lunedì 18 dicembre 2017

Mauro Tonino col romanzo Rossa terra a S. Quirino di Pordenone e l’ANVGD

È stato un bell’incontro. Ci sono stati vari interventi costruttivi in un locale pieno di ricordi istriani. L’evento si è tenuto venerdì 15 dicembre 2017, alle ore 18,30 presso l’Agriturismo Ristoro da Sferco in Via Umago, 2 a San Quirino di Pordenone. 
Michele Bernardon, Bruna Zuccolin, Mauro Tonino, Elio Varutti e Silvano Varin

Lo scrittore Mauro Tonino ha parlato del suo libro intitolato “Rossa terra”. L’originale racconto ha per sottotitolo: “Viaggio per mare di un esule istriano con il nipote. Tra emozioni, storia, speranze e futuro”. È stato edito a Pasian di Prato (UD), dalla casa editrice L’Orto della Cultura nel 2013, ma desta ancor oggi grande interesse e accesi dibattiti.
L’incontro culturale è stato organizzato dai Comitati Provinciali di Udine e di Pordenone dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD). L’evento si è tenuto anche con il prezioso contributo dell’Associazione EFASCE di Pordenone, in particolare grazie al suo Presidente Michele Bernardon, assieme all’ERAPLE.
«Sono molto contenta di aver inaugurato la collaborazione con altri Comitati Provinciali dell’ANVGD, come questo di Pordenone – ha detto Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine – perché in questo modo ci apriamo a interventi propositivi sul territorio riguardo ai temi dell’esodo giuliano dalmata per approfondire e sviluppare le ricerche sulle tradizioni culturali di quelle terre».
L'introduzione di Elio Varutti al libro di Mauro Tonino "Rossa terra" del 2013

Il romanzo storico sulle foibe e sull’Esodo istriano-dalmata è stato scritto da Tonino in punta di penna, cercando di presentare con pacatezza e serenità un tema così forte e dimenticato della storia.
Oltre ai saluti ufficiali della presidente ANVGD di Udine Bruna Zuccolin e del presidente dell’ANVGD di Pordenone Silvano Varin, ha parlato anche il presidente dell’EFASCE Michele Bernardon, mentre si è giustificato per l’assenza il direttore dell’ERAPLE Cesare Costantini. Varin ha ricordato le due grosse comunità di esuli istriano-dalmati di Villotte San Quirino e quella del Dandolo di Maniago, sempre in provincia di Pordenone, con cinquanta famiglie ciascuna. Bernardon ha detto che non si parla mai abbastanza delle vicende dell’esodo istriano.
Il volume è stato introdotto dal professor Elio Varutti, vicepresidente dell’ANVGD di Udine, alla presenza dell’autore. L’originale incontro culturale si è concluso con un brindisi istriano con Prosecco.
Al centro Daniele Cattunar, figlio di Marino Cattunar con una parte del pubblico

Mauro Tonino e la sua Rossa terra, secondo Varutti
È un testo pacato e sereno. Racconto di fantasia con riferimenti documentari e a fatti veri. Descrive un bel rapporto tra il nonno Marino Cattunar, classe 1934 e il nipote Filippo durante un viaggio in barca sulla costa istriana, così ha riferito Varutti. Si va alla scoperta delle radici e della foiba di Vines dove è stato gettato dai titini il corpo di Nazario Cattunar il 5 maggio 1945, a guerra finita. Notizia riferita dallo zio Virginio e dalla zia Giorgina “Nadàla” (pag. 131).
“Ho letto che le atrocità di un popolo prima o poi generano un senso di colpa – ha detto Varutti – che deve essere espiato da qualcuno. È tempo di parlare, col senso di pacificazione in una dimensione europea”.
Per il nipote Filippo è come un viaggio di iniziazione su fatti mai raccontati dal nonno. C’era la Cortina di ferro delle autorità, per consentire a Tito di sganciarsi dalla sfera sovietica e andare verso i Paesi non allineati (p. 98). C’era poi il Muro del silenzio eretto dentro le famiglie, per vergogna, per non riprovare il dolore patito. Mi chiedo se il fatto di non parlare di un evento tragico come le foibe sia un motivo per stare meglio e non soffrire. Talvolta si accendono gli animi. Succede che il dibattito storico si faccia esacerbato.
Tonino spezza una lancia a favore del dialogo e dell’ascolto con rispetto. In un certo senso insegna a dialogare, con queste sue parole, senza dover sopportare il Calvario delle sofferenze del truce fatto. Il ricordo è allora un sollievo. Diventa voglia di condividere il peso del dolore. Si distribuisce nella comunità di ascolto. Il dolore si annacqua, si allevia.
Una stanza dell'Agriturismo Ristoro da Sferco, con bandiere di Fiume, dell'Istria e Dalmazia

