martedì 7 novembre 2017

Luciano Lunazzi Memorial in S. Pio X a Udine

A un mese dalla scomparsa, avvenuta il 3 ottobre 2017, alcuni amici del compianto artista carnico di Chialina, hanno voluto dedicargli un “memorial”. 

Così Gregorio e Giorgio “amici di San Pio X” hanno messo su un ambaradan per il 6, 7 e 8 novembre, dalle ore 15 alle ore 20 nella sala dell’oratorio. Ha collaborato anche l’Associazione Insieme con Noi, della zona. Lo scopo era di ricordare l’artista nel trigesimo della sua scomparsa con un incontro intitolato “Dall’acqua alla luce”. Come mai questo titolo?
Era lo stesso Lunazzi pop nelle sue pillole filosofiche a dire quasi, come un guru dell’Alta Carnia: “Viviamo nove mesi nell’acqua, poi per tutta la vita sulla terra e respiriamo aria, poi andiamo nella luce.

Nella hall della sala Giubileo, in Via Mistruzzi, erano esposti alcuni dei cartoni dipinti del  “Basquiat friulano”, come è stato definito Lunazzi dal «Messaggero Veneto». Solo che il Basquiat vero ormai ha raggiunto la cifra record di 110,5 milioni di dollari, mentre il nostro Lunazzi aveva certi problemi con le bollette...
Perché far rivivere Lunazzi nella parrocchia di San Pio X? Doveva rivivere in un luogo che lo ha visto protagonista di diverse mostre dei suoi quadri, dei suoni cartoni superdipinti e anche per farlo conoscere a chi non lo ha mai conosciuto. Pittore e artista molto poliedrico, aveva girato il mondo. Soprannominato "mestri di vite", era diventato un personaggio popolare e "virale" anche sul web con i suoi pezzi (“Tacons”) in marilenghe.
All’incontro definito “intimo” hanno parlato Giorgio Ganis, poi Federico Pirone, assessore alla Cultura del Comune di Udine, che ha molto elogiato il filmato curato da Patrizia Ruggeri dedicato in modo soave al grande Lunazzi, con la scelta delle fotografie curata da Giorgio Ganis.
Poi ci sono stati tanti altri interventi, tra i quali quello di Alessandra Spizzo o di Marino Visentini, che ha ricordato che l’arte di Lunazzi è stata in esposizione ai Rizzi, presso il circolo Nuovi Orizzonti, sin dal 2010.

In seguito è intervenuta Maristella Cescutti per portare alcuni aneddoti e spaccati di vita con Lunazzi che arrivava sempre alla una meno cinque nella Galleria alla Loggia per vedere la mostra in atto e la gallerista che si chiedeva: ma perché arrivi proprio a quest’ora che sto per chiudere. Al di là di queste cose la Cescutti ha detto di aver visto tanti funerali di grandi artisti, dalla A alla Z, ovvero da Afro a Zigaina, ma non aveva mai visto tanta partecipazione popolare come per Luciano Lunazzi, un pittore amato da diversi strati della popolazione friulana. 
Ha parlato pure il fratello di Luciano Lunazzi, pur essendo molto emozionato in considerazione della grande partecipazione di pubblico all'evento degli Amici di San Po X.
Giorgio Ganis e Maristella Cesutti

Biografia di Luciano Lunazzi, l’uomo di cartone
Nato il 31 maggio 1952 a Ovaro, in provincia di Udine, Lunazzi a sette anni si ritrova in Svizzera, a Couvet, frutto di quell’emigrazione friulana che si arresterà solo verso il 1967.
Nel 1968 Lunazzi abbraccia la tendenza degli Hippies, i figli dei fiori, mossi dagli ingenui, ma sinceri slogan di pace, amore e libertà. Nel 1973 lascia la Svizzera per l’India, l’Afghanistan, il Pakistan, Grecia, Turchia e Iran.
Dopo tre anni rientra in Italia e, per problemi familiari, lavora come panettiere e pasticcere a Buja, in provincia di Udine, fino al 1979, vicino al padre e al fratello. Col 1980 è in Messico e poi in California, a Berkley, dove si ferma per otto anni.

