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sabato 29 settembre 2018

Trieste, FederEsuli incontra Pierpaolo Roberti, assessore regionale ai corregionali all'estero


Il 28 settembre 2018 si è svolto a Trieste un incontro tra i rappresentanti delle associazione dell’esodo giuliano dalmata con Pierpaolo Roberti, assessore alle autonomie locali, sicurezza, immigrazione, politiche comunitarie e corregionali all'estero per la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (E.V.).
Trieste, l'assessore Roberti, a sinistra, all'incontro con i dirigenti dell'associazionismo degli esuli istriani, fiumani e dalmati, a fianco di Ballarin, Codarin e Zuccolin. Fotografia dal sito dell'Assessorato regionale alle autonomie locali, sicurezza, immigrazione, politiche comunitarie e corregionali, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione
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Ecco il comunicato di Federesuli, in seguito all'incontro istituzionale: “Si è tenuto oggi, 28 settembre 2018, un incontro istituzionale tra FederEsuli e Regione Friuli Venezia Giulia, a Trieste nella sede dell’Assessorato per le autonomie locali, sicurezza, immigrazione, politiche comunitarie e corregionali all’estero.
Il Presidente Antonio Ballarin, che guidava la delegazione di FederEsuli ha giudicato “Estremamente proficuo e carico di prospettiva” la riunione presieduta dall’Assessore Pierpaolo Roberti.
Presenti all’incontro, anche il Presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Renzo Codarin, il Vicepresidente FederEsuli, Davide Rossi, il Presidente del Comitato ANVGD di Udine, Bruna Zuccolin, Bruno Liessi, Giorgio Tessarolo e Paolo De Pase, rispettivamente Vicepresidente e Consiglieri dell’Associazione delle Comunità Istriane.
L’intera delegazione di FederEsuli ha valutato con viva soddisfazione l’apertura dimostrata dalla Regione nei confronti delle istanze rappresentate.
FederEsuli e tutte le Associazioni che rappresentano e mantengono vivo il ricordo dell’Esodo, saranno coinvolte nella programmazione e nel coordinamento di iniziative che potranno contare sul sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, da sempre particolarmente sensibile alle tematiche ancora aperte e riguardanti la conservazione della Memoria ed il rispetto di diritti negati ancora oggi a più di settant’anni di distanza”.

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Dal sito web della Regione FVG si può leggere che: “La Giunta Fedriga - ha concluso Roberti - è attenta quanto vicina a chi si impegna fattivamente a mantenere vivo il ricordo affinché questo, trasmesso alle giovani generazioni, possa contribuire a formarne l’identità”.
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo e E. Varutti. Fotografie da collezioni pubbliche citate nell’articolo e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Udine, Parco Vittime delle Foibe. Targa ricordo sul Cippo inaugurato nel 2019. Fotografia dell'architetto Claudio Bugatto, discendente di esuli da Zara, che si ringrazia per la pubblicazione in questo articolo.

mercoledì 27 giugno 2018

Le nostre radici a tavola, libro della Regione Friuli Venezia Giulia


Edito a maggio del 2018, è uscito un volume sui prodotti e sulla cucina friulana, giuliana e slovena. 

C’è pure un bel po’ di cucina del vecchio mondo asburgico: strudel, torta Sacher, goulasch, spätzli, gnochi de susini, chifeleti de patate e così via. C’è pure una capatina sulla gastronomia dei discendenti degli emigrati o sulle cucine degli emigranti dal Friuli Venezia Giulia verso Montréal (Canada) con la signora Mirella Predan, con polenta e costicine di maiale al vin blanc. Attenzione perché non si scherza coi macarons (gnocchi) di Lione (Francia), preparati dallo chef Michel Troisgros, nipote della nonna Anute Forte di Buja. È tutto merito dei Fogolârs Furlans sparsi nel mondo se si riesce a tenere i fili di tale collegamento con le varie realtà del globo. Chi se lo immaginerebbe mai che a Saigon (Vietnam) c’è un manipolo di friulani, che guidati da Daniele D’Odorico, organizza niente meno che la Sagra del frico, dove si può gustare anche il salam tal asêt (salame all’aceto). Vedi a pag. 37 del bel libricino culinario.
Non si possono scordare poi le ricette friulano-argentine, come il frico croccante di Luciana Bellina, oppure Los Crustulus (i crostoli) di Lucia Pergolesi di Reconquista, Santa Fe, o la gubana di Stefano Brumat di Buenos Aires.
 Il volume si intitola: Le nostre radici a tavola. La cultura del cibo legame con la terra d’origine. I prodotti e la cucina friulana, giuliana e slovena. È stato edito dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Direzione Cultura, Sport e solidarietà, Servizio corregionali all’estero. È stato prodotto in collaborazione con l’ERSA, Agenzia regionale per lo sviluppo rurale e con la partecipazione dell’Ente Friuli nel Mondo, l’Associazione Giuliani nel Mondo, l’Associazione Lavoratori Emigrati del Friuli Venezia Giulia (ALEF) ed altre consimili. L’elaborazione grafica è di Vittorio Regattin, art director del settimanale «Il Friuli». La pubblicazione è stata curata dall’editoriale “Il Friuli srl”, con sede a Tavagnacco (UD).
Gnochi de susine verti, riceta de Fiume

