Visualizzazione post con etichetta Mauro Tonino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mauro Tonino. Mostra tutti i post

mercoledì 28 febbraio 2018

A Palmanova Mauro Tonino per il Giorno del Ricordo 2018


È stato un Giorno del Ricordo solenne ed istituzionale quello passato a Palmanova il 10 febbraio 2018. 
Adriana Danielis e Mauro Tonino

Organizzato dalla Città di Palmanova in collaborazione con il Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), ha visto alle ore 11.30 svolgersi il primo evento. Si è tenuto presso il Monumento ai Caduti, in Piazza Grande. È stata una cerimonia di commemorazione alla presenza delle autorità civili, militari e religiose.
Alle ore 11.45 nel Salone d’Onore presso il Palazzo Municipale si è parlato di “Rossa Terra. Esodo e Foibe. Tra storia, vissuti, speranze e futuro”. L’intervento ufficiale per l’ANVGD di Udine è stato curato dallo scrittore Mauro Tonino, autore del romanzo basato su una storia vera “Rossa terra”, edito nel 2013 da L’orto della cultura, di Pasian di Prato (UD). 
Tonino ha portato il saluto di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, impegnata altrove per le stesse scadenze istituzionali.
Ha aperto i lavori dell’incontro Adriana Danielis, assessore alle Politiche formative, Cultura, Turismo e ai Rapporti con le associazioni di riferimento del Comune di Palmanova, oltre che vice sindaco. Erano presenti alcuni studenti delle scuole medie.

--
Servizio giornalistico a cura di Gabriele Anelli Monti. Fotografie dell’Archivio ANVGD di Udine. Networking e ricerche di Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti.

Mauro Tonino



lunedì 18 dicembre 2017

Mauro Tonino col romanzo Rossa terra a S. Quirino di Pordenone e l’ANVGD

È stato un bell’incontro. Ci sono stati vari interventi costruttivi in un locale pieno di ricordi istriani. L’evento si è tenuto venerdì 15 dicembre 2017, alle ore 18,30 presso l’Agriturismo Ristoro da Sferco in Via Umago, 2 a San Quirino di Pordenone. 
Michele Bernardon, Bruna Zuccolin, Mauro Tonino, Elio Varutti e Silvano Varin

Lo scrittore Mauro Tonino ha parlato del suo libro intitolato “Rossa terra”. L’originale racconto ha per sottotitolo: “Viaggio per mare di un esule istriano con il nipote. Tra emozioni, storia, speranze e futuro”. È stato edito a Pasian di Prato (UD), dalla casa editrice L’Orto della Cultura nel 2013, ma desta ancor oggi grande interesse e accesi dibattiti.
L’incontro culturale è stato organizzato dai Comitati Provinciali di Udine e di Pordenone dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD). L’evento si è tenuto anche con il prezioso contributo dell’Associazione EFASCE di Pordenone, in particolare grazie al suo Presidente Michele Bernardon, assieme all’ERAPLE.
«Sono molto contenta di aver inaugurato la collaborazione con altri Comitati Provinciali dell’ANVGD, come questo di Pordenone – ha detto Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine – perché in questo modo ci apriamo a interventi propositivi sul territorio riguardo ai temi dell’esodo giuliano dalmata per approfondire e sviluppare le ricerche sulle tradizioni culturali di quelle terre».
L'introduzione di Elio Varutti al libro di Mauro Tonino "Rossa terra" del 2013

Il romanzo storico sulle foibe e sull’Esodo istriano-dalmata è stato scritto da Tonino in punta di penna, cercando di presentare con pacatezza e serenità un tema così forte e dimenticato della storia.
Oltre ai saluti ufficiali della presidente ANVGD di Udine Bruna Zuccolin e del presidente dell’ANVGD di Pordenone Silvano Varin, ha parlato anche il presidente dell’EFASCE Michele Bernardon, mentre si è giustificato per l’assenza il direttore dell’ERAPLE Cesare Costantini. Varin ha ricordato le due grosse comunità di esuli istriano-dalmati di Villotte San Quirino e quella del Dandolo di Maniago, sempre in provincia di Pordenone, con cinquanta famiglie ciascuna. Bernardon ha detto che non si parla mai abbastanza delle vicende dell’esodo istriano.
Il volume è stato introdotto dal professor Elio Varutti, vicepresidente dell’ANVGD di Udine, alla presenza dell’autore. L’originale incontro culturale si è concluso con un brindisi istriano con Prosecco.
Al centro Daniele Cattunar, figlio di Marino Cattunar con una parte del pubblico

Mauro Tonino e la sua Rossa terra, secondo Varutti
È un testo pacato e sereno. Racconto di fantasia con riferimenti documentari e a fatti veri. Descrive un bel rapporto tra il nonno Marino Cattunar, classe 1934 e il nipote Filippo durante un viaggio in barca sulla costa istriana, così ha riferito Varutti. Si va alla scoperta delle radici e della foiba di Vines dove è stato gettato dai titini il corpo di Nazario Cattunar il 5 maggio 1945, a guerra finita. Notizia riferita dallo zio Virginio e dalla zia Giorgina “Nadàla” (pag. 131).
“Ho letto che le atrocità di un popolo prima o poi generano un senso di colpa – ha detto Varutti – che deve essere espiato da qualcuno. È tempo di parlare, col senso di pacificazione in una dimensione europea”.
Per il nipote Filippo è come un viaggio di iniziazione su fatti mai raccontati dal nonno. C’era la Cortina di ferro delle autorità, per consentire a Tito di sganciarsi dalla sfera sovietica e andare verso i Paesi non allineati (p. 98). C’era poi il Muro del silenzio eretto dentro le famiglie, per vergogna, per non riprovare il dolore patito. Mi chiedo se il fatto di non parlare di un evento tragico come le foibe sia un motivo per stare meglio e non soffrire. Talvolta si accendono gli animi. Succede che il dibattito storico si faccia esacerbato.
Tonino spezza una lancia a favore del dialogo e dell’ascolto con rispetto. In un certo senso insegna a dialogare, con queste sue parole, senza dover sopportare il Calvario delle sofferenze del truce fatto. Il ricordo è allora un sollievo. Diventa voglia di condividere il peso del dolore. Si distribuisce nella comunità di ascolto. Il dolore si annacqua, si allevia.
Una stanza dell'Agriturismo Ristoro da Sferco, con bandiere di Fiume, dell'Istria e Dalmazia