Inizia a dipingere, da autodidatta, verso la metà degli anni Novanta, mentre si trova in Germania, per lavoro. Sperimenta tecniche pittoriche miste, soprattutto con colori acrilici, pennarelli su carta e collage. In Spagna decide di fare l’artista di strada e di vivere così. Si appassiona sempre di più al cartone come supporto delle sue pitture un po’ stralunate, che sembrano copertine di dischi, intendiamoci: di Long Plaing.
Sempre negli anni Novanta viaggia tra Colonia, Ibiza, Tenerife, Barcellona, San Firmino di Pamplona, Saragozza. Crea anche T-Shirt, vendute come le sue pitture al pubblico di strada fino al 2004.

Ritorna in Friuli e, trovando alcuni interessati alla sua arte, espone per la prima volta nel 2007 al caffè Caucigh di Udine. Collabora con varie associazioni culturali come “Venti d’Arte” e “Vicino / Lontano”. Inventa e dipinge la copertina del CD per i trent’anni di attività di Radio Onde Furlane.

È morto a Udine per un malore, a 65 anni, Luciano Lunazzi nella sua abitazione di via Albona, il 3 ottobre 2017.

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Si ringrazia, per le fotografie Giorgio Ganis e qualche altro caro amico di Luciano Lunazzi.



domenica 5 novembre 2017

Udine, preghiere per le vittime delle foibe, 3.11.2017

Bruna Zuccolin, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) ha voluto fermamente proseguire nella tradizione intrapresa dall’ingegnere Silvio Cattalini, compianto presidente dell’ANVGD di Udine, di ricordare gli esuli defunti e le vittime delle foibe ai primi di novembre.
Udine, 3 novembre 2017, Cimitero di San Vito, viale Firenze, corteo con labaro e corona d'alloro aperto da Bruna Zuccolin (presidente ANVGD Udine) e Elio Varutti (vice presidente ANVGD Udine)

Così venerdì 3 novembre 2017 il Comitato Provinciale dell’ANVGD di Udine ha organizzato due appuntamenti religioso-patriottici molto sentiti e apprezzati dalla popolazione.
La prima cerimonia è una Santa Messa, celebrata alle ore 10,30 in onore delle vittime delle foibe e dei defunti dell’esodo degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia, presso la chiesa del Cimitero di San Vito in Udine, viale Firenze. Il celebrante, don Tarcisio Bordignon, classe 1930, ex parroco di San Pio X, che è stato molto vicino al mondo degli esuli giuliano dalmati, ha ricordato tutti i defunti esuli. Si ricorda che dal Centro di Smistamento Profughi di Via Pradamano, nella stessa zona di quella parrocchia, transitarono oltre centomila italiani dell’esodo giuliano dalmata in fuga dalle loro terre a causa delle prepotenze jugoslave, tra il dopoguerra e il 1960, quando il CSP chiuse i battenti.
Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine, pronuncia una particolare preghiera in onore delle vittime delle foibe e di tutti gli esuli defunti lontano dalle loro terre

A seguire c’è stata la seconda breve cerimonia al Monumento ai caduti giuliani e dalmati, a sinistra dell’ingresso principale dello stesso Cimitero monumentale, preceduta da un corteo con la corona d’alloro da deporre al monumento stesso. Detta cerimonia è consistita nella posa e benedizione della corona di alloro al monumento stesso, già adornato con una corona del Comune di Udine da poco posata. L’opera monumentale, del 1990, oltre alla targa commemorativa contiene un bassorilievo dello scultore istriano Gino Gortan, di Pinguente, che rappresenta, in modo stilizzato, due persone che tenendosi per mano vengono precipitate in una foiba.
Udine, Chiesa del cimitero monumentale, da sinistra: Elio Varutti, Sergio Satti, Furio Honsell, sindaco di Udine, Bruna Zuccolin e un altro socio

Molto commovente è stata la recita da parte delle autorità, dei soci dell’associazione, di don Tarcisio Bordignon e degli altri presenti della cosiddetta preghiera dell’infoibato, composta da Monsignor Antonio Santin nel 1959, vescovo di Trieste e Capodistria.
Davanti al Monumento Furio Honsell, sindaco di Udine, ha ricordato la grande energia e le numerose attività per gli esuli dell’ingegnere Silvo Cattalini, con la sua voglia di tenere sempre accesi il ricordo e la memoria della sua Zara e delle terre perdute. Anche Bruna Zuccolin, nel suo intervento, ha ricordato con affetto e simpatia Cattalini, esprimendo la volontà di proseguire, sostenuta dal Consiglio Esecutivo dell'ANVGD di Udine, nel cammino intrapreso dal “comandante di Zara”.
Don Tarcisio Bordignon conduce la lettura della preghiera dell'infoibato