Molto interessanti sono le fotografie a colori e in bianco e nero, dotate di buoni riferimenti cronologici e topografici, assieme ad una breve bibliografia. In copertina spicca un’eccezionale fotografia di una festa paesana a Ialmicco di Palmanova, del 1946, con tutto il paese schierato attorno al tavolo del pranzo.
Come si legge nella Prefazione non firmata, il libro è “destinato ai nostri corregionali emigrati ai quali vogliamo far ricordare o riscoprire le ricette della tradizione friulana, giuliana e slovena. Dispiace che non ci sia un indice. Anzi, io avrei predisposto pure un indice per argomenti per questo gioiellino della gastronomia regionale, che contiene una scheda di un’illustre serie di prodotti locali nelle sue 152 pagine. Però devo confessare che, come sostiene mia moglie, a volte è meglio “tacere o scrivere di meno”.
Da ultimo si può rilevare come vi siano dei forti legami con la cucina dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, ma questo potrebbe essere il tema di un altro volume. In ogni caso, a mio parere, questo libro dovrebbe essere presente nelle biblioteche della regione e pure in quelle istriane, dalmate e del Quarnero.
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografia di G. A. Monti, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione in questo blog.
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Suggerimenti nel web

- Elio Varutti, Gnochi de susini de Fiume e de Veglia, on-line dal 22 agosto 2017.

- Gabriele Anelli Monti (Leo), Cucina d'Istria, Fiume e Dalmazia. Storia e ricette della tradizione culinaria istro-veneta, on-line dal 12 agosto 2017.

martedì 27 febbraio 2018

Adempimenti di legge per il mercato e la concorrenza. Comunicato ANVGD di Udine


Si comunica che, ai sensi della Legge n. 124/ 2017, comma 125-129 dell’art. 1, cosiddetta Legge annuale per il mercato e la concorrenza, il Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) ha introitato nell’esercizio 2017, a parziale copertura dei costi sostenuti a titolo di contributi, le seguenti somme: euro 15 mila da parte della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Firmato: dott.ssa Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine.

martedì 16 giugno 2015

Tiere furlane / Terra friulana, rivista in inglese

L’ultimo numero di «Tiere furlane / Terra friulana» è totalmente scritto in lingua inglese. Si tratta di un’acuta operazione di macromarketing per promuovere globalmente l’eccellenza dei prodotti del Friuli Venezia Giulia. L’originale rivista prodotta dalla Direzione centrale attività produttive, commercio, cooperazione, risorse agricole e forestali della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, nei numeri precedenti era scritta in italiano, friulano e qualche articolo recava l’idioma della Bella Albione.
Fa un certo effetto leggere, pure e solo in inglese, la premessa di Sergio BolzonelloVice-President of the Autonomous Friuli Venezia Giulia Region, per chi era abituato alla italica lingua del Bel Paese.
 