La guerra per Marino e Nazario Cattunar, con la matrigna, dato che la mamma è morta di tetano, comincia dopo l’8 settembre 1943, quando i partigiani di Tito “prendono possesso della nostra terra”. Siamo alla mercé di ustascia, cetnici, tedeschi e titini, racconta il testimone. Aggiunge: “Ci difesero quelli che passarono alla storia per cattivi, cioè i tedeschi e la X Mas”.
Che cosa sono gli infoibamenti? Cavità carsica e sepolcro di molti italiani. Papà Nazario getta la divisa e torna a casa. Il figlio è contento. Poi uno delle SS italiane gli ordina di riemettersi la divisa accusandolo di tradimento e di ammazzarlo davanti al figlio. Nazario, allora si rimette la divisa.
C’è un certo Toni che gli dice “No sta preoccuparte che te iudo”, salvo poi a far finta di niente. C’è la donna partigiana colta da Nazario con le armi addosso e le bombe, che viene lasciata libera per gesto di umanità, che invece non trovò Nazario. (p 91-2). C’è la musica di Antonio Smareglia (p. 95). Ci sono Prefazione e Postfazione dell’Autore. C’è il rastrellamento nazista e la fucilazione di 19 paesani scelti dal fascista del paese, poi scappato poco dopo il fatto (p 104). C’è il passaggio dal Campo profughi di Trieste (p. 103). C’è infine una storia sconvolgente. “Svi u iama” “Tutti gli italiani in foiba” si dicevano i partigiani alla fine del conflitto (p 132).
Agriturismo Ristoro da Sferco, San Quirino, un angolo dedicato a Fulvio Tomizza

Il dibattito e l’intervento di Mauro Tonino
L’autore di “Rossa terra” ha voluto rimarcare la grande dignità del popolo istriano. Poi ha aggiunto: “Gli esuli hanno pagato per tutti con le loro terre, i loro patrimoni e le loro vite, la storia vera dei Cattunar mi è stata suggerita da amici, poi a Vines ci hanno detto che anche nel mese di giugno 1945 girava un camion pieno di altri sventurati da uccidere nella foiba”.
Nel dibattito, che la presidente Zuccolin, ha aperto tra la ventina di interventi dopo l’intervento di Tonino, ha parlato per primo Daniele Cattunar: "Confermo tutto ciò che ha scritto Mauro Tonino riguardo alla vicenda dell'uccisione di Nazario Cattunar, di Villanova di Verteneglio".  
Poi è intervenuto Francesco Tromba, da Rovigno, esule a San Michele al Tagliamento, provincia di Venezia. “Sono di Rovigno del 1934 e il 16 settembre 1943 i titini hanno preso mio papà Giuseppe Tromba, del 1899, che era artigiano – ha detto Francesco Tromba – due di guardia stavano in strada e altri cinque sono entrati in casa… e solo nel 2003 ho saputo da donne del posto, dove era la foiba di Vines, perché lì fu buttato; uno dei partigiani responsabili era il tale Abbà, oggi io sono esule qui vicino, in provincia di Venezia”.
Anche Maura Pontoni, editrice del volume di Mauro Tonino ha voluto sottolineare l’impegno degli editori a pubblicare notizie e testimonianze sull’esodo istriano. «Ricordo inoltre che una mia insegnante delle scuole medie – ha aggiunto Maura Pontoni – che si chiamava Maria Rada, ha avuto ambedue i genitori uccisi e gettati nella foiba, come per Cattunar, come per Tromba».
L’ultimo partecipato intervento è stato del signor Veniero Venier, nato a Pola nel 1932. «Non posso dimenticare ciò che mi ha raccontato Francesco Tromba – ha concluso Venier – di quando il postino di Rovigno, tale Giorgio Abbà, fu infoibato, poi lo stesso accadde alla moglie che chiedeva notizie su di lui e pure la figlia Alice Abbà, di dodici anni».
Pure il registratore di cassa è imbandierato all’Agriturismo Ristoro da Sferco in Via Umago, 2 a San Quirino di Pordenone

---
Riferimenti bibliografici ragionati
L’uccisione della famiglia di Giorgio Abbà, di Rovigno, è descritta anche nel seguente documento: Comune di Civitanova Marche, Provincia di Macerata, Verbale del Consiglio Comunale di data 26 febbraio 2011, p. 9.
--

Servizio giornalistico a cura di Gabriele Anelli Monti. Fotografie di Daniela Conighi. Networking e ricerche di Sebastiano Pio Zucchiatti. Lettrice Bruna Zuccolin.

domenica 10 settembre 2017

Verità scomode e tragedie nascoste al confine orientale, conferenza a Cividale

C’erano i nervi a fior di pelle per la conferenza di Mauro Tonino, Luca Urizio e Roberto Novelli a Cividale del Friuli il 9 settembre 2017. L’incontro, che ha tenute inchiodate alla sedia o in piedi oltre 100 persone al Caffè San Marco, aveva per titolo “Verità scomode e tragedie nascoste sul confine orientale 1943-1945”. Assai interessante pure il sottotitolo, che diceva: “Scavi archivistici, considerazioni storiche e responsabilità dei vari soggetti in campo”.
Roberto Novelli, al microfono nella sala del Caffè San Marco di Cividale apre la conferenza "Verità scomode e tragedie nascoste al confine orientale"