Ha poi preso la parola l’ingegnere Sergio Satti, per alcuni decenni al fianco di Cattalini, nella veste di vice presidente. “Quando al liceo a Bolzano ha detto Satti – dove la mia famiglia era finita esule, dicevo di essere nato a Pola, tutti mi davano del fascista, ma non era vero”. Poi Satti ha ricordato l’impegno che si prese proprio il sindaco Honsell verso il 2009 di realizzare un’opera per ricordare in città le Vittime delle Foibe. Così si arrivò alla creazione del Parco Vittime delle Foibe tra via Manzini e via Bertaldia inaugurato il 26 giugno 2010, non senza superare un vespaio di polemiche. Anche l’attutale vice presidente dell’ANVGD di Udine, Elio Varutti, è intervenuto per spiegare ai convenuti l’opera di Gortan. Al termine dell’incontro si è tenuto un buffet presso un bar della zona per fare incontrare i numerosi soci intervenuti.

Ecco una breve biografia di Nino Gortan. Pittore, scultore e incisore è nato a Pinguente d'Istria nel 1931 ed è morto a San Daniele del Friuli, nel 2001. L’artista è di famiglia originaria della Carnia stabilitasi a Pinguente in Istria nel 1870. Dal 1950 Gortan è vissuto a San Daniele del Friuli dove ha realizzato, tra l'altro, i portali del duomo. Ha partecipato alla Biennale d'arte sacra di Bologna. Sue opere sono presenti anche a Montereale Valcellina, Gorizia, Udine ed Atene (portali di bronzo del santuario di Sant'Irene). Per il governo del Camerun ha realizzato la statua dell’eroe nazionale.
Udine, loggia a sinistra dell'ingresso al Cimitero monumentale, il diacono Lorenzo, l'architetto Franco Pischiutti al labaro, Bruna Zuccolin, Elio Varutti e il sindaco Honsell
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Servizio fotografico di Giorgio Gorlato, che si ringrazia per la collaborazione.
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Servizio di redazione di networking a cura di Girolamo Jacobson e di Elio Varutti.
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Rassegna stampa:
- “Cerimonia a Udine in ricordo dei profughi giuliano-dalmati”, dal 31 ottobre 2017, su friulionline.


- “Cerimonie al Cimitero di Udine”, dal 26 ottobre 2017, su Il Friuli.it

- Profilo Facebook di ANVGD Gorizia, post del 25 ottobre 2017.

Davanti al Monumento dedicato ai Caduti giuliani e dalmati


Chiesa del cimitero di Udine. Aspettando don Tarcisio Bordignon per la funzione religiosa in onore delle vittime delle foibe

giovedì 2 novembre 2017

Cinquecento a Firenze tra sacro e profano. Pittura e scultura

C’è una bella mostra a Firenze da non perdere. Col titolo assai centrato “Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna”, è stata curata da Carlo Falciani e Antonio Natali a Palazzo Strozzi. 


Qui ci sono veramente delle chicche da assaporare. L’esposizione consente al visitatore nazionale o straniero di gustare un bel po’ di bellezza. Sono presenti 41 artisti. In tutto le opere d’arte esposte sono 71, tra dipinti e sculture. Il fatto nuovo e interessante, oltre che di scelta etica nell’allestire la mostra, è che ben diciassette opere sono state sottoposte ad importanti e attenti interventi di restauro, coinvolgendo agenzie socio-economiche del territorio.
Non si mettono solo in mostra opere con titoli giubilari per fare cassetta, come capita in certe città del Veneto. Qui lo stile è un altro, anzi diciamo che qui c’è lo stile, dalle altre parti non lo so.
Tutte le tele, le sculture e le tavole di questa esposizione classica si riprendono la scena.  Recuperano la fruibilità del visitatore per un certo sfavillio che riescono ad emanare all’interno di un cammino espositivo, basato sul parallelo intrigante, tra il sacro e il profano, tipico del panorama cinquecentesco di Firenze, attraversato dalla Controriforma e dei fatti dei periodi successivi.
La presente esposizione è l’ultima tappa di una speciale trilogia analizzata da alcuni anni nel capoluogo fiorentino. Il tema di fondo verte sul periodo artistico che ha per protagonisti la città di Firenze, il “manierismo” e la “controriforma cattolica”. La prima rassegna sul tema è stata aperta nel 2010 con la personale sul “Bronzino” e, nel 2014, c’era la serie su “Pontormo e Rosso Fiorentino”.
Potrete assaporare, come dicono i critici, il dialogo tra i grandi maestri della storia dell’arte: Michelangelo, Pontormo, Giorgio Vasari, Rosso Fiorentino, Bronzino, Giambologna, Santi di Tito, Bartolomeo Ammannati, Andrea del Sarto ed altri.