Enos Costantini, coordinatore editoriale (“Editor-in-Chief ”) apre la serie di importanti articoli con un pezzo del suo settore privilegiato, quello della cultura viti-vinicola: “Mosieur le Sauvignon. An all-worthy French became citizen of the world (but first it became Friulian)”. Si viene a sapere così che il Tocai aromatico, detto oggi soprattutto Friulano (“The quintessential Friulian white wine”), proviene dalla metà dell’Ottocento dalla Francia, quale varietà del Sauvignon. Oltre che in Friuli Venezia Giulia, il vitigno è coltivato in Veneto, in altre regioni italiane, in Slovenia, in Stiria, Romania, Moldavia, nella zona russa (cosacca) del Krasnodar e, agli antipodi, in Nuova Zelanda, Cile, Argentina, Sudafrica e Australia
Seguono un paio di articoli moto tecnici di Ian D’Agata su biotipi e cloni della particolare produzione vinicola friulana. Il primo pezzo è intitolato: “Sauvignon Blanc in Friuli Venezia Giulia. A strong identity, although still a ‘work in progress’ ”. Il secondo brano è: “The Grape Varieties and Wines of Friuli Venezia Giulia”, con cenni alla Malvasia istriana, al Pignolo, al Refosco, al Tazzelenghe, alla Ribolla, allo Schioppettino, all’Ucelut, al Verduzzo, alla Vitovska, al Terrano (del Carso e dell’Istria), al supremo Picolit, ovviamente al Tocai friulano e a molti altri vini.
L’articolo successivo è di Stefano Cosma. Col titolo “Grapewines and wine in Trieste” si scopre l’importanza dei paesi come Prosecco, dove i vigneti del Carso si affacciano sul Mare Adriatico.
Marianna Deganutti ha scritto “Fulvio Tomizza’s depiction of the Karst” per ricordare le pagine rare del romanziere istriano nel cuore e mitteleuropeo di spirito; così si scopre la “Osmizza”, luogo informale di ristorazione a base di produzioni agricole del Carso a cura del contadino: vino, formaggio, prosciutto e carni. In Friuli tale posto di ristoro è detto: frasca.
Luca Manfè nel suo “Friuli Venezia Giulia, a hidden teasure” allarga il discorso dai vini al formaggio e ai Cjalçons della Carnia (ravioli). Più specificamente al famoso formaggio si dedica Daniele Čotar nel suo pezzo intitolato: “Montasio cheese a Friulian story”, a partire dalle prime citazioni del toponimo dell’altipiano, del 1259, contenute nelle pergamene dell’Abbazia di Moggio.
Si sa tutto del Prosciutto di San Daniele leggendo l’articolo “A precious leg” a cura del Consorzio del Prosciutto di San Daniele.
L’antropologo Gian Paolo Gri, esperto di cultura contadina, ha scritto: “The numbers and the rust, the domesticated and the wild”. Carlo Petrini nel suo “Friuli: a region where you always want to ‘come back soon’ ” ha descritto alcuni prodotti di nicchia, considerati come presidi di “Slow Food”: l’aglio di Resia, il Radic di mont, il formadi frant, la Pitina della Val Tramontina, il Pan di Sorc, il Pestât di Feagne, la Rosa di Gorizia (Cichorium intybus), la cipolla di Cavasso e il formaggio latteria.
Giuseppe Cordioli ha scritto: “Friuli Venezia Giulia’s sea”, a partire della celebre regata “Barcolana”, fino ai pescatori di Grado e di Marano Lagunare, con un doveroso cenno alla Lignano di Ernest Hemingway.
Enrico Filaferro e Araldicacivica.it hanno presentato “Agricolture and civic heraldry in Friuli Venezia Giulia” per mostrare come negli stemmi comunali locali siano rappresentate le attività agricole. Umberto Alberini e Angelo Vianello si sono occupati dell’ambiente, clima biodiversità e della vegetazione, con spunti geologici, nel pezzo: “A Unique Region: Natural Environments and Plant Endemics”.
La professoressa di Storia dell’Arte Gabriella Bucco ha scritto “Wine and art”, per comunicare come gli artisti, con le sculture, le pitture e i mosaici si occupano del vino e della vite.
Tra le stupende fotografie della rivista spiccano gli esemplari scatti di Ulderica da Pozzo, Stefano Zanini, Florence Zumello e Enos Costantini.
Solo con lo spirito del “bravo recensore” mi permetto di aggiungere almeno un paio di altre specialità regionali talentose. Penso ai biscotti carnici, detti le “Esse di Raveo” e alla trota di San Daniele del Friuli.
Qui di seguito propongo, infine, un’Appendice, con una ricerca scolastica sui dolci istriano – carsolini – triestini, solo perché... mi sono lasciato trasportare dalla deformazione professionale, insegnando Diritto e Tecniche Amministrative della Struttura Ricettiva in una classe quinta Dolciaria dell’Istituto Stringher di Udine.