La guerra per Marino e Nazario Cattunar, con la matrigna, dato che la mamma è morta di tetano, comincia dopo l’8 settembre 1943, quando i partigiani di Tito “prendono possesso della nostra terra”. Siamo alla mercé di ustascia, cetnici, tedeschi e titini, racconta il testimone. Aggiunge: “Ci difesero quelli che passarono alla storia per cattivi, cioè i tedeschi e la X Mas”.
Che cosa sono gli infoibamenti? Cavità carsica e sepolcro di molti italiani. Papà Nazario getta la divisa e torna a casa. Il figlio è contento. Poi uno delle SS italiane gli ordina di riemettersi la divisa accusandolo di tradimento e di ammazzarlo davanti al figlio. Nazario, allora si rimette la divisa.
C’è un certo Toni che gli dice “No sta preoccuparte che te iudo”, salvo poi a far finta di niente. C’è la donna partigiana colta da Nazario con le armi addosso e le bombe, che viene lasciata libera per gesto di umanità, che invece non trovò Nazario. (p 91-2). C’è la musica di Antonio Smareglia (p. 95). Ci sono Prefazione e Postfazione dell’Autore. C’è il rastrellamento nazista e la fucilazione di 19 paesani scelti dal fascista del paese, poi scappato poco dopo il fatto (p 104). C’è il passaggio dal Campo profughi di Trieste (p. 103). C’è infine una storia sconvolgente. “Svi u iama” “Tutti gli italiani in foiba” si dicevano i partigiani alla fine del conflitto (p 132).
Agriturismo Ristoro da Sferco, San Quirino, un angolo dedicato a Fulvio Tomizza

Il dibattito e l’intervento di Mauro Tonino
L’autore di “Rossa terra” ha voluto rimarcare la grande dignità del popolo istriano. Poi ha aggiunto: “Gli esuli hanno pagato per tutti con le loro terre, i loro patrimoni e le loro vite, la storia vera dei Cattunar mi è stata suggerita da amici, poi a Vines ci hanno detto che anche nel mese di giugno 1945 girava un camion pieno di altri sventurati da uccidere nella foiba”.
Nel dibattito, che la presidente Zuccolin, ha aperto tra la ventina di interventi dopo l’intervento di Tonino, ha parlato per primo Daniele Cattunar: "Confermo tutto ciò che ha scritto Mauro Tonino riguardo alla vicenda dell'uccisione di Nazario Cattunar, di Villanova di Verteneglio".  
Poi è intervenuto Francesco Tromba, da Rovigno, esule a San Michele al Tagliamento, provincia di Venezia. “Sono di Rovigno del 1934 e il 16 settembre 1943 i titini hanno preso mio papà Giuseppe Tromba, del 1899, che era artigiano – ha detto Francesco Tromba – due di guardia stavano in strada e altri cinque sono entrati in casa… e solo nel 2003 ho saputo da donne del posto, dove era la foiba di Vines, perché lì fu buttato; uno dei partigiani responsabili era il tale Abbà, oggi io sono esule qui vicino, in provincia di Venezia”.
Anche Maura Pontoni, editrice del volume di Mauro Tonino ha voluto sottolineare l’impegno degli editori a pubblicare notizie e testimonianze sull’esodo istriano. «Ricordo inoltre che una mia insegnante delle scuole medie – ha aggiunto Maura Pontoni – che si chiamava Maria Rada, ha avuto ambedue i genitori uccisi e gettati nella foiba, come per Cattunar, come per Tromba».
L’ultimo partecipato intervento è stato del signor Veniero Venier, nato a Pola nel 1932. «Non posso dimenticare ciò che mi ha raccontato Francesco Tromba – ha concluso Venier – di quando il postino di Rovigno, tale Giorgio Abbà, fu infoibato, poi lo stesso accadde alla moglie che chiedeva notizie su di lui e pure la figlia Alice Abbà, di dodici anni».
Pure il registratore di cassa è imbandierato all’Agriturismo Ristoro da Sferco in Via Umago, 2 a San Quirino di Pordenone

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Riferimenti bibliografici ragionati
L’uccisione della famiglia di Giorgio Abbà, di Rovigno, è descritta anche nel seguente documento: Comune di Civitanova Marche, Provincia di Macerata, Verbale del Consiglio Comunale di data 26 febbraio 2011, p. 9.
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Servizio giornalistico a cura di Gabriele Anelli Monti. Fotografie di Daniela Conighi. Networking e ricerche di Sebastiano Pio Zucchiatti. Lettrice Bruna Zuccolin.