La rassegna è aperta a Palazzo Strozzi dal 21 settembre al 21 gennaio 2017.
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Didascalia dell’immagine - Compianto su Cristo morto (Pietà di Luco), di Andrea del Sarto (Andrea d’Agnolo; Firenze 1486-1530), 1523-1524, olio su tavola, cm 238,5 x 198,5. Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina, inv. 1912 n. 58.
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martedì 24 ottobre 2017

Gianfranco Ellero presenta le sue memorie di storiografo a Udine

L’ultimo libro di Gianfranco Ellero è stato presentato il 23 ottobre 2017 nella splendida cornice di Palazzo Belgrado a Udine, sede della Provincia. 
Lorenzo Zanon, Pietro Fontanini, in piedi, Gianfranco Ellero e William Cisilino. Fotografia di Elio Varutti

Si tratta di un libro intervista in cui lo storico racconta se stesso in rapporto ai fatti e agli accadimenti del territorio e dell’Europa. William Cisilino, direttore dell’Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane (Arlef), riveste il ruolo di intervistatore. «Al è come Ellero che, tal 1988 – ha detto William Cisilino in marilenghe – al intervistave il professôr Carlo Guido Mor e cumò jo o intervisti Gianfranco Ellero sui fats storics, su l’art, la gjeografie, la politiche e i rapuarts cun l’Europe».
L’incontro era iniziato con le parole, in friulano, di Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine. « Ellero – ha detto Fontanini – nus à judât a cirî lis nestris lidrîs e a cognossi la storie dal Friûl che no nas cun Rome ma plui di prime. Dopo o vin di fâ i augûrs a Ellero par i siei otante agns».
Lorenzo Zanon, presidente dell’Istitût Ladin Furlan “Pre Checo Placerean”, ha dichiarato che: «chest libri al reste te storie e o soi agrât a Ellero, parcè che al è stât cun nô par dânus ideis pe storie dal Friûl e dopo il libri al è un patrimoni fondamentâl par inmaneâ un programe di studi pe nestre scuele».
Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine, consegna una medaglia d'oro a Gianfranco Ellero. Fotografia di Elio Varutti

Giuseppe Bergamini, storico dell’arte, in lingua italiana ha paragonato Ellero agli umanisti, per il notevole numero di saggi, di libri e di articoli scritti da lui. William Cisilino ha poi ricordato la collana di studi sull’autonomismo edita dall’Istitût Ladin Furlan “Pre Checo Placerean”, giunta al 26° volume. Tale collana, ideata da Geremia Gomboso, è veicolata anche in Internet.
Nel volume appena stampato si parla anche dell’Università di Udine, voluta dalla gente dopo il terremoto del 1976. È intervenuto, infine, Gianfranco Ellero, in lingua italiana, con qualche frase in friulano. Certi libri di storia raccontavano “fufignis” (bugie), a suo parere, soprattutto quelli su cui ha iniziato a studiare da bambino e da ragazzo. Poi ha conosciuto in loco i maestri di fatto, come Carlo Guido Mor, Luigi De Biasio, Carlo Sgorlon, Tito Maniacco, Luciano Morandini e così via, fino ai grandi pensatori come Bertrand Russel, Fernand Braudel e Jacques Le Goff.