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«Tiere furlane / Terra friulana», Rivista di cultura del territorio, anno 7, numero 1, maggio 2015, pagine 144, fotografie a colori.
ISSN 2036-8283
tiere.furlane@regione.fvg.it
Direzione centrale attività produttive, commercio, cooperazione, risorse agricole e forestali
Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Via Sabbadini, 31
33100 Udine
telefono: 0432.555111
fax: 0432.555140

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APPENDICE

Istituto Statale d’Istruzione Superiore “B. Stringher” Udine

RICETTE DI DOLCI IRREDENTISTI

1. STRÙCOLO (Friulano – Strùcul)
Il termine friulano di questo tipico dolce pasquale deriva dal tedesco dialettale Struckel, sinonimo di Strudel “vortice, gorgo, mulinello d’acqua”. Il nome si è esteso al dolce in quanto originariamente lo strudel era fatto a forma di chiocciola o spirale. Quanto alla forma originariamente rotonda, a torciglione, oggi viene anche preparato dritto o piegato a portafoglio. A seconda del contenuto è detto strucolo de pomi (di mele, ted. Apfelstrudel) o strucolo de zariese (di ciliegie, ted. Kirschenstrudel), ma vi sono anche strucoli salati a base di patate o spinaci. Dolce presente nei ricettari delle nonne e delle zie di Trieste, Pola, di Fiume, di Zara e della Dalmazia.

Ricetta
“STRUCOLO DE POMI”

Ingredienti (per 6/8 persone)

Per la sfoglia
farina        250 gr
burro     50 gr
pizzico di sale
acqua tiepida     q.b.

Per il ripieno
mele renette    1,5 kg
uvetta        100 gr
pinoli         100 gr
burro            100 gr
zucchero        150 gr
pan di spagna    100 gr
cannella        ½ cucchiaino
chiara d’uovo
zucchero a velo

Preparazione
Con la farina, il burro, il sale e l’acqua tiepida preparare la pasta morbida e lavorarla per mezz’ora e lasciarla riposare coperta.
Sbucciare e affettare le mele, lavorare l’uvetta, unire poi lo zucchero, il pan di Spagna sbriciolato ed amalgamare il resto. Preparare la sfoglia e sulla tavola infarinata allargarla e portarla più fina possibile. Distribuire su di essa il ripieno. Arrotolare la sfoglia racchiudendo il ripieno e pennellare di seguito la superficie con un tuorlo d’uovo e dare allo struccolo la forma voluta. Appoggiare sopra una teglia infarinata e, con l’aiuto di una tovaglia, rovesciare di colpo lo struccolo. Pennellare la superficie con la chiara d’uovo e infornare in forno caldo fino a quando la superficie assume la doratura. Servire cosparso di zucchero a velo.

2. CÙGLUF (o cùguluf)
Parola che proviene dal tedesco carinziano Kugelhupf, nome di una specie di focaccia diffusa in Austria e Svizzera. Si tratta di una parola composta da Kugel “cappuccio” e da Hefe “lievito”, quindi dolce lievitato a forma di cappuccio. Pare che questo dolce, da consumarsi per la prima colazione, sia stato uno dei preferiti dell’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, inoltre sembra essere stata una delle preparazioni tipiche della nobiltà goriziana e triestina nelle prime colazioni pasquali. Diffuso pure a Pola e Fiume.

Ricetta
Ingredienti (per 10 persone)

burro                200 gr
farina                500 gr
zucchero vanigliato        500 gr   
tuorli                5
chiare a neve             5
polverina lievitata        1
(o 20 gr di lievito di birra)
Latte                ¼ l
Cacao                50 gr
½ limone grattugiato

Preparazione
Montare bene lo zucchero, i rossi d’uovo e il burro tenero fino ad ottenere un impasto leggero e schiumoso. Piano piano aggiungere il latte e contemporaneamente la farina e fare un impasto omogeneo. Aggiungere gli aromi e le chiare d’uovo montate a neve. Amalgamare con molta delicatezza affinché l’impasto non smonti. Aggiungere lievito, prendere metà dell’impasto e aggiungere il cacao. Amalgamare bene e poi mettere un po’ di pasta bianca e un po’ di quella con il cacao negli stampi unti con il burro e infarinati. Mettere in forno e cuocere a 180° per circa ¾ d’ora. Servire con una spolverizzata di zucchero.