Ha aperto la serata Roberto Novelli, consigliere regionale di Forza Italia e promotore dell’iniziativa assieme alla Lega Nazionale di Gorizia, per sottolineare come l’incontro pubblico avesse un tema di richiamo forte. È stato proprio Stefano Balloch, sindaco di Cividale, ad accennare alle «verità scomode che verranno trattate questa sera, perché lo stato non ha voluto dire ai propri cittadini tutto quanto avrebbe dovuto dire». Gli ha fatto eco Rodolfo Ziberna, sindaco di Gorizia per ricordare come l’argomento del confine orientale «fosse brandito nel passato come lotta politica dalle opposte fazioni politiche italiane, mentre oggi chiediamo solo di sapere dove sono sepolte le persone scomparse nel 1945 nei giorni di terrore titino a Gorizia e in altri luoghi. Come si fa a negare ai discendenti degli scomparsi il posto dove portare un fiore del proprio parente ucciso?»
Tra il pubblico che affollava la sala di Largo Boiani 7, si sono notati Manuela Di Centa, già deputata di Forza Italia, Guglielmo Pelizzo, vice presidente della Banca di Cividale, Maria Grazia Ziberna, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Gorizia, Francesco Romanut, sindaco di Drenchia, Eliana Fabello, sindaco di Grimacco e Roberto Trentin, sindaco di Premariacco. Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, rappresentava Bruna  Zuccolin presidente del sodalizio degli esuli giuliano dalmati del capoluogo friulano.
Ha poi avuto la parola lo scrittore Mauro Tonino, autore di Rossa terra, un romanzo storico sulla vicenda di un infoibato in Istria, edito nel 2013 dall’editore L’Orto della Cultura, di Pasian di Prato. L’infoibato si chiama Cattunar, di Villanova di Verteneglio.
In prima fila: Stefano Balloch, sindaco di Cividale, Rodolfo Ziberna, sindaco di Gorizia e Guglielmo Pelizzo, vice presidente della Banca di Cividale

Mauro Tonino ha descritto la situazione «complessa tra il 1943 e il 1945 dell’Italia Orientale, dove molti individui e istituzioni hanno avuto un ruolo determinante, come Tito, che voleva annettersi i territori fino a Monfalcone, Benecia inclusa, poi c’erano gli inglesi, i partigiani garibaldini e osovani, senza dimenticare l’importanza che ebbe la Chiesa, con tutti i preti della Osoppo, come don Aldo Moretti, don Redento Bello e don Ascanio De Luca». Lo scrittore ha spiegato la grande preoccupazione di mons. Antonio Santin, vescovo di Trieste e Capodistria, dopo l’8 settembre 1943, quando i titini occupano l’Istria e cominciano a uccidere nelle foibe le prime centinaia di italiani, civili e donne incluse, per la pulizia etnica. «D’altro canto gli inglesi nutrivano un forte sospetto, la loro preoccupazione era che a fine conflitto si creasse una situazione simile alla Grecia, cioè un contesto di guerra civile tra le varie fazioni». 
Pubblico in sala e, prima a sinistra, Manuela Di Centa

Si aggiunga il ruolo di mons. Giuseppe Nogara, arcivescovo di Udine, e il suo carteggio con Montini, dove si evidenzia la preoccupazione della possibile avanzata titina sul Friuli.
Nella sua relazione Mauro Tonino ha letto vari stralci di documenti, come i Diari di Galeazzo Ciano, oppure le interpretazioni storiche di Claudio Pavone, scomparso di recente. Naturalmente si è parlato dell’eccidio di Porzus e dell’intenzione di mettere sotto il comando del IX Corpus titino le formazioni partigiane italiane delle brigate Garibaldi Osoppo«Con il comando partigiano unico, di fatto si sarebbero legittimate le rivendicazioni di Tito sulle nostre terre - ha concluso Tonino».
Poi ha parlato Roberto Trentin, sindaco di Premariacco. «In seguito ai recenti ritrovamenti di documenti sulle sparizioni e uccisioni di persone varie da parte dei partigiani filo-titini nelle nostre zone, abbiamo cercato negli archivi del Comune se era rimasto qualche atto, fu così che abbiamo trovato un faldone intitolato ANPI gioie e dolori, con i nomi delle persone eliminate dai partigiani rossi negli ultimi tempi della guerra. Ad esempio c’è un Rino Piani ucciso a 14 anni, beh sapete che è capitato proprio a me, anni fa, mentre aravo col trattore, di vedere Catina Piana, la madre di questo sventurato che veniva a gridare e a chiamare il figlio vicino al campo dove sapeva che fosse sparito».

Il sindaco ha aggiunto che pochi hanno il coraggio di raccontare con dichiarazioni ufficiali ed esposti alle autorità, perché hanno paura delle ritorsioni, come hanno scritto i carabinieri nel concludere che la fossa di Rosazzo non è rintracciabile. Nel faldone suddetto, ha concluso Trentin «abbiamo trovato i nomi e i cognomi degli scomparsi e uccisi, fatti passare poi come morti per motivi bellici, si tratta di almeno 22 casi, tra i quali donne e un minore, il figlio di Catina Piana, appunto. Poi ricordo una frase di mio padre, quando si parlava della guerra, lui diceva: Pôre dai partisans, mai dai todescs! [Paura dei partigiani, mai dei tedeschi!]».
Luca Urizio, presidente della Lega nazionale di Gorizia, confermando le dichiarazioni del sindaco di Premariacco, ha parlato di «omertà, mistificazione e malafede su fatti accaduti e di cui abbiamo qui alcune documentazioni. Gli anziani intervistati raccontano eccome, ma poi se si tratta di firmare degli atti, molti si ritirano per timore di ripercussioni negative per quanto riguarda la cosiddetta fossa di Corno di Rosazzo. Poi nel 2016 a Roma, alla Farnesina, ho trovato le liste dei 665 deportati e eliminati di Gorizia da parte titina. Stiamo verificando i nomi con i rientri nel dopoguerra, per consegnare al sindaco di Gorizia l’elenco ufficiale di queste vittime e per mettere gli assassini alla gogna». Sono state menzionate poi le atrocità dei filo-titini perpetrate a Resia, Travesio e Cormons.
Dietro al tavolo: Mauro Tonino, Roberto Novelli e Luca Urizio

Poi si è aperto il dibattito. Sono state rivolte varie domande sull’eccidio di Porzus. Poi Giovanni Guerrini, figlio di un infoibato istriano, ha raccontato dell’uccisione da parte dei partigiani di Orietta Coccolo a Stremiz, gettata in una fossa. Stessa fine per due marò, i resti dei quali sono stati portati a Gorizia.
L'entrata a Stremiz in una fotografia del 1997. Si ringrazia Checco R. per la diffusione dell'immagine

