lunedì 25 giugno 2018

Civiltà Contadina in una Casa Museo a Sappada


È un museo originale e affascinante, sulla destra del fiume Piave.
In questa casa, del 1850 circa, hanno vissuto due fratelli di Sappada, ormai scomparsi: Antonio e Marianna Puicher (Puichar, in lingua locale). Il tetto è in scandole di legno. Le pareti sono in legno e con poca muratura a nord. La stalla, per una mucca, ed il fienile sono nello stesso corpo di fabbrica dell’abitazione. Le stufe in muratura sono senza il camino, perciò le stanze sono annerite dalla caligine. C’è la stanza per l’affumicatura di prodotti caseari e per i salumi. Il gabinetto cabinato è sul poggiolo all’aperto, con lo scarico a caduta libera.
Nell’interno dell’abitazione-museo si trovano interessanti suppellettili ben spiegate dal custode, con pittoreschi aneddoti. Il museo è proprio un punto di forza etno-antropologico di Sappada. Si trova nella Borgata di Cretta, all’estremità est del paese. È la prima borgata che si incontra arrivando da Cima Sappada e dal resto del Friuli. Il sentierino erboso per arrivare al museo a piedi è quasi di fronte alla Cappella della Santa Trinità. C’è un limitato parcheggio automobili vicino alla statale 355. Provenendo dal centro di Sappada, il museo è sulla sinistra, come detto in Borgata Cretta, a 100 metri dalla ex Caserma Fasil.

1.   Storia del paese tedescofono
L’origine di Sappada, secondo il sito web del Comune, è da risalire in base all’ipotesi più accreditata, ad alcune famiglie partite dall’Austria, per insediarsi nella vallata, probabilmente chiamate dai governanti del Patriarcato di Aquileia, che concessero l’autorizzazione all’insediamento. La datazione è incerta (X-XI secolo): la valle allora era disabitata, le famiglie iniziarono così opere di disboscamento e di coltivazione. Lentamente il paese prese forma: le quindici famiglie originarie andarono a formare le altrettante borgate che ancora oggi costituiscono Sappada. Nel 1500, ad affiancarsi all’agricoltura e alla pastorizia, arriva il commercio del legname, principalmente con la Repubblica di Venezia. La nascita delle prime opere pubbliche e delle scuole è da attribuire alla dominazione austriaca nel 1800. L’annessione al Regno d’Italia è del 1866.

Durante la Prima guerra mondiale molte battaglie furono combattute sulle vette sappadine: a testimonianza ci sono i fortini e i reperti risalenti all'epoca. Fra il 1916 e il 1917 Sappada fu evacuata per sospetti di simpatia filotedesca a causa del dialetto locale: la popolazione fu indirizzata verso la Sicilia, la Campania, le Marche e la Toscana.
Durante la Seconda guerra mondiale il paese fece parte della Repubblica libera della Carnia: molti furono gli scontri fra partigiani e tedeschi nella valle e qualche sappadino fu deportato nei campi di concentramento. Una volta terminato il conflitto, la situazione lavorativa costrinse molti abitanti di Sappada a cercare fortuna all’estero, soprattutto in Germania e in Svizzera. Il successivo sviluppo del turismo fece sì che la situazione cambiò e che molti potessero ritornare per dedicarsi al settore terziario.

Particolari costruttivi con la tecnica blockbau, con legno di conifere, ad incastro.