Una parte del folto pubblico presente alla presentazione del libro di Gianfranco Ellero. Fotografia di Elio Varutti

La chiave per capire i fenomeni regionali sta, secondo Ellero, nei fenomeni generali. Il Friuli va compreso allargando gli studi al contesto europeo, perché a detta di Ellero: «il Friuli è la più europea delle regioni».
Nel dibattito che è seguito c’è stato solo l’intervento di Silvana Schiavi Fachin che, in marilenghe, si è detta meravigliata della mancanza di una versione in lingua friulana nello steso volume.

Un enfatico atteggiamento di Gianfranco Ellero durante il suo intervento a Palazzo Belgrado. Fotografia di Elio Varutti
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Gianfranco Ellero, William Cisilino, Il Friuli in Europa. L’Europa in Friuli. Memorie di uno storiografo, Istitût Ladin Furlan “Pre Checo Placerean”, Provincia di Udine, 2017, pp. 112.

William Cisilino al fevele par furlan dal libri interviste fat cun Ellero. Dongje di lui: Gianfranco Ellero, Pietro Fontanini, Giuseppe Bergamini e Lorenzo Zanon. Fotografie di Elio Varutti

La copertina del libro

domenica 22 ottobre 2017

Menossi a Cormons. Mosaici e vini. Immagini

“Ferment-azione. Wine & alchemical mosaic”. 
Clicca sulla fotografia per ingrandirla

È l’intrigante titolo della rassegna musiva aperta il 20 ottobre 2017 a Cormons, in provincia di Gorizia, per mettere in mostra le opere del Secondo Simposio Internazionale di mosaico contemporaneo e una selezione di opere personali del celebre maestro Giulio Menossi, nato a Udine nel 1955 e formatosi a Milano col maestro Domenico Colledani. Si potrebbe dire che egli sia un vero alchimista del mosaico moderno. Tutto da scoprire. Soprattutto per fantasticare.


La mostra “Ferment-azione. Wine & alchemical mosaic” si tiene, dal 20 al 29 ottobre 2017, presso Palazzo Locatelli, al Museo Civico in Piazza XXIV Maggio a Cormons.
È una rassegna d’arte speciale con possibilità di visite guidate in varie lingue. Ad esempio, all’inaugurazione della mostra c’erano le guide in italiano, inglese e tedesco.
Il prossimo 26 ottobre alle ore 18,30 è prevista una visita artistica in lingua inglese e in italiano. Guided Visit to the Exhibition (Italian-English).

 Il 28 ottobre, alle 18 ci sarà una Degustazione con le aziende del Simposio & Visita guidata alle opere (italiano-inglese-tedesco). Wine tasting with Symposium companies & Guided Visit to the Exhibition (Italian-English-German).
Per concludere il 29 Ottobre, alle ore 11.00 avremo una Visita guidata alle opere (italiano-inglese-tedesco). Guided Visit to the Exhibition (Italian-English-German).

Impegni recenti e prossimi di Magister Giulio
Si sa che il mosaicista Giulio Menossi ha appena concluso l’organizzazione del Terzo Simposio Internazionale di Mosaico a Udine. Poi il maestro sarà in partenza  per  la Sardegna,  dove terrà dei corsi di mosaico. A Sassari il maestro Menossi andrà per mettere i ferri in acqua del Terzo Simposio Internazionale di Ploaghe, dopo i grandi successi dei due simposi sardi precedenti.

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Orari apertura mostra / Exihibition Opening
Giovedì, venerdì, sabato (Thursay, Friday, Saturday) 16.00 -19.00
Domenica (Sunday) 10.00 – 13.00 e/& 16.00 -19.00.


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Rassegna stampa
Mosaici in mostra a Palazzo Locatelli”, «Il Piccolo», 18 ottobre 2017.

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Sitologia
- E. Varutti, Il Drago di Giulio Menossi, mosaicista, nel web dal 19 dicembre 2014.

- E. Varutti, Riflessi di luna sul Mar Morto, mosaico di Menossi, nel web dal 13 giugno 2016.

- E. Varutti, Alta creatività nel Simposio musivo di Udine, nel web dal 9 ottobre 2017.

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Servizio di networking a cura di Girolamo Jacobson e di Elio Varutti. Fotografia del Laboratorio G. Menossi.


venerdì 20 ottobre 2017

Patate in tecia, ricetta della tradizione istro-dalmata

Patate in padella (fersora). La preparazione è di una semplicità incredibile, ma difficilmente riesce. A meno che non ci sia la memoria visiva di quando la nonna o la zia cucinava le patate in questo modo diffuso in tutta l’Istria, in Dalmazia e nel Quarnaro.