Si è fatta una piccola ricerca per questo blog. Stremiz, frazione di Faedis, è un borgo antico, menzionato per la prima volta nella storia nel 1294. Era assoggettato alla nobile famiglia dei Cucagna, a partire dal XIII secolo. Costituito da pochi edifici attorno ad una piccola piazza, ha una fontana del XIX secolo. Poi ci sono i resti di tre mulini e un ponte ad arco in pietra di origine romana, nei pressi delle sorgenti del Grivò. Nel 2015 Stremiz contava 32 abitanti.
Nel 1945, a guerra conclusa, qui vengono fucilati, dopo un sommario processo, i due marò citati sopra, alcuni militi della RSI e certe donne. Autori della fucilazione sono stati i partigiani rossi della Divisione Garibaldi Natisone. Fu detto che i morti ammazzati erano spie fasciste o camicie nere compromesse. Nel 1997 le autorità competenti effettuarono lo scavo. I corpi di sette vittime, tutti decapitati, sono stati riesumati dopo 52 anni, in base ad una testimonianza di una donna, che aveva assistito all'eccidio, come ha riportato il «Messaggero Veneto» del 16 febbraio 2016.
La fossa di Stremiz nel 1997 ormai ricoperta, dopo la riesumazione dei sette cadaveri fucilati nel 1945. Si ringrazia Checco R. per la diffusione dell'immagine

Per ritornare alla conferenza, bisogna dire che Urizio ha spiegato che non c’è una foiba di Manzano, come hanno titolato i giornali, quanto invece si tratterebbe di varie fosse comuni, scavate dagli stessi morti ammazzati, in quel triste periodo della guerra, prima di essere uccisi. «La nostra mission è verità e giustizia – ha concluso Urizio – bisogna usare le idee per fare luce e non come armi». 
--

Redactional e networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, in collaborazione con E. Varutti. Fotografie di E. Varutti e due fotografie, del 1997, di Checco R., che si rinrazia per la diffusione nel blog.
Mauro Tonino al microfono. Fotografia da Facebook
--
Sitologia
- Rosanna Turcinovich Giuricin, “Confine orientale. Le verità sono sempre scomode”, «La Voce del Popolo», Quotidiano italiano dell’Istria e del Quarnero, 11 settembre 2017.

- “Sul Lapidario i nomi dei responsabili delle deportazioni”, «Il Piccolo», 13 settembre 2017.

venerdì 17 febbraio 2017

Udine, Libreria Tarantola per il Giorno del Ricordo e a Castions delle Mura

È una novità che una libreria dedichi un pomeriggio al Giorno del Ricordo. È accaduto alla Libreria Tarantola di Udine lo scorso 16 febbraio 2017 alle ore 18.
Udine, Libreria Tarantola, Mauro Tonino, Giuseppe Liani, in piedi, e Ivan Buttignon. Fotografia di E. Varutti

C’è stata una larga partecipazione di pubblico. Il moderatore dell’incontro era Giuseppe Liani, già giornalista della RAI. Il titolo dell’evento era: "Segreti e tragedie del Confine Orientale".
Liani ha dato la parola a Elio Varutti, del Consiglio Direttivo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) Comitato provinciale di Udine, che ha portato il saluto dei dirigenti dell’associazionismo degli esuli giuliano dalmati, in particolare dell’ingegnere Silvio Cattalini, presidente dal 1972 del sodalizio.
Era presente anche Renata Capria D’Aronco, presidente del Club UNESCO, che ha portato il saluto ai presenti e agli autori della serata culturale. Ha poi avuto la parola Alfredo Gon, dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) di Manzano, che ha salutato gli organizzatori e gli autori dell’incontro.
In seguito è intervenuto Mauro Tonino, autore di “Rossaterra”, un romanzo basato sulle testimonianze di esuli e rimasti d’Istria. Lo scrittore ha voluto citare anche vari documenti storici, leggendo alcuni brani dai diari di Galeazzo Ciano e da altri personaggi per far capire che l’Istria e Trieste erano considerate perse, per l’espansionismo nazista e croato. «C’è ritrosia a raccontare da parte degli esuli giuliano dalmati – ha esordito Tonino – perché fino a poco tempo fa non venivano trattati bene da molte persone. Io mi sono fatto raccontare da Marino Cattunar, esule da Villanova di Verteneglio, l’uccisione nella foiba di suo padre da parte dei titini. Siamo anche andati vicino alla foiba di Vines, accompagnati dalla gente del posto e il proprietario del terreno ci raccontò che lui vide nel 1945 i titini che buttavano giù gli italiani e, pochi giorni dopo, non voleva passare vicino a quel bosco perché si sentivano i lamenti dei moribondi».

Ha poi parlato Ivan Buttignon, autore di “Trieste segreta 1945-1949. Le vicende mai raccontate”. Premesso che nelle guerra ci sono anche degli atti di umanità, Buttignon ha spiegato i tre punti principali del suo volume. «C’è stato un tentativo di invasione jugoslava di Trieste – ha detto l’autore – tra il 15 e il 16 settembre 1947, con pattuglie infiltratesi dal valico di Fernetti, ma poi tutto rientrò, a questa vicenda fecero seguito i Patti di Brioni tra Jugoslavia e Stati Uniti d’America tra agosto e novembre 1948 e infine, vorrei spiegare le posizioni variegate sulla Venezia Giulia dei comunisti di Trieste rispetto a quelle del PCI di Roma».
Poi in sala c’è stato un acceso dibattito. Tra le prime domande rivolte agli autori non poteva che esserci l’eccidio di Porzus, che rappresenta ancor oggi un nervo scoperto della politica nel confine orientale. Poi anche la pulizia etnica dei titini in Istria, a Trieste e Gorizia, il Centro di Smistamento Profughi di Via Pradamano a Udine, da dove passarono oltre centomila rifugiati d’Istria, Fiume e Dalmazia. Infine certi quesiti erano sul manovratore dei comunisti triestini, Vittorio Vidali che comunicava preferibilmente con l’URSS, invece che con Via Botteghe Oscure, sede del PCI.