2.   Casa Puicher con altre informazioni dal web
La casa museo è stata abitata senza alterazioni sostanziali del suo assetto fino agli anni 1980-1985. È stata rilevata dal Comune di Sappada nel 1995. Poi è stata recuperata nel pieno rispetto dei principi del restauro filologico conservativo, per adibirle a Casa-Museo della Civiltà contadina della vallata. Qui i visitatori possono compiere un salto nel tempo e fare esperienza diretta dei luoghi, delle abitudini domestiche e dello stile di vita delle famiglie sappadine, a completamento della visita al Museo Etnografico di Cima Sappada, molto istruttivo. Il complesso di casa Puicher, “s’Kottlars”, è un interessante esemplare di abitazione a modulo semplice con annessa stalla-fienile, riferibile al secondo quarto dell’Ottocento.
Ecco altre spiegazioni con qualche parola in tedesco-sappadino. Entrati in corridoio (labe), che secondo l’impianto tradizionale attraversa da est a ovest l’edificio, al primo piano si trova la cucina (kuchl), annerita dal fumo del focolare aperto (heart o offns vair) che affumicava le vivande appese sull’affumicatoio (eisn) al soffitto. Tutt’altra atmosfera si respira nel tinello (kòschtibe), dove il rivestimento in legno isolava il calore della stufa in muratura a volta (kòchlouvn), posta nell’angolo e alimentata attraverso un’apposita apertura con portella in corridoio (ouvnloch).
Dopo aver visitato la camera da letto (kommer) al piano terra, si raggiunge il secondo piano attraverso la ripida scala del corridoio: qui si trova una seconda camera da letto e una cameretta (kemmerle) adibita a piccolo laboratorio per i lavori manuali, dove si possono osservare numerosi attrezzi in legno. Il ballatoio (pirl) corre su tre lati del secondo piano ed ospita, sul lato orientale, il piccolo gabinetto (gònk) a caduta libera. Il tetto conserva l’originaria copertura a scandole in legno di larice. A differenza della maggior parte delle abitazioni a Sappada, la stalla (schtòl) si trova qui accorpata all’edificio, al piano terra, non come fabbricato indipendente vicino alla casa. Al piano superiore, sul retro, ha posto il fienile (dille), in cui veniva conservato il fieno per il lungo inverno.
Vista da est, dal sentiero erboso che parte dalla statale 355

Accanto alla casa, in un orto (gòrte) vengono coltivate le verdure ed i cereali che potevano crescere in passato nella valle. Vicino alle patate (eapfl), che si raccolgono in autunno, vi sono i cappucci (kobaskepfe) utilizzati per preparare i crauti, le fave (poan), i piselli (orbasn) e diversi tipi di rape, come i ravanelli gialli (ravaneis), le rape rosse (roata ruibm) e bianche, rape per il bestiame (vihronkle). Il ciuffo del rafano (krean) troneggia sull’erba cipollina (schnittlaat), sulle cipolle (zbival), aglio (knouval), carote (moarn), bieta (piessl) e crescione (kresse), che si mangiava insieme all’insalata (solat). Tra i cereali, un tempo coltivati in campi interi, si possono riconoscere le spighe baffute dell’orzo (gèrschte) con cui si preparavano le minestre, la segale (rokke) che giunge a maturazione solo se seminata in autunno, l’avena (hober) data in pasto ai cavalli. I fiori azzurri del lino (hoor) ondeggiano in estate accanto ad altri fiori. come le calendule e ricordano gli ampi fazzoletti di terra a ridosso del paese.
Il lino veniva lavorato e tessuto in casa per confezionare biancheria e abiti. Nell’orto non mancano le erbe officinali e aromatiche (kraiter), come la menta (minzn), la malva (malva), la camomilla (komildn), l’assenzio (bermant) e il dragoncello (pèrschtròmm) con cui si condiva la ricotta acida (saurnschotte). Orto ricco di un insieme eterogeneo di varietà, che grazie al contributo delle signore sappadine ogni anno si arricchisce di nuove piante.
Finestra con scuretti chiusi, notare il fermascuretti in legno

