domenica 13 maggio 2018

Fiume 1945, Graziella Superina salvata dal dottor Blasich, poi soffocato dai titini


Il memoriale che si pubblica qui di seguito è stato scritto da Graziella Superina, nata a Fiume, esule a Genova e deceduta nel 2011.
Michele Ugo Galliussi, Foibe, 2018, china su carta, cm 21 x 29,8. Courtesy dell’artista
È datato 31 gennaio 2001. Graziella è la moglie di Aldo Tardivelli, classe 1925, un altro fiumano ricco di ricordi e di racconti sui fatti di Fiume dal 1943 al 1948. La signora Graziella Superina ha intitolato così il suo racconto “L’uomo che salvò più di una vita… il Dott. Blasich”.
È un resoconto diretto e con ricordi di altri compaesani ed amici riferito soprattutto ad un momento assai critico della vita di Fiume, quando cioè i tedeschi alla fine di aprile 1945 abbandonano la città, dopo averne messo fuori uso il porto con l’esplosivo. È il momento in cui entrano i partigiani titini ai primi di maggio.


Per scrupolo si riporta che i partigiani di Tito entrarono a Fiume il 3 maggio 1945. Piombarono essi da Drenova e intorno alle ore 10 e mezza passarono pure da Sussak. Procedevano in fila per due, molto prudenti lungo Via Roma. Molto malridotti nelle divise, qualcuno era perfino privo di scarpe, erano essi preceduti da reparti di sminatori jugoslavi.
Iniziarono di lì a poco i sequestri di beni e di persone, ad opera dell’OZNA, la polizia segreta jugoslava. Accadde così a Riccardo Gigante, prefetto della Provincia del Carnaro,  proprio il 4 maggio 1945 “arrestato dagli slavi, venne tradotto a Castua ed ivi subì il martirio”. (Bollettino di Informazioni, Centro Studi Adriatici, Roma, IV, supplemento al n. 141 del 10 ottobre 1953, f. 10-11, ciclostilato).
Si sa che l’Odeljenje za Zaštitu NAroda, (OZNA), ossia il Dipartimento per la Sicurezza del Popolo, la spietata polizia politica di Tito, dopo la guerra, secondo lo storico Igor Žić ha giustiziato 300 persone. Non ci sono fonti attendibili, come ha scritto Mihael Sobolevski nel 2002. Costui e Amleto Ballarini hanno tuttavia stabilito in 2.640 il numero delle vittime italiane di Fiume per il periodo 1940-1947. È un dato scientifico condiviso.
Secondo altre fonti, alla fine della guerra, alcune centinaia di italiani scomparvero da Fiume. Certi furono eliminati, con tutta probabilità, nella vicina foiba della Bezdanka; altri in fosse comuni, come anzitutto quella di Castua / Kastav (a 10 km. da Fiume ). Il 4 maggio 1945, proprio a Castua, i titini uccidevano, senza processo, un gruppo di cittadini italiani. È Fabrizio Federici a darne notizia nel 2017.
Al testo originale di Graziella Superina sono state apportate alcune lievi modifiche grafiche e di punteggiature dal curatore per renderlo ancor più scorrevole nella lettura. (Elio Varutti)
Italiani al recupero salme nella fossa comune di Castua, 1945. Fotografia da Internet

L’uomo che salvò più di una vita… il Dott. BLASICH

Molti ricordi lontani di Fiume ormai sono fiochi. La maggior parte delle idee sono diventate sacrosante, pura esattezza, come i misfatti accaduti in tutta la Venezia Giulia dal 1943 al 1948. È stato un “piccolo olocausto”.
Inizio con la notte del 25 luglio 1943, e l’annuncio della caduta del fascismo. Il convulso incalzare degli avvenimenti travolse migliaia d’innocenti, sacrificati all’interesse di pochi, in quella terra martoriata, in tutte le guerre, come una maledizione. L’Istria fu l’epicentro dell’imminente tragedia. A tale annuncio non ebbe seguito alcuna manifestazione di rilievo, c’era una stanchezza generale della popolazione di fronte ad una tragica realtà di un paese già provato e debilitato per troppi anni di guerra. I vecchi alleati tedeschi, che occupavano gran parte del paese, già da lungo tempo, avevano elaborato piani precisi per assicurarsi il controllo del territorio in caso d’emergenza. Ciò avrebbe segnato un periodo ancora più nefasto per tutti.
I continui arretramenti del fronte e la sempre critica situazione generale, indussero gli ufficiali tedeschi ad accelerare i lavori di difesa delle fortificazioni e sbarramenti d’ogni tipo, in una linea che correva lungo il tracciato del vecchio confine della Jugoslavia. I partigiani di Tito riuscirono ad avvicinarsi sempre più alla città respingendo i tedeschi sfiduciati, ma sempre tenaci combattenti. Seguirono i primi colpi di cannone e le granate cadevano sulle vie e sulle case della città. L'esplosione d’ogni colpo di mortaio significava la distruzione di case, e famiglie senza tetto o peggio ancora altre vittime.
Riccardo Zanella, a sinistra, e Mario Blasich. Foto del Museo di Fiume a Roma