Sempre il 16 febbraio 2017, per il Giorno del Ricordo, alle ore 20,30 a Castions delle Mura, frazione di Bagnaria Arsa, in provincia di Udine, presso la sala ricreativa “don Aldo Sepulcri”, per l’organizzazione del "Gruppo Teatro Concerto - Le Scùelute", c’è stata la presentazione di "Rossa terra", di Mauro Tonino. In quel contesto l’autore ha parlato anche della complessa questione del confine orientale 1943-1947, riportando anche fatti e vicende poco note.
Udine, Libreria Tarantola, Alfredo Gon, dell'ANPI di Manzano

martedì 7 luglio 2015

Udine, Outing sull’esodo istriano alla presentazione di Rossa terra, di Mauro Tonino

Raccontare in pubblico del proprio padre fuggito da Fiume, per emigrare poi in Australia. Riportare la notizia di avere uno zio gettato nella foiba nel 1945, dopo l’imprigionamento a Gorizia. È successo anche questo durante la presentazione al pubblico di “Rossa terra”, editore L’Orto della Cultura, di Pasian di Prato, dello scrittore Mauro Tonino. Riportare i fatti, esternare, mandare fuori da sé ("outing") queste storie. Sta accadendo sempre più di frequente.
Lo scrittore Mauro Tonino. Fotografia di Elio Varutti

Sì che il libro è stato presentato a due anni dalla sua prima uscita, avvenuta nel 2013. L’autore descrive il viaggio per mare di un esule istriano con il nipote tra emozioni, storia, speranza e futuro. L’evento del 2015 si è tenuto all’interno della rassegna Alfabeta - Estate con gli autori, ideata a Udine da Marco Orioles, nel cortile de “La Cjacarade” ("La Chiacchierata", in lingua friulana), per la direzione artistica di Mauro Missana, di Radio Onde Furlane, con sette sponsor privati.
Ha aperto i lavori dell’incontro pubblico lo stesso Orioles, ricordando che i “giovedì di queste presentazioni sono undici e si concluderanno a settembre, grazie a una grande alleanza tra scrittori, editori e librerie cittadine”. Ha parlato poi la professoressa Renata Capria D’Aronco, presidente del Club UNESCO di Udine, organizzatore di tali “giovedì culturali”, che ha voluto ringraziare “tutti coloro che collaborano a questi interessanti pomeriggi istruttivi”. Nevio Nalato, presidente del Lions di Udine, altro ente organizzatore, ha stupito la gremita platea con queste parole: “Anche mio papà era di Fiume e, a quattordici anni, è fuggito e si è imbarcato per l’Australia”.
Succede che il discendente di esuli o l'amico apra così il proprio cuore in pubblico. Per quanto tempo l’individuo si tiene dentro quel fatto. Poi, una semplice presentazione di un libro sul tema dell’esodo giuliano, evoca fantasmi. Un mio amico psichiatra mi ha detto che un certo evento può “grattare nell’inconscio e ci si mette a raccontare quello che non si è detto per una vita”.

Romano Vecchiet e Mauro Tonino alla presentazione di Rossa Terra nel cortile dell'Osteria La Cjacarade a Udine. 
Fotografia di Elio Varutti

Mi permetto di riportare un fatto accadutomi durante alcune interviste sull’esodo italiano dall’Istria, dalla Valle dell’Isonzo, da Fiume e dalla Dalmazia. Stefania Bukovec, mia vicina di casa quando ero bambino, in Via delle Fornaci, a Udine, nei pressi del Centro di Smistamento Profughi istriani di Udine, mi raccontava della sua fuga, nel 1949, da ciò che era diventata Jugoslavia di Tito.
Era il 4 maggio 2007. La signora Bukovec è nata nel 1921 a Cal di Canale, frazione di Canale d’Isonzo, in quella che era provincia di Gorizia, dal 1918 al 1945. Oggi è Slovenia. Non voleva affrontare un certo argomento. Quello delle sparatorie fra partigiani. Me lo accennava e poi si ritraeva, pensando di svelare chissà quale segreto. Le raccontai di ciò che avevo ascoltato nelle mie interviste, delle foibe, della pulizia etnica, di partigiani titini arrivati sul litorale istriano dalla Bosnia, dalla Serbia e da altri posti lontani della Jugoslavia che fucilavano i dalmati, accusati di “renitenza alla leva partigiana”.
Allora lei si aprì e mi raccontò di un giovane del suo paese, in divisa partigiana, freddato da un ufficiale titino venuto da distante. “C’era un giovane di Cal, ce lo ricordiamo bene io e i miei familiari, perché lo conoscevamo da bambino – ha detto Stefania Bukovec – si chiamava Valentino Lipicar, era coi partigiani e gli ha sparato un altro che era con lui”. Come, è proprio sicura, un partigiano ucciso da un altro partigiano titino? “Sì è successo così – è la risposta della signora Bukovec – a Valentino avevano ordinato di sparare su un civile, ma lui si rifiutava di uccidere quell’uomo disarmato, allora l’altro partigiano gli ha sparato; in paese tutti dicevano ‘Come si fa ad ammazzare un ragazzo perché si rifiutava di sparare a un uomo’. In paese siamo rimasti tutti male”.      
Fin qui il ricordo di Stefania Bukovec.

Il pubblico nel cortile dell'Osteria La Cjacarade ("La Chiacchierata", in friulano). Fotografia di Elio Varutti

Torniamo all’evento principale del 2015 con lo scrittore Mauro Tonino. Il presentatore ufficiale, Romano Vecchiet, direttore della Biblioteca civica “Vincenzo Joppi”, ha parlato con grande sentimento e partecipazione: “perché pure io ho dei parenti coinvolti nell’esodo istriano, allora questo libro è molto importante, dato che è un romanzo di formazione”.
Altro fattore rilevante, evidenziato sin dalla prima presentazione, avvenuta a Martignacco nel 2013, “queste pagine trasmettono serenità, non acredine e rivendicazioni, qui è basilare il rapporto intergenerazionale tra il nipote Filippo e il nonno Marino”. Sono raccontati “con molti dialoghi – ha aggiunto Vecchiet – i fatti che coinvolsero, fino alla morte nella foiba di Vines a causa dei partigiani titini, il padre di Marino nel 1945, che era Nazario, il quale dopo il 1943 dovette tenere la divisa della milizia fascista, altrimenti il suo capo l’avrebbe fatto fucilare lì subito”.
Ecco un esempio dei dialoghi tra nonno Marino e il nipote Filippo, verso la fine del viaggio per mare lungo la costa istriana.

