge (3) in grado di dare “finalmente giustizia e verità a una pagina di storia italiana dimenticata”, tanto più necessaria approssimandosi l’ottantesimo anniversario di quel terribile delitto collettivo, che sottolinea, a più forte motivo, quanto sia necessario e condivisibile promuovere la definitiva istituzionalizzazione della memoria.

          Laura Brussi, Esule da Pola, Opera per i Caduti senza Croce / Consigliere Nazionale

 

Annotazioni

(1) - in base alla storiografia più recente ed aggiornata, le Vittime della strage assommerebbero tra le 110 e le 116, cui si deve aggiungere anche la morte di uno tra i 54 feriti operati dal Dr. Micheletti, che del resto era giunto nella sala operatoria in stato ormai agonico. Giova ricordare che il medesimo medico, impegnato per due giorni e due notti in interventi pressoché ininterrotti, fu costretto a evitare le normali precauzioni per la sua persona, con la successiva conseguenza di perdere alcune dita delle mani a causa delle complicazioni sopraggiunte. Fra le proposte dell’On. Matteoni si deve menzionare anche quella di intitolare alla memoria del Dr. Micheletti un’aula dell’Università degli Studi di Trieste.

(2) - Cfr. Carlo Cesare Montani, Venezia Giulia Istria Dalmazia: Pensiero e vita morale, Seconda edizione ampliata, Aviani & Aviani Editore, Udine 2024, pagg. 416 (per la strage di Vergarolla si veda in modo particolare il cap. 16 della seconda parte, pagg. 183-186).

(3) - Conviene aggiungere che nella presentazione del disegno di legge si accenna, per completezza, a qualche residua riserva circa le matrici dell’attentato, in conformità a talune espressioni della storiografia più datata; nondimeno, a tale ultimo riguardo conviene rammentare che, dopo l’apertura degli Archivi britannici avvenuta nel sessantennio dalla strage, ogni residua interpretazione difforme fu accantonata, confermando quella che la “vox populi” aveva anticipato sin dal momento della strage.

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Un approfondimento in coda

Come argomento in coda, ci permettiamo di aggiungere quanto accaduto nel 2021 a Montevarchi, provincia di Arezzo, grazie alla proposta di Claudio Ausilio, esule di Fiume a Montevarchi, che collabora attivamente con l’ANVGD di Udine sul tema del Centro raccolta profughi di Laterina (AR). Si riprendono le parole dal profilo Facebook di Unione degli Istriani.

“Il Consiglio comunale di Montevarchi (Arezzo), nella seduta del 25 febbraio 2021 ha approvato all’unanimità un articolato documento finalizzato a ricordare la Strage di Vergarolla ed onorare il ricordo del medico Giuseppe Micheletti, principale artefice dei soccorsi alle vittime dell’esplosione avvenuta il 18 agosto 1946 sulla spiaggia affollata di Pola.

Con l’approvazione di questo atto a pochi giorni di distanza dalle celebrazioni del Giorno del Ricordo 2021, il Consiglio Comunale ha dato mandato al Sindaco Silvia Chiassai Martini di avviare le procedure di intitolazione di uno spazio pubblico all’interno del territorio comunale al medico chirurgo Giuseppe Micheletti per l’inestimabile ed altissimo valore morale e di senso civico di un “Eroe dimenticato” – ed al ricordo delle altre vittime di quella che è passata alla storia come la più grande strage della repubblica italiana.

La prima cittadina di Montevarchi è stata inoltre impegnata dall’assise cittadina ad avviare, assieme agli altri sindaci del Valdarno aretino, un progetto di realizzazione all’interno dell’ex campo profughi di Laterina di un monumento dedicato al ricordo di Micheletti e delle vittime di Vergarolla, da realizzarsi con il coinvolgimento degli istituti superiori del Valdarno aretino attraverso un concorso di idee, affinché siano proprio le nuove generazioni gli artefici della costruzione di un “processo del Ricordo”.

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Ricerche presso l’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine. – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30.   Sito web:  https://anvgdud.it/

Articolo da <<Il Dalmata>> del mese di marzo 2008, n. 54, con i nomi degli agenti dell'OZNA, autori dell'attentato di Vergarolla: Giuseppe Covacich, Oreste Parovel, Marco Lipez, Silvano Picorich e Guido Fiorino.



venerdì 19 agosto 2022

La commemorazione del 18 agosto 2022 a Trieste per la strage di Vergarolla

Nel 76° anniversario della strage di Vergarolla, volentieri pubblichiamo nel blog l’originale riflessione di Laura Brussi Montani sull’attentato del 1946, a Pola e sulla cerimonia che si tiene a Trieste ogni anno in San Giusto, dal 2011, data dell’inaugurazione del Lapide in ricordo delle vittime; vedi le fotografie qui sotto. Nel 2022 c’erano, oltre alla Rappresentanza del Comune, il Generale Francesco Bonaventura, Presidente di Assoarma e Grigioverde, vari commossi cittadini (a cura di Elio Varutti).

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La calda estate del 1946, pur avendo avuto inizio con le nuove speranze suscitate dagli accordi di Belgrado intervenuti fra Tito e Alexander, sarebbe passata alla storia con la tragedia di Vergarolla, a breve distanza dal centro di Pola, rimasta negli annali d’Italia come la più grave, quanto a numero di Vittime, fra quelle che ebbero luogo nel “secolo breve” in periodo di pace, per cause non naturali. Infatti, la deflagrazione di una trentina di mine accatastate sulla spiaggia dopo il necessario disinnesco, avvenuta in giorno festivo durante la manifestazione natatoria organizzata dalla Società Pietas Julia, avrebbe provocato almeno 64 Vittime accertate ed oltre un centinaio di feriti.

Le matrici terroristiche e l’organizzazione criminale furono immediatamente chiare, anche se le prove circa la responsabilità dell’OZNA sarebbero sopraggiunte dopo parecchi anni con l’apertura degli Archivi del Foreign Office. A Pola, se qualcuno aveva ancora dubbi circa le sorti della città, peraltro già chiare dopo gli orientamenti emersi dalla Conferenza di pace in svolgimento a Parigi, si convinse  definitivamente  dell’iniquo destino e della necessità di scegliere la triste via dell’esilio: ne ebbe origine un vero e proprio plebiscito, che in pochi mesi condusse allo svuotamento della città, forzatamente abbandonata da oltre nove decimi dei suoi abitanti.