Abitavamo in Via Bellaria, di fronte al Tempio Votivo di Cosala. Durante le ore della giornata del 28 aprile 1945, dal monte di Tersatto, i partigiani avevano iniziato a lanciare innumerevoli granate sulla città. Erano passati parecchi giorni e a quel tamburellare di granate eravamo assuefatti e alcuna voglia di correre nel rifugio antiaereo della casa. Imprudentemente io e mia sorella Leandra siamo rimaste in casa ad ascoltare le ultime notizie dalla radio. Una granata ha colpito il tetto della casa sfondandolo, proprio sopra le nostre teste mentre avevamo mentre la radio annunciava la cattura di Mussolini e la sua condanna a morte.
Rimasi gravemente ferita e mia sorella a causa dello spostamento d’aria andò a finire dentro l’armadio, rimanendo lievemente ammaccata e stordita, ma illesa.
Devo seguitare a raccontare mischiando quello che ricordo e quello che me’ é stato riferito, giacché non potevo vedere e sentire quello che stava accadendo intorno a me. Ero nello stato dell’incoscienza tra la vita e la morte.
In lontananza si sentivano le esplosioni delle altre granate e l’ululato delle sirene che penetrava fin dentro le ossa. Dopo alcune ore, in un momento di tregua dei belligeranti, ero stata soccorsa da due vicini di casa che erano volontari dell’Unione Nazionale Protezione Antiaerea (UNPA). Erano i signori Giuseppe Simich e Mario Sirola. Ambulanze e barelle purtroppo non erano a disposizione in quei momenti terribili. Tutto era a giudizio dei soccorritori, che decisero per il mio trasporto all’ospedale, ma ciò essere eseguito immediatamente, data la gravità delle ferite. A Sirola venne l’idea di smontare una porta della camera, affinché facesse funzioni di barella. Con la forza delle sole braccia e per una lunghezza di circa un chilometro fui trasportata verso l’Ospedale Civile. Sulla città, con gran fracasso, cadevano altre granate titine lanciate dalla vicina collina di Tersatto. Andavano a cadere lungo il percorso, sollevando delle nuvole di polvere, ma non altro. Quella corsa verso l’Ospedale era divenuta lunga e piena d’insidie. Ero ancora fuori conoscenza.
Una giovane Graziella Superina a Fiume. Collezione Aldo Tardivelli, esule fiumano a Genova

Strada facendo e, dopo aver percorso alcune centinaia di metri, i soccorritori preoccupati della mia vita, si fermarono nella casa del dottor Mario Blasich, affinché potessi ricevere le prime cure, data la gravità delle ferite riportate. Il medico, poiché era paralizzato dalla vita in giù, era seduto su una sedia a rotelle ma in condizioni di prestare energicamente la sua opera. La situazione si presentava molto grave. Alcune schegge erano penetrate sotto il costato, altre più piccole nelle braccia e nelle gambe, mentre altre più numerose che avevano colpito il viso lo avevano trasformato in una maschera sanguinolenta. Il medico dovette intervenire subito. Con mano sicura rimosse tutte quelle schegge eseguendo le medicazioni necessarie, sollecitando i miei soccorritori a recarsi immediatamente all’Ospedale.
Ricordo di nuovo di avere avuto un momentaneo risveglio, mentre giacevo ancora sopra quella curiosa porta che fungeva da barella. Avevo vicino una moltitudine di feriti che si lamentavano e il mormorare dei miei soccorritori, per la situazione in cui si erano venuti a trovare ma sicuri che, solo l’immediato aiuto del dottor Blasich, avrebbe potuto salvarmi la vita. Mi dissero che la mia faccia esprimeva una tale sofferenza che non si sapeva più che inventare per alleviarla un po’.  Momentaneamente potevo essere considerata tra i pazienti destinati a campare. Passarono diversi giorni. Non vivevo che allo scopo di ringraziare il Dottore.
Il giorno della “Liberazione” era arrivato anche per la città di Fiume. La città era semidesertica. Erano passate molte ore da quando i tedeschi se n’erano andati; piccoli gruppi di cittadini, in buona fede avevano aperto le porte della città ai “Liberatori”. Armati di uno spirito di vendetta, non tardarono a mettere in atto il loro programma di sterminio contro i capi del popolo autonomista di Fiume.
Era passata solamente una settimana da quando il medico mi aveva accolto nella sua casa e nella notte del 3 maggio 1945 il dottor Mario Blasich, fu soffocato tra i cuscini del suo letto, ove “giaceva infermo”, da quattro partigiani di Tito. Egli fu uno fra i primi e tanti patrioti italiani che furono massacrati in quei giorni tremendi. Blasich era già stato condannato a morte dall’Austria, poiché  volontario italiano della guerra 1915-1918 e fu decorato al valore militare dal Regno d’Italia.
In quelle stesse notti dei primi di maggio 1945, nomi illustri si aggiunsero ai meno noti. Questa  strage d’innocenti continuò in seguito. Erano delle bravate di armati fino ai denti. I titini, tra bandoliere e mitra parabellum, giravano per la città penetrando nelle abitazioni e assassinando i malcapitati italiani.
Ficha Consular de Qualificação / Modulo di qualificazione consolare, del 2 ottobre 1951, emesso dal Consolato brasiliano di Napoli per Anna Squasa, nata a Fiume nel 1912. Ringrazio il signor Massimo Speciari che ha diffuso in Facebook questo importante documento di emigrazione verso il Brasile e che qui si riproduce per i lettori