«È stata una bella vacanza, ma come tutte le cose, anche questa ha una fine».
«Nonno, ci sarebbe ancora una cosa da fare!» argomentò ancora con maggior vigore il ragazzo.
Marino, aggrappato a una sartia osservava muto il nipote, poi, a un certo punto, rispose interrogandolo «Che cosa intendi dire con “Ci sarebbe altro da fare”?».
Filippo prese coraggio ed espose il proprio convincimento «Manca una cosa… ed io non ritorno a casa senza aver visitato il paese dove sei nato e la “foiba” dove è sepolto tuo padre».
Scese un imbarazzante silenzio tra i due.
Lo ruppe di nuovo Filippo «Voglio portare un saluto a Nazario» (pagine 149-150).

Quindi Rossa terra “non è un vero e proprio romanzo storico – ha aggiunto Romano Vecchiet – anche se contiene tanti riferimenti storici di fatti avvenuti, direi che piuttosto è un reportage di viaggio in barca da Trieste verso l’Istria”.
Qui la realtà non è mai vista “sotto la lente neutrale dello storico, ma viene proposta in forma di letteratura – ha proseguito Vecchiet, nel suo partecipato intervento – il racconto è didascalico, qui si spiega la slavizzazione delle terre perse, il perché ci fossero i partigiani, i fascisti e le foibe, oltre a una buona dose di geografia dell’Istria. Questo è un viaggio intenso di istriani, pur esiliati, con i toponimi come erano da secoli sul litorale istriano. Non come capita ai turisti del Duemila che dicono “Rjieka”, anziché “Fiume”, oppure “Pula”, al posto di “Pola”. Già, perché in lingua italiana non si dice e non si scrive “Paris” per Parigi, oppure Wien” per “Vienna”.
Già presentato in vari luoghi del Friuli Venezia Giulia, nelle scuole, cinque o sei volte a Udine, in varie radio, a Milano, Novara, nell’Istria slovena e in quella croata, il volume di Tonino fa ancora discutere e desta molto interesse.
Come è nato questo libro? “Daniele, il padre di Filippo, è un mio amico – ha detto Mauro Tonino – e mi chiese di raccontare la storia del suo avo ucciso nella foiba, così presi il computer, ma poi ho utilizzato la carta e la penna, perché ho lasciato che il racconto filasse via liscio dato che mi sono ritrovato nella stessa barca al centro dell’attenzione di queste pagine, con nonno Marino che raccontava”.
L’esperienza diretta, prima del 2012, si concluse con un viaggio dello stesso romanziere assieme al suo affabulatore: nonno Marino. Giunsero a Villanova di Verteneglio, che nei primi anni del Novecento contava il 97 per cento di abitanti italiani. L’incontro con i vecchi istriani fu commovente, dopo cinquanta anni. Poi Marino volle cercare il sepolcro indesiderato di suo padre, ma i paesani di oggi non conoscono quei tragici fatti. Non sapevano dove fosse la foiba di Vines. 
Quando avevano deciso di desistere, fuori da un bar il romanziere spinse Marino a parlare con un vecchio in croato. “Perché vuoi vedere la foiba di Vines?” – disse il vecchio del luogo. La risposta di Marino, che sa il croato, fu semplice e disarmante: “Perché lì c’è mio papà”. Allora il vecchio, che curiosamente si chiama Marino pure lui, decise di accompagnare i visitatori italiani addirittura con la sua autovettura. Chiamò il proprietario del terreno dove si trova la voragine carsica, tale Nando, che portò tutti fino al bordo dell’abisso. “Tanto per dire che le persone buone si trovano in Italia, in Slovenia e in Croazia” – ha commentato il romanziere davanti alla platea che applaudiva. Fu così che videro la foiba. Marino Cattunar disse la seguente frase: “Papà, questa è l’ultima volta che vengo a trovarti…”.
La vetrina della Biblioteca civica "V. Joppi" di Udine, dedicata al libro Rossa terra, di Mauro Tonino. Fotografia di Elio Varutti

Al termine dell’incontro ci sono state molte domande di approfondimento. Quando ha preso la parola Marina Toffolo, l’artista che ha corredato il romanzo di Tonino con una serie avvincente di disegni a tema, c’è stata un’altra rivelazione. “Dopo settanta anni ho scoperto anche io – ha detto la Toffolo – di avere un pro-zio imprigionato dai titini a Gorizia nel 1945 e, probabilmente, ucciso in una foiba”.
Nel frattempo una parte del pubblico si portava ad un bancone, dove il titolare dell’osteria offriva, per una certa cifra, un assaggio di carpaccio di pescespada su letto di crauti con un calice di Prosecco. Intanto c’era la coda al banchetto dove si vendeva il libro di Mauro Tonino, uscito nel 2013.   
La rassegna Alfabeta - Estate con gli autori che proseguirà ogni giovedì, tranne a ferragosto, ha ricevuto il patrocinio del Comune di Udine e di Turismo fvg.

  Mauro Tonino risponde alle molte domane del pubblico presente. Fotografia di Elio Varutti

Un articolo del «Messaggero Veneto» del 10 luglio 2015 riporta la notizia della presentazione di Rossa terra al Lido di Venezia. Dopo la prima presentazione ufficiale del volume svoltasi nell’ambito del Giorno del Ricordo a Martignacco, in provincia di Udine, il 15 febbraio 2013, ci sono state cinque presentazioni nella città di Udine, delle quali una in collaborazione col Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), presieduto dall’ingegnere Silvio Cattalini, esule da Zara, assieme a Annalisa Vucusa, scrittrice originaria di Zara.
Il volume, tra le altre, è stato presentato il 22 ottobre 2013 a Trieste con il Comitato Provinciale dell’ ANVDG, a Palmanova e Pasian di Prato. Il 5 aprile 2014 a Milano con il Comitato Provinciale dell’ANVGD. Il 26 settembre 2014 al Museo Civico delle Carrozze di Codroipo. Nel mese di dicembre 2014 alla Galleria ArtOpenSpace di Gorizia.
Altre presentazioni si sono tenute a Telefriuli, al TG2 della RAI e in varie emittenti radiofoniche in Italia (Radio Onde Furlane, Radio Rai FVG, Radio Match 5 e Radio Popolare di Milano), Slovenia (Radio Capodistria) e Croazia (Radio Pola). Tonino ha parlato del suo libro in più occasioni a Milano e a Novara. Rossa terra è stato presentato nelle scuole superiori, come il 7 febbraio 2015 all’Istituto “B. Stringher”, al Liceo “C. Percoto” di Udine, al Liceo “Casiraghi” di Cinisello Balsamo (MI), il 19 febbraio 2015.
La presentazione più coinvolgente si è tenuta il 13 febbraio 2014, assieme all’esule Daniele Cattunar per il Giorno del Ricordo all’Istituto “A. Zanon” di Udine, la scuola frequentata da Filippo – che è tra i protagonisti del romanzo assieme al nonno.
---