3. TORTA DOBOS
Torta creata a Budapest sul finire dell’Ottocento dal pasticcere Jozsef Dobos, molto diffusa nella Mitteleuropa, fa parte da sempre della tradizione di Trieste, di Fiume  e della Dalmazia.

Ricetta
Ingredienti (per 8/10 persone)

Per il biscuit
uova                6
zucchero            170 gr
farina                130 gr   
1 buccia di limone

Per la crema base
burro                200 gr
zucchero            120 gr
chiara d’uovo             120 gr

Per la crema Dobos
crema base            500 gr
pasta gianduja            80 gr
crema pasticcera        100 gr
cacao in polvere        30 gr

Preparazione

Per il biscuit:
Sbattere i tuorli con lo zucchero, aggiungere la farina, una buccia di limone e, piano piano, gli albumi montati a neve. Cuocere il tutto per 15 minuti a calore moderato, in una tortiera unta di burro e infarinata a più riprese per ottenere 6/7 dischi. Farli raffreddare.
Crema base:
Mettere lo zucchero in una pentola sul fuoco e bollire fino a farlo diventare quasi un caramello. Sbattere le chiare d’uovo a neve, quando sono pronte versare lo zucchero a filo dentro la chiara velocemente sbattendo. Quando il tutto è freddo, aggiungere il burro.
Crema finale:
Aggiungere la pasta gianduja, la crema pasticcera e il cacao in polvere. Unire alla crema base, creando la crema Dobos. Spalmare la crema sui dischi che vanno sovrapposti, l’ultimo, da trattare a parte per evitare che si sciolga la crema, va ricoperto con il caramello versato sopra a caldo. Prima che il caramello si raffreddi, segnare le varie fette con il coltello unto di burro per servire meglio.


4. CHIFEL
I chifel, dal tedesco Kipfel, sono chiamati così per la loro forma a mezzaluna, simbolo della bandiera turca che, secondo alcune interpretazioni, aveva ispirato una pasticcera durante l’assedio di Vienna da parte dei turchi.
Sono dei bastoncini cilindrici cui viene data questa forma; i più comuni sono oggi, specie a Trieste e a Pola, quelli di patate inizialmente usati come dolci con l’aggiunta di zucchero e cannella e ripieni di marmellata. Oggi invece possono essere lievitati o di sfoglia, ripieni di pasta di mandorle, nocciole o marmellata, e ricoperti di zucchero. Conosciuti pure a Fiume, Gorizia e in Dalmazia.

Ricetta
Ingredienti (per 6/8 persone)
Farina bianca            300 gr
Noci macinate            300 gr
Tuorli d’uovo            2
Zucchero            150 gr
Burro                150 gr
Vaniglia q.b.

Preparazione
Si fa l’impasto con molta delicatezza e poi si formano dei piccoli chifel a mezzaluna. Si mettono al forno per pochi minuti in una teglia imburrata e poi, ancora caldi, si avvolgono nello zucchero macinato con la vaniglia. Toglierli dal forno non troppo cotti.

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Il presente elaborato sui “Dolci irredentisti” rientra nelle attività del Laboratorio di Storia (referente il prof. Giancarlo Martina), dell’Istituto Stringher di Udine. Progetto «Il Secolo breve in Friuli Venezia Giulia», sostenuto dalla Fondazione CRUP, referente prof. Elio Varutti.  Hanno collaborato alla realizzazione di questo prodotto gli allievi della classe:

5 ^ D Dolciaria: Elisa Dal Bello e Nicolò Salvemini.  Anno scolastico 2014-2015

Organizzazione didattica: professoresse Carla Maffeo (Italiano e Storia), Patrizia Bertoli (Alimenti).
Dirigente scolastico: Anna Maria Zilli.
Networking: prof. Elio Varutti, Diritto e Tecniche Amministrative della Struttura Ricettiva.

mercoledì 17 dicembre 2014

Friulians in Canada, wow che libro!