Oggi, la memoria di quella tragedia vive con la grande stele eretta a Trieste, nella Zona Sacra di San Giusto, per iniziativa della Federazione Grigioverde e della Famiglia di Pola in Esilio, recando l’elenco dei Caduti: in maggioranza, donne, bambini e minori, per un’età media di ventisei anni.  Presso il monumento in Pietra del Carso, anche quest’anno ha avuto luogo la cerimonia commemorativa, con l’intervento ufficiale del Comune e la presenza delle Associazioni d’Arma  e di quelle patriottiche, ciascuna con i rispettivi Labari, e con l’intervento di molti cittadini, a conferma della perenne, attenta sensibilità con cui quell’infausta pagina di storia continua ad essere ricordata nello spirito della Legge 30 marzo 2004 n. 92, ma prima ancora, nella memoria delle Vittime innocenti e nel rifiuto categorico di ogni violenza.

Laura Brussi Montani  -  Esule da Pola.                                                                                                               Opera Nazionale per i Caduti senza Croce.


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Autore principale Laura Brussi Montani. Altri testi di Elio Varutti, coordinatore del Gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine. Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie: collezione di Laura Brussi Montani e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede Via Aquileia, 29 – I piano, c/o ACLI – 33100 Udine – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin. Vice presidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi. Sito web:  https://anvgdud.it/

domenica 27 agosto 2017

La strage di Vergarolla, 18 agosto 1946, libro di Paolo Radivo

Questo importante libro sull’attentato vile di Pola si divide in tre parti. La prima, di tipo espositivo, esamina i vari giornali e testi delle radio emittenti del territorio giuliano prodotti al momento del tragico fatto, ovvero il 18 agosto 1946. 
La copertina del volume

Alcuni giornalisti scrivono della “strage di Vergarolla”, altri solo di “esplosione”. Sono poi analizzate le conseguenze politiche, militari e sociali dell’eccidio della spiaggia di Pola (detta di Vergarolla), sotto vari aspetti. Il secondo capitolo contiene l’elencazione commentata di tutti gli articoli comparsi sulle testate giornalistiche giuliane coeve di lingua italiana, slovena e croata, aldilà della specifica tendenza politica. 
Nella terza parte Radivo, direttore de «L’Arena di Pola», effettua un puntuale raffronto tra le fonti dirette giornalistiche di quegli anni del dopoguerra con quelle archivistiche, giornalistiche, bibliografiche e orali successive. «In questa parte finale – come scrive l’autore nella Introduzione – si possono inoltre leggere alcuni documenti d’archivio inglesi e italiani finora inediti, almeno nella loro versione integrale e/o nella loro traduzione italiana».
Il libro affronta almeno un paio di fondamentali obiettivi di tipo documentario e di indagine, per fare chiarezza sui mandanti, sugli esecutori della strage, confrontando le pubblicazioni più recenti, anche dei negazionisti neo-titini. È vero che finalmente c’è per la prima volta la rassegna completa della stampa giuliana d’epoca sul tema. D’altro canto qui si illustrano i contenuti di quegli articoli in modo critico e vengono pure confrontati con tutto ciò che è stato pubblicato in seguito. Paolo Radivo fornisce pure nuovi elementi e spunti di personale riflessione.
«Quest’opera fu concepita anni or sono – spiega l’Autore – come uno dei progetti 2012 del Libero Comune di Pola in Esilio, da realizzare grazie al contributo finanziario della legge 72/2001 sulle attività culturali delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati. Lo scopo era di fornire sia agli studiosi sia agli interessati una preziosa fonte primaria mancante, utile anche per successive ricerche, insieme a un imprescindibile corredo narrativo».
Nel frattempo l’esule polese Lino Vivoda ha pubblicato in un suo libro, del 2013, alcune rivelazioni importanti circa uno dei possibili attentatori. Spiega ancora Radivo che, nel 2014, sono usciti in contemporanea due testi storiografici ineludibili su Vergarolla: il volume del giovane storico piemontese Gaetano Dato e l’opuscolo del compianto storico fiumano William Klinger, commissionato dal Libero Comune di Pola in Esilio ed allegato a «L’Arena di Pola».
Purtroppo le fonti principalmente archivistiche e secondariamente giornalistiche consultate e proposte dai due autori, secondo l’opinione di Paolo Radivo. non hanno permesso di rispondere in modo risolutivo ai quesiti cruciali ancora aperti: chi furono i mandanti e gli esecutori? Qual era il loro movente? Quante furono le vittime totali? Chi erano quelle non identificate? Quanti furono nel complesso i feriti e come si chiamavano quelli non registrati? Il Governo Militare Alleato della Venezia Giulia, che respinse qualsiasi responsabilità legale, contribuì al pagamento dei sussidi ai feriti e ai familiari delle vittime?
La mancata soluzione di tali rebus – scrive ancora l’Autore – ha confermato l’utilità e l’opportunità di compiere un lavoro organico ed esaustivo sulle fonti giornalistiche giuliane di allora, invece di renderlo superfluo. Inoltre le recentissime acquisizioni pubblicistiche e testimoniali hanno consigliato una ricognizione e un’analisi di quanto emerso dopo il 1946 per offrire un quadro possibilmente completo del materiale oggi esistente sulla spinosa materia.
Nemmeno la consultazione sistematica dei giornali giuliani del tempo e l’illustrazione ragionata delle altre fonti disponibili hanno consentito di sciogliere definitivamente tutti i nodi essenziali del caso, conclude Radivo. Hanno di certo colmato determinate lacune, fornendoci elementi nuovi e a volte illuminanti.
Trieste, colle di San Giusto, 2017 - Lapide in memoria delle 64 vittime riconosciute della strage di Vergarolla. Si ringrazia per la fotografia: Carlo Cesare Montani, esule da Fiume