Una versione di questo articolo è apparsa sul sito di info.fvg.it col titolo Ancora Rossa terra, di Mauro Tonino, sull'esodo istriano.
Altri articoli sulla prima presentazione dell'opera di Mauro Tonino, avvenuta a Martignacco il 15 febbraio 2013 e su altre presentazioni cittadine (esempio il 30 aprile) sono apparsi nel web sul sito di info.fvg.it col titolo Presentato a Udine “Rossa terra”, un libro sull’esodo istriano alla data del 3 maggio 2013 e sul "Giornale del Friuli" del 4 maggio 2013 col titolo Presentato a Udine un romanzo sull’esodo istriano. È Rossa terra di Mauro Tonino.

domenica 25 gennaio 2015

Giorno del Ricordo 2015 allo Stringher, Udine

Convegno Giorno del Ricordo

"Il Campo Profughi Istriani di Udine 1945-1960" - relatore il Prof. Elio Varutti

Sabato 7 febbraio 2015 – ore 9-11 - auditorium Istituto Stringher

Udine, Villaggio Metallico, 1952. La Cjesa del Vilagjo de Fero. Da sinistra: Maria Osso, Maria Cerri, Ugo Cerri, Pietro Buttignoni (l'artigliere), Onorina Mattini, Bruno Mambelli, Angelo Totaro (bambino) figlio di Uliana Buttignoni e Maria Buttignoni. 
Collezione famiglia Mattini, Udine.

in collaborazione e col patrocinio dell' Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, presidente ing. Silvio Cattalini, che porterà il saluto ufficiale e una testimonianza personale sull'esodo dalmata.  In concomitanza all'evento, aperto alle autorità e alla cittadinanza, si terranno:

 > la Presentazione del volume fresco di stampa
 "Ospiti di gente varia. Cosacchi, esuli giuliano dalmati e il Centro di Smistamento Profughi di Udine 1943-1960"

Foto di cosacco con la sua famiglia (moglie e bimbo), 9.3.1945. Stavano a Mena di Cavazzo Carnico, in provincia di Udine, nelle stanze requisite alla famiglia Guglielmo Barazzutti e Cecilia Cossio.

Autori del libro > Roberto Bruno, Elisabetta Marioni, Giancarlo Martina, Elio Varutti
Editore > Istituto Statale d'Istruzione Superiore "B. Stringher" Udine, 2015

Dialogherà con gli autori lo scrittore Mauro Toninoautore del romanzo sulle foibe e sull'esodo istriano intitolato Rossa terra, Pasian di Prato (UD), Orto della Cultura, 2013

Udine 2013 - Silvio Cattalini e Mauro Tonino alla presentazione di Rossa terra, nella sala parrocchiale di Vicolo Sillio.


> la Inaugurazione della Mostra sul Giorno del Ricordo  atrio Istituo Stringher (aperta fino al 31.3.2015), con materiali ANVGD, a cura del prof. Guido Rumici ed originali pannelli rielaborati dagli studenti dello Stringher e dai professori del Laboratorio di Storia
Orari di apertura: lunedì-venerdì ore 8,30-13,00 e ore 15,00-18,00. Sabato ore 8,30-14,30.

> Accoglienza e ospitalità a cura dello staff dei professori ed allievi del Laboratorio di Accoglienza Turistica, del Laboratorio di Sala e del Laboratorio di Enogastronomia dello Stringher.

Networkingsu Slideshare vedi ... Itinerario giuliano a Udine, Esodo istriano, un brano sconosciuto di storia locale

Libro, mostra e convegno fanno parte del progetto, sostenuto dalla Fondazione Crup, “Il secolo Breve in Friuli Venezia Giulia”, che ha ottenuto il patrocinio di: Provincia di Udine, Comune di Udine, Club UNESCO di Udine, Società Filologica Friulana, ANED, ANVGD e del Comune di Martignacco  nel cui ambito territoriale ha sede Villa Italia, residenza di re Vittorio Emanuele III, dal 1915 al 1917.


Le professoresse Maria Pacelli e Elisabetta Marioni con lo scrittore Mauro Tonino in Auditorium al convegno dell'Istituto Stringher il 7 febbraio 2015 alla presentazione di "Ospiti di gente varia"

Il prof. Elio Varutti presenta la studentessa Elisa Dal Bello, per la lettura della sua intervista sull'esodo istriano al convegno dell'Istituto Stringher il 7 febbraio 2015 

La chiesa del Villaggio Metallico a Udine (la Baraca Cjesa), con don Leandro Comelli, 1956. Vivevano qui diversi esuli istriani e dalmati, in attesa di un'abitazione costruita dall'Opera assistenza profughi giuliani e dalmati, ente creato nel Dopoguerra e preposto alle iniziative di tutela e di sviluppo delle comunità degli esuli istriani, fiumani e dalmati scappate dai territori ceduti con il trattato di pace all'ex Jugoslavia. L'ente ebbe per segretario generale Aldo Clemente (Trieste 21 ottobre 1920 - Roma 14 novembre 2014). I profughi e gli sfollati si erano adattati a vivere in questa bidonville di 40 baracche metalliche, vecchio casermaggio dell'esercito inglese, costruito in Via Monte Sei Busi. 
Vedi un altro articolo su Aldo Clemente sul Messaggero Veneto a firma di Mario Blasoni.