3.   Informazioni su orari di visita
BORGATA CRETTA, 17 - 33012 SAPPADA (UD). Regione autonoma Friuli Venezia Giulia.
Orario Museo dal 25 giugno al 14 settembre 2018: Lunedì, ore 17:00-19:00. Mercoledì   17:00-19:00. Venerdì 17:00-19:00.
Orario di agosto 2018: tutti i giorni (escluso la domenica) dalle ore 17.00 alle ore 19.00.
Ogni mercoledì (a luglio e agosto): Visita guidata con presentazione di prodotti tipici locali.
Biglietti: EURO 1,50 (BAMBINI FINO A 14 ANNI GRATIS) / GRUPPI EURO 1,50
Apertura su richiesta (solo per gruppi - numero minimo 10 persone) nei mesi di maggio e giugno - settembre e ottobre. Chiuso da novembre a maggio.
Telefono: 0435469126
Fax: 0435469107
Email:  info@plodn.info
CASA MUSEO DELLA CIVILTA' CONTADINA
Per altre informazioni sugli orari di apertura ed altro, contattare l’Ufficio Turistico locale: 0435 / 469131.
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4.  House Museum of the Peasant Civilization of Sappada
In Cretta township there is the ancient home Puicher s’Kottlars: the building, inhabited without substantial alterations of its structure until the eighties, was regained by the Municipality of Sappada in 1995 and recovered in full respect of the principles of philological conservative restoration and it has been used as a House-Museum of Farming.
Here visitors can take a leap in time and have direct experience of places, domestic habits and lifestyle of Sappada families, to complete the visit to the Museum of Ethnography. The complex home Puicher s’Kottlars is an interesting example of a simple form home with attached stable-barn, datable to the second quarter of the 19th century.
After entering the hallway (labe), which according to the traditional system crosses from east to west the building, on the first floor there is the kitchen (kuchl), blackened by the smoke of the open fireplace (heart or offns vair) that fumigated food hanging on the smokehouse (eisn) to the ceiling; a completely different atmosphere reigns in the dining room (kòschtibe), where the wooden coating isolated the heat of the masonry vault stove (kòchlouvn), located in the corner and fed through a special opening in the corridor (ouvnloch). After visiting the bedroom (kommer), from the ground floor you can reach the second floor through the steep stairs of the hallway: here is a second bedroom and a small bedroom (kemmerle) used as a small workshop for manual works, where you can see many wooden tools. The gallery runs on three sides of the second floor and hosts, on the eastern side, the small toilet (gònk) in free fall. The roof is covered with shingles made of larch. Unlike most homes in Sappada, the stable (schtòl) is merged into the building, on the ground floor, not as a separate building near the house. Upstairs, on the back, there is the barn (dille), in which hay was stored for the long winter.
Next to the house, in a garden (gòrte) vegetables and cereals are cultivated which could grow in the past in the valley: a heterogeneous set that, with the help of Sappada ladies, is enriched with new plants every year.
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Pochi metri a sinistra dalla Cappella della Santa Trinità, opera del 1727, sul lato opposto, c'è il sentiero erboso che porta alla Casa Puicher Museo di Sappada. Qui siamo sulla strada statale n. 355

5.  Museumshaus der bäuerlichen Kultur
Puicher s’Kottlars haus / schtòl
Das antike, von seiner Errichtung bis ins späte 19. Jahrhundert praktisch durchgehend bewohnte Puicher s’Kottlars Haus im Weiler Cretta, ist 1990 von der Gemeinde Sappada aufgekauft und nach strengen Denkmalschutzauflagen restauriert worden, um es als Museumshaus der bäuerlichen Kultur zu nutzen.
Der typisch bäuerliche Baustil und die Vielfalt der im angrenzenden Garten angebauten alpinen Nutzpflanzen lassen den Familienalltag vergangener Zeiten wiederaufleben und geben Besuchern die Möglichkeit, sich vor Ort mit den Gebräuchen und dem Lebensstil der früheren Einwohner Sappadas vertraut zu machen.
Die Anlage des Puicher s’Kottlars Hauses ist ein interessantes Beispiel für ein einfach konzipiertes Wohnmodul mit angeschlossenem Stall und Scheune aus dem zweiten Viertel des 19. Jahrhunderts.
An den traditionell in Ost-West-Richtung verlaufenden Flur (labe) im Erdgeschoss schließt sich die von der offenen Feuerstelle (offns vair) rußgeschwärzte Küche (kuchl) an, die auch zum Räuchern der Speisen im Rauchfang (eesn) diente; eine ganz andere Atmosphäre herrscht in der holzvertäfelten Wohnküche (kòschtibe) mit dem großen Kachelofen (kòchlouvn) im Eck, der über eine eigene Öffnung im Flur beschickt wurde. Der letzte Raum im Erdgeschoss ist das Schlafzimmer (kommer). Eine steile Stiege führt vom Flur in den zweiten Stock hinauf, wo sich ein zweites Schlafzimmer und eine als Werkstatt genutzte kleine Kammer (kemmerle) mit allerlei Werkzeug befinden. Ein Balkon läuft um drei Seiten des Obergeschosses; an der Ostseite befindet sich dort ein kleines Plumpsklo (gònk). Das Dach ist mit Schindeln aus Lärchenholz gedeckt. Im Unterschied zu den meisten anderen Wohnhäusern in Sappada / Plodn liegen Stall (schtòl) und Scheune (dille) hier direkt im Haus und bilden somit keine eigenen Gebäude.
Im Garten (gòrte) neben dem Haus werden Gemüse und Getreide angebaut, wie sie früher im Tal gediehen.
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Un suggestivo scorcio della Casa Puicher Museo di Sappada, in alto a destra, vista dal sentiero erboso che parte dalla statale 355
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Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Elio Varutti. Le versioni in lingua inglese (paragrafo 4) e tedesca (paragrafo 5) sono state riprese dai siti web del Comune di Sappada e da altri di interesse turistico, che si ringraziano per la diffusione e pubblicazione in questo blog.