«Ora ne sappiamo di più sui preparativi e sulle gare natatorie svoltesi la mattina di domenica 18 agosto 1946 a Vergarolla – spiega Paolo Radivo – sul luogo e l’orario dello scoppio». Si sa di più sull’impatto materiale e psicologico causato a Pola e ai polesani, sul numero e le caratteristiche degli ordigni esplosi, sui soccorsi alle vittime e le cure ai feriti, sul lutto cittadino, sul numero esatto e i dati anagrafici dei morti identificati e sepolti, che sono 64, come segnato sulla lapide in San Giusto a Trieste. Nessun morto ci fu fra i filo-jugoslavi. Si sa con minore precisione il nome delle vittime non identificate e dei feriti, sui funerali, sul cordoglio e la solidarietà di polesi e di altri.
Se ne sa di più «sul recupero degli effetti personali delle vittime, sulle messe di suffragio, sulle benemerenze al dottor Geppino Micheletti – aggiunge l’Autore – sui feriti e i familiari delle vittime beneficiari del sussidio corrisposto tramite la Presidenza di Zona, sulle indagini ufficiali, sulle polemiche circa le responsabilità, sulla rimozione degli ordigni residui dalla città, sulla natura dolosa o accidentale dello scoppio, sui possibili esecutori e mandanti, sul movente, sullo scenario politico-diplomatico in cui la strage si collocò, sulle speranze che i polesani filo-italiani ancora nutrivano, sull’offensiva terroristica condotta dai titini contro i filo-italiani e gli anglo-americani nella Venezia Giulia, sulle altre piste ventilate oltre a quella jugoslava (che rimane la più verosimile), nonché sul completamento delle gare a Vergarolla interrotte il giorno della catastrofe. Ora sappiamo inoltre dell’indagine avviata dalla magistratura italiana ma subito avocata per competenza dal Governo Militare Alleato».
Ormai è stato celebrato il 71° anniversario del terribile misfatto e abbiamo a disposizione, da qualche tempo, questo volume di Radivo che ci consente di fornire in forma integrale una ponderosa fonte diretta (quella giornalistica), difficilmente proponibile in un libro di natura eminentemente commerciale. Men che meno in quelli di stampo politico. Così, oltre che alle opinioni, Radivo ha dato ampio spazio anche ai documenti.
«L’auspicio è che il copioso materiale fornito – conclude l’Autore – possa giovare a una migliore ricostruzione e a una più diffusa conoscenza della strage probabilmente più sanguinosa e ignorata dell’Italia repubblicana, in attesa di scoprire verità definitive sulle questioni ancora aperte o controverse».
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Gli interessati possono richiedere la versione cartacea del volume alla Redazione de «L’Arena di Pola»  redazione.arena@yahoo.it.
Per ulteriori informazioni: paolo.radivo@gmail.com
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Paolo Radivo, La strage di Vergarolla (18 agosto 1946) secondo i giornali giuliani dell’epoca e le acquisizioni successive, Libero Comune di Pola in esilio, «L’Arena di Pola», 2016, pagg. 648.
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Sitologia

mercoledì 23 agosto 2017

Esodo istriano e memoria storica. A 71 anni dalla strage di Vergarolla, di Carlo Montani

Volentieri si pubblica in questo blog un intervento di Carlo Cesare Montani, esule da Fiume, intitolato dallo stesso autore: “Esodo istriano e memoria storica. Riflessioni nel LXXI anniversario della strage di Vergarolla". 
Ecco le sue parole anche in riferimento alla manifestazione che si è svolta a Trieste il 18 agosto 2017 in memoria del tragico fatto (E.V.).

Trieste, 18 agosto 2017 - La lapide con i 64 nominativi delle vittime riconosciute dopo la strage di Vergarolla a Pola nel 1946

Esistono pagine di storia che non è possibile cancellare dalla memoria collettiva, anche quando la legge inesorabile del tempo parrebbe indulgere, se non proprio all’oblio, ad un ricordo più sfumato ed a celebrazioni sostanzialmente ripetitive. A queste pagine appartiene la tragedia di Vergarolla del 18 agosto 1946, in cui persero la vita oltre cento abitanti di Pola e del suo circondario, in maggioranza donne e bambini, Vittime del vile attentato ordito da una mano criminale durante la manifestazione sportiva organizzata dalla Società “Pietas Julia” per celebrare il suo sessantesimo anniversario.
Nel capoluogo istriano, momentaneamente affidato al Governo Militare Alleato in attesa delle decisioni che sarebbero state assunte dalla Conferenza di pace in corso a Parigi, non si erano perdute le speranze che Pola potesse restare italiana, sebbene molti segnali avessero già indicato la diversa propensione delle grandi Potenze, e proprio il 15 agosto una grande manifestazione patriottica all’insegna delle Bandiere tricolori aveva animato la vecchia Arena di un nuovo fervore all’insegna della fede e della speranza. Tre giorni dopo, le bombe fatte esplodere sulla spiaggia di Vergarolla ed il sangue innocente versato in maniera tanto tragica da rendere impossibile che oltre un terzo dei Caduti venissero almeno identificati, fecero comprendere che ogni residua fiducia non aveva motivo di sussistere.
Ancor prima della decisione ufficiale di trasferire la sovranità alla Jugoslavia, che sarebbe stata sottoscritta col trattato di pace del successivo 10 febbraio 1947, i cittadini di Pola presero la decisione quasi unanime di scegliere la via dell’Esilio, che vide la partenza di oltre nove decimi della cittadinanza, compiutasi entro l’inverno, in condizioni che non è azzardato definire drammatiche. Tutto ciò, analogamente a quanto accadde a Fiume, a Zara e nelle altre città giuliane e dalmate, con una sola differenza significativa: grazie alla presenza degli Alleati, quella di poter documentare in modo esaustivo, anche attraverso immagini e filmati, un dramma davvero epocale.
Trieste, 18 agosto 2017 - Cerimonia a San Giusto per la strage di Vergarolla del 1946