È con le parole di Francesco Gottardi che si spiega la ricetta. Si fanno bollire le patate con la buccia, senza portarle a cottura completa. Sarebbe consigliabile (addirittura!) cuocerle il giorno prima dell’utilizzo. Sbucciare le patate e tagliarle a fette di un quarto di centimetro. Disporle su una teglia bassa (la fersora) ben imburrata. Disporre le patate in tre o quattro strati alternandoli con cipolla soffritta nella pancetta. Riempire gli spazi vuoti, schiacciando un po’ le patate. Cuocerle a fuoco lento e coperte. Dopo dieci minuti, si alza la fiamma e, quando si sente soffriggere, si scoperchia. È così che l’odore si sparge per la casa e anche di fuori, aprendo la finestra, come ha scritto Franco Fornasaro in un suo romanzo.
Dopo altri 10-15 minuti si capovolge, con l’aiuto di un piatto, per cuocere l’altra parte come si farebbe con una frittata. Osservare che entrambe le parti abbiano una crosticina dorata. Anche se si verificassero certe frantumazioni, ricomponete il tutto, al fine di dorare bene. Le patate in tecia sono il contorno ideale per i piatti di carne. Oggi, con i tegami antiaderenti, la preparazione risulta più facile.
Un tempo la fersora era quel recipiente in ferro largo e poco fondo con un lungo manico pure di ferro, utile a friggere le vivande. Il vocabolo è diffuso anche nella lingua friulana: fersore, o fersorie (Il Nuovo Pirona).
È stato proprio lo scrittore Franco Fornasaro, nel suo romanzo “L’Adriatico di Gino”, a raccontare dell’odore di “patate in tecia” che si spargeva per le case di Pirano, sin dalla quinta pagina.
Per la fotografia si ringrazia la signora Daniela Conighi.

Cartolina da Internet 
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Bibliografia
- Franco Fornasaro, L’Adriatico di Gino. Romanzo / Gino, evo Jadrana! Roman, Tiskara Šuljić, ERAPLE-FVG, 2013.
- Francesco Gottardi, Come mangiavamo a Fiume nell’Imperial Regia Cucina Asburgica e nelle zone limitrofe della Venezia Giulia, 2.a edizione, Treviso, AG Edizioni, 2005, pag. 152.

- Giulio Andrea Pirona, Ercole Carletti, Giovanni Battista Corgnali, Il Nuovo Pirona. Vocabolario friulano, Udine, Società Filologica Friulana, 2001.

Cartolina a cura del Comitato Nazionale Rifugiati italiani Venezia Giulia italica, 1947 (Collezione privata)

lunedì 16 ottobre 2017

Dal Diario Rubinich di Moschiena, esodo in Argentina e ritorno in Italia

Si sono rintracciati altri documenti originali, oltre alle schede anagrafiche, nell’Archivio del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), in fase di riordino. 
Moschiena, anni 1925-1930. Cartolina da Internet

I materiali sono del 2006 e ci permettono di costruire un’altra vicenda istriana con semplici parole. Non è un caso eccezionale quello che si sta per descrivere, ma a suo modo è emblematico. È la vita di un qualsiasi socio dell’ANVGD di Udine. Dimostra intraprendenza, voglia di lavorare senza restare con le mani in mano, anche dinanzi alle avversità della vita, come l’esodo giuliano dalmata. «Ritornando indietro con gli anni – scrive Gloriano Rubinich nel suo Diario – la Jugoslavia di Tito mi privò di tutti i miei beni terreni e casa».
È possibile illustrare la biografia di Gloriano Rubinich, nato a Moschiena (Fiume) il 13 agosto 1921, per mezzo delle poche parole di un suo limitato Memoriale, manoscritto in una casa di cura, con tutta probabilità dopo il 2001, anche se non firmato. Gloriano Rubinich muore a Udine il 3 novembre 2006. Il suo funerale si tiene nella parrocchiale a Feletto Umberto, di Tavagnacco, alle porte di Udine. Lascia la moglie Rosalia Degano, della classe 1932, e i figli Antonietta e G. Antonio.
Nel riprodurre il breve Diario, oltre a sciogliere punteggiatura e certi errori, in parentesi tonde si sono aggiunte alcune precisazioni, per una lettura più agevole.
Dall’Epistolario Cattalini, custodito presso l’Archivio dell’ANVGD di Udine, Carte Rubinich