Le fotografie del Villaggio Giuliano di Udine, di via Casarsa sono di Elio Varutti, 2013



Il Centro di Smistamento Profughi di Udine, copertina del volume del 2015. Fotografia per gentile concessione di: Enrico Miletto, Carlo Pischedda, L'Esodo istriano-fiumano-dalmata in Piemonte. Per un archivio della memoria, Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti”, Torino (on-line dal 2009)

Parlano di noi: Il Giornale del Friuli  del 28.01.2015; il sito web dell'ANVGD di Roma, il giornale in marilenghe Il Diari; ancora il sito nazionale dell'ANVGD dal 02.02.2015, sotto la dizione "Le scuole per il 10 febbraio"; Il Giornale del Friuli del giorno 02.02.2015; la rassegna stampa nel sito della Fondazione CRUP; il sito web del Club UNESCO di Udine; il giornale del web friulionline.com del 5 febbraio 2015, con un articolo sulla Mostra sul Giorno del Ricordo; il blog di Elio Varutti su webnode.it ; il sito Internet Libero 24x7; il sito web dell' Agenzia Regionale per il Diritto agli Studi Superiori del Friuli Venezia Giulia (Ardiss.fvg.it); il sito della Banca della Memoria memoro.org.it; ancora il sito della Fondazione CRUP alla data del 7.02.2015; il sito Internet di turismofvg; il settimanale "Il Friuli" del 10.02.2015, col titolo Quando Udine ospitò 100mila profughi, ....

---
Anteprima della Mostra sul Giorno del Ricordo allo Stringher, Udine

(fotografie di Elio Varutti)




Didascalia riguardo alla foto soprastante. TITOLO DELL'OPERA: "La valigia del ricordo". Autrici: allieve Sara Mesaglio e Aida Ahmetovic classe 4^ B Tecnico del turismo. Dittico, tecnica mista su tela (collage, pastello, guarnizioni varie). Dimensioni: chiuso 35x50 cm, aperto 50x70cm.
L'opera esprime l'analisi e insieme la sintesi del dramma vissuto dagli esuli istriano dalmati e dalle vittime delle foibe (sia italiane che iugoslave). La prima riproduzione mostra l'esecuzione di civili sloveni da parte di soldati italiani. Nella seconda, il principale monumento di Pola, l'Arena, fa da sfondo all'esodo dei cittadini italiani d'Istria nel 1947.
Il dramma non ha volto, ma si esprime con le immagini delle foto d'epoca e con le parole dei giornali (L'Arena di Pola).
La sintesi si concretizza nel dittico-valigia che una volta chiuso può essere agevolmente trasportato a significare che non dobbiamo separarci da esso. Il ricordo deve essere sempre vivo.

Gruppo di studio sull’Esodo giuliano dalmata, classe 4^ B Tecnico del turismo, anno scolastico 2014-2015. Coordinamento a cura dei professori Martina Bragagnini (Storia dell’Arte), Elio Varutti (networking). Dirigente scolastico: Anna Maria Zilli. Istituto “B. Stringher”, Viale Monsignore Giuseppe Nogara, 33100 Udine, Italia.

Visitatori ed esuli istriano dalmati alla Mostra sul Giorno del Ricordo all'Istituto Stringher di Udine

-----

UN VILLAGGIO GIULIANO NELLA BASSA FRIULANA

Verso il 1950 sorse un Villaggio Giuliano anche a San Giorgio di Nogaro, in provincia di Udine. “Si tratta di una trentina di edifici, nella frazione di Villanova – ha detto Daniele Salvador, vice sindaco di San Giorgio di Nogaro, nel 2014 – oggi forse non c’è più nessuno degli assegnatari esuli giuliani del tempo. Sono casette per due famiglie: una al piano terra e l’altra al primo piano. C’è da aggiungere, in conclusione, che il 1° agosto del 2010 c’è stato un incontro di quegli abitanti istriani e dalmati, cui partecipò una trentina di persone, tra le quali il professor Adolfo Bellinetti, fautore di un’iniziativa editoriale autoprodotta che raccolse una decina di contributi tutti dedicati al Villaggio Giuliano, con ricordi, poesie, episodi vari”.
Secondo Carla Aita, nata a Cervignano del Friuli, nel 1936, "anche a Cervignano ci sono alcune case degli esuli giuliano dalmati" (26 marzo 2015).


Immagine del 2014, fotografia di Olga Ravazzolo, di San Giorgio di Nogaro classe 4^ C Enogastronomia, Istituto Stringher, Udine


San Giorgio di Nogaro - Il Villaggio Giuliano come si presentava negli anni Cinquanta, con vista sulla passerella sul fiume Corno. Fotografia riprodotta dal volume di Luigi Del Piccolo, Storia di San Giorgio di Nogaro, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, Pordenone, 2010. Qui sotto, altre immagini dello stesso Villaggio Giuliano riprese da siti Internet.


Ecco la rassegna stampa: 






Didascalia per l'immagine sottostante.
Classe 5^ C turistica Isis B. Stringher Udine, Maieta istriana, installazione con maglia di cotone (Collezione privata Gradisca d’Isonzo), carta, pietra bianca d'Istria e borraccia militare italiana del 1940-’45 (Collezione privata, Udine), dicembre 2011. Coordinamento didattico: prof.ssa Maria Pacelli (Italiano e Storia), Maria Teresa Smeragliuolo (Laboratorio di Ricevimento), Elio Varutti (Discipline economiche aziendali) networking. Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico. 
  
Maieta istriana, testo plurilingue
Maglia dell’Istria del 1955 aggiustata dalle zie e dalla nonna (Italiano).
Malla de Istria de 1955 se ha ajustado a sus tías y su abuela (Spagnolo).
Jumper from Istria dated 1955 repaired by grandmother and aunts (Inglese).
Pull de l’Istrie de 1955 reparé pour les tantes et le grand-mère (Francese).
Bluse aus Istrien aus dem Jahr 1955 von den Tanten und von der Grossmutter reparient (Tedesco).
Triket e Istriës e 1955 ishin të punuara nga Tezet dhe nga gjyshja (Albanese).
Maiute istriane dal 1955 justade des agnis e de none (Friulano).
Maieta istriana del 1955 agiustada da le zie e da la nona (Istriano).



Studenti fotografi e cineoperatori all'evento del Giorno del Ricordo 2015 all'Istituto Stringher di Udine, classe 4^ E enogastronomia