La storiografia, la memorialistica e le testimonianze dirette esimono dal proporre nuovamente all’attenzione comune ogni dettaglio sulla strage di Vergarolla e sull’Esodo dalle dimensioni plebiscitarie. Qui, basti rammentare il nobile comportamento di qualche eroe come il dottor Geppino Micheletti, chirurgo dell’Ospedale di Pola, che volle continuare l’opera per gli innumerevoli feriti pur essendo stato informato della perdita dei suoi bambini; od il gesto di Maria Pasquinelli, che proprio il 10 febbraio avrebbe colpito, in segno di estrema protesta, il comandante della piazzaforte locale, Gen. Robert De Winton; ma soprattutto la pur tardiva conferma che la mano criminale era stata quella dell’OZNA, la polizia politica di Tito, come emerse nel 2008 dall’apertura degli archivi del Foreign Office.
Oggi preme sottolineare che quella tragedia non appartiene soltanto alla storia, ma vive nella matura consapevolezza del mondo esule e degli Italiani di buona volontà. Lo attestano, fra l’altro, le celebrazioni del 18 agosto che si susseguono ogni anno a Trieste nella Zona Sacra di San Giusto, presso la stele eretta in memoria delle Vittime, ad iniziativa della Federazione Grigioverde e delle sue Associazioni d’Arma, col valido supporto di alcune Organizzazioni esuli. Quest’anno, in occasione del LXXI anniversario, c’è stato un ulteriore salto di qualità: oltre alla tradizionale presenza del Gonfalone cittadino di Trieste, decorato di Medaglia d’Oro al Valore, scortato dalla Guardia Civica in alta uniforme, si sono levate alte e solenni le note del “Nabucco” mentre a tutti i presenti è stata offerta una “Votiva Lux” che ha fatto rifulgere in fronte alle acque dell’Amarissimo una fiamma collettiva di speranza perenne.
Fra le tante presenze sia consentito rammentare quelle di Marco Gabrielli, Presidente del Consiglio comunale di Trieste, in rappresentanza del Sindaco; e di Giorgio Rustia, Presidente dell’Associazione Nazionale Congiunti dei Deportati Dispersi in Jugoslavia, accompagnato dagli eredi ed amici di non pochi Martiri infoibati o diversamente massacrati dai partigiani comunisti nella plumbea stagione del 1943-1947. La presenza dei tanti vessilli associativi schierati davanti alla stele, assieme alla consapevole ed attenta partecipazione di un ampio pubblico, hanno attestato, se per caso ve ne fosse stato bisogno, che il ricordo dell’Esodo e delle Foibe, a Trieste come altrove, non corrisponde alle pur commendevoli esigenze della ritualità ripetitiva, ma trova fondamenti etici e spirituali in una diffusa coscienza patriottica e civile, compendiata nel commosso rito della Benedizione al monumento, onorato dalla Bandiera nazionale e dai fiori degli Esuli. In effetti, si tratta di valori non negoziabili, al di là di ogni compromesso e delle dispute nominalistiche circa dettagli di momento minore.

Un incredibile documento, datato 16 luglio 1946, della Camera Confederale del Lavoro di Pola esprimente "la volontà di esodo in Italia nel deprecato caso che la città venga ingiustamente assegnata alla Jugoslavia".     Collezione Sergio Satti, Udine

Vergarolla è stato un episodio significativo del delitto contro l’umanità perpetrato con le Foibe, le fucilazioni, gli annegamenti, ed ogni sorta di sevizie prima della morte liberatrice: in altri termini, di un vero e proprio genocidio. Essere consapevoli di questa storia, delle sue motivazioni, e dell’estremo sacrificio di chi non volle accettare l’ateismo di stato, il collettivismo forzoso, e la perdita di quegli alti valori umani e civili, non vuole sottintendere un semplice impegno per evitare la ripetizione di tanti ignobili delitti, come talvolta si sente banalmente e riduttivamente ripetere: al contrario, intende sottolineare la priorità di una scelta etica convinta, e la fedeltà ad un imperativo categorico come quello di amare la propria terra, le proprie radici, le proprie memorie. In una parola, la Patria.

Carlo Montani, Esule da Fiume
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In aggiunta all'articolo suddetto Carlo Montani ci ha generosamente inviato due fotografie che riguardano un fatto accaduto a margine della cerimonia di San Giusto, del 18 agosto 2017, e le seguenti parole:
"Davanti alla stele dei 64 uccisi a Vergarolla si sono incontrati Giorgio Rustia Presidente dell'Associazione Nazionale tra i Congiunti dei Deportati italiani uccisi o scomparsi in Jugoslavia (ANCDJ) e la Signora Nadia Benvenuti, figlia di un infoibato, il compianto Attilio.
Ebbene, nell’apprendere il cognome della signora, il presidente Rustia le ha dichiarato di conoscere perfettamente la tragica vicenda del suo papà, il modo in cui era stato massacrato ed anche il nome degli assassini. Per la signora Nadia è stata un’emozione fortissima ed un’occasione davvero commovente per ricordare, nel segno della fede e della speranza in una superiore Giustizia".
Giorgio Rustia, presidente dell'ANCDJ e Nadia Benvenuti, esule e figlia di padre infoibato

Attilio BENVENUTI, nato ad Isola d’Istria (Pola) il 24 maggio 1899. Servitore dello Stato, imprenditore e patriota. Catturato a Trieste nel maggio 1945. Imprigionato ai Gesuiti e quindi al Coroneo. Condotto alla Casa del Popolo di Isola. Massacrato dai partigiani in agro di Capodistria. Fedele alla Patria fino all’estremo Sacrificio. La figlia Nadia ricorda nel segno dei Suoi Valori di Uomo mite e buono.
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Questo è il programma della cerimonia svoltasi sul Colle di San Giusto a Trieste:
CERIMONIA COMMEMORATIVA DEI MARTIRI DI VERGAROLLA
COLLE DI SAN GIUSTO – TRIESTE, 18 AGOSTO 2017
PROGRAMMA
ORE 1920:  AFFLUSSO E SCHIERAMENTO RAPPRESENTANZE FAMIGLIE ISTRIANE  E ASSOCIAZIONI  COMBATTENTISTICHE E D’ARMA.
ORE 19.45: DISTRIBUZIONE CERI AI PRESIDENTI E OSPITI E COMPLETAMENTO SCHIERAMENTI.
ORE 20.00  :    INIZIA LA CERIMONIA CON GLI ONORI AL GONFALONE DELLA CITTA’ DI TRIESTE.
ORE 20.10 :   SALUTO DEL PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE GRIGIOVERDE E COMMEMORAZIONE DEI MARTIRI  DI VERGAROLLA.
ORE 20.15:   DEPOSIZIONE DELLA CORONA DI ALLORO AL MONUMENTO AI MARTIRI DI VERGAROLLA.
 “SILENZIO”.
PREGHIERA E BENEDIZIONE DELLA CORONA (SARA’   ESEGUITO IL BRANO “VA PENSIERO “ DAL NABUCCO DI G. VERDI).
ORE 20.30  :  IL GONFALONE DELLA CITTA’ DI TRIESTE LASCIA IL LUOGO DELLA CERIMONIA.
ORE 20.35:      FINE DELLA CERIMONIA.