Solo con lo scopo di perpetuare la memoria di altri italiani di Fiume, ci permettiamo di corredare l’articolo presente con altre due immagini reperite in Facebook. Si tratta di un “loving memory” messo in circolo nel web dai discendenti, con fotografia di Wanda Verban, nata a Fiume il 19 aprile 1927 e deceduta a Chicago il 17 agosto 2017, negli Stati Uniti d’America.
Poi si dà spazio alla bella fotografia di due giovani ripresi a Fiume nel 1935. Si tratta di Giovanni Mariutti e Maria Fop, mostrati in Facebook, il 9 ottobre 2017, da Enrica Soldani, nel gruppo intitolato “Un Fiume di Fiumani”. Si ringraziano i discendenti per la diffusione e la pubblicazione delle immagini.
Dall’Epistolario Cattalini, custodito presso l’Archivio dell’ANVGD di Udine, Carte Rubinich

Le parole del Diario Rubinich
«Partii militare il 15 gennaio 1942, destinazione Pola, poi a Latisana (in provincia di Udine). Mi feci male ad una mano e mi mandarono all’Ospedale di Trieste. Facevo parte del 278° Reggimento cannoni. I miei compagni partirono per la Russia. Ritornarono pochissimi. Intanto facevo a Torviscosa (in provincia di Udine) la guardia ai prigionieri neozelandesi e sudafricani.

Torviscosa, il campo PG 107 nel disegno di Silvestro Perotti, carabiniere di guardia al campo

Tra tante peripezie ritornai a Palazzolo dello Stella (in provincia di Udine) avendo trovato la fidanzata, fra tante disgrazie della sua famiglia. Rimasi cinque anni. Poi mio fratello, che viveva a Milano, mi aiutò ad emigrare in Argentina. Prima di partire mi sposai e ho avuto una bambina. Avevo ventisei anni, siccome le pratiche (dell’emigrazione) erano lunghe, per essere pronte, partii da solo nel giugno 1948. Trovai dei parenti di mia moglie che mi ospitarono. Intanto trovai lavoro e un anno e mezzo dopo potei far emigrare la moglie con la bambina.
Lavorando sodo, ho fatto fortuna, avendo un ristorante che gestii per venti anni circa. La è nato il maschio, però la sfortuna ha voluto colpire ancora mia moglie. Fu colpita da cancro al polmone. Dieci mesi di vita. Morì il 19 dicembre 1962. Poi (dopo) tante disavventure, ritornai in Italia, con i bambini, vendendo tutto in Argentina. In Italia ho messo un ristorante argentino a Lignano (Lignano Sabbiadoro, provincia di Udine) “La Rueda Gaucha”. (Esistente ancor oggi!)
In seguito ho colto l’occasione di gareggiare all’appalto del bar Gervasutta (è un Ospedale nella zona sud di Udine). Trovai una seconda moglie che mi ha molto amato. Avevo cinquantacinque anni, eravamo nel 1976, l’anno del terremoto. Ritornando indietro con gli anni la Jugoslavia di Tito mi privò di tutti i miei beni terreni e casa.
Torviscosa, il Campo prigionieri PG 107 diventa Villaggio Roma per operai nella tarda metà del '900

Ritornando a noi, ho cercato di dare il bar Gervasutta ai figli nel 1990, ma non hanno retto. Poi siamo ritornati noi nel 1992 fino al 1996. Poi abbiamo venduto sperando di stare bene e di poter vivere serenamente. È subentrata la mia malattia, che gradatamente è peggiorata, fino (al trasferimento) all’ospedale e poi ricovero alla Quiete (Casa di cura). Sono passati cinque anni, andando sempre peggio…».
Come già scritto, Gloriano Rubinich muore a Udine il 3 novembre 2006, dopo aver vissuto le peripezie dell’esodo dalla sua Moschiena fino in Argentina e col ritorno in Friuli.