Naturalmente queste cose non le sapevo. Ricordo ancora oggi che, in quei terribili giorni e in quelle brutte notti, l’aria era molto tesa. Ricordo che entrarono in Ospedale gruppi di partigiani in armi, bramosi di vendetta, alla ricerca di soldati tedeschi feriti e di civili indesiderati.
Ero ormai fuori pericolo, incominciavo di nuovo a vivere e finalmente potevo discorrere con la mamma invitandola a recarsi, quanto prima, dal mio salvatore, per ringraziare e per compensare la sua prestazione. Mia madre si era recata nella casa del Dottore e aveva avuto la triste notizia del suo assassinio dai suoi famigliari sconvolti.
Voglio allora ricordare qui il dottor Mario Blasich per l’aiuto che ho ricevuto. A tutti i Fiumani desidero dire che non dimentichino il suo tragico destino. Fino all’ultimo giorno aveva salvato la mia vita e altre ancora, come quella della signora Elvira Liubi vedova Rusich, esule in Toscana. Vedi: l’articolo pubblicato sulla «Voce di Fiume» il 26 ottobre 2000, N° 9.
Ancora tante grazie ai mei soccorritori dell’UNPA Giuseppe Simich e Mario Sirola, ovunque si trovino.

Graziella Superina 

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Collezioni private
- Graziella Superina, L’uomo che salvò più di una vita… il Dott. BLASICH, Memoriale della Collezione di Aldo Tardivelli, esule da Fiume a Genova, formato Word, Genova Pontedecimo, 31 gennaio 2001, pp. 3.
- Collezione Massimo Speciari, di Fiume, emigrato in Brasile, vive a Itatiba, Stato di San Paolo, Brasile. Notizie nel web

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Video intitolato “Foiba di Basovizza”, prodotto dagli studenti della classe III media e dai loro professori dell’Istituto comprensivo “Giovanni Cena” di Latina, luglio 2017.

Riferimenti bibliografici e nel web
- «Bollettino di Informazioni», Centro Studi Adriatici, Roma, IV, supplemento al n. 141 del 10 ottobre 1953, f. 10-11, ciclostilato.


- Mihael Sobolevski, “Fiume, una storia complessa / Zamršena povijest Rijeke”, in Amleto Ballarini, Mihael Sobolevski (a cura di / uredili), Le vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni (1939-1947) / Žrtve talijanske nacionalnosti u Rijeci i okolici (1939.-1947.), Roma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale per gli Archivi, 2002, pp. 147-197.

- E. Varutti, Diario di Carlo Conighi, Fiume aprile-maggio 1945, on-line dal 7 giugno 2016.

- E. Varutti, Esodo disgraziato dei Tardivelli, da Fiume a Laterina 1948, on-line dal 22 gennaio 2017.

Ringraziamenti
Il curatore di questo articolo desidera ringraziare sentitamente il professor Michele Ugo Galliussi, di Udine, che con grande sensibilità artistica ha saputo dipingere il tema della foiba appositamente per le pagine di questo blog.
Si ringrazia pure Aldo Tardivelli, per l’invio del Memoriale della sua cara signora.


Ringrazio, infine, i signori Laura Brussi, esule da Pola e Carlo Cesare Montani, esule da Fiume, per la riproduzione del video intitolato “Foiba di Basovizza”, prodotto dagli studenti della classe III media e dai loro professori dell’Istituto comprensivo “Giovanni Cena” di Latina, luglio 2017.