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Altro raro documento attestante la volontà di esodo da Pola, datato 11 giugno 1946 della famiglia Bianca Tintinago. Sono 28.058 i cittadini di Pola che dichiarano per iscritto di abbandonare la città se questa verrà consegnata agli slavi.
I dichiaranti appartengono alle seguenti categorie; 439 industriali, 454 professionisti, 1.273 commercianti, 1.333 artigiani, 5.764 impiegati, 4.831 operai, 13.964 privati.
Fotografia di Bianca Tintinago, nata a Pola, che vive a Roma. Messaggio Facebook del 3.8.2017 su "Esodo istriano per non dimenticare".

Qui di seguito, si propone l’articolo di Elio Varutti, pubblicato nel web, il 18 agosto 2017, nel gruppo “ANVGD Udine” di Facebook:

«18 agosto 1946 - A Pola c'è la strage di Vergarolla. In quel periodo l'Istria era rivendicata dalla Jugoslavia di Tito, che l'aveva occupata fin dal maggio 1945. Pola invece era amministrata a nome e per conto degli Alleati dalle truppe britanniche, ed era quindi l'unica parte dell'Istria al di fuori del controllo jugoslavo.
Le responsabilità dell'esplosione, la dinamica e perfino il numero delle vittime (80-110) sono tuttora fonte di accesi dibattiti. Le prime inchieste della autorità inglese stabilì che "gli ordigni furono deliberatamente fatti esplodere da persona o persone sconosciute".
A marzo del 2008, "Il Piccolo" pubblicò una serie di quattro volumi sulla storia di Trieste, a cura di Fabio Amodeo e Mario J. Cereghino. Sulla base dei documenti del Public Record Office di Kew Gardens (Londra) – de-secretati recentemente – i due autori ricostruirono il complesso quadro storico delle vicende che interessarono Trieste, la Venezia Giulia e l'Istria fra il 1946 e il 1951, assemblando una scelta delle lettere, delle informative e dei dispacci segreti in possesso degli Alleati. Nel terzo di questi volumi, gli autori riportarono il testo di un'informativa riguardante la strage di Vergarolla, secondo la quale l'esplosione sarebbe stata in realtà un attentato pianificato dall'OZNA (il servizio segreto jugoslavo). Nell'informativa - datata 19 dicembre 1946 e intitolata "Sabotage in Pola" - si indica anche il nome di Giuseppe Kovacich come agente dell'OZNA, nonché uno degli esecutori materiali dell'attentato stesso».
Pola, 1932-1935, progetto dell'architetto Angiolo Mazzoni
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Cenno bibliografico
Paolo Radivo, La strage di Vergarolla (18 agosto 1946) secondo i giornali giuliani dell’epoca e le acquisizioni successive, Libero Comune di Pola in esilio, «L’Arena di Pola», 2016. 

domenica 12 febbraio 2017

Giorno del Ricordo 2017, Varutti all’UTE di Udine

Letizia Burtulo, presidente dell’Università della Terza Etàdi Udine, ha dato inizio alle celebrazioni del Giorno del Ricordo cittadine nell’aula magna della scuola il 9 febbraio 2017. 
Letizia Burtulo e Elio Varutti alla Università della Terza Età di Udine per il Giorno del Ricordo. Fotografia di Giorgio Gorlato

Ha poi presentato il relatore della lezione dedicata ai tragici fatti che nel secondo dopoguerra colpirono gli italiani vittime delle foibe e gli esuli istriani, fiumani e dalmati. L’incontro è stato tenuto dal professor Elio Varutti, del Consiglio Direttivo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia, Comitato provinciale di Udine. Il titolo della relazione  è stato: “Il Centro Smistamento Profughi di Udine a 70 anni dal Trattato di pace e dall’esodo da Pola”.
Ecco la lezione di Varutti: «Il 12 luglio 1946, il Comitato Esodo di Pola cominciò la raccolta delle dichiarazioni dei cittadini che intendevano lasciare la città nel caso di una sua cessione alla Jugoslavia; il 28 luglio furono diffusi i dati: su 31.700 polesani, 28.058 avevano scelto l’esilio».
La grande fuga di italiani da Pola fu causata, oltre che dalle prevaricazioni e dalle violenze titine, da un grave attentato che colpì la città il 18 agosto 1946, nella spiaggia sita nelle sue vicinanze. La strage di Vergarolla fu provocata dall’esplosione di materiale bellico giacente a fine conflitto. L’esplosione provocò la morte di non meno di 80 persone. In quel periodo l’Istria era rivendicata dalla Jugoslavia di Tito, che l’aveva occupata fin dal maggio 1945. Pola, invece, era amministrata a nome e per conto degli Alleati dalle truppe britanniche, ed era quindi l’unica parte dell’Istria al di fuori del controllo jugoslavo.
Udine, aula magna della UTE, 9 febbraio 2017