Ecco un libro destinato a fare storia. Si intitola Friulians in Canada. Scritto da Sarah Rolfe Prodan, è bilingue: inglese / italiano. Poi ci sono pure alcune gustose frasi idiomatiche in friulano. Promosso dalla Camera di Commercio di Udine, in coedizione con Forum Editrice Universitaria Udinese e con il patrocinio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il volume è realizzato con il contributo della Banca Popolare di Cividale e ha beneficiato della collaborazione speciale del console onorario del Canada - insediato proprio negli uffici della Camera di Commercio - Primo Di Luca

Bel testo, con una elegante impaginazione e con contenuti che resteranno nel tempo. Si tratta, forse, della prima indagine sull'emigrazione friulana d'oltre oceano scritta da un autore di la da l'aghe. L'autrice, infatti è canadese, pur con legami famiari col Friuli. Ci sono belle storie di friulani che, emigrati nel grande Paese nordamericano, sono riusciti a fare nascere imprese di primo piano. Si sono costruiti il loro futuro lavorando tanto, con impegno e talento, raggiungendo risultati di riconosciuto successo. È tutto racchiuso in questo libro stupendo.
È stato presentato ad un folto pubblico e alle autorità friulane venerdì 12 dicembre 2014, alle 15.00 in Sala Valduga, presso la Camera di Commercio di Udine.
Ha fatto gli onori di casa Giovanni Da Pozzo, presidente della Camera di Commercio di Udine, ricordando le ampie relazioni economiche e culturali esistenti tra Friuli e Canada. Primo Di Luca ha ricordato che, a livello mondiale, Toronto è la seconda città del Friuli, nel senso che posside oltre 50 mila abitanti di origine friulana, che parlano la marilenghe e rafforzano continuamente i loro legami con la Piccola Patria, bagnata dal Tiliment. Ha poi ricordato come è nata l'idea di questo bel volume, destando molto interesse fra i presenti e raccontando che l'autrice ha costruito delle emozionanti pagine di biografie di grossi imprenditori friulo-canadesi. Non c'è solo l'edilizia coinvolta, ci sono il medico, il norcino, l'assicuratore, il fotografo, il prete, l'avvocato, il poliziotto e il politico... Insomma in ogni campo i friulani si sono fatti ben notare in Canada. "A jerin ducj iscrits a la scuele dai gobos" - ha detto Di Luca, fra i sorrisi dei presenti. La traduzione della frase è: "Erano tutti iscritti alla scuola dei gobbi, col significato nascosto che vede nei friulani dei grandi lavoratori... tanto da farsi venir la gobba!
Bernardi, Da Pozzo, Di Luca e De Felice alla presentazione del volume

La più coinvolgente relazione, in chiave scientifica, all'incontro di presentazione del volume di Sarah Rolfe Prodan è stata quella del sociologo Ulderico Bernardi, dell'Università di Venezia. Ha voluto ricordare il percorso multiculturale seguito dal 1988 dal Canada, enfatizzando il patrimonio di intelligenze degli immigrati.
Anche il rettore dell'ateneo friulano, professore Alberto Felice De Toni, ha portato il suo segno di apprezzamento all'iniziativa che segna una intensa collaborazione dell'Università di Udine con gli scambi col Canada. Altro saluto non solo rituale è stato quello di  Graziano Tilatti, presidente della Banca Popolare di Cividale. È intervenuto poi Pietro Paviotti, consigliere regionale della lista civica Cittadini per il presidente.
Il testo è importante perchè consente un confronto con la letteratura sull'emigrazione di lingua inglese, osservata dall'angolo visuale del Canada. 
Il Canada si conferma uno dei Paesi di maggiore interesse per il Friuli Venezia Giulia, a partire dai fortissimi legami tra le due comunità. Il libro, sintesi viva e coinvolgente delle vicende di tanti friulani in Canada, contribuisce ancora di più a rinsaldare tali buone relazioni. È un omaggio a chi ha dovuto o chi ha saputo osare. Negli anni Cinquanta o Sessanta del Novecento essi hanno abbandonato il Friuli e sono riusciti a costruirsi una vita, non facile, ma sempre brillante e positiva, realizzando i propri sogni. Con sacrifici difficilmente descrivibili in qualche riga. È stato detto che ciò è un segno di merito per le persone emigrate, sicuramente, ma anche per il Paese d’accoglienza.  Certe storie d'emigrazione friulana, infine, si situano anche agli inizi del Novecento.


Special thanks to www.delcampe.net for this postcard's reproduction, Toronto, Ontario, Canada, 1900-1910s; completed 1895-1896. Demolished 1970.  I.O.F. Temple