La storia del PG 107 dove Gloriano era di guardia
Nel 1942 nel territorio del Comune di Torviscosa fu insediato il campo per prigionieri di guerra n. 107, dove furono internati circa mille militari di nazionalità neozelandese e sudafricana catturati dall’esercito italiano durante la prima battaglia di El Alamein. Sorto su richiesta della SAICI – SNIA Viscosa per sostituire con i prigionieri i propri operai partiti per la guerra, fu il primo campo di lavoro per prigionieri di guerra in Italia. Funzionò come campo di prigionia fino al settembre del 1943 e in seguito fu trasformato in villaggio operaio. Oggi è chiamato: Villaggio Roma.

Cimeli da Fiume, scarpine per bambola. Fotografia di Franca Manzin

Una storia di Fiume che viene da Napoli
«Quando ero piccola – ha raccontato in Facebook Franca Manzin, di Fiume – ammiravo sempre queste scarpette nella vetrina a casa della signora Guerina (classe 1923) che mi diceva sempre: “no toccar sa, xe de mia mama, ghe le ga fate un ciabatin de Fiume co la iera giovane”. Quelle scarpine, in pelle e cuoio di dieci centimetri sono rimaste sempre nel mio cuore. Un giorno la signora Rina, dopo tantissimi anni e ormai prossima alla fine, mi disse: “Vien qua, te devo dar una roba... so quanto ti eri afezionada de picia a queste scarpine, bon, mi no go nissun e dopo che moro finirà tutto in scovaze, son sicura che ti te le tegnerà ben, son sicura”.
È indescrivibile la gioia che ho provato nel ricevere questa tanto ambita "eredità" e per la fiducia che ha riposto in me. Io ho queste scarpine da un po' di anni e ho detto alle mie figlie che un giorno saranno loro, una a testa. Ho detto di conservarle con cura perché sono ricche di storia, di drammi e d’amore... hanno coinvolto la vita di tante persone... Chissà chi era quel grande ciabattino?»

Una fiumana morta a Chicago

Fonti inedite
- Scheda anagrafica di Gloriano Rubinich, nato a Moschiena (Fiume) il 13 agosto 1921, Archivio dell’ANVGD di Udine. Si ringrazia la segreteria per la collaborazione.
- Fanno parte dell’Epistolario Cattalini, custodito presso l’Archivio dell’ANVGD di Udine, i seguenti documenti manoscritti o stampati e fotografie:
        - Gloriano Rubinich, Diario, dopo del 2001, ms e fotografia.

Fonti digitali sull’esodo da Fiume
- Arianna Gerbaz, Certificato di morte di Francesco Mazzer, suo nonno, Fiume 26 luglio 1945. Arianna Gerbaz, è nata a Latina e vive Torino.
- Franca Manzin, di Fiume, vive a Napoli. Post di Facebook del 15 settembre 2017, nel gruppo “Un Fiume di Fiumani”.
- Enrica Soldani, fotografia commentata mostrata in Facebook, il 9 ottobre 2017, nel gruppo intitolato “Un Fiume di Fiumani”.
- E. Varutti, “Scampar da Fiume co la cavra Vava, 1943”, con riproduzioni di lettere dell’esodo da Fiume in Argentina e Canada, nel web dal 2 marzo 2016.
Fiume, 1935. Giovanni Mariutti e Maria Fop, mostrati in Facebook, il 9 ottobre 2017, da Enrica Soldani

Altre fonti nel web sul Campo di prigionia di Torviscosa
- Lorena Zuccolo, Mareno Settimo (a cura di), PG 107 - Villaggio Roma, dal campo di concentramento per prigionieri di guerra al villaggio operaio della SAICI - SNIA Viscosa, Torviscosa (UD), 2014.
- Antonio Manfroi, Il soldato Harold. Un neozelandese a Erto, L’omino rosso, Graphistudio Arba (Pordenone), 2014.
- Susan Jacobs, Combattendo con il nemico. I prigionieri di guerra neozelandesi e la resistenza italiana, Venezia, Mazzanti, 2006.
Certificato di morte, Fiume 26 luglio 1945. Collezione Arianna Gerbaz, nata a Latina, che vive Torino; Francesco Mazzer è suo nonno. Si noti, in fondo, la scritta (indelicata, su un certificato di morte) "Morte al fascismo e libertà ai popoli...
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Ricerca storica e servizio di networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti, Girolamo Jacobson e di Elio Varutti. Fotografie dall’Epistolario Cattalini, ove non altrimenti indicato.