Le responsabilità dell’esplosione, la dinamica e perfino il numero delle vittime della strage di Vergarolla sono tuttora fonte di accesi dibattiti. L’inchiesta della autorità inglesi stabilì che "gli ordigni furono deliberatamente fatti esplodere da persona o persone sconosciute".      
Poi Varutti ha presentato la storia del Centro di Smistamento Profughi istriani di Udine, che funzionò in Via Pradamano, dal 1947 al 1960. Da questo sito, sorto come Collegio convitto dell’Opera Nazionale Balilla nel 1935-1936, opera dell’architetto Ermes Midena, transitarono oltre cento mila esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia. Oggi è una scuola media, una biblioteca, una piscina ed altro.
Poi è stato letto il pensiero di un esule, nato a Fiume e riparato oggi a Genova. Si tratta di Aldo Tardivelli, classe 1925: « La Grande Guerra è stata combattuta per il compimento dell’unità d’Italia. La vera storia di uomini che avevano vissuto la terribile esperienza. Un modo di “vedere” la sofferenza degli uomini nella guerra sul Carso, sull’Isonzo, a Caporetto, a Tolmino…
I governanti d’oggi dimenticano di ricordare gli ideali dei poveri fanti che avevano lasciato la pelle in quella terra, per la grandezza della Patria? Un risultato così è vanificato con il mortificante Trattato di pace del 1947 pagato con il peso di una guerra perdente, ma anche da una politica arrendevole nella Conferenza di pace. Una storia della Venezia Giulia stravolta dai fatti, mistificata in questi anni sui libri scolastici e nelle menti di tutto un popolo nello spiegare ricordando gli eventi a quelli che non li hanno vissuti, vicende che hanno determinato la perdita di gran parte della regione, il soffocamento di Trieste e di Gorizia e l’esilio di 350 mila istriani, fiumani e dalmati».  
Sono stati mostrati molti documenti e cimeli originali dell’esodo giuliano dalmata raccolti dal professore udinese nelle sue ricerche sul tema dall’inizio del terzo millennio.
Udine, aula magna della UTE. La signora con la maglia rossa è Sara Harzarich, nipote del maresciallo Arnaldo Harzarich. Vicino a lei ci sono Letizia Burtulo, Carmelo Spiga e Paolo Braida. Fotografia di Giorgio Gorlato

Sono stati descritti i sei punti di accoglienza dei profughi a Udine. Nel 1944 le prime donne di Pola con bambini furono ospitate nelle baracche di San Rocco. Poi, finita la guerra, fu attivato un Centro Raccolta Profughi in Via Gorizia, come dice la gente. In realtà si tratta di una strada lì vicino: è Via Monte Sei Busi. In una vecchia succursale scolastica della scuola elementare “Dante Alighieri” furono tenuti i primi profughi in un edificio diroccato e in alcune tende. Nel 1947, quando gli avieri inglesi abbandonarono l’acquartieramento nella stessa zona di oltre 40 bidonville, ecco che gli istriani, fatta la dovuta richiesta, si insediarono per alcuni anni in quello che fu definito come il Villaggio Metallico. Un’altra bidonville, di poche baracche, fu installata a San Gottardo. Sempre nel 1947 aprì i battenti il Centro Smistamento Profughi di Via Pradamano e nel 1959 alcune famiglie di profughi dovevano dormire nella cripta del Tempio Ossario, non essendoci più posto.
Sono stati illustrati, infine, i quattro villaggi giuliani costruiti coi fondi UNRRA e delle case popolari. Tali luoghi esistono ancor oggi e, in qualche caso, vi abitano certi esuli. Si va dal primo villaggio giuliano edificato nel 1950 in Via Casarsa, Via Cormòr Basso. Il Villaggio di San Gottardo è del 1955. Le case di Via Fruch sono del 1956. Il villaggio giuliano di Sant’Osvaldo, infine, è degli ultimi anni cinquanta.
Il professor Elio Varutti durante la conferenza alla UTE di Udine. Fotografia di Giorgio Gorlato.
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Redactional e networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti.

sabato 20 agosto 2016

Strage di Vergarolla, memorial a Pola e Trieste, 18 agosto 1946-2016

«È prezioso il lavoro di quanti continuano a cercare la verità – ha detto Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia – a svelare anche minuti episodi di quel tragico giorno sulla spiaggia di Pola, a ricostruire un mosaico ormai sempre più leggibile nella sua nefandezza. Fu strage etnica e ideologica, fu un massacro di innocenti, fu la follia premeditata di uomini non sazi di sangue. La Regione Friuli Venezia Giulia anche quest’anno sarà presente».
Il giorno prima della cerimonia commemorativa di Pola, in Istria, la presidente Serracchiani ha comunicato la sua riflessione sulla strage di Vergarolla, a 70 anni dal tragico fatto. Accadde il 18 agosto 1946, quando sulla spiaggia della città portuale istriana, affollata per la popolare manifestazione di nuoto della “Pietas Julia”, lo scoppio di un grosso arsenale di esplosivo uccise oltre 80 perone.
«La visione dei corpi di donne e bambini che giacciono a terra, in questa nostra Europa oggi come allora, ci torturi a fondo e a lungo - ha concluso la Serracchiani - e sia l’immagine di un orrore che non siamo più disposti a rivivere».
La catastrofe è stata rievocata a Pola insieme al centenario del martirio di Nazario Sauro (10 agosto 1916) nelle cerimonie organizzate dalla locale Comunità degli Italiani e dal Libero Comune di Pola in Esilio, in collaborazione con il Consolato generale d’Italia a Fiume.
 La commemorazione, cui la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia è stata presente con l’assessore Francesco Peroni, ha avuto inizio alle 10,30 nel Duomo di Pola, per proseguire in largo “Vittime di Vergarolla”. Si è conclusa in quella che fu la tomba della Medaglia d’oro al valor militare Nazario Sauro. Ecco le parole di Francesco Peroni, assessore del Friuli Venezia Giulia al Coordinamento e Programmazione delle politiche economiche e comunitarie.
«Vergarolla settant’anni dopo ripropone, ancora più acuta, l’urgenza di rendere giustizia a tutte quelle vittime innocenti – ha detto Peroni – anzitutto a coloro che persero la vita in quel tragico 18 agosto, ma anche alle migliaia di superstiti, poi costretti a una sopravvivenza privata delle libertà fondamentali, oppure indotti a un doloroso esodo dalle proprie terre».
Trieste - Colle di San Giusto, autorità civili e militari al Parco Rimembranza in ricordo delle vittime della strage di Vergarolla. Fotografia di Laura Brussi 2016.

«Ricordare la strage di Vergarolla - ha aggiunto Peroni, nella cerimonia di Pola, oggi Croazia - non sia solo esercizio riparatorio di memoria collettiva, ma anche occasione di rinnovata coesione nei valori di convivenza democratica e di tolleranza". Secondo l’assessore regionale, quella tragedia rappresenta «un monito tanto più attuale in tempi come i nostri, nei quali forme di terrorismo sempre più agguerrite insanguinano, con la stessa violenza cieca degli assassini di Vergarolla, l’Europa pacifica e civile che vorremmo consegnare alle future generazioni».

Alle affollate cerimonie di Pola del 18 agosto 2016 hanno preso parte, tra gli altri, il vicesindaco e presidente della Comunità degli Italiani di Pola Fabrizio Radin, il sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio Tullio Canevari, il console generale d’Italia a Fiume Paolo Palminteri, il rappresentante dell’ambasciatore d'Italia a Zagabria Mattia Mazza e il presidente della Giunta esecutiva dell’Unione italiana Maurizio Tremul.
Trieste - Colle di San Giusto, il picchetto d'onore del Comune di Trieste, in tenuta storica con gonfalone, in ricordo delle vittime della strage di Vergarolla.  Fotografia di Laura Brussi 2016.

Networking & redactional di Elio Varutti
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Presento qui di seguito il Comunicato stampa emesso da Laura Brussi, autrice delle fotografie in questo servizio giornalistico su un'altra cerimonia commemorativa dell'eccido svoltasi a Trieste.

VERGAROLLA : UN GIUDIZIO STORICO E MORALE
NEL LXX ANNIVERSARIO DELL’ECCIDIO

La strage del 18 agosto 1946: un delitto contro l’umanità nel quadro della pulizia etnica dell’Istria. Vibrante ricordo patriottico nella commemorazione di Trieste. L’eccidio compiuto settant’anni orsono sulla spiaggia di Vergarolla, nei pressi di Pola, mentre era in corso una grande manifestazione sportiva, è passato alla storia come la massima strage di civili compiuta in Italia durante il Novecento, in periodo di pace: una   mano   criminale   fece   esplodere   circa   trenta   bombe   di   profondità   ad   alto potenziale, residuo bellico accatastato nelle vicinanze, il cui contenuto era pari a dieci tonnellate di tritolo.
Gli ordigni erano stati opportunamente disinnescati, ma qualcuno accese proditoriamente una miccia: le Vittime si contarono, secondo la testimonianza storica di Padre Flaminio Rocchi, in oltre cento, ma quelle che si riuscì a identificare furono solo 64: gli effetti della deflagrazione erano stati sconvolgenti ed allucinanti, come attestano le cronache del tempo. Non  si  debbono dimenticare   i   feriti, in numero   ancora   maggiore,   ed   a   più   forte ragione, coloro che rimasero mutilati e parzialmente invalidi; tanto meno, l’eroico Dottor Giuseppe Micheletti, rimasto ad operare nell’ospedale cittadino sino all’indomani, pur essendo stato informato che i suoi due bambini erano scomparsi a Vergarolla. Pola visse quella tragedia come l’atto finale di un’ingiustizia epocale che si sarebbe completata qualche mese più tardi con la firma del trattato di pace (10 febbraio 1947) e la perdita italiana della Dalmazia, di Fiume e di massima parte dell’Istria.
In effetti, fu a seguito dell’eccidio che caddero le ultime speranze, e che quella di scegliere l’Esilio, abbandonando tutto, divenne una decisione plebiscitaria, condivisa dal 92 per cento della cittadinanza (con un’incidenza analoga a quelle di tutta la Venezia Giulia trasferita sotto la sovranità dell’usurpatore).
L’Esodo fu un giudizio etico e politico, tanto definitivo quanto irreversibile, che il tempo e la storiografia hanno consolidato, ma che è bene confermare e ribadire: se non altro, perché non mancano voci, sia pure largamente minoritarie, che interpretano Vergarolla alla stregua di un fatto accidentale, se non addirittura di matrice Alleata, mentre è stato confermato, in specie dopo l’apertura degli Archivi britannici di Kew Gardens,   quello   che   tutti   avevano   compreso   immediatamente,   non   solo   a   Pola, ravvisando nella strage la lunga mano della polizia politica di Tito.
In questa ottica si colloca, lungi da una pur doverosa ritualità ripetitiva, la forte e sentita partecipazione alle iniziative che ogni 18 agosto ricordano quella sanguinosa pagina di storia, in cui caddero, a sedici mesi dalla fine della guerra, tante ulteriori Vittime innocenti della “pulizia etnica” (in maggioranza donne e bambini, per un’età media di 26 anni). Non poteva essere diversamente, e così è stato, per la celebrazione del settantennio, svoltasi a Trieste - ad iniziativa della Federazione Grigioverde e della Famiglia Polesana in Esilio -  davanti alla stele in pietra del Carso che, innanzi alla Cattedrale di San Giusto, affida i nomi dei Caduti alla “pietas” dei superstiti e dei posteri: una stele, giova ricordarlo, fortemente voluta dal compianto Generale Riccardo Basile, che per tanti anni aveva retto, e stretto in un unico abbraccio, Federazione e Famiglia.
Alla presenza delle Autorità civili e militari e del Gonfalone di Trieste decorato di Medaglia   d’Oro   al   Valor   Militare,   le   Vittime   di   Vergarolla,   dopo   l’allocuzione pronunciata con brevi e sentite parole dal Presidente della Federazione, sono state onorate con la Benedizione, con la recita delle preghiere di rito, e con la deposizione di omaggi floreali sulle note del Silenzio, seguita da quelle dell’Inno nazionale.
Oltre ai labari delle decine di Associazioni d’Arma riunite nella Grigioverde, ed a quelli   di   Lega   Nazionale,   Unione   degli   Istriani,   Famiglia   Polesana,   ed   altre Organizzazioni Esuli, è da sottolineare la commossa partecipazione di tanti cittadini, compresi   non   pochi   turisti   presenti   nella   Zona   Sacra   di   San   Giusto,   spesso inconsapevoli   della   tragedia   di   Vergarolla,   stante   la   colpevole   disinformazione perseguita per troppo tempo dall’Italia ufficiale.
In   buona   sostanza,   la   strage   del   18   agosto   1946   è   assurta   a   testimonianza emblematica della tragedia di un intero popolo: quello giuliano, istriano e dalmata, che aveva avuto il solo torto, per dirla con le parole di Maria Pasquinelli, di amare incommensurabilmente la sua Patria.
Ebbene, questa testimonianza è rivissuta nella celebrazione del settantennio, nell’omaggio perenne alle Vittime, e nel segno della speranza proposto dalla partecipazione dei giovani e dei bambini, quasi a sottolineare che da Vergarolla non scaturisce soltanto il pur commendevole e necessariamente commosso Ricordo, ma nello stesso tempo, un impegno di vita a lungo termine, in senso nobilmente patriottico, e quindi etico. I Caduti di Vergarolla sono presenti attivamente nelle menti e nei cuori di tutti gli Italiani di buona volontà, e lo saranno sempre.
                                                                                                                  Laura Brussi


Trieste - Colle di San Giusto, labari dell'associazionismo degli esuli presso la lapide con i nomi delle vittime della strage di Vergarolla.  Fotografia di Laura Brussi 2016.


L’opinione di Italo Gabrielli
Per descrivere il clima generale di vita degli italiani dell’Istria dopo l’8 settembre 1943 e anche dopo la Seconda guerra mondiale, sotto l’occupazione dei partigiani di Tito, cito l’intervento del professor Italo Gabrielli, esule da Pirano d’Istria, in merito al Giorno del Ricordo 2016. Avverto che il professore Gabrielli usa il termine di “genocidio” per le violenze perpetrate dai titini nei confronti degli italiani d’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Ciò in base alla prima definizione di “genocidio” data dal giurista polacco Raphael Lemkin, nel 1943. Tale approccio, tuttavia, non è condiviso da certi storici. 
«Quando si parla con gli anziani, le loro sofferenze vengono di nuovo alla luce come un fiume carsico. Alcuni ricordano le grida dei morituri sull’orlo dell’abisso o le testimonianze di un’agonia talvolta impietosamente lunga, mentre altri rammentano la perquisizione e l’arresto, spesso notturno, di cui i loro congiunti od amici furono angosciati ed atterriti protagonisti. Come dimenticare il vicino che non ritorna, le fughe in preda al terrore, le urla di una madre nell’apprendere che il figlio era stato vittima innocente del genocidio?
Come rimuovere lo sconforto derivante dall’ateismo di stato che si sarebbe voluto imporre, costringendo i sacerdoti a svolgere clandestinamente la propria missione, ed in tanti terribili casi a conoscere il dramma dell’estremo sacrificio non privo di agghiaccianti sevizie in odium fidei?
Tutto questo è scolpito a lettere indelebili nell’animo del popolo istriano, fiumano e dalmata, che invita tutti gli italiani di buona volontà a non dimenticare le enormi ingiustizie subite, tanto da costringere una grande comunità di 350 mila persone ad abbandonare la propria terra e quanto avevano di più caro, a cominciare dalle tombe sparse in almeno 300 cimiteri e lasciate alla protervia dell’usurpatore.

Nondimeno, si sappia che quel popolo non rinuncia alla propria fede ed alla propria speranza. Come il Vescovo di Trieste e Capodistria Mons. Antonio Santin ebbe ad affermare nella toccante Preghiera dell’Infoibato composta nel 1959, le vie dell’iniquità non possono essere eterne. In Croazia, in Slovenia, In Italia, nel mondo».
Trieste - Colle di San Giusto, esuli di Fiume (con bandiera) e di Pola alla cerimonia commemorativa per le vittime della strage di Vergarolla. Fotografia di Laura Brussi 2016.

Il commento di Carlo Cesare Montani
Mi sia consentito di aggiungere un commento del 2012 sulla strage di Vergarolla, scritto da Carlo Cesare Montani, esule da Fiume.
«La vigilia dell’esodo da Pola fu resa più drammatica dal citato eccidio di Vergarolla de 18 agosto 1946, in cui persero la vita oltre cento vittime, in maggioranza donne, madri di famiglia e bambini (l’età media dei Caduti che fu possibile identificare fu calcolata in 26 anni). Fu la strage più cruenta mai accaduta in Italia nel tempo di pace, per cause non naturali: in quella domenica di agosto tanti polesi si erano concessi una gita al mare in concomitanza con le gare di nuoto della Coppa Scarioni, ma andarono incontro ad un destino davvero tragico. Ventotto bombe di profondità, residuato bellico posto in prossimità della spiaggia previa opera di sicuro disinnesco, venero fatte scoppiare proditoriamente dando luogo ad una vera e propri ecatombe. Tutti percepirono subito quale fosse stata la matrice del delitto nell’intento di spingere all’esodo coloro che non si erano ancora rassegnati: ebbene, dopo 60 anni, l’apertura degli archivi inglesi di Kew Gardens (Foreign Office) ha confermato che la strage fu opera dell’OZNA, la polizia politica jugoslava, ed ha affidato i nomi di cinque responsabili alla memoria ed al giudizio dei posteri».
Trieste - Colle di San Giusto, autorità con esuli e i loro discendenti alla cerimonia per le vittime della strage di Vergarolla.  Fotografia di Laura Brussi 2016.


Trieste - Colle di San Giusto, il momento religioso in ricordo delle vittime della strage di Vergarolla. Fotografia di Laura Brussi 2016.

Cenni bibliografici e sitologici

- Italo Gabrielli, Dal ricordo alla fede ed alla speranza. Qualche riflessione nell’anniversario del Ricordo (10 febbraio 1016), Trieste, 2016, pag. 2, dattiloscritto.
- Italo Gabrielli, Istria Fiume Dalmazia. Diritti negati genocidio programmato, Trieste, 2011 (stampato da Lithostampa, Pasian di Prato, Udine), pag. 160.
- Carlo Cesare Montani, Esodo e foibe, Consiglio Regionale della Toscana, Firenze, Seduta solenne del 10 febbraio 2012 per il Giorno del Ricordo, pag. 6, dattiloscritto.
“La strage di Vergarolla”, «Difesa Adriatica», IV, 12 agosto 1950, p. 3.